Fusione nucleare – stato dell’arte e sfide tecnologiche

Qual è lo stato dell’arte dei principali progetti riguardanti la fusione nucleare e quali sono le sfide tecnologiche da affrontare? Qual è il ruolo dell’Italia e in quali progetti è coinvolto il nostro Paese? Che differenza c’è tra fusione a confinamento magnetico e fusione a confinamento inerziale? Perché è importante investire nella ricerca e nelle tecnologie nucleari?

Tre ospiti d’eccezione cercheranno di dare risposta a questi e ad altri interrogativi e a tutte le curiosità del pubblico, in un evento speciale organizzato in collaborazione con L’Avvocato dell’Atomo e moderato dal fisico e divulgatore scientifico Luca Romano.
L’appuntamento è per venerdì 4 giugno alle ore 18:00.

Interverranno l’ing. Carlo Carrelli, analista termo-strutturale per il progetto DEMO-EU; l’ing. Elena Tonello, nostra socia e ricercatrice in fisica dei plasmi presso il Politecnico di Milano; il prof. Matteo Passoni, anch’egli socio del Comitato Nucleare e Ragone e responsabile dell’e attività di EUROfusion condotte al Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano.

Potete seguire la diretta sul nostro canale Youtube, qui sotto, oppure sulla pagina Facebook dell’evento.

Beznau, o l’isola dell’energia

di Claudio Pedrazzi per la serie Nucleare nel mondo

“Quello che mi meraviglia ogni volta, anche se ne conosco le ragioni fisiche: qui, su questa piccola isola, viene prodotto il dieci-quindici per cento dell’energia elettrica consumata in Svizzera: e per fare un giro a piedi intorno all’isola bastano dieci minuti!”

Citazione dell’autore, dall’introduzione al libro “Wir von der Insel” (Noi dell’isola), edito in occasione dei 50 anni della centrale di Beznau [3]. Il “giro” a cui mi riferisco non è all’interno dell’impianto: è completamente accessibile al pubblico, e vi si possono anche incontrare … pecore al pascolo!

Tutto quanto segue è solo responsabilità dello scrivente, è tutto basato su materiale pubblicamente disponibile e non coinvolge in alcun modo il suo datore di lavoro (AXPO Power AG). Le fonti sono sempre indicate e riportate in fondo, rimandano alla bibliografia o al sito.

Introduzione
Un po’ di storia
Una centrale nucleare non è mai terminata
Come funziona
Uno sguardo dentro la centrale
Il percorso dell’energia e la generazione di vapore
Raffreddamenteo con l’acqua dell’Aare
Sicurezza come massima priorità
Videografia
Biblio/sitografia per approfondire

Introduzione

Figura 1: L’isola di Beznau, ripresa da nord. In primo piano il corso naturale del fiume Aare, al centro i due edifici di sicurezza (a sinistra blocco 2, a destra blocco 1), dietro di essi il canale artificiale superiore. Non è del tutto insolito, passeggiando in silenzio nei boschi che si vedono sullo sfondo, incontrare qualche timido capriolo! Foto dell’autore.

Beznau è stata la prima centrale nucleare in Svizzera: l’inizio dell’esercizio commerciale risale al 24 dicembre 1969 per il blocco 1, e al 15 marzo 1972 per il blocco 2. Oggi può considerarsi una delle centrali nucleari con la più lunga esperienza operativa al mondo.

1La centrale, che sorge su un’isola artificiale del fiume Aare, consiste di due reattori ad acqua pressurizzata identici, con una potenza nominale di 365 MegaWatt elettrici (MWe) ciascuno. Essi producono insieme circa 6000 Gigawattora (GWh) all’anno, corrispondenti a due volte il consumo di energia della città di Zurigo. Inoltre la centrale fornisce acqua calda per la rete regionale di teleriscaldamento della bassa valle dell’Aare.

Il gestore della centrale, la AXPO Power AG, è una delle più antiche società produttrici di energia elettrica in Svizzera. Ancora oggi spesso ricordata con il nome che aveva fino al 2009 “Nordostschweizerische Kraftwerke (NOK)”, la sua fondazione risale al 1907. Oggi il gruppo AXPO produce e vende energia in più di trenta Paesi in Europa (fra cui l’Italia) e negli Stati Uniti.

Dalla sua messa in funzione, Beznau ha prodotto più di 250.000 Gwh di elettricità. Questo ha fatto risparmiare circa 300 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 rispetto alla generazione con una centrale a carbone. Nella centrale lavorano circa 450 persone dell’AXPO oltre a un centinaio di persone di aziende esterne.

Figura 2: La sala controllo a Beznau nel 2010. Immagine da swissinfo.ch (pubblicata originariamente su [4])

1 https://www.axpo.com/ch/de/energiewissen/kernkraftwerk-beznau.html

Un po’ di storia

Ritengo possa valere la pena di “raccontare” un po’ in dettaglio la storia e la preistoria di questo impianto: sono infatti convinto che guardare “indietro” ogni tanto, durante un viaggio, aiuti a capire meglio dove si sta andando e, perché no, anche a prendere decisioni migliori.

2Nel 1964 la Svizzera si trovava di fronte alla necessità di una svolta nel settore energetico per far fronte alla continua e rapida crescita della richiesta di energia elettrica. Con le centrali idroelettriche si era arrivati ad un punto in cui gli impianti “per natura” economici erano già stati tutti costruiti, mentre per i progetti futuri ancora aperti si prospettavano costi crescenti (e crescenti resistenze della popolazione3).

Per quanto riguardava la NOK, dopo un periodo nel quale furono valutate centrali termiche tradizionali a olio combustibile, l’azienda si decise verso la fine del 1964 l’azienda, anche a fronte di considerazioni di protezione dell’ambiente, optò per la la costruzione di una centrale nucleare sull’isola di Beznau.

Le discussioni sulla realizzazione di centrali elettriche di tipo termico tradizionale erano state una conseguenza dell’inverno 1962/63, quando l’energia idroelettrica non bastava e le società elettriche erano state costrette a imporre massicce restrizioni. Nel 1964 il giornale dell’Argovia (Aargauer Tagblatt) parlava della deprimente dipendenza della Svizzera, il paese del “carbone bianco” (energia idroelettrica), dalla importazione di energia elettrica dalla rete dei paesi circostanti. Nel caso specifico della NOK la percentuale di importazione era stata nel 1963 del 44% 4.

A quel tempo la domanda di energia in Svizzera cresceva al ritmo di circa un miliardo di kWh l’anno; di fronte a questa situazione la NOK proponeva due soluzioni concorrenti: esclusi ulteriori impianti idroelettrici a causa dei costi di costruzione, da un lato c’era la realizzazione di centrali termiche tradizionali, dall’altro la costruzione di un impianto nucleare, soluzione da considerarsi ormai pienamente percorribile sia dal punto di vista tecnico che economico, visto lo stadio di sviluppo raggiunto negli Stati Uniti.

