Assemblaggio finale del primo settore europeo del Vacuum Vessel di ITER

di Enrico Brandmayr per AIN, ripubblichiamo integralmente

È in corso presso lo stabilimento di Mangiarotti/Westinghouse di Monfalcone (GO) l’assemblaggio dei quattro segmenti costituenti il primo settore europeo del Vacuum Vessel di ITER.

Il Vacuum Vessel è la camera toroidale entro la quale sarà confinato il plasma della reazione di fusione. Esso funge dunque come prima barriera per la radioattività e al tempo stesso fornisce al plasma l’ambiente ad ultra alto vuoto necessario per la reazione.

In un tokamak, maggiori sono le dimensioni del Vacuum Vessel, più facile è il confinamento del plasma: il Vacuum Vessel di ITER, con un volume interno di 1400 mc, conterrà un volume di plasma 10 volte maggiore del più grande tokamak ad oggi esistente.

Il Vacuum Vessel è costituito da più settori ed ogni settore è composto da quattro segmenti poloidali (Poloidal Segment, PS). Il settore completo peserà circa 390 tonnellate.

Schema di un settore del Vacuum Vessel, composto di 4 segmenti poloidali e due “bocche”

Il progetto di assemblaggio dei quattro segmenti è condotto dal consorzio AMW (Ansaldo Nucleare, Mangiarotti/Westinghouse, Walter Tosto) ed è in questi mesi alle battute conclusive, con la lavorazione meccanica finale dei singoli segmenti ed il loro assemblaggio sull’imponente jig di supporto progettata allo scopo. 

Poloidal Segment 1 in lavorazione – Mangiarotti/Westinghouse, Monfalcone (GO), Giugno 2021 (foto Mangiarotti)
Controlli dimensionali sul Poloidal Segment 1 durante le fasi di assiematura – Mangiarotti/Westinghouse, Monfalcone (GO), Giugno 2021 (foto Mangiarotti)
Poloidal Segment 4 in lavorazione – Mangiarotti/Westinghouse, Monfalcone (GO), Giugno 2021 (foto Mangiarotti)

I PS 1 e 4 sono realizzati da Mangiarotti/Westinghouse mentre i PS 2 e 3 dalla Walter Tosto. Durante la fase di assiematura, i segmenti sono sottoposti ad approfonditi controlli dimensionali volti a garantire le strettissime tolleranze finali richieste.

Trasferimenti interni del PS4 – Mangiarotti/Westinghouse, Monfalcone (GO), Giugno 2021 (foto Mangiarotti)

La spedizione del primo settore completo verso Cadarache (Francia), sito di costruzione della futura centrale a fusione, è in programma verso la fine del 2021.

Il contributo dell’industria italiana al progetto ITER è di primo ordine: su un budget stimato in 21 miliardi di euro, 1.6 miliardi sono stati aggiudicati a imprese italiane, ovvero il 60% dei contratti per componenti ad alto valore tecnologico.

Rendering del Vacuum Vessel (foto ITER consortium)

Aperitivo Nucleare: l’impianto nucleare di Akkuyu

Primo e storico progetto nucleare Turco-Russo

Ritornano gli Aperitivi Nucleari!
Questa volta parleremo della centrale di Akkuyu, primo e storico progetto nucleare Turco-Russo. Lo faremo con il nostro socio Massimo Giorgi.
Massimo – laurea triennale in Ingegneria chimica e specialistica in Ingegneria nucleare presso il Politecnico di Milano – è attualmente il rappresentante italiano della NIATR (Nuclear Industry Association of Turkey).
Presenterà la serata Enrico Brandmayr.
Vi aspettiamo, come sempre drink in mano, mercoledì 28 luglio, alle ore 19:00!


L’Acqua di Fukushima e la Lezione di Topolino

di Massimo Burbi

<<L’acqua contaminata che verrà rilasciata in mare dalla centrale nucleare di Fukushima Daiichi […] contiene una sostanza radioattiva che ha il potenziale di danneggiare il DNA umano.>>

Citazione da uno dei tanti articoli di questi mesi, che prosegue aggiungendo che la “sostanza” ha “un’emivita di 5370 anni” (che in realtà sono 5730, ma lasciamo stare), quindi in pratica contaminerà l’oceano per sempre.  

La “sostanza” in questione è il Carbonio 14 (da qui in poi C14). 


Partiamo dall’inizio: è vero, e lo dichiara la stessa TEPCO (società che gestisce la centrale), che in quell’acqua trattata è presente del C14, il punto è: quanto? 

Le analisi parlano di 17.6 Bq/l (Becquerel al litro, cioè decadimenti al secondo in ogni litro) [1], come facciamo a capire se è tanto o poco? 

Cominciamo col dire che nel corpo di una persona di 70 kg c’è abbastanza C14 da causare circa 3000 decadimenti radioattivi al secondo (3000 Bq) [2]. Il corpo umano ha circa la stessa densità dell’acqua, quindi una persona di 70 Kg ha un volume di circa 70 litri. Vuol dire che nel corpo umano ci sono circa 3000 decadimenti al secondo di C14 su un volume di 70 litri, fanno più o meno 42 decadimenti al secondo al litro, due volte e mezzo i 17.6 che avvengono su ogni litro dell’acqua trattata dei serbatoi di Fukushima, e questo prima che venga diluita. Se ci fa paura il C14 che sta in quell’acqua dobbiamo iniziare a progettare un modo per scappare dal nostro corpo. 

 
Il post potrebbe finire qui, ma aggiungiamoci che il C14 è già presente anche nell’oceano e causa oltre 3 miliardi di miliardi di decadimenti radioattivi al secondo (un 3 seguito da 18 zeri) nel solo Oceano Pacifico [3], mentre per l’acqua trattata dei serbatoi si parla di 17.6 Bq/l su un volume totale di circa 1.2 miliardi di litri, quindi qualcosa intorno ai 20 miliardi di decadimenti al secondo, vuol dire che l’acqua di quei serbatoi aggiungerà circa un decadimento di C14 ogni 150 milioni che già avvengono nel Pacifico. 

Radioattività Naturale negli Oceani. [3][5] 

Ma non è tutto, perché il numero di decadimenti è solo una faccia della medaglia, bisogna anche considerare quanta energia è associata a ciascun decadimento.

Il C14 ha un decadimento beta con un’energia massima di 156 keV [4]. È tanto? È poco?

Come termine di paragone prendiamo il Potassio 40 (da qui in poi K40), presente nell’oceano in quantità tale da causare duemila volte più decadimenti del C14 [5]. Nell’89% dei casi il K40 emette una particella beta con un’energia massima di 1311 keV, e circa una volta ogni nove decadimenti emette un raggio gamma da 1461 keV [6]. 

Mettiamo tutto in fila: Il C14 dell’acqua di Fukushima è circa 150 milioni di volte meno del C14 che è già presente nell’Oceano Pacifico, che a sua volta produce circa 2000 volte meno decadimenti radioattivi rispetto al K40 già presente nello stesso oceano, che per giunta ha un’emissione beta circa 10 volte più energetica, oltre ad averne anche una gamma, molto più penetrante. 

E se i 5730 anni di emivita del C14 ci sembrano un’eternità, che dire degli oltre 1.25 miliardi di anni che servono al K40 per dimezzarsi [7]? 

