Artemis-I e le radiazioni nello spazio

di Massimo Burbi

Il programma Artemis ci riporterà sulla Luna dopo più di 50 anni. La prima di queste missioni, la Artemis 1, dopo qualche peripezia e un allarme uragano è finalmente partita appena due notti fa. Orbiterà intorno alla Luna per poi tornare a casa [1], come prova generale dei voli con equipaggio, che inizieranno con la Artemis 2.

Ma la Artemis 1 non sarà solo una missione dimostrativa, tra le altre cose dovrà anche raccogliere dati e per farlo manderà in orbita intorno alla Luna Helga e Zohar, due manichini ricoperti da circa 6000 sensori. Lo scopo? Misurare le radiazioni durante il viaggio [2].

Radiazioni sulla Luna? Perché ce ne preoccupiamo? Ci sono centrali nucleari nascoste? Depositi segreti di scorie radioattive? No, ce ne preoccupiamo perché lo spazio è un posto “pieno” di radiazioni ionizzanti, dai raggi cosmici alle particelle “sparate” nel cosmo dalle eruzioni solari, senza dimenticare le particelle cariche intrappolate dal nostro campo magnetico nelle fasce di Van Allen che circondano il nostro pianeta [3].

Riepilogo delle dosi individuali all’equipaggio NASA durante vare missioni. L’elemento decisivo è la durata della missione. Per le missioni Apollo, di durata 8-12 giorni, la dose accumulata è stata dell’ordine dei 5-10 mSv (5,000-10,000 μSv), per le missioni Skylab e ISS si sono superati i 100 mSv (100,000 μSv). Fonte: Cucinotta et al. 2008 https://humanresearchroadmap.nasa.gov/evidence/reports/cancer.pdf

Qui sulla Terra tutto questo rappresenta solo il 10% della dose di radiazioni ionizzanti che riceviamo [4] perché a proteggerci ci sono la nostra atmosfera e il campo magnetico terrestre, ma quando si inizia a salire in quota le cose cambiano rapidamente: già alla quota di crociera dei voli di linea lo scudo dell’atmosfera è molto più sottile.

Un abitante della Terra riceve in media dal fondo ambientale di radiazioni una dose di 2400 μSv in un anno [5], in un volo intercontinentale di una decina di ore ad una quota di 9-12 km dobbiamo aspettarci di prendere da 50 a 80 μSv [6]. Se passassimo un anno a quell’altitudine la dose assorbita oscillerebbe tra 45,000 e 70,000 μSv.

Come termine di paragone, i liquidatori che hanno lavorato intorno alla centrale di Chernobyl tra il 1986 e il 1989 hanno ricevuto in media una dose di circa 100,000 μSv [7].


Andamento della dose media oraria misurata nelle ore di volo da Tokyo Haneda a Monaco di Baviera. Dose accumulata dal dosimetro: 44.49 µSv, con picchi di oltre 10 µSv/h e valori medi alla quota di crociera tra 4 e 5 µSv/h. L’aumento dei valori a partire dall’ottava ora corrisponde a un incremento della quota di crociera da 11500 a 12200 metri. Il dosimetro è fatto per i raggi gamma terrestri più che per i raggi cosmici e la misura è probabilmente una sottostima. Considerando che il volo è avvenuto a fine 2019, vicino al minimo solare, una stima più realistica della dose accumulata da me e dagli altri passeggeri oscilla tra 60 e 70 μSv. Misura effettuata con Dosimetro Tracerco PED+

Dose oraria di un volo da Firenze a Wroclaw (Breslavia) con scalo a Zurigo. Anche in due voli con tempi di permanenza in quota brevi il dosimetro ha comunque accumulato una dose di 3.34 μSv con un picco di 6.02 μSv/h. Misura effettuata con Dosimetro Tracerco PED+

Ma se vogliamo iniziare a parlare di spazio, la prima fermata è la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), dove un anno di permanenza vuol dire assorbire una dose che va da circa 160,000 μSv a circa 320,000 μSv, a seconda dei cicli solari [8] (le missioni tipicamente durano sei mesi). La ISS orbita la Terra a circa 400 km di quota, fuori dall’ombrello dell’atmosfera (*), ma ancora sotto lo scudo protettivo del campo magnetico terrestre. Andare sulla Luna, o su Marte, vuol dire lasciarsi alle spalle anche questa ultima protezione.

Si stima nello spazio interplanetario la dose assorbita in un giorno sia di 1000-2000 μSv [9] e che un’ipotetica missione di tre anni verso Marte comporterebbe dosi di oltre 1,000,000 di μSv (ovvero oltre 1 Sv) [10] e questo nell’ipotesi di non essere coinvolti in tempeste solari, in cui dosi di qualche milione di μSv (ovvero di qualche Sv) possono arrivarti addosso in un colpo solo [11].

Per questo la NASA fissa dei limiti alla dose da radiazioni che i suoi astronauti possono assorbire nel corso della loro carriera con l’obiettivo di non eccedere un rischio del 3% di sviluppare un tumore fatale, questi limiti vanno da 1,000,000 μSv per un soggetto di 25 anni a 4,000,000 μSv per un astronauta uomo di 55 anni [12].

