Deposito Nazionale – intervista Paolo Muzio

In questa intervista, dopo una breve presentazione della nostra associazione, i nostri Pierluigi Totaro e Alessandro Cechet illustrano alcune caratteristiche del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. Buona visione!


Ringraziamo ancora Paolo Muzio per l’opportunità! Potete seguirlo qui:

Il Parlamento prova a complicare l’iter verso il Deposito Nazionale

di Enrico Brandmayr per AIN

Proprio quando l’indignazione pubblica seguita alla pubblicazione della CNAPI (la Carta delle Aree potenzialmente Idonee per la localizzazione del Deposito Nazionale dei Rifiuti radioattivi) si era in qualche modo sopita, in seguito all’approvazione, col decreto Milleproroghe, dell’allungamento dei termini temporali della consultazione pubblica, ecco che il 13 Aprile scorso la Camera ha approvato a larghissima maggioranza una Mozione unica sull’individuazione del sito per il Deposito nazionale scorie radioattive. Il testo della mozione effettivamente approvata non siamo riusciti a reperirlo, ma da quello che trapela dalla stampa, e dalle svariate mozioni allegate agli atti della seduta, si evince un capolavoro di “exit strategy” con il quale i rappresentanti dei territori coinvolti, dando sfogo al peggio della sindrome NIMBY (non nel mio giardino) e del campanilismo elettorale, intendono allontanare lo “spettro” del deposito dal proprio bacino di voti.

Sia chiaro, una mozione in quanto tale può lasciare il tempo che trova, il Governo può benissimo ignorarla, ma esaminarne i contenuti fornisce una chiara idea di come la politica italiana sia lungi dal fare l’interesse pubblico, inteso come ciò che è più giusto per tutti e non ciò che è più conveniente elettoralmente.

Tra le svariate richieste, alcune condivisibili, come la già menzionata proroga dei tempi di consultazione, i maggiori sforzo di comunicazione e l’incremento della dotazione economica e di personale dell’ISIN (Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione), vi è infatti la richiesta di aggiungere nuovi parametri di esclusione totalmente arbitrari, al solo fine, neppure troppo nascosto a vedere i commenti entusiasti dei parlamentari proponenti sulla stampa – di scongiurare la scelta di determinate aree. Ad esempio, l’esclusione delle aree che insistono in comuni inclusi nelle liste del patrimonio UNESCO e dei comuni loro limitrofi, oppure l’introduzione tra i criteri di esclusione dello stress ambientale, che toglierebbe dalla competizione tutti i siti insistenti a meno di 20 km da altri siti industriali, centrali elettriche, discariche, etc.

Di tenore contrario, ma parimenti opportunistica, la richiesta di accettare le auto-candidature di comuni non inclusi nella CNAPI ma che ne rispettino i requisiti, evidentemente un ossimoro in sé (salvo improbabili e marginali errori, tutte le aree potenzialmente idonee sono già incluse nella CNAPI).

È bene ricordare infatti che la gestazione della CNAPI ha impiegato oltre un decennio, e i criteri che ne hanno determinato la redazione, improntati alla più rigorosa prassi internazionale in materia, sono stati determinati già nel 2014, dalla ben nota Guida tecnica n. 29 dell’ISPRA.

Sono 28 criteri, tra quelli di esclusione e quelli di approfondimento, applicati in base a requisiti oggettivi e non frutto di alchimie, in quanto tali più volte verificati e aggiornati da SOGIN e validati da ISIN quale ente di controllo.

Rimettere in discussione la CNAPI è quindi voler far saltare il tavolo.

Eppure la rapida individuazione di un sito per il Deposito Nazionale è un interesse prioritario per tutti: in primo luogo per quelle comunità che oggi ospitano i depositi temporanei (e che malauguratamente per loro sono spesso le stesse che si oppongono al Deposito), in quanto questi non sono effettivamente adeguati, dal punto di vista della sicurezza, allo stoccaggio a lungo termine; in secondo luogo per tutto il Paese, in quanto il Deposito è un’opera di civiltà, di positive ricadute economiche e di innovazione, e ogni ritardo nella sua realizzazione ha un costo economico (sanzioni economiche UE e differimento del decommissioning nucleare).

Spiace constatare che anche quei parlamentari i quali hanno avuto modo, visitando i siti già esistenti all’estero, di rendersi conto dell’assoluta sicurezza e valore tecnologico e sociale di questi siti, siano poi inclini in Parlamento al peggiore provincialismo e corporativismo localistico, tendendo a far procrastinare l’applicazione dei provvedimenti di legge invece che adoperarsi per spiegarli ai propri elettori e amministrati.

L’iter per l’individuazione del Deposito Nazionale, se pur perfettibile in molti aspetti, è tra i più innovativi mai proposti per la localizzazione di un’infrastruttura che in altri Paesi ha visto le comunità locali contendere per averla, piuttosto che per non averla.

Se lo faremo fallire – ben inteso con l’esito, scontato perché previsto dalla legge e dalle Direttive europee, di una localizzazione forzata dall’alto – sarà l’ennesima prova dell’inadeguatezza della nostra politica e del senso civico della Nazione.

Per maggiori informazioni sul Deposito Nazionale e Parco Tecnologico rimandiamo al sito ufficiale e alla nostra sezione dedicata.

Aperitivo Nucleare – 10 anni del Comitato Nucleare e Ragione

Un po’ speciale l’Aperitivo Nucleare di questo mese!

Questo sabato 17 Aprile alle 21:00 saremo in diretta con voi per festeggiare i primi 10 anni della nostra associazione! I nostri soci si collegheranno in diretta per un brindisi insieme e per ripercorrere un po’ la nostra storia, le attività che portiamo avanti quotidianamente e quelle che abbiamo programmato per il prossimo futuro.

Vi aspettiamo, mai come questa volta DRINK IN MANO!

LA GIOSTRA DELL’ACQUA RADIOATTIVA DI FUKUSHIMA… ALTRO GIRO ALTRA CORSA

di Lorenzo Mazzocco

In questi giorni i media italiani hanno nuovamente ripreso la notizia relativa alla decisione del governo giapponese di rilasciare in mare l’acqua contaminata proveniente dall’impianto di raffreddamento della centrale di Fukushima e finora raccolta in cisterne adiacenti all’impianto. Avevamo già trattato la questione più di un anno fa, ma il tono allarmista dei titoli di giornale e il bassissimo livello di qualità dei servizi pubblicati dai mezzi di informazione, ci spingono a ritornare sul tema. 

