La Commissione ha votato: Nucleare in Tassonomia

ricondividiamo da Associazione Italiana Nucleare

Lo scorso 2 febbraio la Commissione Europea ha approvato l’atto delegato Taxonomy Complementary Climate che include, sotto specifiche condizioni, anche nucleare e gas.

Dopo la traduzione in tutte le lingue ufficiali, verrà trasmesso al Parlamento e al Consiglio Europeo che avranno 4 mesi (con una possibile proroga di altri 2 mesi) per analizzarlo. Per bocciare il provvedimento, come per tutti gli altri atti, al Parlamento sarà necessaria la maggioranza semplice (353 parlamentari) e al Consiglio almeno 20 Stati membri (72%) che rappresentino almeno il 65% della popolazione. Se non sarà rifiutato, entrerà in vigore il 1 gennaio 2023.

Ma facciamo un passo indietro. La Tassonomia rientra nell’European Green Deal, la strategia di crescita che punta a migliorare il benessere e la salute dei cittadini, rendere l’Europa climaticamente neutrale entro il 2050 e proteggere, conservare e migliorare il patrimonio naturale e la biodiversità.

Per raggiungere questi obiettivi saranno necessari molti investimenti privati: la tassonomia ha proprio l’obiettivo di guidarli, creare un linguaggio comune per identificare progetti e attività economiche che abbiano un sostanziale impatto positivo sul clima e l’ambiente.

La classificazione definita nella Tassonomia non determina se una data tecnologia sarà parte o no del mix energetico degli Stati membri, ma ha l’obiettivo di guidare la transizione indicando tutte le possibili soluzioni che abbiano una dimostrata base scientifica.

Naturalmente la notizia è stata accolta da perplessità, per usare un eufemismo, da molti media ed esponenti politici.

A rispondere indirettamente è la Commissaria UE alla finanza sostenibile, Mairead McGuinness: “Gli Stati membri restano pienamente responsabili delle proprie strategie energetiche”. La tassonomia “non rende obbligatori investimenti in alcuni settori” né “proibisce certi investimenti”. Resta perciò “Uno strumento volontario”. L’atto delegato “può essere imperfetto ma è una vera soluzione che ci spinge ulteriormente verso il nostro obiettivo finale di neutralità del carbonio, credo che abbiamo trovato un equilibrio tra opinioni molto differenti”, assicurando che “il Collegio dei Commissari lo ha approvato esprimendo un sostegno schiacciante”.
“Oggi dobbiamo accettare delle soluzioni imperfette” per accelerare la decarbonizzazione perché “abbiamo solo 30 anni”. La Tassonomia sarà “forse imperfetta, ma è una soluzione reale”.

Per quanto riguarda l’energia nucleare, sono ammessi i progetti realizzati entro il 2045 per cui si dimostri di avere un piano operativo di smaltimento dei rifiuti ad alta attività operativo entro il 2050 -oltre a modalità attive di gestione e smaltimento dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività. Naturalmente a condizione che si rispettino i più alti standard di sicurezza, imposti dai trattati internazionali – come del resto è già previsto.
Sulla questione dei rifiuti radioattivi “vogliamo sottolineare – ha spiegato Mairead McGuinness – che vi è una clausola di revisione, perché questo è un documento vivente: ogni tre anni dovremo esaminare i criteri, relativamente alla migliore tecnologia disponibile, che è probabile che si evolva nel tempo quando si tratta di gestione dei rifiuti”.

In Tassonomia viene anche esplicitata la necessità per i nuovi progetti di utilizzare combustibile resistente agli incidenti (ATF Accident Tolerant Fuel) e che le emissioni di gas serra per l’intero ciclo di vita debbano essere inferiori a 100g CO2e/kWh – soglia che non desta grandi preoccupazioni.

dal report UNECE 2021, Life Cycle Assessment of electricity generation options

In definitiva – finalmente – all’energia nucleare viene riconosciuto il merito: una fonte affidabile, sicura, pulita che nelle previsioni della Commissione rimarrà parte del nostro mix energetico ben oltre il 2050.

Che ne pensate? È un passo nella giusta direzione?

Economia energetica: perché i costi di sistema sono importanti

Traduciamo e condividiamo un articolo comparso su mzconsulting il 31 gennaio 2022


Aggiornamento 2/9/2025: abbiamo pubblicato sul nostro canale Instagram alcuni quiz sulle tematiche trattate da questo articolo. Trovate i quesiti e le relative risposte scorrendo fino in fondo alla pagina. Se siete interessati alle puntate precedenti dei nostri quiz, potete leggere gli articoli correlati quiquiquiqui e qui.


Oggi parleremo dell’importanza dei costi di sistema nella comprensione dei costi delle diverse tecnologie di generazione elettrica. 

Il rapporto IEA/NEA Projected Cost of Electricity 2020 evidenzia come il nucleare sia competitivo con le alternative nella maggior parte delle giurisdizioni, utilizzando il tradizionale approccio di analisi basato sul costo livellato dell’energia (LCOE). L’LCOE è un ottimo modo per confrontare i costi dell’elettricità: è calcolato su due o più differenti opzioni implementate in un punto della rete con caratteristiche di sistema simili. 
Tuttavia, quando nel sistema sono presenti le fonti rinnovabili intermittenti, l’LCOE da solo non fornisce più una base sufficiente per un confronto diretto. Per la loro stessa natura, infatti, l’implementazione di fonti rinnovabili aggiunge costi al sistema affinchè queste possano fornire elettricità in maniera affidabile tanto quanto le risorse dispacciabili più tradizionali come il nucleare, l’idroelettrico e le fonti fossili.

Fonte: pexels.com

Quali sono i costi di sistema? In un rapporto emesso dall’Agenzia per l’ energia nucleare dell’OCSE (NEA) , i costi di sistema (si veda il rapporto per una definizione completa) sono sostanzialmente i costi aggiuntivi richiesti per mantenere un sistema stabile, tenendo conto che le fonti rinnovabili, naturalmente intermittenti, producono elettricità solo per un numero limitato di ore, ovvero quando la risorsa è disponibile (per esempio la luce diurna, nel caso degli impianti solari), con un’incertezza dovuta a giorni con scarse risorse (per esempio giornate piovose o nuvolose). A questo si sommano anche i costi infrastrutturali per accedere ad una produzione elettrica più distribuita sul territorio (per esempio una sorgente eolica collocata lontano dalla domanda).

