Acque termali e radiazioni

Quando si ha voglia di una giornata di relax, tra i primi luoghi che vengono in mente ci sono le terme con le loro acque dai poteri benefici che riescono a curare il corpo e rinfrancare lo spirito. Ma cosa hanno di particolare le acque che sgorgano da alcune delle più famose sorgenti termali? La risposta potrà sembrare inaspettata e andare contro ciò che il buonsenso suggerisce: le radiazioni.

Partiamo con un esempio: Le terme di Merano. Consultando il sito web della famosa località si trova la seguente affermazione: “Il granito caratterizza il Monte San Virgilio e arricchisce di radon, fluoro e metalli rari l’acqua piovana che si deposita all’interno della roccia”. Il primo elemento che viene citato è il radon, di cosa si tratta? Il radon è un gas nobile scoperto durante i primi studi sulla radioattività all’inizio del XX secolo e fa parte della catena di decadimento dell’uranio 238 (radioisotopo che fa parte del combustibile di alcuni tipi di reattori nucleari). È inodore, incolore ed insapore e poco attivo chimicamente per cui non si deposita nei polmoni né viene assorbito dai tessuti biologici. Le sostanze più pericolose per la salute dell’uomo sono i suoi “figli”, atomi a loro volta radioattivi ma non più gassosi. Questi si attaccano al pulviscolo atmosferico e vengono inalati con la respirazione. Da qui questi atomi si ritrovano nei polmoni e le radiazioni che emettono colpiscono le cellule e possono danneggiarle, portando alla formazione di un tumore.

La correlazione tumore ai polmoni-radon fu individuata per la prima volta negli anni 50, sebbene già nel 1500 Paracelso notò l’alta mortalità causata da problemi polmonari tra i lavoratori delle miniere di Schneeberg. Infatti, il radon, come nel Monte San Virgilio, si trova prevalentemente nelle rocce e quindi nel suolo tanto che i lavoratori delle miniere sono considerati come una categoria esposta a radiazioni e devono costantemente monitorare i livelli delle radiazioni con appositi rilevatori.

Soltanto nel 1993 l’ICRP (la Commissione Internazionale per la Protezione Radiologica) ha promulgato specifiche raccomandazioni sul rischio per la salute e sulla protezione da radon negli ambienti di vita e di lavoro.

Nonostante ciò al radon vengono attribuite numerose proprietà benefiche. I balneologhi attribuiscono al gas nobile, somministrato in piccole dosi, proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche. Sostengono che prove scientifiche dimostrano come i raggi alfa migliorino la capacità delle cellule di riparare i danni genetici e che il radon, con i suoi prodotti di decadimento, possa aumentare la produzione di ormoni portando ad una scarica di endorfine con conseguente effetto antidolorifico. Il radon inoltre, svolgerebbe un’azione positiva sul sistema immunitario e aumenterebbe la produzione dei catturatori dei radicali liberi.

La convinzione che il radon fosse una medicina si diffuse tra il 1920 ed il 1930. In questo periodo fu realizzato dal Bailey Radium Laboratory nel New Jersey il “Radithor”, un preparato che consisteva di acqua distillata a cui veniva aggiunta una piccola quantità di Radio (da cui discende il radon).

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Questo medicinale veniva somministrato in forma di pasticche, pozioni e creme e tra i suoi consumatori vi furono il sindaco di New York James Walker ed il golfista ed imprenditore statunitense Eben Mayers. A quest’ultimo il medico suggerì il radithor dopo una caduta che gli portò un dolore insistente al braccio. Era il 1927 e da quel momento Byers cominciò a bere tre bottigliette al giorno di acqua arricchita di radio. Morì nel 1932 all’età di 51 anni, dopo due anni di sofferenze. Questo episodio contribuì al ritiro del Radithor dal commercio.

