Il nocciolo della questione

Nei giorni dal 23 al 25 Maggio la nostra sezione di Torino sarà coinvolta nell’iniziativa di divulgazione “Il Nocciolo della Questione”, organizzata dall’associazione studentesca PoliENERGY. L’iniziativa, rivolta specialmente agli studenti del Politecnico, è volta a far conoscere le tematiche relative all’energia nucleare e la ricerca che i giovani dottorandi e ricercatori svolgono in questo ambito. Noi saremo presenti:

  • ad uno stand nel cortile dell’Aula Magna con i nostri soci Lovepreet Singh e Stefano Segantin, che insieme ad altri giovani dottorandi e ricercatori saranno disponibili a per parlare di nucleare e della loro ricerca
  • alla conferenza conclusiva dell’evento con il nostro socio Giuseppe Francesco Nallo

La conferenza, in particolare, si terrà dalle 15 alle 19:30 di mercoledì 25 maggio, nella magnifica Aula Magna Giovanni Agnelli, presso il Politecnico di Torino. L’evento è gratuito ed è possibile prenotare iscriversi e consultare il programma completo a questo link.

Centrali nucleari in zona sismica: sì, è possibile

di Salvatore Calì

Ora che si inizia finalmente a parlare di opzione nucleare anche in Italia, una delle obiezioni che spesso viene sollevata riguarda la sismicità del nostro Paese, così come quella di altri paesi a noi limitrofi, che ospitano centrali e che proprio per il presunto rischio sismico destano preoccupazioni, spesso amplificate dalla stampa. 

Costruire una centrale nucleare in zona sismica non è infatti per nulla impossibile né da escludere a priori, seppure la scelta del sito può escludere certe zone ad alto o medio rischio. Sembra ovvio che si faccia così ed infatti lo è: nessuno vuole complicarsi la vita se esistono luoghi a rischio più basso (fermo restando altri parametri di localizzazione che non trattiamo nel post). 

Innanzitutto, diciamo che sulla Terra non esistono zone “non sismiche” in senso stretto. La crosta terrestre è formata da zolle che si muovono e scorrono tra di loro causando dei movimenti. Alcune aree sono più attive di altre, alcune sono molto stabili, ma non vuol dire  che che ne siano alcune completamente ferme, tali da non subire mai un evento sismico. 
Tant’è che, per edifici strategici per un Paese, come potrebbe essere una centrale nucleare, si possa richiedere una analisi sismica seppure il rischio sia bassissimo. 

In secondo luogo, siamo ormai ampiamente capaci di analizzare il rischio sismico e di progettare edifici capaci di resistere ai terremoti. Ricordiamo che una centrale elettrica è, per uno Stato, un edificio strategico che deve essere capace di resistere a sollecitazioni ben più elevate di qualsiasi altro edificio, ancora di più una centrale nucleare, dove la sicurezza richiesta è moltiplicata ulteriormente rispetto ad altri edifici di tipo industriale. 

In terzo luogo, le analisi sismiche che si richiedono per una centrale nucleare sono di gran lunga molto più sofisticate e complesse rispetto a qualsiasi altro edificio. Anzitutto, gli studi di rischio sismico partono da indagini del suolo estensive condotte da specialisti nel campo.  Queste indagini possono anche durare anni e sono vagliate da differenti studi anche preparati da diversi enti o professionisti.
Lo studio del rischio sismico porta ad analisi di tipo probabilistico, che permettono di esprimere l’azione sismica in funzione della probabilità che un evento possa accadere. Ogni componente viene classificato in base alla propria funzione ed importanza nell’impianto, e progettato in base a complessi studi di resilienza che comportano lo studio di eventuali scenari di guasto, la probabilità con la quale possono verificarsi e cosa si deve fare per gestirli. 
L’analisi sismica dell’edificio e dei componenti viene poi fatta con analisi dinamiche, dove la struttura viene analizzata applicando l’azione sismica istante per istante sul terremoto di  “progetto”. 

