Radioattività e verità percepita

Cosa sta succedendo a Fukushima? Ne abbiamo lette e sentite di tutti i colori negli ultimi giorni!

Facciamo chiarezza:

  • Sì, TEPCO ha davvero rilevato livelli di radioattività molto alti all’interno dell’edificio del reattore n. 2 della centrale nucleare Fukushima Daiichi.

  • No, questo non significa che i livelli di radioattività nella centrale nucleare Fukushima Daiichi stanno aumentando.

Il 30 gennaio 2017 è stato inserito per la prima volta attraverso un’apertura esistente nel contenimento del reattore dell’unità 2 un attrezzo telescopico con una fotocamera, utilizzata anche come dispositivo per la misurazione della radioattività. L’apparecchiatura ha raggiunto un’area denominata “il piedistallo” (vicino al Control Rod Drive, parte inferiore del sistema delle barre di controllo ⎼ vedi Fig. 1), per effettuare misure e scattare foto proprio sotto il recipiente a pressione del reattore (Reactor Pressure Vessel ⎼ RPV) danneggiato. Le foto mostrano l’area con strutture a grigliato ricoperte di materiale fuso che si ritiene possa essere composto anche da detriti del combustibile nucleare fuoriusciti a seguito del fallimento del recipiente (vedi link nelle note).

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Fig. 1 Immagine della zona investigata, per gentile concessione della TEPCO. La manovra è partita dall’apertura X-6 del contenimento del reattore (Primary Containment

Vessel ⎼ PCV)

 

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Fig. 2 Rappresentazione della manovra effettuata con il braccio telescopico (in giallo), per gentile concessione della TEPCO

I livelli di radioattività rilevati sono stati riportati in sievert all’ora (“fino a 530 Sv/h” [1]) suscitando preoccupazione (ed allarmismo), ma anche forti perplessità, in quanto l’unità di misura sievert viene tipicamente utilizzata in misure di dose equivalente (o dose efficace), laddove si studiano la quantità di radiazioni ionizzanti assorbite e gli effetti sanitari delle medesime [2].

Gioco facile, quindi, per i mezzi di comunicazione e gli utenti dei social network affermare e rilanciare in tutto il Mondo che 530 sievert all’ora sarebbero fatali per una persona esposta solo per pochi secondi!

Sta di fatto che nessuna persona è stata esposta né ha assorbito alcunché, che la zona indagata è al momento inaccessibile se non con strumentazione manovrata da remoto, e soprattutto che le barriere interposte tra la sorgente radioattiva e l’ambiente esterno sono attualmente più che sufficienti per considerare la situazione sotto controllo, ovvero a bassissimo rischio di contaminazione o (peggio) di impatti per la salute dei lavoratori che operano per mantenere in sicurezza l’intera zona della centrale incidentata.

Riguardo a quest’ultimo punto, secondo la Safecast [3], associazione che monitora il sito in modo indipendente dalla TEPCO, le misure nei pressi della centrale (ed altrove in Giappone – vedi Pointcast realtime detector system) mostrano livelli di radioattività in costante diminuzione.

Inoltre, se non erano ancora stati misurati livelli di radioattività così alti a Fukushima Daiichi è per il semplice motivo che la strumentazione adatta non era mai stata posta alla giusta distanza da una sorgente radioattiva a così alta attività, principalmente a causa delle difficoltà ad accedere con tale strumentazione alle zone più pericolose. È difatti del tutto pacifico che in prossimità di un reattore nucleare incidentato, il cui contenimento probabilmente ha fallito, ci si debba aspettare livelli di radioattività estremamente alti. Non è affatto pacifico che si paragonino tali livelli a quelli associati alle normali condizioni di vita degli esseri umani, o al fondo di radioattività naturale, o alla medicina nucleare, e nemmeno alle condizioni di operatività dei lavoratori esposti.

Sono comprensibili un certo livello di confusione e di difficoltà ad interpretare fatti e dati da parte dei media, unito ad una (forse) inevitabile foga per la ricerca dello scoop, dei click, ecc. Viceversa lascia allibiti la faciloneria con cui si pubblicano scempiaggini come quella dell’Uranio che, fuoriuscito dal nocciolo del reattore, “scioglie” (sic!) qualsiasi cosa incontri sulla sua strada, come scrive il Corriere della Sera [4]. Per non parlare della ridicolaggine del citare fonti che vogliono rimanere anonime e quindi inverificabili, del fare allusioni ed ipotesi immotivate, ecc. ⎼ come un qualsiasi sito internet di fake news.

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Fig.3 Immagine dal report IRID-TEPCO dove sono indicati i punti nei quali sono stati “misurati” gli alti valori di radioattività. Non si tratta di misure dirette tramite rivelatore di radiazione, ma di stime calcolate analizzando lo sfarfallio (flicker) delle immagini registrate con la fotocamera.
Si noti l’indicazione di un errore associato alle stime pari al 30%. Si noti inoltre che il valore più alto (i famosi 530 Sv/h) è stato rilevato dentro al contenimento del reattore (PCV), ma a qualche metro di distanza dal recipiente in pressione (RPV) e dal sistema delle barre di controllo (CRD), dove invece sono state catturate le immagini che sembrano individuare la presenza di combustibile nucleare fuso. 

Investigazioni simili sono in programma anche per le unità 1 e 3 della centrale nucleare. Pertanto aspettiamoci ulteriori sviluppi, vale a dire report con valori di radioattività anche più alti, ma soprattutto tante altre perle di giornalismo.

Sotto il consorzio denominato IRID, la TEPCO sta sviluppando con alcuni partner la tecnologia necessaria per approfondire gli studi delle aree considerate più critiche all’interno degli edifici dei reattori danneggiati. Robot ed altri dispositivi aiuteranno le indagini ovunque i livelli di radioattività sono troppo elevati per consentire agli esseri umani di operare in sicurezza o semplicemente nelle zone altrimenti inaccessibili.