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Prima degli anni 2000 anche la pubblicità delle terme di Merano era molto diversa. Si trovava infatti la seguente didascalia:

Qualità terapeutiche dell’acqua al radon:

  • Azione sedativa ed analgesica sia sul sistema nervoso centrale sia su quello periferico, particolarmente indicata quindi nell’osteoartrosi e molte patologie dell’apparato osteo-artro-muscolare. La terapia viene effettuata mediante bagno in vasca singola della durata di 15-20 minuti per un ciclo di 6-12 sedute alla temperatura di 35-37°C.
  • Azione vasodilatatrice periferica ed ipotensiva, particolarmente indicata per le donne che soffrono di flebopatia cronica (varici, capillari ectasici ecc.) La terapia viene effettuata mediante bagno in vasca singola della durata di 15-20 minuti per un ciclo di 6-12 sedute.
  • Azione sulle vie respiratorie perché rafforza soprattutto la difesa aspecifica della mucosa respiratoria (fortifica le capacità di difesa delle vie respiratorie). La terapia viene effettuata mediante inalazioni (aerosol e getto di vapore) 2 sedute per volta per un ciclo di 6-12 giorni.
  • Miglioramento in caso di allergie, poiché l’acqua contenente radon ha un effetto leggermente desensibilizzante nei confronti di alcuni antigeni. Queste terapie sono effettuabili solo dopo visita medica di ammissione del direttore sanitario delle Terme Merano.”

Ma le terme di Merano non sono le uniche. Sul sito di Lurisia nella descrizione si trova ancora adesso l’esaltazione di un’acqua “radioemanante, analgesica, antinfiammatoria e depurativa”.

La domanda che a questo punto sorge spontanea è: “se vado alle terme, rischio di avere un tumore ai polmoni?” La risposta è no.

La concentrazione di Radon in acqua si misura in Bq/l (Bequerel su litro) e la raccomandazione della commissione Euratom (Comunità europea dell’energia atomica) del 20 dicembre 2001 sulla tutela della popolazione contro l’esposizione al radon nell’acqua potabile riporta, per le concentrazioni di radon, un limite di 1000 Bq/l. Il radon presente nell’acqua di Monte San Virgilio è di 481 Bq/l, molto al di sotto del limite.

Le terme di Lurisia presentano invece un’elevata radioattività naturale che aveva attirato anche la curiosità di Marie Curie che andò in visita nel 1918. Nella grotta sono presenti le sorgenti Santa Barbara e Garbarino; esternamente alla grotta sgorga la sorgente Santa Barbara Zucco Alto. L’ARPA Piemonte alla fine del ‘900 aveva effettuato delle analisi sulla quantità di radon disciolto in acqua, constatando che la sorgente Garbarino conteneva concentrazioni fino a 25000 Bq/l, mentre la sorgente Santa Barbara conteneva concentrazioni pari a 1000 Bq/l. Per questo motivo la gestione delle terme (aperte dagli anni ’40 del Novecento) ha messo in atto un sistema di degassamento e di miscelazione prima dell’utilizzo. Questo ha portato i valori di concentrazione di radon sotto i 500 Bq/l e nell’acqua venduta sotto i 100 Bq/l. In questo modo è scongiurato qualsiasi danno alla salute.

Una considerazione che resta da fare è che tutti noi quotidianamente siamo esposti a radiazioni (le banane sono radioattive, lo sapevate?) e ci sono zone sulla Terra con rocce così ricche di isotopi radioattivi che la popolazione potrebbe sembrare a rischio di mutazioni genetiche ma l’osservazione ci mostra come tutte queste persone vivono bene e a lungo e dopo una giornata alle terme chiunque si sente rinvigorito.

Paracelso affermava: «Tutto è veleno: nulla esiste di non velenoso. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto.»

È possibile dire allo stesso modo che piccole dosi di radiazioni hanno un effetto benefico sull’uomo? Scienziati continuano a interrogarsi su questi ed altri quesiti e probabilmente in futuro avremo una risposta. Nel frattempo, se vi sentite stanchi le terme rimangono un ottimo modo per fuggire dalla frenesia quotidiana.

