IMechE Italy Group in collaborazione con il Comitato Nucleare e Ragione offrirà oggi una lezione tecnica sulle future tecnologie nucleari e sulle applicazioni attuali. In effetti, la tecnologia nucleare non riguarda solo i reattori a fissione, ma copre diverse applicazioni come i controlli non distruttivi o i dispositivi per scansionare e rilevare rifiuti radiologici e oggetti contaminati.
Laura Gerla, laureata al Politecnico di Milano e amica del Comitato illustrerà queste importanti attività. Il nostro socio Alessandro Maffini, del Politecnico di Milano, invece si concentrerà sugli aspetti teorici e tecnici necessari per raggiungere l’ambizioso obiettivo di utilizzare come fonte energetica la fusione nucleare.
Relatori: Laura Gerla, Southern Scientific Ltd e Alessandro Maffini, Politecnico di Milano e Comitato Nucleare e Ragione.
☘️ L’impatto ecologico e climatico di queste attività è ormai evidente, e siamo chiamati ad un cambio di paradigma per perseguire un modello “low carbon”.
⚡ Tra le fonti a basse emissioni di gas climoalteranti figura l’energia nucleare. Quale può essere il contributo dell’atomo nel futuro prossimo? Quali sono le più recenti innovazioni nel settore dell’energia nucleare?
ℹ Appuntamento il 15 dicembre alle 17.30 in Aula R1 ed R1B al Politecnico di Torino, o in streaming sui social di Run Polito.
Riproponiamo questo articolo originariamente pubblicato su Today.it, e dedicato alla differenza tra rischio e pericolo, nell’ambito della gestione dei rifiuti nucleari
Un deposito di scorie nucleare in Svizzera
Se incontrassimo una tigre, la nostra vita sarebbe a rischio? Dipende. La tigre è pericolosa per l’uomo. Molto. Supponiamo di trovarci di fronte a una tigre affamata nella giungla: avremmo pochissime probabilità di sopravvivere. Ma una tigre in gabbia è altrettanto pericolosa? Sì, rimane pericolosa, ma il rischio che ci faccia del male è praticamente zero. Potremmo avvicinarci fino a pochi centimetri e per quanto la tigre sia pericolosa non rappresenterebbe per noi un rischio concreto. Ecco spiegata la differenza – dal punto di vista della gestione della sicurezza – fra i concetti di pericolo (la potenzialità di causare un danno) e rischio (la probabilità che il danno venga effettivamente causato).
Tigri e mucche uccidono di più
Le scorie radioattive sono pericolose? Molto. Se toccassimo del cesio-137, uno degli isotopi radioattivi risultante dalla fissione dell’uranio, è probabile che nel giro di qualche giorno moriremmo da malattia acuta da radiazione, come i pompieri di Černobyl’. Ma le scorie radioattive sono anche rischiose? Dipende. Le scorie trattate, vetrificate, stoccate in contenitori appositi (i “cask”) che sono a prova di bomba e disastro aereo, non rappresentano un rischio per l’essere umano. Nella foto (il deposito delle scorie nucleari svizzere) si vede infatti un uomo in mezzo a tonnellate di pericolosissimi materiali radioattivi e non è esposto praticamente a nessun rischio. Come una persona che sia circondata da centinaia di tigri affamate, ma chiuse in gabbia. La tigre oggi non rappresenta più un rischio reale per l’uomo. Purtroppo nel mondo ci sono più tigri in cattività che libere in natura e ogni anno meno di 50 persone vengono uccise globalmente dalle tigri selvatiche, mentre quelle in gabbia ne uccidono una ogni molti anni, perché magari la porta era stata chiusa male o qualcuno ci è finito dentro per errore (perché ricordiamo che per quanto sia basso il rischio zero non esiste). Al contrario le poco pericolose mucche, che tutti facciamo accarezzare ai bambini quando andiamo in un agriturismo, causano 20 morti all’anno nei soli Stati Uniti. Allo stesso modo mentre le scorie radioattive non causano nessuna vittima, proprio perché il rischio viene abbattuto con rigorosissime misure di sicurezza, le polveri sottili e gli ossidi di azoto causati dai combustibili fossili provocano 80.000 morti premature all’anno solo in Italia e tutti noi che viviamo in Pianura Padana perdiamo in media oltre un anno di vita a causa dello smog.