Uno studio del 2018 condotto dal MIT “The Future of Nuclear Energy in a Carbon Constrained World” considera l’impatto dell’energia nucleare sul costo dei sistemi elettrici, nel caso in cui si fissino target di decarbonizzazione avanzati. Nello studio vengono esaminate varie giurisdizioni in tutto il mondo e la conclusione è sempre la stessa: il costo dell’elettricità è inferiore con una quota nucleare maggiore rispetto al tentativo di decarbonizzare con le sole rinnovabili variabili intermittenti (più i sistemi di stoccaggio). 

La ragione di questo effetto è fondamentalmente dovuta al tempo relativamente limitato in cui queste risorse producono elettricità. L’energia solare ed eolica vengono prodotte solo quando il sole splende e il vento soffia, il che significa che ciò avviene solo per una parte del tempo e non sempre quando necessario.

I fattori di capacità media di queste tecnologie variano in base alla località, con un valore medio mondiale di poco inferiore al 20% per il solare e di circa il 30-35% per l’eolico (il fattore di capacità corrisponde alla frazione di tempo in cui una risorsa produce elettricità, rispetto al caso in cui fosse operativa per il 100% del tempo). Emerge il contrasto con la disponibilità 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dell’energia nucleare, che può funzionare con fattori di capacità superiori al 90%.

L’impatto sui sistemi elettrici è evidente. Data la durata limitata di funzionamento delle rinnovabili, è necessario sovradimensionare molto gli impianti per catturare tutta l’elettricità necessaria quando la risorsa è disponibile in modo da coprire il tempo in cui il sole non splende e il vento non soffia. Tutto questo supponendo che esistano modalità di stoccaggio ragionevolmente efficienti, e al momento ciò non è ancora una realtà. Il risultato è un sistema con una capacità complessiva molto maggiore di un sistema che includa il nucleare (o qualsiasi altra risorsa dispacciabile). Nello studio del MIT, ad esempio, il sistema elettrico del Texas ammonterebbe a 148 GW di potenza installata con il nucleare, ma richiederebbe 556 GW di capacità con le sole rinnovabili. Nel New England un sistema elettrico con il nucleare avrebbe una capacità di 47 GW ma richiederebbe una capacità di 286 GW con le sole rinnovabili. Nel Regno Unito ciò significherebbe 77 GW con nucleare rispetto a 478 senza. E così via. I costi di adeguamento del sistema per accogliere queste capacità molto più grandi sono significativi.

Le ricerche si susseguono, ma giungono tutte al medesimo risultato. Anche uno studio in Svezia, in cui vengono presi in considerazione venti diversi scenari per la completa decarbonizzazione, giunge alla stessa conclusione: in ogni scenario, il sistema più economicamente vantaggioso prevede di continuare ad utilizzare a lungo termine gli impianti nucleari esistente. Più recentemente uno studio in Francia ha dimostrato che decarbonizzare senza nucleare significa necessitare di un sistema elettrico grande più del doppio, e maggiore è la quota nucleare nel sistema, minore è il costo medio di produzione complessivo.

In definitiva, cosa comportano questi risultati per la pianificazione energetica? L’approccio all’implementazione di una rete elettrica economica e affidabile a basse emissioni di carbonio deve iniziare con l’esame dell’intero sistema. Uno studio dovrebbe valutare i costi totali di implementazione del sistema in una serie di scenari utilizzando diverse quote di risorse disponibili. Diverse forme di generazione hanno capacità diverse e queste devono essere prese in considerazioni. Una volta determinato un mix efficiente, dovrebbe essere messo in atto un piano per implementarlo (ad esempio, X% nucleare, Y% solare, Z% eolico, A% stoccaggio, ecc.). Quando si cerca di implementare ciascuna tecnologia, è possibile utilizzare l’LCOE per confrontare le varie opzioni. Ad esempio, quando si confronta un progetto solare con un altro o un progetto nucleare con un altro. Ed ovviamente, se i costi di una specifica tecnologia variano significativamente rispetto alle ipotesi è necessario aggiornare la strategia.

I mercati energetici odierni si basano molto spesso sul presupposto che tutta l’elettricità generata sia la stessa. Questo è vero al momento della generazione quando sì, un elettrone è un elettrone. Sfortunatamente, la capacità di una data tecnologia di essere effettivamente lì per produrre nel momento in cui è necessaria varia sostanzialmente. Pertanto, un confronto diretto tra l’LCOE di un’opzione e un’altra è solo una parte della questione.

Per comprendere appieno i costi dell’elettricità generata, devono essere considerati anche i costi di integrazione di una determinata tecnologia in un sistema affidabile. Dopotutto, ciò che conta davvero è quanto paghiamo come clienti per la nostra elettricità e gli studi parlano chiaro, il nucleare come parte di un sistema completamente decarbonizzato è sempre un costo inferiore rispetto a un sistema basato solo sulle rinnovabili.


QUANTE NE SAI?

Abbiamo di recente lanciato sul nostro canale Instagram una serie di quiz a tema nucleare, con cadenza settimanale.
Ecco i quesiti proposti l’1 settembre 2025 (in grassetto le risposte corrette):

1) Quale fonte ha un fattore di capacità maggiore?
a – Nucleare
b – Eolico
c – Solare

2) I costi di sistema sono costi: 
a – necessari per costruire un impianto
b – del carburante
c- extra per integrare fonti intermittenti

3) Perchè l’LCOE non basta per confrontare fonti?
a – Molto complesso da calcolare
b – Vale solo per le rinnovabili
c – Non tiene conto dei costi di sistema

Perché non devi preoccuparti se il tuo sale da cucina è radioattivo

di Massimo Burbi

Se parli di radioattività nei cibi vengono subito in mente le banane, esiste addirittura un’unità di misura della dose da radiazioni espressa in banane (la BED, ovvero Banana Equivalent Dose) che si basa sul fatto che mangiando una banana si assorbe una dose di circa 0.1 μSv [1].