Infine, le azioni sismiche considerate sono inoltre, già in partenza, ben più alte ed onerose rispetto a quelle usate per gli edifici comuni. Questo perché il livello di resilienza e sicurezza richiesto, così come la vita utile della struttura sono in molto più stringenti.

Per approfondire:

Link utili:

Centrali nucleare e loro sicurezza: https://nucleareeragione.org/centrali-nucleari-e-loro-sicurezza/

Il nostro approfondimento sul rischio sismico e la sicurezza dell’impianto di Krsko: https://nucleareeragione.org/2016/11/10/la-centrale-di-krsko-e-la-cultura-della-sicurezza-nucleare/

https://www.ensreg.eu/document/national-report-slovenia-eu-nuclear-stress-tests

https://www.nrc.gov/docs/ML1321/ML13210A432.pdf

https://www-pub.iaea.org/MTCD/publications/PDF/PUB1949_web.pdf

https://www.iaea.org/publications/14665/seismic-hazards-in-site-evaluation-for-nuclear-installations

https://maps.openquake.org/map/global-seismic-hazard-map

Bibliografia:

Iervolino Iunio: “Dinamica delle strutture e ingegneria sismica”, Hoepli Editore

Aurelio Ghersi: “Edifici antisismici in cemento armato”, Dario Flaccovio Editore

Michael N. Fardis, Eduardo C. Carvalho, Peter Fajfar, Alain Pecker: “Seismic Design of Concrete Buildings to Eurocode 8”, CRC Press

Per il nucleare ci vogliono più di dieci anni?

di Massimo Burbi

<<Per costruire una centrale nucleare ci vogliono più di dieci anni.>>

Quando sento questa obiezione, prima ancora di precisare che il tempo medio di costruzione di una centrale si aggira sui 7.5 anni [1] e che i programmi verso la neutralità climatica puntano al 2050 [2], la mia domanda è: qualcuno ha in programma di cambiare pianeta da qui a dieci anni? 

La popolarità di questo argomento dalle nostre parti è il sintomo di un paese che, parlando di energia, ha passato gli ultimi 30 anni a pensare a come sopravvivere ai prossimi 10 minuti, prendendo decisioni con un orizzonte temporale che raramente andava oltre il prossimo sondaggio, come se il mondo dovesse sempre finire tra un mese e non ci fosse mai tempo per pianificare una strategia a lungo termine, come se quello che accadrà tra 10 o 20 anni non ci riguardasse, con il risultato che i problemi tendono ad essere ignorati fino a quando non diventano emergenze e in un’emergenza puoi solo tappare i buchi con quello che hai sottomano al momento. Se hai programmato poco e male difficilmente avrai sottomano qualcosa di buono.

Che il nucleare andasse scartato perché “ci vogliono più di dieci anni” è una cosa che si sentiva dire anche dieci anni fa. Adesso i dieci anni sono passati e li abbiamo spesi dandoci pacche sulle spalle da soli, parlando di “sostenibilità” e di “transizione verde” mentre i numeri ci restituivano ogni giorno la realtà di un paese con emissioni pro-capite del settore elettrico tra le peggiori d’Europa [3].

Per sentirci tutti migliori, lo scorso febbraio abbiamo anche messo la tutela dell’ambiente in Costituzione [4], in particolare nell’art.9, che oggi recita “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica […] Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”, un passaggio che il mondo politico ha definito “storico”.

Fonte [4]

Meno di due mesi dopo essere “passati alla storia” per la nostra attenzione all’ambiente, ci troviamo nel mezzo di una crisi che ha messo a nudo, anche per chi faceva finta di non vederla, la nostra dipendenza dai combustibili fossili [5] e in cui il meglio che riusciamo a fare per parare il colpo è pensare di riavviare qualche centrale a carbone [6], ovvero sostituire il gas con l’unica fonte energetica per la produzione di energia elettrica ancora più “sporca” del gas: ogni kWh prodotto con il gas emette mediamente in atmosfera 490 grammi di CO2 equivalente, con il carbone questo numero sale a 820 grammi [7]. Le “future generazioni” di cui parla la nostra Costituzione probabilmente avrebbero qualcosa da ridire, ma sfortunatamente non votano alle prossime elezioni, quindi è improbabile che qualcuno ne tenga conto.

