La radioattività di Fukushima nell’oceano? Facciamo il punto

[La notizia ha suscitato allarmismo ma si tratta per ora di una tra le ipotesi, e probabilmente la più sensata]

Si è diffusa nelle ultime ore sui media generalisti la notizia che il governo giapponese starebbe per sversare nell’oceano l’acqua contaminata della centrale di Fukushima Daiichi. Com’era prevedibile la notizia ha generato allarmismo e una certa dose d’isteria sui media nostrani quindi cerchiamo di fare sinteticamente e schematicamente il punto.

Di cosa stiamo parlando?

Stiamo parlando delle acque reflue raccolte entro il perimetro della centrale di Daiichi e che vengono filtrate dei radionuclidi più tossici per l’ambiente e quindi stoccate in enormi serbatoi. In esse, dopo la depurazione, rimane una concentrazione variabile di Trizio (H3, elemento non facilmente filtrabile) pari a 0.5-4 MBq/L (milioni di Becquerel per litro), per un totale di circa 0.76 PBq [1] (Peta Becquerel, 1015 Bequerel).
Il Trizio ha un’emivita di 12 anni, il che vuol dire che ogni 12 anni la sua attività si dimezza.

E’ una notizia nuova?

In realtà la notizia non è nuova [2]. Rilasci controllati sono avvenuti prima d’oggi a Fukushima e quella di rilasciare, gradualmente, tutta l’acqua contenuta nei serbatoi nell’oceano è una delle ipotesi di lavoro (assieme all’evaporazione, il sequestro geologico, la solidificazione e il rilascio sotto forma di idrogeno), almeno dal 2014. Di fatto, quella del rilascio controllato in mare sarebbe la soluzione più praticabile secondo molti esperti e contemplata anche dalla IAEA, la quale da tempo ha suggerito di valutare la sostenibilità ambientale e socio-economica di tutte le opzioni, nonché ovviamente i potenziali impatti sulla salute delle popolazioni [3].

Perché se ne parla ora?

Se ne parla ora perché, il governo giapponese ha recentemente informato il corpo diplomatico presente nel Paese – cosa che avviene ad intervalli regolari – delle prospettive per il decommisionamento definitivo dell’area di Daiichi, e da parte del governo della Corea del Sud sarebbero state sollevate preoccupazioni per l’ipotesi del rilascio controllato in mare.

Quale sarebbe l’impatto del rilascio controllato?

La gradualità del rilascio e l’effetto diluitivo dell’acqua nell’Oceano faranno si che l’impatto risulterà essere molto limitato. Si consideri che la radioattività già naturalmente presente nell’Oceano Pacifico ammonta a più di 8 milioni di PBq. Le sorgenti principali sono il Potassio-40 (7,4 milioni di PBq), il Rubidio-87 (700mila PBq), l’Uranio (22mila PBq), il Carbonio-14 (3mila PBq) e il Trizio (370 PBq) [4]. Nell’ipotesi di massima diluizione, la frazione di Trizio nell’Oceano Pacifico aumenterebbe pertanto di meno dell’1%. Chiaramente il rilascio, se adottato come soluzione, dovrà essere sufficientemente graduale e prevedere una pre-diluizione, in maniera tale da mantenere la concentrazione di Trizio sotto i livelli imposti dalle normative anche in prossimità del luogo di rilascio [5].

Ci sono dei precedenti?

Oltre ad un fondo naturale, gran parte del Trizio che già si trova negli oceani è ciò che resta di quanto rilasciato dagli esperimenti nucleari dello scorso secolo. Tuttavia anche le centrali nucleari in operatività e gli impianti di riprocessamento del combustibile sono autorizzati a rilasciare una certa quantità di acqua in cui è presente Trizio. Per le centrali Giapponesi questo è avvenuto già nel corso degli ultimi 20 anni, con un limite imposto alla concentrazione di 60000 Bq/L. L’impianto di riprocessamento francese di LaHague rilascia in un anno circa 12 PBq (oltre dieci volte il totale di quanto dovrebbe essere rilasciato da Fukushima), mentre la concentrazione misurata nell’oceano circostante è di circa 7 Bq/L [6]. Gli esperti dunque si aspettano che il rilascio controllato dalla centrale di Fukushima comporti in mare aperto livelli di radioattività simili, quindi in sostanza indistinguibili dal fondo naturale.

Dunque c’è da preoccuparsi?