Possiamo datare i reperti archeologici, come i resti di esseri viventi, grazie al C14 proprio perché è presente ovunque, fuori e dentro di noi, come spiegato magistralmente nelle tre vignette a destra nell’immagine. 

Vignette da “Topolino e gli Invasori Preistorici” (Topolino n.1582). 

Per fiutare che questa, più che una notizia, era un tentativo riuscito male di sceneggiatura di film, sarebbe bastato aver letto quella pagina di Topolino, ma siamo pur sempre il paese di Stamina, e quello dove le istituzioni decidono di avviare la sperimentazione di un farmaco [8] perché un tizio fa un video col telefono da una piazza di Tokyo per dire che ci stanno “nascondendo la verità” [9], e anche quello in cui il Senato decide, con un solo voto contrario, di destinare fondi pubblici a pratiche agricole fondate sulla stregoneria [10], quindi ovviamente se la sono bevuta in molti (la “notizia”, non l’acqua di Fukushima). 

Visto lo stato pietoso dell’informazione scientifica in questo paese, forse è arrivato il momento di proporre l’insegnamento di Topolino nelle scuole. 

BIBLIOGRAFIA
[1] https://www4.tepco.co.jp/en/decommission/progress/watertreatment/images/201224.pdf
[2] https://hps.org/publicinformation/ate/faqs/faqradbods.html 
[3][5] (slide n.11) https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q&esrc=s&source=web&cd&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiAmKmY4f3vAhUQ76QKHZNBBvs4ChAWMAJ6BAgCEAM&url=https%3A%2F%2Fgnssn.iaea.org%2FCSN%2FTRAINING%2520PACKAGES%2FBasic%2520Training%2520Course%2520on%2520Radiation%2520Protection%2520and%2520Safety%2FDay%25203%2FLecture%25207%2520-%2520Natural%2520Radiation1_Terrestrial%2520Nuclides.pptx&usg=AOvVaw2bTH8TAZyzRm0ekWT0SvbB&fbclid=IwAR2nb5L_Xpz4z1c2SLDz-40ufvnxyJohRGjcGxcQesLs-1eBy2hGBySR59E 
[4] http://nucleardata.nuclear.lu.se/toi/nuclide.asp?iZA=60014 
[6][7] http://nucleardata.nuclear.lu.se/toi/nuclide.asp?iZA=190040 
[8] https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/20_marzo_22/coronavirus-romano-tokyo-qui-l-antinfluenzale-casi-lievi-cdd3a6c4-6bcd-11ea-8bdc-8d7efa0d8720.shtml 
[9] https://www.nextquotidiano.it/avigan-cura-coronavirus-giappone-come-stanno-le-cose/ 
[10] https://www.ilfoglio.it/scienza/2021/05/21/news/il-senato-a-favore-del-cornoletame-povera-scienza-e-poveri-noi-2423979/?fbclid=IwAR1KVabDtoEVa0g_fq9_RtfekjIIBoU-xl309-t139mcwIRIqEmUFgl8VXs 

P.S.  C’è chi sostiene che nell’acqua di quei serbatoi potrebbero esserci fino a 63.6 GBq di C14 [11], invece che 20 GBq. In quel caso si tratterebbe di circa una parte su 50 milioni del C14 già presente nel Pacifico. 

[11] https://edition.cnn.com/2020/10/24/asia/japan-fukushima-waste-ocean-intl-scli/index.html 
Fonte: IAEA https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiAmKmY4f3vAhUQ76QKHZNBBvs4ChAWMAJ6BAgCEAM&url=https%3A%2F%2Fgnssn.iaea.org%2FCSN%2FTRAINING%2520PACKAGES%2FBasic%2520Training%2520Course%2520on%2520Radiation%2520Protection%2520and%2520Safety%2FDay%25203%2FLecture%25207%2520-%2520Natural%2520Radiation1_Terrestrial%2520Nuclides.pptx&usg=AOvVaw2bTH8TAZyzRm0ekWT0SvbB 
http://www.touch400.com/wp-content/uploads/2013/06/kilo.pdf 

Sondaggio SWG: oltre un italiano su due possibilista sui nuovi reattori nucleari

Secondo la rilevazione SWG un terzo degli intervistati favorevole al nucleare, con percentuali in rialzo tra i giovani. Il 56% favorevole o possibilista di fronte a reattori avanzati e piccoli reattori modulari. Sei italiani su dieci si dichiarano però poco o per nulla informati sul tema.

Grazie al supporto di tantissimi lettori, lo scorso giugno abbiamo commissionato un sondaggio per  tastare il polso degli italiani in merito all’energia nucleare. I risultati sono molto interessanti e meritano di essere attentamente valutati, anche alla luce della rinnovata attenzione che il nucleare sta ricevendo a livello internazionale in virtù del suo potenziale contributo alla decarbonizzazione del settore energetico.

Se da un lato solamente il 12% dei cittadini italiani ritiene che si dovrebbe puntare all’energia nucleare per sostenere la transizione energetica del Paese, preferendo ad essa le fonti rinnovabili ed il gas naturale (Figura 1),  dall’altro ben il 33% si dichiara comunque favorevole a riconsiderare l’opzione nucleare (Figura 2). Si tratta di una percentuale sostanzialmente invariata rispetto alla rilevazione di 10 anni fa, ma tutto sommato ragguardevole, posta l’assenza del tema nucleare dall’agenda politica nell’ultimo decennio.

E’ da notare inoltre come la rilevazione del 2011 fosse stata effettuata poco giorni dopo il terremoto giapponese, ovvero quando ancora non erano chiari i dettagli e le conseguenze dell’incidente alla centrale di Fukushima.  E’ molto probabile che la campagna mediatica che si scatenò nelle settimane successive, e che si protrasse fino al referendum del 12 e 13 giugno, abbia ulteriormente influenzato le opinioni dei cittadini, come peraltro attestato da una rilevazione condotta da DOXA nell’aprile di quell’anno e in cui i favorevoli all’energia nucleare venivano stimati in netta discesa, sotto al 25%.

Sondaggio SWG 2021: figura 1.
Sondaggio SWG 2021: figura 2.

L’indagine SWG rileva come il nucleare affascini maggiormente i millennials e gli uomini, con percentuali di gradimento oltre il 40% per queste due categorie. Le motivazioni dei favorevoli al nucleare sono variegate, ma primeggiano la sicurezza dei reattori moderni e il potenziale contributo dell’atomo all’indipendenza energetica. Tra i contrari prevalgono su tutto la paura delle scorie e di possibili incidenti (Figura 3).

Sondaggio SWG 2021: figura 3.

Riguardo al possibile inserimento del nucleare tra le fonti sostenibili della cosiddetta Tassonomia europea, il 53% si dichiara in disaccordo, il 30% d’accordo, mentre il 17% non ha elementi per esprimersi (Figura 4). Questo risultato, oltre a confermare un orientamento tendenzialmente favorevole verso il nucleare da parte di un cittadino su tre, sembra inoltre suggerire – dato l’elevato numero di indecisi – come il pronunciamento degli scienziati sia in grado di suscitare più di qualche dubbio in una frazione considerevole degli intervistati. Di fatto, solo un italiano su cinque si dichiara nettamente in disaccordo con  l’orientamento del comitato tecnico-scientifico della Commissione Europea.

Sondaggio SWG 2021: figura 4.

