Quanto è verde l’energia nucleare – con Circolo Gagarin

Questo venerdì 21 Maggio 2021 alle 21 saremo ospiti di una diretta su Youtube curata dal Circolo Gagarin! Ringraziamo molto il circolo e Andrés Lasso per l’iniziativa, vi lasciamo qui sotto la locandina dell’iniziativa!


L’opposizione all’energia nucleare è parte integrante di molti movimenti ambientalisti ed ecologisti, che sono spesso stati fondati su questo principio. Questa è infatti una delle loro battaglie più antiche: si può ricondurre alle proteste contro i test atomici in atmosfera negli anni ‘60 e contro la proliferazione dell’armamento atomico durante tutta la guerra fredda. In un certo senso, si può dire che l’ambientalismo storico che conosciamo oggi sia nato per opporsi alla fissione nucleare. 

Negli ultimi decenni il problema del cambiamento climatico è diventato sempre più pressante ed è oggi il tema principale del dibattito sull’impatto ambientale delle attività umane. Questo problema ha riaperto la discussione sull’uso della fissione nucleare per usi civili. Pur mantenendo tutte le caratteristiche contestate per decenni dai principali movimenti ambientalisti, evidenziate dall’incidente di Fukushima, l’energia nucleare è al momento una delle principali fonti energetiche a basse emissioni clima-alteranti.

Molti dei movimenti ambientalisti (Greenpeace, i Verdi europei, etc.) mantengono la propria opposizione storica all’energia nucleare, proponendo altre soluzioni per la decarbonizzazione della rete elettrica. In molti casi ritengono che le centrali nucleari rappresentino una minaccia più grave e immediata del cambiamento climatico.

Sarcofago del reattore numero 4 della centrale di Chernobyl, fotografato nel 2008 prima che fosse coperto dalla nuova struttura protettiva. Foto di Pedro Moura Pinheiro

Tuttavia, negli ultimi anni, è sorta anche una nuova corrente di movimenti “ambientalisti” che propone l’uso dell’energia nucleare come unica possibile soluzione per la riduzione delle emissioni di gas-serra. Gli attivisti a favore della fissione spesso rifiutano completamente le critiche storiche all’energia nucleare e sono invece pronti a sottolineare l’impatto ambientale degli impianti solari ed eolici.

Balena fotografata nei pressi della centrale nucleare californiana di Diablo Canyon. Fotografia di Mike Baird

In questi mesi lo scontro tra queste visioni contrastanti dell’energia nucleare è diventato anche istituzionale: l’Unione Europea deve infatti decidere quali siano le fonti energetiche “verdi” meritevoli di finanziamenti ed incentivi pubblici. Da una parte il governo tedesco, che sta chiudendo definitivamente le ultime centrali nucleari, non è disposto a finanziare la costruzione di nuove centrali nei paesi confinanti e chiede che l’Unione finanzi la sostituzione di impianti a carbone con centrali a gas meno inquinanti. Dall’altra parte la Francia e i paesi dell’Est vorrebbero essere aiutati a rinnovare la propria flotta di reattori e nella sostituzione delle centrali a carbone con impianti nucleari, ritenendo che questo sia il modo più veloce per abbattere ed eventualmente azzerare le emissioni di CO2.

Nel panorama attuale dell’informazione è estremamente facile trovare avvocati dell’una e dell’altra posizione ma troppo spesso i loro testi sembrano rivolti a chi voglia rafforzare le proprie convinzioni (preaching to the choir) piuttosto che a chi abbia opinioni differenti. I principali momenti di “confronto” tra le due parti sembrano avvenire nei giorni in cui viene dismessa una centrale nucleare (per esempio negli Stati Uniti o in Germania): le associazioni ambientaliste che hanno combattuto per ottenere l’abbandono dell’energia nucleare si ritrovano a festeggiare il successo del loro pluridecennale attivismo, mentre sempre più spesso a pochi metri di distanza altri “ambientalisti” protestano per i danni che secondo loro saranno causati dall’abbandono di una fonte di energia “pulita”. 

Il Circolo Gagarin nella serata di venerdì 21 maggio proverà a creare un dialogo tra queste due posizioni – apparentemente – inconciliabili. Sono stati invitati esponenti per ognuno di questi due approcci all’ecologia per dare loro l’opportunità di esporre i propri argomenti direttamente alla controparte. Probabilmente non troveremo nel corso del dibattito la soluzione ad uno dei più grandi problemi che l’umanità abbia mai affrontato, forse nessuno tra i partecipanti cambierà la propria idea ma speriamo che alla fine della serata qualcuno almeno tra gli spettatori avrà sviluppato qualche dubbio sulle proprie convinzioni.

