Il Nucleare fuori dalle fonti sostenibili secondo l’UE

[C’è tempo fino a venerdì 13 settembre per mandare un parere contrario alle nuove linee guida sugli investimenti sostenibili.]**

** questo post è tradotto e rielaborato dall’originale di Nuklearia che gentilmente ringraziamo per la concessione alla ripubblicazione sulle nostre pagine.

La Commissione europea sta elaborando una classificazione (tassonomia) degli strumenti atti alla promozione della crescita sostenibile. Secondo il parere degli esperti l’energia nucleare non dovrebbe essere considerata sostenibile e ciò la porrebbe in svantaggio competitivo rispetto ad altri tipi di generazione di energia a basse emissioni.

Fino al 13 settembre 2019 abbiamo l’opportunità di far sentire la nostra voce per sollecitare la revisione della tassonomia con l’inclusione della fonte nucleare.
Per ulteriori informazioni sulla Tassonomia e sul perché l’energia nucleare debba esservi inclusa, scorri l’articolo fino alla sezione “Approfondimento”.

Se invece sei già informato e vuoi passare direttamente all’azione, trovi alcune indicazioni nel prossimo paragrafo.

Cosa possiamo fare

  • Completare il questionario TEG. Purtroppo è disponibile solo in inglese ed è un po’ confuso, dunque proponiamo una guida rapida per la navigazione.

  • Nel questionario c’è un campo di testo libero in cui si può inserire la motivazione per cui la Commissione europea dovrebbe considerare l’energia nucleare nella sua Tassonomia. Grazie a Energy For Humanity offriamo alcuni spunti redazionali in inglese che possono liberamente essere utilizzati come commento nel questionario (NB: il testo massimo inseribile in questo campo è di 500 caratteri).

  • Se lo si desidera, è possibile inviare una risposta più articolata via e-mail all’indirizzo ec-teg-sf@ec.europa.eu. Il fattore decisivo però è il completamento del questionario!

Guida rapida

Passaggio 1: apri il questionario TEG . Leggi (o meno) l’Introduzione e fai clic su Avanti nella parte inferiore della pagina.

taxonomy1

Passaggio 2: Ora sei nella pagina Informazioni personali. Inserisci le informazioni richieste (*). Quindi fai clic su Avanti nella parte inferiore della pagina.

taxonomy2

Passaggio 3: Nella prima domanda, nella pagina “Avviso importante sulla pubblicazione delle risposte” , spunta la tua preferenza in merito alla pubblicazione delle tue risposte sul sito web della Commissione europea (“Sì, sono d’accordo che la mia risposta venga pubblicata …”) (“No, non voglio che la mia risposta sia pubblicata”) . La seconda preferenza è la disponibilità ad essere contattati dal TEG in caso di domande (“Sì, accetto di essere contattato dal TEG …”) oppure no (“No, non voglio essere contattato dal TEG”) . Quindi fai clic su Avanti nella parte inferiore della pagina.

taxonomy3

Passaggio 4: Ora sei nella pagina Feedback per sezioni . Qui puoi decidere a quali sezioni della bozza della Tassonomia vuoi dare un feedback spuntando la casella. Se vuoi solo dire qualcosa sull’energia nucleare, scorri verso il basso fino al passaggio 5.

taxonomy4.jpeg

Passaggio 5: per richiedere l’inclusione dell’energia nucleare nella tassonomia, scorrere verso il basso la pagina fino a 4. Futuro sviluppo della tassonomia. Metti un segno di spunta accanto a “Voglio fornire un feedback per questo argomento “. Quindi fai clic su Avanti.

taxonomy5

Passaggio 6: se sono presenti altri segni di spunta oltre all’avanzamento della tassonomia, si verrà guidati attraverso le pagine di feedback appropriate in cui è possibile inserire le risposte. Alla fine, si finisce con:

Passaggio 7: Nella pagina “Sviluppo futuro della tassonomia” inserisci i tuoi suggerimenti per un ulteriore sviluppo della tassonomia:

  • Il campo al punto 1 si lascia vuoto.

  • Al punto 2 si fa clic su .

  • Dunque viene visualizzata una nuova casella di testo con l’istruzione: “Se sì, si prega di indicare quale attività e spiegare perché l’inclusione dovrebbe essere riconsiderata” . Qui inserisci il motivo per cui l’energia nucleare dovrebbe essere inclusa nella Tassonomia. Naturalmente, le formulazioni proprie sono le migliori. Di seguito forniamo anche alcuni argomenti di esempio , che è possibile copiare nella casella di testo. Nota che la tua risposta è limitata a 500 caratteri!

