Voce ai giovani ha organizzato una settimana di informazione focalizzata sull’energia nucleare: una diretta al giorno a partire da oggi lunedì 15 Novembre! Interverrà anche il nostro socio Giuseppe Nallo domani martedì 16 con una lunga scaletta di argomenti, che riportiamo brevemente qui:
1. Che cos’è l’Energia Nucleare? Produzione, combustibili, fissione e fusione 2. Storiografia e Disastri Nucleari – Storia: primo reattore nucleare naturale e artificiale – Chernobyl e Fukushima: Dal Mito alla Realtà – La storia del Nucleare in Italia: Resoconto storico e normativo 3. Sviluppo Odierno nel settore post Chernobyl e Fukushima 4. Sistemi di produzione di energia: metodi, tipologia, inquinamento rispetto alle altre fonti 5. Le Scorie: tipologie e smaltimento 6. Perché è meglio affidarsi al Nucleare piuttosto che alle Rinnovabili? – Rapporto costi/benefici e copertura carico di base – Novità dell’Idrogeno, opinioni, delucidazioni
Inoltre vi alleghiamo qui il programma completo della settimana:
In occasione della manifestazione promossa dalla Nuclear Pride Coalition per evitare la chiusura degli ultimi reattori nucleari tedeschi – a cui a partecipato anche una rappresentanza del Comitato Nucleare e Ragione – pubblichiamo questa analisi sul mix elettrico della Germania
“Per abbattere le emissioni non serve il nucleare, la Germania l’anno scorso ha prodotto quasi il 50% della sua elettricità con le rinnovabili”.
Se vi è capitato di leggere o sentire affermazioni del genere siete in buona compagnia. È vero? Basta seguire l’esempio della Germania e “andrà tutto bene”?
Iniziamo con il dire che l’affermazione sopra ha il difetto di fondo di confondere i mezzi con gli obiettivi, perché eolico e solare ci vogliono, ma il punto non è quante rinnovabili usi, né quanti soldi ci investi, ma quanto abbatti le emissioni. Non si ricordano squadre di calcio o team di Formula 1 che, a fine stagione, abbiano festeggiato per aver speso più di tutti gli altri, essendosi magari piazzati a metà classifica. L’investimento è il mezzo, l’obiettivo è la posizione finale, se ti piazzi in alto spendendo meno degli altri hai un motivo in più per dire di aver fatto un buon lavoro, se fai il contrario c’è poco da festeggiare.
È vero che la Germania nel 2020 ha prodotto il 44% della sua elettricità con le rinnovabili [1], ma se ci interessa valutare quel mix energetico in termini di emissioni, quello che vogliamo sapere sono i grammi di CO2 equivalenti emessi per ogni kWh (kilowattora) di elettricità prodotta, quello è il numero che conta.
Sappiamo che in media un kWh prodotto con l’eolico immette in atmosfera [2] circa 11 grammi di CO2 equivalenti, praticamente gli stessi del nucleare: 12 grammi. Con l’idroelettrico siamo a 24 grammi, con il solare fotovoltaico a 45 grammi. Se quello stesso kWh lo produciamo con la biomassa emettiamo 230 grammi, e questo basta a farci capire che le rinnovabili non sono tutte uguali. Con i combustibili fossili i numeri si impennano: 490 grammi per ogni kWh prodotto con il gas (se lo chiamo “gas naturale” restano 490 grammi) e 820 grammi per ogni kWh prodotto con carbone.
Il diagramma a torta del mix energetico della Germania del 2020 [3] ci dice intanto che in quel 44% di rinnovabili sono incluse anche le biomasse, e che per ogni kWh prodotto con le rinnovabili (incluse le biomasse) la Germania ne ha prodotto circa un altro con i combustibili fossili. Questo avviene perché fonti intermittenti come solare ed eolico hanno bisogno di essere affiancate da altre fonti capaci di fornire un carico di base e tappare i “buchi” quando non c’è abbastanza sole o non c’è abbastanza vento. La Germania per fare questo si affida ai combustibili fossili, e per ogni kWh prodotto con eolico e solare finisce per produrne più o meno un altro con carbone e gas, con il risultato che la media delle sue emissioni sta a metà tra quelle basse dei primi (11 e 45 grammi) e quelle altissime dei secondi (490 e 820 grammi).
