Perché la serie “Chernobyl” di HBO sul nucleare sbaglia

[Tradotto dall’originale inglese [1] di Michael Shellenberger [2] a cura di Enrico Brandmayr per il Comitato Nucleare e Ragione]

 

Fin dall’inizio la mini-serie prodotta da HBO sul disastro nucleare del 1986, “Chernobyl”, ha riscosso il plauso dei media per l’accuratezza dei fatti narrati, seppur con qualche licenza artistica.

“La prima cosa da capire riguardo alla serie “Chernobyl”, ha scritto un giornalista su The New York Times, “è che si tratta in gran parte di finzione. Il secondo dato, e più importante, è che questo non importa granché”.

Il giornalista continua evidenziando lo stesso particolare inaccurato di cui già scrissi il mese scorso: “per qualche ragione le vittime da radiazioni sono spesso intrise di sangue”.

Ma HBO coglie correttamente “una verità di base,” scrive ancora, ovvero che Chernobyl fu “più conseguenza di bugie, insabbiamenti e un sistema politico marcescente… piuttosto che un’indicazione sull’inerente bontà o malvagità dell’energia nucleare”.

Su questo punto il creatore della serie “Chernobyl” Craig Mazin ha messo l’accento. “La lezione di Chernobyl non è la pericolosità dell’energia nucleare moderna,” ha scritto in un tweet, “ma che la menzogna, l’arroganza e la soppressione del dissenso sono pericolose”.

Gli addetti ai lavori del nucleare concordano. “I telespettatori potrebbero chiedersi quale sia la rilevanza della narrazione hollywoodiana al di fuori dell’Unione Sovietica” scrive il Nuclear Energy Institute. “In poche parole: non molto”.

Personalmente non ne sono convinto. Dopo aver visto tutti i cinque episodi “Chernobyl” e la reazione del pubblico, penso sia ovvio che la mini-serie abbia terrorizzato milioni di persone in merito alla tecnologia nucleare.

“Due settimane dopo aver finito di guardare la serie, non potevo smettere di pensarci” ha scritto una giornalista di Vanity Fair. “L’immagine che più mi ha colpito è stata la vista dei corpi dei primi soccorritori avvelenati dalle radiazioni, così devastati dall’esposizione che imputridiscono lentamente e, orribilmente, rimanendo disperatamente attaccati alla vita”.

“Ho guardato la serie con mio marito, e dopo per giorni abbiamo ricercato su Google dettagli sul disastro, inviandoci a vicenda particolari morbosi” continua la giornalista di Vanity Fair, “mentre mio padre… ha fatto ricerche su tutte le centrali nucleari in esercizio negli Stati Uniti”.

“Ho guardato il primo episodio di Chernobyl”, scrive in un tweet Sarah Todd, giornalista sportiva del Philadelphia Inquirer. “Quindi ho passato ore a leggere di energia nucleare. Ora sono in preda al panico e ho bisogno che qualcuno mi rassicuri in merito al fatto che si possa vivere tranquillamente sulla costa est degli Stati Uniti, sapendo che questa è la situazione”.

In molti hanno pensato che la mini-serie trattasse, infatti, di energia nucleare in sé.

“Il personaggio più caratterizzato della serie è probabilmente la stessa energia nucleare” scrive un critico per The New Republic. “Se ne parla continuamente, la sua natura è continuamente descritta e dibattuta… diviene un demone”.

Fig. 1    No. Le radiazioni non hanno ucciso il tuo bambino (source HBO).

Questo tipo di reazione non viene solo dai media. “Dopo aver visto Chernobyl ho cercato immediatamente su Google la centrale nucleare più vicina” scrive un telespettatore su Twitter. “Spaventoso”, aggiunge un altro, “ho visto un sacco di sangue e orrore in TV, ma questo li supera tutti. Perché? Perché potrebbe accadere ancora”.

“Attenzione a cosa sta accadendo in Bielorussia” mi ha scritto un artista. “Abbiamo paura della nostra nuova centrale nucleare perché è costruita dai russi. Hanno buttato giù il primo reattore da quattro metri di altezza”, ha detto. “Il secondo è stato danneggiato durante il trasporto, ma lo hanno installato ugualmente. Quindi mentre guardate la serie “Chernobyl”, per favore tenete a mente che potrebbe accadere ancora, e presto”.