L’operazione appena completata aveva proprio lo scopo di aiutare a mappare il percorso per Scorpion, un robot cingolato progettato per “strisciare” sul deck (ponte) di grigliato all’interno del “piedistallo”, e da lì raccogliere ulteriori immagini e fare misurazioni. Tuttavia, si è scoperto che una sezione del ponte risulta fusa e quindi molto probabilmente impraticabile per il robot. Inoltre, gli alti livelli di radiazione impongono limiti al tempo di durata delle eventuali operazioni: i livelli sono tali per cui dopo 2 ore potrebbero insorgere malfunzionamenti (più che altro legati al danneggiamento della parte elettronica della macchina [5]).

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Fig. 4 Il robot SCORPION. Foto per gentile concessione della IRID

I tecnici avevano pazientato un anno, affinché fosse decontaminata in modo adeguato l’area dove gli operatori hanno manovrato da remoto, e venissero affrontate altre priorità. Ora si è scoperto che occorrerà probabilmente molto più tempo per inquadrare definitivamente il problema dei detriti del combustibile nucleare (più o meno esausto e/o fuso).

Sapevamo già che sarebbero occorsi decenni per provvedere ad un adeguato smantellamento di Fukushima Daiichi, oggi sappiamo che TEPCO ha, se possibile, ancora più problemi.

Rimaniamo tuttavia fiduciosi, e riteniamo che i progressi fatti negli anni sono comunque notevoli e tali per cui sarebbe ora che giungessero messaggi più tranquillizzanti dai media, soprattutto per quella popolazione giapponese che ancora soffre essendo stata costretta a lasciare le proprie case e le proprie vite.

Note:
[1] Questo il valore che abbiamo letto un po’ dappertutto, sul The Japan Times, Mainichi, Forbes, Corriere della Sera, ecc. Non abbiamo trovato altro riscontro ufficiale se non nel report della TEPCO (in giapponese) linkato qui sotto tra le altre fonti. In tale documento si legge che i valori sono frutto di una stima calcolata utilizzando il rumore della fotocamera causato dall’interazione delle radiazioni con l’apparecchio. Questo tipo di calcolo può facilmente dare risultati solo parzialmente affidabili, ossia poco significativi, con errori associati molto grandi, soprattutto se non viene fatta una campionatura estesa. In altre parole, il valore di 530 Sv/h potrebbe essere una semplice anomalia. Il sospetto è accresciuto dalla posizione del rilevamento, a grande distanza (qualche metro) da quello che nelle foto
sembra essere combustibile nucleare fuoriuscito dal nocciolo a seguito del fallimento del recipiente del reattore ⎼ ribadiamo, sembra essere, perché al momento non esiste alcuna conferma definitiva che si tratti di combustibile nucleare.

[2] Un’utile spiegazione delle differenti unità di misura usate con le radiazioni ionizzanti viene fornita dalla United States Nuclear Regulatory Commission qui:

https://www.nrc.gov/about-nrc/radiation/health-effects/measuring-radiation.html

[3] Safecast è un’associazione di volontariato internazionale, dedita al monitoraggio della situazione post-incidentale a Fukushima Daiichi, allo studio della conseguente contaminazione radioattiva dell’ambiente, ed alla divulgazione di una corretta informazione scientifica sui problemi ambientali e di salute pubblica ad essa collegati.

[4] Buona (?) lettura:

http://www.corriere.it/esteri/17_febbraio_05/fukushima-foro-che-dimostra-fusione-nocciolo-d-uranio-0e5492e6-ebe6-11e6-91eb-31433eb4de41.shtml

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Screenshot del 06/02/2017 ore 14:11

[5] I diodi, ma anche altri componenti elettronici, possono resistere, ossia continuare a funzionare, solo fino a certe fluenze (i.e. numero di particelle incidenti sull’unità di superficie di un corpo irraggiato) e a seconda del tipo di particelle e delle relative energie associate.

Fonti ed ulteriori approfondimenti:
Alcuni report della TEPCO

http://www.tepco.co.jp/en/nu/fukushima-np/handouts/2017/images/handouts_170202_01-e.pdf

http://www.tepco.co.jp/en/press/corp-com/release/2017/1371751_10469.html

http://www.tepco.co.jp/nu/fukushima-np/handouts/2017/images1/handouts_170206_05-j.pdf

Alcune foto della TEPCO

http://photo.tepco.co.jp/en/index-e.html

http://photo.tepco.co.jp/en/date/2017/201702-e/170202-01e.html

http://photo.tepco.co.jp/en/date/2017/201701-e/170130-01e.html

Ringraziamenti:
Questo post è frutto di alcune nostre considerazioni a margine di tre articoli che hanno cercato di portare un po’ di corretta informazione nel delirio mediatico internazionale. Il primo è l’articolo pubblicato da
Safecast il 4 febbraio 2017 e da noi ripubblicato integralmente qui:

https://nucleareeragione.org/2017/02/08/no-radiation-levels-at-fukushima-daiichi-are-not-rising/

Il secondo è l’articolo “No, Fukushima Daiichi Did Not See A Radiation Spike” di SimplyInfo.org e Fukuleaks.org, pubblicato il 4 febbraio 2017.

Il terzo è l’articolo “Fukushima Unit 2 New Radiation Readings From TEPCO” di SimplyInfo.org e Fukuleaks.org, pubblicato il 6 febbraio 2017.

No, radiation levels at Fukushima Daiichi are not rising

[this article was originally published on blog.safecast.org. We thank the author and the editors.]

This grating inside Daiichi Unit 2 was likely melted by falling fuel debris (TEPCO photo)

 

— Yes, TEPCO has measured very high radiation inside Daichi Unit 2.

— No, it does’t mean radiation levels there are rising.