Le banane sono radioattive perché contengono potassio, e dove c’è potassio c’è anche il suo isotopo radioattivo, il potassio 40 (da qui in poi K40), che ne costituisce appena lo 0.012%, ma è sufficiente a far avvenire circa 31 decadimenti radioattivi al secondo in ogni grammo di potassio [2].

L’89% di questi decadimenti trasforma il K40 in calcio 40 tramite l’emissione di una particella beta (elettrone), mentre nell’11% dei casi il K40 diventa argon 40 per cattura elettronica emettendo un fotone gamma da 1461 keV [3].

Il corpo umano contiene circa 2 grammi di potassio per ogni Kg di peso, una persona di 70 kg ha quindi al suo interno poco meno di 150 grammi di potassio e dato che in ogni grammo di potassio avvengono 31 decadimenti radioattivi al secondo, quella persona di 70 kg ha circa 4500 decadimenti radioattivi di K40 che avvengono all’interno del suo corpo ogni secondo della sua vita, di cui circa 500 con emissione di un raggio gamma [4], oltre ad averne circa altri 3000 al secondo di carbonio 14 [5], che messi tutti insieme costituiscono più o meno il 10% della nostra dose equivalente quotidiana da radiazioni [6].

Nelle banane c’è abbastanza potassio da causare circa 130 decadimenti radioattivi al secondo in ogni kg [7], vuol dire che dobbiamo smettere di mangiare banane? No, perché la dose associata ad una banana (0.1 μSv) è più o meno l’1% della dose dovuta a radiazioni che una persona prende in media ogni giorno [8].

Ma facendo la spesa possiamo imbatterci in alimenti anche più radioattivi della banana, ad esempio il sale iposodico, ovvero sale in cui il cloruro di sodio (NaCl) è in buona parte sostituito da cloruro di potassio (KCl), con benefici nutrizionali che non sta a me discutere qui [9].

Confezione di sale iposodico usata per la misura dello spettro gamma. Contiene il 28.5% di potassio.

Quando ho scoperto che al supermercato potevo comprare un sale che contiene poco meno del 60% di cloruro di potassio me ne sono subito procurato una confezione per testarlo. E’ bastato avvicinarci un Geiger per avere un numero di conteggi 4-5 volte più alto di quelli dell’ambiente, quasi tutti da radiazione beta, ma valeva comunque la pena di provare a fare uno spettro gamma. Dopo 16 giorni di misura all’interno di una camera scudata, con sottrazione dell’ambiente, il risultato è quello che si vede nell’immagine, con un picco di K40 a 1461 keV forte e chiaro.

Spettro gamma del sale iposodico, risultato di una misura di 16 giorni.

Ma allora il sale iposodico è pericoloso? Facciamo due conti, un Kg di quel sale contiene 285 g di potassio, che equivalgono più o meno a 9000 decadimenti al secondo in ogni Kg, ovvero oltre 60 volte più decadimenti al chilo delle banane, quindi prendiamo il sale e lo buttiamo di corsa nel sacchetto delle scorie? Calma, prima chiediamoci: quanto sale consumiamo al giorno?

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni giorno bisognerebbe consumare non più di 5 grammi di sale da cucina [10], mentre una banana, al netto della buccia, pesa 100-120 grammi, il che vuol dire che la dose aggiuntiva dovuta al consumo quotidiano di sale iposodico non è poi così diversa da quella che viene dal mangiare una banana al giorno, e tutto questo al netto del fatto che il nostro organismo è in grado di regolare quanto potassio è presente nel nostro corpo [11]. 

Se qualcuno avrà problemi dal consumo di sale iposodico non sarà a causa delle radiazioni.

Per finire, qui sotto c’è un breve video in cui il mio Geiger è alle prese con un sacchetto di sale iposodico e con uno contenente suolo delle alpi del Piemonte con contaminazione da Chernobyl. Questo non per paragonare Chernobyl con il sale da cucina, perché Chernobyl è stato un evento nefasto che ha causato dei morti (anche se meno di quanti molti pensino [12][13]), ma perché quando tiro fuori questi due sacchetti le persone tipicamente trovano innocuo (con buona ragione) il primo, mentre non vogliono nemmeno avvicinarsi al secondo, salvo poi scoprire che il sale comprato all’alimentari è molto più radioattivo di quel campione di suolo.

Conclusione: Il fatto che un alimento sia radioattivo non basta a renderlo pericoloso da mangiare. Allo stesso modo, il fatto che una cosa abbia “Chernobyl” nel nome non basta a farne qualcosa da cui scappare. E’ sempre la dose che fa il veleno, e chi pretende di esprimerla a nomi o a parole, senza metterci i numeri, vende scatole che magari vanno a ruba in TV, ma senza niente dentro.

P.S. Il K40 ha un tempo di dimezzamento di circa 1.25 miliardi di anni [14], quindi starà con noi per molto molto tempo.

Il Geiger parte con un valore ambientale nella stanza di 55-60 CPM (conteggi al minuto), si sposta poi sul campione di suolo del Piemonte con contaminazione Chernobyl arrivando ad oscillare intorno agli 80 CPM, mentre a contatto con il campione di sale iposodico arriva sui 280-290 CPM.
Valori più precisi da due conteggi da 20 minuti ciascuno:
Suolo contaminato = 76 CPM (di cui 55-60 da ambiente)
Sale iposodico = 284 CPM (di cui 55-60 da ambiente).