  • Il campo al punto 3 può essere lasciato vuoto.

Alla fine fai clic su “Invia” per inviare le tue risposte al TEG.

taxonomy7

Riceverai dunque un messaggio di conferma e potrai correggere o completare le tue risposte fino alla chiusura del sondaggio (13 settembre 2019).

Argomenti esemplificativi

Ecco alcuni esempi di argomenti con una lunghezza massima di 500 caratteri. Puoi copiarne uno nella casella di testo al punto 7 della Guida rapida per spiegare perché l’energia nucleare dovrebbe essere inclusa nella Tassonomia:

  • All commercial nuclear activities in the EU (including spent fuel management) are already regulated to a ‘Do No Significant Harm’ (DNSH) standard through the Laws, Regulations, and Procedures of the EU and the Member States. By contrast, the world’s scientific consensus concludes that maintaining and expanding nuclear energy is necessary to achieve sustainability objectives, such as climate change mitigation.

  • Nuclear energy should be reconsidered. The Taxonomy sets sustainable criteria for multiple activities across sectors (manufacturing, agriculture, transport) according to the carbon intensity of the electricity they consume as part of their activities. This approach is inconsistent with the approach applied to the definition of sustainable activities in the electricity generation sector where nuclear is excluded despite being definitively (and acknowledged by the draft Taxonomy) low-carbon.

  • Extensive experience in dealing with nuclear waste and scientific knowledge on the effects of radiation do not give any significant reason to exclude nuclear from the taxonomy due to DNSH considerations. On the contrary, it is precisely the renunciation of nuclear energy that might result in missing climate targets and significant harm. Comparing possible consequences of the use of nuclear energy to those of climate change should easily lead to the conclusion to include nuclear in the taxonomy.

  • Nuclear: The TEG report intimates that future decarbonization projects involving using hydrogen or manufacturing hydrogen will only be considered ‘sustainable’ under the Taxonomy if the hydrogen is produced using electricity from renewable sources. Consequently, some industries (e.g., aluminium, iron or steel manufacturing) in countries such as France may be unable to finance some of their decarbonization efforts by reference to the Taxonomy given such countries’ heavy reliance on nuclear power.

  • If nuclear is not defined as sustainable by excluding it from the Taxonomy as supporting and enabling electrification, it undermines confidence that electrification itself would be considered sustainable. The crucial role electrification has in reaching net zero means it is vitally important that all low-carbon generation is considered sustainable, the vast contribution nuclear is making to the production of low-carbon electricity today – and in the future – should be included in this.

  • Although the Taxonomy report acknowledges nuclear energy’s contribution to climate change mitigation, nuclear is not included in the current draft list of sustainable activities and no framework against which nuclear can be assessed for future inclusion has been provided. The inclusion of nuclear energy as a source of low-carbon and sustainable generation should be reconsidered in the next phase of the EU Taxonomy review with input from experts in the whole lifecycle of nuclear energy.

Approfondimento

Il gruppo di esperti tecnici (TEG) per il gli investimenti finanziari sostenibili istituito dalla Commissione europea propone una serie di strumenti “sostenibili” e chiede feedback in un questionario. Per quanto concerne il settore elettrico, questo questionario elenca molti tipi di generazione di energia a basse emissioni: fotovoltaica, solare termica, eolica, mareomotrice, idroelettrica, geotermica, includendo anche gas e bioenergia. Ciò che manca è l’energia nucleare!

Come mai? Da un lato, la relazione finale del TEG sulla Tassonomia (pag. 234) evidenzia chiaramente gli aspetti positivi dell’energia nucleare.I risultati su un contributo potenzialmente significativo dell’energia nucleare agli obiettivi di protezione del clima sono ampi e chiari.[…] Allo stesso modo, è documentato il ruolo che l’energia nucleare potrebbe svolgere in un approvvigionamento energetico a basse emissioni”. Tuttavia, prosegue la relazione, “un processo di generazione di energia (sostenibile, ndr) non dovrebbe causare danni ambientali significativi” e il TEG dichiara di non essere in grado di affermare questo elemento con sicurezza per quanto riguarda l’energia nucleare. Si riferisce in particolare al fatto che, ad oggi, non esiste ancora un deposito per i rifiuti radioattivi ad alta emissività in tutto il mondo, quindi non ci sarebbe esperienza di lungo termine. Va notato a proposito che con la corretta, seppur temporanea, gestione dei rifiuti radioattivi generati da centrali nucleari, questi non hanno fino ad ora arrecato danno alcuno.

Quali sono le vere ragioni per escludere l’energia nucleare?