I relatori saranno:

Andrés Lasso, Biologo di formazione,  impegnato nel mondo ecologista. Presidente di Ideale ambiente, una piccola associazione ambientalista. Socio e collaboratore di Legambiente. È stato iscritto alla federazione dei Verdi, anche se ha recentemente abbandonato il mondo della politica.
Rispetto all’uso dell’energia nucleare è sostanzialmente in sintonia con la gran parte del movimento ecologista, ritiene che che l’opzione nucleare sia una strada da scartare per vari motivi: i rischi legati ai singoli reattori, la gestione delle scorie e del fine vita dei reattori stessi, l’impatto sanitario  e ambientale. A queste motivazioni aggiunge anche il tema dei costi economici e della disponibilità di materiale fissile.
 

Pierluigi Totaro, Fisico Nucleare, ha conseguito il dottorato nel settore della Fisica delle Particelle, collaborando con l’esperimento CDF al Fermilab di Chicago. Ha svolto attività di ricerca presso le Università di Trieste e Padova. Insegna Informatica, Matematica e Fisica all’Istituto Tecnico Volta di Trieste e all’ITS Volta presso l’Area Science Park.
È presidente del Comitato Nucleare e Ragione, un’associazione nata nel 2011 con lo scopo di promuovere e diffondere una cultura scientifica in campo energetico, portando a conoscenza dell’opinione pubblica i vantaggi e gli svantaggi delle diverse fonti – con particolare attenzione all’energia nucleare – in termini di impatto sulla salute, sull’ambiente e sull’economia.

Aperitivi climatici: transizione ecologica – il ruolo del nucleare

Ci vediamo questa sera con una live ospiti dei nostri amici di The Climate Route per parlare delle tecnologie nucleari, con un occhio più globale che consideri i diritti umani e gli impatti sociali delle varie tecnologie.
Si spazierà dall’effetto NINBY, legato sia alle centrali che ai depositi, fino alle tecnologie estrattive.

É possibile anche salvaguardare i diritti delle popolazioni lungo tutto il ciclo del combustibile ? Secondo noi si ! Per scoprire come seguite la diretta alle 19:00 !

Incontro con gli studenti del Politecnico di Milano – Passion in Action

Il Politecnico di Milano, e in particolare la Scuola di Ingegneria Industriale e dell’Informazione, negli ultimi anni ha dato spazio ad una serie di iniziative extra curricolari denominate Passion in Action per lo sviluppo di competenze trasversali, soft e social skills.

Tra queste figura la seconda edizione del ciclo di incontri denominato “Ingegneria Nucleare @POLIMI: passato, presente e futuro”, il quinto appuntamento sarà dedicato proprio al nostro Comitato!

Oggi 5 Maggio saremo quindi (virtualmente!) con i circa 300 studenti iscritti a questo ciclo di seminari per raccontare un po’ di come si declina l’associazionismo nell’ambito divulgativo e in particolare nucleare. Interverrà il nostro Presidente, Pierluigi Totaro, per raccontare la nostra storia decennale e illustrare le molte nostre iniziative. Spazio poi agli studenti ed alumni, anche di altre università, per raccontare di sé e del proprio ambito di impegno all’interno dell’associazione. Infine dedicheremo larga parte dell’incontro al dibattito e alle domande del pubblico!