[1] https://www.universityofcalifornia.edu/longform/what-know-you-go-bananas-about-radiation

[2][4][5] https://hps.org/publicinformation/ate/faqs/faqradbods.html

[3][14] http://nucleardata.nuclear.lu.se/toi/nuclide.asp?iZA=190040

[7] https://www.who.int/ionizing_radiation/pub_meet/chapter1.pdf?ua=1

[6][8] https://www.sciencedirect.com/topics/earth-and-planetary-sciences/background-radiation

[9] https://www.fda.gov/food/cfsan-constituent-updates/fda-issues-final-guidance-regarding-use-alternate-name-potassium-chloride-food-labeling

[10] http://www.cuore.iss.it/prevenzione/sale

[11] http://manualidimedicina.blogspot.com/2015/08/omeostasi-del-potassio-capitolo-512.html

[12] https://www.who.int/news/item/05-09-2005-chernobyl-the-true-scale-of-the-accident

[13] https://www.unscear.org/unscear/en/chernobyl.html?fbclid=IwAR3AXbA6G9Nc01fAqudOc8hQyAmIg6ENAt1zGFREvc1haRQg3Uwb8nNMxVcPer saperne di più sul campione di suolo https://www.facebook.com/massimo.burbi/posts/3512262395522873

Clima e nucleare – intervento al Rotaract European Meeting

Oggi 28 gennaio siamo stati invitati a tenere un breve panel al Rotaract Europe Meeting che si tiene a Torino in questi giorni, al Teatro del Collegio San Giuseppe. Interverranno i nostri soci Federico Civaia, Samuele Meschini e Riccardo Chebac. Parleremo di emergenza climatica e di come l’energia nucleare può dare una mano nella decarbonizzazione.

Vuoi organizzare una conferenza o un dibattito con il tuo gruppo, la tua associazione o la tua scuola? Scrivici!

Clicca qui per scaricare le presentazioni:
Samuele Meschini – Energy: a path to decarbonization
Riccardo Chebac – Nuclear: Ally or Enemy of Renewables?

Sì o No al Nucleare? – di Movimento Giovani

Mercoledì 26 gennaio alle 21 saremo ospiti di una diretta instagram organizzata da Movimento Giovani, un movimento politico giovanile indipendente.

La live sarà moderata da Francesco Ferrari e insieme a noi ci saranno L’Avvocato dell’Atomo e il presidente del movimento, Giovanni Corrado.

Parleremo del perché l’Italia ha bisogno del nucleare, su quali sono i pro e i contro, perché rinnovabili da sole al momento non sono sufficienti, quante sono le scorie e come si smaltiscono, qual è l’impatto ambientale della costruzione delle centrali.

Vi vengono in mente altre domande? Fatele direttamente in Diretta! Vi aspettiamo!

Il nucleare non ci piace?

di Massimo Burbi

Andamento della concentrazione di CO2 in atmosfera negli ultimi 800000 anni. (Fonte NASA)

“Non ci piace la bozza di tassonomia verde che la Commissione UE sta facendo circolare. L’inclusione del nucleare è per noi radicalmente sbagliata”.

Qualcuno avrà letto affermazioni del genere di politici nostrani in queste ultime settimane.

Partiamo dall’inizio: cos’è la tassonomia verde? È una lista di attività che l’Unione Europea considera sostenibili e ha lo scopo di orientare gli investimenti verso soluzioni “verdi”, in particolare dal punto di vista della lotta al cambiamento climatico [1].

La Commissione UE ha proposto di includere il nucleare in questa lista perché qualcuno aveva bevuto troppo la sera prima? No, la Commissione, prima di fare questo passo, ha chiesto un parere al Joint Research Centre (JRC), ovvero un organo formato da scienziati che ha base in cinque diversi stati europei (inclusa l’Italia) che si occupa di fornire pareri indipendenti su questioni scientifiche per supportare la politica dell’UE [2].

Il JRC si è limitato a rispondere con un pollice in su e una faccina sorridente? No, il JRC ha risposto con un rapporto di 387 pagine [3], che contiene, tra le altre, le seguenti conclusioni:

“Le analisi non rivelano nessuna evidenza scientifica che l’energia nucleare sia più dannosa per la salute delle persone o per l’ambiente di altre tecnologie di produzione di energia elettrica già incluse nella tassonomia come attività di mitigazione del cambiamento climatico”. 

“La gestione delle scorie e il loro smaltimento in sicurezza è un passo necessario per tutte le applicazioni della tecnologia nucleare (energia nucleare, ricerca, industria, istruzione, medicina e altro). Rifiuti radioattivi sono quindi generati praticamente in ogni Paese, principalmente in quelli in cui operano centrali nucleari. C’è un ampio consenso tecnico e scientifico sul fatto che l’uso di depositi geologici in profondità per i rifiuti ad alta attività sia un mezzo appropriato e sicuro per isolarle dalla biosfera per tempi molto lunghi“.

“L’esposizione annua media della popolazione, dovuta agli effetti attribuibili alla produzione di elettricità con il nucleare è di circa 0.2 microsievert, ovvero diecimila volte inferiore alla dose media annua dovuta al fondo naturale di radiazioni”. 

“Per quanto riguarda l’esposizione del pubblico in caso di incidenti, le centrali di seconda generazione, attualmente in uso nei paesi occidentali, hanno un tasso di mortalità per unità di energia prodotta molto inferiore a quello di ogni tecnologia di produzione di energia elettrica basata sui combustibili fossili e paragonabile a quello di idroelettrico ed eolico (solo il fotovoltaico ha un tasso di mortalità significativamente inferiore)”. 

“Al momento vengono progettati e commissionati praticamente solo reattori di terza generazione. Il tasso di mortalità dei reattori di terza generazione è il più basso tra quelli di tutte le tecnologie per la produzione di energia elettrica”.

Ma soprattutto: “Le emissioni medie di gas serra per l’intero ciclo di vita dell’elettricità prodotta con l’energia nucleare sono comparabili con quelle di idroelettrico ed eolico”.

Che in soldoni vuol dire che l’energia nucleare ha le stesse emissioni medie dell’eolico, la metà delle emissioni dell’idroelettrico, un quarto delle emissioni del solare fotovoltaico, un ventesimo delle emissioni delle biomasse, un quarantesimo delle emissioni del gas naturale e un settantesimo delle emissioni del carbone [4]. Dati pubblici e accessibili a tutti mostrano che chi in Europa sta provando a decarbonizzare il settore elettrico escludendo il nucleare (leggi Germania) non sta cavando un ragno dal buco [5].

Emissioni media per intero ciclo di vita di varie tecnologie di produzione dell’energia elettrica (Fonte IPCC)

Di recente vi è capitato di vedere un film su una cometa che colpisce il pianeta Terra, in mezzo a media indaffarati a creare e distruggere personaggi per fare intrattenimento e a politici che controllano se stanno salendo e scendendo nei sondaggi mentre invitano chi li ascolta a guardare da un’altra parte?