Fonte [6]

Nei 10-15 anni in cui noi programmavamo così male da dover oggi pensare di rimettere in pista il carbone, in Finlandia si costruiva il reattore nucleare di Olkiluoto 3, che, dopo molti ritardi, è stato connesso alla rete elettrica pochi giorni fa e sarà pienamente operativo da luglio, fornendo, da solo, il 14% dell’attuale fabbisogno di energia elettrica dei finlandesi [8] per i prossimi 60 anni [9], permettendo alla Finlandia di ridurre ulteriormente la sua dipendenza dai combustibili fossili, sostituendoli con una fonte energetica che per ogni kWh prodotto emette in atmosfera, in media, appena 12 grammi di CO2 equivalente, ovvero gli stessi dell’eolico, tre volte meno del geotermico, quattro volte meno del fotovoltaico, quaranta volte meno del gas e settanta volte meno del carbone (vedi tabella sotto [10]). Così si fanno gli interessi delle “future generazioni”.

Emissioni in grammi di CO2 equivalente per intero ciclo di vita di varie fonti energetiche per la produzione di energia elettrica. Fonte [7]

Come bonus, pochi giorni fa l’ex Primo Ministro finlandese Alexander Stubb è potuto andare alla TV tedesca e dire che “Sul blocco dell’importazione di gas e petrolio dalla Russia dobbiamo stare dalla parte giusta della storia […] noi abbiamo costruito il nostro mix energetico in modo da essere certi di non dipendere dalla Russia, ecco perché abbiamo il nucleare, ecco perché non abbiamo mai fatto qualcosa come l’Energiewende” [11]  ovvero il programma di chiusura dei reattori nucleari tedeschi che rende oggi la Germania dipendente dal gas russo più o meno quanto lo siamo noi, con il risultato che nell’Europa che parla di sanzioni, ci sono stati che mandano quasi un miliardo di dollari al giorno [12] nelle casse di un regime che li usa per finanziare un’invasione in cui si radono al suolo città prendendo di mira i civili [13], si bombardano gli ospedali [14][15] e si costringono milioni di persone a scappare senza sapere dove andare, dopo aver perso praticamente tutto [16]. Questa è un’altra cosa per cui le “future generazioni”, non solo quelle ucraine, saranno probabilmente più grate ai finlandesi che a noi.

Se oggi siamo messi così è perché negli ultimi dieci anni non abbiamo fatto niente per evitarlo. Cosa stiamo facendo per non essere messi altrettanto male tra altri dieci anni?

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] https://www.statista.com/statistics/712841/median-construction-time-for-reactors-since-1981/

https://inis.iaea.org/collection/NCLCollectionStore/_Public/42/105/42105221.pdf

[2] https://ec.europa.eu/clima/eu-action/climate-strategies-targets/2050-long-term-strategy_en?fbclid=IwAR2Cm5mT38xm1DHSawDJqEA4G_SMIuv9Zxj5yVkQQZHS9YTBq0L5Alt4YFA

[3] https://app.electricitymap.org/map

[4] https://www.ilsole24ore.com/art/la-tutela-dell-ambiente-entra-costituzione-AEHUOsCB?refresh_ce=1

[5] https://www.servizioelettriconazionale.it/content/dam/sen/mix-di-combustibili.pdf

[6] https://www.rainews.it/tgr/fvg/video/2022/03/fvg-riattivata-centrale-a-carbone-monfalcone-crisi-energetica-caro-energia-53035d92-9468-40af-b5ab-d53db9266cd0.html?fbclid=IwAR0mQkjnaog5YNsY4y7DsGFpStaWVZz8XwPpnH5KmwgwOJo8Z6M0Z5sJUD8

[7][10] https://www.ipcc.ch/site/assets/uploads/2018/02/ipcc_wg3_ar5_annex-iii.pdf?fbclid=IwAR2WMX-nz0aINzEWwx1ioujcolYJZVCpBHQlDpzksUK1D2TqaYfxudq1ZLE#page=7 (Pagina 1335 – Valori medi di emissioni per intero ciclo di vita)