Su cosa “Chernobyl” sbaglia

Nelle sue interviste riguardo al lancio di “Chernobyl”, il suo creatore, Mazin, ha più volte rassicurato sull’aderenza ai fatti realmente accaduti. “Mi sono piegato alla versione meno drammatica dei fatti”, ha detto Mazin, “non è bene oltrepassare la linea del sensazionalismo”.

In realtà, “Chernobyl” la linea del sensazionalismo la attraversa fin dal primo episodio, senza mai voltarsi indietro.

In un episodio, tre volontari sacrificano la loro vita per drenare dell’acqua radioattiva, evento mai accaduto.

“I tre personaggi erano in realtà gli operatori della centrale responsabili di quel settore dell’impianto, in turno al momento del disastro”, nota Adam Higginbotham, autore di Midnight in Chernobyl, una storia del disastro ben documentata. “Semplicemente ricevettero telefonicamente dal loro superiore l’ordine di aprire le valvole”.

Né le radiazioni contribuirono in alcun modo alla caduta di un elicottero, come “Chernobyl” sembra voler suggerire. Ci fu, sì, un elicottero caduto, ma i fatti avvennero sei mesi dopo il disastro e la causa fu l’impatto con una gru.

Il sensazionalismo più eclatante in “Chernobyl” sta nel descrivere le radiazioni come contagiose, alla pari di un virus. L’eroina-scienziata interpretata da Emily Watson letteralmente trascina via la moglie incinta di un pompiere che sta morendo di Sindrome Acuta da Radiazioni (SAR).

“Fuori! Fuori di qui!” grida Emily Watson, come se ogni secondo in più passato dalla donna al capezzale del marito contribuisse ad avvelenare il bambino che porta in grembo.

Ma le radiazioni non sono contagiose. Una volta rimossi i vestiti e accuratamente lavati, come avvenne in realtà per i pompieri, e anche nella serie “Chernobyl” la radioattività è contenuta nell’organismo.

Si può ipotizzare che sangue, urine, o sudore di una vittima di SAR possano recare una certa dose dannosa (non un’infezione) ma non vi è alcuna evidenza scientifica che ciò possa essere avvenuto durante il trattamento delle vittime di Chernobyl.

Perché dunque gli ospedali isolano i malati con teli di plastica? Perché il loro sistema immunitario è depresso e rischiano di essere esposti ad agenti patogeni per loro letali. In altre parole, la minaccia di contaminazione è l’opposto di quella dipinta nella serie “Chernobyl”.

Il bimbo muore. Emily Watson dice che “Le radiazioni avrebbero ucciso la madre, ma il feto le ha assorbite.” Mazin e la HBO apparentemente credono che tale scena sia realistica.

HBO cerca poi di ripulire il sensazionalismo con alcune note nei titoli di coda. Nessuna nota però specifica come ipotizzare che un feto muoia per aver assorbito radiazioni dal padre sia sublime fantascienza.

Non vi è alcuna prova attendibile che Chernobyl abbia mai ucciso un feto, né che abbia in alcun modo apprezzabile aumentato l’occorrenza di difetti alla nascita.

“Ad oggi abbiamo potuto osservare tutti i bambini nati al tempo di Chernobyl,” affermava nel 1987 Robert Gale, medico a UCLA, e “nessuno di loro, almeno alla nascita, mostrava deformazioni.”

Senza dubbio, l’unico impatto sulla salute pubblica mai documentato  furono 20,000 casi certi di cancro alla tiroide in minori di 18 anni al tempo del disastro.

Le Nazioni Unite nel 2017 conclusero che solo il 25%, 5,000 casi, poteva essere attribuito al disastro (paragrafi A-C). Negli studi precedenti, l’ONU aveva stimato fino a 16,000 i casi potenzialmente attribuibili alle radiazioni di Chernobyl.
Essendo il tasso di mortalità del cancro alla tiroide pari all’1%, le morti attese per cancro alla tiroide dovuto alle radiazioni di Chernobyl sono tra 50 e 160 su un arco di vita di 80 anni.