Respiriamo smog e nessuno se ne preoccupa
Cosa rappresenta quindi un maggior rischio per la nostra salute: il poco pericoloso smog o le molto pericolose scorie radioattive? La Sogin ha individuato 67 aree potenziali dove far sorgere il deposito unico italiano per i rifiuti radioattivi (che non sono solo quelli risultanti dalle centrali elettronucleari ormai chiuse da 30 anni ma anche quelli derivanti da attività industriali, mediche e diagnostiche ecc.). Sebbene il deposito rappresenti una opportunità per l’economia locale e per l’occupazione dell’area che verrà scelta, gli amministratori e gran parte dei cittadini delle 67 zone si sono tutti opposti. Eppure quegli amministratori e quei cittadini che hanno irrazionalmente paura del sicurissimo deposito delle scorie fanno spallucce e accettano supinamente di morire prematuramente per lo smog. D’altra parte se dicessero alle persone di fare una passeggiata in mezzo ai cask delle scorie nucleari non so quanti sarebbero tranquilli nel farlo, mentre invece d’inverno a tutti piace stare di fronte a un caminetto, nonostante si respiri benzo(a)pirene e anidride solforosa: un comportamento molto più rischioso. La paura anche irrazionale delle scorie è così grande e radicata che per far stare tutti tranquilli per generazioni e generazioni la scienza ha trovato il modo per risolvere definitivamente il problema: quello dei depositi geologici profondi (nella quarta foto il deposito geologico di Onkalo, in costruzione in Finlandia). I geologi possono individuare delle aree che garantiscono con buona certezza centinaia di migliaia di anni di stabilità geologica così da ‘tombare’ in modo sicuro le scorie fino al punto che se anche dopo centinaia di migliaia di anni qualcosa cambiasse le scorie ormai decadute sarebbero innocue. Per usare le parole del Centro comune di ricerca dell’Unione europea (JRC) nel suo report sull’energia nucleare: “C’è un ampio consenso nella comunità scientifica che lo smaltimento geologico profondo è la soluzione a lungo termine più sicura per il combustibile nucleare esaurito e le scorie radioattive di alto livello. I depositi geologici profondi si basano su una combinazione multi-barriera che comprende sia barriere ingegneristiche che naturali […]. Gli impianti di smaltimento sono progettati per essere sicuri in modo passivo dopo la chiusura. I depositi geologici sono progettati in modo tale che il potenziale rilascio radioattivo che si potrebbe verificare in un futuro remoto sia ben al di sotto dei limiti massimi di dose consentita fissato dalla normativa di riferimento, limiti che, a loro volta, sono di ordini di grandezza inferiori ai livelli di radioattività di fondo naturale, così da assicurare che nessun danno sarà mai causato agli esseri umani dal deposito geologico”.
Le scorie sono l’ultimo dei problemi
Chi è contrario al nucleare mette spesso al primo punto le scorie radioattive come motivazione per il suo rifiuto. In realtà le scorie radioattive sono forse l’ultimo dei problemi del nucleare. Come abbiamo visto sono pericolose ma non rischiose ma soprattutto sono poche, pochissime. La grande bellezza del nucleare è l’enorme densità energetica del suo combustibile: da poco uranio si ricava moltissima energia. Poco uranio che rilascia pochissime scorie che per quanto siano terribilmente pericolose sono trattabili così da portare il rischio quasi a zero. Seppellire i cask di scorie nei depositi geologici sarebbe come portare le tigri in gabbia all’interno di una giungla impenetrabile, per rimanere all’esempio iniziale. Viceversa altre attività umane, dal bruciare i combustibili fossili al produrre enormi quantità di pale e turbine eoliche, pannelli fotovoltaici e batterie, rilasciano tantissimi rifiuti e scarti che sebbene siano meno pericolosi e non radioattivi sono in quantità tali da mettere molto più a rischio la nostra salute e quella dell’ambiente naturale. E di diversi ordini di grandezza. L’ammontare delle scorie radioattive di alto livello – comprese di involucro – prodotte dalla Francia, che di centrali nucleari ne ha una ventina con 58 reattori, in oltre 50 anni di attività potrebbe essere contenuta in un cubo di 16 metri di lato. Quanto una piccola palazzina di 4 piani. Da 40 anni la Francia è fra i grandi paesi industrializzati quello con le emissioni di CO2 procapite più basse grazie al nucleare, che ha avuto come scarto solo quel cubotto lì. Se la differenza fra rischio e pericolo venisse insegnata a scuola sin dalle elementari forse oggi potremmo affrontare con più serenità la sfida per contenere i cambiamenti climatici di origine antropica, evitando di rifiutare per ignoranza e irrazionalità una soluzione efficace ed efficiente, pulita e sicura, come quella dell’energia nucleare.