A questo punto è lecito chiedersi se il TEG abbia sollevato le stesse osservazioni critiche per le altre fonti di energia, come l’impatto della generazione eolica sugli uccelli e sul paesaggio, i rifiuti radioattivi di energia geotermica o le emissioni inquinanti di biomassa, o i problemi di smaltimento dei materiali usati nella generazione eolica e fotovoltaica. Sorge anche il dubbio che il TEG non abbia attentamente esaminato i contro di una rinuncia all’energia nucleare rispetto ai rischi del suo utilizzo.

Per inciso, il parere del TEG ignora anche la direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio Europeo del 19 luglio 2011, che istituisce “un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile esausto e dei rifiuti radioattivi” e che gli Stati membri devono implementare. Il TEG di fatto mette in dubbio che ciò sia possibile.

È vero che il TEG raccomanda di indagare più approfonditamente sull’energia nucleare, indipendentemente dal fatto che provochi o meno un danno apprezzabile. Ma che ciò accadrà mai e che i risultati di tali indagini in futuro vadano ad influenzare la Tassonomia, di questo si può dubitare. Perché l’energia nucleare è una tema altamente politicizzato e Paesi come Germania, Austria e Lussemburgo vorrebbero metterla al bando completamente, cambiamenti climatici o meno. Pertanto la raccomandazione del TEG appare essere solo una formula di compromesso volta ad attirare l’attenzione dei sostenitori dell’energia nucleare e a rassicurarli. Risulta improbabile che l’elenco stilato in questo documento sia modificato in futuro, e senza il riconoscimento dell’energia nucleare come fonte sostenibile di energia sarà più difficile finanziare la nuova energia nucleare e prolungare l’operatività degli impianti attuali.

Perché l’energia nucleare è importante.

  • L’energia nucleare è la più grande fonte di energia pulita in Europa. Se l’UE vuole raggiungere i suoi obiettivi climatici, deve sia mantenere operativa la sua flotta di reattori esistente sia costruire nuove centrali nucleari. Ciò richiede condizioni di parità per tutti i produttori a basse emissioni di carbonio e un mercato dell’energia equo.

  • Se la tassonomia dell’UE per la finanza sostenibile esclude l’energia nucleare, sia le nuove costruzioni che il prolungamento dell’operatività delle centrali nucleari esistenti saranno molto più difficili da finanziare.

  • Secondo il il Rapporto speciale IPCC 2018 sul riscaldamento globale limitato a 1,5 °C entro il 2050 il mondo dovrà aumentare da due a sei volte la produzione da fonte nucleare per attuare misure significative di protezione del clima. L’Europa dovrebbe essere in prima linea.

  • L’ Agenzia internazionale dell’energia (AIE) nella sua relazione del maggio 2019 mette in guardia da un declino della capacità nucleare. Contrastare i cambiamenti climatici senza energia nucleare è molto più difficile e costoso. Pertanto, sono necessari investimenti nella manutenzione degli impianti esistenti e in nuove centrali nucleari. “L’eliminazione di ulteriori estensioni di operatività delle centrali nucleari esistenti e delle nuove strutture potrebbe comportare ulteriori 4 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2“. Il rapporto afferma inoltre: “L’estensione dell’operatività delle centrali nucleari esistenti richiede investimenti sostanziali. Tuttavia, i costi sono competitivi rispetto ad altre tecnologie di generazione di energia, compresi i nuovi progetti di energia solare ed eolica, e possono portare a una transizione energetica più affidabile e meno problematica.”

  • Tutte le tecnologie a basse emissioni di carbonio – compresi l’eolico, il solare e il nucleare – richiedono politiche eque ed efficaci e un’adeguata struttura di mercato se si vogliono raggiungere gli obiettivi climatici in modo efficiente.

  • Altri attori del sistema finanziario dell’UE riconoscono invece l’importanza dell’energia nucleare per raggiungere gli scenari a zero emissioni: alla fine di luglio 2019, la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha pubblicato una bozza di direttiva che spiega come la BEI stia aiutando l’UE a raggiungere i propri obiettivi climatici la decarbonizzazione totale. In questo contesto, la BEI osserva: “Per raggiungere emissioni nette pari a zero è necessario un ampio portafoglio di tecnologie, tra cui energia rinnovabile, ma anche energia nucleare, cattura e stoccaggio del carbonio, […].”