In response to visual investigation results and high radiation measurements recently taken by TEPCO inside Fukushima Daiichi Unit 2, many news outlets have published stories with headlines like “Fukushima nuclear reactor radiation at highest level since 2011 meltdown.” (The Guardian, Feb. 3, 2017).

https://www.theguardian.com/environment/2017/feb/03/fukushima-daiichi-radiation-levels-highest-since-2011-meltdown

http://mainichi.jp/english/articles/20170202/p2g/00m/0dm/087000c

https://www.japantoday.com/category/national/view/record-radiation-level-detected-inside-damaged-fukushima-reactor

This has led to a number of alarming stories claiming that radiation at Daiichi has “spiked” to unprecedented levels. That’s not what the findings indicate, however. In addition, Safecast’s own measurements, including our Pointcast realtime detector system have shown radiation levels near Daiichi to be steadily declining. As described in the Safecast Report, Vol.2, Section 2.1.4, TEPCO and its research partners have been developing robots and remote visualization devices to search for melted fuel debris deep inside the Daiichi reactor units, and to help plan for its eventual removal. On January 30th, 2017, a long telescoping device with a camera and radiation measurement device attached was inserted through an existing opening in the reactor containment of Unit 2 for the first time, and successfully extended approximately 8 meters into in an area known as the “pedestal,” to measure and take images from immediately below the damaged reactor pressure vessel (RPV). In addition to finding the area covered with molten material likely to be fuel debris, radiation levels of 530 Sieverts per hour were detected, which would be fatal to a person exposed for only a few seconds.

The recent investigation used existing openings in the Unit 2 reactor to obtain images an measurements inside the pedestal area.(TEPCO image)

The telescoping arm (in yellow) was designed to reach inside the pedestal area to obtain visual imagery and radiation measurements.(TEPCO image)

It must be stressed that radiation in this area has not been measured before, and it was expected to be extremely high. While 530 Sv/hr is the highest measured so far at Fukushima Daiichi, it does not mean that levels there are rising, but that a previously unmeasurable high-radiation area has finally been measured. Similar remote investigations are being planned for Daiichi Units 1 and 3. We should not be surprised if even higher radiation levels are found there, but only actual measurements will tell. Unit 4 was defuelled at the time of the accident, and though the reactor building exploded and the spent fuel pool was dangerously exposed, it did not suffer a meltdown, so similar investigations are not being conducted.

The “Scorpion” crawler robot is designed to be inserted through a pipe and to fold for operation. It’s deployment is likely to be further delayed.(IRID photo)

Under a consortium called IRID, TEPCO and its research partners have been developing robots and other devices to assist in investigations inside the damaged reactors, where radiation levels are too high to allow humans to safely enter. The recent investigations at Unit 2 were intended to help plan the travel path of a folding crawler robot called the “Scorpion.” This device is designed to crawl around on the metal grating deck inside the pedestal and gather further imagery and measurements. The recent investigations, however, have revealed a 1×1 meter section of the deck to be melted through, and much of the rest may be impassable for the robot. In addition, the high radiation levels will likely limit the amount of time the robot will be able to operate before malfunctioning to about 2 hours, instead of the planned 10 hours. Much more melted fuel debris is assumed to have settled beneath the pedestal grating on the concrete basemat of the reactor. It was hoped that the Scorpion would be able to provide imagery of this. Not surprisingly, TEPCO is once again revising its plans based on the recent findings. These investigations are technically quite impressive, but they have already been delayed for over a year due to the need to more adequately decontaminate the area where human workers must operate and to solve other technical problems. This recent imagery is extremely informative and helpful, and had been eagerly awaited by many concerned people, including Safecast. If nothing else, we have learned to be patient as TEPCO proceeds slowly and cautiously with this work.  The process of removing melted fuel debris from the damaged reactors at Fukushima Daiichi is expected to take decades, and these recent findings remind us once again that TEPCO has little grounds for optimism about the challenges of this massive and technically unprecedented project.

Stitched vertical panorama showing conditions underneath the Unit 2 RPV. (TEPCO photo)

For more information:

TEPCO Reports:

Pre-investigation results of the area inside the pedestal for the Unit 2 Primary Containment Vessel Investigation at Fukushima Daiichi Nuclear Power Station(examination results of digital images)

Images Inside Fukushima Daiichi Unit 2 Need Further Examination Including The Possibility Of Fuel Debris

TEPCO Photos:

http://photo.tepco.co.jp/en/index-e.html

http://photo.tepco.co.jp/en/date/2017/201702-e/170202-01e.html

http://photo.tepco.co.jp/en/date/2017/201701-e/170130-01e.html

Video here:

NHK Video (in Japanese)

Mainichi Shimbun:

 

Qualità dell’acqua a Fukushima Daiichi

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Il Governo del Giappone ha richiesto all’Agenzia per l’Energia Atomica giapponese (JAEA) un’analisi dettagliata dell’acqua presso la centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Risponde con una analisi molto dettagliata il METI (Ministry of Economy, Trade and Industry)[1,2].
Riportiamo qui di seguito i risultati, indicando con “ND” (not detectable) i valori non rilevabili (i.e. al di sotto dei limiti di rilevabilità).

