Nucleare e Ragione: il bilancio di un anno entusiasmante

di Pierluigi Totaro, presidente

Care amiche e cari amici, il 2021 è agli sgoccioli ed è per tutti il momento dei bilanci, anche per noi del Comitato Nucleare e Ragione: si chiude infatti un anno scoppiettante e pieno di avvenimenti, che è bello ricordare assieme prima di lanciarci – con rinnovata energia – verso il 2022.

È stato innanzitutto l’anno del decennale dalla fondazione, che abbiamo celebrato il 17 aprile con un brindisi in diretta, ripercorrendo con un carosello di fotografie tutte le iniziative – e sono state tante! – promosse dal 2011 ad oggi. Fa un certo effetto voltarsi indietro, e rendersi conto di quanto è stato pazientemente seminato, in termini di serietà e passione, in un periodo in cui il nucleare era completamente ostracizzato e tenuto lontano dal dibattito pubblico.
Ora che l’energia nucleare è tornata ad essere argomento di discussione sia nello scenario internazionale sia, in una certa insperata misura, anche in quello italiano, possiamo fare tesoro della reputazione conquistata e del nostro ruolo come associazione che fa della divulgazione scientifica e dello stimolo al dibattito, le proprie ragioni d’esistenza.

Il 2021 è stato anche l’anno di maggiore crescita numerica dell’associazione, con un raddoppio degli aderenti, a riprova del grosso interesse maturato attorno alla nostra realtà, in particolare tra i giovani: quasi la metà dei nostri soci è “junior”, ovvero ha meno di 26 anni, mentre l’età media è di soli 33 anni.  Ora possiamo dirlo, il Comitato Nucleare e Ragione è uscito definitivamente dai confini del Friuli Venezia Giulia e dalla città di Trieste – dove è nato e dove ha tuttora la sede – e si è diffuso in tutto il territorio italiano. Abbiamo soci provenienti da sedici regioni, a cui si aggiungono anche delle rappresentanze in Francia, Regno Unito, Germania, Svizzera e Canada.
Al di fuori del nucleo storico di Trieste, si sono formate delle comunità molto vivaci di studenti, ricercatori, giovani scienziati e professori legati in particolare ai Politecnici di Milano e di Torino.
Ma Nucleare e Ragione non coinvolge solo personalità accademiche: è una comunità di appassionati al mondo dell’energia e delle tecnologie nucleari, è un gruppo di persone che ha il piacere di condividere le proprie competenze e di mettersi in gioco in prima persona, mettendo in campo non solo le conoscenze nei settori della Fisica e dell’Ingegneria, ma anche della grafica, del video editing, della programmazione web, per contribuire alla missione di avvicinare quante più persone possibili al mondo dell’energia nucleare e di aiutarle, sfatando i miti e i luoghi comuni purtroppo ancora molto radicati, a formarsi un’opinione consapevole e informata sul tema. 

Anche nel 2021, come ben sappiamo, abbiamo dovuto fare i conti con l’emergenza pandemica, ma ciò non ci ha impedito di organizzare e promuovere tre importanti iniziative che ci hanno visto presenti sul territorio. Mi riferisco innanzitutto agli Stand Up for Nuclear, che nell’edizione di quest’anno hanno ottenuto anche un riconoscimento da parte del Ministero della Transizione Ecologica, rientrando tra gli eventi preparatori alla Cop-26 sotto la denominazione All4Climate-Italy. Grazie alla partecipazione di circa 150 attivisti, siamo riusciti a portare l’evento in ben otto piazze italiane e, nella versione “in campus”,  anche in quattro sedi universitarie, che hanno ospitato conferenze e seminari sul tema.
Di altrettanto rilievo, soprattutto per lo sforzo organizzativo e per il numeroso pubblico coinvolto (tantissime le scolaresche!), è stato il nostro contributo al Festival della Scienza di Genova, che ha accolto un nostro laboratorio intitolato “Radioattività tutta da scoprire”.
Un terzo evento che ci ha visto tra le fila degli organizzatori è stato il KlimatFest di Milano, al quale abbiamo contribuito con uno stand espositivo e due tavoli di discussione. 

Non sono mancate le partecipazioni a interviste, dibattiti e conferenze, finalmente alcuni anche dal vivo, che si sono aggiunti al format ormai consolidato degli aperitivi nucleari: video-dirette dedicate a specifiche tematiche nucleari, con la partecipazione di esperti del settore. 

Un’altra iniziativa importante e di cui andiamo particolarmente fieri è la serie di incontri di formazione che abbiamo offerto in primavera al Gruppo Scienza di Fridays For Future Italia e che proprio in queste settimane stiamo pubblicando a puntate su Youtube: si è trattato di una splendida occasione di confronto e di dialogo che – ne siamo convinti – ha contribuito ad abbattere qualche diffidenza reciproca e a favorire una maggiore diffusione di informazioni corrette sul nucleare nel mondo ambientalista.

