Giovani scienziati nucleari crescono: lezione agli studenti di una Scuola Media di Pavia

Il 7 dicembre 2022 i nostri soci Fabio Fattori e Ludovica Tumminelli hanno tenuto una lezione in una classe Terza della Scuola Secondaria di Primo Grado, presso l’Istituto Maddalena di Canossa di Pavia.
Grazie alla collaborazione del loro professore Lorenzo Goppa, i ragazzi hanno avuto la possibilità di confrontarsi con la tematica del nucleare, approfondendone alcuni risvolti teorico-pratici e svolgendo un’attività didattica innovativa con quiz a squadre a fine lezione.
Hanno così mostrato di aver appreso diverse nozioni in merito: dai concetti fisici alla base della radioattività alla gestione dei rifiuti relativi; dal dibattito intorno al nucleare in Italia agli incidenti storici di Chernobyl e Fukushima, sino alle applicazioni meno note dell’atomo nella vita quotidiana.
La classe si è dimostrata piena di entusiasmo e curiosità, con grande soddisfazione di Fabio e Ludovica che, nonostante fosse la loro prima esperienza di divulgazione scolastica, hanno dato prova di grande capacità di coinvolgimento dei ragazzi.
Un’ esperienza decisamente positiva da ripetere in futuro!

La presentazione utilizzata durante la lezione è disponibile a questo link.

La nostra associazione crede molto nell’approfondimento e al dibattito su questi temi! Vuoi organizzare un’attività con il tuo gruppo, la tua associazione, la tua scuola o la tua università e cerchi un esperto come relatore? Scrivici!
Vuoi diventare anche tu protagonista nella divulgazione scientifica nelle tematiche dell’energia nucleare? Iscriviti al Comitato Nucleare e Ragione! La Campagna adesioni 2023 è aperta!



CONFERENZA A TRIESTE SUGLI IMPIANTI NUCLEARI PER IL SETTORE MARITTIMO

Il trasporto di merci su navi, attualmente affidato quasi esclusivamente alla propulsione alimentata a combustibili fossili, è responsabile del 3% delle emissioni globali di CO2

Si tratta di una cifra destinata a crescere nei prossimi decenni a meno che non si mettano in atto anche in questo settore decisi interventi di decarbonizzazione.

L’energia nucleare può contribuire a questo obiettivo? Quale può essere il ruolo dei nuovi reattori nucleari di piccola taglia nello sviluppo di navi elettriche a zero emissioni?
Saranno questi i temi che verranno trattati in un evento promosso dall’Associazione Italiana di Tecnica Navale del Friuli Venezia Giulia (ATENA) e dal Comitato Nucleare e Ragione

La conferenza avrà luogo presso l’Edificio H3 dell’Università degli Studi di Trieste il 25 gennaio 2023, alle ore 18:00, e vedrà la partecipazione dell’Ing.Giuseppe Francesco Nallo, ricercatore presso il Politecnico di Torino, e dell’Ing. Giulio Gennaro, Chief Technical Officer di Core Power.

L’evento è aperto al pubblico, e sarà possibile seguirlo anche online a questo link.

Il 2022 di Nucleare e Ragione

di Pierluigi Totaro

Care amiche e cari amici, si chiude un altro anno di grande crescita per la nostra Associazione, ma soprattutto si chiude un anno in cui, finalmente, l’energia nucleare è rientrata con forza nel dibattito nazionale ed internazionale.

È un piacere per me tirare le somme di questi dodici mesi proprio ricordando l’auspicio con cui terminavo il mio racconto di un anno fa: la speranza che il 2022 si aprisse con il riconoscimento definitivo, da parte dell’Unione Europea, del nucleare quale tecnologia sostenibile, affiancandola in questo modo alle fonti rinnovabili come valida opzione per la transizione energetica degli Stati Membri. 

Dopo un percorso travagliato e segnato anche da veri e propri tentativi di sabotaggio, la nuova Tassonomia Europea per la Finanza Sostenibile, che include l’energia nucleare, entrerà ufficialmente in vigore domani, primo gennaio 2023. 
Se le evidenze scientifiche a sostegno di questa decisione erano molto forti, la legittimazione istituzionale non era per niente scontata e in questo contesto la nostra realtà  – assieme alle tante altre che operano  in Italia e in Europa – ha giocato un ruolo importante, contribuendo a sensibilizzare i decisori politici e a smascherare i luoghi comuni e le operazioni di mistificazione.

Fondamentale, in questi mesi, assieme a tutti i partner di Italia per il Nucleare, è stata anche la nostra attività di informazione sul conflitto in Ucraina e in particolare sugli episodi che hanno coinvolto la centrale di Zaporizhzhia, commentando i comunicati della IAEA e cercando di dare una risposta razionale alle paure che in molti casi trovavano diffusione tramite i media.

Le attività del Comitato, in questi dodici mesi, sono state numerose e ad ampio spettro: 

– abbiamo intensificato la presenza sui canali social e mantenuto sempre vivo il sito web, pubblicando quasi venti articoli di approfondimento e aggiornando le sezioni speciali dedicate alla Tassonomia Europea e al Deposito Nazionale. Gli accessi al sito, rispetto all’anno precedente, sono cresciuti di più del 60%, superando ampiamente il traguardo delle centomila pagine visitate.
– abbiamo partecipato a più di quaranta iniziative, la maggior parte delle quali finalmente dal vivo, tra dibattiti pubblici, conferenze nelle scuole o presso università, associazioni, comitati e circoli di partito.
– lo Stand Up for Nuclear, giunto alla quarta edizione, è stato anche quest’anno un grande successo di pubblico. Con uno sforzo organizzativo notevole, e la partecipazione di circa 200 attivisti, siamo riusciti ad allestire l’evento in 14 località (cinque in più rispetto al 2021: Catania, Como, Padova, Verona, Vicenza) per 18 date tra settembre e ottobre, con il coinvolgimento di 3 università (Roma Sapienza, Padova, Pisa) e la distribuzione di quasi 10mila pieghevoli, oltre a centinaia di volantini e numerosi gadget.
– tra gli altri eventi di cui siamo stati diretti promotori, meritano una menzione la conferenza a Trieste sullo sviluppo del nucleare in Turchia (21 gennaio), la serie di 3 webinar sulle applicazioni spaziali dell’energia nucleare in collaborazione con Polispace (11, 18 e 25 marzo),  il Klimatfest di Milano (dal 2 al 5 giugno), la visita alla centrale nucleare di Hinkley Point (24 agosto) e la conferenza presso l’Università La Sapienza, svoltasi nell’ambito dell’edizione romana dello Stand Up for Nuclear (8 ottobre).

Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il coinvolgimento dei tanti soci del Comitato, ormai più di duecento, che quotidianamente mettono in gioco tempo e conoscenze per condividere con il pubblico la propria passione.
L’anno che si apre sarà ancora più ricco di stimoli e di opportunità: la crisi energetica e la campagna elettorale hanno stimolato anche in Italia la riapertura di un dibattito sull’opzione nucleare, ma affinché tale dibattito rimanga vivo e porti a risultati concreti, è necessario che le nostre attività di informazione e di sensibilizzazione continuino e siano sempre più efficaci. 

Per fare questo, le porte dell’associazione sono sempre aperte a nuovi rinforzi: la campagna adesioni 2023 è al via! Che aspettate ad unirvi a noi?

Un caloroso saluto e un augurio di Buon Anno a tutti!

La Centrale Nucleare più Pericolosa 

di Massimo Burbi

Immaginiamo che domattina qualche celebrità che si occupa di alimentazione vada in TV e dica che per perdere peso è meglio mangiare cetrioli piuttosto che fare abuso di burro e che questa affermazione faccia poi il giro dei media, suscitando reazioni favorevoli, contrarie o indignate tra commentatori e politici mentre la stampa parla di “male minore” [1] o di soluzione di “compromesso” [2].

Sembra uno scenario surreale? Eppure non è tanto diverso da quello a cui abbiamo assistito quando un paio di mesi fa la più nota attivista per il clima ha affermato che “dove ci sono centrali nucleari già funzionanti penso sia un errore chiuderle per puntare sul carbone” [3].

Titoli di testate online [1] e [2].

Cosa c’entrano il burro e i cetrioli con l’energia nucleare e il carbone? Fare una dieta vuol dire tenere basse le calorie, mentre parlando di cambiamento climatico l’entità da abbattere sono le emissioni di gas serra. Il cetriolo è un alimento dietetico perché 100 grammi di cetrioli fanno appena 12 Calorie, mentre 100 grammi di burro di Calorie ne fanno oltre 700 [4].
D’altra parte produrre un kWh di energia elettrica con il carbone vuol dire emettere in atmosfera una media di circa 800 grammi di CO2 equivalenti, mentre se quello stesso kWh lo produciamo usando il nucleare i grammi si riducono a 12 [5].
Se vuoi fare la dieta delle emissioni il nucleare sta al carbone più o meno come i cetrioli stanno al burro.

In un mondo “normale” affermare che per ridurre le emissioni il nucleare è preferibile al carbone dovrebbe suscitare lo stesso stupore di un nutrizionista che consiglia ad una persona gravemente obesa e con il colesterolo alto di mangiare più cetrioli e non abusare di burro. Il fatto che una normale constatazione dell’ovvio abbia scatenato tanto clamore dovrebbe farci capire quanto il dibattito che si consuma sui media sia impermeabile ai dati.