E ripartiamo alla grande con il primo di una serie di appuntamenti molto interessanti: questo venerdì 3 dicembre alle 18:00 avremo come ospite il Prof. Ing. Francesco Deleo, Manager della Divisione di Meccanica in Terrapower.
Parleremo di analisi delle fonti energetiche sostenibili e loro confronto con l’energia nucleare, i pro e i contro e le peculiarità del nucleare come scorie, costi, proliferazione e sicurezza. Ma parleremo anche di Terrapower: la storia, i nuovi reattori proposti e il possibile utilizzo delle attuali scorie come nuove risorse.
A moderare l’evento ci sarà il nostro socio Iyed Boussaa, studente magistrale di Fisica.
Vi aspettiamo, come sempre drink in mano, venerdì 3 dicembre, alle ore 18:00!
“Energia nucleare: unica speranza per l’ambiente?” è stato il tema di una serata pubblica tenuta nel Comune di Ville d’Anaunia (TN) il 30 novembre, grazie all’iniziativa del Sindaco del Comune e di Lorenzo Helfer, membro di “Nucleare e Ragione”.
Il giornale “L’Adige”, nel suo numero del 29 novembre, dava notizia dell’incontro-dibattito aprendo con un riferimento alle note sintetiche EU, dal sito del Parlamento Europeo, citando «l’energia nucleare è un’alternativa a basse emissioni di carbonio rispetto ai combustibili fossili e rappresenta una componente essenziale dell’articolazione energetica di 13 dei 27 Stati membri dell’UE e rappresenta quasi il 26 % dell’energia elettrica prodotta nell’UE».
Lo stesso articolo proseguiva poi riconoscendo che “In un mondo come il nostro, dove la riduzione delle emissioni di CO₂ è una priorità per la tutela dell’ambiente, il dibattito sulla reintroduzione dell’energia nucleare nel panorama energetico italiano è di fondamentale importanza. Lo stesso dibattito si sta svolgendo in Unione Europea dove il nucleare è candidato per entrare nella lista degli investimenti sostenibili”.
La serata ha avuto come relatore principale Renzo Colombo, ingegnere nucleare e recente membro di Nucleare e Ragione, che, anche alla luce del COP26, ha presentato i più recenti sviluppi del dibattito internazionale sulla conservazione dell’ ”ecosistema umano”, sugli scenari “Zero CO₂ Emissions” e sul possibile ruolo dell’energia nucleare per il raggiungimento di questi obiettivi.
Sono stati poi forniti al pubblico alcuni elementi di base relativi alla radioattività ed al fondo naturale, al funzionamento delle centrali nucleari e all’evoluzione della tecnologia, alla gestione delle scorie nucleari ed infine al “pericolo radioattivo”, rischio e percezione del rischio.
Come anche riportato dall’articolo de L’Adige, l’obiettivo del dibattito, volutamente non ideologico, è stato incentrato sulle motivazioni che stanno ridando spazio in Italia ad un argomento considerato “tabù” fino a pochi mesi fa a seguito di un ostracismo mediatico “a prescindere”.
Anche per quest’ultimo motivo, è stata una piacevole sorpresa notare che il pubblico che aveva riempito la sala dell’incontro ha partecipato attivamente al dibattito successivo alla relazione con domande pertinenti ed informate.
