NORM in Norway

[storia apparentemente paradossale di “depositi nucleari” in un Paese “100% rinnovabile”]

La produzione di energia elettrica in Norvegia è rinnovabile quasi al 100%: circa il 97% è idroelettrica, il resto viene da gas (poco meno del 2%) ed eolico (poco più dell’1%), “qualcosina” da biomasse ed incenerimento dei rifiuti; si hanno anche “tracce” di produzione da fonte solare, carbone fossile e petrolio.
Non ci sono dunque centrali nucleari in Norvegia. Se ne era parlato anche negli ultimi anni, inseguendo alcune idee innovative basate sull’utilizzo del Torio, ma per ora tutto tace, o meglio è sulla carta a livello di proposal. Ci sono, invece, due reattori di ricerca, ancora operativi, quello ad acqua pesante bollente (Heavy Water Boiling Reactor – HBWR) ad Halden ed il JEEP II a Kjeller; mentre altri due sono “in pensione” da tempo, JEEP I e NORA. (Aggiungiamo come pura curiosità che il “pensionato” JEEP I entrando in funzione nel 1951 fu il primo reattore operativo in Europa, fuori dai confini di Gran Bretagna e Francia, e del blocco sovietico.)
Come praticamente in tutti i Paesi avanzati, la tecnologia nucleare trova applicazione in Norvegia anche in campo medico (e.g. radio-diagnostica e radio-farmacologia) ed industriale (e.g. CND, e trattamento e stoccaggio di rifiuti radioattivi). Tutte queste attività sono monitorate in conformità alla regolamentazione internazionale dalla Statens strålevern, ossia la Norwegian Radio Protection Authority (NRPA).

Fig.1A sinistra, la mappa dei principali “luoghi di lavoro” della NRPA. A destra, in alto, il deposito (pit storage) del combustibile esausto del JEEP II a Kjeller; in basso, sempre a Kjeller, il deposito del combustibile esausto dei due reattori “pensionati” JEEP I e NORA. A Halden il combustibile esausto è stoccato all’interno dello stesso edificio del reattore.
Fig.1 A sinistra, la mappa dei principali “luoghi di lavoro” della NRPA. A destra, in alto, il deposito (pit storage) del combustibile esausto del JEEP II a Kjeller; in basso, sempre a Kjeller, il deposito del combustibile esausto dei due reattori “pensionati” JEEP I e NORA. A Halden il combustibile esausto è stoccato all’interno dello stesso edificio del reattore.

A gennaio 2011 l’inventario dell’IFE [1] concernente il materiale irraggiato registrava un totale di circa 18 tonnellate (comprensive del combustibile ancora all’interno dei reattori funzionanti) – un volume facilmente gestibile, anche tenuto conto del cemento e delle varie strutture con cui tale combustibile viene impacchettato, dato che, per esempio, la densità del U238 metallico è di circa 19 t/m3.
Sembrerebbe dunque che non ci sia molto lavoro per la NRPA. In realtà, i rifiuti radioattivi in Norvegia offrono volumi assai più interessanti, appena ci si sposta dallo stoccaggio del combustibile nucleare esausto a quello dei Naturally-Occurring Radioactive Materials (NORM).
Sebbene, infatti, come abbiamo visto, non utilizzi grandi quantitativi di petrolio per la generazione di energia elettrica, la Norvegia è uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo (poco meno del 3% del totale, nel 2013). E l’estrazione del petrolio – come qualsiasi altra attività estrattiva, mineraria, di raffinazione o di lavorazione delle materie prime – comporta tutta una serie di sottoprodotti, alcuni dei quali sono radioattivi, in quanto contengono radioisotopi che abbondano nella crosta terrestre [2]. Va alla grande anche l’estrazione del gas; anzi per molti aspetti va anche meglio di quella del petrolio: la Norvegia, prima dell’embargo europeo alla Russia, era il secondo fornitore di gas dell’UE [3].