Ma il nucleare non è pericoloso? Il rischio di una scelta si capisce mettendola a confronto con le alternative, la vera domande è quindi: pericoloso paragonato a cosa? Se si omettono le opzioni a rischio zero non disponibili nel mondo reale come la polvere di unicorno, i dati ci dicono che in termini di vittime per unità di energia prodotta, il nucleare ha valori paragonabili a quelli di eolico e solare, mentre con il gas si fa un salto di almeno 50-100 volte e con il carbone bisogna aggiungere un altro zero (grafico a sinistra) [6][7][8] e questo considerando solo l’inquinamento dell’aria, senza tenere conto delle potenziali vittime del cambiamento climatico. Chi è spaventato dal nucleare dovrebbe mettersi ad urlare solo a sentire parlare di carbone.

Emissioni e vittime per unità di energia prodotta di varie fonti di produzione di energia elettrica [6].

Non c’è quindi da fare nessun compromesso, i dati ci dicono che le fonti più pulite, quelle con le emissioni più basse, rinnovabili e nucleare, sono anche le più sicure [9][10] e che ogni kWh in più prodotto con il nucleare vuol dire meno emissioni ma anche vite risparmiate, perché è un kWh in meno prodotto con gas e carbone. 
Su scala mondiale è stato stimato che l’uso dell’energia nucleare tra il 1971 e il 2009 abbia evitato circa 1.8 milioni di morti premature (con una media di 76,000 all’anno tra il 2000 e il 2009) che sarebbero avvenute se quella stessa energia elettrica fosse stata prodotta con fonti fossili (grafico a destra) [11].

Stima delle morti premature annue evitate grazie all’uso dell’energia nucleare tra il 1971 e il 2009 [11].

Dopo l’incidente di Fukushima il Giappone decise di spegnere tutti i 54 reattori del paese (scelta sulla quale sta tornando indietro [12]) e buona parte dell’energia mancante fu rimpiazzata da carbone e gas. Si stima che questa scelta, negli anni tra il 2011 e il 2017, abbia provocato non solo un aumento delle emissioni, ma anche tra le 1,000 e le 3,000 morti aggiuntive tra la popolazione [13]. Tutto questo come reazione ad un terremoto 30,000 volte più potente di quello dell’Aquila [14] con conseguente tsunami che ha lasciato sul terreno 18,000 morti [15], ma in cui per le radiazioni non è morto nessuno [16]. Vuol dire che una centrale nucleare costruita quando i Beatles pubblicavano Sgt.Pepper (1967) [17] con scelte progettuali tutt’altro che accorte (vedi i generatori diesel di emergenza collocati al piano interrato, che è stato inondato dallo tsunami lasciando i reattori senza raffreddamento [18]) anche in presenza di una catastrofe naturale di dimensioni bibliche, ha fatto meno vittime di una centrale a carbone in un giorno normale. 

Le radiazioni possono uccidere, ma la paura delle radiazioni di solito fa molte più vittime. I dati ci dicono che la centrale nucleare più pericolosa è quella non costruita, o fermata prima del tempo.

RIFERIMENTI

[1] https://www.corriere.it/esteri/22_ottobre_12/greta-thunberg-nucleare-carbone-bb91060c-4a1c-11ed-ade5-d730eb7b7faf.shtml

[2] https://www.open.online/2022/10/11/greta-thunberg-germania-nucleare/

[3] https://www.euronews.com/green/2022/10/12/greta-thunberg-on-nuclear-and-why-its-completely-insane-we-arent-talking-about-energy-savi

[4] http://www.dietabit.it/alimenti/calorie/

[5] https://www.ipcc.ch/site/assets/uploads/2018/02/ipcc_wg3_ar5_annex-iii.pdf?fbclid=IwAR1uxneyTRWIm_LSkivCn323w5kHFV7cO0wi8ee1cDvBLo8m2jKPQUdk4Vc#page=7 (Pagina 1335 – Valori medi di emissioni per intero ciclo di vita)

[6][9] https://www.thelancet.com/article/S0140-6736(07)61253-7/fulltext

[7] https://ec.europa.eu/info/file/210329-jrc-report-nuclear-energy-assessment_en?fbclid=IwAR2C-8bMplewrP7sv8HjDZfUZ-PLVma1q5rXg5eowWMpFupR5pJFzwsQ6i0

Capitolo 3, in particolare la sezione 3.5 e nello specifico la figura 3.5-1

[8][10] https://ourworldindata.org/safest-sources-of-energy

[11] https://pubs.giss.nasa.gov/abs/kh05000e.html

[12] https://www.reuters.com/business/energy/japans-restart-nuclear-reactors-will-help-europes-winter-energy-supply-iea-chief-2022-09-27/

[13] https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0301421519303611

[14] https://www.scientificamerican.com/article/details-of-japan-earthquake/

[15] https://www.ncei.noaa.gov/news/day-2011-japan-earthquake-and-tsunami

[16] https://www.who.int/ionizing_radiation/a_e/fukushima/faqs-fukushima/en/

[17] https://www.cas.go.jp/jp/seisaku/icanps/eng/120224Honbun02Eng.pdf[18] https://www.iaea.org/sites/default/files/anaylysis_nra1014.pdf

Dibattito su energia nucleare e comunità energetiche con Volt Torino

L’11 novembre scorso, il nostro Comitato Nucleare e Ragione, con Vincenzo Destino, è stato protagonista di una serata sul tema dell’Energia presso il Comala di Torino organizzato dalla sezione torinese di VOLT.

La serata si è sviluppata attraverso quattro interventi, concludendo con un dibattito finale. Il primo intervento è stato quello di Vincenzo Destino del Comitato Nucleare e Ragione, in cui si è discusso delle principali credenze e stereotipi sull’energia nucleare, mostrando il funzionamento delle centrali nucleari, i vantaggi di questa forma di energia e la gestione delle radiazioni e delle scorie. Durante il secondo intervento si è affrontato il tema dell’inquinamento luminoso e del risparmio energetico grazie ad Anna Quattroccolo, Progettista presso Egea. Nel terzo intervento Pino Talebano dell’associazione “ènostra” ha presentato le Comunità energetiche come contributo all’emergenza climatica. Durante l’ultimo intervento, Igor Boni dei Radicali Italiani ha toccato il tema del Risparmio energetico, indicando i provvedimenti più efficaci nel breve periodo.

Durante il dibattito finale si è sottolineato come le centrali nucleari non siano in contrasto con le comunità energetiche e che fonti rinnovabili e nucleare sono necessari insieme per ridurre le emissioni di anidride carbonica. Si è anche affrontano il tema del deposito nazionale per i rifiuti radioattivi e delle problematiche generate dalla sua assenza sul territorio Italiano.

Un ringraziamento particolare va agli organizzatori dell’evento (Volt Torino) e al Comala per l’opportunità che ci è stata data.

La registrazione dell’evento è disponibile al seguente link, mentre le slides della presentazione di Vincenzo Destino sono consultabili qui.

Laurea ad honorem per Rafael Mariano Grossi (Direttore Generale IAEA)

Riportiamo la trascrizione completa della cerimonia di conferimento della Laurea ad Honorem in Ingegneria Nucleare a Rafael Mariano Grossi, Direttore Generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. La cerimonia si è svolta il 2 dicembre 2022 presso l’Aula De Donato del Politecnico di Milano, davanti ad un nutrito pubblico, ed è stata trasmessa in diretta streaming.

Prof. Antonio Capone:

Buongiorno a tutti. La cerimonia sta per iniziare. La cerimonia sarà in italiano, perché il dottor Grossi parla italiano. Tra un attimo lo accogliamo tutti insieme, ci alziamo in piedi, facciamo un applauso. Prego. La cerimonia inizia con un indirizzo di benvenuto del Professor Lozza, Direttore del Dipartimento di Energia.

Prof. Giovanni Gustavo Lozza:

Signore e signori, buongiorno a tutti.
Mi sentite? Buongiorno a tutti. Benvenuti in quest’aula, che per lungo tempo è stata un po’ il punto di ritrovo del Politecnico di Milano. Per me è un onore e un piacere aprire con un caldo benvenuto questa cerimonia di assegnazione della laurea ad honorem in Nuclear Engineering a Rafael Mariano Grossi. Le motivazioni saranno esposte in seguito dal Professor Passoni nella laudatio.

In questo saluto iniziale voglio, con brevità, ricordare come un’università come il Politecnico di Milano, in equilibrio tra l’innovazione tecnologica e la tradizione accademica, attribuisca la massima importanza alle istituzioni, agli enti, alle imprese che operano nella società civile per garantire la pace, il progresso, la cooperazione e il benessere.

E tra queste certamente possiamo annoverare la International Atomic Energy Agency, tra l’altro recentemente impegnata a limitare le nefaste conseguenze del conflitto russo-ucraino che ci ha brutalmente ricordato l’orrore e il terrore della guerra, che credevamo appartenesse a un passato ormai lontano.
Ma ritorniamo a note positive, perché oggi è una cerimonia che è in fondo un festeggiamento per il nostro candidato alla laurea ad honorem. Il Politecnico di Milano, con i suoi dodici dipartimenti, è una comunità di circa 1.500 docenti, 2.500 tra assegnisti e dottorandi, quindi 4.000 persone che si occupano di ricerca – anche di altro ma primariamente di ricerca – 1.200 tecnici e amministrativi, oltre a quasi 50.000 studenti. Nei ranking internazionali QS si è classificata al 20º posto nel mondo in Engineering and Technology, meglio in architettura e in design rispetto a questo, però, siamo fieri di essere ventesimi nel mondo, ma sesti in Europa, soltanto dietro a qualche mostro sacro inglese e svizzero che ha, insomma, delle strutture e una tradizione ben radicata.
Nell’ambito dell’ingegneria nucleare il Politecnico di Milano ha una lunga e gloriosa storia, a partire dall’installazione, nel 1960, del reattore sperimentale dell’edificio del CESNEF. Docenti del Politecnico di Milano sono stati in prima linea nello sviluppo delle centrali atomiche di quel periodo – Latina, Garigliano e Trino – in cui l’Italia aveva un ruolo di assoluta avanguardia. Da allora il tema nucleare è entrato a far parte dell’offerta formativa e delle attività scientifiche dell’Ateneo. 