Alla fine la HBO sostiene l’occorrenza di “un drammatico picco di casi di cancro tra Ucraina e Bielorussia” ma anche questo non è vero.

I residenti di questi due Paesi “furono esposti a dosi di radiazione di poco superiori al fondo ambientale” secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Se mai ci fossero stati casi di cancro aggiuntivi questi rappresenterebbero “circa lo 0.6% delle morti per cancro normalmente attese in queste popolazioni per altre cause”.

Le radiazioni non sono la terribile tossina di cui “Chernobyl” narra. Nell’episodio pilota, le alte dosi di radiazioni fanno sanguinare i lavoratori, e nel secondo episodio, un’infermiera che tocca appena un pompiere vede la propria mano arrossire, come ustionata. Nessuna delle due cose è avvenuta o è possibile.

“Chernobyl” mostra minacciosamente un gruppo di persone radunate su un ponte per guardare l’incendio. Nei titoli di coda la HBO chiosa che “è attestato che nessuno di loro sopravvisse. Il ponte è oggi chiamato Il ponte della Morte”.

Peccato che “il ponte della morte” sia soltanto una formidabile leggenda metropolitana senza alcuna prova a supporto.

“Chernobyl” è altrettanto ingannevole per ciò che omette di raccontare. Vorrebbe far credere che tutti i primi soccorritori colpiti da SAR siano morti. In realtà, l’80% di loro sono sopravvissuti.

È chiaro che anche spettatori istruiti e informati, come i giornalisti, abbiano preso molto della finzione di “Chernobyl” per fatti.

The New Yorker ha rilanciato l’illazione che un feto “assorbì la radiazione” e morì. The New Republic ha descritto le radiazioni come “supernaturalmente persistenti” e contagiose (stile “zombie”, per cui ogni vittima diviene a propria volta un untore”). The Economist, People, ed altri hanno rilanciato la leggenda metropolitana del “ponte della morte”.

Questa cattiva narrazione ha un costo umano. L’idea che le persone colpite da radiazioni siano contagiose fu usata per terrorizzare, stigmatizzare e isolare le vittime di Hiroshima e Nagasaki, di Chernobyl e, ancora, di Fukushima.

Le donne della zona che ricevettero basse dosi di radiazioni dal disastro di Chernobyl abortirono, nel panico, tra 100,000 e 200,000 gravidanze e le vittime da radiazioni di Chernobyl risultarono affette da depressione, ansia e sindrome post traumatica da stress quattro volte di più del resto della popolazione.

Perché “Chernobyl” fraintende così tanto il nucleare

“Chernobyl” dichiaratamente narra le menzogne, l’arroganza e la soppressione del dissenso del regime comunista sovietico. Eppure la vita nell’Unione Sovietica degli anni Ottanta è rappresentata nella serie altrettanto inaccuratamente e melodrammaticamente quanto le radiazioni.

“La narrazione è piena di personaggi che agiscono per paura di essere giustiziati,” annota un giornalista di The New Yorker. “Questo è inaccurato: esecuzioni sommarie, o sulla base degli ordini di un singolo funzionario, sono un retaggio dell’Unione Sovietica degli anni Trenta”.

Il filo conduttore della serie è lo sforzo eroico degli scienziati di scoprire le cause del disastro, ma gli scienziati sovietici “erano perfettamente al corrente dei difetti dei reattori RMBK da anni”, fa notare Higgenbotham, e “specialisti del reattore giunti da Mosca entro 36 ore dall’incidente ne individuarono chiaramente e prontamente le cause”.

Il bisogno di drammatizzare non spiega da solo i fraintendimenti di “Chernobyl” sul nucleare.

Consideriamo come uno degli eroi scienziati del film descrive le radiazioni: come “un proiettile.” Ci chiede di immaginare Chernobyl come “tre milioni di milioni di proiettili nell’aria, nell’acqua e nel cibo… che spareranno per 50 mila anni”.