Gli unici a doversi preoccupare potrebbero essere eventualmente i pescatori della zona di Fukushima, che, qualora il rilascio fosse fatto ad un rateo troppo elevato, si troverebbero a fronteggiare livelli di concentrazione del trizio localmente superiori ai limiti imposti per la commercializzazione del pescato, con conseguente danno socio-economico [7]. Per il resto della popolazione mondiale si possono tuttavia escludere impatti sull’ambiente e la salute. Ribadiamo comunque il fatto che il rilascio in mare è per ora solo una delle ipotesi allo studio, e che ci sono i mezzi e le conoscenze per farlo in tutta sicurezza e senza danni anche per le popolazioni locali, già così duramente colpite dalle conseguenze dello tsunami.

radioactivity_oceans

Note:

[1] https://blog.safecast.org/2018/06/part-1-radioactive-water-at-fukushima-daiichi-what-should-be-done/

Secondo l’inventario pubblicato nel 2015 dalla TEPCO ( https://www.meti.go.jp/earthquake/nuclear/pdf/140424/140424_02_008.pdf) il quantitativo complessivo di Trizio all’interno della centrale di Fukushima Daiichi ammontava a 3.4 PBq, di cui circa 0.8 PBq accumulati nelle cisterne.

[2] https://www.theguardian.com/environment/2016/apr/13/is-it-safe-to-dump-fukushima-waste-into-the-sea

[3] Nel rapporto pubblicato dalla IAEA il 13 maggio 2015, basato su una missione condotta nel febbraio dello stesso anno a Tokyo e Fukushima da un gruppo di 15 esperti, si afferma la necessità di <<trovare una soluzione sostenibile al problema della gestione dell’acqua contaminata presso la centrale nucleare di Fukushima Daiichi della TEPCO. Ciò richiederebbe di considerare tutte le opzioni, compresa la possibile ripresa degli scarichi controllati verso il mare.>> Nello stesso rapporto, la IAEA consiglia a TEPCO di <<effettuare una valutazione del potenziale impatto radiologico sulla popolazione e sull’ambiente derivante dal rilascio di acqua contenente trizio e qualsiasi altro radionuclide residuo nel mare, al fine di valutare la rilevanza radiologica e di avere una buona base scientifica per prendere decisioni. È chiaro che il processo decisionale finale richiederà il coinvolgimento di tutte le parti interessate, tra cui TEPCO, NRA, governo nazionale, governo della prefettura di Fukushima, comunità locali e altri.>>

[4] Un nostro precedente articolo https://nucleareeragione.org/2013/09/18/drowning-by-numbers/, e la relativa fonte: https://sites.google.com/isu.edu/health-physics-radinf/radioactivity-in-nature

[5] Secondo quanto riportato in https://blog.safecast.org/2018/06/part-1-radioactive-water-at-fukushima-daiichi-what-should-be-done/, l’acqua potrebbe essere diluita in maniera tale da diminuire la concentrazione dai 0,5-4 MBq/L a circa 60000 Bq/L, prima di essere riversata in mare. Il rilascio avverrebbe in maniera controllata, in un arco di tempo complessivo di circa 5 anni o più.

[6] Globalmente, i livelli di fondo del Trizio nelle acque sono compresi tra 1 and 4 Bq/L, che includono tra 0.1 e 0.6 Bq/L di origine naturale e più del doppio originate dai test nucleari del passato. Negli oceani, la concentrazione di Trizio alla superficie varia tra 0.1 e 0.2 Bq/L. Per confronto, il Trizio naturalmente presente nell’acqua piovana in Giappone tra il 1980 e il 1995 ammontava a 0.5- 1.5 Bq/L. Negli Stati Uniti il limite di legge per l’acqua potabile è pari a 740 Bq/L, mentre in Europa è pari a 100 Bq/L.

[7] Precisiamo che ad un rateo di rilascio elevato l’unico rischio sarebbe quello di superare gli attuali limiti di legge ai quali è legata l’autorizzazione alla pesca nelle acque al largo di Fukushima. I limiti inerenti la contaminazione radioattiva delle acque in Giappone sono stati resi estremamente restrittivi ed un eventuale superamento non implica necessariamente un aumento sensibile del rischio per l’ambiente e gli esseri umani. In ogni caso, al primo superamento dei limiti di legge il rilascio potrebbe essere interrotto permettendo una dispersione sufficiente dei radionuclidi e la conseguente scomparsa della contaminazione.


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Il TG5 e le post-verità su Fukushima

[34 secondi densi di errori]

Questa mattina abbiamo scritto alla redazione del TG5, per chiedere un’immediata rettifica in merito ad alcune affermazioni false, contenute in un servizio andato in onda nell’edizione delle 20:00 dello scorso 21 maggio.