Per quanto riguarda le attività editoriali, tra gli argomenti più interessanti che sono stati oggetto di articoli di approfondimento e fact-checking sul nostro sito, merita di ricordare l’incidente di Fukushima con le relative campagne di misura della radioattività, e il Deposito Nazionale dei rifiuti nucleari, di cui abbiamo seguito con attenzione l’evolversi del Seminario Nazionale contribuendo anche con delle memorie scritte

A proposito del sito: il 2021 ha visto crescere notevolmente il numero di lettori, con quasi 70mila pagine visualizzate (+250% rispetto al 2020) e una media di più di 100 visitatori giornalieri. Aumenti simili si sono registrati su tutti i nostri canali social: triplicati i followers su Instagram e Youtube, raddoppiati quelli su Twitter, mentre su Facebook abbiamo superato i diecimila like, con una crescita del 70% rispetto a un anno fa. 

Il Comitato Nucleare e Ragione, ricordiamolo, non opera da solo: a livello internazionale fa parte di una rete di associazioni “grassroot” simili alla nostra, denominata Nuclear Pride Coalition, con cui abbiamo rafforzato i legami e con la quale abbiamo promosso iniziative congiunte, volte a sostenere, tramite appelli, lettere aperte e sit-in, l’inserimento dell’energia nucleare nella Tassonomia Europea per la Finanza Sostenibile e il salvataggio di alcune centrali europee a rischio di chiusura. 
A livello nazionale siamo tra i principali promotori di Italia per il Nucleare, una aggregazione di realtà di divulgazione scientifica, nata per dare voce a tutti coloro che sostengono l’uso della fissione nucleare a scopi energetici. E’ proprio attraverso Italia per il Nucleare che abbiamo lanciato con successo, durante il 2021, una raccolta fondi per commissionare un sondaggio sul gradimento del nucleare in Italia. I risultati di questa rilevazione hanno contribuito ad arricchire con dati numerici aggiornati il dibattito che si è scatenato nel corso dell’autunno attorno all’apertura del ministro Cingolani verso i reattori nucleari di nuova generazione.
Un’altra iniziativa di Italia per il Nucleare è stato l’appello lanciato sulla piattaforma Change.org, e sottoscritto da più di 11000 persone, affinchè il Presidente del Consiglio Draghi appoggiasse il pronunciamento della Commissione Europea a favore dell’inserimento del nucleare nella Tassonomia Europea. L’Italia, ricordiamolo, non ha assunto alcuna posizione formale, e il pronunciamento ufficiale della Commissione ancora non c’è stato, anche se le dichiarazioni di diversi rappresentanti istituzionali lasciano ben sperare. Che si tratti della prima, importante gioia del 2022? 

Comunque vada, molti paesi europei sembrano in ogni caso intenzionati a rivalutare il ruolo del nucleare nell’ambito delle proprie politiche di decarbonizzazione, e questo avrà ripercussioni – a nostro avviso positive – anche per l’Italia, ora stretta dalla morsa del rialzo dei prezzi dell’energia. 

Certo, per il vero ritorno del nucleare nel nostro Paese la traversata dell’oceano è ancora lunga. Ma il vento è cambiato, e la sfida è aperta. E se anche a voi piacciono le sfide “impossibili” – le uniche per cui forse valga la pena di cimentarsi – allora sapete quello che dovete fare: il Comitato Nucleare e Ragione è il posto giusto per voi

Buon 2022 a tutti!

Nucleare di oggi e di domani: facciamo chiarezza

di Claudia Gasparrini

In questo momento così cruciale per le scelte energetiche dei vari paesi e in cui attendiamo con impazienza l’annuncio dell’inclusione del nucleare nella Tassonomia Europea della Finanza Sostenibile, ci preme fare un po’ di chiarezza su alcune affermazioni riportate da politici e tecnici italiani in questi giorni.

Iniziamo con una carrellata di foto di reattori evoluzionari e avanzati appartenenti a diverse tipologie in operazione o in costruzione già oggi. In foto sono presenti due European pressurized water reactors (EPRs): quello di Olkiluoto che ha raggiunto la criticità il 21 Dicembre 2021 (in Finlandia) e la costruzione dell’unità 2 di Hinkley Point C (Regno Unito). Una foto del reattore modulare Pebble-bed high-temperature gas-cooled reactor demonstration project (HTR-PM) (Cina) e del reattore veloce Beloyarsk Sodium fast reactor (SFR) (Russia) che utilizza combustibile rigenerato dai VVERs (reattori pressurizzati ad acqua sovietici).
Con questi esempi vorremmo spiegare – senza la pretesa di essere esaustivi – come le tecnologie per la produzione di energia tramite fissione nucleare siano in continua evoluzione, con modelli sempre più avanzati, sicuri e all’avanguardia, e che pertanto non corrisponde al vero, nè rende merito a chi è impegnato nel loro sviluppo, riferirsi al nucleare come una tecnologia “vecchia”, o per la quale sarebbe necessario attendere tempi imprecisati per vedere alla luce nuovi reattori disponibili sul mercato.