Elena Arigliani

 

NOTE:

Aperitivi Nucleari: primo brindisi il 29 Maggio

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Aperitivi Nucleari: primo brindisi il 29 Maggio

UN REATTORE PER ACCENDERE UNA STELLA
Relatore: Alessandro Maffini
Diretta sui nostri canali
FBYoutube
https://www.facebook.com/nucleareeragione/
https://www.youtube.com/channel/UCWXXLCqQHTyGh_fEmoEijIA

Nel tempo che impiegherete a leggere queste righe il nostro Sole avrà rilasciato nello spazio una quantità di energia pari a circa 50 milioni di volte il consumo energetico degli Stati Uniti in un intero anno.

Lo fa da quasi 5 miliardi di anni, e continuerà per altri 5 miliardi.

Chi tiene acceso il Sole e le altre stelle sono le reazioni di Fusione Nucleare.

Non stupisce che Scienziati e Ingegneri stiano provando da più di sessant’anni a sfruttarle qui sulla terra per ottenere una fonte di energia pulita e inesauribile.

Le sfide da affrontare per poter imbrigliare la potenza delle stelle in un reattore sono tante eppure mai come oggi ci siamo avvicinati a questo ambizioso traguardo.

Ne parleremo in questo viaggio che dall’infinitamente piccolo dei nuclei atomici ci porterà a parlare di ciambelle di plasma, enormi magneti e laser potentissimi, fino ad affacciarci sul futuro energetico dell’umanità.

Scarica il documento!

Deposito Nazionale: evento per soci CNeR

[Formazione nucleare ai tempi del CoVid-19]

Domani 21 Maggio avremo un incontro dedicato ai nostri soci con SOGIN, la Società pubblica responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi.

Con i Dott. Chiaravalli e Colosi parleremo di Deposito Nazionale, dal punto di vista tecnico e comunicativo!

Non ti vuoi perdere questo e i prossimi appuntamenti? Entra nell’associazione!
https://nucleareeragione.org/modulo-associativo-2020/

 

https://scontent-fco1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/98366499_3072515296104750_7251036072853897216_n.png?_nc_cat=110&_nc_sid=8024bb&_nc_ohc=H6fV7uOMcFAAX9M0UIa&_nc_ht=scontent-fco1-1.xx&oh=9a0a26233170ec689f923b682f0ff5e2&oe=5EE92F66

Nuclear week 2020

[Divulgazione scientifica ai tempi del CoVid-19]

La pagina Facebook Amo la Chimica ha lanciato, durante la prima metà del mese di maggio 2020, l’iniziativa denominata “Nuclear Week“.  Si è trattato  di un evento nato per parlare di energia nucleare assieme agli utenti dei principali social networks, rispondendo ai vari quesiti che via via venivano posti e approfondendo tutti gli aspetti più interessati, noti e meno noti, su questa fonte di energia e le sue potenzialità nell’ambito della lotta ai cambiamenti climatici.
Come Comitato Nucleare e Ragione abbiamo aderito con entusiasmo a questo evento, pubblicando sulle nostra pagina Facebook, su quella di Amo la Chimica e sui rispettivi canali Instagram una sequenza di infografiche e partecipando al confronto – sempre costruttivo e ricco di spunti – con i lettori.
Il tutto si è concluso con una diretta di oltre un’ora, trasmessa il 14 maggio, a cui hanno partecipato l’ideatore dell’evento, François Burgay, e i nostri soci Davide Loiacono e Pierluigi Totaro.

Ringraziamo Amo La Chimica e tutti quelli che ci hanno seguito. Qui di seguito trovate la registrazione della diretta finale e tutte le infografiche pubblicate nel corso dell’evento.

Ma non finisce qui! Seguiteci sui nostri canali di informazione, perchè stiamo mettendo in calendario altre iniziative interessanti, alcune esclusive per i soci, altre aperte a tutto il pubblico.

 

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Planet of Humans, o della follia 100% rinnovabili.