[8] https://www.world-nuclear-news.org/Articles/Finnish-EPR-starts-supplying-electricity

[9] https://www.stuk.fi/documents/88234/148256/Tarkastusraportti+43-G42242-2016+OL3+FSAR+Review+Report.pdf/d139dc56-3e34-2da8-3f92-7124da2e0094?t=1567588366284

[11] https://youtu.be/JePpvYwuk3Q?t=301

[12] https://www.politico.eu/article/eu-leaders-wont-tell-europe-ukraine-russia-war-energy-saving/ (la cifra include l’acquisto di gas e petrolio).

[13] https://www.ohchr.org/en/news/2022/03/ukraine-civilian-casualty-update-29-march-2022

[14] https://www.bbc.com/news/health-60866669

[15] https://extranet.who.int/ssa/Index.aspx[16] https://www.unhcr.org/news/press/2022/3/6245d8574/un-high-commissioner-refugees-calls-immediate-end-ukraine-war-uprooted.html

Chernobyl: fa notizia solo quando se ne parla male

Ieri il direttore generale della IAEA, Mariano Grossi, ha presentato in conferenza stampa i contenuti del summary report relativo alla sicurezza nucleare in Ucraina, contenente anche i dati delle misurazioni condotte dai tecnici internazionali durante la visita avvenuta nei giorni scorsi.
La situazione rimane delicata – e non potrebbe essere altrimenti, trattandosi di un contesto di guerra – ma ci sono importanti rassicurazioni, tra le quali quelle relative ai valori di radioattività rilevati nell’area di esclusione di Chernobyl soggetta al passaggio dei mezzi pesanti e delle truppe russe.

Purtroppo, non ci risulta che la stampa italiana stia dando in queste ore il giusto risalto alle evidenze che emergono dal report. Ci stiamo a questo punto chiedendo quanti e quali giornalisti italiani fossero presente alla suddetta conferenza stampa.

Pare ormai chiaro che, quando si tratta di Chernobyl, le notizie corrano solamente quando le tinte sono fosche e drammatiche, indipendentemente dall’attendibilità delle fonti o dalla natura delle dichiarazioni, le quali, essendo formulate in contesto di guerra, andrebbero invece sempre riportate con le dovute cautele.
Si dovrebbe inoltre evitare di rilanciare acriticamente le notizie e le dichiarazioni riportate da altri, senza andare a verificare direttamente alla fonte primaria: si eviterebbero scivoloni clamorosi come quello di pochi giorni fa, quando a causa di un banalissimo errore di traduzione da parte di una agenzia di stampa francese, quasi tutti i giornali italiani avevano rilanciato la notizia che i valori di radioattività a Chernobyl erano “anormali”, quando invece era esattamente il contrario.

Tornando alla radioattività nell’area di esclusione: i valori registrati dai tecnici IAEA il 27 aprile nei pressi del terreno dove erano stati effettuati degli scavi da parte delle forze russe, oscillano in un range compreso tra 0.2 μSv/h e 0.75 μSv/h.
Pur trattandosi, come si legge nel report, di un valore da 3 a 5 volte superiore rispetto a quello misurato sulla strada limitrofa, rientra comunque nel range di variabilità del fondo naturale e largamente al di sotto del limite di esposizione per i lavoratori, che è di 20 mSv/anno.
Come evidenziato in conferenza stampa, quando anche una persona rimanesse esposta a ratei di dose di 0.75 μSv/h per un anno intero, questo equivarrebbe ad una dose annua di circa 6.5 mSv.
Più o meno come vivere a Orvieto.



Note:
Rateo di dose: corrisponde alla dose assorbita per unità di tempo, e si misura solitamente in μSv/h oppure in mSv/h. Un μSv corrisponde a un millesimo di mSv. Se si conosce il rateo di dose, e si vuole sapere qual è la dose assorbita in un anno, bisogna moltiplicare per 8760 (il numero di ore in un anno).