Per aiutare il lettore, riportiamo qui alcune brevi nozioni sulla radioattività, rimandando alle nostre FAQ per maggiori informazioni.

La radiazione è una particella che viene emessa a seguito del decadimento di un atomo dal nucleo instabile. Gli atomi instabili sono detti radionuclidi ovvero nuclei (nuclidi) che emettono una radiazione (radio). Una volta che l’atomo instabile ha emesso una radiazione si stabilizza, questo processo è detto decadimento. 

Le modalità attraverso cui avviene un decadimento possono essere tante e diverse: cambia il tipo di particella emessa, l’energia di questa particella, la capacità della particella di attraversare materiali e/o danneggiarli, la velocità con cui avviene il decadimento.

A noi interessano due grandezze riguardanti questi decadimenti:

  • ATTIVITÀ: se si dispone di un certo quantitativo di radionuclidi, l’attività di tale massa di atomi corrisponde al numero di radionuclidi che decade ogni secondo. L’attività dipende quindi dal tasso di decadimento (ovvero quanto velocemente un radionuclide decade) e dalla quantità di radionuclidi nella sostanza che si sta considerando. L’attività è misurata in Becquerel (Bq) o un suo multiplo/sottomultiplo.
  • DOSE EFFICACE: conoscendo il tipo di radiazione, l’energia, l’attività e la modalità con cui una persona entra in contatto con un radionuclide (lo respira? lo ingerisce? lo tocca?), e per quanto tempo questo rimane nel suo corpo se ingerito o inalato, è possibile calcolare la dose efficace, che offre una misura numerica dei possibili effetti delle radiazioni sull’organismo, tenendo conto anche della radiosensibilità dei vari tessuti (che misura quanto un tessuto del nostro corpo viene danneggiato dalla radiazione ionizzante). La dose efficace è misurata in Sievert (Sv). Sono spesso utilizzati i sottomultipli mSv (10-3 Sv) e microSv (10-6 Sv).
    Se il contatto manuale con 1g del radionuclide Co-60 e l’inalazione di 2g di Cs-137 producono entrambi una dose efficace di 20 microSv, questo significa che queste due sorgenti hanno avuto  lo stesso effetto radiologico sul corpo (20 microSv = 20 microSv). Questo accade perchè magari il Co-60 emette una radiazione molto potente ma lo si sta solo toccando con le dita mentre, allo stesso tempo il Cs-137 può emettere radiazioni poco energetiche ma se inalato può rimanere nell’organismo per più tempo e rilasciare dose su tessuti più radiosensibili, e di conseguenza danneggiarli di più.

Arriviamo a Fukushima.

Negli articoli di stampa viene riportata spesso la quantità assoluta dell’acqua nelle cisterne che andrà riversata in mare,  ma questo di per sè non è un parametro significativo. Ciò che deve interessare è la concentrazione di attività dei diversi radionuclidi, ovvero l’attività dei radionuclidi dissolta in un volume di acqua [Bq/litro], valore che cambia con la diluizione. Effettuare un’operazione di diluizione significa dissolvere la medesima attività [Bq] del radionuclide in un volume di acqua doppio, la concentrazione di attività sarà dimezzato.

Questo valore può essere più o meno modificato diluendo ulteriormente l’acqua prima del rilascio.  È abbastanza facile reperire i dati sull’attività dei diversi radionuclidi presenti nell’acqua delle cisterne dopo essere stata accuratamente filtrata da tutti i radionuclidi pericolosi. È la stessa TEPCO (Tokyo Electric Power Company) a fornirli.

Nel grafico la concentrazione di attività è espressa in Becquerel per litro di acqua. Trascuriamo per il momento le considerazioni sull’incertezza statistica dei dati e prendiamo per semplicità come riferimento la media delle misurazioni, indicata dalle linee gialle.

Notiamo subito la presenza di diversi radionuclidi: domina l’H3, seguito ad un tasso di concentrazione di attività notevolmente inferiore dal Carbonio-14 (C-14), dal Tecnezio-99 (Tc-99) e dallo Iodio-129 (I-129). Il trizio (H3) altro non è che un isotopo dell’idrogeno: banalmente si tratta di un atomo di idrogeno che ha due neutroni in più rispetto all’isotopo principale, e che con un’emivita di 12 anni decade in Elio-3 emettendo elettroni. 

Quello che cercheremo di fare è dimostrarvi che addirittura prima della diluizione in mare definire l’acqua delle cisterne come pericolosa è una affermazione grossolanamente esagerata.

Procediamo in 2 step:

  1. dimostriamo che tutti i radionuclidi oltre al trizio (H3) sono tranquillamente trascurabili rispetto a questo;
  2. dimostriamo che il trizio (H3) nelle cisterne non è pericoloso.

MA TUTTI QUEI RADIONUCLIDI?

CARBONIO-14:

dai dati di TEPCO risulta che l’attività del C-14 nell’acqua è in media pari a 90 Bq per ogni litro. In questo articolo relativamente recente della BBC Greenpeace sostiene che il C-14 nell’acqua “potrebbe danneggiare il DNA”. Andiamo quindi a quantificare questo pericolo con un confronto. Normalmente quanto C-14 è presente nel nostro cibo? Beh dipende dal cibo.
I seguenti dati sono presi dall’istituto radiologico francese IRSN. 

Come vediamo normalmente un kg di carne ha un’attività associabile al C-14 che va dai 60 ai 70 Bq. La pasta invece va da 80 a 100 Bq circa al kg. Ciò significa che bere 1L di acqua dalle cisterne di Fukushima ha la stessa pericolosità radiologica di mangiare 1.5 kg di carne o 1kg di pasta. (Possiamo affermare ciò senza usare la dose efficace perché il radionuclide è uguale e nei due casi l’interazione è sempre per ingestione).