Abstract

Nessuna tecnologia umana è perfetta, in particolare tutte le modalità di approvvigionamento energetico presentano rischi o hanno un impatto sull’ambiente. È di fondamentale importanza fornire ai cittadini gli strumenti per poter discernere ed interpretare da sé pregi e difetti di ogni fonte energetica. Senza ignorare l’impatto della vita intera degli impianti sul territorio, è altresì fondamentale esporre le intricate connessioni tra l’intera filiera e tutte le tecnologie ad essa connesse. Così da mettere in luce l’indissolubile nesso che lega tutte le applicazioni fondate sulla stessa scienza di base, che possono diventare strumento utile al progresso collettivo.
Questo è il cuore dell’attività del Comitato Nucleare e Ragione.
Attraverso molti e diversificati canali comunicativi (social, visite, conferenze, dibattiti, confronti, festival scientifici, aperitivi informali, articoli, video, interviste, dichiarazioni, dirette) proviamo a favorire il ritorno di un dibattito sano sull’energia nucleare in Italia e più in generale una strategia energetica che favorisca tutti: ambiente, imprese, cittadini.
Il Comitato non si rivolge solo all’esterno però: è anche una grande occasione per i soci di rimanere aggiornati grazie alla condivisione di esperienze, di approfondire o imparare temi nuovi grazie alle conoscenze degli altri o di invitati illustri, di migliorare tramite la teoria e l’esercizio le proprie capacità comunicative.
L’incontro si svolgerà in tre fasi: una introduzione delle nostre attività e della nostra storia a cura del Presidente del Comitato Pierluigi Totaro; testimonianze da parte di soci di tutte le estrazioni (lavorative, geografiche, triennale di provenienza), con una forte rappresentanza di alumni e studenti di Ingegneria Nucleare PoliMi, riguardo alla loro attività all’interno della associazione; larga parte verrà lasciata infine a domande e dibattito.

Raggi Cosmici – Radiazioni in Volo tornando da Fukushima

di Massimo Burbi

Il posto dove ho misurato i livelli più alti di radiazioni durante il mio viaggio a Fukushima non è remoto, né impervio, né tantomeno interdetto al pubblico, anzi, pandemie a parte, è frequentato ogni giorno da milioni di persone [1] impegnate a scegliersi film per riempire il tempo tra un pasto e l’altro. È il sedile di un aereo di linea, dove tutto questo accade serenamente a 10-12 km di quota, in un mare di particelle ad alta energia, principalmente protoni, che ci arrivano addosso da dentro e da fuori la nostra galassia: i raggi cosmici [2].

Non sappiamo ancora tutto sulla loro origine [3], ma quel che è certo è che le energie dei raggi cosmici fanno impallidire perfino quelle dei grandi acceleratori di particelle. Qualcuno ricorderà il pandemonio scatenato da chi sosteneva che l’avvio del Large Hadron Collider, nel 2008, avrebbe innescato la creazione di buchi neri capaci di inghiottire la Terra [4]. Per capire che si trattava di terrorismo mediatico sarebbe bastato ricordare che i raggi cosmici “colpiscono” la nostra atmosfera da miliardi di anni con energie ben superiori a quelle di cui è capace l’LHC [5], eppure finora nessun buco nero ha ingoiato il pianeta.

Anche standocene tranquilli con i piedi per terra, i raggi cosmici contribuiscono a poco più del 10% della dose media per esposizione a radiazioni ionizzanti che riceviamo [6], ma, quando saliamo in quota, con qualche chilometro di atmosfera in meno sopra la testa a farci da “scudo”, picchiano molto più duro. Per questo gli equipaggi dei voli di linea sono considerati lavoratori esposti a radiazioni [7].

Mettiamoci un po’ di numeri: il fondo ambientale medio a cui siamo esposti sulla Terra da sorgenti esterne al nostro corpo è di circa 0.10 μSv/h (0.10 microSievert all’ora) [8], con variazioni importanti da una località all’altra.

Salendo in quota, il contributo della radioattività terrestre cala rapidamente, ma quello dei raggi cosmici aumenta: arrivati a 10-12 km di altitudine, il rateo di dose oscilla tra 2 μSv/h e 9 μSv/h, quindi da venti a novanta volte il fondo ambientale medio a terra, con valori che variano a seconda della latitudine (più bassi all’equatore e più elevati ai poli), e dei cicli solari, con dosi massime al minimo solare, quando il campo magnetico associato al vento solare è più debole [9].

Valori misurati di rateo di dose al variare della quota, della latitudine e del periodo del ciclo solare. Fonte UNSCEAR

Nel mio ultimo volo intercontinentale prima del COVID avevo con me i miei strumenti portatili per la misura delle radiazioni ionizzanti. Diciamo subito che gli strumenti che comunemente si usano per misurare le radiazioni a terra non sono molto adatti per fare la stessa cosa in quota, perché cambiano sia il tipo di radiazione che i livelli energetici, ma, dovendo passare 11 ore in aria, perché non fare qualche misura?

Il mio spettrometro, essendo fatto per rilevare i raggi gamma terrestri, si è ovviamente perso quasi tutta la radiazione che ha incontrato in volo, ma ha comunque rilevato un chiaro picco di annichilazione, fenomeno che si verifica quando un elettrone incontra la sua antiparticella, il positrone, con il risultato che entrambi vengono convertiti in fotoni di energia pari alla massa dell’elettrone (e del positrone): 511 keV. È la firma della presenza di antimateria nei raggi cosmici [10] [11].