Fondo di radioattività naturale: è la quantità di radiazioni ionizzanti dovuta a cause naturali, osservabile e rilevabile ovunque sulla Terra. La media mondiale della dose equivalente di radioattività assorbita da un essere umano e dovuta al fondo naturale è di 2.4 mSv per anno. Tuttavia il livello di tale fondo varia da luogo a luogo in modo significativo.

Per maggior informazioni:

Politicast: il nucleare e l’Italia

Il 14 aprile il nostro socio, Renzo Colombo è stato ospite del podcast “Politicast”.
Durante l’incontro si è parlato della situazione energetica in Italia e delle ragioni storiche che hanno portato all’attuale situazione, della dipendenza dal gas e degli impatti della guerra in Ucraina. Si è trattato anche il tema dell’importanza di sviluppare un mix energetico che includa sia le rinnovabili che il nucleare e delle prospettive a lungo termine per il nucleare nel nostro Paese.
Trovate il Podcast su Spotify:

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Nucleare, indipendenza energetica e fusione: quali prospettive?

Il 21 aprile, alle ore 21:00, siamo andati in onda, ospiti de gli Immoderati. Il nostro socio, Alessandro Maffini ha parlato dell’attuale situazione energetica, della dipendenza dal gas e delle conseguenze della situazione in Ucraina. Si è trattato anche il tema della fusione nucleare e delle prospettive a lungo termine per il nucleare nel nostro Paese.

Se vi siete persi la diretta, potete recuperarla sulle pagine Facebook, YouTube e Twitch di Immoderati.

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Sciopero per il clima del 25 marzo: nelle piazze italiane c’è anche l’energia nucleare!

Numerosi attivisti pro-nucleare, riuniti sotto l’insegna del think tank “Italia per il Nucleare” hanno partecipato alle manifestazioni promosse dai gruppi di Fridays for Future nelle città di Bologna, Milano, Torino e Trieste.
Proponiamo una galleria fotografica e le riflessioni di un nostro socio.

di Davide Sguazzardo

Il 25 marzo 2022 sono tornati nelle piazze di tutto il mondo i ragazzi di Friday For Future, a ricordarci dell’emergenza climatica. Sembra impossibile, ma come nel recente film Don’t Look Up, sembra che serva questo movimento giovanile per guardare l’esplosione esponenziale della concentrazione di CO2, in quella che è una generale assuefazione del Global Warming.

Spesso sentiamo parlare di riduzione dei consumi e di mix 100% rinnovabili come soluzioni definitive. Vediamo perché queste da sole non sono sufficienti.

Non basta ridurre i consumi.
Ad oggi l’81% dell’energia a livello mondiale viene generata tramite i combustibili fossili. Una riduzione massiccia del fabbisogno risulta essere un obiettivo estremamente irrealistico poichè, anche ammettendo che sia possibile un’inversione di tendenza per i Paesi industrializzati e più energivori, questa strada non è percorribile per i Paesi in via di sviluppo, dove la maggiore richiesta di energia è una diretta conseguenza dell’aumento del reddito pro capite e del miglioramento delle condizioni di vita. Non possiamo chiedere a due terzi del mondo di interrompere le lotte contro la fame e la povertà, senza fornire fonti di energia diverse da quelle fossili, utilizzate dall’Occidente per svilupparsi nel corso degli ultimi due secoli.
Inoltre, anche azzerando completamente i consumi, il riscaldamento globale non si fermerebbe perché i gas climalteranti sono già presenti in atmosfera in percentuali mai viste. Per fermare il Global Warming è necessario non solo raggiungere la neutralità delle emissioni, ma anche dotarsi di sistemi di Carbon Capture & Storage, i quali tuttavia richiedono tecnologie altamente energivore: diventa pertanto cruciale disporre di fonti energetiche ad alta capacità e a basse emissioni di CO2.