Le radiazioni però non sono come proiettili. Se lo fossero, saremmo tutti morti, dal momento che in natura siamo continuamente esposti alle radiazioni. E alcune persone che sono esposte a più proiettili, come gli abitanti del Colorado, di fatto vivono più a lungo.

Il proiettile del primo episodio diviene ben presto un’arma. “Il reattore 4 di Chernobyl è ora una bomba nucleare” dice l’eroe scienziato, una che esplode “ora dopo ora” e “non si fermerà… prima di aver ucciso tutto il continente.”

Prima di aver ucciso tutto il continente? La paura insinuata nello spettatore è, ovviamente, quella della guerra nucleare. Così “Chernobyl” usa lo stesso repertorio di tanti altri film di disastri nucleari.

Nel film del 1979 intitolato La sindrome Cinese è famosa la frase di uno scienziato che afferma che una centrale nucleare “potrebbe rendere inabitabile un’area delle dimensioni della Pennsylvania”.

Hollywood ha preso a prestito la narrazione falsa della fusione del nocciolo come un’esplosione nucleare dai capi del movimento anti nucleare quali Ralph Nader, che nel 1974 asseriva che “un incidente nucleare avrebbe potuto spazzare via Cleveland e i sopravvissuti avrebbero invidiato i morti”.

In sostanza, “Chernobyl” fraintende il nucleare alla pari di come l’umanità nel suo insieme lo ha frainteso negli ultimi sessant’anni, ovvero aver mutato la nostra paura delle armi nucleari in paura delle centrali nucleari.

A ben guardare, il disastro di Chernobyl dimostra invece come il nucleare sia la più sicura tra le fonti di produzione di elettricità. Nei peggiori disastri nucleari, solo una limitata quantità di radiazioni viene dispersa nell’ambiente e gli effetti sulla popolazione sono molto limitati.

Per il resto del tempo, le centrali nucleari riducono l’inquinamento atmosferico, diminuendo il ricorso a combustibili fossili e biomasse. Per questo motivo l’energia nucleare ha salvato circa due milioni di vite fino ad oggi.

Se vi è un lato positivo in “Chernobyl” e altra spazzatura pseudoscientifica come il libro di Kate Brown, docente del MIT, Manual for Survival, sta nella comparsa di nuovi coraggiosi scienziati delle radiazioni e giornalisti onesti come Higgenbotham.

“Le centrali nucleari non emettono né anidride carbonica né altri inquinanti in atmosfera e si dimostrano statisticamente più sicure di ogni altra forma di produzione energetica”, scrive, “incluse le turbine eoliche”.

E per quanto riguarda la nostra esagerata paura delle armi nucleari, gli ultimi 74 anni sono stati i più pacifici degli ultimi 700. Con la diffusione degli ordigni nucleari, le morti causate da guerra e combattimento sono calate del 95%.

Potrà la coscienza umana evolvere in modo da comprendere come qualcosa di così pericoloso abbia in realtà reso il mondo più sicuro?

Sono sempre più speranzoso. Uno dei migliori libri che abbia letto recentemente è un’etnografia di scienziati addetti agli ordigni nucleari, Nuclear Rites, scritta da un attivista anti nucleare poi divenuto antropologo, Hugh Gusterson.

Nel finale egli ammette che “la deterrenza nucleare ha avuto un ruolo chiave nell’evitare lo spargimento di sangue genocida di una terza guerra mondiale, e se un mondo pieno di ordigni nucleari è un mondo pericoloso, similmente, e per altre ragioni, è pericoloso un mondo senza la ferrea disciplina imposta dalle armi nucleari”.

Se Hollywood mai decidesse di raccontare la vera storia del nucleare, e spiegare agli spettatori la relazione paradossale tra pericolo e sicurezza, non avrebbe bisogno di ricorrere al sensazionalismo. La verità è già sensazionale di per sé.

Note:

[1] https://www.forbes.com/sites/michaelshellenberger/2019/06/06/why-hbos-chernobyl-gets-nuclear-so-wrong/#581f4903632f

[2] Michael Shellenberger, statunitense, è presidente di Environmental Progress, un’organizzazione di ricerca e politiche energetiche ambientali. “Eroe dell’Ambiente” secondo la rivista Time, ha vinto il Green Book Award. Scrive per The New York Times, Washington Post, Wall Street Journal, Scientific American, Nature Energy, and PLOS Biology. I suoi TED talks hanno oltre 1.5 milioni di visualizzazioni.