Le centrali elettriche a petrolio incontravano una forte resistenza soprattutto presso la popolazione dei siti prescelti, ma non solo. Si temevano effetti negativi degli effluenti gassosi per l’uomo, i boschi e per l’agricoltura. Ma anche a livello di governo federale cominciava ad essere incoraggiata l’adozione dell’energia nucleare, sia per ragioni di inquinamento dell’aria che per considerazioni di indipendenza di approvvigionamento 5. Per completezza è opportuno comunque ricordare che anche ulteriori centrali idroelettriche venivano già allora fortemente avversate per motivi di carattere ambientalista. Vale la pena di citare a questo proposito un documento del febbraio 1966 della Lega Svizzera per la Protezione della Natura (SBN: Schweizerische Bund für Naturschutz, oggi Pro Natura): 6il Consiglio […] sostiene l’opinione espressa a più riprese dal Consiglio federale e sostenuta da anni dalla SBN di fare il passo direttamente verso la produzione di energia nucleare […]

L’annuncio della NOK che a Beznau sarebbe stata realizzata la prima centrale nucleare svizzera trovò un larghissimo consenso e soddisfazione in tutto il paese, e in particolare nel cantone Argovia. Il sito di Beznau, già caratterizzato dalla presenza di una centrale idroelettrica (costruita nel 1898-1902) 7, aveva vantaggi notevoli, in quanto si trattava già di un nodo importante della rete elettrica esistente, e grazie al canale superiore che alimenta la centrale idroelettrica, offriva la possibilità di acqua di raffreddamento perfino senza necessità di pompe, semplicemente con la differenza di altezza fra il canale artificiale e il corso normale del fiume Aare.


Figura 3: Sguardo da sud sull’isola di Beznau nell’autunno 1966. In fondo al canale la centrale idroelettrica del 1902; a destra, non visibile, la centrale termica del 1948; al centro il blocco 1 in costruzione. Immagine dal testo [5] “Elektriesiert, Geschichte einer Schweiz unter Strom”.

Durante le trattative con i possibili “fornitori” di centrali nucleari dell’epoca, divenne presto chiaro che la scelta era fra un reattore ad acqua bollente della General Electric (GE) o un reattore ad acqua in pressione della Westinghouse (WE). Una condizione importante per la NOK fu dal principio il coinvolgimento di aziende svizzere (anche se l’impianto, data la mancanza di esperienze nazionali, fu comprato “chiavi in mano”). Ambedue i potenziali fornitori, la WE alleata con la Brown Boveri Corporation (BBC) e la CE con la Escher-Wyss, erano giganti industriali svizzeri dell’epoca, quindi soddisfacevano questo requisito.

Uno dei possibili vantaggi della scelta di un reattore ad acqua in pressione fu proprio la maggiore separazione della parte nucleare da quella tradizionale, in particolare dal gruppo turbine. Nel reattore ad acqua bollente della GE, più compatto, il vapore radioattivo direttamente proveniente dal nocciolo alimenta direttamente la turbina e dopo aver attraversato un condensatore ritorna nel reattore. Per evitare la fuoriuscita di radioattività dal circuito, la turbina doveva avere un sistema di guarnizioni estremamente complesso. Queste guarnizioni resero difficile la collaborazione tra General Electric e Escher Wyss, perché anche il gruppo delle turbine rientrava nella parte nucleare dell’impianto e non poteva essere sviluppato indipendentemente dal reattore: GE infatti dichiarò che il coinvolgimento di una società svizzera sarebbe stato considerato solo se avesse utilizzato i disegni di progettazione delle turbine da GE.

Figura 4: L’interno dell’edificio di sicurezza del blocco 1 durante la costruzione, anno 1967. Immagine da commons.wikimedia.org

Il coordinamento tra la BBC e Westinghouse era molto più facile perché il reattore ad acqua pressurizzata Westinghouse aveva due circuiti separati, uno per il reattore e uno per la turbina. Nel circuito primario radioattivo, l’acqua circolava dal reattore al generatore di vapore e di nuovo al reattore. L’acqua del circuito secondario veniva riscaldata nel generatore di vapore, ma non entrava in contatto diretto con l’acqua contaminata. La BBC quindi non aveva bisogno di acquisire ulteriori conoscenze sulla manipolazione del vapore radioattivo. Per la NOK, questa circostanza era un vantaggio importante a favore di Westinghouse/BBC 8.

Figura 5: Stadio finale di una delle turbine di Beznau. Immagine da [2]

Il 1 agosto 1965 la decisione a favore del reattore ad acqua pressurizzata della WE fu consolidata con la firma dei contratti fra la NOK e il consorzio di aziende costituito da Westinghouse International Atomic Power Co. Ltd. e BBC Brown Boveri. I lavori a Beznau incominciarono il 6 settembre 1965. Il 30 giugno 1969, dopo solo quattro anni, il reattore raggiunse la criticità iniziale (è solo un modo complicato di dire che la reazione a catena all’interno del nocciolo raggiunse per la prima volta la capacità di autosostentarsi: ovviamente si tratta di una pietra miliare nella serie di fasi che porta alla completa messa in funzione di una centrale e al suo collegamento alla rete elettrica).

Figure 6: La centrale di Beznau 1 è inaugurata ufficialmente l’11 maggio 1970, anche se è giá in funzione da qualche mese. Il consigliere federale Ernst Brugger, seduto, si fa spiegare il funzionamento dell’impianto dal professor Urs Hochstrasser (a sinistra) e dal direttore della azienda elettrica Nordostschweizerische Kraftwerke (NOK) Fritz Aemmer. Immagine e didascalia da swissinfo.ch

Nel Dicembre 1967 la NOK decise di avvalersi di una opzione già prevista nell’ordine, costruendo con lo stesso consorzio di aziende una seconda centrale identica a quella esistente, Beznau 2. Si trattò indubbiamente di una decisione coraggiosa, in quanto in quel momento Beznau 1 si trovava ancora in fase di costruzione! Naturalmente la centrale “gemella” offriva grandi vantaggi, per esempio le infrastrutture comuni, il magazzinaggio parti di ricambio, l’addestramento del personale, per citare solo alcuni esempi.

I costi stimati per la realizzazione (350 Milioni di CHF) includevano anche una quota non trascurabile per le necessarie infrastrutture stradali di collegamento ai cantieri, per le grandi condotte di trasporto dell’acqua di raffreddamento dell’Aare ai condensatori, gli impianti elettrici di trasformazione, la costruzione di appartamenti di servizio, e molto altro. La prima carica di combustibile (57 Milioni di CHF) non è compresa nella somma. Alcuni numeri sul cantiere: in circa quattro anni furono gettati da alcune migliaia di addetti più di 50 000 metri cubi di cemento, 2000 tonnellate di acciaio, 500 km di cavi e circa 7000 relè. Solo il 25% dei costi derivavano dall’importazione di componenti strettamente nucleari. Il resto, come fortemente voluto dalla BBC Brown Boveri e previsto contrattualmente, fu realizzato in Svizzera. In particolare le turbine, i condensatori e i generatori.