La nostra socia Claudia Gasparrini  ha raccolto alcune affermazioni e preparato una loro analisi puntuale. Le proponiamo nella speranza che ciò possa fornire un’utile chiave di lettura per i nostri lettori.

Affermazione: “Oggi non c’è una soluzione nucleare pronta, la mia posizione tecnica è che non farei assolutamente delle centrali di prima o seconda generazione perché oggettivamente sono complesse, costose, hanno problemi. Sono assolutamente convinto che vada studiata la nuova generazione di reattori cosiddetti reattori piccoli modulari.” 
Risposta: Promuovere lo studio delle tecnologie avanzate è sicuramente essenziale e apprezzabile come messaggio per le nuove generazioni, ma penso che l’incipit possa essere fuorviante.. Le centrali nucleari a fissione che sono costruite oggi non sono più di prima (I) o seconda (II) generazione. L’industria nucleare è strettamente e altamente regolamentata, innovativa e al passo con la tecnologia. I nuovi reattori in considerazione, costruzione e di recente operazione già oggi in Europa sono della Generazione più recente, la terza (III), detta anche evoluzionaria da International Atomic Energy Agency. I dati ottenuti da queste centrali che sono in operazione al giorno d’oggi (Generazione III) dimostrano come queste siano tra le tecnologie di produzione di energia termica e elettrica pulita (a bassa emissione di CO2) più sicura sul mercato ad oggi [1,2]. 

Affermazione: “quando riusciremo ad avere il confinamento inerziale, la fusione nucleare sarà la soluzione di tutto. Il concetto è che nel 2050 – 2070 quando riusciremo a ottenere una stella in miniatura di diametro 30 cm potremo soddisfare la domanda di energia di una intera città. La fusione non fa scorie radioattive, è diversa”
Risposta: qui si menziona la fusione nucleare a confinamento inerziale, subito dopo si ipotizza una centrale a fusione al 2050 – 2070 simile a una stella con diametro di 30 cm. Credo che, differentemente a quello riportato, si volesse riferire alla tecnologia di fusione nucleare a confinamento magnetico. Purtroppo l’affermazione è semplicistica, dobbiamo ricordarci che il primo prototipo di centrale a fusione nucleare previsto in Europa, EU-DEMO, dovrebbe entrare in operazione nel 2060. Questo prototipo al 2060 non sarà ancora un reattore commerciale e fornirà 300 – 500 MW di elettricità [3]. C’è una grande fibrillazione oggigiorno sui reattori più piccoli a confinamento magnetico che sfruttando la tecnologia dei superconduttori ad alta temperatura (HTS) prevedono la realizzazione di un reattore dimostrativo già nei prossimi anni. La gara per soddisfare la neutralità climatica al 2050 è aperta ed è sicuramente un momento eccitante per noi ricercatori: avere un altro asso nella manica per combattere il cambiamento climatico è sicuramente da perseguire con rinnovata fiducia e energia..!
Ma ad oggi, l’unica fonte di energia elettrica da nucleare disponibile è quella proveniente dalla fissione nucleare.
Devo anche confutare l’affermazione che non si producano rifiuti radioattivi dalle centrali a fusione nucleare. I processi di fusione e fissione sono entrambi nucleari e il metodo di produzione di calore e quindi energia elettrica deriva dalla interazione dei prodotti delle reazioni nucleari (neutroni e radiazioni) con i fluidi di raffreddamento e le strutture con cui sono costruite le centrali. Le centrali a fusione o fissione nucleare producono entrambe rifiuti nucleari a media e bassa attività. Dalle centrali a fissione si producono anche rifiuti ad alta attività: questi sono meno dell’1% in volume di tutti i rifiuti radioattivi ma contengono la maggior parte della radioattività (oltre il 70%). Questi rifiuti ad alta attività provenienti dalle centrali a fissione nucleare possono essere parzialmente riutilizzati/riciclati come nuovo combustibile, come nel caso dei reattori veloci al sodio operanti al giorno d’oggi in Russia. In altri paesi, invece, vengono prevalentemente considerate scorie/rifiuti.

Affermazione “la fissione è quella che crea problemi dove un atomo grosso come l’uranio viene spaccato in due atomi più leggeri e produce energia, un po’ il concetto della bomba atomica”
Risposta: non è corretto mettere sullo stesso piano una fonte di energia elettrica e termica sicura e pulita con l’uso che se ne può ottenere per scopi bellici. Qui mi duole aggiungere che le bombe nucleari più micidiali sono quelle in cui si sfruttano entrambi i processi di fissione nucleare seguita da fusione nucleare. Quindi se si dovesse fare un paragone a tutto tondo considerando gli impieghi militari dell’energia nucleare si dovrebbe ricordare anche l’uso bellico della fusione nucleare (cosiddetta bomba all’idrogeno, bomba H).