Alla luce della buona riuscita di questo incontro / dibattito, sarebbe auspicabile che anche altre Amministrazioni Comunali avessero il coraggio e la lungimiranza di organizzare serate sul tema del rispetto dell’ “ecosistema umano” e del ruolo che il nucleare deve avere nel mix energetico dei prossimi anni sulla scia di quanto fatto dal Comune di Ville d’Anaunia e da Lorenzo Helfer.
Oggi mercoledì 24 novembre si sono conclusi i lavori del Seminario Nazionale, la grande (e prima!) consultazione pubblica in Italia relativa ad un’infrastruttura di rilevanza nazionale. In altre parole il momento di confronto pubblico nell’ambito della procedura per la localizzazione del Deposito Nazionale e Parco Tecnologico.
Il Seminario Nazionale sarà definitivamente concluso quando il 15 dicembre verranno pubblicati sul sito gli Atti, che il dott. Chiaravalli ha definito non un mero elenco di contributi ma un documento vivo, facilmente navigabile e disponibile a tutti i cittadini.
Oggi quindi si è tenuta la sessione plenaria di chiusura, di cui vi riportiamo brevemente alcuni passaggi secondo noi chiave. Per tutte le informazioni dettagliate vi rimandiamo al sito ufficiale, completo e prontamente aggiornato, sul quale se vorrete potrete anche rivedere le scorse sessioni.
Le sessioni territoriali e le aree potenzialmente idonee interessate
In primo luogo ricordiamo quali tappe ci hanno portato qui oggi:
Il Seminario Nazionale è stato molto partecipato, qualche numero:
In particolare il Dott. Chiaravalli ha riportato la grande qualità degli interventi tutti e dai quali è emerso un vero e proprio insieme di parole e temi chiave, alcuni anche con grande livello di dettaglio su alcuni elementi specifici. Proprio tutti questi temi hanno dato luogo ad un insieme di elementi interessanti ed importanti: le valenze culturali, territoriali, socio-economiche, storiche, tradizionali dei territori interessati. Quindi SOGIN ora si appresta a compilare la Carta Nazionale delle Aree Idonee (CNAI) anche arricchiti da questo bagaglio culturale estremeamente importante.
Riportiamo qui una sintesi della tipologia e provenienza territoriale dei partecipanti:
4% nazionale
20% Piemonte
10% Tooscana
11% Lazio
3% Puglia
7% Basilicata
6% Siclia
38% Sardegna
1% Regioni non CNAPI
Quali sono i prossimi passi procedurali allora?
In conclusione ci teniamo a riportare alcuni passaggi chiave del Presidente ing. Perri che condividiamo. Al momento ci sono 22 depositi temporanei di rifiuti radioattivi sul nostro territorio italiano: attenzione, non provvisori – temporanei. I rifiuti sono qui gestiti in totale sicurezza ma da decenni aspettano la loro destinazione definitiva. Questi migliaia di metri cubi di rifuti arrivano sì dalle centrali nucleari che stiamo smantellando, ma anche da medicina, industria e ricerca, come già abbiamo riportato qualche mese fa. Inoltre – finalmente – ci mettiamo al passo con gli altri Paesi europei e mondiali, che hanno già costruito o stanno per costruire il loro deposito definitivo. Infine evitiamo in questo modo le sanzioni dell’Unione Europea – che è già pronta a comminarci!
Il processo di localizzazione parte sin dal 2010 e negli anni si arricchisce di informazioni e dati, e siamo molto contenti che finalmente sia ben avviato. Qui ve lo sintetizziamo in brevissimo:
Oggi sabato 20 novembre alle 17.30 saremo ospiti del ciclo di webinar organizzato dall’associazione Polygonal !
Questo è il secondo appuntamento del ciclo di incontri sul futuro del pianeta, alla luce degli argomenti dibattuti durante il COP26 di Glasgow e del G20 a Roma denominato “Ma che mondo?!“:
Che pianeta ci aspetta (13.11)
Cosa ci aspettiamo dal pianeta (20.11)
Cosa il pianeta si aspetta da noi (27.11)
Cosa facciamo per il pianeta (30.11)
Per Nucleare e Ragione interverrà la nostra socia Martina Gallarati, ingegnere nucleare e coordinatrice della nostra sezione romana. Ci saranno anche Luca Romano e Fulvio Buzzi de L’avvocato dell’atomo.