Al momento della costruzione di Beznau c’erano già diverse centrali nucleari di tipologia analoga (PWR) con una certa esperienza operativa. Questo aveva permesso alla NOK di convincersi che l’affidabilità e la disponibilità delle centrali della nuova tecnologia si confrontava positivamente con le statistiche della centrali termiche tradizionali. Il consorzio di aziende costruttrici forniva inoltre ampie garanzie, come per esempio che il consumo di combustibile per kWh non superasse una quota concordata e che l’impianto fosse disponibile per una certa quota minima di ore/anno. Naturalmente venne dedicata anche molta attenzione agli aspetti della sicurezza: in particolare a Beznau venne adottato per la prima volta al mondo il principio del doppio containment. Benché la Westinghouse avesse adottato per il progetto Beznau essenzialmente la tecnologia americana dell’epoca, vi furono non poche e non trascurabili richieste di miglioramenti da parte degli ingegneri della NOK.

2Per tutta la parte storica: fonti [1] e [2]

3Una digressione sulle “vittime” del cosiddetto “accanimento delle dighe idroelettriche” (Elektrizitäts-Seewut) ci porterebbe troppo lontano, ma non si può non segnalare il bellissimo capitolo (anche iconograficamente) “Opfer” (Vittime) del libro “Elektrisiert” di Steven Schneider. Basti dire che già a partire dagli anni ’20 ogni nuovo progetto incontrò una opposizione popolare sempre crescente, fino ad arrivare ad episodi plateali come la “sommossa di Andermatt” (1946) dove gli abitanti scacciarono e picchiarono l’ingegnere della società elettrica incaricata del progetto (CKW).

4 [1], pag. 187

5 [5], pag. 142

6 [5], pag. 143

7 E da un impianto termico con turbina a gas, 40 MWe, costruito nel 1948, all’epoca la turbina a gas più potente in Europa ([5], pag. 142) e [7]

8 [1], pag. 205-206

Una centrale nucleare non è mai terminata

Era già chiaro fin dal momento della costruzione che un impianto così complesso avrebbe richiesto una manutenzione più intensiva in confronto alle centrali idroelettriche, che rappresentavano la competenza storica della NOK. Inoltre la legge svizzera sull’energia nucleare impone che in una centrale nucleare tutte le possibili misure allo stato dell’arte vengano messe continuamente in atto per garantire la protezione dell’uomo e dell’ambiente. Ne consegue che, per tutti i gestori, l’aggiornamento, la modernizzazione e il miglioramento continuo dell’impianto sono un compito permanente. Ne deriva naturalmente anche una elevata disponibilità e sicurezza di funzionamento.

Beznau non fa certamente eccezione: cito solo a titolo di esempio alcuni grandi progetti 9:

1993-1999: Sostituzione preventiva dei generatori di vapore (due per blocco)

Figure 7: Sostituzione del generatore di vapore. Immagine da axpo.com

1993: Edificio d’emergenza in cemento armato (uno per ogni blocco). Esso contiene sistemi di controllo per lo spegnimento di emergenza del reattore e per l’alimentazione dei generatori di vapore, una linea elettrica d’emergenza da 50 kV e un generatore diesel. In caso di necessità questi sistemi di sicurezza sono in grado di portare e mantenere l’impianto in una condizione stabile e sicura, anche senza intervento umano e anche in caso di non disponibilità della sala controllo principale o dei preesistenti sistemi di sicurezza. Gli edifici (“bunkerizzati”) sono particolarmente protetti contro gli agenti esterni, come gli incidenti aerei e i terremoti.

2015: Modifica dell’alimentazione elettrica di emergenza: 4 generatori diesel autonomi, bunkerizzati, a prova di terremoto e inondazioni, ciascuno di potenza 3750 kW (che corrisponde a quattro volte quanto richiesto in caso di intervento).

Figura 8: Immagine da axpo.com
Figura 9: Immagine da axpo.com

2015: Sostituzione preventiva del “coperchio” del recipiente in pressione, sulla base di esperienze in centrali all’estero.

2015: Messa in funzione di un nuovo, moderno sistema informatico (hardware e software) per la raccolta, la memorizzazione e l’analisi dei dati di funzionamento di migliaia di canali di misura per ogni blocco.

2015-2018: Prima di concludere con una descrizione dell’impianto, un ultimo “progetto” che deve essere citato in questa breve cronologia è certamente la nuova 10 verifica di sicurezza del recipiente in pressione del blocco 1, iniziata nel luglio 2015 in seguito alla rilevazione, mediante esami ultrasonici periodici di sensibilità molto elevata, di “indicazioni” (irregolarità nel materiale) in alcune zone del vessel e terminata a inizio marzo 2018 con l’autorizzazione al riavvio dell’unità 1 da parte dell’Ispettorato Federale della Sicurezza Nucleare (ENSI / IFSN).

Figura 10: Posizione delle indicazioni rilevate (anello B e C). Immagine da axpo.com
Figura 11: Impressioni della forgiatura della replica dell’anello C

Durante questa interruzione della produzione (di una sola unità) durata circa tre anni, l’AXPO ha completato con successo un ampio processo di revisione e analisi basato su una tabella di marcia definita dell’autorità di vigilanza e da un gruppo di esperti internazionali. Si è trattato probabilmente delle indagini più complete mai eseguite al mondo sul tema dei recipienti in pressione dei reattori nucleari, durante il quale sono stati coinvolti esperti riconosciuti a livello internazionale e numerose aziende e organizzazioni specializzate.

9 Più di 2.5 miliardi di CHF sono stati complessivamente investiti per aggiornamenti e miglioramenti della sicurezza dell’impianto, che soddisfa tutti gli standard più recenti ed ha anche superato con il massimo dei voti lo “stress test” europeo del 2012. Fonte: [7]

10 [7], Sicherheitsnachweis Reaktordruckbehälter (e brochure scaricabile “Sicherheitsbericht Reaktrodruckbehälter”)

Come funziona

11 Come tutte le centrali nucleari anche Beznau è una centrale termica. Il calore necessario per vaporizzare l’acqua non è generato bruciando combustibili fossili, ma in una reazione a catena controllata in un reattore. Il vapore che viene poi prodotto da un generatore di vapore va ad alimentare una turbina, che a sua volta aziona un generatore.

Figura 12: Turbine e generatore. La tensione di un generatore è di 15,5
kilovolt. Viene aumentata a 220 kilovolt da un trasformatore e immessa nella rete svizzera ad alta tensione attraverso la sottostazione di Beznau. Immagine da axpo.com

Il rotore del generatore ruota a 3000 giri al minuto. Il suo campo magnetico genera una tensione elettrica durante questo movimento rotatorio. Questo converte l’energia cinetica in energia elettrica.