Questo non è un documentario perfetto.
Non menziona se non di soppiatto il nucleare e propone sostanzialmente una visione decrescista – tacendo su quanto sia diffusa a livello mondiale la povertà energetica – che noi non possiamo condividere. Tuttavia ha il merito di svelare al pubblico di massa l’inganno della soluzione 100% rinnovabili, gli intricati legami politici ed economici tra la parte che la promove e le industrie di idrocarburi, e le sue radici più ideologiche – se non addirittura mistiche – che scientifiche.
Per questo vi consigliamo di guardarlo.
Per approfondire:

 

Jharia brucia

[riproponiamo questo articolo di Luca Romano, pubblicato originariamente qui. L’articolo fa luce su uno dei più terrificanti disastri ambientali e sanitari della storia recente. Un disastro iniziato con un incendio nel 1916 e che sembra non avere fine, nell’indifferenza di buona parte della popolazione mondiale.]

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Ogni tanto qualche nucleoscettico, riferendosi alle zone di esclusione di Chernobyl e Fukushima, se ne esce con l’espressione “il nucleare rende inabitabili intere aree del pianeta per migliaia di anni”.
Posto che non è vero – la radioattività in entrambe le aree è inferiore alla soglia indicata dall’OMS come pericolosa per la salute, se vengono interdette al pubblico è solo in via precauzionale e comunque non sarà per sempre – esistono in effetti posti nel mondo che sono stati resi inabitabili dall’uomo per tempi lunghissimi.
Solo che il nucleare non c’entra nulla.

Tutti voi saprete che l’estrazione del carbone è un’attività pericolosa: intanto perché spesso si creano delle sacche di gas altamente tossico ed altamente esplosivo, e poi perché a volte il carbone stesso prende fuoco, causando incendi sotterranei molto difficili da estinguere. Il combinato disposto di questi due fenomeni ha fatto dell’estrazione del carbone una delle attività più letali nella storia dell’homo sapiens. Durante la seconda rivoluzione industriale come rilevatori di gas nelle miniere si usavano i canarini: quando l’uccello moriva significava che c’era gas nell’aria e ci si doveva levare di culo prima che una scintilla facesse saltare in aria tutto. Oggi ovviamente abbiamo strumenti più efficaci e approvati dagli animalisti, ma anche così gli incendi nelle miniere di carbone nel mondo avvengono al ritmo di decine all’anno.

Lo stato del Jharkhand, in India, è uno dei luoghi del mondo con la maggiore quantità di risorse minerarie: vi si estraggono ferro, rame, bauxite, persino uranio. E ovviamente carbone.
Quantità vergognose, astronomiche, siderali di carbone. Nel distretto di Dhanbad, in particolare, ce n’è così tanto che gli abitanti a volte avviano delle miniere abusive semplicemente facendo esplodere lo strato superficiale del terreno con della dinamite e poi raccogliendo quello che trovano sotto: carbone purissimo, praticamente coke già raffinato.
A Jharia (cittadina di 80.000 abitanti) la prima miniera viene inaugurata nel 1894: l’India all’epoca è una colonia dell’impero britannico, e siamo verso il finire dell’epoca Vittoriana.

Per due decenni gli operai indiani estraggono pacificamente carbone di ottima qualità, che alimenta le locomotive e i motori delle navi inglesi, poi nel 1916 scoppia un incendio, proprio mentre in Europa francesi e tedeschi si stanno scannando sulle trincee della prima guerra mondiale.
Le fiamme superficiali vengono domate – non senza difficoltà, ma il terreno purtroppo è permeabile all’aria, e la vena carbonifera è immensa, per cui l’incendio continua a svilupparsi sottoterra.
E non c’è modo di fermarlo.

La prima guerra mondiale termina, in Europa inizia la stagione dei totalitarismi, e Jharia sta ancora bruciando.
La cittadina inizia ad assumere sempre di più l’aspetto del pianeta Mustafar in Star Wars – la vendetta dei Sith: il terreno in alcuni punti è così caldo da rendere impossibile camminare anche con scarpe spesse, l’aria è costantemente tossica; ogni tanto intere sezioni di terreno cedono, perché sotto quel terreno c’è carbone che brucia, e quando ne brucia troppo frana tutto, inghiottendo case, strade e persone in una voragine di fuoco; ogni tanto invece si verificano delle esplosioni, con getti di gas infuocato che erompono dal terreno e raggiungono altezze fino a 15 metri.