Annunci

A dead end pathway to decarbonization

[New released EU long-term strategy fails to understand pivotal role of nuclear power]

Several eyes-opening events happened worldwide recently: a new IPCC report that grudgingly admitted that in order to limit global temperature warming to 1.5°C nuclear power must play an increasingly important role; the first ever mass public event in favor of nuclear power, the Nuclear Pride Fest held in Munich on October 21st [1]; clear political signals sent by Netherland and Poland and, on top, from the pro-nuclear referendum outcome in Taiwan.

After all that we would have expected the European institutions to show more acumen.

And yet, the new long-term strategy to reduce carbon emissions, presented to the press on November 28th and depicting 8 different scenarios to a deep decarbonization (ranging from 80% to 100% emission reduction), does not shows any novelty and relegate nuclear power to an ancillary role of renewables and natural gas.

If the flattening words with which nuclear power is depicted through the main document – zero-carbon power source and a backbone of EU power generation – may have boosted the self esteem of the European nuclear industry, the reality of the numbers envisioned for the European energy mix at 2050 surely fall short to anybody that take climate change threat and the decarbonization challenge seriously.

Substantially, the plan just reaffirms the roadmap that has been already traced by previous energy policies, raising the level of projected emissions reduction through the combination of electrification, efficiency and… more renewables, with a side of ancillary assumptions about storage and hydrogen production, carbon sequestration, waste recycling and diet changes that are way to unaccountable to be even commented.

What – sadly – all scenarios have in common is the overall reduction of nuclear power capacity to values that range between 99 and 121 GW (it was 122 GW in 2015). This is at odds with the estimates made by the same ICTP report, that sees a global increase in nuclear capacity in its 1.5°C scenarios, the same scenarios the EU pathway claim to acknowledge as a wake-up call [2], and at odds with all the nice words spent on nuclear power through the document.

generation2050
Fig. 1       Power generation capacity by source as projected at 2050 through 8 different scenarios. The share of nuclear power is substantially the same in all scenarios, comparable or even lower than fossil fuels share.

Overall, all the scenarios “spectacularly” (this the term used many times through the document, proof of its technological neutrality) increase the share of wind and solar, even reducing to a marginal share hydroelectric and biomasses that today constitute the backbone of EU renewable generation and the sole sources that offer some degree of reliability against the intermittency of solar and wind. Even futuristic technologies, like biomass and fossil production with carbon capture (BECCS and Fossil Fuel CCS in fig. 1) find an appreciable role in some of the scenarios. How should not only coal, but also natural gas go out of the scene with massive wind and solar production while facts have – up today – proven the contrary, is most likely encrypted in the fairy-tale ancillary assumptions mentioned before. First and foremost, a more than spectacular (now the adjective is ours, nda) increase in storage capacity: basically infinite growth for batteries and hydrogen storage with respect to present (fig.2).

Cherry on the top of your cake, as a result of massive electrification most of the scenarios predict a twofold or threefold increase in energy generation capacity.

storage2050
Fig. 2       Electricity storage and new fuel production capacities at 2050.

In conclusion, the eight scenarios presented by the European Commission as a pathway to deep decarbonization are basically the same scenario that led Germany’s Energiewende [3] to increased electricity costs and stagnant emission that will most likely cause the country to fail the decarbonization target set for 2020. A scenario built, as most of EU energy policies to indiscriminately push the growth of solar and wind power regardless of any other – possibly more effective and more cost effective – option on the table [4]. This scenario is the nightmare in which nuclear European advocates like us woke up today, after dreaming of a nuclear renaissance based on recent global trends. But we do not give up, and we are more determined than ever to bring to the public attention the pivotal role of nuclear power in a transition to clean energy future. The graph below (fig. 3) shows that indeed it is a hard task that we must undertake, for the sake of Europe and of the Planet.

perceptionEU
Fig. 3       Stakeholders consultation results about the role of different technologies in the Clean Energy Transition (1=not important; 5=important).

Note:

[1]          See our article: Il nucleare in Europa potrebbe ripartire da Monaco (in Italian) or the page https://nuclearpridefest.org

[2]          Quote from the EU Commission press release: “In October, the IPCC special report on 1.5°C made it clear that emissions need to be reduced with far more urgency than previously anticipated and that limiting climate change to 1.5°C is necessary to reduce the likelihood of extreme weather events. This has been a wake-up call.” The full press release available here (last accessed November 29th, 2018).

[3]          Our articles about Energiewende (in Italian):

07/11/2016         La lignite del vicino è sempre più verde

20/12/2016         La vittoria di Pirro delle rinnovabili tedesche

23/02/2017         Energiewende dove vai?