11 Fonte sia per il testo che per le illustrazioni è la brochure “Broschüre Kernkraftwerk Beznau” liberamente scaricabile dal sito [7]

Uno sguardo dentro la centrale

I due edifici cilindrici di sicurezza dominano l’immagine di Beznau: sono alti 61 metri e hanno un diametro di 38 metri. Questi edifici a doppia parete ospitano gli impianti primari, in cui il calore e il vapore sono generati dall’energia nucleare. Gli impianti secondari e i gruppi turbina-generatore – due per unità – sono alloggiati nell’edificio delle turbine. Questi convertono l’energia del vapore prima in energia meccanica e poi in energia elettrica. Anche il calore per il teleriscaldamento viene estratto in questa zona.

Figura 13: Spaccato schematico di una delle due unità di Beznau: a sinistra l’edificio cilindrico di sicurezza (“containment”), a destra la sala macchine, al centro fra i due la sala controllo (“Kommandoraum”). Legenda: 1) camicia in cemento 2) rivestimento in acciaio 3) guscio di pressione in acciaio 4) recipiente in pressione del reattore 5) barre di controllo 6) generatore di vapore (uno mostrato, ma sono due per blocco) 7) pompa di ricircolazione principale 8) turbina ad alta pressione 9) separatore d’acqua, riscaldatore intermedio 10) turbine a bassa pressione 11) generatore 12) trasformatore 13) condensatore 14) serbatoi dell’acqua di alimentazione. Immagine da axpo.com

Come visibile nell’illustrazione precedente (che rappresenta un solo blocco), il reattore ad acqua pressurizzata, i due generatori di vapore e le due pompe principali sono circondati da un guscio di pressione in acciaio saldato. Ad una distanza di 1.5 metri, il guscio di pressione in acciaio è completamente racchiuso da una camicia di cemento. Questo è ulteriormente dotato di un rivestimento interno in acciaio a tenuta stagna.

Il percorso dell’energia e la generazione di vapore

Beznau 1 e Beznau 2 sono reattori del tipo ad acqua pressurizzata, caratterizzati da due circuiti separati, chiamati primario (in rosso nella figura seguente) e secondario (in blu nella figura). Nel circuito primario l’acqua in pressione viene riscaldata dagli elementi di combustibile. Nel secondario viene generato il vapore che poi andrà in turbina.

Figura 14: Rappresentazione schematica del funzionamento. Legenda: 1) attuatori barre di controllo 2) recipiente in pressione del reattore 3) pressurizzatore 4) barre di controllo 5) elementi di combustibile 6) pompa di ricircolazione principale 7) generatore di vapore (due per blocco) 8) preriscaldatore ad alta pressione 9) serbatoio dell’acqua di alimentazione 10) pompa dell’acqua di di alimentazione 11) preriscaldatore di bassa pressione 12) pompa del condensato 13) condensatore 14) turbina di alta pressione 15) turbine di bassa pressione (due per blocco) 16) generatore 17) trasformatore 18) separatore d’acqua e riscaldatore intermedio 19) deviazione per il teleriscaldamento 20) scambiatore di calore per la rete di teleriscaldamento. Immagine da axpo.com

Il vapore viene prodotto nei generatori di vapore e poi diretto alle turbine. La pressione e la temperatura sono più basse che nel reattore. La pressione nel circuito primario è sufficientemente alta (154 bar) da impedire che l’acqua riscaldata dagli elementi di combustibile (131 per ogni reattore) raggiunga l’ebollizione, anche a una temperatura di funzionamento di 300 °C nel nucleo. Il circuito secondario è utilizzato per la generazione di vapore. Il vapore a bassa pressione (55 bar) aziona le turbine con i generatori collegati. Nel condensatore (figura precedente, punto 13) il vapore di scarico si condensa in acqua ed è quindi pronto per un nuovo ciclo.

Figura 15: Spaccato del circuito primario e dei generatori di vapore (“Dampferzeuger”). Legenda: 1) volano 2) motore della pompa 3) girante della pompa 4) attuatori delle barre di controllo 5) coperchio del recipiente in pressione 6) barre di controllo 7) elementi di combustibile 8) piastra di sostegno del nocciolo 9) uscita del vapore 10) essiccatore del vapore
11) passo d’uomo 12) separatore d’acqua 13) vapore alle turbine 14) acqua di alimentazione al generatore di vapore 15) ingresso acqua di alimentazione 16) fascio tubiero (tubi ad U) 17) piastra tubiera 18) camera d’acqua. Immagine da axpo.com

Raffreddamento con l’acqua dell’Aare

A differenza delle più recenti centrali svizzere di Gösgen e Leibstadt, la centrale nucleare di Beznau non ha una torre di raffreddamento. Beznau attinge acqua dal fiume Aare per il raffreddamento. Questa viene riscaldata dal funzionamento dell’impianto e restituita al fiume. Quando funziona a pieno carico, la centrale nucleare di Beznau riscalda l’Aare da 0.7 a 1 °C – a seconda del flusso dell’acqua. Per quanto riguarda la temperatura dell’acqua di raffreddamento, AXPO è vincolata da regole severe che devono essere monitorate e rispettate in ogni momento. Se la temperatura dell’acqua dell’Aare aumenta significativamente durante un periodo particolarmente caldo, la centrale deve ridurre la sua produzione.

Affinché il vapore si ritrasformi in acqua dopo essere passato attraverso le turbine, deve essere raffreddato nei condensatori. A tal fine, un totale di 40 metri cubi di acqua di raffreddamento al secondo sono necessari per entrambe le unità a pieno carico. Questa è presa dall’Aare dal canale di adduzione della centrale idroelettrica di Beznau.

Poiché la differenza di altezza tra il canale di adduzione e il corso inferiore dell’Aare è di 6 metri, l’acqua di raffreddamento non deve essere pompata attraverso i condensatori come avviene normalmente in altre centrali nucleari: A Beznau, l’acqua per il raffreddamento del condensatore fluisce per semplice caduta dal canale di testa della centrale idroelettrica verso il letto più basso dell’Aare. Questa fu una delle ragioni per cui l’allora NOK (Nordostschweizerische Kraftwerke, oggi AXPO) optò per il sito sull’isola di Beznau negli anni ’60.

Figura 16: Panoramica esterna dell’isola di Beznau, vista da monte. Legenda: 1) e 2) unità (o blocco) 1 e 2 3) ingressi dell’acqua di raffreddamento nel canale superiore 4) uscite dell’acqua di raffreddamento nel letto naturale del fiume Aare 5) centrale idroelettrica (funzionante, anno di costruzione 1902) 6) centrale idroelettrica moderna, a diga 7) sottostazione di trasformazione elettrica (collegamento con la rete elettrica di trasporto e distribuzione). Immagine da axpo.com

Sicurezza come massima priorità

La sicurezza operativa ha un’importanza centrale a Beznau. Questo vale non solo durante il funzionamento normale, ma anche in caso di eventi straordinari. La centrale nucleare di Beznau è protetta in modo ottimale da eventi meteorologici eccezionali, dai terremoti, delle inondazioni e degli incidenti aerei. Sistemi e componenti importanti funzionano indipendentemente l’uno dall’altro, sono disponibili in più luoghi e sono fisicamente separati. Se un sistema o un componente si guasta, altri sistemi o componenti sono disponibili per eseguire le stesse funzioni.