La nostra cometa è il grafico qui sotto, e ce la stiamo tirando addosso da soli: è l’andamento della concentrazione di CO2 in atmosfera [6]. L’ultima volta che sulla Terra i livelli di CO2 in atmosfera sono stati sopra le 400 parti per milione (ppm), più di tre milioni di anni fa, il livello del mare era 15-25 metri più alto di quello attuale [7] e non abbiamo intenzione di fermarci qui, dato che quella linea sale al ritmo di circa 2 parti per milione (ppm) all’anno come un orologio, incurante di conferenze, strette di mano pubbliche e pacche sulle spalle fatte per generare titoli di giornale.

Andamento della concentrazione di CO2 in atmosfera dal 2005 a oggi. (Fonte NASA)

E se ci sembra che quella linea non sia poi tanto ripida, basta inquadrarla nel contesto degli ultimi 800,000 anni (grafico in basso) per renderci conto che, a confronto con quanto accaduto in passato (per cause naturali), stiamo assistendo ad un’impennata praticamente verticale.

Andamento della concentrazione di CO2 in atmosfera negli ultimi 800000 anni. (Fonte NASA)

Il governo italiano, come gli altri governi europei, dovrà pronunciarsi sull’inclusione dell’energia nucleare nella tassonomia verde dell’UE. Nel farlo c’è da augurarsi che si ricordi che il compito della politica non è quello di dirci cosa gli piace o non gli piace, quella è una risposta che va bene davanti al bancone del gelato. La politica deve sapere di cosa parla e basarsi sui dati. Ogni proposta di soluzioni “alternative” è sempre benvenuta, a patto che faccia tornare i conti e non contenga soluzioni che sono tali solo a parole, perché le comete (sia quelle vere che in senso figurato) con le parole non le convinci.

BIBLIOGRAFIA

Fonte grafico 1 https://climate.nasa.gov/vital-signs/carbon-dioxide/
Fonte grafico 2 https://climate.nasa.gov/evidence/
[1] https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/banking-and-finance/sustainable-finance/eu-taxonomy-sustainable-activities_en
[2] https://ec.europa.eu/info/departments/joint-research-centre_en
[3] https://ec.europa.eu/info/file/210329-jrc-report-nuclear-energy-assessment_en
[4] https://www.ipcc.ch/site/assets/uploads/2018/02/ipcc_wg3_ar5_annex-iii.pdf?fbclid=IwAR2WMX-nz0aINzEWwx1ioujcolYJZVCpBHQlDpzksUK1D2TqaYfxudq1ZLE#page=7  (Pagina 1335 – Valori medi di emissioni per intero ciclo di vita)
[5] https://app.electricitymap.org/map
[6] https://climate.nasa.gov/vital-signs/carbon-dioxide/
[7] https://www.climate.gov/news-features/understanding-climate/climate-change-atmospheric-carbon-dioxide?fbclid=IwAR28q0m–bW1brTcZClS80_UpyE9aqwOniegWlc2U5dovm9ggU5X-ESDi9o

Nucleare e Ragione: il bilancio di un anno entusiasmante

di Pierluigi Totaro, presidente

Care amiche e cari amici, il 2021 è agli sgoccioli ed è per tutti il momento dei bilanci, anche per noi del Comitato Nucleare e Ragione: si chiude infatti un anno scoppiettante e pieno di avvenimenti, che è bello ricordare assieme prima di lanciarci – con rinnovata energia – verso il 2022.

È stato innanzitutto l’anno del decennale dalla fondazione, che abbiamo celebrato il 17 aprile con un brindisi in diretta, ripercorrendo con un carosello di fotografie tutte le iniziative – e sono state tante! – promosse dal 2011 ad oggi. Fa un certo effetto voltarsi indietro, e rendersi conto di quanto è stato pazientemente seminato, in termini di serietà e passione, in un periodo in cui il nucleare era completamente ostracizzato e tenuto lontano dal dibattito pubblico.
Ora che l’energia nucleare è tornata ad essere argomento di discussione sia nello scenario internazionale sia, in una certa insperata misura, anche in quello italiano, possiamo fare tesoro della reputazione conquistata e del nostro ruolo come associazione che fa della divulgazione scientifica e dello stimolo al dibattito, le proprie ragioni d’esistenza.

Il 2021 è stato anche l’anno di maggiore crescita numerica dell’associazione, con un raddoppio degli aderenti, a riprova del grosso interesse maturato attorno alla nostra realtà, in particolare tra i giovani: quasi la metà dei nostri soci è “junior”, ovvero ha meno di 26 anni, mentre l’età media è di soli 33 anni.  Ora possiamo dirlo, il Comitato Nucleare e Ragione è uscito definitivamente dai confini del Friuli Venezia Giulia e dalla città di Trieste – dove è nato e dove ha tuttora la sede – e si è diffuso in tutto il territorio italiano. Abbiamo soci provenienti da sedici regioni, a cui si aggiungono anche delle rappresentanze in Francia, Regno Unito, Germania, Svizzera e Canada.
Al di fuori del nucleo storico di Trieste, si sono formate delle comunità molto vivaci di studenti, ricercatori, giovani scienziati e professori legati in particolare ai Politecnici di Milano e di Torino.
Ma Nucleare e Ragione non coinvolge solo personalità accademiche: è una comunità di appassionati al mondo dell’energia e delle tecnologie nucleari, è un gruppo di persone che ha il piacere di condividere le proprie competenze e di mettersi in gioco in prima persona, mettendo in campo non solo le conoscenze nei settori della Fisica e dell’Ingegneria, ma anche della grafica, del video editing, della programmazione web, per contribuire alla missione di avvicinare quante più persone possibili al mondo dell’energia nucleare e di aiutarle, sfatando i miti e i luoghi comuni purtroppo ancora molto radicati, a formarsi un’opinione consapevole e informata sul tema. 