È come fare un viaggio in macchina su un percorso metà in forte discesa e metà in forte salita. Per quanto tu possa risparmiare nel tratto in discesa, consumerai così tanto nel tratto in salita che finirai per svuotare il serbatoio più di quanto avresti fatto se l’intero percorso fosse stato in piano, e ci sarà poco da rallegrarsi per aver scelto una strada con il 50% di discesa. La discesa è il mezzo, non l’obiettivo.
Il mix tedesco porta ad emissioni medie di oltre 300 grammi di CO2 equivalenti per ogni kWh prodotto o consumato [4], che è tutt’altro che un buon risultato, come chiunque può verificare consultando la mappa delle emissioni aggiornata in tempo reale [5], in cui le nazioni verdi sono quelle ad emissioni basse e la Germania raramente ha una tonalità diversa dal marrone.
Tanto per non fare nomi, la Francia non si avvicina nemmeno alla quota di rinnovabili della Germania, ma ha emissioni che oscillano tra 30 e 60 grammi di CO2 equivalenti per kWh, quindi dalle 5 alle 10 volte inferiori a quelle tedesche, e questo perché si affida ad una tecnologia a basse emissioni che quell’elettricità low carbon gliela dà tutti i giorni, 24 ore al giorno.
Non si tratta di essere a favore o contro il nucleare, si tratta di essere pro-aritmetica. Parlare di emissioni di gas serra senza scendere nei numeri è come andare a giocare una partita di tennis lasciando la racchetta a casa, magari arriverai in campo e ti farai le foto di rito accanto alla rete, ma sei lì per fare un altro sport.
[1][3] https://www.cleanenergywire.org/…/germanys-energy… [2] https://www.ipcc.ch/…/02/ipcc_wg3_ar5_annex-iii.pdf… (Pagina 1335 – Valori medi di emissioni per intero ciclo di vita) [4] Mettendo insieme i valori di [2] e il diagramma a torta riportato in [1] [5] https://www.electricitymap.org/mapImmagine: mix energetico ed emissioni di Francia e Germania ieri pomeriggio. Germania a quota 45% rinnovabili, Francia a quota 20%, ma le emissioni della Germania sono quasi sei volte quelle della Francia. 342 grammi di CO2 equivalenti contro 64, per ogni kWh consumato (fonte [5]).
Il 4 Novembre 2021 la nostra socia Violetta Toto è stata invitata per una chiacchierata informale sugli utilizzi della radioattività e dei fenomeni nucleari nella Residenza Universitaria RUI di Milano Torriana.
La Residenza Torriana accoglie studentesse italiane ed internazionali di tutte le facoltà e rientra nei Collegi di Merito. Organizza corsi di formazione per le studentesse, promuove l’acquisizione di soft skills e invita spesso ospiti ed ex residenti per un incontro informale dopo cena.
Violetta Toto, nostra socia e parte del Consiglio Direttivo, è ingegnere nucleare del Politecnico di Milano e ha un legame speciale con la Residenza: è infatti stata la sua casa per tutta la durata dei suoi studi.
— AGGIORNAMENTO —
Le slide della presentazione sono disponibili a questo link.