La fissione nucleare produce prodotti radioattivi di fissione e di attivazione. Per impedire che tali sostanze vengano rilasciate nell’ambiente esterno esistono diverse barriere:

  1. I tubi di rivestimento saldati a tenuta di gas degli elementi di combustibile impediscono ai prodotti di fissione di fuoriuscire nell’acqua di raffreddamento.
  2. Il circuito primario si trova nel guscio di pressione in acciaio, che è saldato a tenuta di gas con piastre in acciaio di 3 centimetri di spessore.
  3. Il cosiddetto “containment”: un rivestimento in acciaio sigilla l’interno del guscio di cemento.
  4. Edificio di sicurezza del reattore (cilindrico, altezza 66.5 m, diametro esterno 37.8 m) : Doppio contenimento, guscio di pressione in acciaio all’interno, camicia di cemento schermata con rivestimento in acciaio all’esterno, spazio interstiziale mantenuto a pressione inferiore a quella esterna. L’aria di scarico dall’interno (zona controllata) è continuamente monitorata e scaricata all’esterno attraverso un camino di scarico.
Figura 17: L’edificio di sicurezza e le barriere protettive. Il cosiddetto “schermo biologico” è costituito da uno spessore di 3 m di cemento che blocca le radiazioni ionizzanti provenienti dal nocciolo. Immagine da axpo.com
Figura 18: La centrale oggi, vista da sud. Foto dell’autore
Figura 19: La centrale di Beznau oggi, vista da nord-est, lungo il canale superiore. A pochi minuti dalla centrale passa un sentiero escursionistico segnalato. Foto dell’autore.

Videografia

After 50 years of operation… (intervista al direttore della centrale in occasione dei 50 anni, sottotitolata in inglese, con belle immagini dell’interno)
Austausch des Reaktordruckbehälterdeckels … (video AXPO sulla sostituzione del coperchio del recipiente in pressione, 2015)
Sicherheitsnachweis Reaktordruckbehälter Block 1 (video AXPO con una spiegazione molto semplificata del processo iniziato nel 2015 a causa di irregolarità del materiale del vessel rilevate con verifiche ultrasoniche e conclusosi nel 2018 che ha portato a dimostrare la sicurezza del recipiente in pressione ed a riottenere il permesso per il riavvio dall’ente di controllo)
Safety Case Reactor pressure vessel Unit 1 (come il video precedente, in inglese)
Aus der Bauzeit des Kernkraftwerks Beznau (video NOK del 1975 sulla centrale di Beznau, molto dettagliato)
Brennstoffwechsel in Beznau (1975) (video NOK del 195 sulla fermata annuale per cambio degli elementi di combustibile e/o revisione generale)
Autanove Notstromversorgung (video AXPO del 205 sulla nuova alimentazione elettrica di emergenza bunkerizzata)
Sicherheit im Kernkraftwerk Beznau (video AXPO del 2014 sulla sicurezza a Beznau)

Biblio/sitografia per approfondire

[1] Tobias Wildi -Der Traum vom eigenen Reaktor; Die schweizerische Atomtechnologieentwicklung 1945-1969 , Chronos Verlag,
ISBN 978-3-0340-0594-4 (storia dei primi passi dell’energia nucleare in Svizzera, dedicata specificamente alla centrale di Lucens e al suo incidente, ma con interessanti approfondimenti sulla decisione delle aziende elettriche di non “aspettare” lo sviluppo di una filiera svizzera).
[2] Häftli 20 Jahre Beznau, opuscolo commemorativo dei venti anni di funzionamento della centrale di Beznau, 1989 (non in commercio)
[3] AA.VV. – «Wir von der Insel» – 50 Jahre Kernkraftwek Beznau –
ISBN 978-3-033-07414-9 (libro fotografico di grande formato edito per ricordare i cinquanta anni della centrale: al posto dell’introduzione sono raccolti brevi pensieri di tutti gli “isolani” che hanno voluto contribuire”)
[4] Luca Zanier – Powerbook – With texts by André Küttel and Bill Kouwenhoven,–ISBN 978-3-7165-1743-7 (libro fotografico di grande formato sui luoghi dell’energia, non solo le centrali nucleari)
[5] Steven Schneider – Elektrisiert – Geschichte einer Schweiz unter Strom ISBN 978-3-03919-422-3 (libro fotografico sulla storia dell’energia elettrica in Svizzera)
[6] https://www.axpo.com/ch/de/ueber-uns/magazin.detail.html/magazin/energiemarkt/der-unabhaengigste-und-sicherste-energielieferant.html (articolo storico dell’AXPO sugli inizi del nucleare in Svizzera)
[7] https://www.axpo.com/ch/de/energiewissen/kernkraftwerk-beznau.html (Descrizione in tedesco di vari aspetti dell’impianto con diverse brochure illustrate scaricabili su Beznau e link ad alcuni filmati)
[8] https://www.ensi.ch/de/2018/03/06/von-den-befunden-in-belgien-bis-zum-sicherheitsnachweis-von-beznau-1-die-chronologie/ (cronologia schematica della verifica di sicurezza del recipiente in pressione di Beznau, dal sito dell’Ispettorato Federale per la Sicurezza Nucleare)
[9] https://www.swissinfo.ch/ita/50-anni-di-beznau-i_la-centrale-atomica-sull-isola/45418652 (raccolta di immagini con descrizione in italiano)
[10] https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Beznau_Nuclear_Power_Plant (una ampia collezione di immagini anche storiche, in gran parte messe a disposizione dal Politecnico di Zurigo (ETH).

KlimatFest 2021 – Milano

Questo weekend, il 4-5-6 Giugno, saremo a Milano per la seconda edizione del KlimatFest!

Nella cornice del Parco Nord una grande festa per il clima: ci saranno tantissime associazioni milanesi e nazionali, tavoli di dibattito, musica, poesia, libri, cibo, attività per bambini e ragazzi, il cinema e tanto altro!!

L’inaugurazione sarà venerdì sera, invece sabato e domenica dalle 9 alle 19 troverete il nostro gazebo (simile allo Stand Up for Nuclear) insieme alle altre associazioni.

Avremo anche due nostri soci che interverranno in due tavoli di discussione:
🔎 @piergiorgio_croce Sabato 10-12 sul tema “Energia”: Energia in Europa
🔎 @riccardo_chebac Domenica 10-12 sul tema “Inquinamento e Rifiuti”: il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi
Per questi e tutti gli altri tavoli di discussione e attività a numero chiuso causa covid è necessaria l’iscrizione!! Trovate più giù il link

L’accesso a tutte le altre iniziative, quindi anche i gazebo delle associazioni ad esempio, sono invece libere sempre nel rispetto delle norme minime (mascherina e distanziamento)!