TECNEZIO-99:

andiamo a calcolare la dose efficace a bere 1 L di acqua dalle cisterne. L’attività del tecnezio per 1L di acqua è pari a circa 8 Bq. Il fattore di conversione per l’ingestione del Tc-99 (il numero per cui dobbiamo moltiplicare l’attività per ottenere la dose efficace in Sv) è pari a 7.8 * 10-10 Sv/Bq. E’ facile calcolare che la dose efficace è pari a 6.24 * 10-9 Sv ovvero 0.00624 microSv. E’ un numero grande o piccolo? Beh dormire vicino ad una persona per una notte fornisce una dose efficace di 0.05 microSv. Mangiare una banana (radioattiva per il potassio) ha una dose efficace di 0.1 microSv. Quindi bere 1 L di acqua dalle cisterne, per quel che riguarda il Tecnezio, equivale a mangiare un pezzettino minuscolo di banana.

IODIO-129:

l’attività in media è 8 Bq ogni litro. Il fattore di conversione per l’ingestione è 1.1*10-7 Sv/Bq. Bere 1L di acqua radioattiva ha una dose efficace, per quel che riguarda lo I-129, pari a 0.88 microSv, equivalente all’ingestione di circa 9 banane.

TUTTI GLI ALTRI RADIONUCLIDI:

tutti gli altri radioisotopi hanno attività pari a circa 1/10 di quelle viste finora. Ci sembra quindi ragionevole non perderci troppo tempo

EH ALLORA IL TRIZIO ?!

Visto che abbiamo ormai capito che parlare di pericolosità radiologica degli isotopi diversi dal trizio ha ben poco senso concentriamoci sul trizio. 

Perchè c’è così tanto trizio nell’acqua? Beh la risposta è semplice: il trizio è essenzialmente idrogeno e si lega all’ossigeno per formare acqua. Filtrare l’acqua dall’acqua è quasi impossibile. 

Andiamo a ripetere la semplice operazione eseguita finora. C’è un’unica considerazione da fare prima. Ci sono due fattori di conversione che possiamo scegliere, a seconda delle modalità di interazione del trizio con l’organismo interazione: l’acqua contenente trizio viene ingerita e successivamente espulsa attraverso l’urina (fattore di conversione: 1.8*10-11 Sv/Bq) ; il trizio si lega a delle catene di carbonio (come proteine o zuccheri) rimanendo nell’organismo (fattore di conversione: 4.2* 10-11 Sv/Bq).

Consideriamo il caso limite, assai improbabile, che tutto il trizio contenuto in un litro d’acqua non venga espulso, ma sia metabolizzato nell’organismo. La dose efficace che ne deriva è pari a 29.4 microSv, un valore equivalente a un volo di 10 ore (per effetto dei raggi cosmici) oppure all’ingestione di circa 290 banane. 

Ricordiamo che tutti questi calcoli sono fatti per stimare gli effetti di prendere un aereo, andare a Fukushima, aprire una cisterna, riempire una bottiglia da 1L e bere tutta l’acqua. Non si è parlato dell’effetto dovuto alla diluizione di quest’acqua una volta versata in mare. Aspettate, in effetti abbiamo sbagliato: le dosi considerate non tengono conto del volo per Fukushima!

La dose per un volo di circa 13 ore Milano-Tokyo è pari a 39 microSv. Comprendendo gli effetti di tutti i radioisotopi dell’acqua delle cisterne, berne 1L nel peggiore dei casi fornisce una dose efficace di circa 30 microSv. E questo prima di diluirla in mare! Sì, è proprio così: andare in aereo a Fukushima ci farebbe assorbire più radiazioni che non bere 1L dell’acqua nelle cisterne.

La dinamica sui media e social che stiamo vedendo in questi giorni è più deprimente che divertente. Non ci sentiamo di biasimare i pescatori locali che si oppongono allo sversamento. Il danno d’immagine che i giornali di mezzo mondo stanno provocando, intervistando personaggi non esperti e totalmente dis- o mis- informati, sarà difficilmente riparabile. Se abbiamo scritto questo breve articolo è soprattutto per loro. Per quanto riguarda noi occidentali dobbiamo decidere se continuare a vivere seguendo un’ideologia che associa erroneamente al concetto di rischio zero – comunque impossibile da raggiungere – quello di sicurezza e felicità o tornare a valutare razionalmente i pro e i contro di una scelta soppesando i rischi (e i benefici) anche in funzione del contesto. Finora non sembra che siamo intenzionati a farlo.



La tabella con i calcoli per la dose efficace di ingestione di 1L di acqua dalle cisterne.

(la catene di decadimento Sr-90 -> Y-90 e I-129 -> Xe-129 sono omesse per semplicità verificando l’irrilevanza sul risultato finale)

FONTI:

[1] Attività dei radionuclidi nell’acqua: 
https://www.researchgate.net/profile/Ken-Buesseler/publication/344036480_Buesseler_Opening_Floodgates_at_Fukushima_Science_Perspective_Aug_2020/links/5f4eb189a6fdcc9879c010df/Buesseler-Opening-Floodgates-at-Fukushima-Science-Perspective-Aug-2020.pdf

[2] Carbonio 14 nel cibo:
https://www.irsn.fr/EN/Research/publications-documentation/radionuclides-sheets/environment/Pages/carbon14-environment.aspx#:~:text=Emitting%20b%20radiation%20with%20a,in%20which%20it%20is%20diluted.&text=The%20environmental%20toxicity%20of%2014,%2C%20low%2Denergy%20b%20type

[3] Fattori di conversione: 
https://fedlex.data.admin.ch/filestore/fedlex.data.admin.ch/eli/cc/2017/502/20180101/it/pdf-a/fedlex-data-admin-ch-eli-cc-2017-502-20180101-it-pdf-a.pdf

Vantaggi della tecnologia russa

Pubblichiamo il terzo articolo della nostra serie dedicata allo sviluppo del nucleare civile in Turchia. La prima parte è disponibile a questo link, la seconda parte a questo link.

L’impianto nucleare di Akkuyu è un progetto in serie di una centrale nucleare basato su un precedente progetto di Novovoronezh NPP-2 (Russia, regione di Voronezh). Il progetto prevede 4 unità di potenza con una capacità di 1200 MW ciascuna. La produzione in serie e il buon funzionamento di questa tecnologia (Novovoronezh NPP, Leningrad NPP-2) confermano la loro affidabilità.

La Russian State Atomic Energy Corporation Rosatom ha più di 70 anni di esperienza nel mercato internazionale dell’energia e si colloca al primo posto nel mondo in termini di portafoglio di progetti esteri (36 unità di potenza in diverse fasi di implementazione in 12 paesi); la società statale fornisce il 17% del mercato globale del combustibile nucleare.