Questa tendenza si conferma anche nel quesito relativo alle nuove tecnologie nucleari (Figura 5), ovvero i reattori avanzati e i reattori modulari di piccola taglia che promettono di essere meno costosi e più sicuri ed efficienti e che dovrebbero essere in commercio entro la fine del decennio. Il netto rifiuto verso queste nuove tecnologie è limitato al 28% dei cittadini,  a fronte di un 29% secondo i quali invece esse risultano promettenti e meritavoli di essere prese in considerazione. In mezzo, un 27% dei cittadini, pur mantenendo un certo scetticismo, apre a queste nuove tecnologie considerandole un passo in avanti, mentre il 16% non si esprime.

Nel complesso però, la maggioranza degli italiani (59%) si dichiara poco o per niente informata sul nucleare, il che sicuramente pesa sulla capacità di formarsi un’opinione obiettiva (Figura 6). Anche in questo caso, come nei quesiti precedenti, emerge un divario tra la popolazione maschile e quella femminile:  il 54% degli uomini ritiene di sentirsi informato sul tema, contro solamente il 28% delle donne.

Sondaggio SWG 2021: figura 5.
Sondaggio SWG 2021: figura 6.

Tabelle riepilogative:

Tabella 1.
Tabella2.
Tabella 3.
Tabella 4.
Tabella 5.

In diretta la presentazione dei risultati del sondaggio SWG

A dieci anni dal referendum che ha sancito l’abbandono del progetto di riportare in Italia l’energia nucleare, come è cambiata la percezione dell’opinione pubblica nei confronti di questa fonte energetica? In che modo è cresciuta la consapevolezza del suo ruolo per la decarbonizzazione quale tecnologia a basse emissioni? Quali sono le motivazioni a favore e contro? Qual è la posizione dei cittadini in merito alla possibilità che il nucleare venga incluso nella Tassonomia Europea della finanza sostenibile?
Grazie al supporto e all’entusiasmo di tantissimi nostri followers, abbiamo finanziato un’indagine nazionale, condotta da SWG, e ora siamo pronti a presentare i risultati e a commentarli assieme al nostro pubblico. Vi aspettiamo sabato 3 luglio, alle 18:00, assieme agli amici de La Fisica che non ti aspetti e de L’Avvocato dell’atomo!


Fusione nucleare – stato dell’arte e sfide tecnologiche

Qual è lo stato dell’arte dei principali progetti riguardanti la fusione nucleare e quali sono le sfide tecnologiche da affrontare? Qual è il ruolo dell’Italia e in quali progetti è coinvolto il nostro Paese? Che differenza c’è tra fusione a confinamento magnetico e fusione a confinamento inerziale? Perché è importante investire nella ricerca e nelle tecnologie nucleari?

Tre ospiti d’eccezione cercheranno di dare risposta a questi e ad altri interrogativi e a tutte le curiosità del pubblico, in un evento speciale organizzato in collaborazione con L’Avvocato dell’Atomo e moderato dal fisico e divulgatore scientifico Luca Romano.
L’appuntamento è per venerdì 4 giugno alle ore 18:00.

Interverranno l’ing. Carlo Carrelli, analista termo-strutturale per il progetto DEMO-EU; l’ing. Elena Tonello, nostra socia e ricercatrice in fisica dei plasmi presso il Politecnico di Milano; il prof. Matteo Passoni, anch’egli socio del Comitato Nucleare e Ragone e responsabile dell’e attività di EUROfusion condotte al Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano.

Potete seguire la diretta sul nostro canale Youtube, qui sotto, oppure sulla pagina Facebook dell’evento.

Beznau, o l’isola dell’energia

di Claudio Pedrazzi per la serie Nucleare nel mondo

“Quello che mi meraviglia ogni volta, anche se ne conosco le ragioni fisiche: qui, su questa piccola isola, viene prodotto il dieci-quindici per cento dell’energia elettrica consumata in Svizzera: e per fare un giro a piedi intorno all’isola bastano dieci minuti!”

Citazione dell’autore, dall’introduzione al libro “Wir von der Insel” (Noi dell’isola), edito in occasione dei 50 anni della centrale di Beznau [3]. Il “giro” a cui mi riferisco non è all’interno dell’impianto: è completamente accessibile al pubblico, e vi si possono anche incontrare … pecore al pascolo!

Tutto quanto segue è solo responsabilità dello scrivente, è tutto basato su materiale pubblicamente disponibile e non coinvolge in alcun modo il suo datore di lavoro (AXPO Power AG). Le fonti sono sempre indicate e riportate in fondo, rimandano alla bibliografia o al sito.

Introduzione
Un po’ di storia
Una centrale nucleare non è mai terminata
Come funziona
Uno sguardo dentro la centrale
Il percorso dell’energia e la generazione di vapore
Raffreddamenteo con l’acqua dell’Aare
Sicurezza come massima priorità
Videografia
Biblio/sitografia per approfondire

Introduzione

Figura 1: L’isola di Beznau, ripresa da nord. In primo piano il corso naturale del fiume Aare, al centro i due edifici di sicurezza (a sinistra blocco 2, a destra blocco 1), dietro di essi il canale artificiale superiore. Non è del tutto insolito, passeggiando in silenzio nei boschi che si vedono sullo sfondo, incontrare qualche timido capriolo! Foto dell’autore.

Beznau è stata la prima centrale nucleare in Svizzera: l’inizio dell’esercizio commerciale risale al 24 dicembre 1969 per il blocco 1, e al 15 marzo 1972 per il blocco 2. Oggi può considerarsi una delle centrali nucleari con la più lunga esperienza operativa al mondo.

1La centrale, che sorge su un’isola artificiale del fiume Aare, consiste di due reattori ad acqua pressurizzata identici, con una potenza nominale di 365 MegaWatt elettrici (MWe) ciascuno. Essi producono insieme circa 6000 Gigawattora (GWh) all’anno, corrispondenti a due volte il consumo di energia della città di Zurigo. Inoltre la centrale fornisce acqua calda per la rete regionale di teleriscaldamento della bassa valle dell’Aare.

Il gestore della centrale, la AXPO Power AG, è una delle più antiche società produttrici di energia elettrica in Svizzera. Ancora oggi spesso ricordata con il nome che aveva fino al 2009 “Nordostschweizerische Kraftwerke (NOK)”, la sua fondazione risale al 1907. Oggi il gruppo AXPO produce e vende energia in più di trenta Paesi in Europa (fra cui l’Italia) e negli Stati Uniti.

Dalla sua messa in funzione, Beznau ha prodotto più di 250.000 Gwh di elettricità. Questo ha fatto risparmiare circa 300 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 rispetto alla generazione con una centrale a carbone. Nella centrale lavorano circa 450 persone dell’AXPO oltre a un centinaio di persone di aziende esterne.

Figura 2: La sala controllo a Beznau nel 2010. Immagine da swissinfo.ch (pubblicata originariamente su [4])

1 https://www.axpo.com/ch/de/energiewissen/kernkraftwerk-beznau.html

Un po’ di storia

Ritengo possa valere la pena di “raccontare” un po’ in dettaglio la storia e la preistoria di questo impianto: sono infatti convinto che guardare “indietro” ogni tanto, durante un viaggio, aiuti a capire meglio dove si sta andando e, perché no, anche a prendere decisioni migliori.