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The Nuclear Pride Fest in Brussels will be a groundbreaking event for Belgium

[Original post, by Paul Bossens, published here.]

nuclear_pride_festOur Belgian team, Henri Marenne, Jacques Marlot and me, Paul Bossens, are convinced the Nuclear Pride Fest in Brussels on April 28th is very important and will be a success.

Why?

  • Nuclear is a  hot issue in Belgium today as the government decided to phase out nuclear power in 2025. This is the law.
  • However, as up to 70% of our electricity is coming from nuclear, phasing out in just five years is technically almost unfeasible. Belgium does not have any specific alternative power production in construction or at least planned. You can imagine that this creates a lot of tensions and discussions. This makes Belgium one of the most critical countries now, concerning the future of nuclear energy.
  • Only one political party, NVA, dares to say that we need to keep at least a few nuclear reactors running to avoid blackouts. However, they have no support from the other parties.

Energy is a hot topic in Belgium

A few weeks ago, Michael Shellenberger of Environmental Progress was speaking pro-nuclear in an ecology event of this party, NVA. The days after, the media went crazy about his story.

Therefore, we are convinced that our Nuclear Pride Fest will make a major contribution to the debate on nuclear energy in Belgium.

The venue of our event, Carrefour de l’Europe in Brussels, also has a symbolic value:  It is the place of the students on school strike, asking the government for more action to safe the climate. We’ll present them a solution in the very same place.

Most political parties in Belgium are against nuclear power. However, those people seem to be at least willing to listen to pro nuclear arguments.

On May 26th, there will be general elections. Most political parties avoid any discussion on nuclear now to not disturb their elections campaigns. We expect that they want to start the real discussion on security of power supply after the elections. So the timing of the Nuclear Pride Fest is perfect.

Come and celebrate the Nuclear Pride Fest together with us!

So, were are we in the preparations for the Nuclear Pride Fest?

  • We have got the permission of the authorities.
  • Tents will be hired.
  • We will not be allowed to use music instruments or amplifiers, but we can sing  loud.
  • People from Belgium are already enthusiastic to come. By the way, the place is easy to reach by train. Carrefour de l’Europe is in front of the Brussels Central Station (not to be confused with the long-distance station Bruxelles-Midi, though). The famous Brussels Grand Place is 500 m away.
  • Some politicians indicated they would come to visit our event.

So, please come to Brussels and show Belgium and Europe that we want more nuclear energy, because it is the best thing for the environment and for humanity!

What we need now, is your participation, expressing your nuclear pride: singing our songs, showing posters and signs, explaining what we are doing, just like we did in Munich last year. Oh, and of course we need our polar bear mascot Melty!

Nuclear Pride dates 2019

Nuclear Pride Fest 06

PRESS RELEASE

Nuclear power enthusiasts in Europe should book two important dates this year:

  • Sunday, April 28th, 2019 in Brussels, Belgium
  • Sunday, October 20th, 2019 in Paris, France

These events will build on the success of the Nuclear Pride Fest in Munich in October 2018. In Paris, in particular, we will again have a Nuclear Pride Fest, which will offer a colorful program of different actions around nuclear energy.

Our aim, as ever, is to convey the importance of this clean, stable, cost-effective and practically CO2-free form of power generation. We are proud to support and promote it – for the benefit of people and the environment.

Detailed planning of both events will take place in the coming weeks and months.