Ci vediamo questo pomeriggio a questo link, vi aspettiamo!
È con grande piacere che vi annunciamo la collaborazione che ci ha tenuto impegnati negli scorsi mesi con il Gruppo Scienza di Fridays For FutureItalia!
Come è nato tutto? Qualche mese fa, dopo ripetuti attacchi ricevuti da Fridays For Future Italia sotto i loro contenuti social, le nostre due organizzazioni hanno voluto riportare il dibattito su un livello meno polarizzato e ci siamo messi a disposizione per qualunque chiarimento potesse essere loro utile.
Così è nata questa serie di appuntamenti tenuti dai nostri soci sulle tematiche e gli argomenti che lo stesso Gruppo Scienza di FFF ci ha richiesto.
Come vedrete sono svolti in forma di presentazione + dialogo
Noi siamo particolarmente contenti ed orgogliosi di essere riusciti a favorire il dialogo e portare a termine questi appuntamenti perché (come sapete se già ci seguite!) il nostro scopo è informare correttamente i nostri concittadini in modo che si possa prendere una posizione scevra da pregiudizi, false credenze, miti o leggende.
Come li pubblicheremo? Ogni venerdì alle 18 sul nostro canale youtube pubblicheremo un nuovo appuntamento, secondo l’ordine che vedete qui sotto
Qui trovate la playlist dove caricheremo di volta in volta le registrazioni degli incontri:
Voce ai giovani ha organizzato una settimana di informazione focalizzata sull’energia nucleare: una diretta al giorno a partire da oggi lunedì 15 Novembre! Interverrà anche il nostro socio Giuseppe Nallo domani martedì 16 con una lunga scaletta di argomenti, che riportiamo brevemente qui:
1. Che cos’è l’Energia Nucleare? Produzione, combustibili, fissione e fusione 2. Storiografia e Disastri Nucleari – Storia: primo reattore nucleare naturale e artificiale – Chernobyl e Fukushima: Dal Mito alla Realtà – La storia del Nucleare in Italia: Resoconto storico e normativo 3. Sviluppo Odierno nel settore post Chernobyl e Fukushima 4. Sistemi di produzione di energia: metodi, tipologia, inquinamento rispetto alle altre fonti 5. Le Scorie: tipologie e smaltimento 6. Perché è meglio affidarsi al Nucleare piuttosto che alle Rinnovabili? – Rapporto costi/benefici e copertura carico di base – Novità dell’Idrogeno, opinioni, delucidazioni
Inoltre vi alleghiamo qui il programma completo della settimana:
In occasione della manifestazione promossa dalla Nuclear Pride Coalition per evitare la chiusura degli ultimi reattori nucleari tedeschi – a cui a partecipato anche una rappresentanza del Comitato Nucleare e Ragione – pubblichiamo questa analisi sul mix elettrico della Germania
“Per abbattere le emissioni non serve il nucleare, la Germania l’anno scorso ha prodotto quasi il 50% della sua elettricità con le rinnovabili”.
Se vi è capitato di leggere o sentire affermazioni del genere siete in buona compagnia. È vero? Basta seguire l’esempio della Germania e “andrà tutto bene”?
Iniziamo con il dire che l’affermazione sopra ha il difetto di fondo di confondere i mezzi con gli obiettivi, perché eolico e solare ci vogliono, ma il punto non è quante rinnovabili usi, né quanti soldi ci investi, ma quanto abbatti le emissioni. Non si ricordano squadre di calcio o team di Formula 1 che, a fine stagione, abbiano festeggiato per aver speso più di tutti gli altri, essendosi magari piazzati a metà classifica. L’investimento è il mezzo, l’obiettivo è la posizione finale, se ti piazzi in alto spendendo meno degli altri hai un motivo in più per dire di aver fatto un buon lavoro, se fai il contrario c’è poco da festeggiare.