2Nel 1964 la Svizzera si trovava di fronte alla necessità di una svolta nel settore energetico per far fronte alla continua e rapida crescita della richiesta di energia elettrica. Con le centrali idroelettriche si era arrivati ad un punto in cui gli impianti “per natura” economici erano già stati tutti costruiti, mentre per i progetti futuri ancora aperti si prospettavano costi crescenti (e crescenti resistenze della popolazione3).

Per quanto riguardava la NOK, dopo un periodo nel quale furono valutate centrali termiche tradizionali a olio combustibile, l’azienda si decise verso la fine del 1964 l’azienda, anche a fronte di considerazioni di protezione dell’ambiente, optò per la la costruzione di una centrale nucleare sull’isola di Beznau.

Le discussioni sulla realizzazione di centrali elettriche di tipo termico tradizionale erano state una conseguenza dell’inverno 1962/63, quando l’energia idroelettrica non bastava e le società elettriche erano state costrette a imporre massicce restrizioni. Nel 1964 il giornale dell’Argovia (Aargauer Tagblatt) parlava della deprimente dipendenza della Svizzera, il paese del “carbone bianco” (energia idroelettrica), dalla importazione di energia elettrica dalla rete dei paesi circostanti. Nel caso specifico della NOK la percentuale di importazione era stata nel 1963 del 44% 4.

A quel tempo la domanda di energia in Svizzera cresceva al ritmo di circa un miliardo di kWh l’anno; di fronte a questa situazione la NOK proponeva due soluzioni concorrenti: esclusi ulteriori impianti idroelettrici a causa dei costi di costruzione, da un lato c’era la realizzazione di centrali termiche tradizionali, dall’altro la costruzione di un impianto nucleare, soluzione da considerarsi ormai pienamente percorribile sia dal punto di vista tecnico che economico, visto lo stadio di sviluppo raggiunto negli Stati Uniti.

Le centrali elettriche a petrolio incontravano una forte resistenza soprattutto presso la popolazione dei siti prescelti, ma non solo. Si temevano effetti negativi degli effluenti gassosi per l’uomo, i boschi e per l’agricoltura. Ma anche a livello di governo federale cominciava ad essere incoraggiata l’adozione dell’energia nucleare, sia per ragioni di inquinamento dell’aria che per considerazioni di indipendenza di approvvigionamento 5. Per completezza è opportuno comunque ricordare che anche ulteriori centrali idroelettriche venivano già allora fortemente avversate per motivi di carattere ambientalista. Vale la pena di citare a questo proposito un documento del febbraio 1966 della Lega Svizzera per la Protezione della Natura (SBN: Schweizerische Bund für Naturschutz, oggi Pro Natura): 6il Consiglio […] sostiene l’opinione espressa a più riprese dal Consiglio federale e sostenuta da anni dalla SBN di fare il passo direttamente verso la produzione di energia nucleare […]

L’annuncio della NOK che a Beznau sarebbe stata realizzata la prima centrale nucleare svizzera trovò un larghissimo consenso e soddisfazione in tutto il paese, e in particolare nel cantone Argovia. Il sito di Beznau, già caratterizzato dalla presenza di una centrale idroelettrica (costruita nel 1898-1902) 7, aveva vantaggi notevoli, in quanto si trattava già di un nodo importante della rete elettrica esistente, e grazie al canale superiore che alimenta la centrale idroelettrica, offriva la possibilità di acqua di raffreddamento perfino senza necessità di pompe, semplicemente con la differenza di altezza fra il canale artificiale e il corso normale del fiume Aare.


Figura 3: Sguardo da sud sull’isola di Beznau nell’autunno 1966. In fondo al canale la centrale idroelettrica del 1902; a destra, non visibile, la centrale termica del 1948; al centro il blocco 1 in costruzione. Immagine dal testo [5] “Elektriesiert, Geschichte einer Schweiz unter Strom”.

Durante le trattative con i possibili “fornitori” di centrali nucleari dell’epoca, divenne presto chiaro che la scelta era fra un reattore ad acqua bollente della General Electric (GE) o un reattore ad acqua in pressione della Westinghouse (WE). Una condizione importante per la NOK fu dal principio il coinvolgimento di aziende svizzere (anche se l’impianto, data la mancanza di esperienze nazionali, fu comprato “chiavi in mano”). Ambedue i potenziali fornitori, la WE alleata con la Brown Boveri Corporation (BBC) e la CE con la Escher-Wyss, erano giganti industriali svizzeri dell’epoca, quindi soddisfacevano questo requisito.

Uno dei possibili vantaggi della scelta di un reattore ad acqua in pressione fu proprio la maggiore separazione della parte nucleare da quella tradizionale, in particolare dal gruppo turbine. Nel reattore ad acqua bollente della GE, più compatto, il vapore radioattivo direttamente proveniente dal nocciolo alimenta direttamente la turbina e dopo aver attraversato un condensatore ritorna nel reattore. Per evitare la fuoriuscita di radioattività dal circuito, la turbina doveva avere un sistema di guarnizioni estremamente complesso. Queste guarnizioni resero difficile la collaborazione tra General Electric e Escher Wyss, perché anche il gruppo delle turbine rientrava nella parte nucleare dell’impianto e non poteva essere sviluppato indipendentemente dal reattore: GE infatti dichiarò che il coinvolgimento di una società svizzera sarebbe stato considerato solo se avesse utilizzato i disegni di progettazione delle turbine da GE.

Figura 4: L’interno dell’edificio di sicurezza del blocco 1 durante la costruzione, anno 1967. Immagine da commons.wikimedia.org

Il coordinamento tra la BBC e Westinghouse era molto più facile perché il reattore ad acqua pressurizzata Westinghouse aveva due circuiti separati, uno per il reattore e uno per la turbina. Nel circuito primario radioattivo, l’acqua circolava dal reattore al generatore di vapore e di nuovo al reattore. L’acqua del circuito secondario veniva riscaldata nel generatore di vapore, ma non entrava in contatto diretto con l’acqua contaminata. La BBC quindi non aveva bisogno di acquisire ulteriori conoscenze sulla manipolazione del vapore radioattivo. Per la NOK, questa circostanza era un vantaggio importante a favore di Westinghouse/BBC 8.

Figura 5: Stadio finale di una delle turbine di Beznau. Immagine da [2]

Il 1 agosto 1965 la decisione a favore del reattore ad acqua pressurizzata della WE fu consolidata con la firma dei contratti fra la NOK e il consorzio di aziende costituito da Westinghouse International Atomic Power Co. Ltd. e BBC Brown Boveri. I lavori a Beznau incominciarono il 6 settembre 1965. Il 30 giugno 1969, dopo solo quattro anni, il reattore raggiunse la criticità iniziale (è solo un modo complicato di dire che la reazione a catena all’interno del nocciolo raggiunse per la prima volta la capacità di autosostentarsi: ovviamente si tratta di una pietra miliare nella serie di fasi che porta alla completa messa in funzione di una centrale e al suo collegamento alla rete elettrica).