Anche nel 2021, come ben sappiamo, abbiamo dovuto fare i conti con l’emergenza pandemica, ma ciò non ci ha impedito di organizzare e promuovere tre importanti iniziative che ci hanno visto presenti sul territorio. Mi riferisco innanzitutto agli Stand Up for Nuclear, che nell’edizione di quest’anno hanno ottenuto anche un riconoscimento da parte del Ministero della Transizione Ecologica, rientrando tra gli eventi preparatori alla Cop-26 sotto la denominazione All4Climate-Italy. Grazie alla partecipazione di circa 150 attivisti, siamo riusciti a portare l’evento in ben otto piazze italiane e, nella versione “in campus”,  anche in quattro sedi universitarie, che hanno ospitato conferenze e seminari sul tema.
Di altrettanto rilievo, soprattutto per lo sforzo organizzativo e per il numeroso pubblico coinvolto (tantissime le scolaresche!), è stato il nostro contributo al Festival della Scienza di Genova, che ha accolto un nostro laboratorio intitolato “Radioattività tutta da scoprire”.
Un terzo evento che ci ha visto tra le fila degli organizzatori è stato il KlimatFest di Milano, al quale abbiamo contribuito con uno stand espositivo e due tavoli di discussione. 

Non sono mancate le partecipazioni a interviste, dibattiti e conferenze, finalmente alcuni anche dal vivo, che si sono aggiunti al format ormai consolidato degli aperitivi nucleari: video-dirette dedicate a specifiche tematiche nucleari, con la partecipazione di esperti del settore. 

Un’altra iniziativa importante e di cui andiamo particolarmente fieri è la serie di incontri di formazione che abbiamo offerto in primavera al Gruppo Scienza di Fridays For Future Italia e che proprio in queste settimane stiamo pubblicando a puntate su Youtube: si è trattato di una splendida occasione di confronto e di dialogo che – ne siamo convinti – ha contribuito ad abbattere qualche diffidenza reciproca e a favorire una maggiore diffusione di informazioni corrette sul nucleare nel mondo ambientalista.

Per quanto riguarda le attività editoriali, tra gli argomenti più interessanti che sono stati oggetto di articoli di approfondimento e fact-checking sul nostro sito, merita di ricordare l’incidente di Fukushima con le relative campagne di misura della radioattività, e il Deposito Nazionale dei rifiuti nucleari, di cui abbiamo seguito con attenzione l’evolversi del Seminario Nazionale contribuendo anche con delle memorie scritte

A proposito del sito: il 2021 ha visto crescere notevolmente il numero di lettori, con quasi 70mila pagine visualizzate (+250% rispetto al 2020) e una media di più di 100 visitatori giornalieri. Aumenti simili si sono registrati su tutti i nostri canali social: triplicati i followers su Instagram e Youtube, raddoppiati quelli su Twitter, mentre su Facebook abbiamo superato i diecimila like, con una crescita del 70% rispetto a un anno fa. 

Il Comitato Nucleare e Ragione, ricordiamolo, non opera da solo: a livello internazionale fa parte di una rete di associazioni “grassroot” simili alla nostra, denominata Nuclear Pride Coalition, con cui abbiamo rafforzato i legami e con la quale abbiamo promosso iniziative congiunte, volte a sostenere, tramite appelli, lettere aperte e sit-in, l’inserimento dell’energia nucleare nella Tassonomia Europea per la Finanza Sostenibile e il salvataggio di alcune centrali europee a rischio di chiusura. 
A livello nazionale siamo tra i principali promotori di Italia per il Nucleare, una aggregazione di realtà di divulgazione scientifica, nata per dare voce a tutti coloro che sostengono l’uso della fissione nucleare a scopi energetici. E’ proprio attraverso Italia per il Nucleare che abbiamo lanciato con successo, durante il 2021, una raccolta fondi per commissionare un sondaggio sul gradimento del nucleare in Italia. I risultati di questa rilevazione hanno contribuito ad arricchire con dati numerici aggiornati il dibattito che si è scatenato nel corso dell’autunno attorno all’apertura del ministro Cingolani verso i reattori nucleari di nuova generazione.
Un’altra iniziativa di Italia per il Nucleare è stato l’appello lanciato sulla piattaforma Change.org, e sottoscritto da più di 11000 persone, affinchè il Presidente del Consiglio Draghi appoggiasse il pronunciamento della Commissione Europea a favore dell’inserimento del nucleare nella Tassonomia Europea. L’Italia, ricordiamolo, non ha assunto alcuna posizione formale, e il pronunciamento ufficiale della Commissione ancora non c’è stato, anche se le dichiarazioni di diversi rappresentanti istituzionali lasciano ben sperare. Che si tratti della prima, importante gioia del 2022? 

Comunque vada, molti paesi europei sembrano in ogni caso intenzionati a rivalutare il ruolo del nucleare nell’ambito delle proprie politiche di decarbonizzazione, e questo avrà ripercussioni – a nostro avviso positive – anche per l’Italia, ora stretta dalla morsa del rialzo dei prezzi dell’energia. 

Certo, per il vero ritorno del nucleare nel nostro Paese la traversata dell’oceano è ancora lunga. Ma il vento è cambiato, e la sfida è aperta. E se anche a voi piacciono le sfide “impossibili” – le uniche per cui forse valga la pena di cimentarsi – allora sapete quello che dovete fare: il Comitato Nucleare e Ragione è il posto giusto per voi

Buon 2022 a tutti!

Nucleare di oggi e di domani: facciamo chiarezza

di Claudia Gasparrini

In questo momento così cruciale per le scelte energetiche dei vari paesi e in cui attendiamo con impazienza l’annuncio dell’inclusione del nucleare nella Tassonomia Europea della Finanza Sostenibile, ci preme fare un po’ di chiarezza su alcune affermazioni riportate da politici e tecnici italiani in questi giorni.

Iniziamo con una carrellata di foto di reattori evoluzionari e avanzati appartenenti a diverse tipologie in operazione o in costruzione già oggi. In foto sono presenti due European pressurized water reactors (EPRs): quello di Olkiluoto che ha raggiunto la criticità il 21 Dicembre 2021 (in Finlandia) e la costruzione dell’unità 2 di Hinkley Point C (Regno Unito). Una foto del reattore modulare Pebble-bed high-temperature gas-cooled reactor demonstration project (HTR-PM) (Cina) e del reattore veloce Beloyarsk Sodium fast reactor (SFR) (Russia) che utilizza combustibile rigenerato dai VVERs (reattori pressurizzati ad acqua sovietici).
Con questi esempi vorremmo spiegare – senza la pretesa di essere esaustivi – come le tecnologie per la produzione di energia tramite fissione nucleare siano in continua evoluzione, con modelli sempre più avanzati, sicuri e all’avanguardia, e che pertanto non corrisponde al vero, nè rende merito a chi è impegnato nel loro sviluppo, riferirsi al nucleare come una tecnologia “vecchia”, o per la quale sarebbe necessario attendere tempi imprecisati per vedere alla luce nuovi reattori disponibili sul mercato.