Gli amici di Generation Atomic e Voices of Nuclear hanno scritto una lettera aperta, per invitare i rappresentanti presso il Parlamento Europeo a prendere in considerazione le indicazioni del Joint Research Centre – l’organismo scientifico della Commissione – e di conseguenza includere l’energia nucleare nella Tassonomia della Finanza Sostenibile. Il rapporto del JRC afferma di non aver riscontrato “alcuna prova scientifica che l’energia nucleare arrechi più danni alla salute umana o all’ambiente rispetto ad altre tecnologie di produzione di elettricità già incluse nella tassonomia“, come le fonti rinnovabili. Altresì evidenzia come le emissioni di gas serra e di altri agenti inquinanti prodotte dagli impianti nucleari siano molto basse, e l’utilizzo del suolo estremamente ridotto. Due altri gruppi di esperti dell’UE hanno confermato questa analisi. Il Gruppo di Esperti sulla protezione dalle radiazioni e la gestione dei rifiuti ai sensi dell’articolo 31 del Trattato Euratom ha stabilito che “le conclusioni della relazione del JRC si basano su risultati consolidati della ricerca scientifica“. Da ultimo, il Comitato Scientifico per la Salute, l’Ambiente e i Rischi Emergenti (SCHEER) ha raggiunto conclusioni sostanzialmente simili nel suo recente rapporto.
Ora è il momento di far sentire la voce dei cittadini! Cliccando sul bottone qui sotto verrete reindirizzati al sito di Generation Atomic, dove sarà possibile personalizzare e firmare la lettera e farla recapitare ai Parlamentari Europei.
Mercoledì 20 ottobre alle 19:00 il nostro socio Giuseppe Francesco Nallo, ingegnere e PhD al Politecnico di Torino, parteciperà ad una diretta organizzata dai ragazzi di Ingegneria Attiva, associazione studentesca dell’Università di Catania.
In un mondo dove la sfida del secolo è raggiungere la carbon neutrality, il tema sulle fonti energetiche è più che caldo. Tuttologi ed esperti rilasciano dichiarazioni circa la ricetta perfetta per raggiungere l’obbiettivo prefissato dall’Unione Europea e altri 169 stati, sancito nell’accordo di Parigi.
Se ai più le rinnovabili appartengono ad occhi chiusi alla lista “green” (vedremo se è davvero così), l’approvvigionamento di energia da fonte nucleare invece è in una posizione più che ambigua.
Da studenti di ingegneria e, soprattutto, da cittadini attivi non possiamo ignorare la tematica che interessa la prima causa di produzione di CO2: l’approvvigionamento energetico. Pertanto, con occhio critico, dobbiamo considerare tutte le alternative alle fonti fossili, nessuna esclusa.
Ecco perché vi invitiamo a partecipare alla nostra diretta di mercoledì 20 ottobre, per capire, scientificamente, se abbiamo davvero bisogno dell’energia Nucleare e per saperne di più su come funziona questo settore, sia dal punto di vista tecnico che fisico ed economico.
In collaborazione con le due più importanti organizzazioni che trattano il tema del nucleare in Italia, @nucleareeragione e @avvocatoatomico e con l’aiuto dell’ingegnere energetico Giuseppe Francesco Nallo e del fisico teorico Luca Romano, romperemo, spazzeremo, stritoleremo qualsiasi dubbio e pregiudizio sulla “pecora nera” della famiglia energetica. – @ingegneriattiva
Oggi alcuni dei nostri soci e simpatizzanti hanno partecipato alla manifestazione a Milano di Fridays For Future. Un lungo cordone di manifestanti è partito da Cairoli e ha sfilato nelle vie della città, coloratissimo e pieno di energia!
CI SAREMO ANCHE DOMANI! TI UNISCI A NOI? RITROVO ALLE 15!
Ci siamo divertit*, il clima è stato disteso e tutte le conversazioni con gli altri manifestanti costruttive! Ci rivediamo domani per la prossima manifestazione!