Oggi, a decenni di distanza, in uno scenario nel frattempo profondamente rinnovato, questa disciplina trova collocazione e nuovo impulso all’interno del Dipartimento di Energia, che ho il privilegio di dirigere e che comprende un ampio spettro di competenze nucleari, anche non energetiche. Il Dipartimento di Energia nasce nel 2008, è luogo di lavoro di circa 140 docenti che operano quotidianamente sui temi della transizione energetica, della riduzione delle emissioni di inquinanti e di gas serra, dell’efficienza energetica, dell’economia circolare e altro. Le competenze presenti nel Dipartimento sono molteplici, nei settori della termo-fluidodinamica, delle macchine e dei sistemi energetici, dell’energia elettrica, della chimica, dei processi chimici e, non ultimo, dell’ingegneria nucleare.

Cosa accomuna tutte queste competenze? Se posso rispondere in estrema sintesi, dico: il principio della neutralità tecnologica. Ognuno dei nostri 140 docenti ha una propria convinzione su come vadano affrontati e possibilmente risolti i temi della transizione energetica. Chi ritiene che le rinnovabili siano la principale, se non l’unica, soluzione percorribile. Chi vede ancora una lunga, sebbene migliorata, vita delle energie fossili. Chi assegna un ruolo predominante al nucleare. Ma credo di poter dire che tutti siamo convinti che non ci siano buoni e cattivi per definizione o per preconcetto, ma che buono sia ciò che consente uno sviluppo sostenibile accessibile a tutta l’umanità, nel rispetto del Pianeta, ma anche dei vincoli economici e dello sviluppo. E comunque crediamo che la dimensione della sfida ambientale sia tale da non poterci permettere di escludere questa o quell’altra risorsa solo perché nel passato, con tecnologie superate o male utilizzate, ha comportato ricadute negative. Quindi un approccio olistico, a 360 gradi. Non ci sarà una transizione energetica positiva e sostenibile senza un contributo mirato e intelligente di alternative tecnologiche diversificate, incluse naturalmente le tecnologie del nucleare nelle sue varie declinazioni tecnologiche.

Con questo spirito e nel massimo rispetto di ciò che l’energia nucleare ha dato e soprattutto potrà dare all’umanità come tecnologia ad emissioni nulle di carbonio, siamo lieti di accogliere nella comunità del Politecnico di Milano il dottor Rafael Mariano Grossi. Grazie dell’attenzione. 

Prof. Antonio Capone:

La parola al Professor Matteo Passoni, coordinatore del Corso di studio di Nuclear Engineering per la laudatio.

Prof. MatteoPassoni:

Grazie Signor Preside. Un caloroso benvenuto anche da parte mia alle autorità presenti, ai rappresentanti di enti, di colleghi di altre università, di aziende che operano nel settore nucleare in ambito nazionale e in ambito internazionale, ai rappresentanti degli organi di informazione, ai colleghi ed amici del Politecnico di Milano e di altre università, al personale tecnico amministrativo, alle studentesse, agli studenti, ai dottorandi, agli assegnisti di ricerca che sono qui presenti. 

Oggi è il 2 dicembre 2022 e oggi ricorre l’ottantesimo anniversario dell’evento che ha segnato l’ingresso dell’umanità nell’era nucleare. Infatti, nel pomeriggio del 2 dicembre 1942, l’italiano Enrico Fermi guidò con successo l’accensione del primo reattore nucleare della storia, la Chicago Pile 1 o CP1. Non può quindi esserci un giorno più adatto di oggi per celebrare il conferimento della laurea magistrale ad honorem a Rafael Mariano Grossi in Nuclear Engineering. Sua Eccellenza Grossi ricopre attualmente l’incarico di Direttore Generale della International Atomic Energy Agency, la IAEA. La IAEA all’interno della famiglia delle Nazioni Unite è l’organismo internazionale per la cooperazione nel campo nucleare. L’Agenzia collabora con i suoi 175 stati membri e numerosi partner in tutto il mondo per promuovere l’uso sicuro e pacifico delle tecnologie nucleari. In effetti il Comitato Nobel ha selezionato l’IAEA nel 2005 per il conferimento del Premio Nobel per la Pace e la seguente motivazione desidero leggere: “Per gli sforzi volti a prevenire l’uso dell’energia nucleare per scopi militari e per garantire che l’energia nucleare per scopi pacifici sia utilizzata nel modo più sicuro possibile”.

Rafael Mariano Grossi approda alla direzione generale della IAEA dopo un lungo percorso di coinvolgimento ai massimi livelli, molte importanti organizzazioni argentine e internazionali, con oltre 35 anni di esperienza da diplomatico nel campo della non proliferazione e del disarmo.

Tra il 1985 e il 2001 Sua Eccellenza Grossi ha infatti ricoperto diversi incarichi di leadership presso il Ministero degli Esteri argentino: Direttore generale degli Affari politici, Capo dell’Ambasciata in Belgio e in Lussemburgo, Rappresentante argentino presso la NATO e Rappresentante supplente argentino sul disarmo a Ginevra.

Tra il 2002 e il 2007 è stato Capo di Gabinetto dell’OPCW, l’organizzazione per la proibizione delle armi chimiche e ha guidato diversi gruppi di esperti governativi delle Nazioni Unite sulle armi convenzionali.

Tra il 2010 e il 2013, Sua Eccellenza Grossi ha servito come Capo di gabinetto della IAEA e responsabile dell’Ufficio politico. Nel 2013 è stato nominato Ambasciatore della Repubblica Argentina presso l’Austria e Rappresentante permanente presso la IAEA e le Nazioni Unite a Vienna.

Nel 2015 ha presieduto la Conferenza diplomatica della Convenzione sulla sicurezza nucleare e ha ottenuto l’approvazione unanime della Dichiarazione di Vienna sulla sicurezza nucleare, una pietra miliare negli sforzi internazionali condotti sulla scia della gestione dell’incidente nucleare di Fukushima Daiichi del 2011. 

Nel 2019 ha agito in qualità di Presidente designato della Conferenza delle parti per il riesame del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari. Nel frattempo, il 3 dicembre 2019, Rafael Mariano Grossi ha assunto la carica di Direttore generale della IAEA.

Sua Eccellenza Grossi, quindi, pur non partendo da un profilo di natura tecnica o da una formazione di ingegnere o di scienziato, nell’esercizio delle proprie funzioni, ha incarnato in modo ideale i principi ispiratori della professione dell’ingegnere e dell’ingegnere nucleare, in particolare. La formula di proclamazione che usiamo al Politecnico di Milano per i neolaureati recita: “Nell’esercizio della propria attività, i laureati magistrali dovranno operare con la dignità che la professione di ingegnere comporta, ispirandosi costantemente alle conoscenze scientifiche e alla propria coscienza, senza soggiacere ad interessi, imposizioni e suggestioni di qualunque natura”.

Ebbene, Rafael Mariano Grossi ha applicato appieno questi principi in un periodo storico di straordinaria complessità e importanza per l’umanità intera, mostrando in quale modo lo sviluppo di più di un secolo di conoscenze nucleari possa essere sfruttato per contribuire ad affrontare problemi fondamentali per il futuro del genere umano: studio, mitigazione, adattamento ai cambiamenti climatici, salute globale, sviluppo sostenibile, cibo, acqua, uso razionale delle risorse, gestione dei rifiuti, tutela dell’ambiente, gestione delle crisi internazionali, sempre ispirata ai valori universalmente riconosciuti delle Nazioni Unite, riduzione del divario di genere. 

Io vorrei fare solo alcuni esempi concreti per dimostrare quanto appena detto. Pochi giorni dopo aver ottenuto l’incarico di Direttore generale della IAEA, Sua Eccellenza Grossi ha partecipato di persona, ed è stata la prima volta per un Direttore generale della IAEA,- alla Conferenza ONU sul cambiamento climatico, le famose COP – mi sto riferendo alla Cop25 di Madrid – e ha chiesto in modo chiaro e vigoroso che l’energia nucleare venisse considerata come una risorsa fondamentale per contrastare il cambiamento climatico, adottando un approccio guidato dal rigore scientifico e non dall’ideologia e dal pregiudizio.

Questo intervento e la sua partecipazione alle successive COP, l’ultima pochi giorni fa, la Cop27 a Sharm el-Sheikh, ha aperto uno spazio di discussione prima inimmaginabile e che ha portato altre organizzazioni internazionali, come la International Energy Agency, e molti paesi nel mondo, a riconsiderare positivamente il ruolo dell’energia nucleare nell’ambito della transizione net-zero e dello sviluppo sostenibile.