Fig. 2“Radioisotopi naturali”. Serie del Torio e serie dell’Uranio: a partire dal Th-232 e dall’U-238 due distinte catene di decadimento generano in Natura due serie di elementi radioattivi. Tali radionuclidi si concentrano in modo diverso nei vari materiali componenti la crosta terrestre.
Fig. 2 “Radioisotopi naturali”. Serie del Torio e serie dell’Uranio: a partire dal Th-232 e dall’U-238 due distinte catene di decadimento generano in Natura due serie di elementi radioattivi. Tali radionuclidi si concentrano in modo diverso nei vari materiali componenti la crosta terrestre.

Dal 1° gennaio 2011 è in vigore un nuovo regolamento per cui il trattamento e la gestione dei rifiuti radioattivi – nonché il monitoraggio ed il contrasto dell’inquinamento radioattivo – sono sotto lo stesso quadro normativo di tutti gli altri prodotti/rifiuti inquinanti e pericolosi (Pollution Control Act – 1981). Il regolamento prevede tra le altre cose due serie di criteri che definiscono le “scorie” radioattive: ad esempio, tutti i rifiuti contenenti ≥ 1 Bq/g da sorgente Ra226 sono definiti come radioattivi, mentre solo i rifiuti radioattivi contenenti ≥ 10 Bq/g da sorgente Ra226 devono essere smaltiti in un deposito (repository) attrezzato allo scopo e stoccati in via definitiva. I rifiuti con livelli di radioattività tra 1 e 10 Bq/g (da Ra226) possono essere gestiti e smaltiti da qualsiasi azienda di rifiuti che possegga una licenza per la gestione dei rifiuti pericolosi. Per la gestione degli altri rifiuti radioattivi è necessaria una licenza ad hoc rilasciata dalla NRPA.
I maggiori quantitativi di “scorie” radioattive contenenti radioisotopi presenti in Natura (NORM) e con livelli di attività da Ra226 ≥ 10 Bq/g provengono dal settore Oil&Gas. Tutto questo materiale, opportunamente trattato, deve dunque confluire in un deposito finale (repository).

Fig. 3“Chi cerca trova”. Una piccola galleria fotografica che mostra alcuni posti dove di solito si annidano e concentrano i NORM nelle varie fasi che caratterizzano l’estrazione del petrolio e del gas.
Fig. 3 “Chi cerca trova”. Una piccola galleria fotografica che mostra alcuni posti dove di solito si annidano e concentrano i NORM nelle varie fasi che caratterizzano l’estrazione del petrolio e del gas.

Risale al 1981 la scoperta di livelli della radioattività “fuori norma” (i.e. valori medi al di sopra di quello atteso per il fondo naturale) in depositi (incrostazioni, sabbie e fanghi) di sottoprodotti dell’estrazione del petrolio e del gas del Mare del Nord. L’attività specifica del materiale secco solido varia dal livello del fondo naturale a diverse centinaia di Bq/g (da Ra226 e Ra228) [4]. Le dosi per i lavoratori coinvolti nelle diverse operazioni di movimentazione e trattamento/pulizia delle attrezzature o dei rifiuti contaminati sono di solito molto basse (valore massimo stimato: 0.2 mSv/anno) – ben al di sotto del limite di dose standard per i lavoratori esposti (20 mSv/anno). Il problema principale è lo smaltimento di questo tipo di rifiuti radioattivi, considerato l’ammontare delle superfici da pulire, la raccolta ed il trattamento delle scorie (i.e. radioattività comunque contenuta, ma grandi quantità da smaltire).