Figure 6: La centrale di Beznau 1 è inaugurata ufficialmente l’11 maggio 1970, anche se è giá in funzione da qualche mese. Il consigliere federale Ernst Brugger, seduto, si fa spiegare il funzionamento dell’impianto dal professor Urs Hochstrasser (a sinistra) e dal direttore della azienda elettrica Nordostschweizerische Kraftwerke (NOK) Fritz Aemmer. Immagine e didascalia da swissinfo.ch

Nel Dicembre 1967 la NOK decise di avvalersi di una opzione già prevista nell’ordine, costruendo con lo stesso consorzio di aziende una seconda centrale identica a quella esistente, Beznau 2. Si trattò indubbiamente di una decisione coraggiosa, in quanto in quel momento Beznau 1 si trovava ancora in fase di costruzione! Naturalmente la centrale “gemella” offriva grandi vantaggi, per esempio le infrastrutture comuni, il magazzinaggio parti di ricambio, l’addestramento del personale, per citare solo alcuni esempi.

I costi stimati per la realizzazione (350 Milioni di CHF) includevano anche una quota non trascurabile per le necessarie infrastrutture stradali di collegamento ai cantieri, per le grandi condotte di trasporto dell’acqua di raffreddamento dell’Aare ai condensatori, gli impianti elettrici di trasformazione, la costruzione di appartamenti di servizio, e molto altro. La prima carica di combustibile (57 Milioni di CHF) non è compresa nella somma. Alcuni numeri sul cantiere: in circa quattro anni furono gettati da alcune migliaia di addetti più di 50 000 metri cubi di cemento, 2000 tonnellate di acciaio, 500 km di cavi e circa 7000 relè. Solo il 25% dei costi derivavano dall’importazione di componenti strettamente nucleari. Il resto, come fortemente voluto dalla BBC Brown Boveri e previsto contrattualmente, fu realizzato in Svizzera. In particolare le turbine, i condensatori e i generatori.

Al momento della costruzione di Beznau c’erano già diverse centrali nucleari di tipologia analoga (PWR) con una certa esperienza operativa. Questo aveva permesso alla NOK di convincersi che l’affidabilità e la disponibilità delle centrali della nuova tecnologia si confrontava positivamente con le statistiche della centrali termiche tradizionali. Il consorzio di aziende costruttrici forniva inoltre ampie garanzie, come per esempio che il consumo di combustibile per kWh non superasse una quota concordata e che l’impianto fosse disponibile per una certa quota minima di ore/anno. Naturalmente venne dedicata anche molta attenzione agli aspetti della sicurezza: in particolare a Beznau venne adottato per la prima volta al mondo il principio del doppio containment. Benché la Westinghouse avesse adottato per il progetto Beznau essenzialmente la tecnologia americana dell’epoca, vi furono non poche e non trascurabili richieste di miglioramenti da parte degli ingegneri della NOK.

2Per tutta la parte storica: fonti [1] e [2]

3Una digressione sulle “vittime” del cosiddetto “accanimento delle dighe idroelettriche” (Elektrizitäts-Seewut) ci porterebbe troppo lontano, ma non si può non segnalare il bellissimo capitolo (anche iconograficamente) “Opfer” (Vittime) del libro “Elektrisiert” di Steven Schneider. Basti dire che già a partire dagli anni ’20 ogni nuovo progetto incontrò una opposizione popolare sempre crescente, fino ad arrivare ad episodi plateali come la “sommossa di Andermatt” (1946) dove gli abitanti scacciarono e picchiarono l’ingegnere della società elettrica incaricata del progetto (CKW).

4 [1], pag. 187

5 [5], pag. 142

6 [5], pag. 143

7 E da un impianto termico con turbina a gas, 40 MWe, costruito nel 1948, all’epoca la turbina a gas più potente in Europa ([5], pag. 142) e [7]

8 [1], pag. 205-206

Una centrale nucleare non è mai terminata

Era già chiaro fin dal momento della costruzione che un impianto così complesso avrebbe richiesto una manutenzione più intensiva in confronto alle centrali idroelettriche, che rappresentavano la competenza storica della NOK. Inoltre la legge svizzera sull’energia nucleare impone che in una centrale nucleare tutte le possibili misure allo stato dell’arte vengano messe continuamente in atto per garantire la protezione dell’uomo e dell’ambiente. Ne consegue che, per tutti i gestori, l’aggiornamento, la modernizzazione e il miglioramento continuo dell’impianto sono un compito permanente. Ne deriva naturalmente anche una elevata disponibilità e sicurezza di funzionamento.

Beznau non fa certamente eccezione: cito solo a titolo di esempio alcuni grandi progetti 9:

1993-1999: Sostituzione preventiva dei generatori di vapore (due per blocco)

Figure 7: Sostituzione del generatore di vapore. Immagine da axpo.com

1993: Edificio d’emergenza in cemento armato (uno per ogni blocco). Esso contiene sistemi di controllo per lo spegnimento di emergenza del reattore e per l’alimentazione dei generatori di vapore, una linea elettrica d’emergenza da 50 kV e un generatore diesel. In caso di necessità questi sistemi di sicurezza sono in grado di portare e mantenere l’impianto in una condizione stabile e sicura, anche senza intervento umano e anche in caso di non disponibilità della sala controllo principale o dei preesistenti sistemi di sicurezza. Gli edifici (“bunkerizzati”) sono particolarmente protetti contro gli agenti esterni, come gli incidenti aerei e i terremoti.

2015: Modifica dell’alimentazione elettrica di emergenza: 4 generatori diesel autonomi, bunkerizzati, a prova di terremoto e inondazioni, ciascuno di potenza 3750 kW (che corrisponde a quattro volte quanto richiesto in caso di intervento).

Figura 8: Immagine da axpo.com
Figura 9: Immagine da axpo.com

2015: Sostituzione preventiva del “coperchio” del recipiente in pressione, sulla base di esperienze in centrali all’estero.

2015: Messa in funzione di un nuovo, moderno sistema informatico (hardware e software) per la raccolta, la memorizzazione e l’analisi dei dati di funzionamento di migliaia di canali di misura per ogni blocco.

2015-2018: Prima di concludere con una descrizione dell’impianto, un ultimo “progetto” che deve essere citato in questa breve cronologia è certamente la nuova 10 verifica di sicurezza del recipiente in pressione del blocco 1, iniziata nel luglio 2015 in seguito alla rilevazione, mediante esami ultrasonici periodici di sensibilità molto elevata, di “indicazioni” (irregolarità nel materiale) in alcune zone del vessel e terminata a inizio marzo 2018 con l’autorizzazione al riavvio dell’unità 1 da parte dell’Ispettorato Federale della Sicurezza Nucleare (ENSI / IFSN).

Figura 10: Posizione delle indicazioni rilevate (anello B e C). Immagine da axpo.com
Figura 11: Impressioni della forgiatura della replica dell’anello C

Durante questa interruzione della produzione (di una sola unità) durata circa tre anni, l’AXPO ha completato con successo un ampio processo di revisione e analisi basato su una tabella di marcia definita dell’autorità di vigilanza e da un gruppo di esperti internazionali. Si è trattato probabilmente delle indagini più complete mai eseguite al mondo sul tema dei recipienti in pressione dei reattori nucleari, durante il quale sono stati coinvolti esperti riconosciuti a livello internazionale e numerose aziende e organizzazioni specializzate.