Ecco perché la Artemis 1 porterà a spasso Helga e Zohar, per misurare i livelli di radiazioni a cui saranno esposti i futuri membri dell’equipaggio, e anche per testare l’efficacia del “giubbotto” protettivo AstroRad [13], che sarà in dotazione al solo Zohar, e dovrebbe permettere di limitare i danni nel corso di missioni lunghe che, in assenza di mitigazione, comporterebbero dosi elevate.

Che ci piaccia o no, sulla Terra o nello spazio, le radiazioni ionizzanti sono parte del nostro mondo. A chi ci dice che vuole vivere in un mondo senza radiazioni possiamo suggerire di cambiare universo, perché cambiare pianeta o sistema solare non basta.


Spettro gamma di 8 ore registrato durante il volo Tokyo-Monaco. Il picco a 511 keV corrisponde all’annichilazione elettrone/positrone, ed è la firma della presenza di antimateria nei raggi cosmici. Misura effettuata con Spettrometro Gamma Mirion PDS 100 G

[1] https://www.nasa.gov/artemis-1

[2] https://appel.nasa.gov/2022/08/30/phantom-pair-examine-space-radiation/

[3] https://www.nasa.gov/analogs/nsrl/why-space-radiation-matters

[4][5] http://www.fisicaweb.org/doc/radioattivita/geiger%20muller/taratura.pdf?fbclid=IwAR1ajXiJ_yOZxa8jvqKzG4wl04QyIdNR0Kg9HDOqMp7wntQnYOrUd_PJgtM

[6] https://www.unscear.org/docs/publications/2000/UNSCEAR_2000_Report_Vol.I.pdf (pagine 84-88)

[7] https://hps.org/documents/chernobyl_legacy_booklet.pdf (i liquidatori sono stati esposti a radiazione gamma e beta frutto del decadimento di nuclidi radioattivi, mentre le radiazioni nello spazio sono particelle cariche ad alte energie e ioni accelerati a velocità prossime a quelle della luce).

[8][10][12] https://www.nasa.gov/pdf/284273main_Radiation_HS_Mod1.pdf

[9] https://ntrs.nasa.gov/citations/20080029284

[11] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8649166/

[13] https://www.nasa.gov/feature/orion-passengers-on-artemis-i-to-test-radiation-vest-for-deep-space-missions

(*) La ISS si trova nella termosfera, quindi tecnicamente ancora all’interno dell’atmosfera, ma a quella quota i gas sono molto rarefatti.

Conference on Nuclear Energy at Bocconi University with Green Light for Business

On November 2nd,  “Comitato Nucleare e Ragione”, with Elena Tonello and Renzo Colombo, was at Bocconi University in Milan to talk about Nuclear Energy in an event organized by  “Green Light for Business”, a non-profit association established in 2008 by a group of international students at Bocconi University in Milan with the goal of “inspiring engagement in green business”.

The talk was focused on both technical and political/business aspects of nuclear energy. A quick poll used as an icebreaker for the event revealed quite unexpected results, showing the audience (young, international students @ Bocconi University) was in favor of the use of civil nuclear. 

Even better, during the discussion session, many questions were asked, highlighting the problems and the challenges that nuclear energy faces, and, in my opinion, this indicates that the students @ Bocconi were making their support decision based on reasoned evaluations.

Finally, we’d like to thank the organizers of the event and Bocconi University for this opportunity.

Both presentations are available here:
Presentazione Elena Tonello
Presentazione Renzo Colombo

Conferenza alla Bocconi con gli studenti di “Green Light for Business”

Il 2 novembre scorso, il nostro Comitato Nucleare e Ragione, con Elena Tonello e Renzo Colombo, è stato protagonista di una serata sul tema dell’Energia Nucleare organizzato presso l’Università Bocconi di Milano dall’organizzazione “Green Light for Business”. Questa è un’associazione non-profit creata nel 2008 da un gruppo di studenti internazionali dell’Università Bocconi, il cui obiettivo è di ispirare “engagement in green business”.
In questa occasione, purtroppo il nostro socio Alessandro Maffini non ha potuto partecipare a causa di impegni non rimandabili presso il Politecnico di Milano.

La serata era incentrata sia sugli aspetti prettamente tecnico/ingegneristici che su aspetti politico/economici e di business riguardanti l’energia nucleare. 
Per rompere il ghiaccio all’inizio dell’evento è stato fatto un mini sondaggio che ha rivelato dei risultati abbastanza inaspettati, mostrando che i partecipanti, tutti giovani studenti internazionali all’Università Bocconi, erano a favore dell’uso civile dell’energia nucleare (i risultati nelle due figure successive).

Ancora più incoraggiante il fatto che durante la sessione di discussione, sono state fatte molte domande precise, mettendo in evidenza gli aspetti problematici e le sfide tecnico/politiche poste dall’energia nucleare, il che, a nostro parere, dimostra che gli studenti della Bocconi avevano dato risposte basate su valutazioni ragionate e non su adesione a slogan di parte.