Tab. 1Nell’industria Oil&Gas i NORM vengono suddivisi in categorie a seconda del tipo di incrostazioni/scorie (i.e. in inglese “scale”). Questo è dovuto al fatto che i rifiuti NORM nelle attività di estrazione traggono origine da particolari composti (e.g. il Ra226 tende a concentrarsi maggiormente nel solfato di bario o nel carbonato di calcio, il Pb210 nell’acciaio, ecc.).
Tab. 1 Nell’industria Oil&Gas i NORM vengono suddivisi in categorie a seconda del tipo di incrostazioni/scorie (i.e. in inglese “scale”). Questo è dovuto al fatto che i rifiuti NORM nelle attività di estrazione traggono origine da particolari composti (e.g. il Ra226 tende a concentrarsi maggiormente nel solfato di bario o nel carbonato di calcio, il Pb210 nell’acciaio, ecc.).
Fig. 4 Qualche altro dettaglio su incrostazioni, fanghi, depositi vari, decontaminazione e smaltimento dei NORM nella filiera Oil&Gas norvegese. Questo tipo di NORM viene spesso denominato dagli addetti del settore Low Specific Activity Scale (abbreviato: LSA Scale).
Fig. 4 Qualche altro dettaglio su incrostazioni, fanghi, depositi vari, decontaminazione e smaltimento dei NORM nella filiera Oil&Gas norvegese. Questo tipo di NORM viene spesso denominato dagli addetti del settore Low Specific Activity Scale (abbreviato: LSA Scale).

Dal 2008 la Norvegia dispone di un deposito approntato per ricevere i grandi quantitativi di rifiuti NORM provenienti dalla filiera Oil&Gas, sia nazionale che europea (si vedano Fig. 5 e 6, e relative didascalie per qualche dettaglio). Il deposito si trova a Sløvågen, Gulen, nella contea di Sogn og Fjordane, presso il sito industriale di Stangeneset, ed attualmente è in grado di contenere poco più di 7000 tonnellate di rifiuti NORM, opportunamente stoccati in via definitiva. Tuttavia, si stima che la quantità dei rifiuti possa aumentare in modo significativo in futuro a causa della disattivazione degli impianti offshore.

Fig. 5Sløvågen, Gulen, contea di Sogn og Fjordane, Norvegia. Deposito finale per rifiuti NORM provenienti dall’industria Oil&Gas, presso il sito industriale di Stangeneset. Le operazioni di ricezione sono iniziate nell’ottobre 2008. Nel 2011 erano già state immagazzinate grossomodo 600 t, su di una capacità totale pari a circa 7000 t. Attualmente il tasso di stoccaggio è di circa 50 t/anno. Il sito è candidato a ricevere l’intero ammontare dei rifiuti NORM provenienti dall’industria Oil&Gas europea per i quali è richiesto uno stoccaggio definitivo.
Fig. 5 Sløvågen, Gulen, contea di Sogn og Fjordane, Norvegia. Deposito finale per rifiuti NORM provenienti dall’industria Oil&Gas, presso il sito industriale di Stangeneset. Le operazioni di ricezione sono iniziate nell’ottobre 2008. Nel 2011 erano già state immagazzinate grossomodo 600 t, su di una capacità totale pari a circa 7000 t. Attualmente il tasso di stoccaggio è di circa 50 t/anno. Il sito è candidato a ricevere l’intero ammontare dei rifiuti NORM provenienti dall’industria Oil&Gas europea per i quali è richiesto uno stoccaggio definitivo.
Fig. 6 Ricevimento materiali, movimentazione e stoccaggio al deposito di Gulen.
Fig. 6 Ricevimento materiali, movimentazione e stoccaggio al deposito di Gulen.

Questo è uno dei motivi per cui mentre si utilizza il deposito di Gulen si cercano nuovi spazi e nuove soluzioni.
Problemi analoghi riguardano la gestione dei NORM a più bassa radioattività.
È questo il caso dell’isola di Langøya [5], che è gestita dalla NOAH AS (Norsk Avfallshåndtering AS – letteralmente “azienda norvegese per il trattamento dei rifiuti”), e che sembrerebbe avviata verso una vera e propria ristrutturazione ambientale.
Come si può infatti facilmente notare dalle fotografie in Fig. 7, attualmente l’isola non offre uno spettacolo particolarmente gradevole; il che è dovuto al semplice fatto che dopo essere stata utilizzata per decine di anni come cava (estrazione di calcare), dal 1985 Langøya è una vera e propria discarica di rifiuti speciali. Ed i maggiori volumi sono dovuti allo stoccaggio di ceneri NORM [6], provenienti da vari settori dell’industria manifatturiera e dalla combustione dei rifiuti urbani sia norvegesi che svedesi e danesi. Sull’isola sono anche presenti alcune strutture dedicate al trattamento ed alla trasformazione dei vari rifiuti che vi confluiscono. Va infatti preso atto che una delle occupazioni principali della NOAH sull’isola è quella di rendere i rifiuti ivi trasportati materiali stabili e sicuri per l’ambiente, prima che vengano posizionati nelle ex cave. E se abbiamo capito bene [7], si procede anche ad un parziale recupero dei medesimi attraverso speciali trattamenti che permettono il riutilizzo nell’edilizia.