 

For more information about the Nuclear Pride Coalition: here.
The report of the 2018 edition of the Nuclear Pride Fest (in Italian): here

 

Campagna tesseramenti 2019

I Vantaggi del socio:

  • Far parte di  un gruppo di persone dinamiche che condividono la tua stessa passione
  • Sostenere e/o contribuire  ad attività di divulgazione e di promozione del nucleare  a livello nazionale e internazionale
  • Iscrizione prioritaria a tutti  i nostri eventi: visite guidate a centrali nucleari e centri di ricerca, workshops, conferenze, ecc.
  • Sostegno, consulenza e materiali per la promozione di iniziative a tema  presso la tua associazione, scuola o altro
  • Incontri di formazione esclusivi
  • Prezzi scontati nella nostra bottega

Quote sociali in vigore per l’anno 2019

Ordinario: 30 €; sostenitore: 50 €; junior (under 26): 15 €

 

Info: https://nucleareeragione.org/statuto/
Puoi scaricare il modulo_associativo e inviarlo compilato a nucleareeragione@gmail.com

campagna_CNeR

 

Mi illumino meglio

Nucleare e Ragione

Nell’Africa sub-sahariana oltre 700 milioni di persone fanno esclusivo affidamento sulla combustione di biomasse (100% rinnovabili) per soddisfare i loro bisogni energetici. Oltre 600 milioni di persone non hanno accesso all’elettricità.
A livello mondiale, oltre un miliardo di persone non ha accesso all’elettricità e più di 2 miliardi e mezzo di persone non hanno accesso a energia sicura e non inquinante per cucinare (fonte iea.org).
 
Loro si illuminano di meno, a noi la responsabilità di illuminarli ed illuminarci meglio.
milluminomeglioCNeR2.001

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Il prof. Ricci socio onorario del CNeR

[Fisico di fama internazionale, alfiere del nucleare in Italia, da sempre in prima linea per la libertà e la dignità della scienza]

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Il Consiglio Direttivo del Comitato Nucleare e Ragione ha conferito la qualifica di Socio Onorario al Prof. Renato Angelo Ricci, da tempo membro del nostro sodalizio e già Presidente Onorario della Società Italiana di Fisica, dell’Associazione Italiana Nucleare e Presidente dell’Associazione Galileo 2001 per la dignità e la libertà della scienza.

Il professor Ricci vanta oltre 300 pubblicazioni nel campo della fisica nucleare fondamentale ed un’instancabile attività divulgativa nel campo scientifico, con particolare riferimento all’uso civile della tecnologia nucleare. E’ socio del Comitato Nucleare e Ragione dal maggio 2013, a seguito dei contatti avuti durante la battaglia politica sostenuta per la convocazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia [1], di cui fu convinto sostenitore. Malgrado i suoi numerosissimi impegni, ha sempre seguito con attiva partecipazione la vita sociale del Comitato, contribuendo anche con propri scritti al nostro blog [2].

Il conferimento della qualifica di Socio Onorario – reso possibile da una recente modifica statutaria – è il segno della nostra sentita riconoscenza per l’attività da lui svolta.

Il professor Ricci ha ringraziato in una nota scritta il presidente Totaro per il riconoscimento, augurandosi di poter ancora contribuire al raggiungimento dei nostri comuni obiettivi.

Chi volesse conoscere meglio la figura del prof. Ricci può leggere la sua intervista

rilasciata alla rivista 21esimo Secolo in occasione del suo novantesimo compleanno.

 

Note:

[1]          https://conferenzaenergia.wordpress.com

[2]          https://nucleareeragione.org/2015/04/10/giorgio-salvini-la-civilta-della-scienza/

A dead end pathway to decarbonization

[New released EU long-term strategy fails to understand pivotal role of nuclear power]

Several eyes-opening events happened worldwide recently: a new IPCC report that grudgingly admitted that in order to limit global temperature warming to 1.5°C nuclear power must play an increasingly important role; the first ever mass public event in favor of nuclear power, the Nuclear Pride Fest held in Munich on October 21st [1]; clear political signals sent by Netherland and Poland and, on top, from the pro-nuclear referendum outcome in Taiwan.

After all that we would have expected the European institutions to show more acumen.

And yet, the new long-term strategy to reduce carbon emissions, presented to the press on November 28th and depicting 8 different scenarios to a deep decarbonization (ranging from 80% to 100% emission reduction), does not shows any novelty and relegate nuclear power to an ancillary role of renewables and natural gas.