Nell’ambito delle applicazioni non energetiche delle tecnologie nucleari, Sua Eccellenza Grossi ha lanciato iniziative straordinarie. Ad esempio, il progetto Zodiac, Zoonotic Disease Integrated Action, che ha sviluppato e migliorato la capacità di risposta in circa 150 Paesi, molti dei quali in via di sviluppo, alla minaccia di malattie zoonotiche potenzialmente pandemiche e trasmissibili all’uomo.

Oppure il progetto “Rays of Hope”, raggi per la speranza, per sviluppare e migliorare le capacità dei Paesi in via di sviluppo nella lotta contro il cancro, con l’utilizzo di tecniche diagnostiche e terapeutiche radiogene e nucleari.

Voglio poi menzionare la creazione del programma Marie Skłodowska-Curie Fellowship, grazie al quale giovani donne da tutto il mondo hanno la possibilità, da alcuni anni, di ricevere un importante sostegno economico per laurearsi in discipline STEM con una formazione in ambito nucleare. Lanciato nel 2020 da Sua Eccellenza Grossi ha già supportato più di 210 studentesse e altre 150 si aggiungeranno entro la fine dell’anno. E tra le prime laureate che hanno sfruttato questo percorso è un sincero piacere per me poter annoverare anche Benedetta Brusasco, che oggi è qui con noi. È una nostra alunna ingegnere nucleare e attualmente è impiegata presso i laboratori IAEA di Seibersdorf, vicino a Vienna. Benedetta ci ha anche raccontato la sua storia partecipando all’iniziativa “Il Politecnico delle donne” e, se non avete ancora avuto modo di guardare il suo contributo, io vi invito a farlo perché lo considero una fonte di ispirazione unica. Grazie Benedetta.

Oggi, in questa data e in questo luogo altamente simbolici, ho anche l’opportunità e l’onore di ricordare e rivendicare con orgoglio il profondo legame che lega tutto questo all’Italia e in particolare al Politecnico di Milano. L’Italia ha avuto un ruolo di grande rilevanza nello sviluppo delle conoscenze e delle tecnologie nucleari. Gli studi pionieristici negli anni ’30 da parte del Gruppo di ricerca guidato da Enrico Fermi, i famosi “Ragazzi di via Panisperna”, hanno gettato le basi teoriche e sperimentali per lo sviluppo di numerosi settori dell’ingegneria nucleare, dalla produzione di energia allo studio dei materiali, alle applicazioni in ambito medicale. Pochi anni più tardi, in quel 2 dicembre 1942 che ho già avuto modo di ricordare, nel corso delle drammatiche vicende del Secondo conflitto mondiale, Fermi si ritrova a Chicago ed è a capo dell’esperimento che mostra la possibilità di realizzare e controllare con successo la prima reazione nucleare a catena. Perché proprio lui?

In un campo di studio che evolveva continuamente, Fermi era probabilmente l’unico al mondo in grado di conoscere completamente tutta la materia necessaria. Era allo stesso tempo un brillante sperimentatore e un grande teorico e, da primo titolare di una cattedra in fisica teorica in Italia, contribuisce con le sue ricerche a fondare la moderna ingegneria nucleare. Alle 15:55 di quel giorno Fermi ordinò lo spegnimento della pila, così volle chiamarla, che aveva funzionato, cito testualmente, “perfettamente al primo tentativo, mettendo a frutto decenni di scoperte ed esperimenti”. L’uomo aveva così controllato la liberazione dell’energia del nucleo atomico. È rimasta celebre la telefonata, in codice naturalmente, con cui il successo dell’esperimento fu annunciato: “Le interesserà sapere che il navigatore italiano è sbarcato nel Nuovo Mondo”.

Nei decenni seguenti l’Italia consegue numerosi importanti risultati nel settore nucleare. Mi voglio soffermare solo su alcuni di essi. È tra i sei paesi membri fondatori dell’EURATOM, i Trattati di Roma del 25 marzo 1957. Negli anni ’60 diventa per alcuni anni il terzo produttore al mondo di energia elettrica da fonte nucleare. Avvia e consolida un corposo programma di ricerca nell’ambito della fusione nucleare, che la colloca ancora oggi tra i principali paesi in Europa e nel mondo in questo settore. Sviluppa, fino a diventare paese leader a livello mondiale, numerose competenze e centri per lo sfruttamento delle tecnologie nucleari in ambito medicale.

In questo contesto il Politecnico di Milano assume da subito un ruolo di guida nella formazione e nella ricerca in ambito nucleare in Italia. È infatti la prima università italiana a dotarsi di un corso di laurea in Ingegneria Nucleare, avviato in via sperimentale negli anni ’50 e ufficialmente aperto nel 1960. Ed è anche la prima università a dotarsi di un reattore nucleare per la didattica e per la ricerca: il reattore L54, che ha operato per i suoi vent’anni di licenza dal 1960 al 1980 a poche centinaia di metri da qui, al Centro Studi Nucleari Enrico Fermi, CESNEF per tutti noi, e che oggi Rafael Mariano Grossi ha avuto modo di visitare.

Oggi la Laurea magistrale in Nuclear Engineering è la più frequentata in Italia, ed è tra le maggiormente frequentate in Europa. Più di 300 nuove matricole negli ultimi quattro anni accademici. Il Poli ha recentemente investito in modo importante per la realizzazione di nuove infrastrutture e laboratori presso il Campus Bovisa, nel Dipartimento di Energia – abbiamo sentito l’introduzione del nostro Direttore – grazie ai quali potrà garantire, anche in futuro, la disponibilità di un contesto ideale per lo sviluppo di formazione e di ricerca nel più ampio spettro possibile delle tecnologie nucleari. Il Poli è membro del CIRTEN, il Consorzio Italiano Interuniversitario per la Ricerca Tecnologica Nucleare, di ENEN, lo European Nuclear Education Network, di FuseNet, lo European Fusion Education Network, e ospita molti gruppi e progetti di ricerca attivi in ambito nucleare, con numerosi successi nei bandi Horizon2020 ed FP9, e con un forte coinvolgimento nel programma EUROfusion. Oggi Rafael Mariano Grossi ha potuto toccare con mano, prima di questa cerimonia, la vivacità culturale del Poli e il forte interesse dei suoi studenti, di ingegneria nucleare e non solo, nei confronti delle tematiche nucleari, della IAEA e pure della sua persona.

Oggi siamo quindi orgogliosi di collegare questa nostra storia alla figura di Rafael Mariano Grossi e di averlo come nostro alunnus Ingegnere Nucleare. Egli avrà l’opportunità di rappresentare, d’ora in poi, anche il Poli nella sua futura attività di promozione ai più alti livelli possibili del ruolo e dei valori associati all’ingegneria nucleare.

Ed è per tutti questi motivi che, con convinzione e con orgoglio, il Politecnico di Milano gli conferisce il titolo di Laureato ad honorem in Nuclear Engineering e lo accoglie con gioia all’interno della propria famiglia. Vi ringrazio.

Prof. Antonio Capone:

La parola ora a Rafael Mariano Grossi per la lectio magistralis, prego.

Rafael Mariano Grossi:

Buongiorno a tutti. Vorrei innanzitutto esprimere la mia gratitudine per questo importante riconoscimento al Ministro per l’Università e la Ricerca, al Rettore del Politecnico di Milano, Professor Ferruccio Resta, alla Scuola di Ingegneria Industriale e dell’Informazione e al professor Matteo Passoni, grazie Matteo, Presidente del Corso di laurea magistrale in Ingegneria Nucleare, ai professori Capone, Lozza, agli amici… tutti. Poiché sono cresciuto in Argentina e con l’orgoglio di essere il nipote di una famiglia di emigrati piemontesi, ho sempre percepito l’Italia come parte integrante della mia vita e come mio Paese di origine. I primi punti di riferimento culturali della mia vita sono stati Dante, Leonardo – Piazza Leo, mi hanno detto – e Caterina de’ Medici.

Ho affinato la mia conoscenza della lingua italiana grazie alle animate discussioni intrattenute durante i pranzi della domenica ospitati dai miei nonni a Buenos Aires. Le vicende della politica italiana erano oggetto di appassionate discussioni allo stesso modo di quelle argentine… e non c’era sicuramente tempo per annoiarsi. Naturalmente, è il caso di dirlo, il mio cuore batte per la squadra argentina, l’Albiceleste, e allo stesso modo per la Squadra Azzurra.

Quindi, spero che possiate portare pazienza con il mio italiano che sento mia lingua madre e sorvolare sugli errori che potrei fare causa il tempo trascorso dalla mia giovinezza. Ci sono molti motivi per i quali mi sento profondamente onorato di ricevere questa laurea honoris causa dal Politecnico di Milano. Vorrei menzionarne due in particolare.

Innanzitutto, perché questo titolo accademico onorifico mi viene conferito da un’università, che è stata la culla della scienza nucleare in Italia, lo hai detto. In secondo luogo, perché un corso di formazione universitaria magistrale in Ingegneria Nucleare, il primo in Italia e uno dei più prestigiosi in Europa, ha scelto di conferire a me, un diplomatico, lo straordinario privilegio di una laurea ad honorem in Ingegneria Nucleare. Lasciatemi dunque cominciare con una piccola storia che, sono sicuro, vi sarà familiare.