9 Più di 2.5 miliardi di CHF sono stati complessivamente investiti per aggiornamenti e miglioramenti della sicurezza dell’impianto, che soddisfa tutti gli standard più recenti ed ha anche superato con il massimo dei voti lo “stress test” europeo del 2012. Fonte: [7]

10 [7], Sicherheitsnachweis Reaktordruckbehälter (e brochure scaricabile “Sicherheitsbericht Reaktrodruckbehälter”)

Come funziona

11 Come tutte le centrali nucleari anche Beznau è una centrale termica. Il calore necessario per vaporizzare l’acqua non è generato bruciando combustibili fossili, ma in una reazione a catena controllata in un reattore. Il vapore che viene poi prodotto da un generatore di vapore va ad alimentare una turbina, che a sua volta aziona un generatore.

Figura 12: Turbine e generatore. La tensione di un generatore è di 15,5
kilovolt. Viene aumentata a 220 kilovolt da un trasformatore e immessa nella rete svizzera ad alta tensione attraverso la sottostazione di Beznau. Immagine da axpo.com

Il rotore del generatore ruota a 3000 giri al minuto. Il suo campo magnetico genera una tensione elettrica durante questo movimento rotatorio. Questo converte l’energia cinetica in energia elettrica.

11 Fonte sia per il testo che per le illustrazioni è la brochure “Broschüre Kernkraftwerk Beznau” liberamente scaricabile dal sito [7]

Uno sguardo dentro la centrale

I due edifici cilindrici di sicurezza dominano l’immagine di Beznau: sono alti 61 metri e hanno un diametro di 38 metri. Questi edifici a doppia parete ospitano gli impianti primari, in cui il calore e il vapore sono generati dall’energia nucleare. Gli impianti secondari e i gruppi turbina-generatore – due per unità – sono alloggiati nell’edificio delle turbine. Questi convertono l’energia del vapore prima in energia meccanica e poi in energia elettrica. Anche il calore per il teleriscaldamento viene estratto in questa zona.

Figura 13: Spaccato schematico di una delle due unità di Beznau: a sinistra l’edificio cilindrico di sicurezza (“containment”), a destra la sala macchine, al centro fra i due la sala controllo (“Kommandoraum”). Legenda: 1) camicia in cemento 2) rivestimento in acciaio 3) guscio di pressione in acciaio 4) recipiente in pressione del reattore 5) barre di controllo 6) generatore di vapore (uno mostrato, ma sono due per blocco) 7) pompa di ricircolazione principale 8) turbina ad alta pressione 9) separatore d’acqua, riscaldatore intermedio 10) turbine a bassa pressione 11) generatore 12) trasformatore 13) condensatore 14) serbatoi dell’acqua di alimentazione. Immagine da axpo.com

Come visibile nell’illustrazione precedente (che rappresenta un solo blocco), il reattore ad acqua pressurizzata, i due generatori di vapore e le due pompe principali sono circondati da un guscio di pressione in acciaio saldato. Ad una distanza di 1.5 metri, il guscio di pressione in acciaio è completamente racchiuso da una camicia di cemento. Questo è ulteriormente dotato di un rivestimento interno in acciaio a tenuta stagna.

Il percorso dell’energia e la generazione di vapore

Beznau 1 e Beznau 2 sono reattori del tipo ad acqua pressurizzata, caratterizzati da due circuiti separati, chiamati primario (in rosso nella figura seguente) e secondario (in blu nella figura). Nel circuito primario l’acqua in pressione viene riscaldata dagli elementi di combustibile. Nel secondario viene generato il vapore che poi andrà in turbina.

Figura 14: Rappresentazione schematica del funzionamento. Legenda: 1) attuatori barre di controllo 2) recipiente in pressione del reattore 3) pressurizzatore 4) barre di controllo 5) elementi di combustibile 6) pompa di ricircolazione principale 7) generatore di vapore (due per blocco) 8) preriscaldatore ad alta pressione 9) serbatoio dell’acqua di alimentazione 10) pompa dell’acqua di di alimentazione 11) preriscaldatore di bassa pressione 12) pompa del condensato 13) condensatore 14) turbina di alta pressione 15) turbine di bassa pressione (due per blocco) 16) generatore 17) trasformatore 18) separatore d’acqua e riscaldatore intermedio 19) deviazione per il teleriscaldamento 20) scambiatore di calore per la rete di teleriscaldamento. Immagine da axpo.com

Il vapore viene prodotto nei generatori di vapore e poi diretto alle turbine. La pressione e la temperatura sono più basse che nel reattore. La pressione nel circuito primario è sufficientemente alta (154 bar) da impedire che l’acqua riscaldata dagli elementi di combustibile (131 per ogni reattore) raggiunga l’ebollizione, anche a una temperatura di funzionamento di 300 °C nel nucleo. Il circuito secondario è utilizzato per la generazione di vapore. Il vapore a bassa pressione (55 bar) aziona le turbine con i generatori collegati. Nel condensatore (figura precedente, punto 13) il vapore di scarico si condensa in acqua ed è quindi pronto per un nuovo ciclo.

Figura 15: Spaccato del circuito primario e dei generatori di vapore (“Dampferzeuger”). Legenda: 1) volano 2) motore della pompa 3) girante della pompa 4) attuatori delle barre di controllo 5) coperchio del recipiente in pressione 6) barre di controllo 7) elementi di combustibile 8) piastra di sostegno del nocciolo 9) uscita del vapore 10) essiccatore del vapore
11) passo d’uomo 12) separatore d’acqua 13) vapore alle turbine 14) acqua di alimentazione al generatore di vapore 15) ingresso acqua di alimentazione 16) fascio tubiero (tubi ad U) 17) piastra tubiera 18) camera d’acqua. Immagine da axpo.com

Raffreddamento con l’acqua dell’Aare

A differenza delle più recenti centrali svizzere di Gösgen e Leibstadt, la centrale nucleare di Beznau non ha una torre di raffreddamento. Beznau attinge acqua dal fiume Aare per il raffreddamento. Questa viene riscaldata dal funzionamento dell’impianto e restituita al fiume. Quando funziona a pieno carico, la centrale nucleare di Beznau riscalda l’Aare da 0.7 a 1 °C – a seconda del flusso dell’acqua. Per quanto riguarda la temperatura dell’acqua di raffreddamento, AXPO è vincolata da regole severe che devono essere monitorate e rispettate in ogni momento. Se la temperatura dell’acqua dell’Aare aumenta significativamente durante un periodo particolarmente caldo, la centrale deve ridurre la sua produzione.

Affinché il vapore si ritrasformi in acqua dopo essere passato attraverso le turbine, deve essere raffreddato nei condensatori. A tal fine, un totale di 40 metri cubi di acqua di raffreddamento al secondo sono necessari per entrambe le unità a pieno carico. Questa è presa dall’Aare dal canale di adduzione della centrale idroelettrica di Beznau.

Poiché la differenza di altezza tra il canale di adduzione e il corso inferiore dell’Aare è di 6 metri, l’acqua di raffreddamento non deve essere pompata attraverso i condensatori come avviene normalmente in altre centrali nucleari: A Beznau, l’acqua per il raffreddamento del condensatore fluisce per semplice caduta dal canale di testa della centrale idroelettrica verso il letto più basso dell’Aare. Questa fu una delle ragioni per cui l’allora NOK (Nordostschweizerische Kraftwerke, oggi AXPO) optò per il sito sull’isola di Beznau negli anni ’60.