Affermazione: “i reattori modulari sono un po’ in mezzo: tra la centrale nucleare a fissione quella che rompe l’uranio, però è più piccola e meno potente, in teoria dovrebbe essere intrinsecamente più sicura. Ma lo vedremo, ce lo dirà la tecnologia. La fusione è un’altra cosa, si fa come la natura, si copia l’universo e sicuramente quella è la strada. Ed è per questo che nella tassonomia non può non esserci il nucleare, perché tutto l’universo funziona con la fusione.”
Risposta: No, devo contraddire questa affermazione: il nucleare nella tassonomia Europea è il nucleare da fissione nucleare perché è l’unica fonte in grado di produrre in maniera efficiente e sicura elettricità a basse emissioni di CO2 ad oggi. [4]. La centrale a fusione nucleare è una tecnologia che ancora deve dimostrare di poter produrre più energia di quella che viene immessa per far sì che diventi realizzabile commercialmente per le future generazioni.  Alcuni tra i reattori modulari ad oggi più sviluppati sono l’high-temperature pebble-bed gas-cooled reactor demonstration project in Cina e quelli di tipo pressurized water reactors in Europa e Stati Uniti: questi ultimi che sono in via di licenziamento sfruttano la tecnologia ben collaudata delle centrali a fissione di tipo pressurized water reactors (tra i quali Olkiluoto 3 che ha appena raggiunto criticità in Finlandia).

Affermazione: “la fusione risolverebbe ogni problema, però richiederà forse 100 volte l’investimento fatto fino ad ora in termine di risorse umane. Oggi parliamo di elettrificazione, la cosa che mi fa ridere e che se avessimo tutto elettrico ci servirebbero talmente tante batterie che non ci basterebbe il litio e il cobalto. Quindi sappiamo già che mentre diciamo che quella è la soluzione sappiamo che non è vero. Questo è tipicamente umano, buttare la palla avanti e dire tanto poi lo risolvo questo problema.”
Risposta: Sì, e inoltre voglio far presente che il trizio, che insieme al deuterio (isotopi dell’idrogeno) costituisce il combustibile delle centrali a fusione nucleare di cui si individua una posizione strategica in un futuro a lungo periodo (non potendo contribuire alla decarbonizzazione del pianeta entro il 2050), viene anch’esso generato dal litio. Esiste una seria perplessità nel mondo scientifico sull’approvvigionamento del litio necessario a soddisfare le risorse di trizio necessarie per far funzionare le centrali a fusione nucleare di larga scala nel futuro (proprio perché in competizione con le batterie per l’autotrazione). 

Affermazione: “Non bisogna affezionarsi a nessun tipo di tecnologia e nessun tipo di soluzione ideologica, ci vuole la neutralità tecnologica che si raggiunge studiando e vedendo i dati qualunque essi siano”.
Risposta: Sono totalmente d’accordo, e proprio per questo non bisogna demonizzare una soluzione che abbiamo già e può essere alla portata di tutti, la fissione nucleare di oggi, insieme a tutto il mix di fonti rinnovabili disponibili, può perseguire il Pathway 2.6 dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), l’unico in linea con l’obiettivo di contenere l’incremento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 °C entro il 2050. Un’analisi imparziale richiede di mettere sul tavolo tutti i dati per attuare una strategia energetica efficace. In calce una selezione di documenti da cui attingere informazioni [1-6]. Fuor di dubbio che la fusione nucleare potrebbe giocare un ruolo rilevante nello scenario energetico di fine secolo. Ma considerando l’emergenza climatica sotto gli occhi di tutti non possiamo aspettare così a lungo e né le fonti rinnovabili possono dare una risposta coerente con le richieste di energia per via semplicemente della loro incostanza che richiede la predisposizione di rilevanti sistemi di accumulo.


REFERENZE
[1] Hirschberg, S., Bauer, C., Burgherr, P., Cazzoli, E., Heck, T., Spada, M., Treyer, K., Health effects of technologies for power generation: Contributions from normal operation, severe accidents and terrorist threat, Reliability Engineering and System Safety 145 (2016) 373–387.
[2] Technical assessment of nuclear energy with respect to the ‘do no significant harm’ criteria of Regulation (EU) 2020/852 (‘Taxonomy Regulation’), EUR 30777 EN, 2021
https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC125953
[3] https://www.euro-fusion.org/eurofusion/roadmap/ 
https://www.euro-fusion.org/fileadmin/user_upload/EUROfusion/Documents/2018_Research_roadmap_long_version_01.pdf
[4] https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/banking-and-finance/sustainable-finance/eu-taxonomy-sustainable-activities_en
[5] https://www.iaea.org/sites/default/files/21/10/nuclear-energy-for-a-net-zero-world.pdf 
[6] IEA, Electricity generation by fuel and scenario, 2018-2040, Outlook Report 2019 https://www.iea.org/data-and-statistics/charts/electricity-generation-by-fuel-and-scenario-2018-2040