  • campione del 02/08/2015 – acque sotterraneee/freatiche pompate dal sistema di by-pass della centrale:

Cs134 = ND (limite di rilevabilità 0.0053 Bq/l)

Cs137 = 0.0068 Bq/l

Totale α = ND (limite di rilevabilità 0.63 Bq/l)

Totale β = ND (limite di rilevabilità 0.45 Bq/l)

H3 = 130 Bq/l

Sr90 = 0.0040 Bq/l

  • campioni del 19-20/08/2015 – acque sotterranee/freatiche pompate dal sistema di drenaggio della centrale e successivamente purificate:

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Per confronto si tengano presenti i seguenti valori:

  • Target operativi

Cs134 = 1 Bq/l

Cs137 = 1 Bq/l

Totale β = 5 Bq/l (che diventa 1 Bq/l, come obiettivo nel sondaggio condotto una volta ogni dieci giorni)

H3 = 1500 Bq/l

  • Limiti secondo la normativa vigente per le acque di scarico

Cs134 = 60 Bq/l

Cs137 = 90 Bq/l

H3 = 60000 Bq/l

Sr90 = 30 Bq/l

  • Limiti secondo le linee guida dell’OMS per la qualità dell’acqua potabile

Cs134 = 10 Bq/l

Cs137 = 10 Bq/l

H3 = 10000 Bq/l

Sr90 = 10 Bq/l

Non possiamo dunque fare a meno di notare che i valori registrati sono ottimi, in quanto tutti ampiamente al di sotto dei limiti prefissati – ivi compresi quelli che caratterizzano la potabilità dell’acqua (in termini di radioattività).
Infine, approfittiamo di questo brevissimo post per consigliare la visione di un’interessante filmato. Vi troverete “riassunti”, in un agile confronto tra le istantanee di oggi e quelle immediatamente successive al disastro del 11/03/2011, alcuni dei lavori in corso a Ichi-Efu, di cui avevamo già parlato.

Eccolo:

[1] http://www.meti.go.jp/english/earthquake/nuclear/decommissioning/pdf/20150902_01a.pdf

[2] http://www.meti.go.jp/english/earthquake/nuclear/decommissioning/pdf/20150901_01a.pdf

Ritorno a Fukushima

In occasione del terzo anniversario del cataclisma che ha devastato il Giappone, nippon.com ha pubblicato un rapporto dettagliato sulla condizione dei profughi con opportuna distinzione tra le vittime dello tsunami e gli sfollati a seguito della contaminazione radioattiva.

Torniamo, dunque, a parlare di Fukushima provando a seguire virtualmente le sorti di quelle persone che poco alla volta stanno ripopolando le zone evacuate, senza dimenticare chi vorrebbe tornare a casa ma non può, e chi potrebbe ma non vuole o non se la sente, perché non sono abbastanza le rassicurazioni, l’assistenza e/o gli incentivi.

Proveremo anche ad immaginarci nelle scarpe antinfortunistiche di chi a Fukushima continua a lavorare assiduamente, con gli occhi di tutto il mondo puntati addosso, affinché siano mantenuti in condizioni di sicurezza gli impianti nucleari incidentati.

Sulla strada verso casa

Al 13 febbraio 2014, i profughi dello tsunami erano 267419, qualche migliaia in meno rispetto ai primi mesi del 2013, più di 200000 in meno rispetto a tre anni fa. Gran parte della diminuzione nell’ultimo anno è dovuta al fatto che molte persone hanno deciso di trasferirsi altrove definitivamente.

ImageFoto significativa, del 2013, tratta da un articolo del Die Welt “forse” eccessivamente allarmistico, visti gli ultimi sviluppi. [http://www.welt.de/vermischtes/article121490906/Fukushima-Gebiet-wohl-fuer-immer-unbewohnbar.html]

Nel frattempo proseguono con forti ritardi gli sforzi per rialloggiare queste vittime. La costruzione di complessi abitativi permanenti nei luoghi dove la maggior parte dei rifugiati viveva in precedenza è ferma ad un 2%; mentre solo il 5 % dei progetti di delocalizzazione previsti sono stati completati ed il 64 % sono in fase di avanzamento a livelli diversi. Il recupero delle attività commerciali va anche peggio. Per ovvi motivi, rispetto alle altre quattro prefetture più danneggiate dallo tsunami, i ritardi nella prefettura di Fukushima sono acuiti: in particolare rimangono ancora diverse aree interdette oltre alla zona comprendente la centrale Daiichi e le immediate vicinanze. Tuttavia, qualche buona notizia arriva dal settore agricolo, che nella prefettura di Iwate è addirittura al 101 % dei livelli pre-disastro, in quella di Miyagi al 99 %, ed in quella di Fukushima al 85% [1].

A partire dal mese corrente l’Agenzia per la Ricostruzione ha abolito i vincoli di residenza in una delle zone completamente evacuate nel distretto di Tamura. Si tratta di 350 persone che possono far ritorno in modo permanente alle loro abitazioni, presso quello che un tempo era il villaggio di Miyakoji. La cittadina è sita nell’area di esclusione che a seguito dell’incidente è stata stabilita per un raggio di 20 km attorno alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Come già accennato, rimangono molte altre zone interdette, ma entro breve altri 31000 sfollati potrebbero ricevere il via libera. Le condizioni sine qua non per il ripopolamento sono il completamento dei progetti di bonifica e la riduzione dell’esposizione alle radiazioni a livelli inferiori a 20 mSv/anno (i.e. limite di esposizione in vigore per i lavoratori in ambito “nucleare”, stabilito in base ad accurata valutazione dei rischi, con criteri cautelativi) [2]. In realtà, sia la zona di Miyakoji che gran parte della prefettura è caratterizzata da livelli che non superano il 15% di suddetto valore di riferimento [3].

Ad ogni modo, la chiave di volta perché il progetto di ripopolamento delle zone evacuate abbia successo è la cura delle ansie che frenano molti dei diretti interessati. L’esitazione di questi residenti si basa principalmente sui timori legati agli effetti dei bassi livelli di esposizione alle radiazioni, che per quanto possano essere biologicamente innocui, continuano ad inquietare chi non ha una chiara percezione dei rischi reali, ovvero una consapevolezza legata alla comprensione del fenomeno, soprattutto in rapporto alle condizioni naturali in loco prima dell’incidente o altrove, dove non è mai stata necessaria un’evacuazione. Infatti, con “biologicamente innocua” si intende, volendo essere pignoli, un’esposizione alle radiazioni i cui eventuali effetti non sono distinguibili da quelli di altri agenti chimici e/o fisici che di norma incidono in un qualche modo non rilevabile sulla salute degli esseri umani, della fauna e della flora in generale. Occorre senz’altro una paziente opera di comunicazione, un’adeguata assistenza prolungata nel tempo e forse qualche opportuno incentivo. Non pochi remano contro gli sforzi di medici ed esperti di radioprotezione, ma ci sono anche molti presupposti perché vincano le raccomandazioni di chi segue criteri ragionevoli.

