La radioattività dove non te l’aspetti: Le lenti fotografiche corrette al Torio

di Massimo Burbi

Le radiazioni possono uccidere, come tante altre cose che diventano “veleno” se prese in dosi eccessive. Con la radioattività però è tutto diverso, perché è la parola stessa a terrorizzare: se c’è in giro qualcosa di radioattivo l’unica opzione è la fuga. Si chiama “radiofobia” ed è in gran parte dovuta all’equivoco di fondo che il mondo naturale che ci circonda (quello buono, che nell’immaginario collettivo non può farci male) sia privo di radiazioni e che quelle che incontriamo siano necessariamente una forma di inquinamento prodotta dalle (cattive) attività dell’uomo e quindi pericolosissime, sempre.

In realtà non solo il mondo intorno a noi è naturalmente radioattivo [1][2], ma noi stessi lo siamo per tutta la nostra vita (nel corpo una persona di 70 Kg avvengono circa 8000 decadimenti radioattivi al secondo, ogni secondo della sua vita [3]) e anche dopo la morte, proprio grazie a questo riusciamo a datare i resti di esseri viventi morti migliaia di anni fa grazie al metodo del radiocarbonio [4], ovvero del carbonio 14, isotopo radioattivo del carbonio.

Ma anche molti oggetti che si trovano nelle nostre case sono insospettabilmente radioattivi e alcuni lo sono abbastanza da far “impazzire” un geiger, se gli capita a tiro.

L’oggetto di oggi è un comune obiettivo fotografico, nello specifico un Pentax Super-Takumar 50 mm f1.4 [5].

Le lente posteriore dell’obiettivo. L’ingiallimento che si vede è un tipico segnale della presenza di torio.

Nel seguente breve video, l’obiettivo viene messo a confronto con un cristallo di autunite, un minerale di uranio. A rendere radioattiva quella lente, come molte altre prodotte nello stesso periodo, è il torio aggiunto per aumentare l’indice di rifrazione, come si vede dallo spettro gamma, dove emerge chiara e forte la progenie dei torio 232. 

Alla prova del geiger l’autunite schizza a più di 3000 volte i conteggi del fondo ambientale della stanza in cui viene fatta la misura, mentre l’obiettivo si ferma a circa 500 volte, ma se ci focalizziamo sul rateo di dose da radiazione gamma, l’unica penetrante e quindi la sola di cui preoccuparci se la sorgente si trova all’esterno del corpo, i valori a contatto sono entrambi dalle parti dei 6 μSv/h (6 micro sievert all’ora). L’innocua lente fotografica dà una dose a contatto paragonabile a quella di un cristallo di Autunite e non si può nemmeno metterla in soffitta e aspettare che si “raffreddi”, dato che il torio 232 ha un tempo di dimezzamento di oltre 14 miliardi di anni [6].

Spettro gamma della lente posteriore, con tutti i i picchi tipici della catena del torio 232.

Un valore di 6μSv/h è quasi 100 volte il fondo ambientale medio [7], eccede i 50,000 μSv/anno, che è il limite massimo di sicurezza fissato per i lavoratori esposti a radiazioni [8] e consideriamo che a dare questi valori è proprio la lente posteriore, quella più vicina all’occhio del fotografo. 

Vuol dire che chi ha usato un obiettivo del genere ha preso più radiazioni di quante ne dovrebbe prendere chi lavora a contatto con materiale radioattivo? No, perché 6μSv/h diventano oltre 50,000 μSv/anno solo se vengono assorbiti per tutte (o quasi) le 8760 ore che ci sono in anno, il che vuol dire che il fotografo di turno dovrebbe passare tutti i giorni e tutte le notti attaccato alla lente. Inoltre l’entità dell’esposizione diminuisce con il quadrato della distanza dalla sorgente [9], quindi già stando a qualche centimetro dalla lente la dose assorbita cala drasticamente rispetto al valore a contatto e per le parti del corpo più lontane l’abbattimento è ancora maggiore.

In sintesi la lente è radioattiva ed è certamente meglio non usarla, dato che esistono sul mercato alternative che non lo sono, ma maneggiarla di tanto in tanto non espone a particolari rischi. 

Se però qualcuno avesse voluto costruirci sopra un post alla “moriremo tutti” (o almeno alla “moriranno tutti i fotografi che l’hanno usata”) gli sarebbe bastato far sentire il geiger che ticchetta all’impazzata (vedere il video nel primo commento per credere) per raggiungere lo scopo, e a quel punto valle a spiegare tutte le cose scritte qui sopra. 
Ecco quanto è facile terrorizzare con le radiazioni, anche con uno strumento perfettamente funzionante in mano. 

P.S. Di lenti simili oggi non se ne producono più, ma è ancora facilissimo procurarsele, anche online.
P.P.S. un abitante dell’Italia prende in media una dose annua di 3300 μSv da gamma terrestri, raggi cosmici, inalazione di radon e ingestione di cibi, più circa altri 1000 μSv da esami medici [8].

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1][7][8] http://www.fisicaweb.org/doc/radioattivita/geiger%20muller/taratura.pdf?fbclid=IwAR2IO_2_yGHZkL1lcd42Q_p6T9nWzr-pc-VE0Z0Ud1OrBI2Zu5GvV1QinoI

[2] https://www.epa.gov/radiation/radiation-sources-and-doses

[3] https://hps.org/publicinformation/ate/faqs/faqradbods.html

[4] https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00004900/4911-c3121-m1-u3-p2.pdf

[5] https://eric.ed.gov/?id=EJ943932

[6] http://nucleardata.nuclear.lu.se/toi/nuclide.asp?iZA=900232

[8] http://icrpaedia.org/Dose_limits

[9] http://hyperphysics.phy-astr.gsu.edu/hbase/Forces/isq.html

STRUMENTI UTILIZZATI:

– SE International Radiation Alert Ranger (geiger).

– Mirion PDS 100

N.B.  Per dose a contatto si intende a contatto con il guscio dello strumento, il cristallo che rileva la radiazione gamma è qualche millimetro all’interno.  Ogni strumento ha il suo margine di errore, quindi, più che il valore assoluto, conta il confronto tra due misure fatte con lo stesso strumento.

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