La seconda guerra mondiale termina nel 1945, e due anni dopo, grazie a Gandhi, l’india raggiunge l’indipendenza. Ma le miniere restano nelle mani delle compagnie britanniche. A Jharia lo sfruttamento delle vene continua… e l’incendio anche. Le esalazioni di monossido di carbonio e diossido di zolfo dal terreno hanno ormai reso il luogo desertico: le piante muoiono e le persone hanno tutte malattie respiratorie.
Nel frattempo sono aperte altre miniere lì intorno, per cercare di intaccare la vena là dove non brucia ancora: nove in totale, di cui sette a cielo aperto.

Nel 1967 l’India nazionalizza le miniere, e accusa gli inglesi di non aver fatto nulla per fermare l’incendio e tutelare la popolazione. Ma ora ci penseranno loro! Il fuoco però non lo sa, e continua a bruciare: i focolai ora sono decine.
Negli anni ’80 il governo indiano inizia a predisporre dei piani di evacuazione per gli abitanti della cittadina, ma senza successo: la gente non vuole andarsene. In parte perché non si fida ad abbandonare tutto ciò che possiede, e in parte perché a Jharia le miniere continuano a funzionare: dunque c’è lavoro. E non importa che l’intera città rischi di sprofondare in un sinkhole fiammeggiante da un momento all’altro, né che la speranza di vita nella regione sia di 10 anni inferiore alla media nazionale.

Nel 2005 il governo del Jharkhand dichiara “non sicure” la strada e la ferrovia che portano a Jharia: l’incendio sotterraneo rischia di causare cedimenti del terreno e quindi frane e crolli. Ma le persone continuano ad andare e venire, e i treni carichi di carbone anche, al ritmo di 37 al giorno. Ogni tanto uno smottamento si mangia un convoglio, una casa, una macchina, non ha importanza: si ricostruisce come si può e dove si può, e si continua.

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L’ultimo studio fatto sul fuoco sotterraneo di Jharia risale a tre anni fa, nel 2017: i focolai sono arrivati a 67, e l’area coinvolta è cresciuta fino a 450 Km quadrati, abbastanza grande da iniziare a minacciare le città vicine, con potenziali danni alla salute per mezzo milione di persone.
Oggi siamo nel 2020, abbiamo gli smartphone, i meme e i Nutella biscuits, e Jharia brucia da 104 anni. Si stima che l’incendio fino ad ora abbia divorato in tutto 37 milioni di tonnellate di carbone.
Solo che la vena ne contiene più di due miliardi.
Il che significa che, a questi ritmi, Jharia continuerà a bruciare per i prossimi cinquemila anni.

 

Riferimenti:

https://www.theguardian.com/global-development/2019/mar/11/fires-of-jharia-spell-death-and-disease-for-villagers-india-coal-industry

https://www.cnbc.com/2015/12/02/indias-jharia-coal-field-has-been-burning-for-100-years.html

https://india.mongabay.com/2019/10/the-burning-coalfields-of-jharia-belch-poison-for-local-residents/

https://www.researchgate.net/publication/291102685_Environmental_issues_of_coal_mining_-_A_case_study_of_Jharia_coal-field_India

 

Fai clic per accedere a Jharia%20Coal%20Mine%20Fire%20and%20its%20Impact.pdf

 

 

 

Dagli Small Modular Reactors l’impulso al futuro del nucleare

Reattori modulari?
L’Associazione Italiana Nucleare
fa il punto in questo articolo,
che ripubblichiamo integralmente.