A proposito del lavoro dei medici non possiamo non menzionare lo screening in corso inerente l’incidenza dei tumori alla tiroide sui bambini in Giappone. Un’indagine senza precedenti sta dando risultati contrastanti. Da un lato, al 14 novembre 2013, sui 226.000 bambini esaminati nella sola prefettura di Fukushima i casi di tiroide affetta da tumore erano 26, mentre altre 32 anomalie erano identificabili come possibili casi di cancro alla tiroide (tutti i 26 bambini con diagnosi definitiva sono stati sottoposti con successo ad intervento chirurgico per la rimozione del materiale cancerogeno). Dall’altro gli esperti coinvolti negli esami diagnostici hanno sottolineato che il tumore papillare della tiroide si sviluppa ad un ritmo molto lento e che non è passato abbastanza tempo per collegare i tumori recentemente scoperti all’incidente di Fukushima (sempre che la dose efficace fosse tale per cui…). Inoltre, un programma di screening di tale portata, come si è detto, non era mai avvenuto prima in Giappone, quindi è molto difficile fare paragoni e parlare di variazioni dell’incidenza [4]. Infine, non si deve dimenticare che alcune forme tumorali che coinvolgono la tiroide possono rimanere occulte, anche perché non danno sintomi tali da portare chi ne è affetto a richiedere esami, ed emergono solo in caso di “indagini a tappeto”. Conferme in tal senso vengono anche dalle valutazioni degli esperti internazionali [2].

La muraglia giapponese

Veniamo ora ai lavori in centrale.

Secondo quanto riportato dal Japan Atomic Industry Forum [5] è in corso un test per l’implementazione di un sistema di contenimento straordinario basato sulla costruzione di “mura di ghiaccio”, o meglio sull’installazione di una schermatura sotterranea tutt’attorno agli edifici dei reattori, costituita da parti in acciaio e/o cemento contenenti terreno congelato, mantenuto in tale stato attraverso un sistema di tubi percorsi da liquido refrigerante, ossia che permetta la rimozione del calore. La “muraglia sotterranea” si svilupperebbe in lunghezza per 1.5 km occupando un’area di 70000 m3 e diverrebbe la più grande opera civile nipponica di sempre. L’idea non è nuova, nel senso che era stata resa pubblica dalla TEPCO da tempo, ed in modo più o meno serio se ne era discusso in giro nell’ultimo anno; ci è sembrato giusto parlarne solo ora che sembra concretizzarsi sul serio.

ImageA questo progetto va associato il sistema studiato per deviare e raccogliere (by-pass) le acque piovane/sorgive (freatiche) che si infiltrano nel terreno a monte degli edifici accidentati e che passando per i sotterranei si contaminano trasportando materiale radioattivo [6]. Le pompe del sistema sono operative da una quindicina di giorni. L’acqua estratta viene comunque stoccata temporaneamente ed esaminata prima di essere rilasciata in mare [7].

Lavori e disegni in corso

Lo scorso 18 marzo le apparecchiature del gruppo B dell’ALPS (Advanced Liquid Process System ─ sistema che permette la rimozione dei radionuclidi) [8] hanno avuto un intoppo dovuto ad un aumento della densità degli emettitori beta. In cinque giorni il problema è stato aggirato e i lavori di purificazione sono ripresi utilizzando i gruppi A e C. Oltre alla riparazione in corso per riportare le operazioni a pieno ritmo, è in fase di studio un ampliamento del sistema [6].

Buone notizie giungono dal decommissioning. Ovvero, il trasferimento dei fuel bundle (fasci di barre/elementi di combustibile) dalla piscina di stoccaggio del reattore 4 al nuovo sito attrezzato è al 46% (dati aggiornati al 21/04/2014) con 704 assiemi rilocati, di cui 682 di “combustibile esausto” e 22 di combustibile “fresco” (i.e. mai usato) [11].

Nelle figure qui sotto sono immortalati due momenti dell’operazione, concernenti il prelievo con stoccaggio temporaneo in un cask tramite l’utilizzo di carroponte.

ImageImageFoto della TEPCO. Si noti il colore “blu elettrico” dell’acqua dovuto all’Effetto Čerenkov! [http://photo.tepco.co.jp/en/date/2013/201311-e/131122-01e.html]

Di ben altro tipo è la notizia del 28 marzo 2014. Un uomo, infatti, è morto rimanendo schiacciato in una buca nel terreno dove stava eseguendo alcuni lavori di consolidamento delle fondazioni in un’area di stoccaggio. Parte del terreno circostante ed interi pezzi di calcestruzzo di sono rovesciati sull’operaio seppellendolo letteralmente vivo. I soccorsi sono intervenuti prontamente, ma una volta estratto era già non cosciente e a nulla è contata la corsa in ospedale. A causa delle investigazioni in atto il nome della vittima è tenuto sotto riserbo [9]. A proposito dell’inchiesta, visionando le foto del luogo dell’incidente rese pubbliche, sembrerebbe si tratti di un tipico caso di mancata messa in sicurezza dell’area di lavoro con adeguati rinforzi e/o strutture di contenimento delle pareti della buca.