Un ringraziamento particolare agli organizzatori dell’evento (GL4B) e all’Università Bocconi per l’opportunità che ci è stata data.

Le presentazioni dei nostri relatori sono disponibili qui di seguito:
Presentazione Elena Tonello
Presentazione Renzo Colombo

Parola di Piero Angela: Nucleare e Rischi

“Qualsiasi scelta energetica ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi, i suoi rischi e i suoi benefici. Non esistono fonti energetiche prive di pericoli […] Per questo sarebbe importante riuscire a valutare, razionalmente, i pro e i contro di ogni fonte e scegliere poi quella più conveniente. Invece, abbastanza spesso, le scelte vengono fatte sull’onda di spinte emotive. Il problema è proprio questo. Come si percepisce il rischio? Qui entriamo in un discorso interessante, perché, in definitiva, è proprio sulla percezione del rischio (e non sul rischio reale) che si fanno le scelte.”

di Massimo Burbi

Nel 2006 avevo 31 anni, ero già laureato in ingegneria da un bel po’, eppure di radioattività non sapevo quasi niente. Certo, avevo le classiche nozioni sui diversi tipi di radiazioni, ma non avevo mai pensato, e nessuno mi aveva mai fatto pensare, al fatto che la radioattività non è qualcosa con cui veniamo a contatto quando c’è un incidente in una centrale nucleare, ma una parte integrante e praticamente eterna del mondo che ci circonda, e di noi stessi.
Nel 2006, come sempre, avevo comprato l’ultimo libro di Piero Angela appena uscito. Lo scorso agosto, pochi giorni dopo la sua scomparsa, a distanza di più di 15 anni, ho riaperto quel libro e ho trovato il segnalibro su queste pagine:

“Se consideriamo che i primi reattori nucleari hanno cominciato a produrre energia negli anni Sessanta, e che oggi ne sono in funzione 441, il livello di sicurezza di questi impianti è alto. Specialmente se lo paragoniamo, come vedremo, agli incidenti che hanno coinvolto altre fonti energetiche. Sulla radioattività ci sarebbe comunque da fare qualche altra precisazione.

Solitamente si pensa che la radioattività sia qualcosa che riguarda le centrali nucleari, o magari le radiografie o le radioscopie, in realtà non è così perché siamo tutti immersi in un fondo naturale di radioattività, che proviene dal decadimento di elementi contenuti nella crosta terrestre e dai raggi cosmici che piovono dallo spazio. Ovviamente sono dosi molto basse, ma variano da luogo a luogo. A Roma per esempio il fondo naturale è il doppio che a Milano. Ci sono regioni della Terra, come in India e in Brasile, dove la radioattività è addirittura decine di volte quella media italiana (senza che siano state rilevati, statisticamente, aumenti di malattie tumorali). Le centrali nucleari in normale attività e i vari esami radiografici fanno aumentare solo di frazioni minime questo livello di base. E’ stato ad esempio calcolato che per un abitante della Valle d’Aosta (zona a bassa radioattività naturale) vivere qualche mese in provincia di Viterbo (ad alto fondo naturale) comporterebbe una dose media di radioattività più alta di quella proveniente dalla nube di Chernobyl. E, a proposito di radioattività, siamo stati testimoni di un curioso episodio mentre realizzavano lo speciale su Chernobyl per SuperQuark.

Per sicurezza, tutta la troupe impegnata nelle riprese è stata dotata di un dosimetro, cioè di un apparecchio in grado di misurare le radiazioni assorbite. Poiché per le riprese dovevamo entrare nella zona interdetta, cioè entro i 30 km dalla centrale, ci è sembrata una precauzione necessaria. Infatti non solo abbiamo visitato, è “girato”, la cittadina di Pripjat, la più vicina alla centrale, ma ci siamo anche avvicinati a meno di 100 metri dal “sarcofago”, dove sono rinchiuse le rovine radioattive del disastro nucleare.
Ebbene, prima di partire, il direttore della fotografia, oltre al dosimetro da portare addosso, se ne era fatto consegnare un altro, che aveva lasciato nella sua abitazione di Roma. Sorpresa. Quando al ritorno siamo andati a leggere i dosimetri, quello rimasto a Roma aveva registrato una dose di radiazioni maggiore di quello che avevamo indossato per tutto il viaggio nella zona interdetta e nella visita alla centrale di Chernobyl.
Almeno, dalla nostra piccola esperienza, vivere a Roma comporta una dose di radiazioni più alta di quella assorbita nella zona attorno a Chernobyl.