Fig. 7“Prima della cura”. L’isola di Langøya, nel fiordo di Oslo, tra Norvegia e Svezia, misura 3 km in lunghezza e nella parte più larga appena 500 m. Le foto sono scattate in anni diversi, come si può notare da alcuni cambiamenti morfologici. Nonostante l’elevato livello di sfruttamento fauna e flora selvatica perseverano, offrendo concrete speranze per un completo recupero in futuro.
Fig. 7 “Prima della cura”. L’isola di Langøya, nel fiordo di Oslo, tra Norvegia e Svezia, misura 3 km in lunghezza e nella parte più larga appena 500 m. Le foto sono scattate in anni diversi, come si può notare da alcuni cambiamenti morfologici. Nonostante l’elevato livello di sfruttamento fauna e flora selvatica perseverano, offrendo concrete speranze per un completo recupero in futuro.

I tecnici della NOAH hanno calcolato che, con il tasso di riempimento attuale e tenendo conto dei più probabili sviluppi futuri, entro 10 anni l’isola sarà inutilizzabile, e puntano tutto sulle vecchie miniere di calcare a Brevik (le miniere Dalen).
Lì, forse, potrebbe trovare spazio anche un nuovo deposito dedicato ai NORM più radioattivi.
Tuttavia, secondo quanto riportato dai media, per ora i locali non sono particolarmente entusiasti. Resta quindi molto lavoro da fare e poco tempo per vincere la loro diffidenza con gli argomenti giusti, ossia soluzioni vantaggiose praticabili.

Fig. 8“Dopo la cura”. Ecco come si immaginano alla NOAH la loro isola nel futuro, una volta chiusa definitivamente la discarica e completate le opere di ristrutturazione ambientale.
Fig. 8 “Dopo la cura”. Ecco come si immaginano alla NOAH la loro isola nel futuro, una volta chiusa definitivamente la discarica e completate le opere di ristrutturazione ambientale.

Note:

[1] Institute for Energy Technology. Fonte: Strålevern Rapport – Joint Convention on the Safety of Spent Fuel Management and on the Safety of Radioactive Waste Management.

[2] Oltre a quelle già elencate, le industrie che si trovano a fare i conti con i NORM sono quelle che prevedono: combustione di carbone fossile, fusione di metalli, lavorazione di terre rare, produzione di fertilizzanti, produzione di materiali edili, riciclo di materiali vari. Per questo motivo spesso si usa l’acronimo TENORM (Technologically Enhanced NORM), per identificare quei materiali in cui la quantità di radioattività risulta aumentata a seguito di una maggiore concentrazione dei radionuclidi ottenuta attraverso i vari processi industriali cui sono sottoposti. È possibile ritrovare i NORM anche in altri settori, al di fuori dell’industria: esposizione al Radon nelle abitazioni, voli aerei, ecc. Per chi desiderasse maggiori dettagli suggeriamo di consultare quanto riportato dalla WNA qui.

[3] Per quanto riguarda la produzione di petrolio sembra che in Norvegia il picco sia stato raggiunto nel 2001. Per il gas ci sono, invece, previsioni più rosee. Qualche dettaglio in più qui e qui.

[4] Sulla base delle misurazioni su campioni di depositi induriti ed incrostazioni (vedi Fig. 4), raccolti dagli impianti offshore norvegesi, il valore medio della concentrazione di radioattività (da Ra226 e Ra228) si avvicina molto a 25 Bq/g: i risultati variavano da pochi Bq/g a qualche centinaio di Bq/g – si noti che l’estremo superiore dell’intervallo risulta comunque assai inferiore ai valori massimi riportati in alcuni studi concernenti la produzione offshore in USA (e.g. 3700 Bq/g) ed onshore in Siria (e.g. 1000 Bq/g).