Non bastano le rinnovabili.
Un mix energetico deve bilanciare le fonti considerando il loro capacity factor, ovvero la capacità di produrre energia nel tempo. Serve programmare per i prossimi 15/25 anni il passaggio da un carico base del fabbisogno elettrico fornito da centrali a gas, ad una potenza di carico base di 30 GW fornita da 20/25 reattori a fissione di III generazione avanzata (EPR francesi o APR Coreani) distribuiti sulle aree degli ex impianti nucleari, dove ci sono già siti autorizzati.
Un primo passo è spingere con maggior decisione l’acceleratore sull’iter di costruzione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi, spiegandone l’utilità e i vantaggi, affinchè gli enti locali non si oppongano ad ospitarlo nel proprio comune ed anzi colgano l’opportunità di sviluppo per il proprio territorio.
Un secondo passo è riaprire il dibattito sull’opzione nucleare per la produzione di energia anche nel nostro Paese, fornendo tutte le informazioni utili ad abbattere paure e pregiudizi, a partire da quelli più radicati:
– l’incidente di Chernobyl rappresenta un caso unico e irripetibile nella storia, che nonostante tutto ha provocato danni infinitamente inferiori – in termini di impatto ambientale e sanitario – a quelli dovuti ai gas serra e all’inquinamento atmosferico.
– il disastro di Fukushima è stata la dimostrazione della sicurezza anche delle centrali più vetuste, in condizioni estreme come quelle rappresentate dal quarto terremoto più intenso mai registrato nella storia e del maremoto da 12 metri d’onda. Delle quasi ventimila vittime, nessuna è riconducibile all’esposizione alla radiazioni.
– i rifiuti nucleari, il cui volume limitato risulta tale da renderli gestibili anche con strutture poco più grandi di un capannone industriale perfino per i Paesi che col nucleare coprono la quota maggioritaria del proprio fabbisogno elettrico.
– l’enorme potenza generata dalle centrali nucleari, stabilmente e senza emissione di CO2, in proporzione al suolo occupato (il fotovoltaico necessita di una superficie di 40km2 per per generare la stessa elettricità di un singolo reattore da 1.6 GW, ipotizzando però l’esistenza delle batterie necessarie per gestirne l’accumulo su larga scala, batterie che oggi non esistono), rispetto all’investimento ( 5 mld di € a reattore da 1.6 GW, se fosse costruito senza interessi), e rispetto alle risorse impiegate (materiali da costruzione e combustibile).
Il terzo passo, una volta raggiunto un consenso maggioritario degli italiani nei confronti dell’energia nucleare, è quello avviare la costruzione di reattori con una calendarizzazione dei cantieri tale da avere, a partire dal 2035 ed entro il 2050, circa 20/25 reattori allacciati alla rete, per coprire un carico base sufficiente a gestire anche l’aumento del fabbisogno elettrico previsto con la progressiva elettrizzazione dei consumi.
In una democrazia rappresentativa, quando l’interesse generale è lontano dal consenso, è necessario spiegare e far informazione, anche e soprattutto davanti a questioni complesse! Se non lo si fa, falliamo come società, e finiamo per adattarci a seguire i sondaggi e a non affrontare i problemi che richiedono di ragionare sul medio e lungo periodo, oltre al tempo delle singole legislature.
Come divulgatori dobbiamo saper comunicare, perché solo attraverso la conoscenza e la consapevolezza, un Paese è in grado di investire senza paura nella tecnologia, e garantirsi in questo modo uno sviluppo sostenibile, prospero e rispettoso dell’ambiente e delle generazioni future.

Energia nucleare: opportunità o pericolo?

La crisi energetica che stiamo vivendo si affianca alla necessità di accelerare sulla transizione ecologica per evitare la catastrofe ambientale. L’energia nucleare può essere davvero la soluzione?

I circoli PD di Novellara, Correggio, Boretto, Bagnolo e Albinea organizzano una serata di dialogo e formazione aperta a tutti e tutte per capire opportunità ed eventuali pericoli di questa fonte d’energia.

Intervengono Riccardo Chebac, Pierfrancesco Ombrini e Piergiorgio Croce, soci del nostro comitato

Quando? Mercoledì 13 aprile alle 21:00

Dove? Su Google Meet, a questo link.