La nostra socia Claudia Gasparrini  ha raccolto alcune affermazioni e preparato una loro analisi puntuale. Le proponiamo nella speranza che ciò possa fornire un’utile chiave di lettura per i nostri lettori.

Affermazione: “Oggi non c’è una soluzione nucleare pronta, la mia posizione tecnica è che non farei assolutamente delle centrali di prima o seconda generazione perché oggettivamente sono complesse, costose, hanno problemi. Sono assolutamente convinto che vada studiata la nuova generazione di reattori cosiddetti reattori piccoli modulari.” 
Risposta: Promuovere lo studio delle tecnologie avanzate è sicuramente essenziale e apprezzabile come messaggio per le nuove generazioni, ma penso che l’incipit possa essere fuorviante.. Le centrali nucleari a fissione che sono costruite oggi non sono più di prima (I) o seconda (II) generazione. L’industria nucleare è strettamente e altamente regolamentata, innovativa e al passo con la tecnologia. I nuovi reattori in considerazione, costruzione e di recente operazione già oggi in Europa sono della Generazione più recente, la terza (III), detta anche evoluzionaria da International Atomic Energy Agency. I dati ottenuti da queste centrali che sono in operazione al giorno d’oggi (Generazione III) dimostrano come queste siano tra le tecnologie di produzione di energia termica e elettrica pulita (a bassa emissione di CO2) più sicura sul mercato ad oggi [1,2]. 

Affermazione: “quando riusciremo ad avere il confinamento inerziale, la fusione nucleare sarà la soluzione di tutto. Il concetto è che nel 2050 – 2070 quando riusciremo a ottenere una stella in miniatura di diametro 30 cm potremo soddisfare la domanda di energia di una intera città. La fusione non fa scorie radioattive, è diversa”
Risposta: qui si menziona la fusione nucleare a confinamento inerziale, subito dopo si ipotizza una centrale a fusione al 2050 – 2070 simile a una stella con diametro di 30 cm. Credo che, differentemente a quello riportato, si volesse riferire alla tecnologia di fusione nucleare a confinamento magnetico. Purtroppo l’affermazione è semplicistica, dobbiamo ricordarci che il primo prototipo di centrale a fusione nucleare previsto in Europa, EU-DEMO, dovrebbe entrare in operazione nel 2060. Questo prototipo al 2060 non sarà ancora un reattore commerciale e fornirà 300 – 500 MW di elettricità [3]. C’è una grande fibrillazione oggigiorno sui reattori più piccoli a confinamento magnetico che sfruttando la tecnologia dei superconduttori ad alta temperatura (HTS) prevedono la realizzazione di un reattore dimostrativo già nei prossimi anni. La gara per soddisfare la neutralità climatica al 2050 è aperta ed è sicuramente un momento eccitante per noi ricercatori: avere un altro asso nella manica per combattere il cambiamento climatico è sicuramente da perseguire con rinnovata fiducia e energia..!
Ma ad oggi, l’unica fonte di energia elettrica da nucleare disponibile è quella proveniente dalla fissione nucleare.
Devo anche confutare l’affermazione che non si producano rifiuti radioattivi dalle centrali a fusione nucleare. I processi di fusione e fissione sono entrambi nucleari e il metodo di produzione di calore e quindi energia elettrica deriva dalla interazione dei prodotti delle reazioni nucleari (neutroni e radiazioni) con i fluidi di raffreddamento e le strutture con cui sono costruite le centrali. Le centrali a fusione o fissione nucleare producono entrambe rifiuti nucleari a media e bassa attività. Dalle centrali a fissione si producono anche rifiuti ad alta attività: questi sono meno dell’1% in volume di tutti i rifiuti radioattivi ma contengono la maggior parte della radioattività (oltre il 70%). Questi rifiuti ad alta attività provenienti dalle centrali a fissione nucleare possono essere parzialmente riutilizzati/riciclati come nuovo combustibile, come nel caso dei reattori veloci al sodio operanti al giorno d’oggi in Russia. In altri paesi, invece, vengono prevalentemente considerate scorie/rifiuti.

Affermazione “la fissione è quella che crea problemi dove un atomo grosso come l’uranio viene spaccato in due atomi più leggeri e produce energia, un po’ il concetto della bomba atomica”
Risposta: non è corretto mettere sullo stesso piano una fonte di energia elettrica e termica sicura e pulita con l’uso che se ne può ottenere per scopi bellici. Qui mi duole aggiungere che le bombe nucleari più micidiali sono quelle in cui si sfruttano entrambi i processi di fissione nucleare seguita da fusione nucleare. Quindi se si dovesse fare un paragone a tutto tondo considerando gli impieghi militari dell’energia nucleare si dovrebbe ricordare anche l’uso bellico della fusione nucleare (cosiddetta bomba all’idrogeno, bomba H).

Affermazione: “i reattori modulari sono un po’ in mezzo: tra la centrale nucleare a fissione quella che rompe l’uranio, però è più piccola e meno potente, in teoria dovrebbe essere intrinsecamente più sicura. Ma lo vedremo, ce lo dirà la tecnologia. La fusione è un’altra cosa, si fa come la natura, si copia l’universo e sicuramente quella è la strada. Ed è per questo che nella tassonomia non può non esserci il nucleare, perché tutto l’universo funziona con la fusione.”
Risposta: No, devo contraddire questa affermazione: il nucleare nella tassonomia Europea è il nucleare da fissione nucleare perché è l’unica fonte in grado di produrre in maniera efficiente e sicura elettricità a basse emissioni di CO2 ad oggi. [4]. La centrale a fusione nucleare è una tecnologia che ancora deve dimostrare di poter produrre più energia di quella che viene immessa per far sì che diventi realizzabile commercialmente per le future generazioni.  Alcuni tra i reattori modulari ad oggi più sviluppati sono l’high-temperature pebble-bed gas-cooled reactor demonstration project in Cina e quelli di tipo pressurized water reactors in Europa e Stati Uniti: questi ultimi che sono in via di licenziamento sfruttano la tecnologia ben collaudata delle centrali a fissione di tipo pressurized water reactors (tra i quali Olkiluoto 3 che ha appena raggiunto criticità in Finlandia).