Qui di seguito alcuni appunti sui radionuclidi più citati nel presente articolo:

  • il Ra226 ha un’emivita di 1600 anni, è un emettitore alfa e proviene dalla serie dell’U238 (vedi Fig. 2);
  • il Ra228 ha un’emivita di 5.75 anni, è un emettitore beta e proviene dalla serie del Th232;
  • una misura della radioattività generica di un determinato materiale non fornisce informazioni significative sulla radiotossicità del materiale stesso (e.g. un’incrostazione di solfato di bario può presentare 23 MBq/t come somma dell’attività specifica di tutti i radioisotopi naturali ivi contenuti). Tuttavia, monitorando i valori dell’attività del radio si utilizza un approccio cautelativo/conservativo, in quanto tra tutti i radioisotopi presenti in Natura quelli del radio sono tra i più attivi (minore emivita), tra i più diffusi e con emissioni più pericolose in caso di contaminazione del ciclo alimentare o di esposizione prolungata.

[5] Isola sita nel Comune di Re, Oslofjord, Norvegia – da non confondersi con l’ominima che si trova sempre nel fiordo di Oslo ma nel Comune di Tjøme, e nemmeno con l’altra omonima ma assai più grande isola dell’arcipelago delle Vesterålen.

[6] Le ceneri volanti (fly ash), per esempio, ottenute come sottoprodotto della combustione di carbone polverizzato nelle centrali termoelettriche, rientrano tipicamente nella categoria NORM, ma con livelli di radioattività da Ra226 inferiori ai 10 Bq/g.

[7] Molte delle informazioni su questo argomento le abbiamo potute raccogliere solo in norvegese.

Fonti principali:

Astrid Liland, NRPA, “Advances in NORM Management in Norway and the Application of the ICRP Publication 103 Recommendations”. First ICRP Symposium, 24-26 October 2011, Bethesda, USA.

Liland A. et al., “Advances in NORM management in Norway and the application of ICRP’s 2007 recommendations”, 2012 Oct-Dec;41(3-4):332-42. doi: 10.1016/j.icrp.2012.06.021. Epub 2012 Aug 22.

Cowie M. et al., “NORM management in the oil and gas industry”, 2012 Oct-Dec;41(3-4):318-31. doi: 10.1016/j.icrp.2012.06.008. Epub 2012 Aug 22.

Per Varskog, Norse Decom AS, “Exposure to radiation in an underground NORM repository”. Dresden, 2010.

Per Varskog, Norse Decom AS, “Norway’s disposal site for oil industry NORM”.

Strand T., “NORM in the Norwegian Oil and Gas Industry – Activity Levels, Occupational Doses and Protective Measures”.

Weers A.W. et al., “Current Practice of Dealing with Natural Radioactivity from Oil and Gas Production in EU Member States”. Report EUR 17621, Directorate-General Environment, Nuclear Safety and Civil Protection, European Commission, Luxembourg (1997).

Strand T. et al., “Deposits of Naturally Occurring Radioactivity in the Production of Oil and Natural Gas”. Norwegian Radiation Protection Authority Report 1997:1, p. 136 (1997).

MacArthur A., “Development and Operation of a NORM Processing and Disposal Facility for the U.S. Oil and Gas Industry”. 19th Annual National Conference on Radiation Control, May 18-21, 1987, Boise, Idaho, USA. Conference on Radiation Control Program Directors, CRCPD Publ. 88-2, Frankfort, KY, USA, 1988.

Al-Masri M.S., Suman H., “NORM Waste Management in the Oil and Gas Industry: the Syrian Experience”. J. Radioanalytical and Nuclear Chemistry 256(1): 159-162, 2003.

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Futuro sicuro. Work in progress

Entro la giornata di domani, la SOGIN dovrebbe consegnare ai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente la documentazione di approfondimento richiesta dal Governo, in merito alla lista dei siti idonei ad ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e il Parco Tecnologico. Ne avevamo già parlato qui, e l’argomento è stato ampiamente dibattuto in una recente conferenza, svoltasi a Ravenna con il contributo della stessa SOGIN.