If the flattening words with which nuclear power is depicted through the main document – zero-carbon power source and a backbone of EU power generation – may have boosted the self esteem of the European nuclear industry, the reality of the numbers envisioned for the European energy mix at 2050 surely fall short to anybody that take climate change threat and the decarbonization challenge seriously.

Substantially, the plan just reaffirms the roadmap that has been already traced by previous energy policies, raising the level of projected emissions reduction through the combination of electrification, efficiency and… more renewables, with a side of ancillary assumptions about storage and hydrogen production, carbon sequestration, waste recycling and diet changes that are way to unaccountable to be even commented.

What – sadly – all scenarios have in common is the overall reduction of nuclear power capacity to values that range between 99 and 121 GW (it was 122 GW in 2015). This is at odds with the estimates made by the same ICTP report, that sees a global increase in nuclear capacity in its 1.5°C scenarios, the same scenarios the EU pathway claim to acknowledge as a wake-up call [2], and at odds with all the nice words spent on nuclear power through the document.

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Fig. 1       Power generation capacity by source as projected at 2050 through 8 different scenarios. The share of nuclear power is substantially the same in all scenarios, comparable or even lower than fossil fuels share.

Overall, all the scenarios “spectacularly” (this the term used many times through the document, proof of its technological neutrality) increase the share of wind and solar, even reducing to a marginal share hydroelectric and biomasses that today constitute the backbone of EU renewable generation and the sole sources that offer some degree of reliability against the intermittency of solar and wind. Even futuristic technologies, like biomass and fossil production with carbon capture (BECCS and Fossil Fuel CCS in fig. 1) find an appreciable role in some of the scenarios. How should not only coal, but also natural gas go out of the scene with massive wind and solar production while facts have – up today – proven the contrary, is most likely encrypted in the fairy-tale ancillary assumptions mentioned before. First and foremost, a more than spectacular (now the adjective is ours, nda) increase in storage capacity: basically infinite growth for batteries and hydrogen storage with respect to present (fig.2).

Cherry on the top of your cake, as a result of massive electrification most of the scenarios predict a twofold or threefold increase in energy generation capacity.

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Fig. 2       Electricity storage and new fuel production capacities at 2050.

In conclusion, the eight scenarios presented by the European Commission as a pathway to deep decarbonization are basically the same scenario that led Germany’s Energiewende [3] to increased electricity costs and stagnant emission that will most likely cause the country to fail the decarbonization target set for 2020. A scenario built, as most of EU energy policies to indiscriminately push the growth of solar and wind power regardless of any other – possibly more effective and more cost effective – option on the table [4]. This scenario is the nightmare in which nuclear European advocates like us woke up today, after dreaming of a nuclear renaissance based on recent global trends. But we do not give up, and we are more determined than ever to bring to the public attention the pivotal role of nuclear power in a transition to clean energy future. The graph below (fig. 3) shows that indeed it is a hard task that we must undertake, for the sake of Europe and of the Planet.

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Fig. 3       Stakeholders consultation results about the role of different technologies in the Clean Energy Transition (1=not important; 5=important).

Note:

[1]          See our article: Il nucleare in Europa potrebbe ripartire da Monaco (in Italian) or the page https://nuclearpridefest.org

[2]          Quote from the EU Commission press release: “In October, the IPCC special report on 1.5°C made it clear that emissions need to be reduced with far more urgency than previously anticipated and that limiting climate change to 1.5°C is necessary to reduce the likelihood of extreme weather events. This has been a wake-up call.” The full press release available here (last accessed November 29th, 2018).

[3]          Our articles about Energiewende (in Italian):

07/11/2016         La lignite del vicino è sempre più verde

20/12/2016         La vittoria di Pirro delle rinnovabili tedesche

23/02/2017         Energiewende dove vai?

11/01/2018         Sacrificati sull’altare del carbone

[4].       For what concerns Italy, we analyzed in a recent scientific paper the potential contribution of the nuclear source to deep decarbonization of the electric sector as opposed to the sole use of wind and solar, also in terms of reliability and land-use: Errani, P., Totaro, P., & Brandmayr, E. Nuclear Power In Italy: Lost And Potential Role In Decarbonizing The Electric System.