Nel 1957, alcuni anni dopo la morte di Fermi, questa università decise di fondare il primo Istituto di scienze nucleari in Italia; avendo ottenuto il consenso della moglie, Laura, l’Istituto fu denominato Centro Studi Nucleari Enrico Fermi. Un nome importante che, come disse il Rettore, Professor Gino Cassinis, nel suo discorso di inaugurazione del centro nel 1960, non voleva solo manifestare la gratitudine e l’omaggio al grande scienziato, ma intendeva rappresentare un impegno e una responsabilità alle quali assolvere e fare onore. Per più di sessant’anni il vostro istituto ha mantenuto viva la fiamma della conoscenza che animò Fermi; avete fatto più che onore al suo nome.

È anche merito del vostro lavoro se, nonostante i corsi e ricorsi della politica, l’Italia rimane oggi solidamente un Paese di riferimento a livello globale nel settore nucleare, anche se non vi sono più impianti di potenza in esercizio.

Il contributo dell’Italia alle scienze e tecnologie nucleari non è più solamente rappresentato dal contributo di Fermi e dei Ragazzi di via Panisperna; bensì, ogni anno questo grande Paese forma ingegneri nucleari che partecipano attivamente all’avanzamento delle scienze e delle applicazioni delle tecnologie nucleari in Italia e nel mondo. Poter annoverarmi tra i membri onorari di quel gruppo di ragazzi è veramente un onore speciale. Lasciatemi dire, anzi promettere fin da subito, che non intendo minimamente tentare di utilizzare il mio titolo di ingegnere per progettare un reattore nucleare, lo posso dire già. Invece, accetto con gratitudine la vostra generosità e interpreto questo titolo sia quale riconoscimento personale, sia come simbolo di un impegno e di una responsabilità da onorare per il resto della mia vita. 

Verso la fine della sua vita, Fermi tenne una lezione a un gruppo di fisici. Disse loro: “ciò che tutti noi speriamo con fervore è che l’uomo sia presto abbastanza adulto da fare un buon uso dei poteri che acquisisce sulla natura”.

Nel mio vocabolario personale, la speranza è in realtà l’azione. Ora, forse più che mai, dobbiamo fare buon uso delle scienze e della tecnologia nucleare affinché esse possano giocare un ruolo fondamentale nella soluzione delle crisi globali, anziché contribuire a peggiorarle. Per raggiungere tale obiettivo c’è bisogno di ingegneri nucleari appassionati della propria professione, ma anche di molti altri tipi di esperti, dagli ispettori nucleari agli scienziati, dai tecnici specializzati del settore nucleare ai funzionari pubblici. La missione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica è unire tutte queste professionalità nel perseguimento di applicazioni nucleari accessibili a tutti, in ogni continente e in ogni forma di promozione dello sviluppo, dalle centrali alle cure radioterapiche per il cancro, e tutto ciò che vi passa in mezzo. L’AIEA l’ho detto agli studenti oggi, è come una moneta, ha due facce.

Da una parte siamo l’organo di vigilanza mondiale, il Nuclear Watchdog, dedicato a verificare che gli Stati non sviluppino armi nucleari. I nostri ispettori di salvaguardia nucleare compiono verifiche sul campo su un numero sempre maggiore di installazioni e materiali nucleari in tutto il mondo. Dall’altra parte, l’AIEA promuove lo sviluppo internazionale offrendo assistenza tecnica ai Paesi volta ad assicurare un utilizzo sicuro ed efficace delle tecnologie e delle applicazioni nucleari nel campo dell’energia, della medicina, dell’alimentazione e delle scienze ambientali ed umane.

Nella primavera del 2021, nel periodo in cui la pandemia del COVID 19 si espandeva nel mondo, l’AIEA ha lanciato quello che sarebbe divenuto il nostro più esteso progetto di emergenza, inviando macchinari per la codifica e la diagnosi di malattia RT-PCR, kit diagnostici e diffondendo conoscenza scientifica ad esperti di 130 paesi.

In modo analogo, la nostra agenzia ha decine di anni di esperienza nell’assistenza tecnica collegata alla medicina nucleare e alla radioterapia contro il cancro. Attraverso la nostra iniziativa strategica, che ho lanciato ad Addis Abeba all’Unione Africana, chiamata “Rays of Hope”, raggi di speranza, che ho lanciato quest’anno, faremo ancora di più in questo campo.

Le applicazioni delle scienze nucleari sono talmente estese da essere rilevanti per il raggiungimento di più della metà dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Uno dei principali campi di applicazione è sicuramente la produzione di energia nucleare. In tale campo l’AIEA supporta i paesi durante l’intero ciclo del combustibile nucleare, in tutte le fasi dello sviluppo del loro programma nucleare, assicurando che la sicurezza e la salvaguardia nucleari siano sempre una priorità.

Ritornerò sul tema dell’energia nucleare, che oggi è molto rilevante, ma prima lasciatemi dire quanto io sia lieto che il Politecnico di Milano diventerà un “collaborating center” dell’AIEA, aiutandoci così a fare ancora meglio nei programmi di formazione e condividendo le proprie competenze e risorse in aree di intervento cruciali per l’Agenzia. Cari amici, ci troviamo oggi immersi in quel che sembra un momento difficile, forse decisivo, della storia. È dunque utile ricordare che le prospettive legate alle scienze nucleari e all’AIEA stessa, furono anch’esse frutto di un chiaro punto di svolta storico nel passato.

Nel 1957, lo stesso anno in cui questa università decide di fondare il CESNEF, Vienna, la nuova casa dell’AIEA, stava appena riemergendo da un decennio di occupazione conseguente alla Seconda guerra mondiale. Nei continenti africano e asiatico i vari paesi stavano forgiando un nuovo futuro, indipendente dal dominio coloniale, nell’Unione Sovietica, negli Stati Uniti, nel Regno Unito le prime centrali nucleari stavano già producendo energia e nella comunità scientifica era palpabile il senso che il futuro fosse pieno di prospettive per le applicazioni nucleari.

Ma con il trauma della bomba nucleare ancora presente nelle coscienze e nei cuori delle popolazioni, lo spettro del conflitto nucleare dispiegava al contempo un’ombra sul potenziale di sviluppo futuro. Il mondo aveva bisogno di uno strumento per prevenire il potere distruttivo delle armi nucleari e al contempo crescere e diffondere il potenziale tecnologico dell’energia nucleare impiegata a fini pacifici e di sviluppo.

L’AIEA veniva fondata in tale contesto e 13 anni più tardi il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari entrò in vigore. Negli scorsi sessant’anni l’AIEA e il Trattato di non proliferazione hanno enormemente contribuito alla sicurezza ed al benessere di miliardi di persone. I timori di proliferazione nucleare degli anni ’50 e ’60 non si sono, fortunatamente, materializzati, ma siamo oggi costantemente testati. Nel prolungato caso della verifica sulla natura pacifica del programma nucleare iraniano, l’AIEA continua a lavorare in modo equo, ma risoluto, con l’Iran. Sto concedendo al Paese ogni possibile opportunità per chiarire le nostre perplessità e fornire le informazioni mancanti nel rispetto degli adempimenti dell’Accordo di salvaguardia siglato tra l’Iran e l’AIEA. Sfortunatamente, dal 23 febbraio 2021 l’Iran non sta assolvendo ai propri obblighi. Di conseguenza, per quasi due anni l’AIEA non è stata in grado di effettuare verifiche e monitoraggi relativi alla produzione e all’inventario di centrifughe, acqua pesante, concentrato di minerale di uranio, inclusi cinque mesi nei quali il nostro equipaggiamento di sorveglianza è stato disinstallato. Ogni giorno che passa senza registrare alcun progresso rende il nostro compito di verificare la natura pacifica del programma nucleare iraniano più difficile. L’Iran oggi possiede abbastanza materiale nucleare per produrre più che una bomba. Questo non vuol dire che ne stiano costruendo una, ma voglio essere completamente trasparente. 

Continua a destare preoccupazione anche l’uscita della Corea del Nord dal Trattato di non proliferazione e l’espulsione dei nostri ispettori nucleari, che perdura dal 2009. Continuiamo a monitorare, al di fuori del loro confine, il sempre crescente programma nucleare nordcoreano, che viola molteplici risoluzioni delle Nazioni Unite. I nostri ispettori sono pronti a ritornare nel Paese ove la situazione lo permettesse nuovamente.

L’Ucraina: l’attuale conflitto sta intaccando norme consolidate e sta infrangendo in modo estremamente preoccupante tabù concernenti l’uso delle armi nucleari. In tutto ciò, potenti spinte politiche, sociali e tecnologiche stanno mettendo in discussione l’importanza delle azioni multilaterali ed alcuni osservatori sostengono che la stiano seriamente compromettendo. In tale situazione è fondamentale che le istituzioni internazionali, quali l’AIEA e i suoi esperti, che siano diplomatici, ingegneri, scienziati, rimangano indipendenti, imparziali, risoluti e proattivi. Dobbiamo essere parte integrante di una soluzione nel momento in cui essa è maggiormente necessaria, anche se ciò significa intraprendere percorsi inesplorati. Non è abbastanza arrivare sulla scena e registrare l’accaduto o raccogliere i cocci.