Non è il primo caso di morte sul lavoro alla centrale di Fukushima Daiichi dal marzo 2011. A seguito dello tsunami risultarono scomparsi due operatori, i cui cadaveri furono ritrovati poco dopo che le onde si erano ritirate e la cui morte è da attribuirsi alla violenza di queste al momento dell’impatto sulle strutture dell’impianto. A queste morti bianche se ne aggiungono tre causate da infarto ed una da leucemia [9, 10].

I lavoratori sono tenuti sotto costante monitoraggio delle dosi da radiazioni ed una volta raggiunti i limiti stringenti sono allontanati dal luogo di lavoro ed impossibilitati a farvi ritorno prima che sia trascorso il tempo necessario affinché siano resi estremamente improbabili effetti negativi sulla loro salute. Tuttavia, tra la manovalanza di Fukushima Daiichi continuano ad insorgere problemi di salute, oltre che a causa di incidenti purtroppo non estranei alla “vita di cantiere”, soprattutto per le condizioni di lavoro assai poco agevoli. Gli operatori sono messi sotto pressione in molti modi: i turni sono davvero impegnativi, i dispositivi di protezione individuale sono ingombranti e “soffocanti”, ecc … non è difficile immaginare lo stress che “serpeggia” da quelle parti.

Ne sa qualcosa Kazuto Tatsuta (nome d’arte), che prima di dedicarsi alla sua vera passione, disegnare manga, ha lavorato per alcuni mesi del 2012 nella centrale, ossia ad 1F (Ichi-Efu), come la chiamano i locali [12]. Dalle tavole di questo artista emerge un quadro della situazione molto meno scontato di quanto si possa pensare. Il lavoro è duro, ma 1F non è “l’inferno in terra”. Fatiche e difficoltà sono condivise con una certa dose di “cameratismo”, molto giapponese; c’è spazio per l’ironia, la noia della routine, piccole avventure; nessuna intenzione di trasfigurare i lavoratori in eroi super-umani, né di minimizzare o occultare rischi reali. Insomma un’opera che si presta bene alle critiche feroci di chi da tempo si è convinto che a Fukushima è stato “rotto uno dei sigilli dell’Apocalisse”, vel similia.

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Note:

[1] Fonte: http://www.nippon.com/en/features/h00049/

[2] I rischi per la salute a dosi inferiori a 100 mSv/anno sono praticamente indistinguibili da quelli legati alle normali abitudini di vita di una persona mediamente benestante. A ribadire questo dato frutto di numerose e scrupolose analisi di lungo corso è anche il Comitato Scientifico delle Nazioni Unite sugli Effetti delle radiazioni Atomiche (UNSCEAR). Tra le dichiarazioni che hanno accompagnato l’emissione dell’ultimo rapporto troviamo questa: “Nessuna modifica rilevabile nei tassi di cancro futuri e nelle malattie ereditarie è attesa a causa dell’esposizione a radiazioni a seguito dell’incidente nucleare di Fukushima. Il verificarsi di un gran numero di tumori tiroidei indotti da radiazioni, come è stato osservato dopo Chernobyl, è da escludersi, perché le dosi sono notevolmente più basse”. Qui di seguito alcuni punti salienti del rapporto che riportiamo per intero ed in lingua originale:

38. No radiation-related deaths or acute diseases have been observed among the workers and general public exposed to radiation from the accident.

39. The doses to the general public, both those incurred during the first year and estimated for their lifetimes, are generally low or very low. No discernible increased incidence of radiation-related health effects are expected among exposed members of the public or their descendants. The most important health effect is on mental and social well-being, related to the enormous impact of the earthquake, tsunami and nuclear accident, and the fear and stigma related to the perceived risk of exposure to ionizing

radiation. Effects such as depression and post-traumatic stress symptoms have already been reported. Estimation of the occurrence and severity of such health effects are outside the Committee’s remit.

41. For the 12 workers whose exposure data were scrutinized by the Committee and who were estimated to have received absorbed doses to the thyroid from iodine-131 intake alone in the range of 2 to 12 Gy, an increased risk of developing thyroid cancer and other thyroid disorders can be inferred. More than 160 additional workers received effective doses currently estimated to be over 100 mSv, predominantly from external exposures. Among this group, an increased risk of cancer would be expected in the future. However, any increased incidence of cancer in this group is expected to be indiscernible because of the difficulty of confirming such a small incidence against the normal statistical fluctuations in cancer incidence.

Workers exposed to doses above 100 mSv will be specially examined, including through annual examinations of the thyroid, stomach, large intestine and lungs for potential late radiation-related health effects.

42. In June 2011, a health survey of the local population (the Fukushima Health Management Survey) was initiated. The survey, which began in October 2011 and is planned to continue for 30 years, covers all 2.05 million people living in Fukushima Prefecture at the time of the earthquake and reactor accident. It includes a thyroid ultrasound survey of 360,000 children aged up to 18 years at the time of the accident, using modern high-efficiency ultrasonography, which increases the ability to detect small abnormalities. Increased rates of detection of nodules, cysts and cancers have been observed during the first round of screening; however, these are to be expected in view of the high detection efficiency. Data from similar screening protocols in areas not affected by the accident imply that the apparent increased rates of detection among children in Fukushima Prefecture are unrelated to radiation exposure.