Rosatom State Corporation occupa il 2° posto al mondo e il 1° posto in Russia in termini di produzione di energia nucleare, il 2° posto al mondo nelle riserve di uranio e il 4° posto in termini di produzione.

VVER-1200

La soluzione di punta della Rosatom è un design rivoluzionario del reattore VVER-1200. È stato sviluppato sulla base delle versioni del reattore VVER-1000 costruite per clienti stranieri negli anni ’90 e 2000: Bushehr NPP (Iran), Kudankulam NPP (India), Tianwan NPP (Cina). Rosatom ha cercato di migliorare ogni parametro del reattore, oltre a introdurre una serie di sistemi di sicurezza aggiuntivi, che consentono di ridurre la probabilità di emissioni di radiazioni in caso di incidenti e loro combinazioni.

Di conseguenza, il reattore VVER-1200 è diverso in termini di:

– maggiore potenza,

– durata di vita di 60 anni,

– elevato coefficiente di utilizzo della capacità installata (90%),

– capacità di lavorare per 18 mesi senza rifornimento,

La tecnologia VVER utilizza un’installazione con generazione di vapore a doppio circuito con un reattore a neutroni termici. Il liquido di raffreddamento e il moderatore è acqua in pressione.

Il progetto include quattro circuiti di raffreddamento con un generatore di vapore, una pompa di circolazione principale (MCP), pressurizzatore, valvole di sicurezza e di arresto di emergenza sulle tubazioni del vapore e serbatoi del sistema di raffreddamento del nucleo di emergenza del reattore.

Pertanto, il VVER-1200 combina l’affidabilità di soluzioni ingegneristiche collaudate con una serie di sistemi di sicurezza attiva e passiva finalizzati tenendo conto dei requisiti “post-Fukushima”.

Le soluzioni ingegneristiche utilizzate in VVER-1200 sono, ovvero:

– vasca del combustibile esaurito all’interno del contenimento,

– filtri in uscita dall’anello ventilato,

– unico “core catcher” con materiale sacrificale,

– impareggiabile sistema di rimozione del calore passivo,

Questi fattori permettono di definirlo un impianto con reattore di terza generazione.

Il sistema di sicurezza delle moderne centrali nucleari russe è costituito da quattro barriere tra le radiazioni ionizzanti combinate con sostanze radioattive e l’ambiente:

Il primo è la matrice del combustibile che impedisce il rilascio di prodotti di fissione attraverso il rivestimento dell’elemento di combustibile.

La seconda barriera è il rivestimento dell’elemento di combustibile che impedisce ai prodotti di fissione di entrare nel refrigerante del circuito primario.

La terza barriera è il circuito del refrigerante del reattore primario che impedisce ai prodotti di fissione di entrare nel contenitore primario.

La quarta barriera è un sistema di gusci ermetici protettivi (contenitori), che previene il rilascio di prodotti di fissione nell’ambiente. Se succede qualcosa nel core del reattore, tutta la radioattività rimarrà all’interno di questo contenitore. Tutti i moderni reattori russi di tipo VVER hanno un contenitore. Inoltre, il contenitore non è progettato solo per l’impatto esterno, ad esempio un incidente aereo, un tornado, un uragano o un’esplosione. Il contenitore può sopportare una pressione interna di 5 kg/cm2 e l’impatto esterno di un’onda d’urto che crea una pressione di 30 kPa e lo schianto di un aereo da 5 tonnellate. Il volume di contenimento è di 75mila metri cubi e il rischio di accumulo di idrogeno in esso in concentrazioni esplosive è molto inferiore rispetto alla centrale nucleare di Fukushima-1. In caso di incidente, all’interno del contenitore viene installato un sistema sprinkler per ridurre la tensione di vapore, che spruzza una soluzione di boro e altre sostanze da sotto la cupola dell’unità impedendo la diffusione della radioattività. Lì sono anche collocati ricombinatori di idrogeno, che non consentono a questo gas di accumularsi e prevengono la possibilità di un’esplosione.

Il principio di sicurezza passiva implica l’esistenza di mezzi per gestire eventuali incidenti, che prevedono la localizzazione di sostanze radioattive all’interno del contenitore. Essi includono:

– sistemi di rimozione dell’idrogeno (con ricombinatori passivi);

– sistemi di protezione da sovrapressione del circuito primario;

– sistemi per l’abbattimento del calore tramite generatori di vapore;

– sistemi per la rimozione del calore dal contenitore (fornisce la rimozione del calore a lungo termine in qualsiasi situazione di emergenza);

– core catcher – un contenitore situato sotto il reattore e riempito con una sostanza che consente lo spegnimento istantaneo della reazione.

Garantire il funzionamento sicuro dei reattori

I reattori VVER utilizzano una composizione del nocciolo che garantisce l ‘”autoprotezione” del reattore o la sua “autoregolazione”.

Se il flusso di neutroni aumenta, la temperatura nel reattore aumenta e così di conseguenza anche il vapore prodotto. Ma gli impianti del reattore sono progettati in modo tale che l’aumento della frazione di vuoti nel nucleo si traduca in una cattura accelerata dei neutroni e nel termine della reazione a catena. Questo effetto è quello che viene definito coefficiente di reattività negativo.

Per fermare rapidamente ed efficacemente la reazione a catena, è necessario catturare i neutroni rilasciati. Il carburo di boro viene normalmente utilizzato come assorbitore. Le barre con l’assorbitore vengono introdotte nel nucleo, il flusso di neutroni viene assorbito, la reazione rallenta e si ferma. Affinché le aste possano entrare nel nucleo in qualsiasi condizione, sono sospese sopra il reattore e trattenute da elettromagneti. Questo schema garantisce l’abbassamento delle barre anche in mancanza di corrente: gli elettromagneti si spegneranno e le aste entreranno nel nocciolo sotto l’azione della gravità (senza alcuna operazione aggiuntiva da parte del personale). Questa è la differenza tra i progetti domestici e americani utilizzati in Giappone presso la centrale nucleare di Fukushima-1 (dove le barre sono state inserite dal basso).

Quindi, la fisica stessa del rettore fornisce un’autoprotezione basata su una “reattività negativa”.