Non è la prima volta che ci troviamo a dover commentare le inesattezze, le imprecisioni e le falsità diffuse dagli organi di stampa e dai mezzi di comunicazione di massa italiani sull’incidente di Fukushima e, in generale, sull’impiego civile delle tecnologie nucleari.
Lo scivolone del TG5 è, in questo caso, un esempio emblematico non solo della scarsa professionalità e della superficialità dei media nei confronti di tematiche così delicate e importanti, ma anche – ci duole dirlo – di un generalizzato atteggiamento ostile e diffidente dell’establishment culturale italiano verso l’energia nucleare.
E’ impossibile non notare come ogni occasione sia utile – spesso come in questo caso su presupposti assolutamente errati e pretestuosi – per rinvigorire nell’opinione pubblica il senso di diffidenza nei confronti delle tecnologie nucleari. Tecnologie che, pur non essendo impiegate nel nostro Paese per produrre energia elettrica, sono parte integrante del tessuto industriale italiano e di numerosissime realtà applicative in campo medico, agricolo, di ricerca.

L’ostilità è resa evidente dalla facilità con cui le notizie false su questo argomento passino sostanzialmente inosservate. In piena epoca di lotta alle cosiddette fake news, a quali ondate di indignazione assisteremmo, in altri contesti?

Riportiamo qui sotto la trascrizione delle affermazioni andate in onda, e la copia della lettera che abbiamo fatto pervenire alla redazione del TG5.

«Con un referendum la Svizzera ha deciso di abbandonare le centrali nucleari puntando tutto sulla energia rinnovabile. Il 58,2% degli svizzeri ha votato sì alla legge proposta dal parlamento elvetico decidendo così di investire tutto sulla green economy. Il processo di denuclearizzazione era già stato avviato con la chiusura di 2 centrali delle 5 presenti, una decisione accelerata dal tragico incidente di Fukushima in Giappone che causò centinaia di vittime e rese la zona inaccessibile a causa delle radiazioni nucleari.»

TG5, edizione delle ore 20, 21/05/2017: minuto 25:04 – 25:38

No, radiation levels at Fukushima Daiichi are not rising

[this article was originally published on blog.safecast.org. We thank the author and the editors.]

This grating inside Daiichi Unit 2 was likely melted by falling fuel debris (TEPCO photo)

 

— Yes, TEPCO has measured very high radiation inside Daichi Unit 2.

— No, it does’t mean radiation levels there are rising.

In response to visual investigation results and high radiation measurements recently taken by TEPCO inside Fukushima Daiichi Unit 2, many news outlets have published stories with headlines like “Fukushima nuclear reactor radiation at highest level since 2011 meltdown.” (The Guardian, Feb. 3, 2017).

https://www.theguardian.com/environment/2017/feb/03/fukushima-daiichi-radiation-levels-highest-since-2011-meltdown

http://mainichi.jp/english/articles/20170202/p2g/00m/0dm/087000c

https://www.japantoday.com/category/national/view/record-radiation-level-detected-inside-damaged-fukushima-reactor

This has led to a number of alarming stories claiming that radiation at Daiichi has “spiked” to unprecedented levels. That’s not what the findings indicate, however. In addition, Safecast’s own measurements, including our Pointcast realtime detector system have shown radiation levels near Daiichi to be steadily declining. As described in the Safecast Report, Vol.2, Section 2.1.4, TEPCO and its research partners have been developing robots and remote visualization devices to search for melted fuel debris deep inside the Daiichi reactor units, and to help plan for its eventual removal. On January 30th, 2017, a long telescoping device with a camera and radiation measurement device attached was inserted through an existing opening in the reactor containment of Unit 2 for the first time, and successfully extended approximately 8 meters into in an area known as the “pedestal,” to measure and take images from immediately below the damaged reactor pressure vessel (RPV). In addition to finding the area covered with molten material likely to be fuel debris, radiation levels of 530 Sieverts per hour were detected, which would be fatal to a person exposed for only a few seconds.

The recent investigation used existing openings in the Unit 2 reactor to obtain images an measurements inside the pedestal area.(TEPCO image)

The telescoping arm (in yellow) was designed to reach inside the pedestal area to obtain visual imagery and radiation measurements.(TEPCO image)

It must be stressed that radiation in this area has not been measured before, and it was expected to be extremely high. While 530 Sv/hr is the highest measured so far at Fukushima Daiichi, it does not mean that levels there are rising, but that a previously unmeasurable high-radiation area has finally been measured. Similar remote investigations are being planned for Daiichi Units 1 and 3. We should not be surprised if even higher radiation levels are found there, but only actual measurements will tell. Unit 4 was defuelled at the time of the accident, and though the reactor building exploded and the spent fuel pool was dangerously exposed, it did not suffer a meltdown, so similar investigations are not being conducted.

