Dove c’era Ukedo

di Massimo Burbi

Nel 2019 ho deciso di andare a Fukushima per fare misure di radioattività. Non che pensassi di scoprire chissà che, per sapere che nelle aree di Namie, Futaba, Tomioka, quelle più vicine alla centrale di Fukushima Dai-ichi, i livelli sono tutt’altro che allarmanti e che, a parte gli hot spot, sono inferiori a quelli che si misurano in alcune località turistiche nostrane (dove probabilmente va in vacanza anche chi mai e poi mai metterebbe piede a Fukushima per paura delle radiazioni), non c’è bisogno di farsi 10 ore di aereo, sono dati accessibili dal divano di casa [1], come il meteo di New York o di Pechino, ma misurarseli da soli è un’altra cosa.

Chi è interessato può leggere il resoconto completo qui [2], oggi però non parlerò di misure, ma di qualcosa per cui era più difficile prepararsi da casa.

Questo è il niente che rimane di Ukedo. L’unico edificio rimasto in piedi è la scuola elementare visibile in
lontananza. La foto è stata scattata dalla barriera anti tsunami. Foto scattata il 9 novembre 2019.

Partiamo dall’inizio: da Tokyo a Namie sono tre ore di macchina, e altrettante per tornare, anche partendo la mattina presto so di avere sì e no otto ore da passare sul posto, quindi dico alla sventurata che viene a farmi da guida e da interprete per la giornata di portarsi qualcosa da mangiare, perché non ci sarà tempo per fermarsi ad un ristorante o cose simili e io salterò il pranzo, viaggiare con me è un’esperienza che sconsiglio vivamente. Dopo aver passato la mattinata a Namie, dobbiamo visitare un posto chiamato Ukedo. Ci fermiamo su una spiaggia deserta. Scendiamo dalla macchina, tra noi e l’oceano c’è una barriera anti tsunami, una diga di cemento. Ci saliamo sopra e, sulla destra, a circa 6 km di distanza, ecco la centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi, finalmente ci siamo.

Voltandosi dall’altra parte l’oceano Pacifico è a pochi metri di distanza. Da lì, l’11 Marzo 2011, è arrivato lo
tsunami che ha devastato la costa nord-est del Giappone. Foto scattata il 9 novembre 2019.
Dallo stesso punto di osservazione, guardando verso sud, la centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi è a
poco più di 5 km. Foto scattata il 9 novembre 2019.

Guardo il dosimetro, il rateo di dose arriva a malapena a metà di quello che rilevo nel giardino di casa mia, tutto registrato, bene, faccio qualche foto e a quel punto per me possiamo risalire in macchina ed andare verso la centrale, non c’è altro da vedere lì. Dimenticavo, resta questa benedetta Ukedo, guardo l’orologio, non restano molte ore di luce. “Quanto è lontana Ukedo?” chiedo, intorno a me non vedo niente. La guida mi mostra una foto e indica un punto imprecisato in mezzo alla sabbia.

Ukedo è proprio lì davanti, e quel “niente” che guardiamo è tutto ciò che ne resta.

La scuola elementare di Ukedo. Il giorno dello tsunami al suo interno c’erano circa 80 bambini. Nonostante
le scuole fossero tra i luoghi designati come punti di evacuazione, gli insegnanti hanno usato i 45 minuti
circa passati dall’allarme tsunami fino all’arrivo dell’onda per portare i bambini sulle colline, salvando così le
loro vite. Foto scattata il 9 novembre 2019.
L’orologio sulla torre della scuola di Ukedo è ancora fermo all’ora in cui lo tsunami ha colpito
interrompendo la fornitura di energia elettrica. Foto scattata il 9 novembre 2019.

L’unico edificio rimasto in piedi è la scuola elementare, a poche centinaia di metri da noi, dove il giorno del terremoto c’erano circa 80 bambini, che si sono salvati solo perché gli insegnanti, dopo l’allarme tsunami, hanno avuto la prontezza di portarli sulle colline, da dove hanno visto il luogo in cui vivevano essere cancellato. Andiamo verso la scuola, abbandonata, ma lasciata come una specie di monumento alla memoria. Quando vedo l’orologio sulla torre ancora fermo all’ora in cui l’onda ha colpito, facendo saltare la corrente, mi rendo conto che ho smesso di guardare il mio.

Immagine dell’area di Ukedo dopo lo tsunami. La scuola elementare è visibile sulla destra.
Altra immagine di Ukedo dopo il passaggio dello tsunami. La scuola elementare è visibile sulla destra.