La mappa dei siti e il progetto preliminare verranno resi disponibili nelle prossime settimane e fatti oggetto di una consultazione pubblica, cui seguirà la decisione finale sul luogo che ospiterà la struttura. Si tratterà certamente di una fase molto delicata, cui non mancheremo di dare l’opportuno risalto, contribuendo a informare i cittadini e stimolando la partecipazione al dibattito.

Per il momento, invitiamo i nostri lettori a prendere visione dei video promozionali curati dalla SOGIN.

El Cabril

39Vista N-O

El Cabril è il centro di stoccaggio di rifiuti radioattivi di livello medio-basso della ENRESA, e si trova nella parte nord-ovest della provincia di Cordoba ai piedi della Sierra Albarrana, in Spagna, nel Comune di Hornachuelos.

40

Il sito è stato progettato e costruito con le tecnologie di stoccaggio più avanzate, e l’integrazione con l’ambiente è stata considerata della massima importanza. La struttura dispone di due piattaforme per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività (Low and Intermediate Level Waste – LILW) e un altro con strutture specifiche per i rifiuti di livello molto basso (Very Low Level Waste – VLLW).
Il sistema di smaltimento si basa fondamentalmente sull’utilizzo di barriere naturali ed artificiali che mantengano in uno stato di isolamento sicuro i materiali smaltiti per tutto il tempo necessario affinché siano convertiti in sostanze innocue.
Dall’inizio delle operazioni di stoccaggio, nel 1992, fino al 31 dicembre 2013, il sito ha ricevuto complessivamente circa 38.000 metri cubi di rifiuti, il che equivale grossomodo al 70% della capacità totale.
Precisamente, a dicembre 2013, delle 28 celle (“accumulatori”) disponibili 18 erano complete e chiuse: 16 strutture nella piattaforma nord del sito e 2 strutture in quella sud. Durante il 2013, El Cabril ha ricevuto un totale di 769,64 m3 di rifiuti a bassa e media attività.

41Movimentazione e stoccaggio @El Cabril

Dal 2008, è stata abilitata in aggiunta un’area specifica di smaltimento dei rifiuti VLLW, composta da una cella con una capacità di 30.000 m3. È prevista la costruzione di una seconda cella di capacità simile (lavori in corso) ed altre 2 sono pianificate per il futuro, in modo da completare la capacità già autorizzata di 130.000 m3.
Nel 2013, con un totale di 65 spedizioni sono stati ricevuti 912,14 m3 di rifiuti VLLW (di cui 888,84 m3 da siti nucleari). Alla fine del 2013 l’occupazione della cella VLLW era pari al 19,75%.

42Vista S-O

Tutti i rifiuti radioattivi, di qualsiasi livello, sono opportunamente trattati/condizionati/schermati prima del loro posizionamento nelle celle dedicate.
In particolare i rifiuti LILW sono incorporati in una matrice cementizia all’interno di fusti, normalmente con una capacità di 220 litri, i quali sono collocati a loro volta all’interno di contenitori di calcestruzzo ed immobilizzati con altro calcestruzzo. Tali contenitori vengono inseriti nelle celle di smaltimento, che sono distribuite su due piattaforme. Una volta che la capacità di queste celle è completa, si procede a ricoprirle con una serie di strati di terra e argilla per isolarle dalla biosfera e garantire la loro integrazione nel paesaggio.
Il centro è dotato di un laboratorio di controllo qualità dei rifiuti. Qui vengono effettuati studi di caratterizzazione e prove su parti del materiale ricevuto dai vari “produttori di scorie” e su altri campioni specifici provenienti dalle centrali nucleari. I risultati delle prove vengono confrontati con quelli da campioni fabbricati ad hoc per simulare i vari tipi di rifiuti, e con quelli “storici”, ossia prelevati da moduli di stoccaggio temporaneo e situati da tempo nella struttura.
Trasporti, consegne e movimentazioni vengono effettuati in conformità alle raccomandazioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e secondo quanto stabilito nel European Agreement on the Road Transport of Hazardous Goods.
La U.S. Nuclear Regulatory Commission considera El Cabril uno dei migliori siti al mondo per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi: questo lo rende un punto di riferimento per siti simili al di fuori della Spagna.
ENRESA ospita volentieri visite guidate.
In alternativa, per saperne di più, ecco un’illustrazione interattiva:
http://www.enresa.es/publicaciones_y_audiovisuales/videos_e_interactivos/interactivo_rmba