Spettro gamma registrato durante il volo. Il picco a 511 keV corrisponde all’annichilazione elettrone/positrone, firma della presenza di antimateria nei raggi cosmici.

Il dosimetro se l’è cavata meglio, rilevando un reteo di dose di 4-5 μSv/h (con picchi di 10 μSv/h) e accumulando una dose di 44 μSv nel corso di undici ore, inclusi decollo e atterraggio.

Andamento della dose media oraria misurata nelle ore di volo da Tokyo Haneda a Monaco di Baviera. L’aumento dei valori fino a 5 μSv/h a partire dall’ottava ora corrisponde a un incremento della quota di crociera da 11500 a 12200 metri. I valori più bassi nella prima e nell’ultima ora corrispondono a decollo e atterraggio.

Considerando che il volo è avvenuto a fine 2019, vicino al minimo solare [12], una stima più realistica della dose accumulata da me e dagli altri passeggeri oscilla tra 60 e 70 μSv [13][14], che comunque non è più di quella che ricevo a casa mia in una decina di giorni (considerando anche il contributo del Radon), quindi niente di preoccupante, ma se dicessero queste cose al check-in probabilmente sarebbe molto più facile trovare un posto libero al finestrino.

Dose totale accumulata dal dosimetro in undici ore di volo: 44.49 μSv, con un picco di 10.60 μSv/h. Si tratta di una sottostima, un valore più realistico si aggira tra 60 e 70 μSv.

Cinque giorni prima di prendere quel volo ero a Fukushima a fare misure intorno alla centrale nucleare Dai-ichi. In poco più di sette ore, di cui una dentro la zona di esclusione, la dose totale accumulata dal mio dosimetro è stata di 1.60 μSv (una media di 0.22 μSv/h).

Andamento della dose media oraria nelle ore di permanenza all’interno della prefettura di Fukushima. Il valore più elevato corrisponde all’ora passata quasi interamente all’interno della No-Go Zone, ed è di poco superiore a 0.50 µSv/h.

Scendendo da quell’aereo, non ho potuto fare a meno di chiedermi quante delle persone che avevano condiviso con me quel volo sarebbero state troppo spaventate dalle radiazioni per seguirmi per un giorno a Fukushima, dove avrebbero preso una dose trenta o quaranta volte inferiore a quella accumulata a bordo, senza saperlo, tra il pranzo e la cena.

Immagino che quelle stesse persone oggi si straccino le vesti per la decisione di disperdere acqua proveniente dall’impianto di raffreddamento dei reattori e contenente Trizio (un beta emettitore debolissimo) nell’Oceano Pacifico, dove ogni secondo avvengono già oltre 7mila miliardi di miliardi (è un 7 seguito da 21 zeri) di decadimenti radioattivi solo di Potassio 40 [15], cosa su cui oggi non aggiungerò una parola di più perché l’ho già fatto [16].

N.B. Esistono luoghi abitati della Terra con livelli di radiazioni naturali anche più alti di quelli che si misurano in aereo [17].

FONTI

[1] https://www.icao.int/annual-report-2019/Pages/the-world-of-air-transport-in-2019.aspx
[2][3][13] https://www.unscear.org/docs/publications/2000/UNSCEAR_2000_Report_Vol.I.pdf (Pagine 84-88)
[3] https://imagine.gsfc.nasa.gov/science/toolbox/cosmic_rays1.html
[4] https://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/big-bang-test/big-bang-test/big-bang-test.html Solo uno degli esempi peggiori.
[5] https://home.cern/science/physics/cosmic-rays-particles-outer-space
[6] [8] http://www.fisicaweb.org/doc/radioattivita/geiger%20muller/taratura.pdf?fbclid=IwAR39a3eRqFA4EbZyiEjRzfUNJqb37QTY7BsXGbU-nqTE4mOddlq60C9f5yo
[7] https://www.cdc.gov/niosh/topics/aircrew/cosmicionizingradiation.html
[10] http://adsabs.harvard.edu/pdf/1978ApJ…225L..11Ll
[11] https://www.aanda.org/articles/aa/pdf/2011/07/aa16516-11.pdf
[12] https://www.nasa.gov/press-release/solar-cycle-25-is-here-nasa-noaa-scientists-explain-what-that-means
[14] https://www.unscear.org/docs/publications/2000/UNSCEAR_2000_Report_Vol.I.pdf (Pagina 538)
[15] https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiAmKmY4f3vAhUQ76QKHZNBBvs4ChAWMAJ6BAgCEAM&url=https%3A%2F%2Fgnssn.iaea.org%2FCSN%2FTRAINING%2520PACKAGES%2FBasic%2520Training%2520Course%2520on%2520Radiation%2520Protection%2520and%2520Safety%2FDay%25203%2FLecture%25207%2520-%2520Natural%2520Radiation1_Terrestrial%2520Nuclides.pptx&usg=AOvVaw2bTH8TAZyzRm0ekWT0SvbB
[16] https://www.facebook.com/massimo.burbi/posts/2382030041879453
[17] https://www.unscear.org/docs/publications/2000/UNSCEAR_2000_Report_Vol.I.pdf (Pagina 121)