Oggi noi dobbiamo essere sul posto prima, durante e dopo l’accaduto. Dobbiamo garantire la nostra presenza costante. Permettetemi di darvi come esempio una delle sfide più cruciali ed immediate che ci attendono, dalla quale dipendono le vite di migliaia di persone e che determinerà il futuro dell’energia nucleare e della nostra abilità di usarla per mitigare il cambiamento climatico. Sto parlando della sfida di garantire la sicurezza delle centrali nucleari situate oggi al fronte del conflitto in Ucraina. Prima parlare dell’operato dell’AIEA in questo contesto, permettetemi di riconoscere lo straordinario coraggio dei nostri colleghi ucraini, normali ingegneri nucleari come voi e operatori che ogni giorno compiono straordinari atti di eroismo, in particolare alla centrale di Zaporizhzhia. La situazione a Zaporizhzhia non ha precedenti, mai prima d’ora uno dei paesi con un programma nucleare così sviluppato è stato coinvolto in un conflitto armato. Mai prima d’ora una centrale nucleare è stata ripetutamente bombardata e isolata dalla rete elettrica. Mai prima d’ora un team di ingegneri nucleari è stato costretto a lavorare in tali condizioni pericolose e inumane. Mai prima d’ora i sette pilastri della sicurezza nucleare stabiliti dall’AIEA sono stati pregiudicati così frequentemente. Mai prima d’ora il Direttore generale dell’AIEA ha condotto in prima persona una missione ricognitiva al fronte di un conflitto armato alla guida di esperti dell’Agenzia in elmetto, giubbotto antiproiettile, attraversando una terra di nessuno sotto il fuoco degli eserciti. Mai prima d’ora l’AIEA ha mantenuto una presenza costante per vigilare su una centrale nucleare sotto attacco.

Ma sono convinto che i “mai prima d’ora” non debbano fermarci. Dobbiamo agire per essere efficacemente al servizio dei nostri Stati membri e della comunità nucleare. Dobbiamo agire, dobbiamo fare ogni cosa per proteggere vite e popolazioni da un incidente nucleare. Dobbiamo agire affinché le tecnologie nucleari possano realizzare il loro contributo a un mondo migliore, più sostenibile. Dobbiamo agire affinché le istituzioni internazionali mantengano la propria rilevanza in frangenti di reali crisi internazionali. Dobbiamo agire perché solo agendo possiamo sostenere gli ideali del multilateralismo. Dobbiamo agire perché le azioni generano speranza e la speranza genera i cambiamenti, anche nelle situazioni più difficili. È per questo che, nonostante le critiche ricevute da alcuni, continuo in prima persona a negoziare ai massimi livelli con i rappresentanti dell’Ucraina e della Federazione Russa, affinché venga istituita al più presto una zona di protezione e salvaguardia nucleare attorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia.

Il nostro lavoro a sostegno della cooperazione e sviluppo internazionale può sembrare non avere lo stesso impatto che ispezionare una centrale nucleare in un teatro di guerra attraverso una serie di check point militari. Ma mi sento altrettanto dedicato all’importante ruolo di sostenere il settore energetico e gli enti di controllo nazionali in aree quali, per esempio, l’implementazione efficiente e sicura di reattori modulari di piccola taglia SMRs. E anche in questo campo vi sono delle sfide da affrontare, di diversa natura ma altrettanto importanti. Per questa ragione stiamo discutendo con le autorità di controllo nucleari dei paesi di tutto il mondo al fine di armonizzare i regimi regolatori sugli SMRs. E parallelamente stiamo riunendo i principali attori dell’industria nucleare internazionale e discutendo con loro su come standardizzare i processi di costruzione e qualifica dei componenti, la validazione dei codici di calcolo per la progettazione e tanto altro. E adesso che sono ingegnere posso farlo più facilmente!

Questo è chiaro. L’interesse verso gli SMRs è tale che, a cadenza quasi settimanale, un ministro per l’energia di un paese in via di sviluppo ci contatta per chiedere quando questi reattori saranno disponibili. L’AIEA sta lavorando con un gruppo che comprende più di 1/3 dei paesi africani che sta attivamente valutando la possibilità di adottare l’energia nucleare con questa tecnologia. Pochi giorni fa, Matteo l’ha detto, sono tornato dalla Conferenza annuale della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, la Cop27, tenutasi a Sharm, in seno alla quale l’AIEA ha gestito per la prima volta un proprio padiglione dedicato al nucleare. La nostra presenza a questo evento è un segno tangibile del fatto che vogliamo sfruttare la nostra voce per portare l’energia nucleare ad ogni tavolo di discussione sulle politiche energetiche per fronteggiare il cambiamento climatico. Il peggioramento dell’emergenza climatica e la crisi energetica in corso stanno orientando sempre più paesi verso il nucleare, sia nel considerare l’estensione dell’operatività di centrali già esistenti, sia lo sviluppo di nuovi programmi di produzione di energia nucleare. I 400 e più reattori ad oggi in attività producono il 10% dell’elettricità generata globalmente e il 25% dell’energia generata da fonti a basse emissioni di carbonio.

Metà dell’energia a basse emissioni di carbonio prodotta qui in Europa è di origine nucleare e naturalmente l’Italia ne importa una parte. L’energia nucleare prodotta oggi nel mondo consente una riduzione netta di emissioni equivalente alla quantità di emissioni totali prodotte da tre delle principali potenze economiche europee: Regno Unito, Francia e Italia.

Gli analisti, inclusi quelli dell’AIEA, hanno rivisto al rialzo le loro proiezioni ed ora stimano che la produzione di energia nucleare sarà più che raddoppiata entro l’anno 2050. Ciò comporterà un significativo cambiamento rispetto ai vent’anni passati, nei quali la produzione di energia nucleare è rimasta stabile in virtù del contro bilanciamento tra ambiziosi programmi di espansione in alcuni paesi, la Cina, e cessazioni della produzione in altri, la Germania.

In questo momento oltre 50 nuovi reattori nucleari sono in fase di costruzione in 18 paesi e altri 30 paesi stanno considerando o stanno già pianificando l’introduzione di programmi di produzione di energia nucleare.

I governanti dei diversi paesi stanno gradualmente prendendo consapevolezza delle molteplici applicazioni dell’energia nucleare, che vanno dalla desalinizzazione dell’acqua alla produzione di idrogeno per rendere eco sostenibili settori industriali di più difficile conversione, fino alla produzione di calore. Ma il contributo delle applicazioni non elettriche dell’energia nucleare è purtroppo ancora sottovalutato e il suo potenziale non è ancora sfruttato appieno.

La nostra iniziativa “Atoms4NetZero” permetterà ai paesi che lo vogliano di valutare il contributo che l’energia nucleare può apportare al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale e autosufficienza energetica nei rispettivi territori.

Spero che questi esempi siano utili a farvi percepire l’importanza fondamentale del lavoro che svolgete al Politecnico di Milano, per molte persone in tutto il mondo e per le future generazioni. Viviamo in un periodo storico entusiasmante per il settore nucleare. Il mondo ha bisogno anche di voi, come non mai.

Ogni contributo è rilevante. Non esiste una ricetta magica. Al contrario, esiste un gruppo di professionisti, ingegneri, ispettori, funzionari pubblici, legali, accademici, esperti di comunicazione che devono lavorare insieme per un risultato comune. Inoltre, non possiamo permetterci di avere ancora così poche donne nella nostra comunità nucleare.

Fermi, Fermi aveva soltanto Leona Woods, l’unica donna nella squadra di Fermi che costruì e sperimentò il primo reattore nucleare. A esattamente 80 anni dal successo di Fermi abbiamo ancora un forte sbilanciamento di genere nel nostro settore.

Abbattere le barriere che ostacolano una maggiore partecipazione femminile al settore nucleare non è soltanto un buon obiettivo da perseguire, è anche l’unico modo in cui il nucleare, come tanti altri settori, può esprimere il suo pieno potenziale.

E per questo motivo il programma di Fellowship della AIEA dedicato a Marie Skłodowska-Curie sta offrendo borse di studio a centinaia di donne per il perseguimento dei loro studi universitari a livello di master nel settore nucleare e la nostra nuova iniziativa Lise Meitner offrirà nuove opportunità a giovani professioniste all’inizio della propria carriera. Lise Meitner è un chiaro esempio di come il contributo offerto da scienziate donne sia stato ignorato per molto tempo: lavorava con Otto Hahn, ma non ha potuto ricevere il Nobel con Otto Hahn perché era una donna.

Lasciatemi dunque sfruttare l’occasione per citare lei ed altre, come Emmy Nother, Maria Goeppert Mayer, Marietta Blau, Tatiana Ehrenfest-Afanaseva e Ida Tacke Noddack, che hanno dato un contributo fondativo al nostro settore. Ciò mi riporta al significativo riconoscimento che avete voluto concedermi.

Grazie ancora per questo onore. Mi riprometto di farne buon uso, come costante promemoria dell’importanza del lavoro che insieme svolgiamo nel realizzare la fulgida prospettiva di Fermi e di tutti gli scienziati e le scienziate che hanno contribuito alle straordinarie scoperte ed evoluzione in campo nucleare e che rappresentano una vera promessa per il futuro. Politecnico di Milano, il futuro è adesso. Grazie.

Prof. Antonio Capone:

Dopo questa intensa ed emozionante lectio, il mio compito è quello di leggere le motivazioni ufficiali per il conseguimento della laurea honoris causa. La Scuola di Ingegneria Industriale dell’Informazione conferisce la Laurea magistrale ad honorem in Nuclear Engineering a Rafael Mariano Grossi, Direttore generale della International Atomic Energy Agency dal 2019, come riconoscimento delle esemplari iniziative di promozione e diffusione dell’uso pacifico delle scienze e tecnologie nucleari, con applicazioni di fondamentale rilevanza in settori cruciali per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile stabiliti dalle Nazioni Unite. Partendo dal suo profilo di alto diplomatico, con esperienza pluridecennale in ruoli di responsabilità presso importanti organismi nazionali e internazionali, durante il suo esercizio come Direttore generale, Rafael Mariano Grossi è stato in grado di incidere in modo straordinario ed efficace nei seguenti ambiti, che costituiscono indubbi meriti specifici per l’attribuzione della Laurea magistrale ad honorem in Nuclear Engineering.