Ma forse c’è una ragione particolare che fa temere la radioattività più di certe sostanze che possono provocare anch’esse tumori, il fatto è che gli strumenti che per misurare la radioattività sono incredibilmente sensibili e precisi. Possono individuare un elemento radioattivo in concentrazioni piccolissime. Cioè possono rilevare la presenza di un millesimo di miliardesimo di milligrammo in un metro cubo d’aria e identificare, grazie al tipo di radiazione, anche l’elemento. Altre sostanze che possono provocare il cancro, vengono invece prodotte a migliaia nei più svariati processi chimici e industriali e spesso non sono nemmeno ben conosciute e analizzate. Per queste sostanze, però, non esistano strumenti di misurazione così precisi, e quindi non si ha una percezione altrettanto sensibile della loro pericolosità.
In un certo senso la conoscenza esalta il pericolo, la non conoscenza lo riduce. Questa maggiore sensibilità si riflette anche nella percezione degli incidenti. Un incidente, anche piccolo, che avviene in una centrale nucleare fa notizia, e verrà sempre ricordato. Mentre fanno molto meno notizia incidenti, anche gravi, legati ad altre fonti energetiche”.

Non ricordo di preciso il percorso che mi ha portato dalla lettura di queste righe ad iniziare, anni dopo, a fare misure di radioattività su tutto quello che mi capitava sottomano. Quello che posso dire è che il vero pregio di questo libro, così come degli altri libri di Piero Angela, delle puntate di SuperQuark, de “La Macchina Meravigliosa”, serie sul corpo umano di cui a 15 anni non perdevo una puntata, del “Pianeta di Dinosauri”, che registravo in VHS quando ne avevo 18, o di “Viaggio nel Cosmo”, in cui lui si spostava per l’universo su un’astronave che viaggiava alla “velocità del pensiero”, non era tanto quello che sapevi alla fine, ma quello che capivi di non sapere, che è il primo passo per arrivare a studiare e poi ad imparare qualcosa di nuovo.
E questo è solo uno dei tanti esempi che si possono fare.

Da parte mia, gratitudine per sempre.

NOTE:

Testo citato da “La sfida del secolo” di Piero Angela e Lorenzo Pinna, Mondadori Editore, 2006.

Su Youtube è disponibile la puntata integrale di SuperQuark dedicata a Chernobyl. La condividiamo qui, perchè è anch’essa un importante esempio di corretta informazione, che non può e non deve essere dimenticato.

Perchè il nucleare? Serata di divulgazione a Malnate (VA)

Non solo Stand Up for Nuclear!

Le attività autunnali del Comitato Nucleare e Ragione sono riprese a pieno regime, e lo scorso 14 ottobre siamo stati ospiti di un evento promosso dal Comune di Malnate, in provincia di Varese, a cui hanno partecipato la divulgatrice scientifica Silvia Kuna Ballero, autrice del libro “Travolti da un atomico destino”, la fisica e specializzanda in ingegneria nucleare Elena Agostoni (promotrice dell’evento assieme all’astrofisico Ambrogio Colombo), l’ingegnere nucleare e nostro socio Renzo Colombo, coordinatore delle attività lombarde dell’associazione, e il professor Marco Enrico Ricotti, docente di impianti nucleari presso il Politecnico di Milano.

E’ possibile rivedere la registrazione integrale dell’evento su Youtube al seguente link:

Continuate a seguirci su tutti i nostri canali, perchè le iniziative in programma per le prossime settimane sono numerose e presto ve ne daremo un annuncio!

Siete studenti? Fate parte di una associazione? Volete organizzare un evento con noi o invitarci ad una vostra iniziativa? Scriveteci! Il 2 novembre, per esempio, saremo ospiti di un evento promosso dall’associazione studentesca “Green Ligh for Business“, della Università Bocconi, a cui parteciperanno i nostri soci Alessandro Maffini, Renzo Colombo ed Elena Tonello.

I veri numeri dei nostri rifiuti

con il contributo di Fulvio Buzzi


Aggiornamento 12/8/2025: abbiamo pubblicato sul nostro canale Instagram alcuni quiz sulle tematiche trattate da questo articolo. Trovate i quesiti e le relative risposte in coda all’articolo.


Il tema del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi è stato uno dei grandi assenti durante la campagna elettorale delle scorse settimane. Eppure, la pubblicazione della CNAI (la Carta Nazionale delle Aree Idonee) sarà con tutta probabilità una delle questioni più spinose che il nuovo Governo dovrà affrontare nel corso dei prossimi mesi, assieme ai provvedimenti per far fronte alla crisi energetica. L’iter per la costruzione del Deposito è ormai fermo da quasi un anno, e purtroppo nel frattempo  ben poco è stato fatto – al di là del Seminario Nazionale – per informare maggiormente le popolazioni sulle opportunità offerte da questa infrastruttura e dare rassicurazioni sulle ricadute positive per il territorio che lo ospiterà. Le amministrazioni locali delle aree potenzialmente coinvolte, invece, rimangono sul piede di guerra.

Il tema dei rifiuti nucleari e della loro gestione è stato da noi già trattato in numerosi articoli, e ad esso abbiamo dedicato una intera sezione del nostro sito (maggiori informazioni qui).
Uno degli aspetti che vogliamo affrontare oggi riguarda la diffusa convinzione che la filiera dell’industria nucleare sia quella che produce la maggior quantità di rifiuti pericolosi. Le cose non stanno esattamente così. E l’aspetto dei volumi in gioco è cruciale per dare il giusto peso alla questione della gestione di tali rifiuti, da tanti ritenuta erroneamente come “irrisolta”.    