Energie alternative – conferenza presso il Liceo Scientifico “Duca degli Abruzzi” di Gorizia

Il 29 Aprile 2021 dalle 10.45 alle 12.15 terremo una conferenza presso il Liceo Scientifico “Duca degli Abruzzi” di Gorizia.

Prima di noi l’Ing. Di Barbora illustrerà alcune fonti low carbon e la produzione di energia elettrica in generale.

Per il Comitato interverranno i nostri soci:
Alessandro Cechet sull’energia nucleare, il confronto nucleare rinnovabili, pro e contro dell’energia nucleare per fronteggiare il cambiamento climatico e un accenno alla fusione (30 min)
Davide Loiacono parlerà di fissione nucleare, come funziona un impianto, tecnologie innovative (30min)
– Davide Orecchia parlerà di rifiuti nucleari, sicurezza, radioprotezione (30min)

Vorresti organizzare un evento di divulgazione o dibattito anche nella tua scuola?

— AGGIORNAMENTO —

Sono disponibili le relazioni dei relatori ai seguenti link!

Radioattività e rifiuti nucleari, D.Orecchia
Rifiuti nucleari, D.Loiacono
Energia nucleare: pro o contro?, A.Cechet

Qui sotto potete invece rivedere il video della conferenza

Do we need nuclear energy to stop climate change?- di Kurzgesagt

con sottotitoli in italiano!

Kurzgesagt – in a nutshell pubblica un altro video a tema nucleare! Questa volta parlano di approvvigionamento energetico e impatto che questo ha sul cambiamento climatico.

Noi del Comitato Nucleare e Ragione, per favorirne l’accessibilità, abbiamo lavorato esclusivamente ai sottotitoli in italiano che sono stati appena aggiunti al video da Kurzgesagt, buona visione!

Attiva i sottotitoli in Italiano!

Vi siete persi il video precedente a tema nucleare?

Gli effetti di Chernobyl in Italia

In occasione del 35o anniversario dell’incidente di Chernobyl, pubblichiamo questo contributo del nostro socio Massimo Burbi.

Quest’anno sarei dovuto andare a Chernobyl per fare misure di radioattività nella zona rossa, uno dei tanti piani mandati all’aria dalla pandemia, ma se lo spettrometro non può andare a Chernobyl si può sempre portare un po’ di Chernobyl dallo spettrometro, quindi mi sono procurato 300 grammi di suolo di una delle aree alpine del Piemonte maggiormente interessate dal fallout del 1986.

Campione di suolo raccolto in una zona alpina del Piemonte

Il campione è molto debole, per ottenere uno spettro gamma passabile c’è voluta una misura di 30 giorni all’interno di una camera scudata. La firma di Chernobyl sta nei due picchi di Cesio 137, il resto è radioattività naturale che sarebbe stata lì comunque. Non deve stupirci che ci siano zone d’Italia in cui questa firma si possa ancora leggere: misurabile non vuol dire necessariamente pericoloso, ma quanta radioattività è arrivata in Italia per effetto dell’incidente di Chernobyl?

La prova del Geiger: L’ambiente della stanza dove è stata fatta la misura dà 1807 conteggi in 30 minuti (60 Conteggi al minuto o CPM), aggiungendo il campione di suolo si passa a 2303 conteggi (76 CPM). In questa prima prova il contributo del campione è di 16 CPM, pari a circa ¼ dell’ambiente, questo include la radiazione beta e gamma.