11/01/2018         Sacrificati sull’altare del carbone

[4].       For what concerns Italy, we analyzed in a recent scientific paper the potential contribution of the nuclear source to deep decarbonization of the electric sector as opposed to the sole use of wind and solar, also in terms of reliability and land-use: Errani, P., Totaro, P., & Brandmayr, E. Nuclear Power In Italy: Lost And Potential Role In Decarbonizing The Electric System.

 

 

 

Il vicolo cieco della decarbonizzazione

[L’ultimissima strategia europea a lungo termine continua a sottovalutare il ruolo dell’energia nucleare]

 Di recente abbiamo assistito a numerosi eventi illuminanti: un nuovo rapporto IPCC  che ob torto collo ammette il ruolo essenziale dell’energia nucleare nella mitigazione del cambiamento climatico; la prima manifestazione nella storia a favore dell’energia nucleare, il Nuclear Pride Fest tenutosi a Monaco lo scorso 21 ottobre [1]; i chiari segnali politici inviati da Paesi Bassi e Polonia e, soprattutto, dal risultato pro nucleare del referendum a Taiwan.

Dopo tutto ciò era lecito aspettarsi maggior acume da parte delle istituzioni europee.

Invece, la nuova strategia di lungo termine per la riduzione delle emissioni, presentata il 28 novembre alla stampa e che traccia 8 possibili scenari verso una incisiva decarbonizzazione (tra l’80% e il 100% di riduzione delle emissioni), non contiene alcuna novità, continuando a relegare il nucleare ad ancella di rinnovabili e gas naturale.

Se alcuni apprezzamenti verbali profusi nel documento verso la fonte nucleare – descritta come energia a zero emissioni e spina dorsale della produzione attuale – hanno fatto gongolare i rappresentanti dell’industria nucleare europea, la realtà numerica del mix energetico auspicato per il 2050 appare di certo inadeguata a chiunque abbia seriamente a cuore le sfide della decarbonizzazione e della mitigazione del cambiamento climatico.

Sostanzialmente il piano si muove nel solco tracciato dalla precedente politica energetica, rilanciando nuovi e più ambiziosi traguardi di riduzione delle emissioni tramite il consueto mix di maggiore elettrificazione, efficienza e… rinnovabili, con un contorno di assunti riguardo stoccaggio e produzione di idrogeno, riciclo dei rifiuti e modifica del regime alimentare talmente speculativi da non potersi commentare.

Il triste punto comune di tutti gli scenari è la riduzione della capacità nucleare installata a valori compresi tra 99 e 121 GW (erano 122 GW nel 2015). Una previsione (o auspicio?) a smentita delle belle parole profuse nel documento a favore del nucleare e certamente in controtendenza rispetto agli scenari del recente rapporto IPCC – al quale la nuova strategia enfaticamente si richiama[2] – che vedono un aumento marcato a scala globale della capacità nucleare.

generation2050
Fig. 1       Capacità elettrica installata per fonte al 2050 negli 8 scenari considerati. La quota di nucleare è sostanzialmente uguale in tutti gli scenari, comparabile o persino inferiore a quella dei combustibili fossili.

Nel complesso, tutti gli scenari prevedono uno “spettacolare” (questo il termine più volte usato nel documento, a riprova della neutralità tecnologica dell’approccio) aumento di solare ed eolico, tanto da ridurre a marginale il contributo di biomasse e idroelettrico, oggi spina dorsale della produzione rinnovabile europea e sole fonti rinnovabili con un certo grado di affidabilità contro l’intermittenza di sole e vento. Persino tecnologie futuribili, quali biomasse e combustibili fossili con meccanismi di cattura delle emissioni (BECCS e Fossil Fuel CCS in fig. 1) ricoprono un ruolo apprezzabile negli scenari. Come possa tale incremento di solare ed eolico far uscire di scena non solo il carbone ma anche il gas naturale – ad oggi la crescita di queste rinnovabili è andata di pari passo con la crescita del gas naturale – è un mistero racchiuso molto probabilmente nei fantasiosi assunti al contorno menzionati sopra. Primo fra tutti, un fantasmagorico incremento (ora l’aggettivo è nostro, nda) nelle capacità di stoccaggio: una crescita sostanzialmente infinita, rispetto al presente, di produzione di idrogeno e capacità di stoccaggio tramite batterie (fig.2).

Ciliegina sulla torta, gran parte degli scenari prevedono al 2050 una generazione elettrica duplicata o triplicata rispetto ad oggi, come effetto della maggiore elettrificazione.

storage2050
Fig. 2       Capacità di stoccaggio elettrico e nuovi combustibili al 2050.