Le immagini del niente che resta di Ukedo danno la misura di quanto estremo sia stato l’evento che ha colpito il Giappone nel 2011, ma c’è da scommettere che per qualcuno l’11 Marzo si trasformerà nel decimo anniversario della “catastrofe nucleare di Fukushima”, con il terremoto ridotto ad una nota a piè di pagina, malgrado, a oggi, tra la popolazione non ci siano state vittime per le radiazioni [3]. Solo a Ukedo, lo tsunami di morti ne ha invece fatti più di 200 [4]. Secondo la polizia giapponese, nelle prefetture colpite, terremoto e maremoto hanno completamente distrutto 121992 edifici, danneggiandone gravemente altri 282920 e uccidendo quasi 18500 persone (di cui circa 2500 ufficialmente disperse) [5].

Questi rischiano di suonare “solo” come numeri, ma quando hai davanti una distesa di sabbia e ti dicono che lì vivevano duemila persone, capisci meglio cosa vuol dire un terremoto di magnitudo 9.0, il quarto più forte mai registrato, 30000 volte quello dell’Aquila, e uno tsunami con onde alte quanto un palazzo di cinque piani che si abbattono sulla costa a 700 km/h [6] penetrando nell’entroterra per chilometri.

A chi nei media dopodomani la butterà sull’anniversario della “catastrofe nucleare” non farebbe male una gita dove dieci anni fa, ancora per un paio di giorni, c’era Ukedo.

P.S. A Fukushima non ci sono state vittime per le radiazioni, ma circa 2000 persone sono morte a causa di un’evacuazione in cui c’è chi è stato strappato in fretta e furia dagli ospedali, finendo per non ricevere le cure mediche di cui aveva bisogno, e dello stress che ha provocato depressione, alcolismo e suicidi [7].

Nella prefettura di Fukushima, paura, ansia e cattiva informazione sulle radiazioni hanno fatto più vittime dello tsunami [8].

P.P.S. Secondo l’UNSCEAR (Comitato Scientifico delle Nazioni Unite per lo Studio degli Effetti delle Radiazioni) il peggiore impatto dell’incidente alla centrale nucleare sulla salute della popolazione locale è stato di natura mentale per “la paura e lo stigma legati al rischio percepito per l’esposizione alle radiazioni” [9]. Non sarebbe male se chi scrive sui giornali ogni tanto si ricordasse che anche le parole hanno conseguenze.

L’immagine di Ukedo che la guida che mi ha accompagnato a Fukushima mi ha mostrato sul posto.
Malgrado le abbia fatto saltare un pranzo siamo rimasti abbastanza amici da farmela mandare per questo
post.
Foto satellitare dell’area di Ukedo oggi. https://www.google.com/maps/place/Ukedo,+Namie,
+Distretto+di+Futaba,+Prefettura+di+Fukushima+979-1522,+Giappone/
@37.4791545,141.0310888,2628m/data=!3m1!1e3!4m5!3m4!
1s0x6020c26ba3e1cead:0x4a63cd95a325849c!8m2!3d37.4795462!4d141.0253672

Note:

[1] https://jciv.iidj.net/map/

[2] https://nucleareeragione.org/2019/12/18/un-giorno-a-fukushima-2/

[3] https://www.bbc.com/news/world-asia-45423575 (Nel 2018 è stata registrata la prima, e finora unica, morte che potrebbe essere collegata alle radiazioni).

[4] https://www.theguardian.com/environment/2018/mar/09/fukushima-communities-struggling

[5] https://www.npa.go.jp/news/other/earthquake2011/pdf/higaijokyo_e.pdf

[6] https://www.longdom.org/proceedings/the-impact-of-tohoku-earthquake-and-tsunami-on-coastal-environments-in-tohoku-area-in-japan-9852.html

[7] https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0936655516000054

https://www.ft.com/content/000f864e-22ba-11e8-add1-0e8958b189ea

[8] https://www.japantimes.co.jp/news/2014/02/20/national/post-quake-illnesses-kill-more-in-fukushima-than-2011-disaster#.Xe-D3Rt7m02

[9] https://www.unscear.org/docs/reports/2013/13-85418_Report_2013_Annex_A.pdf (punti 38 e 39)

One thought on “Dove c’era Ukedo

  1. I giornalisti sono ormai il clero di una nuova religione, mirante a creare ignoranza tramite la cosiddetta “comunicazione emotiva”. Occorre che i cittadini imparino a gestire le informazioni stigmatizzando lo “sporco mestiere” che il giornalismo è oggi diventato.

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