The “Scorpion” crawler robot is designed to be inserted through a pipe and to fold for operation. It’s deployment is likely to be further delayed.(IRID photo)

Under a consortium called IRID, TEPCO and its research partners have been developing robots and other devices to assist in investigations inside the damaged reactors, where radiation levels are too high to allow humans to safely enter. The recent investigations at Unit 2 were intended to help plan the travel path of a folding crawler robot called the “Scorpion.” This device is designed to crawl around on the metal grating deck inside the pedestal and gather further imagery and measurements. The recent investigations, however, have revealed a 1×1 meter section of the deck to be melted through, and much of the rest may be impassable for the robot. In addition, the high radiation levels will likely limit the amount of time the robot will be able to operate before malfunctioning to about 2 hours, instead of the planned 10 hours. Much more melted fuel debris is assumed to have settled beneath the pedestal grating on the concrete basemat of the reactor. It was hoped that the Scorpion would be able to provide imagery of this. Not surprisingly, TEPCO is once again revising its plans based on the recent findings. These investigations are technically quite impressive, but they have already been delayed for over a year due to the need to more adequately decontaminate the area where human workers must operate and to solve other technical problems. This recent imagery is extremely informative and helpful, and had been eagerly awaited by many concerned people, including Safecast. If nothing else, we have learned to be patient as TEPCO proceeds slowly and cautiously with this work.  The process of removing melted fuel debris from the damaged reactors at Fukushima Daiichi is expected to take decades, and these recent findings remind us once again that TEPCO has little grounds for optimism about the challenges of this massive and technically unprecedented project.

Stitched vertical panorama showing conditions underneath the Unit 2 RPV. (TEPCO photo)

For more information:

TEPCO Reports:

Pre-investigation results of the area inside the pedestal for the Unit 2 Primary Containment Vessel Investigation at Fukushima Daiichi Nuclear Power Station(examination results of digital images)

Images Inside Fukushima Daiichi Unit 2 Need Further Examination Including The Possibility Of Fuel Debris

TEPCO Photos:

http://photo.tepco.co.jp/en/index-e.html

http://photo.tepco.co.jp/en/date/2017/201702-e/170202-01e.html

http://photo.tepco.co.jp/en/date/2017/201701-e/170130-01e.html

Video here:

NHK Video (in Japanese)

Mainichi Shimbun:

 

Attenzione al caminetto!

Sta suscitando molto scalpore la notizia, riportata anche dalla stampa italiana (per esempio qui, qui e qui), del “livello record” di radiazioni rilevate all’interno di uno dei reattori della centrale di Fukushima, danneggiati dal sisma del 2011.
Ci riserviamo di verificare la correttezza dei dati pubblicati (530 sievert/ora all’interno del contenimento del reattore numero 2, dove si trova il sistema delle barre di controllo sotto il nocciolo), limitandoci per ora ad osservare come il tono sensazionalistico utilizzato dagli organi di stampa contribuisca a distorcere o aumentare la percezione di pericolosità associata alle delicate operazioni in atto per mettere in sicurezza il sito nucleare giapponese.

E’ di fatto del tutto prevedibile che all’interno del reattore stesso, là dove il combustibile si è depositato (essendo avvenuta la fusione del nocciolo per mancato raffreddamento), le radiazioni siano molto elevate. Questo è vero anche in una centrale nucleare normalmente in funzione e non danneggiata, dove è evidente che se una persona si introducesse all’interno del nocciolo del reattore, verrebbe esposta a dosi letali, ma nessuno si sognerebbe di comunicare questo dato come se ciò fosse un’eventualità in qualche modo plausibile.
Tradurre una misura di radioattività in un valore di dose assorbita da una persona, è di fatto in questo contesto un puro esercizio accademico, e come tale andrebbe specificato [1].

Queste precisazioni non vogliono essere una minimizzazione della delicatezza tecnica delle operazioni di bonifica dell’area della centrale di Fukushima Daiichi, ma è importante che i lettori siano consapevoli che tali operazioni sono condotte con mezzi meccanici e pertanto garantendo l’incolumità fisica dei tecnici coinvolti [2].