Cresce l’interesse per i reattori modulari di piccola taglia (SMR) e con esso le probabilità che la produzione di energia da fonte nucleare possa ritrovare impulso nel medio-lungo periodo. Sono decine i progetti, portati avanti da altrettante compagini industriali in tutto il mondo. Diverse sono anche le taglie, perché c’è piccolo e piccolo. Si va dai microreattori, ad esempio Westinghouse Evinci (0.6 MWt) e Oklo Aurora (1.5 MWt), alle taglie intermedie come Nuscale (160 MWt) e KLT-40S di Afrikantov OKBM (150 MWt), fino alle taglie “forti” quali l’IMSR di Terrestrial Energy (400 MWt)1. Molteplici anche le destinazioni d’uso: produzione di calore, elettricità o entrambe, connessi alla rete o no, in quest’ultimo caso per servire comunità isolate o basi militari.

I punti di forza comuni sono, seppur con diverse sfumature e per molti progetti ancora da dimostrare, la riduzione dei costi, la maggior flessibilità (load following) anche in una rete dove abbondino le rinnovabili intermittenti e caratteristiche di sicurezza intrinseche senza precedenti.

L’idea di fondo non è nuova, dal momento che reattori di piccola taglia si trovano a bordo delle imbarcazioni a propulsione nucleare. Ciò che alcuni di questi progetti promettono, e l’innovazione principale sta qui, è di rivoluzionare il processo di costruzione, spostandolo dal sito alla fabbrica, dove i reattori modulari verrebbero prodotti in massa e con caratteristiche standard, con conseguente riduzione dei tempi e dei costi. Inoltre, la riduzione della taglia e la presenza di misure di sicurezza intrinseche (ovvero senza la necessità d’intervento umano o di alimentazione esterna), potrebbero potenzialmente rivoluzionare la regolamentazione, ad esempio riducendo o addirittura eliminando le zone di sicurezza intorno alle centrali, consentendone la costruzione ad esempio in aree industriali o comunque urbanizzate (ciò in definitiva dipenderà soprattutto dagli enti regolatori).

Alcuni di questi reattori sono già operativi, altri in costruzione, mentre altri ancora sono ancora in fase di studio, ma potrebbero essere connessi per la prima volta alla rete entro i prossimi 5-6 anni.

Il KLT-40S di Afrikantov OKBM ad esempio è già operativo. Ha preso il nome di centrale Akademik Lomonosovconnessa alla rete il 19 dicembre 20192 nella remota regione di Chukotka, in Siberia. Si tratta della versione modificata del KLT-40 originariamente pensato per propellere la flotta di rompighiaccio russi. Si tratta quindi di una centrale galleggiante, che può produrre elettricità e calore per una potenza complessiva di 70 MWe per 26000 ore continuative senza rifornimento di combustibile. La Akademik Lomonosov sostituisce il reattore numero 1 della centrale di Bilibino (LWGR) nel servire la locale comunità mineraria.

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La centrale Akademik Lomonosov (foto Rosatom)3.

CAREM è un progetto argentino attualmente in costruzione4. Si tratta di un reattore ad acqua leggera (LWR) di potenza nominale pari a 100 MWt e pensato per servire regioni con scarsa domanda di elettricità oppure per la desalinizzazione dell’acqua marina. Le sue caratteristiche di sicurezza annoverano sistemi totalmente passivi e raffreddamento del nocciolo a circolazione naturale, oltre ad una significativa semplificazione del design e riduzione degli elementi sensibili. Il primo prototipo potrebbe essere operativo nel 2022, fatti salvi ulteriori ritardi nei lavori dovuti alla situazione economica e politica in Argentina.

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Il sito di costruzione del reattore CAREM, in Argentina (foto Wikipedia).

Un altro progetto ormai vicinissimo alla fase operativa commerciale è il cinese HTR-PM. Si tratta di un reattore ad ala temperatura raffreddato a gas della potenza nominale di 250 MWt. Ogni modulo è composto di due reattori. La versione di test (HTR-10) è operativa dal 2003 ed ha dimostrato molte caratteristiche di sicurezza tipiche dei reattori modulari. La centrale commerciale è in costruzione dal 2013 a Rongcheng, nella provincia di Shandong, dove si prevede l’installazione di 10 moduli. Gran parte dei lavori sono ultimati5 e la centrale dovrebbe divenire presto operativa.