Nelle centrali nucleari russe vengono utilizzati principalmente schemi a due circuiti. Lo schema a doppio circuito è fondamentalmente più sicuro di quello a circuito singolo utilizzato in Giappone, perché tutte le sostanze radioattive sono all’interno dell’involucro protettivo (contenitore) e non c’è vapore nel circuito primario, perciò il rischio di “esporre” e surriscaldare il combustibile è fondamentalmente inferiore. Inoltre, i reattori VVER sono dotati di 4 generatori di vapore e i sistemi di rimozione del calore sono multi-loop, ovvero sono fornite riserve d’acqua significative. In caso fosse necessario l’approvvigionamento di ulteriore acqua di raffreddamento, sono fornite pompe di raffreddamento di emergenza separate (una pompa per ogni tubo).

Anche le riserve d’acqua sono ridondanti: in primo luogo, l’acqua verrà fornita dai serbatoi di riserva installati nella centrale stessa, quindi, se questa acqua è ancora insufficiente, l’acqua inizierà ad essere fornita da tre serbatoi aggiuntivi.

La potenza di tutte le pompe di riserva viene fornita in modo indipendente: ciascuna è alimentata da un generatore diesel separato. Tutti i generatori si trovano in edifici separati, il che non consente il loro guasto simultaneo.

L’attivazione di tutti questi sistemi di sicurezza insieme sarà richiesta solo in caso di incidente di massima gravità. Tutta la quantità di acqua versata nel reattore viene accumulata da uno speciale sistema di raccolta e raffreddamento. Il sistema fornirà nuovamente l’acqua raccolta al nucleo, ovvero il riciclaggio sarà garantito.

Sicurezza ecologica della produzione di energia nucleare

Le odierne tecnologie consentono di garantire la sicurezza dell’energia nucleare per l’ambiente e le persone che vivono nelle immediate vicinanze delle centrali nucleari. Una centrale nucleare non minaccerà la sicurezza delle colture o l’ambiente acquatico.

A differenza delle centrali termiche, le tecnologie atomiche:

– non consumano ossigeno,

– non emettono sostanze chimiche nocive nell’atmosfera o nei corpi idrici,

– consente di risparmiare in modo significativo i combustibili fossili, le cui riserve sono limitate.

La centrale nucleare è un impianto a ciclo chiuso del combustibile. Ciò significa che tutto il carburante utilizzato rimane all’interno della centrale nucleare. L’acqua utilizzata per il raffreddamento non è esposta ad effetti chimici, fisici o radiologici.

Gli impianti nucleari non inquinano l’ambiente. L’impatto delle radiazioni delle centrali nucleari sull’ambiente e sul pubblico è molto inferiore rispetto alle centrali elettriche a petrolio, carbone e olio combustibile, che rilasciano nell’atmosfera prodotti nocivi della combustione. In tutto il mondo, l’energia nucleare può ridurre le emissioni di anidride carbonica di 3 miliardi di tonnellate all’anno.

Ing. Massimo Giorgi
Regional Director for Europe per NIATR (NUCLEAR INDUSTRY ASSOCIATION)
www.niatr.org

I tecnici del Joint Research Center: il nucleare è una tecnologia sostenibile

È di alcuni giorni fa una notizia che potrebbe dare una svolta alle future politiche energetiche europee. L’agenzia di stampa Reuters ha fatto trapelare una bozza di documento redatto dal Joint Research Center (JRC), l’organismo tecnico-scientifico della Commissione Europea, nel quale gli esperti si sono pronunciati in maniera positiva in merito all’inclusione dell’energia nucleare nella tassonomia europea sulla finanza sostenibile.

Ricordiamo che in una relazione pubblicata nel giugno del 2019, il Technical Expert Group (TEG), incaricato di redigere la lista delle tecnologie finanziabili per la crescita sostenibile, pur riconoscendo gli aspetti positivi dell’energia nucleare in quanto fonte a basse emissioni di gas climalteranti, ne aveva proposto in prima battuta l’esclusione. I tecnici del TEG avevano infatti sollevato delle perplessità e suggerito ulteriori approfondimenti in merito alla sicurezza a lungo termine dell’intera filiera nucleare, con particolare attenzione alla questione della gestione dei rifiuti radioattivi.

Ad approfondire la questione è stato incaricato proprio il JRC, e le conclusioni paiono nette e inequivocabili. Ne riportiamo qui alcuni passaggi:

Average lifecycle GHG emissions determined for electricity production from nuclear energy are comparable to the values characteristic to hydropower and wind

Le emissioni di gas serra in tutto il ciclo di vita determinate dalla produzione di elettricità dall’energia nucleare è comparabile con i valori caratteristici dell’idroelettrico ed eolico

Nuclear energy has very low NOx (nitrous oxides), SO2 (sulphur dioxide), PM (particulate matter) and NMVOC (non-methane volatile organic compounds) emissions, the values are comparable to the emissions of solar PV and wind

L’energia nucleare è caratterizzata da emissioni molto basse di NOx (ossidi di azoto), SO2 (anidride solforosa, diossido di zolfo), PM (particolato atmosferico) e NMVOC (composti organici volatili non metanici), i valori sono simili a quelli delle emissioni del solare fotovoltaico ed eolico

If other impact categories are considered (e.g. acidification and eutrophication potentials), then nuclear energy is again comparable to solar PV and wind

Se consideriamo altre categorie di effetti (ad esempio acidificazione e eutrofizzazione) l’energia nucleare è di nuovo simile a solare fotovoltaico ed eolico

The same is true for freshwater and marine eco-toxicity; ozone depletion and POCP (photochemical oxidant creation potential)

Lo stesso vale per l’ecotossicità di acque dolci o marine; riduzione dell’ozono e POCP (formazione di smog fotochimico)

Land occupation of nuclear energy is about the same as for an equivalent capacity gas-fired plant, but significantly smaller than wind or solar PV

L’occupazione del suolo dell’energia nucleare è circa la stessa per un impianto a gas di capacità equivalente, ma significativamente minore dell’eolico o solare fotovoltaico

Impacts of nuclear energy on the human health and the environment are mostly comparable to hydropower and the renewables, if non-radiological effects are considered.

L’impatto dell’energia nucleare sulla salute umana ed ambientale è praticamente simile a quello dell’idroelettrico e delle rinnovabili, se consideriamo gli effetti non radiologici.