Lorenzo Mazzocco ha 21 anni e studia ingegneria energetica al Politecnico di Milano. “Io ho un’idea molto precisa sul cambiamento climatico: va affrontato in maniera razionale e a sangue freddo: bisogna vedere da dove vengono le emissioni per azzerarle. Le principali emissioni di gas climalteranti oggi vengono dalla produzione energetica. E quindi io ho scelto di fare ingegneria energetica, così posso avere un impatto sulla realtà più forte”. Lorenzo tiene un cartello con il disegno di un atomo, di pianeta e poi la scritta “We are on the same side” (“Siamo dalla stessa parte”)
Alessandro, perché siete scesi in piazza con i Fridays for Future? “Noi condividiamo le battaglie ambientaliste e l’energia nucleare può giocare un ruolo per il raggiungimento degli obiettivi climatici. Il nostro comitato è impegnato a promuovere un discorso civile circa le tecnologie per combattere il cambiamento climatico e siamo convinti che una di queste, la più importante, sia proprio l’energia nucleare”.
Il 25 Settembre (il 9 Ottobre a Pavia) si svolgerà la terza edizione italiana di Stand Up for Nuclear, una manifestazione internazionale nata per promuovere presso l’opinione pubblica i benefici dell’energia nucleare in tutti i suoi impieghi civili. L’iniziativa ricade tra le attività patrocinate dal Ministero della Transizione Ecologica nell’ambito della manifestazione All4Climate – Italy 2021.
Il nucleare è indispensabile per coniugare il progresso umano alla cura dell’ambiente, in particolare per contrastare la povertà energetica e, nel contempo, mitigare gli effetti delle emissioni inquinanti e climalteranti, come recentemente ribadito da numerosi rapporti internazionali.
L’Italia paga tuttora i costi del prematuro abbandono del nucleare, sia in termini di ritorno d’investimento non goduto, che in termini di perdita di competenze occupazionali e competitività e non ultimo in termini di mancata riduzione di emissioni.
Eppure, secondo un sondaggio da noi commissionato a giugno 2021, un terzo degli italiani è favorevole al nucleare e oltre la metà apre all’uso dei reattori avanzati di nuova concezione. Una nuova rilevazione, pubblicata pochi giorni fa, ha evidenziato come le dichiarazioni del Ministro Cingolani trovino il favore del 42% degli intervistati, con percentuali che sfiorano il 50% tra i cittadini più istruiti, quelli più giovani (la generazione Z, ovvero i nati tra il 1995 e il 2010) e nella popolazione maschile.
Nei Paesi industrializzati dell’occidente l’energia nucleare spesso non viene considerata come una delle opzioni future per l’approvvigionamento energetico e al contrario la tendenza è quella di chiudere anzitempo gli impianti a fissione attivi e non costruirne di nuovi. Ne è prova l’acceso dibattito per l’inserimento del nucleare tra le fonti sostenibili della Tassonomia Europea, che è ancora incerto malgrado il parere favorevole del massimo organo scientifico della Commissione Europea e di altri revisori indipendenti.
Per questo motivo i volontari di “Stand Up for Nuclear” si mobilitano nelle piazze di tutto il mondo (in Italia: Torino, Pavia, Milano, Trento, Trieste, Bologna, Pisa, Perugia e Roma) per sottolineare l’importanza dell’energia nucleare come fonte energetica affidabile e pulita e per dipanare dubbi e presentare pro e contro in un dialogo aperto con la cittadinanza.
di Enrico Brandmayr per AIN, ripubblichiamo integralmente
È in corso presso lo stabilimento di Mangiarotti/Westinghouse di Monfalcone (GO) l’assemblaggio dei quattro segmenti costituenti il primo settore europeo del Vacuum Vessel di ITER.
Il Vacuum Vessel è la camera toroidale entro la quale sarà confinato il plasma della reazione di fusione. Esso funge dunque come prima barriera per la radioattività e al tempo stesso fornisce al plasma l’ambiente ad ultra alto vuoto necessario per la reazione.