La nostra associazione crede molto nell’approfondimento e al dibattito su questi temi!

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Tornano gli aperitivi nucleari: si parla di ITER!

Ritornano gli Aperitivi Nucleari! 🥂🍻🍾

Il prossimo mercoledì 6 Aprile ore 18:30 avremo come ospiti il Dr. Alfredo Portone e Ing.Fabio Ortona, entrambi professionisti nel settore della ricerca per la fusione nucleare.

Parleremo dello stato di avanzamento del progetto internazionale ITER, con una panoramica sui magneti superconduttori e il loro processo di assemblaggio.

A moderare l’evento ci sarà il nostro socio Alessandro Maffini, vi aspettiamo come sempre drink in mano!

Le regole sono sempre queste:

“Regole”:

1) collegati sul nostro canale youtube, sulla nostra pagina Facebook o su twitch.
2) prendi una birra
3) mettiti comodo
4) ascolta l’esperto
5) prepara le domande!
6) Offrici una birra cliccando qui:

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Alfredo Portone si è laureato in Ingegneria Nucleare nel 1987 presso l’Università degli Studi di Bologna con una tesi sul trasporto di neutroni ad alta energia in sistemi critici. Nel 1988 è stato Ricercatore a contratto presso il centro di progetto NET (Next European Torus) con sede a Garching (FRG). Nel 1994 ha ricevuto il PhD dall’Università di Londra (Imperial College) con una tesi di modellistica e controllo di plasmi termonucleari. Dal 1993 al 2000 è stato membro del gruppo centrale di progetto del reattore ITER (ITER Joint Central Team) presso Naka (Giappone) con incarichi di modellistica e simulazione di scenari operativi del reattore ITER. Dal 2000 al 2006 ha servito presso il centro europeo della fusione (EFDA, European Fusion Development Agreement) a Garching (FRG) come responsabile di contratti di Ricerca e Sviluppo su temi pertinenti allo sviluppo di codici di simulazione per l’ingegneria dei plasmi e magneti superconduttori. Dal 2006 al 2011 è stato Project Leader per la progettazione, costruzione e messa in opera di un magnete superconduttore da 12.5 T (EDIPO, European DIPOle Project) destinato al centro di prova di cavi superconduttori con sede nel Paul Scherrer Institute di Villigen (CH). Dal 2008 ad oggi è leader del gruppo di analisi ingegneristiche per il progetto ITER presso l’Agenzia Europea per la fusione.

Fabio Ortona si è laureato in Ingegneria Meccanica presso l’Università degli Studi di Genova. Ha lavorato nella fabbricazione di magneti superconduttori per applicazioni di ricerca e reattori sperimentali (ITER). Dopo una breve esperienza in GE Renewables nel design di Haliade-X, torna a ITER Organization dove attualmente lavora come Thermal Shield Engineer per il follow up dell’assemblaggio finale.

Presentato a Trieste il programma nucleare civile della Turchia

Si è svolto a Trieste presso la Sala Maggiore di Palazzo Tonello lo scorso 21 gennaio l’evento di presentazione alle imprese del programma nucleare civile della Turchia. 

Alla presenza di numerosi players regionali e nazionali del settore industriale e della ricerca, sono state delineate le caratteristiche tecniche del progetto nucleare di Akkuyu nonché il contesto economico e normativo del programma, che rappresenta un’interessante prospettiva di mercato per le imprese italiane.

All’evento sono intervenuti l’ing. Massimo Giorgi, rappresentante italiano della Nuclear Industry Association Turkey e socio del Comitato Nucleare e Ragione e, in collegamento da remoto, il vicepresidente della Nuclear Industry Association Turkey in rappresentanza del presidente dr. Alikaan Ciftci.

Da ultimo, il dr. Alessandro Minon, Presidente di Finest SpA, ha illustrato gli strumenti istituzionali e finanziari a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese del nord-est italiano.

Sono disponibili le presentazioni:
Turchia – scheda Paese
L’impianto nucleare di Akkuyu