Vediamo cosa dicono i numeri. Secondo i dati Eurostat [1] la produzione annua di rifiuti dell’UE è pari a 2 miliardi di tonnellate, di cui il 5% (100 milioni di tonnellate) corrisponde a rifiuti altamente pericolosi e tossico-nocivi, che “potrebbero rappresentare un rischio elevato per la salute umana e l’ambiente, se non gestiti e smaltiti in sicurezza”.
All’interno di questa quota, i rifiuti radioattivi rappresentano non più dello 0,5% (mezzo milione di tonnellate) [2]. Tra questi, quelli altamente radioattivi e longevi, ossia la categoria che richiede la disponibilità di un deposito geologico per lo stoccaggio definitivo, corrisponde a meno dell’1% (circa seimila tonnellate all’anno). Questa cifra è pari allo 0,005% (cinque centomillesimi) dei rifiuti altamente pericolosi prodotti ogni anno in Unione Europea e allo 0,00025% del totale. 
Non dimentichiamo inoltre che questo tipo di rifiuti nucleari può essere riciclato al 95% nei reattori di quarta generazione, pertanto la loro incidenza relativa potrà potenzialmente essere ridotta, in un futuro non troppo lontano, di altri due ordini di grandezza [3].

Se consideriamo che la densità delle scorie è estremamente più alta della media degli altri rifiuti, vediamo che il volume occupato diventa una milionesima parte dei rifiuti altamente tossici. Per dare un’immagine chiara di cosa stiamo parlando, tutti i rifiuti nucleari ad alta attività prodotti dall’Italia quale combustibile esausto delle centrali nucleari – occupano ad oggi un volume pari ad un terzo di una piscina [4].

Qualcuno potrebbe obiettare che le scorie nucleari rimangono pericolose per tempi lunghissimi. Ciò è vero, ma se la radioattività cala nel tempo, la tossicità no: i rifiuti altamente tossici rimangono pericolosi in eterno. Ci sono aziende in Germania che gestiscono depositi geologici per lo smaltimento di rifiuti tossici come cadmio, arsenico e mercurio, i quali non smetteranno mai di essere pericolosi [5].

Alla luce di tutto questo, chiediamoci se la paura instillata nell’opinione pubblica nei confronti dei rifiuti radioattivi sia davvero giustificata, o non rappresenti piuttosto la più grande presa in giro della storia recente.


QUANTE NE SAI?

Abbiamo di recente lanciato sul nostro canale Instagram una serie di quiz a tema nucleare, con cadenza settimanale.
Ecco i quesiti proposti l’11 agosto 2025 (in grassetto le risposte corrette):

1) Quale tipologia di rifiuti ha il minore impatto in termini di volume occupato?
a – Rifiuti industriali ad alta tossicità
b – Rifiuti radioattivi ad alta attività
c – Rifiuti plastici non riciclabili

2)  Quale frase è corretta sulla durata della pericolosità dei rifiuti?
a – I radioattivi sono pericolosi per sempre, i chimici no
b – I radioattivi decadono, i chimici restano tossici
c – Nessun rifiuto è pericoloso oltre 100 anni

3)  In Europa si producono ogni anno circa 2 miliardi di tonnellate di rifiuti. Quale delle seguenti stime rappresenta meglio la percentuale dei rifiuti radioattivi altamente radioattivi e longevi sul totale?*
a – 5%
b – 0,05%
c – 0,00025%

[N.d.R.: Anche in questo caso, come nell’episodio precedente, la terza domanda è quella che ha messo maggiormente in difficoltà i nostri lettori su Instagram, anche a causa dell’eccessiva sintesi con cui la piattaforma ci ha vincolato nel formulare il quesito.
Non specificando rispetto a quale totale valutare la percentuale di rifiuti ad alta attività, la domanda poteva infatti prestarsi a interpretazioni differenti.
Il senso di smarrimento è desiderato: speriamo in questo modo di aver stimolato la curiosità dei nostri follower, e che la lettura di questo articolo abbia esaudito il desiderio di approfondire il tema. Alla prossima!]


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Statistics_Explained
[2] Si tratta di una stima per eccesso, ricavata a partire dalla produzione pro capite annuale di rifiuti nucleari di un cittadino francese, che è pari circa a 1 Kg (https://media.nti.org/pdfs/143-Fr.pdf).
[2] https://nucleareeragione.org/2022/05/26/il-nucleare-sostenibile-riciclo-dei-combustibili/
[3]https://www.depositonazionale.it/rifiuti-radioattivi/pagine/che-cosa-sono-i-rifiuti-radioattivi.aspx
[4]https://www.kpluss.com/en-us/our-business-products/waste-management/

Comunicato Stampa: Stand-up for Nuclear Italia alla IV edizione

A partire dal 17 settembre e fino alla fine di ottobre centinaia di volontari si troveranno nelle piazze di numerose città italiane per la IV edizione dello Stand-up For Nuclear, una manifestazione internazionale nata per promuovere presso l’opinione pubblica i benefici delle tecnologie nucleari in tutti i suoi impieghi civili, in ambito energetico, medico-diagnostico, alimentare, industriale e nella ricerca scientifica.