Capita di imbattersi in articoli scritti con i piedi (mi scuso con chi usa i piedi per fare cose utili) che parlano di “dosi massicce” che hanno “bombardato” la popolazione [1], alludendo a inconfessabili verità che i soliti cattivi senza volto, nei loro cavernosi castelli con un bicchiere di brandy tra le dita ossute, ci tengono nascoste.
In realtà la dose media individuale accumulata dalla popolazione italiana nell’arco di oltre tre decenni è stata di circa 1 mSv (1 millisievert = 1/1000 di sievert), con valori intorno a 1.6 mSv al Nord, di cui circa la metà nel corso del primo anno [2][3].

Particolare della camera scudata all’interno della quale è stata fatta la misura dello spettro gamma.
Spettro gamma risultato di 30 giorni di misura, i due picchi di Cesio (un picco gamma e un picco di raggi X) hanno l’etichetta in rosso. In termini di radiazione gamma il contributo del campione è stato circa 1/40 dell’ambiente, un dato influenzato anche dal posizionamento del campione all’interno della camera.

Un mSv è un quarto della dose che l’italiano medio riceve ogni anno da fonti naturali ed esami medici [4], quindi si perde sullo sfondo, non per niente l’UNSCEAR ha concluso che al di fuori di Ucraina, Russia e Bielorussia la dose accumulata dalla popolazione per via di Chernobyl ha avuto una “scarsa rilevanza radiologica” [5] eppure, anche in Italia, c’è chi ha parlato di migliaia di morti basandosi sulla dose collettiva, vediamo di capire cos’è.

Il grosso delle conoscenze sugli effetti delle radiazioni ionizzanti sulla salute viene da studi sui sopravvissuti alle bombe di Hiroshima e Nagasaki, in cui si è visto che la probabilità di decesso aumenta del 5% circa per ogni sievert (Sv) di dose ricevuta [6]: se una persona riceve una dose di 1 Sv c’è una probabilità su venti che gli sia fatale, se 20 persone ricevono 1 Sv ciascuna, si stima che una di loro non se la caverà.

Un Sv è molto più di quanto una persona accumuli in media nel corso della sua vita, pertanto estendere queste conclusioni a dosi centinaia di volte più basse (modello lineare senza soglia) è un’estrapolazione molto dibattuta [7].
Il metodo della dose collettiva parte da qui e introduce il concetto del Sv-persona (Sievert-persona).

Venti persone che ricevono ciascuna 1 Sv fanno una dose collettiva di 20 Sv-persona. Usare questo parametro per fini epidemiologici vuol dire assumere che questa dose collettiva causerà una vittima indipendentemente dal fatto che sia spalmata su 20 persone, esposte ad 1 Sv a testa, o su 10000 che ricevono ciascuna 2 mSv (millisievert), che è più o meno la dose che una persona che vive a Roma accumula in più, rispetto a me, ogni anno.

Come dire che se per una persona è letale perdere 5 litri di sangue, allora deve esserci almeno una vittima ogni 5 litri-persona di sangue perso, anche se questi 5 litri sono spalmati, ad esempio, su 10 individui che ne perdono mezzo litro a testa. Se così fosse la categoria dei donatori di sangue si sarebbe estinta da tempo.

Allo stesso modo non ci si aspetta che 10 persone che cadono da un’altezza di 10 metri producano lo stesso numero di vittime di 1000 persone che scendono uno scalino di 10 cm, anche se il salto collettivo è in entrambi i casi di 100 metri-persona.

L’abbandono della dose collettiva per la stima degli effetti dell’esposizione a basse dosi [8] ha spinto qualcuno a parlare di cospirazione per nascondere i dati [9], in realtà, come chiarito dall’ICRP (International Commission on Radiological Protection), la ragione è che la dose collettiva non è uno strumento per valutare rischi epidemiologici, e usarla per stimare le morti è semplicemente sbagliato [10].


Mappa del Piemonte con l’attività superficiale di Cesio 137 (fonte ARPA Piemonte) con evidenziato il punto di prelievo del campione.

Tornando al campione di suolo, la legenda riporta un’attività di Cesio 137 di 25000 Bq/mq [11], vuol dire 25000 decadimenti radioattivi al secondo su ogni metro quadrato di terra, che detta così fa paura. Se però consideriamo che l’attività superficiale è calcolata su 5 cm di spessore [12], si tratta di circa 350 decadimenti per ogni Kg di terreno (350 Bq/Kg). Per dare un termine di paragone, nel cesto della frutta alcuni di noi troveranno un oggetto che di Bq/Kg ne dà circa 130 [13], è comunemente noto come banana (*).