The analyses did not reveal any science-based evidence that nuclear energy does more harm to the human health or to the environment than other electricity production technologies already included in the Taxonomy as activities supporting climate change mitigation.

Le analisi non hanno rilevato alcuna prova scientifica che l’energia nucleare provochi più danno alla salute umana o ambientale rispetto alle altre tecnologie di produzione dell’elettricità già incluse nella Tassonomia come attività che supportano la mitigazione del cambiamento climatico.

It can therefore be concluded that all potentially harmful impacts of the various nuclear energy lifecycle phases on human health and the environment can be duly prevented or avoided. The nuclear energy-based electricity production and the associated activities in the whole nuclear fuel cycle (e.g. uranium mining, nuclear fuel fabrication, etc.) do not represent significant harm to any of the TEG objectives, provided that all specific industrial activities involved fulfil the related Technical Screening Criteria.

Si può quindi concludere che gli impatti sulla salute umana e ambientale potenzialmente dannosi delle varie fasi del ciclo di vita dell’energia nucleare possono essere debitamente/puntualmente previsti ed evitati. La produzione di elettricità basata sull’energia nucleare e le attività associate all’intero ciclo di vita del combustibile (ad esempio l’estrazione dell’Uranio, la produzione del combustibile nucleare, ecc) non rappresentano un danno significativo per nessuno degli obiettivi del TEG (gruppo di esperti tecnici sulla finanza sostenibile), visto che tutte le specifiche attività industriali coinvolte rispondono ai relativi TSC (criteri tecnici di selezione.

Cosa accadrà nelle prossime settimane? Quando la versione definitiva di questo report verrà pubblicata, due comitati avranno tre mesi di tempo per esaminarne i risultati. In seguito la Commissione Europea dovrà prendere una decisione definitiva e motivata sull’eventuale aggiornamento della Tassonomia, che recepisca (o meno) le conclusioni e le indicazioni del JRC.
Nel frattempo, l’attenzione sul tema è alle stelle. Il riconoscimento della sostenibilità dell’energia nucleare è stato a larga voce richiesto da un nutrito gruppo di associazioni e organizzazioni non-governative – tra cui, per l’Italia, il Comitato Nucleare e Ragione – con una lettera aperta rivolta alla presidentessa della Commissione, Ursula van der Leyen.

Seguiremo con attenzione la vicenda e ne daremo notizia su questo sito. Nel frattempo rimaniamo in fiduciosa attesa e rilanciamo l’appello tanto caro al mondo ambientalista: «Listen to the scientists!».

Quante vittime sono dovute al nucleare? – di Kurzgesagt

con sottotitoli in italiano!

Kurzgesagt – in a nutshell ha pubblicato un video che ci è piaciuto moltissimo e che vi consigliamo!

Come al loro solito attraverso grafiche bellissime e fonti ben verificate, Kurzgesagt ci racconta quante vittime ha causato l’energia nucleare rispetto alle altre fonti energetiche. Nel video troverete un approfondimento sugli incidenti di Chernobyl e Fukushima e della diga di Banqiao, sull’inquinamento atmosferico… ma non spoileriamo altro!

Noi del Comitato Nucleare e Ragione, per favorirne l’accessibilità, abbiamo lavorato esclusivamente ai sottotitoli in italiano che sono stati appena aggiunti al video da Kurzgesagt

Buona visione!

Aperitivo Nucleare: i numeri del nucleare

Questo venerdì 26 Marzo alle 18.30 il nostro socio Andrea Camerini, studente di Nuclear Engineering, nel nostro Aperitivo Nucleare ci parlerà di numeri!

Abbiamo spesso parlato dei tanti aspetti peculiari della fissione nucleare, ed è arrivato il momento di snocciolare qualche numero che possa rendere bene la differenza tra questa e le altre forme di energia. Andrea ci parlerà ad esempio di

  • occupazione del suolo
  • densità energetica
  • volume dei rifiuti
  • costi
  • utilizzo di risorse
  • sicurezza e rischio
  • confronto con altre fonti
  • nucleare nel mondo e nel futuro

Vi aspettiamo, come sempre drink in mano! 🍻😎


In tanti ci avete chiesto la presentazione!

Un mondo migliore grazie alle tecnologie nucleari

di Enrico Brandmayr per AIN, ripubblichiamo integralmente

Abbiamo spesso parlato del contributo dell’energia nucleare agli sforzi di decarbonizzazione del settore energetico e di come questo sia considerato imprescindibile da gran parte delle organizzazioni internazionali del settore e dal consenso scientifico al fine di mitigare le conseguenze del cambiamento climatico di origine antropica.

Tuttavia i benefici delle tecnologie nucleari sono più vasti e non limitati al settore energetico.

A questa conclusione giunge anche il nuovo rapporto redatto dalla United Nations Economic Commission for Europe (UNECE), un organismo che, in seno alle Nazioni Unite, si occupa di promuovere e armonizzare lo sviluppo economico del continente dal secondo dopoguerra.

Nel documento, intitolato  Application of the United Nations Framework Classification for Resources and the United Nations Resource Management System: Use of Nuclear Fuel Resources for Sustainable Development – Entry Pathways, si evidenzia come di fatto l’utilizzo delle tecnologie nucleari possa contribuire al raggiungimento di tutti e 17 gli obiettivi d sostenibilità declinati nell’Agenda 2030.

In particolare, il Sommario del rapporto afferma testualmente che “l’energia nucleare è uno strumento indispensabile per raggiungere gli obiettivi globali di sviluppo sostenibile. Essa riveste un ruolo cruciale nella decarbonizzazione del settore energetico, così come nell’eradicare la povertà, sconfiggere la fame, fornire acqua pulita ed energia a buon mercato, promuovere la crescita economica e l’innovazione industriale”.

Il rapporto si sofferma inoltre sulle potenzialità di costruire un ciclo di vita del nucleare che sia sostenibile a scala nazionale e regionale, partendo dal ciclo del combustibile per arrivare alla gestione delle scorie. A supporto delle conclusioni il rapporto presenta una disamina delle tecnologie nucleari attualmente disponibili sul mercato e delle innovazioni che dovrebbero rendersi disponibili entro il prossimo decennio, come i reattori avanzati e i piccoli reattori modulari.