Figura 16: Panoramica esterna dell’isola di Beznau, vista da monte. Legenda: 1) e 2) unità (o blocco) 1 e 2 3) ingressi dell’acqua di raffreddamento nel canale superiore 4) uscite dell’acqua di raffreddamento nel letto naturale del fiume Aare 5) centrale idroelettrica (funzionante, anno di costruzione 1902) 6) centrale idroelettrica moderna, a diga 7) sottostazione di trasformazione elettrica (collegamento con la rete elettrica di trasporto e distribuzione). Immagine da axpo.com

Sicurezza come massima priorità

La sicurezza operativa ha un’importanza centrale a Beznau. Questo vale non solo durante il funzionamento normale, ma anche in caso di eventi straordinari. La centrale nucleare di Beznau è protetta in modo ottimale da eventi meteorologici eccezionali, dai terremoti, delle inondazioni e degli incidenti aerei. Sistemi e componenti importanti funzionano indipendentemente l’uno dall’altro, sono disponibili in più luoghi e sono fisicamente separati. Se un sistema o un componente si guasta, altri sistemi o componenti sono disponibili per eseguire le stesse funzioni.

La fissione nucleare produce prodotti radioattivi di fissione e di attivazione. Per impedire che tali sostanze vengano rilasciate nell’ambiente esterno esistono diverse barriere:

  1. I tubi di rivestimento saldati a tenuta di gas degli elementi di combustibile impediscono ai prodotti di fissione di fuoriuscire nell’acqua di raffreddamento.
  2. Il circuito primario si trova nel guscio di pressione in acciaio, che è saldato a tenuta di gas con piastre in acciaio di 3 centimetri di spessore.
  3. Il cosiddetto “containment”: un rivestimento in acciaio sigilla l’interno del guscio di cemento.
  4. Edificio di sicurezza del reattore (cilindrico, altezza 66.5 m, diametro esterno 37.8 m) : Doppio contenimento, guscio di pressione in acciaio all’interno, camicia di cemento schermata con rivestimento in acciaio all’esterno, spazio interstiziale mantenuto a pressione inferiore a quella esterna. L’aria di scarico dall’interno (zona controllata) è continuamente monitorata e scaricata all’esterno attraverso un camino di scarico.
Figura 17: L’edificio di sicurezza e le barriere protettive. Il cosiddetto “schermo biologico” è costituito da uno spessore di 3 m di cemento che blocca le radiazioni ionizzanti provenienti dal nocciolo. Immagine da axpo.com
Figura 18: La centrale oggi, vista da sud. Foto dell’autore
Figura 19: La centrale di Beznau oggi, vista da nord-est, lungo il canale superiore. A pochi minuti dalla centrale passa un sentiero escursionistico segnalato. Foto dell’autore.

Videografia

After 50 years of operation… (intervista al direttore della centrale in occasione dei 50 anni, sottotitolata in inglese, con belle immagini dell’interno)
Austausch des Reaktordruckbehälterdeckels … (video AXPO sulla sostituzione del coperchio del recipiente in pressione, 2015)
Sicherheitsnachweis Reaktordruckbehälter Block 1 (video AXPO con una spiegazione molto semplificata del processo iniziato nel 2015 a causa di irregolarità del materiale del vessel rilevate con verifiche ultrasoniche e conclusosi nel 2018 che ha portato a dimostrare la sicurezza del recipiente in pressione ed a riottenere il permesso per il riavvio dall’ente di controllo)
Safety Case Reactor pressure vessel Unit 1 (come il video precedente, in inglese)
Aus der Bauzeit des Kernkraftwerks Beznau (video NOK del 1975 sulla centrale di Beznau, molto dettagliato)
Brennstoffwechsel in Beznau (1975) (video NOK del 195 sulla fermata annuale per cambio degli elementi di combustibile e/o revisione generale)
Autanove Notstromversorgung (video AXPO del 205 sulla nuova alimentazione elettrica di emergenza bunkerizzata)
Sicherheit im Kernkraftwerk Beznau (video AXPO del 2014 sulla sicurezza a Beznau)

Biblio/sitografia per approfondire

[1] Tobias Wildi -Der Traum vom eigenen Reaktor; Die schweizerische Atomtechnologieentwicklung 1945-1969 , Chronos Verlag,
ISBN 978-3-0340-0594-4 (storia dei primi passi dell’energia nucleare in Svizzera, dedicata specificamente alla centrale di Lucens e al suo incidente, ma con interessanti approfondimenti sulla decisione delle aziende elettriche di non “aspettare” lo sviluppo di una filiera svizzera).
[2] Häftli 20 Jahre Beznau, opuscolo commemorativo dei venti anni di funzionamento della centrale di Beznau, 1989 (non in commercio)
[3] AA.VV. – «Wir von der Insel» – 50 Jahre Kernkraftwek Beznau –
ISBN 978-3-033-07414-9 (libro fotografico di grande formato edito per ricordare i cinquanta anni della centrale: al posto dell’introduzione sono raccolti brevi pensieri di tutti gli “isolani” che hanno voluto contribuire”)
[4] Luca Zanier – Powerbook – With texts by André Küttel and Bill Kouwenhoven,–ISBN 978-3-7165-1743-7 (libro fotografico di grande formato sui luoghi dell’energia, non solo le centrali nucleari)
[5] Steven Schneider – Elektrisiert – Geschichte einer Schweiz unter Strom ISBN 978-3-03919-422-3 (libro fotografico sulla storia dell’energia elettrica in Svizzera)
[6] https://www.axpo.com/ch/de/ueber-uns/magazin.detail.html/magazin/energiemarkt/der-unabhaengigste-und-sicherste-energielieferant.html (articolo storico dell’AXPO sugli inizi del nucleare in Svizzera)
[7] https://www.axpo.com/ch/de/energiewissen/kernkraftwerk-beznau.html (Descrizione in tedesco di vari aspetti dell’impianto con diverse brochure illustrate scaricabili su Beznau e link ad alcuni filmati)
[8] https://www.ensi.ch/de/2018/03/06/von-den-befunden-in-belgien-bis-zum-sicherheitsnachweis-von-beznau-1-die-chronologie/ (cronologia schematica della verifica di sicurezza del recipiente in pressione di Beznau, dal sito dell’Ispettorato Federale per la Sicurezza Nucleare)
[9] https://www.swissinfo.ch/ita/50-anni-di-beznau-i_la-centrale-atomica-sull-isola/45418652 (raccolta di immagini con descrizione in italiano)
[10] https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Beznau_Nuclear_Power_Plant (una ampia collezione di immagini anche storiche, in gran parte messe a disposizione dal Politecnico di Zurigo (ETH).

KlimatFest 2021 – Milano

Questo weekend, il 4-5-6 Giugno, saremo a Milano per la seconda edizione del KlimatFest!

Nella cornice del Parco Nord una grande festa per il clima: ci saranno tantissime associazioni milanesi e nazionali, tavoli di dibattito, musica, poesia, libri, cibo, attività per bambini e ragazzi, il cinema e tanto altro!!

L’inaugurazione sarà venerdì sera, invece sabato e domenica dalle 9 alle 19 troverete il nostro gazebo (simile allo Stand Up for Nuclear) insieme alle altre associazioni.