Oggi, anche in aree come il Piemonte, la contaminazione dovuta a Chernobyl contribuisce a meno dell’1% della dose assorbita dalla popolazione per esposizione a radioattività naturale. [14].

[1] Un esempio https://www.meteogiuliacci.it/meteo/articoli/cronaca/la-nube-radioattiva-di-cernobyl-30-anni-fa-colpita-anche-litalia
[2] https://www.iss.it/documents/20126/45616/Pag511_517Vol33N41997.pdf/076e1b05-52c6-b0d4-8872-be3278497813?t=1581098998564
[3] https://www.unscear.org/unscear/en/chernobyl.html?fbclid=IwAR2iZ_UTNswGF5Nds8qL9R2BVVZk84de8q6we2G_2h-22LeHtwtk9q9NvMw
[4] http://www.fisicaweb.org/doc/radioattivita/geiger%20muller/taratura.pdf?fbclid=IwAR10-6g-1uW8-Xw0qfDfiN4PPAuNRMLjWiVIuZOiZvJQyUbpFtaFdBKkm7k
[5] https://www.unscear.org/unscear/en/chernobyl.html?fbclid=IwAR2iZ_UTNswGF5Nds8qL9R2BVVZk84de8q6we2G_2h-22LeHtwtk9q9NvMw
[6] https://www.icrp.org/docs/P103_Italian.pdf (pagina 48)
[7] https://www.redjournal.org/article/S0360-3016(05)01135-1/fulltext?fbclid=IwAR04jhS_pSCvuVwQbFociZJa6-wySV2Gk7LnrXG7vi2x8ZY208yu8Kmj6t4
[8] https://www.unscear.org/docs/publications/2008/UNSCEAR_2008_Annex-D-CORR.pdf?fbclid=IwAR2zOF6K-BkySrRxBpu6mwrDmk2zl1uuXXpssYtJ9zJPyywtsuQkGQIo-ho (sezione D-Risk projection)
[9] https://www.lastampa.it/opinioni/editoriali/2006/04/26/news/cernobyl-tragedia-nascosta-dall-onu-1.37158258
[10] https://www.icrp.org/docs/ICRP_Publication_103-Annals_of_the_ICRP_37(2-4)-Free_extract.pdf (pagina 13)
[11][14] http://www.arpa.piemonte.it/news/le-tracce-di-chernobyl-in-piemonte
[12] http://www.arpa.piemonte.it/approfondimenti/temi-ambientali/radioattivita/reti-monitoraggio/il-monitoraggio-radiologico-in-piemonte-post-chernobyl/at_download/file
[13] https://www.who.int/ionizing_radiation/pub_meet/chapter1.pdf?ua=1

(*) Nel caso della banana si tratta di Potassio 40 e non di Cesio 137. Un confronto rigoroso deve tenere conto del diverso tipo di radiazione e dei diversi tempi e modi di permanenza nell’organismo.

Deposito Nazionale – intervista Paolo Muzio

In questa intervista, dopo una breve presentazione della nostra associazione, i nostri Pierluigi Totaro e Alessandro Cechet illustrano alcune caratteristiche del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. Buona visione!


Ringraziamo ancora Paolo Muzio per l’opportunità! Potete seguirlo qui:

Il Parlamento prova a complicare l’iter verso il Deposito Nazionale

di Enrico Brandmayr per AIN

Proprio quando l’indignazione pubblica seguita alla pubblicazione della CNAPI (la Carta delle Aree potenzialmente Idonee per la localizzazione del Deposito Nazionale dei Rifiuti radioattivi) si era in qualche modo sopita, in seguito all’approvazione, col decreto Milleproroghe, dell’allungamento dei termini temporali della consultazione pubblica, ecco che il 13 Aprile scorso la Camera ha approvato a larghissima maggioranza una Mozione unica sull’individuazione del sito per il Deposito nazionale scorie radioattive. Il testo della mozione effettivamente approvata non siamo riusciti a reperirlo, ma da quello che trapela dalla stampa, e dalle svariate mozioni allegate agli atti della seduta, si evince un capolavoro di “exit strategy” con il quale i rappresentanti dei territori coinvolti, dando sfogo al peggio della sindrome NIMBY (non nel mio giardino) e del campanilismo elettorale, intendono allontanare lo “spettro” del deposito dal proprio bacino di voti.