Una sezione del rapporto è inoltre dedicata all’analisi dei costi – con una disamina delle diverse forme di finanziamento applicate ai progetti nucleari – e al confronto dei costi e delle esternalità del nucleare nel contesto delle diverse fonti di produzione di energia. Il nucleare si posiziona egregiamente in questo confronto, basato su diversi studi scientifici, potendo vantare esternalità negative inferiori persino al solare fotovoltaico.

Tuttavia il rapporto non manca di puntualizzare come esistano alcune barriere che prevengono l’espansione o la nascita di nuovi programmi nucleari, che possono essere rimosse migliorando le politiche energetiche degli Stati e la percezione pubblica del nucleare.

Di seguito riportiamo i 17 obiettivi dello Sviluppo Sostenibile e una sintesi del contributo dato a ciascuno di essi dalla tecnologia nucleare.

SDG 1 – Sconfiggere la povertà

L’adozione dell’energia nucleare crea numerosi posti di lavoro qualificati direttamente ed indirettamente. Contribuisce inoltre alla crescita economica promuovendo lo sviluppo di un settore industriale energivoro. L’energia nucleare è resiliente agli eventi meteorologici estremi e quindi costituisce una fonte di energia affidabile.

SDG 2 – Sconfiggere la fame

L’energia nucleare promuove la produzione sostenibile di cibo. Numerose tecnologie nucleari possono essere utilizzate per migliorare la resa agricola e per proteggere le coltivazioni dai parassiti. La desalinizzazione dell’acqua tramite energia nucleare può anch’essa contribuire ad aumentare la resa agricola nei Paesi con scarsità d’acqua dolce.

SDG 3 – Salute e benessere

L’energia nucleare, grazie alle sue basse emissioni e virtualmente priva di scarti inquinanti liberati nell’ambiente, contribuisce direttamente alla salute delle popolazioni. L’utilizzo dell’energia nucleare contribuisce allo sviluppo dell’infrastruttura sanitaria necessaria ai Paesi moderni e accresce l’automazione, riducendo l’esposizione delle popolazioni a lavori usuranti.

Le tecnologie nucleari trovano impiego diretto in medicina per la prevenzione, diagnosi e cura di varie patologie.

SDG 4 – Istruzione di qualità

Le tecnologie nucleari richiedono un vasto bacino di personale ad alta scolarizzazione e qualificazione che spazia in tutto il campo scientifico e matematico e anche in altre professioni. Lo sviluppo di programmi nucleari promuove, anzi richiede, lo sviluppo di tali competenze e la creazione di opportunità formative anche a livello internazionale.

SGD 5 – Parità di genere

La disponibilità di energia abbondante, affidabile e a basso costo promuove l’emancipazione femminile dalle attività prettamente domestiche o di sostentamento agricolo, promuovendo la parità di genere nel campo occupazionale. Benché a livello internazionale l’ingegneria sia storicamente un campo di occupazione prevalentemente maschile, cresce l’attenzione della comunità nucleare internazionale nel promuovere l’assunzione di donne meritevoli in posizioni di leadership e responsabilità.

SDG 6 – Acqua pulita e servizi igienico-sanitari

L’energia nucleare può essere direttamente impiegata per la desalinizzazione dell’acqua. Un efficiente sistema elettrico contribuisce all’efficienza dei sistemi igienico sanitari. Tecniche nucleari possono essere impiegate nello studio della qualità dell’acqua e per l’efficientamento del suo utilizzo in agricoltura.

SDG 7 – Energia pulita ed accessibile

L’energia nucleare contribuisce direttamente a questo obiettivo essendo energia pulita, affidabile e a costi competitivi. Oltre ad alimentare il settore elettrico, il nucleare può essere impiegato per produrre calore per attività industriali e riscaldamento residenziale, nonché nella produzione di idrogeno pulito e carburanti di sintesi.

SDG 8 – Lavoro dignitoso e crescita economica

L’accesso ad un efficiente sistema elettrico è il motore primo della crescita economica. In aggiunta, il nucleare contribuisce direttamente alla creazione di forza lavoro ben pagata e specializzata in numerosi ambiti. Un programma nucleare contribuisce allo sviluppo infrastrutturale del Paese che lo adotta. Gli standard di sicurezza dei lavoratori dell’industria nucleare sono molto elevati.

SDG 9 – Imprese, innovazione e infrastrutture

Le centrali nucleari sono colossali progetti infrastrutturali ad alto grado di innovazione. Le tecniche nucleari applicate all’industria contribuiscono ad innovare i prodotti ed a renderli più sicuri.

SDG 10 – Ridurre le disuguaglianze

Il nucleare contribuisce a questo obiettivo primariamente riducendo le disuguaglianze socio-economiche tramite l’estensione dell’accesso all’energia e all’elettricità.

SDG 11 – Città e comunità sostenibili

L’energia nucleare promuove l’elettrificazione e dunque la riduzione dell’impatto ambientale dei trasporti e di altre attività urbane. I reattori modulari ed i micro-reattori possono rendere sostenibili piccole comunità isolate che ad oggi si avvalgono dei combustibili fossili.

SDG 12 – Consumo e produzione responsabili

L’elevata densità energetica dell’uranio fa si che la produzione di energia nucleare sia tra le più competitive in termini di basso uso del suolo e limitato uso di materiali.
Il combustibile nucleare non ha altri usi con i quali compete e quindi non distorce altri mercati sensibili, come nel caso dei prodotti agricoli o forestali utilizzati a scopi energetici. Anche il volume di rifiuti generati dalle attività nucleari è limitato, e trattato secondo rigorosissimi protocolli ambientali e di sicurezza.

SDG 13 – Lotta contro il cambiamento climatico

Il cambiamento climatico rappresenta una delle principali minacce per le generazioni future. La produzione di energia a basse emissioni tramite fonte nucleare è indispensabile per contrastarne gli effetti.

SDG 14 – La vita sott’acqua

La produzione di energia nucleare non danneggia l’ambiente marino. Inoltre, numerose tecniche nucleari sono utilizzate per lo studio e la protezione della biodiversità oceanica e degli ecosistemi marini e lacustri.

SDG 15 – La vita sulla terra

Il basso consumo del suolo dell’energia nucleare fa si che questa non sia in competizione con gli ecosistemi terrestri, anzi molto spesso una ricca biodiversità trova rifugio entro i limiti degli impianti nucleari, che sono isolati e scarsamente antropizzati.