Trovate il programma e tutte le associazioni presenti sulla pagina instagram @klimatfest e sull’evento facebook. Trovate qui sotto il collegamento al programma completo e alla pagina di iscrizioni!

😎 Ci vediamo al Lago Niguarda questo weekend!
💪 Vuoi darci una mano allo stand? Scrivici!!

L’energia dell’atomo, il tabù della green economy – con Gioventù Liberale Italiana

Martedì 11 Maggio alle 21:00 siamo stati ospiti per una diretta di Gioventù Liberale Italiana, che ringraziamo per l’invito!

I nostri Pierluigi Totaro e Lorenzo Mazzocco hanno parlato di politica e storia del nucleare, degli scenari futuri e della situazione italiana. Ve la siete persa? Nessun problema, ecco i link!

Quanto è verde l’energia nucleare – con Circolo Gagarin

Questo venerdì 21 Maggio 2021 alle 21 saremo ospiti di una diretta su Youtube curata dal Circolo Gagarin! Ringraziamo molto il circolo e Andrés Lasso per l’iniziativa, vi lasciamo qui sotto la locandina dell’iniziativa!


L’opposizione all’energia nucleare è parte integrante di molti movimenti ambientalisti ed ecologisti, che sono spesso stati fondati su questo principio. Questa è infatti una delle loro battaglie più antiche: si può ricondurre alle proteste contro i test atomici in atmosfera negli anni ‘60 e contro la proliferazione dell’armamento atomico durante tutta la guerra fredda. In un certo senso, si può dire che l’ambientalismo storico che conosciamo oggi sia nato per opporsi alla fissione nucleare. 

Negli ultimi decenni il problema del cambiamento climatico è diventato sempre più pressante ed è oggi il tema principale del dibattito sull’impatto ambientale delle attività umane. Questo problema ha riaperto la discussione sull’uso della fissione nucleare per usi civili. Pur mantenendo tutte le caratteristiche contestate per decenni dai principali movimenti ambientalisti, evidenziate dall’incidente di Fukushima, l’energia nucleare è al momento una delle principali fonti energetiche a basse emissioni clima-alteranti.

Molti dei movimenti ambientalisti (Greenpeace, i Verdi europei, etc.) mantengono la propria opposizione storica all’energia nucleare, proponendo altre soluzioni per la decarbonizzazione della rete elettrica. In molti casi ritengono che le centrali nucleari rappresentino una minaccia più grave e immediata del cambiamento climatico.

Sarcofago del reattore numero 4 della centrale di Chernobyl, fotografato nel 2008 prima che fosse coperto dalla nuova struttura protettiva. Foto di Pedro Moura Pinheiro

Tuttavia, negli ultimi anni, è sorta anche una nuova corrente di movimenti “ambientalisti” che propone l’uso dell’energia nucleare come unica possibile soluzione per la riduzione delle emissioni di gas-serra. Gli attivisti a favore della fissione spesso rifiutano completamente le critiche storiche all’energia nucleare e sono invece pronti a sottolineare l’impatto ambientale degli impianti solari ed eolici.

Balena fotografata nei pressi della centrale nucleare californiana di Diablo Canyon. Fotografia di Mike Baird

In questi mesi lo scontro tra queste visioni contrastanti dell’energia nucleare è diventato anche istituzionale: l’Unione Europea deve infatti decidere quali siano le fonti energetiche “verdi” meritevoli di finanziamenti ed incentivi pubblici. Da una parte il governo tedesco, che sta chiudendo definitivamente le ultime centrali nucleari, non è disposto a finanziare la costruzione di nuove centrali nei paesi confinanti e chiede che l’Unione finanzi la sostituzione di impianti a carbone con centrali a gas meno inquinanti. Dall’altra parte la Francia e i paesi dell’Est vorrebbero essere aiutati a rinnovare la propria flotta di reattori e nella sostituzione delle centrali a carbone con impianti nucleari, ritenendo che questo sia il modo più veloce per abbattere ed eventualmente azzerare le emissioni di CO2.

Nel panorama attuale dell’informazione è estremamente facile trovare avvocati dell’una e dell’altra posizione ma troppo spesso i loro testi sembrano rivolti a chi voglia rafforzare le proprie convinzioni (preaching to the choir) piuttosto che a chi abbia opinioni differenti. I principali momenti di “confronto” tra le due parti sembrano avvenire nei giorni in cui viene dismessa una centrale nucleare (per esempio negli Stati Uniti o in Germania): le associazioni ambientaliste che hanno combattuto per ottenere l’abbandono dell’energia nucleare si ritrovano a festeggiare il successo del loro pluridecennale attivismo, mentre sempre più spesso a pochi metri di distanza altri “ambientalisti” protestano per i danni che secondo loro saranno causati dall’abbandono di una fonte di energia “pulita”. 

Il Circolo Gagarin nella serata di venerdì 21 maggio proverà a creare un dialogo tra queste due posizioni – apparentemente – inconciliabili. Sono stati invitati esponenti per ognuno di questi due approcci all’ecologia per dare loro l’opportunità di esporre i propri argomenti direttamente alla controparte. Probabilmente non troveremo nel corso del dibattito la soluzione ad uno dei più grandi problemi che l’umanità abbia mai affrontato, forse nessuno tra i partecipanti cambierà la propria idea ma speriamo che alla fine della serata qualcuno almeno tra gli spettatori avrà sviluppato qualche dubbio sulle proprie convinzioni.

I relatori saranno:

Andrés Lasso, Biologo di formazione,  impegnato nel mondo ecologista. Presidente di Ideale ambiente, una piccola associazione ambientalista. Socio e collaboratore di Legambiente. È stato iscritto alla federazione dei Verdi, anche se ha recentemente abbandonato il mondo della politica.
Rispetto all’uso dell’energia nucleare è sostanzialmente in sintonia con la gran parte del movimento ecologista, ritiene che che l’opzione nucleare sia una strada da scartare per vari motivi: i rischi legati ai singoli reattori, la gestione delle scorie e del fine vita dei reattori stessi, l’impatto sanitario  e ambientale. A queste motivazioni aggiunge anche il tema dei costi economici e della disponibilità di materiale fissile.
 

Pierluigi Totaro, Fisico Nucleare, ha conseguito il dottorato nel settore della Fisica delle Particelle, collaborando con l’esperimento CDF al Fermilab di Chicago. Ha svolto attività di ricerca presso le Università di Trieste e Padova. Insegna Informatica, Matematica e Fisica all’Istituto Tecnico Volta di Trieste e all’ITS Volta presso l’Area Science Park.
È presidente del Comitato Nucleare e Ragione, un’associazione nata nel 2011 con lo scopo di promuovere e diffondere una cultura scientifica in campo energetico, portando a conoscenza dell’opinione pubblica i vantaggi e gli svantaggi delle diverse fonti – con particolare attenzione all’energia nucleare – in termini di impatto sulla salute, sull’ambiente e sull’economia.