Fonti principali:

http://www.minetur.gob.es/energia/nuclear/Residuos/GestionResiduos/Paginas/residuos.aspx

http://www.enresa.es/activities_and_projects/low_and_intermediate_wastes/el_cabril_installations_and_their_operation

https://www.iaea.org/OurWork/ST/NE/NEFW/WTS-Networks/DISPONET/disponetfiles/Wkp_SafetyAspects_LLWDisposal/Op_Experience_ElCabril_1992-2011.pdf

http://www.iaea.org/inis/collection/NCLCollectionStore/_Public/36/011/36011077.pdf

Rifiuti Utili

Nell’ambito della manifestazione Ravenna2015 – Fare i conti con l’Ambiente, si parlerà anche del futuro Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi, di cui avevamo già dato notizia in un nostro precedente articolo.
Questa conferenza è un’occasione da non perdere per conoscere il progetto e confrontarsi con SOGIN, l’ente incaricato della sua realizzazione.
Qui di seguito riportiamo l’invito stampa dell’evento.
Maggiori dettagli sono reperibili al seguente link:
http://www.labelab.it/ravenna2015/events/conferenza-5-officina-1-2-rifiuti-utili/

invito sogin

Buoni propositi per l’anno nuovo

Quest’anno nella calza abbiamo trovato quella che a tutti gli effetti ci sembra una buona notizia. Eccola qui: Sogin ha consegnato ad Ispra la proposta di Carta delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) ad ospitare il Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi. Ispra ha due mesi di tempo per verificare la corretta applicazione dei Criteri da parte di Sogin e validare la Carta.

14prato verde

La notizia, a dire il vero, era già nell’aria, corredata di qualche polemica montante. Poco importa. Per ora preferiamo concentrarci sul fatto che finalmente è stato raggiunto un traguardo fondamentale.

Il decreto legislativo n. 31 del 2010 ha affidato a Sogin il compito di localizzare, progettare, realizzare e gestire il Deposito Nazionale. A tale deposito deve essere annesso un Parco Tecnologico destinato a diventare un centro di ricerca applicata e di formazione. La realizzazione del deposito è un elemento essenziale affinché sia raggiunta la condizione di “prato verde” nei siti delle centrali nucleari del Bel Paese [1].

Nel Deposito, un’infrastruttura ambientale di superficie, saranno smaltiti in massima sicurezza circa 75.000 m³ di rifiuti di bassa/media attività:

  • 60% prodotto dalle attività di smantellamento
  • 40% prodotto dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca

Esso consentirà, inoltre, la custodia temporanea di circa 15.000 m³ di rifiuti ad alta attività.

Ecco, dunque, il nostro buon proposito per l’anno appena iniziato: seguiremo con molta attenzione tutta la faccenda e proporremo utili spunti di riflessione a chi fosse interessato. Tra le altre cose, si legge in quanto riportato dall’ANSA che “la pubblicazione della Carta e quella contestuale del Progetto Preliminare apriranno una fase di consultazione pubblica e di condivisione, che culminerà in un Seminario Nazionale, dove saranno invitati a partecipare tutti i soggetti coinvolti ed interessati”.

Iniziamo, però, dall’essenziale: chi o che cosa è Sogin?

Sogin è la società pubblica responsabile del mantenimento in sicurezza e dello smantellamento dei siti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi. Per convenzione, a livello internazionale, tutte queste attività possono essere raccolte sotto la voce decommissioning. Il decommissioning indica, quindi, l’insieme delle attività tecniche e amministrative necessarie a rilasciare un sito nucleare senza alcun vincolo radiologico.