SDG 16 – Pace, giustizia ed istituzioni solide

I programmi nucleari richiedono un forte quadro regolatorio e istituzioni di controllo nazionali ed internazionali.

SDG 17 – Partnership per gli obiettivi

La comunità nucleare ha sviluppato modelli di cooperazione tra governi, organizzazioni non governative, istituzioni accademiche. In seno alle sole Nazioni Unite, sono molteplici gli organismi che si occupano e promuovono la cooperazione in ambito nucleare (eg. IAEA, UNSCEAR). Gli Stati che vogliono avviare un programma nucleare ottengono un ampio supporto internazionale per farlo.

Effetti economici della centrale nucleare di Akkuyu

Pubblichiamo il secondo articolo della nostra serie dedicata allo sviluppo del nucleare civile in Turchia. La prima parte è disponibile a questo link e la terza parte a questo link.

L’impianto nucleare di Akkuyu è un progetto fondamentale per la Turchia. La prima centrale nucleare della Repubblica di Turchia diventerà una fonte stabile di elettricità, contribuirà allo sviluppo sociale ed economico del paese e della regione e la costruzione della centrale nucleare di Akkuyu romperà il ghiaccio nella creazione e sviluppo di un’industria nucleare nuova nel paese.

La Turchia ha l’opportunità di acquisire esperienza e le migliori tecnologie accumulate in molti anni di sviluppo del settore. Rosatom State Corporation ha un’esperienza unica nel campo della costruzione e del funzionamento nucleare, che garantisce la messa in campo delle pratiche e delle migliori tecnologie di maggior successo. L’intera quantità di conoscenza accumulata sarà comunicata direttamente agli specialisti turchi, poiché il progetto prevede la massima partecipazione delle aziende turche ai lavori di costruzione e installazione, e successivamente specialisti turchi saranno coinvolti in tutte le fasi del suo ciclo di vita.

Il progetto Akkuyu offre significative opportunità per i fornitori turchi. Si stima attualmente che le società turche possano eseguire fino al 40% dei lavori di costruzione della centrale nucleare di Akkuyu.

La costruzione di centrali nucleari fornisce crescita economica e condizioni per l’emergere di nuovi posti di lavoro: 1 posto di lavoro durante la costruzione di centrali nucleari crea più di 10 posti di lavoro nelle industrie correlate. Lo sviluppo dell’industria dell’energia nucleare contribuisce alla crescita della ricerca scientifica, della produzione e dell’esportazione di prodotti ad alta tecnologia.

La maggior parte di coloro che lavoreranno nel cantiere vivranno nel distretto di Gulnar, nelle immediate vicinanze. Si prevede di costruire un sito temporaneo con infrastrutture per i lavoratori provenienti da altre regioni della Turchia (per diverse migliaia di persone), e un’area residenziale permanente, anch’essa con infrastrutture per ospitare il personale della centrale nucleare con le loro famiglie (circa 4.500 persone).

Si prevede che fino a 10.000 persone lavoreranno nel sito durante il periodo di massima costruzione. Nella provincia di Mersin saranno sviluppate infrastrutture regionali, commercio e attività alberghiera, ricerca, medicina, ingegneria meccanica e agricoltura.

Ci saranno locali residenziali, alberghi, negozi, scuole e asili, un centro medico, una banca, strutture culturali e sportive.

Gli abitanti interessati e adeguatamente qualificati della provincia di Mersin e delle regioni circostanti potranno lavorare in tutte le strutture all’interno della centrale nucleare e delle aree residenziali.

Con la messa in servizio dell’impianto, lo sviluppo delle infrastrutture, la creazione di nuovi posti di lavoro e la crescita della popolazione nella regione, la provincia di Mersin acquisirà un ulteriore impulso per lo sviluppo delle industrie locali, del settore dei servizi, delle attività alberghiere e diventerà più attraente sia per i residenti che per i turisti.

La domanda di elettricità in Turchia è in crescita e la produzione di energia nucleare sta diventando una necessità. Se la centrale nucleare di Akkuyu fosse stata costruita 10 anni prima, la Turchia avrebbe risparmiato fino a 14 miliardi di dollari in acquisti di gas.

Secondo i calcoli del Ministero dell’Energia e delle Risorse Naturali, se Akkuyu dovesse iniziare a funzionare oggi, da sola fornirebbe elettricità a una grande città con una popolazione di 15 milioni di abitanti, come Istanbul.

La costruzione della “città atomica” prevede lo sviluppo di un’area di circa 70 ettari:
~ 40 ha di sviluppo residenziale
~ 30 ha di infrastrutture

E’ prevista la costruzione di nuove strutture residenziali moderne, nonché strade, uffici, infrastrutture culturali e sociali, comprese istituzioni educative per bambini, ristorazione e strutture ricreative:
– edifici residenziali per il personale (~ 3000 appartamenti per circa 6000 persone)
– edifici per uffici (per le società partecipanti al progetto Akkuyu NPP)
– centro di formazione educativa (ETC)
– centro di informazione pubblica (PIC)
– negozi, area mercato, punti vendita
– attività di ristorazione
– aree ricreative
– scuole e asili
– centri fitness, sportivi e sanitari
– centro medico
– centri culturali
– rete stradale e parcheggi
– parchi paesaggistici

Il contributo stimato al PIL fornito dalla crescita del commercio (ordini / ricavi) di aziende in vari settori dell’economia (anche tra i partner turchi per la costruzione della città e Akkuyu NPP) si stima possa  raggiungere i 400 milioni di dollari.

Quindi, possiamo parlare di un effetto finanziario atteso di circa 50 milioni di dollari sotto forma di ritorno del flusso di cassa sugli investimenti in strutture commerciali (negozi locali, centri commerciali e di intrattenimento, ecc.).

Vale la pena menzionare effetti sociali come la costruzione di edifici residenziali moderni, la creazione di infrastrutture di trasporto, la crescita dell’occupazione e un aumento generale dell’attrattiva della regione per l’industria del turismo, il mercato degli affari e del mercato immobiliare residenziale.

In quest’ottica, possiamo parlare di un effetto socio-economico totale atteso di circa 630 milioni di dollari, secondo stime preliminari basate sulle attuali condizioni di sviluppo della regione.

Ing. Massimo Giorgi
Regional Director for Europe per NIATR (NUCLEAR INDUSTRY ASSOCIATION)
www.niatr.org