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Il recipiente del nocciolo HTR arriva alla centrale di Rongcheng (foto CHNG via World Nuclear News)5.

Tra i reattori in fase di sviluppo forse uno dei più promettenti è quello progettato dall’americana Nuscale Power. Reattori modulari capaci di produrre elettricità o calore pari a 50 MWe ciascuno, da assemblare in numero variabile, fino a 12 unità, in base alle esigenze del cliente. Si tratta di reattori ad acqua pressurizzata (PWR) interamente assemblati in fabbrica con raffreddamento a circolazione naturale in tutti gli stati operativi e capacità di raffreddarsi autonomamente senza apporto di energia elettrica dall’esterno e senza necessità d’intervento umano in caso di incidente o di apporto d’acqua. Analisi probabilistiche mostrano che il livello di sicurezza sarebbe di un ordine di grandezza superiore alle centrali esistenti. Anche l’impronta ecologica sarebbe molto limitata, la centrale infatti occuperebbe circa 0.14 km2, un decimo delle già compatte centrali nucleari tradizionali. Ogni modulo è operato indipendentemente dagli altri, aumentando la flessibilità di potenza erogata ed eliminando i tempi morti necessari al rifornimento del combustibile.

L’SMR di NuScale è alla seconda fase di autorizzazione normativa. La prima centrale commerciale dovrebbe essere condotta a partire dal 2026 nell’Idaho dalla Utah Associated Municipal Power Systems. Molti Paesi, tra cui Ucraina, Romania, Giordania, Canada e Repubblica Ceca hanno firmato accordi6 con NuScale per esplorare lo sviluppo di SMR nei rispettivi territori.

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Come sarà una centrale SMR Nuscale (foto Nuscale)6.

Questa incompleta panoramica dello stato di sviluppo dei reattori modulari ha l’intento primario di evidenziare come una rivoluzione dell’industria nucleare per la produzione di energia potrebbe essere alle porte, aprendo scenari completamente nuovi per quanto riguarda l’accettazione pubblica di questa tecnologia spesso incompresa dalle masse e stereotipizzata dai media mainstream.

Molta della fortuna di questi progetti dipenderà però non soltanto dalla loro capacità di mantenere le promesse, ma anche dall’apertura mentale degli organismi regolatori e dalla loro capacità di evolvere al pari della tecnologia. Per quanto riguarda la riduzione dei tempi e dei costi di costruzione degli SMR, molto dipenderà dalla capacità di armonizzare a livello internazionale i requisiti normativi, come auspicato recentemente7 dalla Presidente della Canadian Nuclear Safety CommissionRumina Velshi.

Per approfondire:

IAEA, Advances In Small Modular Reactor Technology Developments, 2018 Ed.

https://www.world-nuclear.org/information-library/nuclear-fuel-cycle/nuclear-power-reactors/small-nuclear-power-reactors.aspx

Note:

1] Esempi di microreattori
Evinci: https://www.westinghousenuclear.com/new-plants/evinci-micro-reactor
Oklo Aurora: https://oklo.com/
Nuscale https://www.nuscalepower.com/
Afrikantov OKBM: http://www.okbm.nnov.ru/en/
Terrestrial Energy: https://www.terrestrialenergy.com/

2] Connessione alla rete della centrale Akademik Lomonosov https://www.world-nuclear-news.org/Articles/Russia-connects-floating-plant-to-grid

3] https://www.maritime-executive.com/editorials/russia-s-floating-nuclear-plant-plugged-in-at-pevek

4] CAREM 25
https://www.argentina.gob.ar/produccion/energia/electrica/nuclear/carem

5] Processo d’installazione della Centrale di Rongcheng
https://www.world-nuclear-news.org/NN-Reactor-vessel-delivered-for-Chinas-first-HTR-1503164.html

6] Valutazione per NuScale SMR in Ucraina
https://world-nuclear-news.org/Articles/MoU-starts-evaluation-of-NuScale-SMR-for-Ukraine

7] Requisiti normativi per SMR
https://www.world-nuclear-news.org/Articles/Speech-Regulatory-harmonisation-for-SMRs