Ricordiamo che la gestione dei rifiuti radioattivi comprende sia quelli prodotti dalle attività industriali, che quelli provenienti dai laboratori di ricerca e di medicina nucleare.

Oltre a Sogin, nel campo dei rifiuti radioattivi italiani troviamo anche Nucleco, che è l’operatore nazionale qualificato per la raccolta, il condizionamento e lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti e delle sorgenti radioattive provenienti dalle attività di medicina nucleare e di ricerca scientifica e tecnologica. Sogin è controllata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, Nucleco per il 60% da Sogin S.p.a. e per il 40% da Enea. Nel Gruppo Sogin operano circa 1000 persone: ci sono ingegneri nucleari, civili, meccanici, chimici ed ambientali, ma anche ovviamente fisici, geologi, esperti di radioprotezione e biologi.

15Siti Sogin in decommissioning

 

Sito Approvazione Istanza di Disattivazione Brown Field
Bosco Marengo (*) 2008 2016-2017
Caorso 2014 2028-2032
Casaccia 2018 2023-2027
Garigliano 2012 2024-2028
Latina fase 1 (**) 2015 2023/2027
Latina fase 2 (***) 2017
Saluggia 2016 2028-2032
Trino 2012 2026-2030
Trisaia 2016 2028-2032

(*) Nel 2013 è stato ultimato lo smantellamento dei sistemi d’impianto. Nel 2016 sarà ultimata la sistemazione dei rifiuti condizionati nel deposito temporaneo e gli edifici di impianto non saranno demoliti.

(**) In condizione di brown field [2] i rifiuti saranno condizionati, gli edifici convenzionali demoliti e il reattore ridotto e reso idoneo a conservare in sicurezza la grafite.

(***) Nella fase 2 anche il reattore sarà smantellato, la grafite rimossa e confezionata in maniera idonea a conservarla in condizioni di sicurezza.

La realizzazione del Deposito Nazionale con annesso Parco Tecnologico richiederà in media l’occupazione di circa 1500 persone/anno per 4 anni. La schedula prevede anche la realizzazione delle necessarie infrastrutture ed opere accessorie. Il conferimento dei rifiuti radioattivi non partirà prima del 2024.

Naturalmente tutto questo avrà un costo…

16Investimento complessivo – sono esclusi i progetti di ricerca (circa un miliardo di euro)

Concludiamo con uno sguardo ad un futuro meno prossimo, ma non meno interessante. Sogin ha competenze e capacità adeguate alle prospettive del mercato del decommissioning, grazie anche alle esperienze maturate in campo internazionale. Esistono potenzialità che ci auguriamo non verranno trascurate. Perseguendo l’obiettivo di sviluppare partnership strategiche, Sogin potrebbe ritrovarsi a giocare un ruolo da protagonista nella gestione di grandi e svariati progetti di demolizione e messa in sicurezza. Per esempio, gli impianti nucleari che andranno spenti per sempre nei prossimi 35 anni sono davvero tanti.

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Reattori nucleari che entreranno in shut-down entro il 2050 – dati NE

 

Note

Fonti principali:

  • documentazione Sogin a supporto dell’Audizione Commissione Industria del Senato del 11/11/2014;
  • elaborazioni NE – Nomisma Energia;
  • comunicato stampa Ispra;
  • ANSA.

[1]          Su che cosa normalmente si intenda con “prato verde” nel campo degli smantellamenti industriali torneremo presto, con opportuni approfondimenti. Per chi non ne avesse la più pallida idea proponiamo qui di seguito un paio di foto che riteniamo eloquenti.

18Centrali nucleari – a sinistra Yankee Rowe (MA, Usa), a destra Connecticut Yankee (CT, Usa)

[2]          Definizione di terreno precedentemente utilizzato per scopi industriali o ad uso commerciale (e.g. anche una semplice stazione di servizio per il rifornimento di carburante), che può essere contaminato da basse concentrazioni di rifiuti pericolosi o di sostanze inquinanti. Opportunamente ripulito può essere riutilizzato per scopi analoghi o convertito in terreno edificabile con diversa destinazione.