Fridays For Future Finland favorevole al nucleare

Riportiamo con grandissima soddisfazione la notizia dell’apertura nei confronti dell’energia nucleare da parte del gruppo finlandese di Fridays for Future, Fridaysforfuture Suomi. Ecco la traduzione in italiano di un estratto del loro editoriale, intitolato: <<Per il nucleare, contro il gas fossile>>.

Non possiamo che compiacerci per l’approccio pragmatico e razionale nel confronti del tema energetico, e ci auguriamo che sempre più gruppi di Fridays for Future, a partire da Fridays For Future Italia, possano – con un pizzico di coraggio – seguire il loro esempio e sganciarsi da vecchie ideologie e posizioni preconcette, che ormai sono solo una pesante e inutile zavorra del passato.

L’energia nucleare non è un’alternativa perfetta, ma le sue emissioni sono basse. A nostro avviso, le emissioni di anidride carbonica rappresentano una minaccia più seria delle scorie nucleari e causano l’aumento delle temperature del pianeta. Ecco perché siamo pronti ad accettare l’energia nucleare come parte del mix energetico. Non è il momento di escludere del tutto una fonte di energia a basse emissioni; piuttosto, dobbiamo usare tutti i mezzi disponibili per combattere la crisi climatica. L’opposizione al nucleare non farebbe altro che complicare e rendere più difficile un compito già enorme. Se vogliamo fermare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi, abbiamo bisogno di tutti i mezzi possibili, inclusa l’energia nucleare, per raggiungere questo obiettivo.

Deposito Nazionale: come, dove e perché è importante per la transizione ecologica – di CI SARÀ UN BEL CLIMA

Domani martedì 21 dicembre saremo ospiti della pagina Ci sarà un bel clima per un dibattito su uno dei grandi temi del “nucleare italiano”: il deposito unico nazionale.

Cercheremo di rispondere alle domande più ovvie, ovvero se è sicuro, se serve davvero e che vantaggi può comportare per il territorio che lo ospiterà. La nostra socia Elena Tonello, dottoranda del Politecnico di Milano, ne parlerà con Michele e Giovanni, ingegneri de Ci sarà un bel clima, e Luca Romano de L’avvocato dell’atomo.

Evento di formazione in collaborazione con l’IMechE

IMechE Italy Group in collaborazione con il Comitato Nucleare e Ragione offrirà oggi una lezione tecnica sulle future tecnologie nucleari e sulle applicazioni attuali. In effetti, la tecnologia nucleare non riguarda solo i reattori a fissione, ma copre diverse applicazioni come i controlli non distruttivi o i dispositivi per scansionare e rilevare rifiuti radiologici e oggetti contaminati.

Laura Gerla, laureata al Politecnico di Milano e amica del Comitato illustrerà queste importanti attività.
Il nostro socio Alessandro Maffini, del Politecnico di Milano, invece si concentrerà sugli aspetti teorici e tecnici necessari per raggiungere l’ambizioso obiettivo di utilizzare come fonte energetica la fusione nucleare.

Relatori: Laura Gerla, Southern Scientific Ltd e Alessandro Maffini, Politecnico di Milano e Comitato Nucleare e Ragione.

Il Futuro del Nucleare – RUN PoliTo

Mercoledì saremo in presenza per l’evento “Il Futuro del Nucleare” organizzato da RUN Polito !

☘️ L’impatto ecologico e climatico di queste attività è ormai evidente, e siamo chiamati ad un cambio di paradigma per perseguire un modello “low carbon”.

⚡ Tra le fonti a basse emissioni di gas climoalteranti figura l’energia nucleare. Quale può essere il contributo dell’atomo nel futuro prossimo? Quali sono le più recenti innovazioni nel settore dell’energia nucleare?

ℹ Appuntamento il 15 dicembre alle 17.30 in Aula R1 ed R1B al Politecnico di Torino, o in streaming sui social di Run Polito

Le mucche uccidono più delle scorie nucleari

di Marco Riccardo Ferrari

Riproponiamo questo articolo originariamente pubblicato su Today.it, e dedicato alla differenza tra rischio e pericolo, nell’ambito della gestione dei rifiuti nucleari

Un deposito di scorie nucleare in Svizzera

Se incontrassimo una tigre, la nostra vita sarebbe a rischio? Dipende. La tigre è pericolosa per l’uomo. Molto. Supponiamo di trovarci di fronte a una tigre affamata nella giungla: avremmo pochissime probabilità di sopravvivere. Ma una tigre in gabbia è altrettanto pericolosa? Sì, rimane pericolosa, ma il rischio che ci faccia del male è praticamente zero. Potremmo avvicinarci fino a pochi centimetri e per quanto la tigre sia pericolosa non rappresenterebbe per noi un rischio concreto.
Ecco spiegata la differenza – dal punto di vista della gestione della sicurezza – fra i concetti di pericolo (la potenzialità di causare un danno) e rischio (la probabilità che il danno venga effettivamente causato).