[ http://www.unscear.org/docs/reports/2013/13-85418_Report_2013_Annex_A.pdf ]

[3] Fonti:

http://the-japan-news.com/news/article/0001202646

http://thechart.blogs.cnn.com/2014/02/24/low-radiation-risks-outside-fukushima-zone-study-finds/

[4] Fonti:

http://ajw.asahi.com/article/0311disaster/fukushima/AJ201402080047

http://www.japantimes.co.jp/news/2013/11/13/national/thyroid-cancers-up-in-fukushima/#.U09-MPl_swB

http://geiselmed.dartmouth.edu/news/2010/05/davies.pdf

http://japandailypress.com/cancer-cases-rise-in-fukushima-but-experts-unsure-on-the-cause-2341371/

http://www.nuclear-news.net/2013/03/08/radioactive-japan-thyroid-control-screening-reveals-much-higher-percentages-of-cysts-and-nodules-in-children-far-away-from-fukushima/

http://news.nationalgeographic.com/news/2014/03/140313-fukushima-nuclear-accident-cancer-cluster-thyroid-chernobyl/

Per un ulteriore approfondimento, si legga quanto scrive l’infaticabile Leslie Corrice su: http://www.hiroshimasyndrome.com/fukushima-child-thyroid-issue.html

[5] http://www.jaif.or.jp/english/news_images/pdf/ENGNEWS01_1396864614P.pdf

[6] La TEPCO ha pubblicato un video illustrativo, qui:

http://www.tepco.co.jp/en/news/library/archive-e.html?video_uuid=vh03stud&catid=61785

[7] Fonte: http://www.world-nuclear-news.org/RS-Extraction-of-Fukushima-groundwater-starts-0904144.html

[8] Ne avevamo parlato qui: https://nucleareeragione.org/2013/10/15/men-work/

[9] Fonte: http://www.dailymail.co.uk/wires/ap/article-2591395/Japan-Fukushima-nuclear-worker-dies-mudslide.html

[10] Anche quest’ultimo caso non è in alcun modo riconducibile all’esposizione alle radiazioni dovute all’incidente nella centrale nucleare.

[11]Fonte:http://www.tepco.co.jp/en/decommision/index-e.html

[12]Qui un’intervista: http://enjp.blouinartinfo.com/news/story/1018027/interview-fukushima-nuclear-power-plant-manga-artist-kazuto

È possibile leggere gratuitamente, tradotto in inglese, il primo capitolo della serie: https://www.facebook.com/ichiefu/posts/1415129962074416

Lo segnaliamo anche se sappiamo che alcuni dei nostri affezionati lettori sono perfettamente in grado di leggerlo in lingua originale.

Quelli che giocano con la paura – Report su Fukushima

Il complesso nucleare di Fukushima Daiichi, Giappone, gravemente danneggiato dallo tsunami di due anni e mezzo fa, è di nuovo balzato agli onori della cronaca con le storie di una perdita apparentemente massiccia e incontrollabile di acqua pericolosamente contaminata riversatasi nell’Oceano Pacifico.
Nel marasma mediatico le notizie tecniche più o meno certe sono state soffocate da spazzatura di vario tipo. Il risultato è che sulla crisi in corso i veri dettagli rimangono sconosciuti ai più, vuoi perché molto vi si ricama sopra vuoi perché la TEPCO, il gestore degli impianti, laddove abbia la situazione sotto controllo, sembra incapace di trasmettere adeguatamente i risultati del proprio operato.

Per proseguire con la lettura dell’articolo e i relativi commenti, visitate il sito Appunti Digitali.

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Drowning by numbers*

Drowning by numbers*

[affogati dai numeri]

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È notizia dell’altro ieri, che Lake Barrett, quasi un’istituzione vivente nel campo della tecnologia nucleare, ex capo dell’Ufficio per la Gestione dei Rifiuti del Nucleare Civile per il DoE [Dipartimento dell’Energia – USA], è divenuto consulente della TEPCO per le attività concernenti la dismissione dell’impianto nucleare di Fukushima Daiichi. [http://www.japantoday.com/category/national/view/japan-must-release-fukushima-water-into-sea-u-s-adviser?utm_campaign=jt_newsletter&utm_medium=email&utm_source=jt_newsletter_2013-09-15_AM]
Forte della sua esperienza sul campo, per aver condotto le operazioni di pulizia a seguito della fusione parziale del nocciolo avvenuta a Three Mile Island nel 1979, si affiancherà a Dale Klein, altro super-esperto statunitense, nonché  “Nuclear Statesman” ed ex Presidente della NRC [Commissione per la Regolamentazione Nucleare].
I due veterani, in ottima forma, hanno esordito insistendo sulla necessità da parte delle autorità di informare rapidamente il pubblico per tranquillizzarlo, in quanto i rischi per la salute legati alle fughe di acqua radioattiva sono stati esagerati dai media giapponesi ed hanno contribuito a generare infondati timori fra la popolazione.
A queste esternazioni fa eco l’annuncio della NRA riguardo l’intenzione di condurre 600000 test sui fondali marini per monitorare la presenza di Cesio radioattivo. L’agenzia ritiene che i dati saranno fondamentali per valutare l’impatto a lungo termine sulle creature del mare.
Finora, sono stati effettuati circa 200 test a campione [http://www.nsr.go.jp/english/data/F1_130906.pdf], ma la decisione di ampliare il programma si lega alle crescenti preoccupazioni. L’area da testare coprirà 1000 chilometri quadrati al largo della costa dove è situata la centrale nucleare, estendendosi 50 km a nord e a sud e 20 km a est e a ovest. La NRA spera di avere risultati definitivi entro la primavera del 2014.
Un recente campionamento delle acque sotterranee all’interno del complesso dei serbatoi contenenti le acque reflue (impiegate nel raffreddamento dei reattori incidentati) mostra una contaminazione radioattiva da Trizio che supera significativamente i limiti imposti per legge in Giappone riguardo ai rilasci all’aperto (60000 Bq/l), in contrasto alle misure dello scorso 11 settembre. [http://www.tepco.co.jp/en/nu/fukushima-np/f1/smp/2013/images/south_discharge_130911-3-e.pdf]
Tuttavia è plausibile che solo una piccola quantità delle acque sotterranee sia penetrata nel vicino canale di scolo. Il Trizio, isotopo radioattivo dell’idrogeno, tra tutti i sotto-prodotti di un reattore nucleare è quello che di gran lunga emette la più debole radiazione beta, inoltre, è naturalmente presente ovunque vi sia acqua, in percentuali diverse a seconda dei casi. La situazione è, dunque, ben lungi dal poter essere descritta con le parole del Japan Times, dove si è affermato che il terreno sotto il complesso dei serbatoi di Fukushima Daiichi si sta trasformando in una “palude radioattiva”.
Nel frattempo, tra le più recenti letture presso il vicino canale di scolo solo una posizione mostra un livello da beta-emettitori significativo (2000 Bq/l). Inoltre, il Presidente della TEPCO, Naomi Hirose, ha affermato: “A giudicare dai risultati del nostro monitoraggio a 3 km in mare aperto, non vi è stato alcun impatto sulle acque dell’oceano. Crediamo che l’impatto sulle acque circostanti sia limitato alla zona all’interno del porto della centrale elettrica”. [http://english.kyodonews.jp/news/2013/09/244878.html]
Infine, il campionamento dell’acqua prelevata dal pozzo di osservazione sul mare (lato unità 1 e 2), che aveva dato il via alla “questione sotterranea” il mese scorso, non rileva più alcuna presenza di Cesio né radioattività da emettitori-beta (ivi compreso lo Stronzio). Continua ad essere relativamente alta, invece, quella del Trizio (80000 Bq/l). Con questo si conferma che Cesio e Stronzio non sono trasportati dalle acque sotterranee (se non in percentuale estremamente piccola), mentre il Trizio lo è.
Anche se non è possibile definire la situazione come “definitivamente sotto controllo”, quanto sopra esposto fornisce un aggiornamento di carattere positivo rispetto ai dati allarmanti che hanno inondato i media nelle ultime settimane.
In particolare appare evidente che le stime “cautelative” della TEPCO [http://www.japantimes.co.jp/news/2013/08/22/national/rate-of-radioactive-flow-to-pacific-alarming/#.UjgvkNJ4qrg] concernenti le fughe radioattive in mare erano infondate. Anzi, sembra che tali stime si fondassero esclusivamente sul timore degli operatori di fornire cifre troppo basse, vedendosi costretti in un secondo momento a ritrattare quanto comunicato, con conseguente elevato rischio di essere accusati di nascondere la gravità del problema. Un atteggiamento comprensibile, anche se discutibile.