Nell’immagine qui sotto, un caminetto acceso, riportato per analogia. L’esposizione diretta e prolungata alla fiamma (nocciolo del reattore) potrebbe causare danni irreparabili, ma “fortunatamente”, mantenendosi alla giusta distanza e/o interponendo le appropriate barriere protettive (difesa in profondità), nessuno si brucerà, e si potrà godere del caldo tepore che il caminetto genera in sicurezza.

caminetto

[1] Per capire la differenza, consultare qui: https://www.nrc.gov/about-nrc/radiation/health-effects/measuring-radiation.html.Molto utile anche il nostro approfondimento sulla radioattività: https://nucleareeragione.org/risposte-veloci/

[2] In queste ore ne stiamo leggendo davvero di tutti i colori. Sinceramente, vorremmo sorvolare sugli strafalcioni tecnici, le inesattezze e i maliziosi bisticci sintattici, ma torneremo a parlarne.
Ad ogni modo, i pezzi “peggiori” sono già stati segnalati e documentati sul JPQuake Wall of Shame:
wall_of_shame

 

Qualità dell’acqua a Fukushima Daiichi

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Il Governo del Giappone ha richiesto all’Agenzia per l’Energia Atomica giapponese (JAEA) un’analisi dettagliata dell’acqua presso la centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Risponde con una analisi molto dettagliata il METI (Ministry of Economy, Trade and Industry)[1,2].
Riportiamo qui di seguito i risultati, indicando con “ND” (not detectable) i valori non rilevabili (i.e. al di sotto dei limiti di rilevabilità).

  • campione del 02/08/2015 – acque sotterraneee/freatiche pompate dal sistema di by-pass della centrale:

Cs134 = ND (limite di rilevabilità 0.0053 Bq/l)

Cs137 = 0.0068 Bq/l

Totale α = ND (limite di rilevabilità 0.63 Bq/l)

Totale β = ND (limite di rilevabilità 0.45 Bq/l)

H3 = 130 Bq/l

Sr90 = 0.0040 Bq/l

  • campioni del 19-20/08/2015 – acque sotterranee/freatiche pompate dal sistema di drenaggio della centrale e successivamente purificate:

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Per confronto si tengano presenti i seguenti valori:

  • Target operativi

Cs134 = 1 Bq/l

Cs137 = 1 Bq/l

Totale β = 5 Bq/l (che diventa 1 Bq/l, come obiettivo nel sondaggio condotto una volta ogni dieci giorni)

H3 = 1500 Bq/l

  • Limiti secondo la normativa vigente per le acque di scarico

Cs134 = 60 Bq/l

Cs137 = 90 Bq/l

H3 = 60000 Bq/l

Sr90 = 30 Bq/l

  • Limiti secondo le linee guida dell’OMS per la qualità dell’acqua potabile

Cs134 = 10 Bq/l

Cs137 = 10 Bq/l

H3 = 10000 Bq/l

Sr90 = 10 Bq/l

Non possiamo dunque fare a meno di notare che i valori registrati sono ottimi, in quanto tutti ampiamente al di sotto dei limiti prefissati – ivi compresi quelli che caratterizzano la potabilità dell’acqua (in termini di radioattività).
Infine, approfittiamo di questo brevissimo post per consigliare la visione di un’interessante filmato. Vi troverete “riassunti”, in un agile confronto tra le istantanee di oggi e quelle immediatamente successive al disastro del 11/03/2011, alcuni dei lavori in corso a Ichi-Efu, di cui avevamo già parlato.

Eccolo:

[1] http://www.meti.go.jp/english/earthquake/nuclear/decommissioning/pdf/20150902_01a.pdf

[2] http://www.meti.go.jp/english/earthquake/nuclear/decommissioning/pdf/20150901_01a.pdf

Sendai is back

Satsumasendai, Kagoshima Prefecture, Japan – August 11, 2015. 

At 10:30 a.m. (local time) the unit 1 Mitsubishi PWR 890MWe restarted at Sendai NPP.

Sendai unit 1 & 2 are owned and operated by the Kyūshū Electric Power Company.
The Sendai-1 entered its 31st year of honorable career (read “commercial service”) in July.
sendai sendai reactor

http://www.kyuden.co.jp/en_information_150811.html

Le conseguenze sanitarie dell’incidente di Fukushima

Fukushima conseguenze sanitarie quattro anni dopo_1

Risale allo scorso 24 marzo un seminario, svoltosi presso il Dipartimento di Fisica dell’Università La Sapienza di Roma, sulle conseguenze sanitarie dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima.
Ringraziamo il prof. Trenta, membro del Consiglio Scientifico dell’Associazione Italiana Radioprotezione Medica e socio dell’Associazone Galileo 2001, per averci consentito di pubblicare per intero, nelle pagine di questo sito, le trasparenze del suo intervento.

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