Lo sfruttamento dell’energia nucleare è indispensabile per coniugare il progresso umano alla cura dell’ambiente, in particolare per contrastare la povertà energetica e, nel contempo, mitigare gli effetti delle emissioni inquinanti e climalteranti.
L’Unione Europa – a seguito di una rigorosa analisi e delle indicazioni fornite dagli scienziati del Joint Research Center –  ha recentemente inserito il nucleare all’interno della cosiddetta Tassonomia della Finanza Sostenibile: si tratta di un importantissimo riconoscimento del ruolo di questa tecnologia quale strumento utile per la transizione energetica degli Stati Membri, come peraltro stabilito anche da altri organismi internazionali.

L’Italia paga tutt’ora i costi del prematuro abbandono del nucleare, sia in termini di ritorno d’investimento non goduto, che in termini di perdita di competenze occupazionali e competitività, e non ultimo in termini di mancata riduzione di emissioni. 

Tuttavia, rispetto agli obiettivi di medio/lungo termine, finalizzati alla decarbonizzazione completa del settore energetico entro il 2050, l’Italia dispone ancora del tempo e delle risorse per riconsiderare il ricorso all’energia nucleare all’interno del proprio mix energetico.  

Negli ultimi mesi non pochi Paesi si sono accorti che l’abbandono di questa fonte energetica sta provocando dipendenze strategiche e crisi economiche, anche peggiori di quelle sperimentate durante la prima crisi del petrolio del 1973-74, a causa di un aumentato ricorso ai combustibili fossili. 

Di conseguenza, diversi Stati stanno rivalutando i piani di abbandono, riattivando centrali nucleari, prolungando la vita di quelle attive ed accelerando nell’iter di costruzione di nuovi impianti. Tutto questo al fine di rafforzare la sicurezza energetica, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e nel contempo accelerare il processo di transizione verso un sistema energetico pulito e sostenibile.

In Italia sull’energia nucleare pesa un giudizio negativo dettato da un approccio spesso ideologico e poco attento alle evidenze scientifiche, e da un atteggiamento ostile della classe politica e dei media, più inclini a cavalcare le paure della gente che a informare seriamente su questa tematica. 

I sondaggi, tuttavia, dimostrano che l’opinione pubblica sta maturando negli ultimi anni una posizione più possibilista nei confronti di questa tecnologia, e là dove viene dato spazio alle argomentazioni dei tecnici, il dibattito assume un tono più equilibrato e meno influenzato dagli stereotipi. Non manca tuttavia chi insiste con una narrazione distorta e poco attenta alle evidenze numeriche. Ne è un esempio la polemica che sta montando attorno al recente documentario “Nuclear”, del regista Oliver Stone, presentato alcuni giorni fa alla Mostra del cinema di Venezia.

Affinchè i cittadini possano costruirsi una opinione più consapevole sull’energia nucleare, i volontari di “Stand Up for Nuclear” si mobilitano anche quest’anno nelle piazze di tutto il mondo. In Italia saranno allestiti banchetti informativi a Bologna, Catania, Como, Milano, Pavia, Perugia, Pisa, Roma, Torino, Trento, Trieste, Verona e Vicenza,  per sottolineare l’importanza dell’energia nucleare come fonte energetica affidabile e pulita e per dipanare dubbi e presentare pro e contro in un dialogo onesto e aperto con la cittadinanza.

Il primo appuntamento è fissato per Vicenza, nelle giornate del 17 e 18 settembre:

Per maggiori informazioni: https://nucleareeragione.org/standup-2022/

Il Comitato Nucleare e Ragione in visita al cantiere di Hinkley Point C

di Salvatore Calì e Renzo Colombo

Il 24 agosto 2022 è stata una giornata entusiasmante per gli “inviati” del Comitato Nucleare e Ragione al cantiere di Hinkley Point C.
Nonostante il meteo non sia stato ottimale (gli unici due giorni di pioggia del mese di agosto), abbiamo potuto godere appieno dell’accoglienza organizzata da EDF per i turisti in visita al sito.

Hinkley Point C comprenderà due nuovi reattori, il cui completamento è previsto per il 2027. Questi saranno chiamati a sostituire una parte della flotta di reattori che arriveranno a fine vita entro quella data. Entro poco dovrebbe inoltre iniziare la costruzione della nuova centrale di Sizewell C, che con Hinkley Point contribuirà a coprire circa il 7% del fabbisogno di energia elettrica nel Regno Unito. Ulteriore potenza verrebbe installata tramite SMR. 

Il “team” del Comitato Nucleare e Ragione al Visitor Center

Il visitor center

La visita inizia con l’incontro al parcheggio scambiatore di Cannington, dove i visitatori vengono accolti dalle guide e si completano le registrazioni al tour. Dato che eravamo un po’ in anticipo, le guide ci hanno anticipato molte informazioni sul cantiere, mostrandoci i luoghi e gli edifici in costruzione sul grande rendering 3D che mostra il progetto finale presente sulla parete della sala.