Sia chiaro, una mozione in quanto tale può lasciare il tempo che trova, il Governo può benissimo ignorarla, ma esaminarne i contenuti fornisce una chiara idea di come la politica italiana sia lungi dal fare l’interesse pubblico, inteso come ciò che è più giusto per tutti e non ciò che è più conveniente elettoralmente.

Tra le svariate richieste, alcune condivisibili, come la già menzionata proroga dei tempi di consultazione, i maggiori sforzo di comunicazione e l’incremento della dotazione economica e di personale dell’ISIN (Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione), vi è infatti la richiesta di aggiungere nuovi parametri di esclusione totalmente arbitrari, al solo fine, neppure troppo nascosto a vedere i commenti entusiasti dei parlamentari proponenti sulla stampa – di scongiurare la scelta di determinate aree. Ad esempio, l’esclusione delle aree che insistono in comuni inclusi nelle liste del patrimonio UNESCO e dei comuni loro limitrofi, oppure l’introduzione tra i criteri di esclusione dello stress ambientale, che toglierebbe dalla competizione tutti i siti insistenti a meno di 20 km da altri siti industriali, centrali elettriche, discariche, etc.

Di tenore contrario, ma parimenti opportunistica, la richiesta di accettare le auto-candidature di comuni non inclusi nella CNAPI ma che ne rispettino i requisiti, evidentemente un ossimoro in sé (salvo improbabili e marginali errori, tutte le aree potenzialmente idonee sono già incluse nella CNAPI).

È bene ricordare infatti che la gestazione della CNAPI ha impiegato oltre un decennio, e i criteri che ne hanno determinato la redazione, improntati alla più rigorosa prassi internazionale in materia, sono stati determinati già nel 2014, dalla ben nota Guida tecnica n. 29 dell’ISPRA.

Sono 28 criteri, tra quelli di esclusione e quelli di approfondimento, applicati in base a requisiti oggettivi e non frutto di alchimie, in quanto tali più volte verificati e aggiornati da SOGIN e validati da ISIN quale ente di controllo.

Rimettere in discussione la CNAPI è quindi voler far saltare il tavolo.

Eppure la rapida individuazione di un sito per il Deposito Nazionale è un interesse prioritario per tutti: in primo luogo per quelle comunità che oggi ospitano i depositi temporanei (e che malauguratamente per loro sono spesso le stesse che si oppongono al Deposito), in quanto questi non sono effettivamente adeguati, dal punto di vista della sicurezza, allo stoccaggio a lungo termine; in secondo luogo per tutto il Paese, in quanto il Deposito è un’opera di civiltà, di positive ricadute economiche e di innovazione, e ogni ritardo nella sua realizzazione ha un costo economico (sanzioni economiche UE e differimento del decommissioning nucleare).

Spiace constatare che anche quei parlamentari i quali hanno avuto modo, visitando i siti già esistenti all’estero, di rendersi conto dell’assoluta sicurezza e valore tecnologico e sociale di questi siti, siano poi inclini in Parlamento al peggiore provincialismo e corporativismo localistico, tendendo a far procrastinare l’applicazione dei provvedimenti di legge invece che adoperarsi per spiegarli ai propri elettori e amministrati.

L’iter per l’individuazione del Deposito Nazionale, se pur perfettibile in molti aspetti, è tra i più innovativi mai proposti per la localizzazione di un’infrastruttura che in altri Paesi ha visto le comunità locali contendere per averla, piuttosto che per non averla.

Se lo faremo fallire – ben inteso con l’esito, scontato perché previsto dalla legge e dalle Direttive europee, di una localizzazione forzata dall’alto – sarà l’ennesima prova dell’inadeguatezza della nostra politica e del senso civico della Nazione.

Per maggiori informazioni sul Deposito Nazionale e Parco Tecnologico rimandiamo al sito ufficiale e alla nostra sezione dedicata.

Aperitivo Nucleare – 10 anni del Comitato Nucleare e Ragione

Un po’ speciale l’Aperitivo Nucleare di questo mese!

Questo sabato 17 Aprile alle 21:00 saremo in diretta con voi per festeggiare i primi 10 anni della nostra associazione! I nostri soci si collegheranno in diretta per un brindisi insieme e per ripercorrere un po’ la nostra storia, le attività che portiamo avanti quotidianamente e quelle che abbiamo programmato per il prossimo futuro.

Vi aspettiamo, mai come questa volta DRINK IN MANO!