Tigri e mucche uccidono di più

Le scorie radioattive sono pericolose? Molto. Se toccassimo del cesio-137, uno degli isotopi radioattivi risultante dalla fissione dell’uranio, è probabile che nel giro di qualche giorno moriremmo da malattia acuta da radiazione, come i pompieri di Černobyl’. Ma le scorie radioattive sono anche rischiose? Dipende. Le scorie trattate, vetrificate, stoccate in contenitori appositi (i “cask”) che sono a prova di bomba e disastro aereo, non rappresentano un rischio per l’essere umano.
Nella foto (il deposito delle scorie nucleari svizzere) si vede infatti un uomo in mezzo a tonnellate di pericolosissimi materiali radioattivi e non è esposto praticamente a nessun rischio. Come una persona che sia circondata da centinaia di tigri affamate, ma chiuse in gabbia. La tigre oggi non rappresenta più un rischio reale per l’uomo. Purtroppo nel mondo ci sono più tigri in cattività che libere in natura e ogni anno meno di 50 persone vengono uccise globalmente dalle tigri selvatiche, mentre quelle in gabbia ne uccidono una ogni molti anni, perché magari la porta era stata chiusa male o qualcuno ci è finito dentro per errore (perché ricordiamo che per quanto sia basso il rischio zero non esiste). Al contrario le poco pericolose mucche, che tutti facciamo accarezzare ai bambini quando andiamo in un agriturismo, causano 20 morti all’anno nei soli Stati Uniti. Allo stesso modo mentre le scorie radioattive non causano nessuna vittima, proprio perché il rischio viene abbattuto con rigorosissime misure di sicurezza, le polveri sottili e gli ossidi di azoto causati dai combustibili fossili provocano 80.000 morti premature all’anno solo in Italia e tutti noi che viviamo in Pianura Padana perdiamo in media oltre un anno di vita a causa dello smog.

Respiriamo smog e nessuno se ne preoccupa

Cosa rappresenta quindi un maggior rischio per la nostra salute: il poco pericoloso smog o le molto pericolose scorie radioattive? La Sogin ha individuato 67 aree potenziali dove far sorgere il deposito unico italiano per i rifiuti radioattivi (che non sono solo quelli risultanti dalle centrali elettronucleari ormai chiuse da 30 anni ma anche quelli derivanti da attività industriali, mediche e diagnostiche ecc.). Sebbene il deposito rappresenti una opportunità per l’economia locale e per l’occupazione dell’area che verrà scelta, gli amministratori e gran parte dei cittadini delle 67 zone si sono tutti opposti. Eppure quegli amministratori e quei cittadini che hanno irrazionalmente paura del sicurissimo deposito delle scorie fanno spallucce e accettano supinamente di morire prematuramente per lo smog. D’altra parte se dicessero alle persone di fare una passeggiata in mezzo ai cask delle scorie nucleari non so quanti sarebbero tranquilli nel farlo, mentre invece d’inverno a tutti piace stare di fronte a un caminetto, nonostante si respiri benzo(a)pirene e anidride solforosa: un comportamento molto più rischioso.
La paura anche irrazionale delle scorie è così grande e radicata che per far stare tutti tranquilli per generazioni e generazioni la scienza ha trovato il modo per risolvere definitivamente il problema: quello dei depositi geologici profondi (nella quarta foto il deposito geologico di Onkalo, in costruzione in Finlandia). I geologi possono individuare delle aree che garantiscono con buona certezza centinaia di migliaia di anni di stabilità geologica così da ‘tombare’ in modo sicuro le scorie fino al punto che se anche dopo centinaia di migliaia di anni qualcosa cambiasse le scorie ormai decadute sarebbero innocue. Per usare le parole del Centro comune di ricerca dell’Unione europea (JRC) nel suo report sull’energia nucleare: “C’è un ampio consenso nella comunità scientifica che lo smaltimento geologico profondo è la soluzione a lungo termine più sicura per il combustibile nucleare esaurito e le scorie radioattive di alto livello. I depositi geologici profondi si basano su una combinazione multi-barriera che comprende sia barriere ingegneristiche che naturali […]. Gli impianti di smaltimento sono progettati per essere sicuri in modo passivo dopo la chiusura. I depositi geologici sono progettati in modo tale che il potenziale rilascio radioattivo che si potrebbe verificare in un futuro remoto sia ben al di sotto dei limiti massimi di dose consentita fissato dalla normativa di riferimento, limiti che, a loro volta, sono di ordini di grandezza inferiori ai livelli di radioattività di fondo naturale, così da assicurare che nessun danno sarà mai causato agli esseri umani dal deposito geologico”.