In conclusione, gli otto scenari, presentati dalla Commissione Europea come nuovo percorso verso la decarbonizzazione, altro non sono che lo stesso scenario che ha portato la Energiewende tedesca[3] a maggiori costi in bolletta e emissioni stagnanti, dato quest’ultimo che probabilmente causerà il fallimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni sottoscritti dalla Germania per il 2020. Uno scenario costruito – come tutta la politica energetica europea – per sostenere indiscriminatamente solare ed eolico a discapito di ogni opzione alternativa, fosse anche più efficiente e meno costosa[4].

Dopo gli eventi che avevano fatto sognare un rinascimento nucleare a scala globale, questo è lo scenario da incubo in cui i promotori della fonte nucleare in Europa si sono risvegliati oggi. Noi però non desistiamo e siamo più determinati che mai nel portare a conoscenza dell’opinione pubblica il ruolo fondamentale del nucleare nella transizione ad energia pulita. Il grafico in basso (fig. 3) certo dimostra che si tratta di un compito arduo, da intraprendere per il bene dell’Europa e del pianeta tutto.

perceptionEU
Fig. 3       Risultati di una consultazione pubblica in merito al ruolo delle diverse tecnologie nella transizione verso l’energia pulita (1=non importante; 5=importante).

Note:

[1]          Si veda: Il nucleare in Europa potrebbe ripartire da Monaco o la pagina https://nuclearpridefest.org

[2]          Citiamo dal comunicato stampa: “In October, the IPCC special report on 1.5°C made it clear that emissions need to be reduced with far more urgency than previously anticipated and that limiting climate change to 1.5°C is necessary to reduce the likelihood of extreme weather events. This has been a wake-up call.” L’intero comunicato è accessibile qui (ultimo accesso 29 novembre 2018).

[3]          I nostri articoli sulla Energiewende:

07/11/2016         La lignite del vicino è sempre più verde

20/12/2016         La vittoria di Pirro delle rinnovabili tedesche

23/02/2017         Energiewende dove vai?

11/01/2018         Sacrificati sull’altare del carbone

[4].       Abbiamo analizzato in un recente lavoro scientifico le potenzialità della fonte nucleare in Italia per il raggiungimento di una decarbonizzazione profonda, confrontando alcuni impatti economici e ambientali qualora lo stesso obiettivo fosse perseguito soltanto con solare ed eolico: Errani, P., Totaro, P., & Brandmayr, E. Nuclear Power In Italy: Lost And Potential Role In Decarbonizing The Electric System.

 

 

 

Google gonna run nuclear!

La notiziona bomba di questi giorni è che Google ha pubblicato un documento nel quale si evidenzia l’intento della società californiana di alimentare tutti i suoi data center con elettricità “100% carbon free“, includendo in questa definizione – come è giusto che sia – anche l’energia nucleare.

<<We define carbon-free energy as any type of electricity generation that does not directly emit carbon dioxide. This includes renewables like solar, wind, geothermal, hydropower, and biomass. Nuclear power is also carbon-free.>>

Il documento è estremamente interessante, poichè in esso si evidenzia un passo avanti nelle strategie energetiche del colosso informatico. Anzi, potremmo parlare di un vero e proprio cambio di paradigma. Google infatti non si accontenta più dell’obiettivo (già raggiunto) di acquistare ogni anno un quantitativo di energia elettrica rinnovabile (reale o dichiarata tramite il meccanismo delle certificazioni) pari al proprio consumo annuale. Questo risultato infatti costituisce un mero gioco di contabilità, che non dà le garanzie che in ogni ora di ogni giorno dell’anno, in tutti i data center l’energia consumata provenga realmente da fonti rinnovabili.

Come sappiamo gli impianti a energia rinnovabile, in particolare il solare, hanno andamenti di produzione che non si adattano alla tipica situazione di un data center, dove il consumo di elettricità è pressochè sempre identico, in ogni ora del giorno e della notte. Scambiare un surplus diurno di elettricità rinnovabile con uno stesso quantitativo notturno di energia prodotta tramite fonti fossili non evita che quell’energia da fonti fossili venga prodotta, e poi di fatto consumata nei data center.
Google dimostra questo fenomeno, chiaramente e coraggiosamente, confrontando per esempio l’origine giornaliera dell’elettricità acquistata per un data center in Cile con quella per un data center in Finlandia.