Aperitivi climatici: transizione ecologica – il ruolo del nucleare

Ci vediamo questa sera con una live ospiti dei nostri amici di The Climate Route per parlare delle tecnologie nucleari, con un occhio più globale che consideri i diritti umani e gli impatti sociali delle varie tecnologie.
Si spazierà dall’effetto NINBY, legato sia alle centrali che ai depositi, fino alle tecnologie estrattive.

É possibile anche salvaguardare i diritti delle popolazioni lungo tutto il ciclo del combustibile ? Secondo noi si ! Per scoprire come seguite la diretta alle 19:00 !

Incontro con gli studenti del Politecnico di Milano – Passion in Action

Il Politecnico di Milano, e in particolare la Scuola di Ingegneria Industriale e dell’Informazione, negli ultimi anni ha dato spazio ad una serie di iniziative extra curricolari denominate Passion in Action per lo sviluppo di competenze trasversali, soft e social skills.

Tra queste figura la seconda edizione del ciclo di incontri denominato “Ingegneria Nucleare @POLIMI: passato, presente e futuro”, il quinto appuntamento sarà dedicato proprio al nostro Comitato!

Oggi 5 Maggio saremo quindi (virtualmente!) con i circa 300 studenti iscritti a questo ciclo di seminari per raccontare un po’ di come si declina l’associazionismo nell’ambito divulgativo e in particolare nucleare. Interverrà il nostro Presidente, Pierluigi Totaro, per raccontare la nostra storia decennale e illustrare le molte nostre iniziative. Spazio poi agli studenti ed alumni, anche di altre università, per raccontare di sé e del proprio ambito di impegno all’interno dell’associazione. Infine dedicheremo larga parte dell’incontro al dibattito e alle domande del pubblico!

Abstract

Nessuna tecnologia umana è perfetta, in particolare tutte le modalità di approvvigionamento energetico presentano rischi o hanno un impatto sull’ambiente. È di fondamentale importanza fornire ai cittadini gli strumenti per poter discernere ed interpretare da sé pregi e difetti di ogni fonte energetica. Senza ignorare l’impatto della vita intera degli impianti sul territorio, è altresì fondamentale esporre le intricate connessioni tra l’intera filiera e tutte le tecnologie ad essa connesse. Così da mettere in luce l’indissolubile nesso che lega tutte le applicazioni fondate sulla stessa scienza di base, che possono diventare strumento utile al progresso collettivo.
Questo è il cuore dell’attività del Comitato Nucleare e Ragione.
Attraverso molti e diversificati canali comunicativi (social, visite, conferenze, dibattiti, confronti, festival scientifici, aperitivi informali, articoli, video, interviste, dichiarazioni, dirette) proviamo a favorire il ritorno di un dibattito sano sull’energia nucleare in Italia e più in generale una strategia energetica che favorisca tutti: ambiente, imprese, cittadini.
Il Comitato non si rivolge solo all’esterno però: è anche una grande occasione per i soci di rimanere aggiornati grazie alla condivisione di esperienze, di approfondire o imparare temi nuovi grazie alle conoscenze degli altri o di invitati illustri, di migliorare tramite la teoria e l’esercizio le proprie capacità comunicative.
L’incontro si svolgerà in tre fasi: una introduzione delle nostre attività e della nostra storia a cura del Presidente del Comitato Pierluigi Totaro; testimonianze da parte di soci di tutte le estrazioni (lavorative, geografiche, triennale di provenienza), con una forte rappresentanza di alumni e studenti di Ingegneria Nucleare PoliMi, riguardo alla loro attività all’interno della associazione; larga parte verrà lasciata infine a domande e dibattito.

Raggi Cosmici – Radiazioni in Volo tornando da Fukushima

di Massimo Burbi

Il posto dove ho misurato i livelli più alti di radiazioni durante il mio viaggio a Fukushima non è remoto, né impervio, né tantomeno interdetto al pubblico, anzi, pandemie a parte, è frequentato ogni giorno da milioni di persone [1] impegnate a scegliersi film per riempire il tempo tra un pasto e l’altro. È il sedile di un aereo di linea, dove tutto questo accade serenamente a 10-12 km di quota, in un mare di particelle ad alta energia, principalmente protoni, che ci arrivano addosso da dentro e da fuori la nostra galassia: i raggi cosmici [2].

Non sappiamo ancora tutto sulla loro origine [3], ma quel che è certo è che le energie dei raggi cosmici fanno impallidire perfino quelle dei grandi acceleratori di particelle. Qualcuno ricorderà il pandemonio scatenato da chi sosteneva che l’avvio del Large Hadron Collider, nel 2008, avrebbe innescato la creazione di buchi neri capaci di inghiottire la Terra [4]. Per capire che si trattava di terrorismo mediatico sarebbe bastato ricordare che i raggi cosmici “colpiscono” la nostra atmosfera da miliardi di anni con energie ben superiori a quelle di cui è capace l’LHC [5], eppure finora nessun buco nero ha ingoiato il pianeta.

Anche standocene tranquilli con i piedi per terra, i raggi cosmici contribuiscono a poco più del 10% della dose media per esposizione a radiazioni ionizzanti che riceviamo [6], ma, quando saliamo in quota, con qualche chilometro di atmosfera in meno sopra la testa a farci da “scudo”, picchiano molto più duro. Per questo gli equipaggi dei voli di linea sono considerati lavoratori esposti a radiazioni [7].

Mettiamoci un po’ di numeri: il fondo ambientale medio a cui siamo esposti sulla Terra da sorgenti esterne al nostro corpo è di circa 0.10 μSv/h (0.10 microSievert all’ora) [8], con variazioni importanti da una località all’altra.

Salendo in quota, il contributo della radioattività terrestre cala rapidamente, ma quello dei raggi cosmici aumenta: arrivati a 10-12 km di altitudine, il rateo di dose oscilla tra 2 μSv/h e 9 μSv/h, quindi da venti a novanta volte il fondo ambientale medio a terra, con valori che variano a seconda della latitudine (più bassi all’equatore e più elevati ai poli), e dei cicli solari, con dosi massime al minimo solare, quando il campo magnetico associato al vento solare è più debole [9].

Valori misurati di rateo di dose al variare della quota, della latitudine e del periodo del ciclo solare. Fonte UNSCEAR

Nel mio ultimo volo intercontinentale prima del COVID avevo con me i miei strumenti portatili per la misura delle radiazioni ionizzanti. Diciamo subito che gli strumenti che comunemente si usano per misurare le radiazioni a terra non sono molto adatti per fare la stessa cosa in quota, perché cambiano sia il tipo di radiazione che i livelli energetici, ma, dovendo passare 11 ore in aria, perché non fare qualche misura?