È vero che la Germania nel 2020 ha prodotto il 44% della sua elettricità con le rinnovabili [1], ma se ci interessa valutare quel mix energetico in termini di emissioni, quello che vogliamo sapere sono i grammi di CO2 equivalenti emessi per ogni kWh (kilowattora) di elettricità prodotta, quello è il numero che conta.
Sappiamo che in media un kWh prodotto con l’eolico immette in atmosfera [2] circa 11 grammi di CO2 equivalenti, praticamente gli stessi del nucleare: 12 grammi. Con l’idroelettrico siamo a 24 grammi, con il solare fotovoltaico a 45 grammi. Se quello stesso kWh lo produciamo con la biomassa emettiamo 230 grammi, e questo basta a farci capire che le rinnovabili non sono tutte uguali. Con i combustibili fossili i numeri si impennano: 490 grammi per ogni kWh prodotto con il gas (se lo chiamo “gas naturale” restano 490 grammi) e 820 grammi per ogni kWh prodotto con carbone.
Il diagramma a torta del mix energetico della Germania del 2020 [3] ci dice intanto che in quel 44% di rinnovabili sono incluse anche le biomasse, e che per ogni kWh prodotto con le rinnovabili (incluse le biomasse) la Germania ne ha prodotto circa un altro con i combustibili fossili. Questo avviene perché fonti intermittenti come solare ed eolico hanno bisogno di essere affiancate da altre fonti capaci di fornire un carico di base e tappare i “buchi” quando non c’è abbastanza sole o non c’è abbastanza vento. La Germania per fare questo si affida ai combustibili fossili, e per ogni kWh prodotto con eolico e solare finisce per produrne più o meno un altro con carbone e gas, con il risultato che la media delle sue emissioni sta a metà tra quelle basse dei primi (11 e 45 grammi) e quelle altissime dei secondi (490 e 820 grammi).
È come fare un viaggio in macchina su un percorso metà in forte discesa e metà in forte salita. Per quanto tu possa risparmiare nel tratto in discesa, consumerai così tanto nel tratto in salita che finirai per svuotare il serbatoio più di quanto avresti fatto se l’intero percorso fosse stato in piano, e ci sarà poco da rallegrarsi per aver scelto una strada con il 50% di discesa. La discesa è il mezzo, non l’obiettivo.
Il mix tedesco porta ad emissioni medie di oltre 300 grammi di CO2 equivalenti per ogni kWh prodotto o consumato [4], che è tutt’altro che un buon risultato, come chiunque può verificare consultando la mappa delle emissioni aggiornata in tempo reale [5], in cui le nazioni verdi sono quelle ad emissioni basse e la Germania raramente ha una tonalità diversa dal marrone.
Tanto per non fare nomi, la Francia non si avvicina nemmeno alla quota di rinnovabili della Germania, ma ha emissioni che oscillano tra 30 e 60 grammi di CO2 equivalenti per kWh, quindi dalle 5 alle 10 volte inferiori a quelle tedesche, e questo perché si affida ad una tecnologia a basse emissioni che quell’elettricità low carbon gliela dà tutti i giorni, 24 ore al giorno.
Non si tratta di essere a favore o contro il nucleare, si tratta di essere pro-aritmetica. Parlare di emissioni di gas serra senza scendere nei numeri è come andare a giocare una partita di tennis lasciando la racchetta a casa, magari arriverai in campo e ti farai le foto di rito accanto alla rete, ma sei lì per fare un altro sport.
[1][3] https://www.cleanenergywire.org/…/germanys-energy… [2] https://www.ipcc.ch/…/02/ipcc_wg3_ar5_annex-iii.pdf… (Pagina 1335 – Valori medi di emissioni per intero ciclo di vita) [4] Mettendo insieme i valori di [2] e il diagramma a torta riportato in [1] [5] https://www.electricitymap.org/mapImmagine: mix energetico ed emissioni di Francia e Germania ieri pomeriggio. Germania a quota 45% rinnovabili, Francia a quota 20%, ma le emissioni della Germania sono quasi sei volte quelle della Francia. 342 grammi di CO2 equivalenti contro 64, per ogni kWh consumato (fonte [5]).