Sviluppo e valorizzazione di iniziative di IAEA per la diffusione delle competenze nucleari su tutti i fronti di interesse per lo sviluppo sostenibile dell’umanità e in tutti i paesi del mondo, dalle applicazioni in campo energetico a quelle in campo medico e zoonico, in agricoltura e sicurezza alimentare, fino alla tutela del patrimonio culturale, anche al fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Promozione di numerose iniziative avviate dalla IAEA per valorizzare il ruolo dell’ingegneria nucleare nell’ambito delle iniziative di contrasto e mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, quali il supporto all’energia nucleare come fonte pulita e sostenibile, l’applicazione di tecniche nucleari per lo sviluppo di una agricoltura sostenibile e resiliente, lo studio degli ecosistemi marini e dell’acidificazione degli oceani, l’impatto dell’anidride carbonica su scala globale. 

Il coinvolgimento diretto in prima persona per promuovere l’impiego pacifico e in sicurezza delle tecnologie nucleari, facilitando la collaborazione tra industria, operatori ed enti di controllo per meglio sfruttarne il potenziale. Il coinvolgimento diretto, anche con attività di verifica in prima persona, in fondamentali azioni di deterrenza della proliferazione nucleare, di sicurezza nucleare e di gestione di crisi internazionali, con aspetti legati al coinvolgimento di tecnologie nucleari, sempre caratterizzato da forte imparzialità ed indipendenza e una particolare attenzione per la sicurezza degli operatori, siano essi appartenenti a IAEA o altri enti. La promozione di iniziative volte a colmare il divario di genere in ambito nucleare, attraverso l’istituzione del programma IAEA di borse di studio Marie Skłodowska-Curie Fellowship Program, dedicato al supporto del percorso formativo di studentesse di tutto il mondo in discipline nucleari e l’istituzione, recentemente annunciata, del Lise Meitner Program, volto al consolidamento della presenza di donne di talento nel settore nucleare. 

La rilevanza di queste iniziative, l’importanza dei settori nei quali esse si collocano e il contributo specifico di Rafael Mariano Grossi si conciliano completamente con gli obiettivi formativi e culturali del Corso di laurea magistrale in Nuclear Engineering e costituiscono un esempio unico ed illuminante di esercizio effettivo delle funzioni di un ingegnere nucleare, fonte di ispirazione per tutti coloro che operano in questo settore e soprattutto per le future generazioni di studenti. Grazie.

La prego di alzarsi. Per l’autorità conferitami dalle leggi dello Stato, in nome della Repubblica Italiana, conferiscono a Rafael Mariano Grossi la Laurea magistrale ad honorem in Nuclear Engineering. Il laureato si potrà avvalere del titolo di dottore magistrale nelle forme, con le modalità e con la responsabilità previste dalla legge. Nello svolgimento del suo lavoro il Laureato ha già dimostrato la dignità che la professione di ingegnere comporta. Anche in futuro, nell’esercizio della sua attività, dovrà operare con la dignità che la professione comporta costantemente ispirandosi alle conoscenze scientifiche e alla sua coscienza, senza soggiacere ad interessi, imposizioni e suggestioni di qualunque natura.

Congratulazioni

La radioattività dove non te l’aspetti: Le lenti fotografiche corrette al Torio

di Massimo Burbi

Le radiazioni possono uccidere, come tante altre cose che diventano “veleno” se prese in dosi eccessive. Con la radioattività però è tutto diverso, perché è la parola stessa a terrorizzare: se c’è in giro qualcosa di radioattivo l’unica opzione è la fuga. Si chiama “radiofobia” ed è in gran parte dovuta all’equivoco di fondo che il mondo naturale che ci circonda (quello buono, che nell’immaginario collettivo non può farci male) sia privo di radiazioni e che quelle che incontriamo siano necessariamente una forma di inquinamento prodotta dalle (cattive) attività dell’uomo e quindi pericolosissime, sempre.

In realtà non solo il mondo intorno a noi è naturalmente radioattivo [1][2], ma noi stessi lo siamo per tutta la nostra vita (nel corpo una persona di 70 Kg avvengono circa 8000 decadimenti radioattivi al secondo, ogni secondo della sua vita [3]) e anche dopo la morte, proprio grazie a questo riusciamo a datare i resti di esseri viventi morti migliaia di anni fa grazie al metodo del radiocarbonio [4], ovvero del carbonio 14, isotopo radioattivo del carbonio.

Ma anche molti oggetti che si trovano nelle nostre case sono insospettabilmente radioattivi e alcuni lo sono abbastanza da far “impazzire” un geiger, se gli capita a tiro.

L’oggetto di oggi è un comune obiettivo fotografico, nello specifico un Pentax Super-Takumar 50 mm f1.4 [5].

Le lente posteriore dell’obiettivo. L’ingiallimento che si vede è un tipico segnale della presenza di torio.

Nel seguente breve video, l’obiettivo viene messo a confronto con un cristallo di autunite, un minerale di uranio. A rendere radioattiva quella lente, come molte altre prodotte nello stesso periodo, è il torio aggiunto per aumentare l’indice di rifrazione, come si vede dallo spettro gamma, dove emerge chiara e forte la progenie dei torio 232. 

Alla prova del geiger l’autunite schizza a più di 3000 volte i conteggi del fondo ambientale della stanza in cui viene fatta la misura, mentre l’obiettivo si ferma a circa 500 volte, ma se ci focalizziamo sul rateo di dose da radiazione gamma, l’unica penetrante e quindi la sola di cui preoccuparci se la sorgente si trova all’esterno del corpo, i valori a contatto sono entrambi dalle parti dei 6 μSv/h (6 micro sievert all’ora). L’innocua lente fotografica dà una dose a contatto paragonabile a quella di un cristallo di Autunite e non si può nemmeno metterla in soffitta e aspettare che si “raffreddi”, dato che il torio 232 ha un tempo di dimezzamento di oltre 14 miliardi di anni [6].

Spettro gamma della lente posteriore, con tutti i i picchi tipici della catena del torio 232.

Un valore di 6μSv/h è quasi 100 volte il fondo ambientale medio [7], eccede i 50,000 μSv/anno, che è il limite massimo di sicurezza fissato per i lavoratori esposti a radiazioni [8] e consideriamo che a dare questi valori è proprio la lente posteriore, quella più vicina all’occhio del fotografo. 

Vuol dire che chi ha usato un obiettivo del genere ha preso più radiazioni di quante ne dovrebbe prendere chi lavora a contatto con materiale radioattivo? No, perché 6μSv/h diventano oltre 50,000 μSv/anno solo se vengono assorbiti per tutte (o quasi) le 8760 ore che ci sono in anno, il che vuol dire che il fotografo di turno dovrebbe passare tutti i giorni e tutte le notti attaccato alla lente. Inoltre l’entità dell’esposizione diminuisce con il quadrato della distanza dalla sorgente [9], quindi già stando a qualche centimetro dalla lente la dose assorbita cala drasticamente rispetto al valore a contatto e per le parti del corpo più lontane l’abbattimento è ancora maggiore.

In sintesi la lente è radioattiva ed è certamente meglio non usarla, dato che esistono sul mercato alternative che non lo sono, ma maneggiarla di tanto in tanto non espone a particolari rischi. 

Se però qualcuno avesse voluto costruirci sopra un post alla “moriremo tutti” (o almeno alla “moriranno tutti i fotografi che l’hanno usata”) gli sarebbe bastato far sentire il geiger che ticchetta all’impazzata (vedere il video nel primo commento per credere) per raggiungere lo scopo, e a quel punto valle a spiegare tutte le cose scritte qui sopra. 
Ecco quanto è facile terrorizzare con le radiazioni, anche con uno strumento perfettamente funzionante in mano. 

P.S. Di lenti simili oggi non se ne producono più, ma è ancora facilissimo procurarsele, anche online.
P.P.S. un abitante dell’Italia prende in media una dose annua di 3300 μSv da gamma terrestri, raggi cosmici, inalazione di radon e ingestione di cibi, più circa altri 1000 μSv da esami medici [8].

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1][7][8] http://www.fisicaweb.org/doc/radioattivita/geiger%20muller/taratura.pdf?fbclid=IwAR2IO_2_yGHZkL1lcd42Q_p6T9nWzr-pc-VE0Z0Ud1OrBI2Zu5GvV1QinoI

[2] https://www.epa.gov/radiation/radiation-sources-and-doses

[3] https://hps.org/publicinformation/ate/faqs/faqradbods.html

[4] https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00004900/4911-c3121-m1-u3-p2.pdf

[5] https://eric.ed.gov/?id=EJ943932

[6] http://nucleardata.nuclear.lu.se/toi/nuclide.asp?iZA=900232

[8] http://icrpaedia.org/Dose_limits

[9] http://hyperphysics.phy-astr.gsu.edu/hbase/Forces/isq.html

STRUMENTI UTILIZZATI:

– SE International Radiation Alert Ranger (geiger).

– Mirion PDS 100

N.B.  Per dose a contatto si intende a contatto con il guscio dello strumento, il cristallo che rileva la radiazione gamma è qualche millimetro all’interno.  Ogni strumento ha il suo margine di errore, quindi, più che il valore assoluto, conta il confronto tra due misure fatte con lo stesso strumento.