Il mio spettrometro, essendo fatto per rilevare i raggi gamma terrestri, si è ovviamente perso quasi tutta la radiazione che ha incontrato in volo, ma ha comunque rilevato un chiaro picco di annichilazione, fenomeno che si verifica quando un elettrone incontra la sua antiparticella, il positrone, con il risultato che entrambi vengono convertiti in fotoni di energia pari alla massa dell’elettrone (e del positrone): 511 keV. È la firma della presenza di antimateria nei raggi cosmici [10] [11].

Spettro gamma registrato durante il volo. Il picco a 511 keV corrisponde all’annichilazione elettrone/positrone, firma della presenza di antimateria nei raggi cosmici.

Il dosimetro se l’è cavata meglio, rilevando un reteo di dose di 4-5 μSv/h (con picchi di 10 μSv/h) e accumulando una dose di 44 μSv nel corso di undici ore, inclusi decollo e atterraggio.

Andamento della dose media oraria misurata nelle ore di volo da Tokyo Haneda a Monaco di Baviera. L’aumento dei valori fino a 5 μSv/h a partire dall’ottava ora corrisponde a un incremento della quota di crociera da 11500 a 12200 metri. I valori più bassi nella prima e nell’ultima ora corrispondono a decollo e atterraggio.

Considerando che il volo è avvenuto a fine 2019, vicino al minimo solare [12], una stima più realistica della dose accumulata da me e dagli altri passeggeri oscilla tra 60 e 70 μSv [13][14], che comunque non è più di quella che ricevo a casa mia in una decina di giorni (considerando anche il contributo del Radon), quindi niente di preoccupante, ma se dicessero queste cose al check-in probabilmente sarebbe molto più facile trovare un posto libero al finestrino.

Dose totale accumulata dal dosimetro in undici ore di volo: 44.49 μSv, con un picco di 10.60 μSv/h. Si tratta di una sottostima, un valore più realistico si aggira tra 60 e 70 μSv.

Cinque giorni prima di prendere quel volo ero a Fukushima a fare misure intorno alla centrale nucleare Dai-ichi. In poco più di sette ore, di cui una dentro la zona di esclusione, la dose totale accumulata dal mio dosimetro è stata di 1.60 μSv (una media di 0.22 μSv/h).

Andamento della dose media oraria nelle ore di permanenza all’interno della prefettura di Fukushima. Il valore più elevato corrisponde all’ora passata quasi interamente all’interno della No-Go Zone, ed è di poco superiore a 0.50 µSv/h.

Scendendo da quell’aereo, non ho potuto fare a meno di chiedermi quante delle persone che avevano condiviso con me quel volo sarebbero state troppo spaventate dalle radiazioni per seguirmi per un giorno a Fukushima, dove avrebbero preso una dose trenta o quaranta volte inferiore a quella accumulata a bordo, senza saperlo, tra il pranzo e la cena.

Immagino che quelle stesse persone oggi si straccino le vesti per la decisione di disperdere acqua proveniente dall’impianto di raffreddamento dei reattori e contenente Trizio (un beta emettitore debolissimo) nell’Oceano Pacifico, dove ogni secondo avvengono già oltre 7mila miliardi di miliardi (è un 7 seguito da 21 zeri) di decadimenti radioattivi solo di Potassio 40 [15], cosa su cui oggi non aggiungerò una parola di più perché l’ho già fatto [16].

N.B. Esistono luoghi abitati della Terra con livelli di radiazioni naturali anche più alti di quelli che si misurano in aereo [17].

FONTI

[1] https://www.icao.int/annual-report-2019/Pages/the-world-of-air-transport-in-2019.aspx
[2][3][13] https://www.unscear.org/docs/publications/2000/UNSCEAR_2000_Report_Vol.I.pdf (Pagine 84-88)
[3] https://imagine.gsfc.nasa.gov/science/toolbox/cosmic_rays1.html
[4] https://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/big-bang-test/big-bang-test/big-bang-test.html Solo uno degli esempi peggiori.
[5] https://home.cern/science/physics/cosmic-rays-particles-outer-space
[6] [8] http://www.fisicaweb.org/doc/radioattivita/geiger%20muller/taratura.pdf?fbclid=IwAR39a3eRqFA4EbZyiEjRzfUNJqb37QTY7BsXGbU-nqTE4mOddlq60C9f5yo
[7] https://www.cdc.gov/niosh/topics/aircrew/cosmicionizingradiation.html
[10] http://adsabs.harvard.edu/pdf/1978ApJ…225L..11Ll
[11] https://www.aanda.org/articles/aa/pdf/2011/07/aa16516-11.pdf
[12] https://www.nasa.gov/press-release/solar-cycle-25-is-here-nasa-noaa-scientists-explain-what-that-means
[14] https://www.unscear.org/docs/publications/2000/UNSCEAR_2000_Report_Vol.I.pdf (Pagina 538)
[15] https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiAmKmY4f3vAhUQ76QKHZNBBvs4ChAWMAJ6BAgCEAM&url=https%3A%2F%2Fgnssn.iaea.org%2FCSN%2FTRAINING%2520PACKAGES%2FBasic%2520Training%2520Course%2520on%2520Radiation%2520Protection%2520and%2520Safety%2FDay%25203%2FLecture%25207%2520-%2520Natural%2520Radiation1_Terrestrial%2520Nuclides.pptx&usg=AOvVaw2bTH8TAZyzRm0ekWT0SvbB
[16] https://www.facebook.com/massimo.burbi/posts/2382030041879453
[17] https://www.unscear.org/docs/publications/2000/UNSCEAR_2000_Report_Vol.I.pdf (Pagina 121)

Energie alternative – conferenza presso il Liceo Scientifico “Duca degli Abruzzi” di Gorizia

Il 29 Aprile 2021 dalle 10.45 alle 12.15 terremo una conferenza presso il Liceo Scientifico “Duca degli Abruzzi” di Gorizia.

Prima di noi l’Ing. Di Barbora illustrerà alcune fonti low carbon e la produzione di energia elettrica in generale.

Per il Comitato interverranno i nostri soci:
Alessandro Cechet sull’energia nucleare, il confronto nucleare rinnovabili, pro e contro dell’energia nucleare per fronteggiare il cambiamento climatico e un accenno alla fusione (30 min)
Davide Loiacono parlerà di fissione nucleare, come funziona un impianto, tecnologie innovative (30min)
– Davide Orecchia parlerà di rifiuti nucleari, sicurezza, radioprotezione (30min)

Vorresti organizzare un evento di divulgazione o dibattito anche nella tua scuola?

Abbiamo bisogno dell’energia nucleare per fermare il cambiamento climatico? – di Kurzgesagt

con sottotitoli in italiano!

Kurzgesagt – in a nutshell pubblica un altro video a tema nucleare! Questa volta parlano di approvvigionamento energetico e impatto che questo ha sul cambiamento climatico.

Noi del Comitato Nucleare e Ragione, per favorirne l’accessibilità, abbiamo lavorato esclusivamente ai sottotitoli in italiano che sono stati appena aggiunti al video da Kurzgesagt, buona visione!

Attiva i sottotitoli in Italiano!

Vi siete persi il video precedente a tema nucleare?