In un tokamak, maggiori sono le dimensioni del Vacuum Vessel, più facile è il confinamento del plasma: il Vacuum Vessel di ITER, con un volume interno di 1400 mc, conterrà un volume di plasma 10 volte maggiore del più grande tokamak ad oggi esistente.
Il Vacuum Vessel è costituito da più settori ed ogni settore è composto da quattro segmenti poloidali (Poloidal Segment, PS). Il settore completo peserà circa 390 tonnellate.
Schema di un settore del Vacuum Vessel, composto di 4 segmenti poloidali e due “bocche”
Il progetto di assemblaggio dei quattro segmenti è condotto dal consorzio AMW (Ansaldo Nucleare, Mangiarotti/Westinghouse, Walter Tosto) ed è in questi mesi alle battute conclusive, con la lavorazione meccanica finale dei singoli segmenti ed il loro assemblaggio sull’imponente jig di supporto progettata allo scopo.
Poloidal Segment 1 in lavorazione – Mangiarotti/Westinghouse, Monfalcone (GO), Giugno 2021 (foto Mangiarotti)
Controlli dimensionali sul Poloidal Segment 1 durante le fasi di assiematura – Mangiarotti/Westinghouse, Monfalcone (GO), Giugno 2021 (foto Mangiarotti)
Poloidal Segment 4 in lavorazione – Mangiarotti/Westinghouse, Monfalcone (GO), Giugno 2021 (foto Mangiarotti)
I PS 1 e 4 sono realizzati da Mangiarotti/Westinghouse mentre i PS 2 e 3 dalla Walter Tosto. Durante la fase di assiematura, i segmenti sono sottoposti ad approfonditi controlli dimensionali volti a garantire le strettissime tolleranze finali richieste.
Trasferimenti interni del PS4 – Mangiarotti/Westinghouse, Monfalcone (GO), Giugno 2021 (foto Mangiarotti)
La spedizione del primo settore completo verso Cadarache (Francia), sito di costruzione della futura centrale a fusione, è in programma verso la fine del 2021.
Il contributo dell’industria italiana al progetto ITER è di primo ordine: su un budget stimato in 21 miliardi di euro, 1.6 miliardi sono stati aggiudicati a imprese italiane, ovvero il 60% dei contratti per componenti ad alto valore tecnologico.
Rendering del Vacuum Vessel (foto ITER consortium)
Ritornano gli Aperitivi Nucleari! Questa volta parleremo della centrale di Akkuyu, primo e storico progetto nucleare Turco-Russo. Lo faremo con il nostro socio Massimo Giorgi. Massimo – laurea triennale in Ingegneria chimica e specialistica in Ingegneria nucleare presso il Politecnico di Milano – è attualmente il rappresentante italiano della NIATR (Nuclear Industry Association of Turkey). Presenterà la serata Enrico Brandmayr. Vi aspettiamo, come sempre drink in mano, mercoledì 28 luglio, alle ore 19:00!
<<L’acqua contaminata che verrà rilasciata in mare dalla centrale nucleare di Fukushima Daiichi […] contiene una sostanza radioattiva che ha il potenziale di danneggiare il DNA umano.>>
Citazione da uno dei tanti articoli di questi mesi, che prosegue aggiungendo che la “sostanza” ha “un’emivita di 5370 anni” (che in realtà sono 5730, ma lasciamo stare), quindi in pratica contaminerà l’oceano per sempre.
La “sostanza” in questione è il Carbonio 14 (da qui in poi C14).
Partiamo dall’inizio: è vero, e lo dichiara la stessa TEPCO (società che gestisce la centrale), che in quell’acqua trattata è presente del C14, il punto è: quanto?
Le analisi parlano di 17.6 Bq/l (Becquerel al litro, cioè decadimenti al secondo in ogni litro) [1], come facciamo a capire se è tanto o poco?