TEDxBarletta: è tempo di parlare di nucleare in Italia

Ora più che mai, il tema del nucleare è fortemente dibattuto e marchiato da numerosi pregiudizi. Ma è davvero così poco sicuro e pericoloso come molti dicono? L’ingegnere nucleare Elena Tonello, nostra socia particolarmente attiva nella divulgazione scientifica, in questo TEDx Talk svoltosi a Barletta lo scorso 3 settembre snocciola punto per punto le maggiori perplessità legate al nucleare evidenziando l’importanza di fare chiarezza in virtù di un futuro sempre più consapevole e sostenibile.

Elena Tonello è si è laureata con lode in Ingegneria Nucleare al Politecnico di Milano nel 2019. Attualmente, è all’ultimo anno del programma di Dottorato di Ricerca in Scienze e Tecnologie Energetiche e Nucleari al Politecnico d Milano.

Buona visione!

Artemis-I e le radiazioni nello spazio

di Massimo Burbi

Il programma Artemis ci riporterà sulla Luna dopo più di 50 anni. La prima di queste missioni, la Artemis 1, dopo qualche peripezia e un allarme uragano è finalmente partita appena due notti fa. Orbiterà intorno alla Luna per poi tornare a casa [1], come prova generale dei voli con equipaggio, che inizieranno con la Artemis 2.

Ma la Artemis 1 non sarà solo una missione dimostrativa, tra le altre cose dovrà anche raccogliere dati e per farlo manderà in orbita intorno alla Luna Helga e Zohar, due manichini ricoperti da circa 6000 sensori. Lo scopo? Misurare le radiazioni durante il viaggio [2].

Radiazioni sulla Luna? Perché ce ne preoccupiamo? Ci sono centrali nucleari nascoste? Depositi segreti di scorie radioattive? No, ce ne preoccupiamo perché lo spazio è un posto “pieno” di radiazioni ionizzanti, dai raggi cosmici alle particelle “sparate” nel cosmo dalle eruzioni solari, senza dimenticare le particelle cariche intrappolate dal nostro campo magnetico nelle fasce di Van Allen che circondano il nostro pianeta [3].

Riepilogo delle dosi individuali all’equipaggio NASA durante vare missioni. L’elemento decisivo è la durata della missione. Per le missioni Apollo, di durata 8-12 giorni, la dose accumulata è stata dell’ordine dei 5-10 mSv (5,000-10,000 μSv), per le missioni Skylab e ISS si sono superati i 100 mSv (100,000 μSv). Fonte: Cucinotta et al. 2008 https://humanresearchroadmap.nasa.gov/evidence/reports/cancer.pdf

Qui sulla Terra tutto questo rappresenta solo il 10% della dose di radiazioni ionizzanti che riceviamo [4] perché a proteggerci ci sono la nostra atmosfera e il campo magnetico terrestre, ma quando si inizia a salire in quota le cose cambiano rapidamente: già alla quota di crociera dei voli di linea lo scudo dell’atmosfera è molto più sottile.

Un abitante della Terra riceve in media dal fondo ambientale di radiazioni una dose di 2400 μSv in un anno [5], in un volo intercontinentale di una decina di ore ad una quota di 9-12 km dobbiamo aspettarci di prendere da 50 a 80 μSv [6]. Se passassimo un anno a quell’altitudine la dose assorbita oscillerebbe tra 45,000 e 70,000 μSv.

Come termine di paragone, i liquidatori che hanno lavorato intorno alla centrale di Chernobyl tra il 1986 e il 1989 hanno ricevuto in media una dose di circa 100,000 μSv [7].


Andamento della dose media oraria misurata nelle ore di volo da Tokyo Haneda a Monaco di Baviera. Dose accumulata dal dosimetro: 44.49 µSv, con picchi di oltre 10 µSv/h e valori medi alla quota di crociera tra 4 e 5 µSv/h. L’aumento dei valori a partire dall’ottava ora corrisponde a un incremento della quota di crociera da 11500 a 12200 metri. Il dosimetro è fatto per i raggi gamma terrestri più che per i raggi cosmici e la misura è probabilmente una sottostima. Considerando che il volo è avvenuto a fine 2019, vicino al minimo solare, una stima più realistica della dose accumulata da me e dagli altri passeggeri oscilla tra 60 e 70 μSv. Misura effettuata con Dosimetro Tracerco PED+

Dose oraria di un volo da Firenze a Wroclaw (Breslavia) con scalo a Zurigo. Anche in due voli con tempi di permanenza in quota brevi il dosimetro ha comunque accumulato una dose di 3.34 μSv con un picco di 6.02 μSv/h. Misura effettuata con Dosimetro Tracerco PED+

Ma se vogliamo iniziare a parlare di spazio, la prima fermata è la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), dove un anno di permanenza vuol dire assorbire una dose che va da circa 160,000 μSv a circa 320,000 μSv, a seconda dei cicli solari [8] (le missioni tipicamente durano sei mesi). La ISS orbita la Terra a circa 400 km di quota, fuori dall’ombrello dell’atmosfera (*), ma ancora sotto lo scudo protettivo del campo magnetico terrestre. Andare sulla Luna, o su Marte, vuol dire lasciarsi alle spalle anche questa ultima protezione.

Si stima nello spazio interplanetario la dose assorbita in un giorno sia di 1000-2000 μSv [9] e che un’ipotetica missione di tre anni verso Marte comporterebbe dosi di oltre 1,000,000 di μSv (ovvero oltre 1 Sv) [10] e questo nell’ipotesi di non essere coinvolti in tempeste solari, in cui dosi di qualche milione di μSv (ovvero di qualche Sv) possono arrivarti addosso in un colpo solo [11].

Per questo la NASA fissa dei limiti alla dose da radiazioni che i suoi astronauti possono assorbire nel corso della loro carriera con l’obiettivo di non eccedere un rischio del 3% di sviluppare un tumore fatale, questi limiti vanno da 1,000,000 μSv per un soggetto di 25 anni a 4,000,000 μSv per un astronauta uomo di 55 anni [12].

Ecco perché la Artemis 1 porterà a spasso Helga e Zohar, per misurare i livelli di radiazioni a cui saranno esposti i futuri membri dell’equipaggio, e anche per testare l’efficacia del “giubbotto” protettivo AstroRad [13], che sarà in dotazione al solo Zohar, e dovrebbe permettere di limitare i danni nel corso di missioni lunghe che, in assenza di mitigazione, comporterebbero dosi elevate.

Che ci piaccia o no, sulla Terra o nello spazio, le radiazioni ionizzanti sono parte del nostro mondo. A chi ci dice che vuole vivere in un mondo senza radiazioni possiamo suggerire di cambiare universo, perché cambiare pianeta o sistema solare non basta.


Spettro gamma di 8 ore registrato durante il volo Tokyo-Monaco. Il picco a 511 keV corrisponde all’annichilazione elettrone/positrone, ed è la firma della presenza di antimateria nei raggi cosmici. Misura effettuata con Spettrometro Gamma Mirion PDS 100 G

[1] https://www.nasa.gov/artemis-1

[2] https://appel.nasa.gov/2022/08/30/phantom-pair-examine-space-radiation/

[3] https://www.nasa.gov/analogs/nsrl/why-space-radiation-matters

[4][5] http://www.fisicaweb.org/doc/radioattivita/geiger%20muller/taratura.pdf?fbclid=IwAR1ajXiJ_yOZxa8jvqKzG4wl04QyIdNR0Kg9HDOqMp7wntQnYOrUd_PJgtM

[6] https://www.unscear.org/docs/publications/2000/UNSCEAR_2000_Report_Vol.I.pdf (pagine 84-88)

[7] https://hps.org/documents/chernobyl_legacy_booklet.pdf (i liquidatori sono stati esposti a radiazione gamma e beta frutto del decadimento di nuclidi radioattivi, mentre le radiazioni nello spazio sono particelle cariche ad alte energie e ioni accelerati a velocità prossime a quelle della luce).

[8][10][12] https://www.nasa.gov/pdf/284273main_Radiation_HS_Mod1.pdf

[9] https://ntrs.nasa.gov/citations/20080029284

[11] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8649166/

[13] https://www.nasa.gov/feature/orion-passengers-on-artemis-i-to-test-radiation-vest-for-deep-space-missions

(*) La ISS si trova nella termosfera, quindi tecnicamente ancora all’interno dell’atmosfera, ma a quella quota i gas sono molto rarefatti.

Conference on Nuclear Energy at Bocconi University with Green Light for Business

On November 2nd,  “Comitato Nucleare e Ragione”, with Elena Tonello and Renzo Colombo, was at Bocconi University in Milan to talk about Nuclear Energy in an event organized by  “Green Light for Business”, a non-profit association established in 2008 by a group of international students at Bocconi University in Milan with the goal of “inspiring engagement in green business”.

The talk was focused on both technical and political/business aspects of nuclear energy. A quick poll used as an icebreaker for the event revealed quite unexpected results, showing the audience (young, international students @ Bocconi University) was in favor of the use of civil nuclear. 

Even better, during the discussion session, many questions were asked, highlighting the problems and the challenges that nuclear energy faces, and, in my opinion, this indicates that the students @ Bocconi were making their support decision based on reasoned evaluations.

Finally, we’d like to thank the organizers of the event and Bocconi University for this opportunity.

Both presentations are available here:
Presentazione Elena Tonello
Presentazione Renzo Colombo