Affermazione: “la fusione risolverebbe ogni problema, però richiederà forse 100 volte l’investimento fatto fino ad ora in termine di risorse umane. Oggi parliamo di elettrificazione, la cosa che mi fa ridere e che se avessimo tutto elettrico ci servirebbero talmente tante batterie che non ci basterebbe il litio e il cobalto. Quindi sappiamo già che mentre diciamo che quella è la soluzione sappiamo che non è vero. Questo è tipicamente umano, buttare la palla avanti e dire tanto poi lo risolvo questo problema.”
Risposta: Sì, e inoltre voglio far presente che il trizio, che insieme al deuterio (isotopi dell’idrogeno) costituisce il combustibile delle centrali a fusione nucleare di cui si individua una posizione strategica in un futuro a lungo periodo (non potendo contribuire alla decarbonizzazione del pianeta entro il 2050), viene anch’esso generato dal litio. Esiste una seria perplessità nel mondo scientifico sull’approvvigionamento del litio necessario a soddisfare le risorse di trizio necessarie per far funzionare le centrali a fusione nucleare di larga scala nel futuro (proprio perché in competizione con le batterie per l’autotrazione). 

Affermazione: “Non bisogna affezionarsi a nessun tipo di tecnologia e nessun tipo di soluzione ideologica, ci vuole la neutralità tecnologica che si raggiunge studiando e vedendo i dati qualunque essi siano”.
Risposta: Sono totalmente d’accordo, e proprio per questo non bisogna demonizzare una soluzione che abbiamo già e può essere alla portata di tutti, la fissione nucleare di oggi, insieme a tutto il mix di fonti rinnovabili disponibili, può perseguire il Pathway 2.6 dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), l’unico in linea con l’obiettivo di contenere l’incremento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 °C entro il 2050. Un’analisi imparziale richiede di mettere sul tavolo tutti i dati per attuare una strategia energetica efficace. In calce una selezione di documenti da cui attingere informazioni [1-6]. Fuor di dubbio che la fusione nucleare potrebbe giocare un ruolo rilevante nello scenario energetico di fine secolo. Ma considerando l’emergenza climatica sotto gli occhi di tutti non possiamo aspettare così a lungo e né le fonti rinnovabili possono dare una risposta coerente con le richieste di energia per via semplicemente della loro incostanza che richiede la predisposizione di rilevanti sistemi di accumulo.


REFERENZE
[1] Hirschberg, S., Bauer, C., Burgherr, P., Cazzoli, E., Heck, T., Spada, M., Treyer, K., Health effects of technologies for power generation: Contributions from normal operation, severe accidents and terrorist threat, Reliability Engineering and System Safety 145 (2016) 373–387.
[2] Technical assessment of nuclear energy with respect to the ‘do no significant harm’ criteria of Regulation (EU) 2020/852 (‘Taxonomy Regulation’), EUR 30777 EN, 2021
https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC125953
[3] https://www.euro-fusion.org/eurofusion/roadmap/ 
https://www.euro-fusion.org/fileadmin/user_upload/EUROfusion/Documents/2018_Research_roadmap_long_version_01.pdf
[4] https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/banking-and-finance/sustainable-finance/eu-taxonomy-sustainable-activities_en
[5] https://www.iaea.org/sites/default/files/21/10/nuclear-energy-for-a-net-zero-world.pdf 
[6] IEA, Electricity generation by fuel and scenario, 2018-2040, Outlook Report 2019 https://www.iea.org/data-and-statistics/charts/electricity-generation-by-fuel-and-scenario-2018-2040

Fridays For Future Finland favorevole al nucleare

Riportiamo con grandissima soddisfazione la notizia dell’apertura nei confronti dell’energia nucleare da parte del gruppo finlandese di Fridays for Future, Fridaysforfuture Suomi. Ecco la traduzione in italiano di un estratto del loro editoriale, intitolato: <<Per il nucleare, contro il gas fossile>>.

Non possiamo che compiacerci per l’approccio pragmatico e razionale nel confronti del tema energetico, e ci auguriamo che sempre più gruppi di Fridays for Future, a partire da Fridays For Future Italia, possano – con un pizzico di coraggio – seguire il loro esempio e sganciarsi da vecchie ideologie e posizioni preconcette, che ormai sono solo una pesante e inutile zavorra del passato.

L’energia nucleare non è un’alternativa perfetta, ma le sue emissioni sono basse. A nostro avviso, le emissioni di anidride carbonica rappresentano una minaccia più seria delle scorie nucleari e causano l’aumento delle temperature del pianeta. Ecco perché siamo pronti ad accettare l’energia nucleare come parte del mix energetico. Non è il momento di escludere del tutto una fonte di energia a basse emissioni; piuttosto, dobbiamo usare tutti i mezzi disponibili per combattere la crisi climatica. L’opposizione al nucleare non farebbe altro che complicare e rendere più difficile un compito già enorme. Se vogliamo fermare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi, abbiamo bisogno di tutti i mezzi possibili, inclusa l’energia nucleare, per raggiungere questo obiettivo.

Deposito Nazionale: come, dove e perché è importante per la transizione ecologica – di CI SARÀ UN BEL CLIMA

Domani martedì 21 dicembre saremo ospiti della pagina Ci sarà un bel clima per un dibattito su uno dei grandi temi del “nucleare italiano”: il deposito unico nazionale.

Cercheremo di rispondere alle domande più ovvie, ovvero se è sicuro, se serve davvero e che vantaggi può comportare per il territorio che lo ospiterà. La nostra socia Elena Tonello, dottoranda del Politecnico di Milano, ne parlerà con Michele e Giovanni, ingegneri de Ci sarà un bel clima, e Luca Romano de L’avvocato dell’atomo.