Cominciamo col dire che nel corpo di una persona di 70 kg c’è abbastanza C14 da causare circa 3000 decadimenti radioattivi al secondo (3000 Bq) [2]. Il corpo umano ha circa la stessa densità dell’acqua, quindi una persona di 70 Kg ha un volume di circa 70 litri. Vuol dire che nel corpo umano ci sono circa 3000 decadimenti al secondo di C14 su un volume di 70 litri, fanno più o meno 42 decadimenti al secondo al litro, due volte e mezzo i 17.6 che avvengono su ogni litro dell’acqua trattata dei serbatoi di Fukushima, e questo prima che venga diluita. Se ci fa paura il C14 che sta in quell’acqua dobbiamo iniziare a progettare un modo per scappare dal nostro corpo.
Il post potrebbe finire qui, ma aggiungiamoci che il C14 è già presente anche nell’oceano e causa oltre 3 miliardi di miliardi di decadimenti radioattivi al secondo (un 3 seguito da 18 zeri) nel solo Oceano Pacifico [3], mentre per l’acqua trattata dei serbatoi si parla di 17.6 Bq/l su un volume totale di circa 1.2 miliardi di litri, quindi qualcosa intorno ai 20 miliardi di decadimenti al secondo, vuol dire che l’acqua di quei serbatoi aggiungerà circa un decadimento di C14 ogni 150 milioni che già avvengono nel Pacifico.
Radioattività Naturale negli Oceani. [3][5]
Ma non è tutto, perché il numero di decadimenti è solo una faccia della medaglia, bisogna anche considerare quanta energia è associata a ciascun decadimento.
Il C14 ha un decadimento beta con un’energia massima di 156 keV [4]. È tanto? È poco?
Come termine di paragone prendiamo il Potassio 40 (da qui in poi K40), presente nell’oceano in quantità tale da causare duemila volte più decadimenti del C14 [5]. Nell’89% dei casi il K40 emette una particella beta con un’energia massima di 1311 keV, e circa una volta ogni nove decadimenti emette un raggio gamma da 1461 keV [6].
Mettiamo tutto in fila: Il C14 dell’acqua di Fukushima è circa 150 milioni di volte meno del C14 che è già presente nell’Oceano Pacifico, che a sua volta produce circa 2000 volte meno decadimenti radioattivi rispetto al K40 già presente nello stesso oceano, che per giunta ha un’emissione beta circa 10 volte più energetica, oltre ad averne anche una gamma, molto più penetrante.
E se i 5730 anni di emivita del C14 ci sembrano un’eternità, che dire degli oltre 1.25 miliardi di anni che servono al K40 per dimezzarsi [7]?
Possiamo datare i reperti archeologici, come i resti di esseri viventi, grazie al C14 proprio perché è presente ovunque, fuori e dentro di noi, come spiegato magistralmente nelle tre vignette a destra nell’immagine.
Vignette da “Topolino e gli Invasori Preistorici” (Topolino n.1582).
Per fiutare che questa, più che una notizia, era un tentativo riuscito male di sceneggiatura di film, sarebbe bastato aver letto quella pagina di Topolino, ma siamo pur sempre il paese di Stamina, e quello dove le istituzioni decidono di avviare la sperimentazione di un farmaco [8] perché un tizio fa un video col telefono da una piazza di Tokyo per dire che ci stanno “nascondendo la verità” [9], e anche quello in cui il Senato decide, con un solo voto contrario, di destinare fondi pubblici a pratiche agricole fondate sulla stregoneria [10], quindi ovviamente se la sono bevuta in molti (la “notizia”, non l’acqua di Fukushima).
Visto lo stato pietoso dell’informazione scientifica in questo paese, forse è arrivato il momento di proporre l’insegnamento di Topolino nelle scuole.
P.S. C’è chi sostiene che nell’acqua di quei serbatoi potrebbero esserci fino a 63.6 GBq di C14 [11], invece che 20 GBq. In quel caso si tratterebbe di circa una parte su 50 milioni del C14 già presente nel Pacifico.