Tramite bus siamo quindi stati portati al visitor center nel centro del paese di Bridgwater.
Il visitor center è ben strutturato, anche i non addetti ai lavori possono comprendere il funzionamento della centrale grazie alle varie informazioni presenti. La descrizione e le immagini del sito di Hinkley Point C sono completati dalla storia di HP-A (Magnox) e di HP-B (AGR), spento il 1 agosto 2022.

Le due guide che ci hanno accompagnato durante il tour, saputo che eravamo del Comitato, si sono interessate anche alla situazione del nucleare in Italia e ci hanno spiegato che, anche grazie alla politica inclusiva ed alla minimizzazione degli impatti del cantiere sulla vita della comunità (prevalentemente traffico stradale) e della natura circostante (ripristino e miglioramento delle piantumazione e dei percorsi pedonali lungo la costa), l’accettazione da parte della comunità locale è sempre stata elevata.

Complimenti a EDF che ha voluto creare questo approccio aperto con la popolazione anche per rendere trasparenti le attività che vengono fatte nel cantiere.
A tal proposito è interessante notare che delle 29 persone presenti nel tour a cui abbiamo partecipato il 24 agosto, solo 4 o 5 avevano probabilmente qualche interesse tecnico, mentre la maggior parte di loro, tra cui anche diversi bambini, era in visita turistica, un po’ come andare a vedere il lancio di un razzo o il varo di una nave.

Il Cantiere

Terminato il tour del visitor center, siamo partiti, sempre tramite bus, alla volta del cantiere.

Il cantiere al momento occupa circa il doppio dell’effettivo spazio che verrà occupato dalla centrale. Questo perché tutti gli spazi temporanei sono utilizzati per edifici di supporto e stoccaggio dei materiali necessari al cantiere stesso. L’intera area è divisa in due parti da una striscia di verde (chiamata appunto green line) vincolata come area di protezione naturalistica. La green line può solo essere attraversata in due punti dai mezzi di cantiere. 

Quello che ci ha sorpreso è stato inoltre la cura per l’ambiente circostante e le misure che sono state adottate per mitigare il più possibile l’impatto del cantiere. Team di esperti biologi e naturalisti sono stati impiegati per rilocare le specie esistenti, soprattutto animali, che vivevano all’interno del perimetro del futuro cantiere. Queste specie sono state pertanto semplicemente spostate all’esterno del perimetro, cercando di mantenere quanto più inalterato il loro habitat e ricreandolo qualora questo fosse stato distrutto. 
Il perimetro del cantiere nel quale è stato riportato il terreno degli scavi è stato coltivato con centinaia di piante del luogo, allo scopo di creare una barriera verde che protegga dai rumori e dallo smog durante le operazioni di costruzione.

Il tour in bus del cantiere con le spiegazioni delle due guide è stato al di sopra delle aspettative anche se, per ovvie ragioni, non ci è stato permesso di scendere dal bus e di effettuare fotografie. D’altra parte molta documentazione fotografica è disponibile sul sito istituzionale di HPC e dei vari contractors che lavorano alla costruzione del sito.
Splendide le immagini del “dome” a copertura dell’unità 1, quasi pronto per essere posizionato (attività prevista per l’inizio 2023).

I sistemi e le procedure di controllo della qualità della costruzione è ineccepibile. 
Interessante l’area dei “mock-up” all’ingresso del cantiere, dove vengono effettuati test in scala reale dei getti e di porzioni delle costruzioni per ottenere l’approvazione da parte della autorità di controllo prima dell’attività reale. Ad esempio, le armature per le opere di calcestruzzo armato, vengono assemblate all’interno di capannoni dedicati da tecnici specializzati. Questo permette di lavorare in condizioni ottimali (effettivamente al riparo dalle intemperie ed in spazi agevoli alle operazioni) e di effettuare tutti i controlli del caso o le riparazioni se necessarie. 

Le opere di calcestruzzo armato sono effettuate eseguendo un getto continuo, ovvero senza creare giunti di ripresa. Questa tecnica permette di minimizzare al massimo la fessurazione del calcestruzzo e di evitare punti fragili nella struttura. 

Il cantiere dispone di un molo per l’attracco di imbarcazioni per il trasporto di materiali ed attrezzature che altrimenti non potrebbero essere consegnate su strada, o che creerebbero congestioni al traffico sulle piccole strade vicinali che portano al cantiere. 

Purtroppo, a causa della fitta nebbia non siamo riusciti a vedere bene le due enormi gru su chiatta installate al largo della costa, che vengono utilizzate per posizionare gli immensi tubi sottomarini di pompaggio dell’acqua marina, utilizzata per il raffreddamento del circuito secondario della centrale. Per la realizzazione di tali condotte, è stato necessario l’uso di una macchina escavatrice rotativa comunemente utilizzata per lo scavo di gallerie. 