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Fig.: Immagine-bufala circolante negli ultimi tempi tra siti internet e social-network suscitando allarmismo.  In realtà rappresenta soltanto una modellazione lagrangiana del moto di una particella di biomassa, in origine nei pressi di Fukushima. Come specificato nel sito da cui è tratta (http://www.asrltd.com/japan/plume.php), non illustra in alcun modo eventuali concentrazioni di radionuclidi.

In ogni caso, mentre ci chiedevamo che fine avessero fatto quei trenta trilioni di becquerel che da maggio 2011 si diceva fossero stati “riversati” nell’oceano, abbiamo provato a fare i “conti della serva”.
Mettiamo che sia tutto vero, che a causa delle varie perdite di acqua contaminata susseguitesi all’incidente nucleare di Fukushima Daiichi l’Oceano Pacifico abbia ricevuto 3×1013 Bq in aggiunta alla sua radioattività naturale. Eh sì, perché i mari sono naturalmente radioattivi, in particolare l’oceano in questione presenta i livelli medi specificati qui di seguito in dettaglio:

radioattività naturale complessiva

dell’Oceano Pacifico

[Bq]

Uranio

2.2E+19

Potassio-40

7.4E+21

Carbonio-14

3.0E+18

Rubidio-87

7.0E+20

Trizio

3.7E+17

TOT

8.1E+21

Fonte: http://www.physics.isu.edu/radinf/natural.htm

Assumendo la condizione più probabile sul lungo periodo, ossia completa diffusione e diluizione dei contaminanti nell’intero volume dell’oceano (6.5E+17 m3 – circa settecentomila trilioni di metri cubi), si ottiene una variazione della radioattività pari a circa quattro deci-milionesimi dell’un-percento (0.00000037%).
Ora si osserverà: “ma questo è lo scenario più favorevole, che dire se gli isotopi radioattivi non si dovessero diffondere uniformemente/omogeneamente?” Ed ancora: “qui si riportano solo valori della radioattività, che non forniscono informazioni sulla pericolosità degli emettitori per la salute delle persone e degli animali.”
È vero, ma è anche cosa voluta, onde evitare di “affogare nei numeri”. In primo luogo, perché le stime delle dosi sono più complicate, essendo diverse a seconda del tipo di radiazione e dipendendo dal tipo e dal tempo di esposizione (stare a pochi millimetri da un sorgente beta non è la stessa cosa che starci a qualche metro; ingerire una sorgente alfa non è la stessa cosa di maneggiarla, avere a che fare con minuscole quantità di gamma-emettitori per poco/molto tempo non è la stessa cosa che con quantità maggiori per poco/molto tempo – e così via, in tutte le combinazioni possibili con o senza mezzi schermanti/mitiganti…). In secondo luogo, perché scenari meno favorevoli richiedono calcoli più complicati, con molti fattori/forzanti in gioco. È molto probabile che qualcuno accreditato per farlo si stia già adoperando in proposito. In terzo luogo, … ehi, vi siete dimenticati che l’assunto iniziale è infondato?!
Vi terremo aggiornati, nel frattempo, se vi capitasse di vedere immagini da modellazione computazionale, dove l’acqua contaminata si diffonde nell’Oceano Pacifico come un’enorme ed inquietante chiazza multicolore, cercate di ricordarvi che si tratta “al massimo” di quei quattro deci-milionesimi di un-percento di radioattività che si vanno ad aggiungere ai livelli naturali dell’oceano, sparpagliandosi in qualche modo.

———

* per chi non l’avesse capito al volo, il titolo è la citazione di quello di un film di Peter Greenaway del 1988