 

google_fig4
Google, “Moving toward 24×7 Carbon-Free
Energy at Google Data Centers:
Progress and Insights”, pag.6, fig. 3
google_fig3
Google, “Moving toward 24×7 Carbon-Free
Energy at Google Data Centers:
Progress and Insights”, pag.6, fig. 3
google_fig6
Google, “Moving toward 24×7 Carbon-Free
Energy at Google Data Centers:
Progress and Insights”, pag.10 fig. 6

<<For the foreseeable future, we anticipate having the most success with a geographically and technologically diverse portfolio that consists of different types of variable renewables (e.g. solar, wind), firm carbon-free sources (e.g. nuclear, geothermal, biomass), and next-generation solutions (e.g. low-cost energy storage, carbon capture and storage, and flexible electricity demand that is optimized to coincide with the availability of low-carbon energy sources).>>

Le conclusioni sono evidenti e decisive: il nucleare, per le sue caratteristiche di affidabilità e continuità di produzione, costituisce un ingrediente fondamentale per il mix di produzione elettrica a zero emissioni, soprattutto quando – come nel caso di Google – non ci si può adattare ai “capricci” del sole e del vento, ed è necessario disporre di elettricità pulita 24/7 (e non attraverso scambi contabili o pezzi di carta che diano un’etichetta verde agli elettroni).

Qui il post nel blog di Google: https://www.blog.google/outreach-initiatives/sustainability/internet-24×7-carbon-free-energy-should-be-too/
Qui il report: https://storage.googleapis.com/gweb-sustainability.appspot.com/pdf/24×7-carbon-free-energy-data-centers.pdf

Il nucleare è morto, lunga vita al nucleare!

NucleareMorto

Qualcosa di nuovo sul fronte occidentale.

Fa scalpore un rapporto del Massachusetts Institute of Technology [1] redatto in collaborazione con esperti dell’Idaho National Laboratory e dell’Università del Wisconsin. Fresco di stampa e denso di significato, dipinge coi numeri un quadro reale che nelle menti di molti era già chiaro da tempo: data la crescente domanda energetica a livello globale, non esiste alcuno scenario di trasformazione dell’offerta energetica sostenibile senza un adeguato ruolo della produzione elettronucleare.

Questa notizia potrebbe avere anche una valenza politica, se trovasse l’humus giusto dove eventuali evidenze scientifiche possano attecchire per dare frutti economici.

Oggi è l’Oriente a trainare il settore nucleare e lo dimostrano anche i risultati dell’anno in corso: 5 nuove unità nucleari allacciate alla rete elettrica in Cina, 2 in Russia; avvio della costruzione di 3 nuove unità, 1 in Russia, 1 in Turchia ed 1 in Bangladesh; 4 reattori riattivati in Giappone. La potenza installata a livello globale è a un passo dai 400 GWe[2]. E presto ci saranno altre novità.

Ma per un cambio di paradigma, diciamo così, bisogna che l’Occidente non stia a guardare.

In attesa di ulteriori sviluppi, per tutti, ma soprattutto per quelli che continuano a dare per spacciato “il nucleare”, lasciamo una breve riflessione:

Immaginate un mondo dove l’impronta dell’attività umana si armonizzi con l’ambiente naturale, dove macchine e strutture si inseriscono delicatamente nel mosaico paesaggistico senza violarne la bellezza, bensì accrescendola.

Immaginate un mondo dove la libertà umana non sia sovrastata dalle angustie dell’insicurezza energetica, dove la percezione della scarsità delle risorse non sia alterata da manipolazioni ideologiche, dove le disponibilità di materiali e di soluzioni tecniche non siano artificiosamente escluse dagli scambi economici.

Immaginate un mondo dove i più deboli non siano lasciati soccombere a causa di carenze forzate, dove chi vuole emergere da condizioni svantaggiose non sia costretto a lasciare la propria terra.

Immaginate un mondo dove i medesimi standard di produzione e di tutela della salute e dell’ambiente sono applicati ad ogni filiera dell’industria umana, in ogni suo passaggio, dalla culla alla tomba.

Immaginate un mondo dove vi sia energia pulita e sicura ovunque per sostenere e curare la vita e le aspirazioni di maggiore benessere delle generazioni presenti e future.

Solo una folle fantasia?
Noi crediamo che questo mondo da noi immaginato sia realmente possibile, e che l’impiego pacifico dell’energia nucleare possa in esso dare un contributo significativo.

Note

[1] The Future of Nuclear Energy in a Carbon-Constrained World http://energy.mit.edu/research/future-nuclear-energy-carbon-constrained-world/

[2] Fonte: PRIS https://pris.iaea.org/pris/

Letter to Spanish Leaders

Idom_Nuclear_Services_ANAV_CNAT_NUCLENOR_Lifetime_Management_projects_Asco_Vandellos_Almaraz_Trillo_Garo_a_nuclear_power_plants_Gestion_Vida_AlfonsoCalza.jpg


This open letter was originally published on Environmentalprogess.org


June 20, 2018

Dear Sr. Sánchez,

We are writing as environmentalists, conservationists and climate scientists to applaud your country’s commitment to fighting climate change through energy policy. Spain has been at the forefront of generations of low-carbon energy technologies, from nuclear plants in the 1960s to the world’s most advanced and ambitious solar energy plants in the 1990s and 2000s.

In light of these achievements, we are also writing to express our alarm at your decision to close a nuclear plant and to urge you to keep and expand your remaining nuclear plants.

The Spanish nuclear program was once rapidly displacing fossil fuels in the country’s energy mix. Spain demonstrated in the 1970s and 80s that decarbonization with growth is possible. However, the nuclear moratorium enacted in 1983 halted the creation of enough nuclear power to replace all of the coal it now burns for electricity.

Few nations have done more than Spain to explore the possibilities and limitations of various types of low-carbon energy. Spain boasts an unusually mixed set of technologies supplying its electricity, with more than 10 percent of its electricity coming from low-carbon wind, hydro, and nuclear. Solar contributes another 5 percent. However, over 40 percent of Spain’s electricity last year was provided by coal and natural gas.

The loss of the Santa Maria de Garoña nuclear plant was a significant step backwards for Spain’s climate goals. The fossil fuels used to replace the plant’s power will put about 2 million tonnes of carbon emissions into the atmosphere each year, the carbon equivalent of almost a million new cars on the road in Spain. Despite former minister Álvaro Nadal’s claim that closing the plant would have no effect on the nation’s power grid, closing the plant eliminates clean power that could have fueled 1.8 million electric vehicles.

Any further reduction in Spain’s nuclear generation will likewise increase fossil fuel generation and pollution given the low capacity factors and intermittency of solar and wind. Germany is a case in point: its emissions have been largely unchanged since 2009 due to nuclear plant closures, with increases in 2015, 2016, and 2017. If the electricity from Spain’s surviving nuclear fleet is replaced by its abundant natural gas and coal plant capacity, carbon emissions will increase by about 32 million tonnes CO₂ per year, or the equivalent of adding 14.5 million new cars to Spanish roads.

In addition to making its emissions reduction goals more difficult to meet, Spain also risks further increasing its electricity prices as nuclear closes. Though Spain’s electricity costs are now among the highest in Europe, they were below average before 2009. The need to pay for tens of billions of dollars for renewable energy caused this rapid rise in cost. This experience is shared by other countries in Europe that are eliminating nuclear. For example, Germany spent 24.3 billion euros above market price in 2017 for its renewable energy feed-in tariffs yet will widely miss its 2020 emission reduction goals. Spain can learn from Germany’s failure to keep nuclear plants in operation.

For Spain’s future, the next step to combat climate change and improve air quality is to increase clean electricity from non-fossil sources and massively reduce fossil fuels used in heating and the transportation sector. If Spain is to achieve these goals, nuclear power must play a central role once again.

Signed,

James Hansen, Climate Science, Awareness, and Solutions Program, Columbia University, Earth Institute, Columbia University

Kerry Emanuel, Professor of Atmospheric Science, Massachusetts Institute of Technology

Steven Pinker, Harvard University, Better Angels of Our Nature

Richard Rhodes, Pulitzer Prize recipient, author of Nuclear Renewal and The Making of the Atomic Bomb

Michael Shellenberger, President of Environmental Progress, Time Magazine’s “Hero of the Environment”

Peter H. Raven, President Emeritus, Missouri Botanical Garden. Winner of the National Medal of Science, 2001

John Lavine, Professor and Medill Dean Emeritus, Northwestern University

Erle C. Ellis, Ph.D, Professor, Geography & Environmental Systems, University of Maryland

Richard Muller, Professor of Physics, UC Berkeley, Co-Founder, Berkeley Earth

Tom Wigley, Climate and Energy Scientist, National Center for Atmospheric Research, Boulder, Colorado

David W. Lea, Professor of Earth Science, University of California Santa Barbara

Joe Lassiter, Professor, Harvard Business School

Gwyneth Cravens, author of Power to Save the World

Mark Lynas, author, The God Species, Six Degrees

Martin Lewis, Department of History, Stanford University

Michelle Marvier, Santa Clara University

Steve Kirsch,  CEO, Token

Norris McDonald, President, Environmental Hope and Justice

Kirsty Gogan, Executive Director, Energy for Humanity

Alan Medsker, Coordinator, Environmental Progress – Illinois