Il cantiere è dotato letteralmente di centinaia di gru, quasi tutte operative nello stesso momento. Quella che però desta più attenzioni è l’immensa gru centrale (Big Carl) di colore giallo, usata per issare gli anelli metallici che compongono la struttura interna degli edifici dei reattori, e che verrà utilizzata per posare in sito l’enorme cupola monolitica in acciaio in cima ai predetti anelli. 

Al di là delle enormi dimensioni del cantiere, delle macchine e del numero dei lavoratori impiegati (più di 8000), e’ incredibile la cura e l’attenzione alle comunità locali, sparse in piccoli villaggi attorno alla centrale. EDF ha creato piccoli centri di formazione ed aggregazione per i residenti e per chiunque fosse interessato a lavorare al cantiere.

Conclusioni, o meglio, arrivederci…

Si sente spesso dire che il progetto abbia sprecato troppe risorse finanziarie e che abbia subito troppi ritardi. Nonostante ciò, crediamo che l’eredità che verrà lasciata alla comunità in termini di investimenti sia finanziari che umani sia impagabile. Tutti coloro che verranno formati in questi centri e che spenderanno del tempo lavorando ad un progetto così complesso, potranno usufruire di tali conoscenze per tutta la vita. 

A questo punto, visto che l’appetito vien mangiando, non resta che darci appuntamento per altre visite, Krsko, Zwilag e, perchè no, Flamanville e Torness. 

Foto e Link

Ulteriori informazioni sono disponibili al seguente link: https://www.edfenergy.com/energy/nuclear-new-build-projects/hinkley-point-c

Il “dome” dell’unità 1 durante le fasi finali della sua costruzione
Lo skyline di gru con “BigCarl” (la più grande gru al mondo) mentre posiziona un segmento anulare (347 tonnellate di acciaio) dell’unità 1.

Incontro con Volt Trieste

Lo scorso 23 luglio il nostro presidente Pierluigi Totaro è stato ospite, presso l’Antico Caffè San Marco di Trieste, di un evento promosso dal gruppo Volt Trieste.
Si è trattato di un piacevole ritorno alle origini, visto che proprio in questa location si erano svolti, nella primavera del 2011, sia la conferenza stampa di presentazione dell’associazione, sia il primo evento pubblico.

Pubblichiamo il video integrale dell’intervento, disponibile a questo link, e le slides della presentazione, scaricabili qui in formato pdf.


Il Comitato Nucleare e Ragione in questi anni non si è mai tirato indietro e ha sempre cercato di fornire il proprio contributo tecnico al dibattito sull’energia. Anche nelle prossime settimane, durante la campagna elettorale, faremo la nostra parte, stimolando le forze politiche ad affrontare il tema con equilibrio e a lasciare da parte pregiudizi e posizioni ideologiche.

Per chi volesse organizzare un’attività formativa/informativa o di divulgazione, ed è alla ricerca di un esperto come relatore, ci scriva!  Saremo felici di rispondere e di organizzare la nostra partecipazione.

Agorà democratica: l’ipotesi nucleare nel dibattito politico

Con l’avvio della campagna elettorale per le elezioni politiche, il dibattito sulle strategie per affrontare le crisi energetica e per attuare la transizione ecologica è destinato ad accendersi.

Noi, come Associazione, continueremo a fare il nostro lavoro, stimolando le forze politiche ad affrontare il tema con equilibrio e lasciando da parte pregiudizi e posizioni ideologiche. Già negli scorsi mesi, quando ancora le elezioni non erano dietro l’angolo, siamo intervenuti su invito a numerosi dibattiti, tavole rotonde ed eventi di formazione, per offrire le nostre competenze tecnico-scientifiche sul tema.
Ancora non avevamo raccontato ai nostri lettori della partecipazione ad una Agorà Democratica, svoltasi lo scorso 15 maggio a Dicomano (FI) e intitolata “La sfida energetica: tra cambiamenti climatici, rinnovabili e ipotesi nucleare”. Davanti ad un pubblico particolarmente numeroso (120 persone in presenza e un migliaio collegati alla diretta sui canali social), il dibattito ha visto la partecipazione di  tecnici ed esperti, tra cui il nostro socio Lorenzo Bigazzi. Sulla piattaforma delle Agorà sono state successivamente pubblicate due proposte di sintesi, in una delle quali si riconosce come le fonti rinnovabili siano una condizione necessaria, ma non sufficiente, per completare la transizione energetica, e come l’ipotesi di un contributo dell’energia nucleare non debba essere esclusa a priori. La strada è quella giusta!

Per chi volesse riascoltare tutto l’evento, è disponibile sia il video, sulla pagina Facebook di Radio Sieve (l’intervento di Lorenzo è al minuto 1:12:40), sia la registrazione audio, sul sito di Radio Immagina (Lorenzo parla al minuto 1:11:18). Buona visione/ascolto!


Lorenzo Bigazzi assieme a Caterina Tortoli e Giosuè Sbrocchi, due degli organizzatori dell’evento.