Le scorie sono l’ultimo dei problemi

Chi è contrario al nucleare mette spesso al primo punto le scorie radioattive come motivazione per il suo rifiuto. In realtà le scorie radioattive sono forse l’ultimo dei problemi del nucleare. Come abbiamo visto sono pericolose ma non rischiose ma soprattutto sono poche, pochissime. La grande bellezza del nucleare è l’enorme densità energetica del suo combustibile: da poco uranio si ricava moltissima energia. Poco uranio che rilascia pochissime scorie che per quanto siano terribilmente pericolose sono trattabili così da portare il rischio quasi a zero.
Seppellire i cask di scorie nei depositi geologici sarebbe come portare le tigri in gabbia all’interno di una giungla impenetrabile, per rimanere all’esempio iniziale. Viceversa altre attività umane, dal bruciare i combustibili fossili al produrre enormi quantità di pale e turbine eoliche, pannelli fotovoltaici e batterie, rilasciano tantissimi rifiuti e scarti che sebbene siano meno pericolosi e non radioattivi sono in quantità tali da mettere molto più a rischio la nostra salute e quella dell’ambiente naturale. E di diversi ordini di grandezza. L’ammontare delle scorie radioattive di alto livello – comprese di involucro – prodotte dalla Francia, che di centrali nucleari ne ha una ventina con 58 reattori, in oltre 50 anni di attività potrebbe essere contenuta in un cubo di 16 metri di lato. Quanto una piccola palazzina di 4 piani. Da 40 anni la Francia è fra i grandi paesi industrializzati quello con le emissioni di CO2 procapite più basse grazie al nucleare, che ha avuto come scarto solo quel cubotto lì.
Se la differenza fra rischio e pericolo venisse insegnata a scuola sin dalle elementari forse oggi potremmo affrontare con più serenità la sfida per contenere i cambiamenti climatici di origine antropica, evitando di rifiutare per ignoranza e irrazionalità una soluzione efficace ed efficiente, pulita e sicura, come quella dell’energia nucleare.

Aperitivo Nucleare: Terrapower, nucleare avanzato e sostenibilità

Finalmente ritornano i nostri Aperitivi Nucleari!

E ripartiamo alla grande con il primo di una serie di appuntamenti molto interessanti: questo venerdì 3 dicembre alle 18:00 avremo come ospite il Prof. Ing. Francesco Deleo, Manager della Divisione di Meccanica in Terrapower.

Parleremo di analisi delle fonti energetiche sostenibili e loro confronto con l’energia nucleare, i pro e i contro e le peculiarità del nucleare come scorie, costi, proliferazione e sicurezza.
Ma parleremo anche di Terrapower: la storia, i nuovi reattori proposti e il possibile utilizzo delle attuali scorie come nuove risorse.

A moderare l’evento ci sarà il nostro socio Iyed Boussaa, studente magistrale di Fisica.

Vi aspettiamo, come sempre drink in mano, venerdì 3 dicembre, alle ore 18:00!

Energia nucleare: unica speranza per l’ambiente? – dibattitto

— Articolo aggiornato il 16/12/2021 —

“Energia nucleare: unica speranza per l’ambiente?”  è stato il tema di una serata pubblica tenuta nel Comune di Ville d’Anaunia (TN) il 30 novembre,  grazie all’iniziativa del Sindaco del Comune e di Lorenzo Helfer, membro di “Nucleare e Ragione”.

Il giornale “L’Adige”, nel suo numero del 29 novembre, dava notizia dell’incontro-dibattito aprendo  con un riferimento alle note sintetiche EU, dal sito del Parlamento Europeo, citando «l’energia nucleare è un’alternativa a basse emissioni di carbonio rispetto ai combustibili fossili e rappresenta una componente essenziale dell’articolazione energetica di 13 dei 27 Stati membri dell’UE e rappresenta quasi il 26 % dell’energia elettrica prodotta nell’UE».

Lo stesso articolo proseguiva poi riconoscendo che “In un mondo come il nostro, dove la riduzione delle emissioni di CO₂ è una priorità per la tutela dell’ambiente, il dibattito sulla reintroduzione dell’energia nucleare nel panorama energetico italiano è di fondamentale importanza. Lo stesso dibattito si sta svolgendo in Unione Europea dove il nucleare è candidato per entrare nella lista degli investimenti sostenibili”.

La serata ha avuto come relatore principale Renzo Colombo, ingegnere nucleare e recente membro di Nucleare e Ragione, che, anche alla luce del COP26, ha presentato i più recenti sviluppi del dibattito internazionale sulla conservazione dell’ ”ecosistema umano”, sugli scenari “Zero CO₂ Emissions” e sul possibile ruolo dell’energia nucleare per il raggiungimento di questi obiettivi.  