Avremo anche due nostri soci che interverranno in due tavoli di discussione:
🔎 @piergiorgio_croce Sabato 10-12 sul tema “Energia”: Energia in Europa
🔎 @riccardo_chebac Domenica 10-12 sul tema “Inquinamento e Rifiuti”: il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi
Per questi e tutti gli altri tavoli di discussione e attività a numero chiuso causa covid è necessaria l’iscrizione!! Trovate più giù il link

L’accesso a tutte le altre iniziative, quindi anche i gazebo delle associazioni ad esempio, sono invece libere sempre nel rispetto delle norme minime (mascherina e distanziamento)!

Trovate il programma e tutte le associazioni presenti sulla pagina instagram @klimatfest e sull’evento facebook. Trovate qui sotto il collegamento al programma completo e alla pagina di iscrizioni!

😎 Ci vediamo al Lago Niguarda questo weekend!
💪 Vuoi darci una mano allo stand? Scrivici!!

L’energia dell’atomo, il tabù della green economy – con Gioventù Liberale Italiana

Martedì 11 Maggio alle 21:00 siamo stati ospiti per una diretta di Gioventù Liberale Italiana, che ringraziamo per l’invito!

I nostri Pierluigi Totaro e Lorenzo Mazzocco hanno parlato di politica e storia del nucleare, degli scenari futuri e della situazione italiana. Ve la siete persa? Nessun problema, ecco i link!

Quanto è verde l’energia nucleare – con Circolo Gagarin

Questo venerdì 21 Maggio 2021 alle 21 saremo ospiti di una diretta su Youtube curata dal Circolo Gagarin! Ringraziamo molto il circolo e Andrés Lasso per l’iniziativa, vi lasciamo qui sotto la locandina dell’iniziativa!


L’opposizione all’energia nucleare è parte integrante di molti movimenti ambientalisti ed ecologisti, che sono spesso stati fondati su questo principio. Questa è infatti una delle loro battaglie più antiche: si può ricondurre alle proteste contro i test atomici in atmosfera negli anni ‘60 e contro la proliferazione dell’armamento atomico durante tutta la guerra fredda. In un certo senso, si può dire che l’ambientalismo storico che conosciamo oggi sia nato per opporsi alla fissione nucleare. 

Negli ultimi decenni il problema del cambiamento climatico è diventato sempre più pressante ed è oggi il tema principale del dibattito sull’impatto ambientale delle attività umane. Questo problema ha riaperto la discussione sull’uso della fissione nucleare per usi civili. Pur mantenendo tutte le caratteristiche contestate per decenni dai principali movimenti ambientalisti, evidenziate dall’incidente di Fukushima, l’energia nucleare è al momento una delle principali fonti energetiche a basse emissioni clima-alteranti.

Molti dei movimenti ambientalisti (Greenpeace, i Verdi europei, etc.) mantengono la propria opposizione storica all’energia nucleare, proponendo altre soluzioni per la decarbonizzazione della rete elettrica. In molti casi ritengono che le centrali nucleari rappresentino una minaccia più grave e immediata del cambiamento climatico.

Sarcofago del reattore numero 4 della centrale di Chernobyl, fotografato nel 2008 prima che fosse coperto dalla nuova struttura protettiva. Foto di Pedro Moura Pinheiro

Tuttavia, negli ultimi anni, è sorta anche una nuova corrente di movimenti “ambientalisti” che propone l’uso dell’energia nucleare come unica possibile soluzione per la riduzione delle emissioni di gas-serra. Gli attivisti a favore della fissione spesso rifiutano completamente le critiche storiche all’energia nucleare e sono invece pronti a sottolineare l’impatto ambientale degli impianti solari ed eolici.

Balena fotografata nei pressi della centrale nucleare californiana di Diablo Canyon. Fotografia di Mike Baird

In questi mesi lo scontro tra queste visioni contrastanti dell’energia nucleare è diventato anche istituzionale: l’Unione Europea deve infatti decidere quali siano le fonti energetiche “verdi” meritevoli di finanziamenti ed incentivi pubblici. Da una parte il governo tedesco, che sta chiudendo definitivamente le ultime centrali nucleari, non è disposto a finanziare la costruzione di nuove centrali nei paesi confinanti e chiede che l’Unione finanzi la sostituzione di impianti a carbone con centrali a gas meno inquinanti. Dall’altra parte la Francia e i paesi dell’Est vorrebbero essere aiutati a rinnovare la propria flotta di reattori e nella sostituzione delle centrali a carbone con impianti nucleari, ritenendo che questo sia il modo più veloce per abbattere ed eventualmente azzerare le emissioni di CO2.

Nel panorama attuale dell’informazione è estremamente facile trovare avvocati dell’una e dell’altra posizione ma troppo spesso i loro testi sembrano rivolti a chi voglia rafforzare le proprie convinzioni (preaching to the choir) piuttosto che a chi abbia opinioni differenti. I principali momenti di “confronto” tra le due parti sembrano avvenire nei giorni in cui viene dismessa una centrale nucleare (per esempio negli Stati Uniti o in Germania): le associazioni ambientaliste che hanno combattuto per ottenere l’abbandono dell’energia nucleare si ritrovano a festeggiare il successo del loro pluridecennale attivismo, mentre sempre più spesso a pochi metri di distanza altri “ambientalisti” protestano per i danni che secondo loro saranno causati dall’abbandono di una fonte di energia “pulita”. 

Il Circolo Gagarin nella serata di venerdì 21 maggio proverà a creare un dialogo tra queste due posizioni – apparentemente – inconciliabili. Sono stati invitati esponenti per ognuno di questi due approcci all’ecologia per dare loro l’opportunità di esporre i propri argomenti direttamente alla controparte. Probabilmente non troveremo nel corso del dibattito la soluzione ad uno dei più grandi problemi che l’umanità abbia mai affrontato, forse nessuno tra i partecipanti cambierà la propria idea ma speriamo che alla fine della serata qualcuno almeno tra gli spettatori avrà sviluppato qualche dubbio sulle proprie convinzioni.

I relatori saranno:

Andrés Lasso, Biologo di formazione,  impegnato nel mondo ecologista. Presidente di Ideale ambiente, una piccola associazione ambientalista. Socio e collaboratore di Legambiente. È stato iscritto alla federazione dei Verdi, anche se ha recentemente abbandonato il mondo della politica.
Rispetto all’uso dell’energia nucleare è sostanzialmente in sintonia con la gran parte del movimento ecologista, ritiene che che l’opzione nucleare sia una strada da scartare per vari motivi: i rischi legati ai singoli reattori, la gestione delle scorie e del fine vita dei reattori stessi, l’impatto sanitario  e ambientale. A queste motivazioni aggiunge anche il tema dei costi economici e della disponibilità di materiale fissile.
 

Pierluigi Totaro, Fisico Nucleare, ha conseguito il dottorato nel settore della Fisica delle Particelle, collaborando con l’esperimento CDF al Fermilab di Chicago. Ha svolto attività di ricerca presso le Università di Trieste e Padova. Insegna Informatica, Matematica e Fisica all’Istituto Tecnico Volta di Trieste e all’ITS Volta presso l’Area Science Park.
È presidente del Comitato Nucleare e Ragione, un’associazione nata nel 2011 con lo scopo di promuovere e diffondere una cultura scientifica in campo energetico, portando a conoscenza dell’opinione pubblica i vantaggi e gli svantaggi delle diverse fonti – con particolare attenzione all’energia nucleare – in termini di impatto sulla salute, sull’ambiente e sull’economia.