Sono stati poi forniti al pubblico alcuni elementi di base relativi alla radioattività ed al fondo naturale, al funzionamento delle centrali nucleari e all’evoluzione della tecnologia, alla gestione delle scorie nucleari ed infine al “pericolo radioattivo”, rischio e percezione del rischio. 

Come anche riportato dall’articolo de L’Adige, l’obiettivo del dibattito, volutamente non ideologico, è stato incentrato sulle motivazioni che stanno ridando spazio in Italia ad un argomento considerato “tabù” fino a pochi mesi fa a seguito di un ostracismo mediatico “a prescindere”. 

Anche per quest’ultimo motivo, è stata una piacevole sorpresa notare che il pubblico che aveva riempito la sala dell’incontro ha partecipato attivamente al dibattito successivo alla relazione con domande pertinenti ed informate.

Alla luce della buona riuscita di questo incontro / dibattito, sarebbe auspicabile che anche altre Amministrazioni Comunali avessero il coraggio e la lungimiranza di organizzare serate sul tema del rispetto dell’ “ecosistema umano” e del ruolo che il nucleare deve avere nel mix energetico dei prossimi anni sulla scia di quanto fatto dal Comune di Ville d’Anaunia e da Lorenzo Helfer.

Seminario Nazionale: oggi la fine dei lavori

Oggi mercoledì 24 novembre si sono conclusi i lavori del Seminario Nazionale, la grande (e prima!) consultazione pubblica in Italia relativa ad un’infrastruttura di rilevanza nazionale. In altre parole il momento di confronto pubblico nell’ambito della procedura per la localizzazione del Deposito Nazionale e Parco Tecnologico.

Il Seminario Nazionale sarà definitivamente concluso quando il 15 dicembre verranno pubblicati sul sito gli Atti, che il dott. Chiaravalli ha definito non un mero elenco di contributi ma un documento vivo, facilmente navigabile e disponibile a tutti i cittadini.

Oggi quindi si è tenuta la sessione plenaria di chiusura, di cui vi riportiamo brevemente alcuni passaggi secondo noi chiave. Per tutte le informazioni dettagliate vi rimandiamo al sito ufficiale, completo e prontamente aggiornato, sul quale se vorrete potrete anche rivedere le scorse sessioni.

Le sessioni territoriali e le aree potenzialmente idonee interessate

In primo luogo ricordiamo quali tappe ci hanno portato qui oggi:

Il Seminario Nazionale è stato molto partecipato, qualche numero:

  • 125 presentazioni degli stakeholders
  • 200 domande ricevute e relative risposte
  • 32 relatori istituzionali
  • 59 memorie e documenti

In particolare il Dott. Chiaravalli ha riportato la grande qualità degli interventi tutti e dai quali è emerso un vero e proprio insieme di parole e temi chiave, alcuni anche con grande livello di dettaglio su alcuni elementi specifici. Proprio tutti questi temi hanno dato luogo ad un insieme di elementi interessanti ed importanti: le valenze culturali, territoriali, socio-economiche, storiche, tradizionali dei territori interessati. Quindi SOGIN ora si appresta a compilare la Carta Nazionale delle Aree Idonee (CNAI) anche arricchiti da questo bagaglio culturale estremeamente importante.

Riportiamo qui una sintesi della tipologia e provenienza territoriale dei partecipanti:

  • 4% nazionale
  • 20% Piemonte
  • 10% Tooscana
  • 11% Lazio
  • 3% Puglia
  • 7% Basilicata
  • 6% Siclia
  • 38% Sardegna
  • 1% Regioni non CNAPI

Quali sono i prossimi passi procedurali allora?

In conclusione ci teniamo a riportare alcuni passaggi chiave del Presidente ing. Perri che condividiamo.
Al momento ci sono 22 depositi temporanei di rifiuti radioattivi sul nostro territorio italiano: attenzione, non provvisori – temporanei. I rifiuti sono qui gestiti in totale sicurezza ma da decenni aspettano la loro destinazione definitiva. Questi migliaia di metri cubi di rifuti arrivano sì dalle centrali nucleari che stiamo smantellando, ma anche da medicina, industria e ricerca, come già abbiamo riportato qualche mese fa.
Inoltre – finalmente – ci mettiamo al passo con gli altri Paesi europei e mondiali, che hanno già costruito o stanno per costruire il loro deposito definitivo.
Infine evitiamo in questo modo le sanzioni dell’Unione Europea – che è già pronta a comminarci!

Il processo di localizzazione parte sin dal 2010 e negli anni si arricchisce di informazioni e dati, e siamo molto contenti che finalmente sia ben avviato. Qui ve lo sintetizziamo in brevissimo: