Laurea ad honorem per Rafael Mariano Grossi (Direttore Generale IAEA)

Riportiamo la trascrizione completa della cerimonia di conferimento della Laurea ad Honorem in Ingegneria Nucleare a Rafael Mariano Grossi, Direttore Generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. La cerimonia si è svolta il 2 dicembre 2022 presso l’Aula De Donato del Politecnico di Milano, davanti ad un nutrito pubblico, ed è stata trasmessa in diretta streaming.

Prof. Antonio Capone:

Buongiorno a tutti. La cerimonia sta per iniziare. La cerimonia sarà in italiano, perché il dottor Grossi parla italiano. Tra un attimo lo accogliamo tutti insieme, ci alziamo in piedi, facciamo un applauso. Prego. La cerimonia inizia con un indirizzo di benvenuto del Professor Lozza, Direttore del Dipartimento di Energia.

Prof. Giovanni Gustavo Lozza:

Signore e signori, buongiorno a tutti.
Mi sentite? Buongiorno a tutti. Benvenuti in quest’aula, che per lungo tempo è stata un po’ il punto di ritrovo del Politecnico di Milano. Per me è un onore e un piacere aprire con un caldo benvenuto questa cerimonia di assegnazione della laurea ad honorem in Nuclear Engineering a Rafael Mariano Grossi. Le motivazioni saranno esposte in seguito dal Professor Passoni nella laudatio.

In questo saluto iniziale voglio, con brevità, ricordare come un’università come il Politecnico di Milano, in equilibrio tra l’innovazione tecnologica e la tradizione accademica, attribuisca la massima importanza alle istituzioni, agli enti, alle imprese che operano nella società civile per garantire la pace, il progresso, la cooperazione e il benessere.

E tra queste certamente possiamo annoverare la International Atomic Energy Agency, tra l’altro recentemente impegnata a limitare le nefaste conseguenze del conflitto russo-ucraino che ci ha brutalmente ricordato l’orrore e il terrore della guerra, che credevamo appartenesse a un passato ormai lontano.
Ma ritorniamo a note positive, perché oggi è una cerimonia che è in fondo un festeggiamento per il nostro candidato alla laurea ad honorem. Il Politecnico di Milano, con i suoi dodici dipartimenti, è una comunità di circa 1.500 docenti, 2.500 tra assegnisti e dottorandi, quindi 4.000 persone che si occupano di ricerca – anche di altro ma primariamente di ricerca – 1.200 tecnici e amministrativi, oltre a quasi 50.000 studenti. Nei ranking internazionali QS si è classificata al 20º posto nel mondo in Engineering and Technology, meglio in architettura e in design rispetto a questo, però, siamo fieri di essere ventesimi nel mondo, ma sesti in Europa, soltanto dietro a qualche mostro sacro inglese e svizzero che ha, insomma, delle strutture e una tradizione ben radicata.
Nell’ambito dell’ingegneria nucleare il Politecnico di Milano ha una lunga e gloriosa storia, a partire dall’installazione, nel 1960, del reattore sperimentale dell’edificio del CESNEF. Docenti del Politecnico di Milano sono stati in prima linea nello sviluppo delle centrali atomiche di quel periodo – Latina, Garigliano e Trino – in cui l’Italia aveva un ruolo di assoluta avanguardia. Da allora il tema nucleare è entrato a far parte dell’offerta formativa e delle attività scientifiche dell’Ateneo. 

Oggi, a decenni di distanza, in uno scenario nel frattempo profondamente rinnovato, questa disciplina trova collocazione e nuovo impulso all’interno del Dipartimento di Energia, che ho il privilegio di dirigere e che comprende un ampio spettro di competenze nucleari, anche non energetiche. Il Dipartimento di Energia nasce nel 2008, è luogo di lavoro di circa 140 docenti che operano quotidianamente sui temi della transizione energetica, della riduzione delle emissioni di inquinanti e di gas serra, dell’efficienza energetica, dell’economia circolare e altro. Le competenze presenti nel Dipartimento sono molteplici, nei settori della termo-fluidodinamica, delle macchine e dei sistemi energetici, dell’energia elettrica, della chimica, dei processi chimici e, non ultimo, dell’ingegneria nucleare.

Cosa accomuna tutte queste competenze? Se posso rispondere in estrema sintesi, dico: il principio della neutralità tecnologica. Ognuno dei nostri 140 docenti ha una propria convinzione su come vadano affrontati e possibilmente risolti i temi della transizione energetica. Chi ritiene che le rinnovabili siano la principale, se non l’unica, soluzione percorribile. Chi vede ancora una lunga, sebbene migliorata, vita delle energie fossili. Chi assegna un ruolo predominante al nucleare. Ma credo di poter dire che tutti siamo convinti che non ci siano buoni e cattivi per definizione o per preconcetto, ma che buono sia ciò che consente uno sviluppo sostenibile accessibile a tutta l’umanità, nel rispetto del Pianeta, ma anche dei vincoli economici e dello sviluppo. E comunque crediamo che la dimensione della sfida ambientale sia tale da non poterci permettere di escludere questa o quell’altra risorsa solo perché nel passato, con tecnologie superate o male utilizzate, ha comportato ricadute negative. Quindi un approccio olistico, a 360 gradi. Non ci sarà una transizione energetica positiva e sostenibile senza un contributo mirato e intelligente di alternative tecnologiche diversificate, incluse naturalmente le tecnologie del nucleare nelle sue varie declinazioni tecnologiche.

Con questo spirito e nel massimo rispetto di ciò che l’energia nucleare ha dato e soprattutto potrà dare all’umanità come tecnologia ad emissioni nulle di carbonio, siamo lieti di accogliere nella comunità del Politecnico di Milano il dottor Rafael Mariano Grossi. Grazie dell’attenzione. 

Prof. Antonio Capone:

La parola al Professor Matteo Passoni, coordinatore del Corso di studio di Nuclear Engineering per la laudatio.

Prof. MatteoPassoni:

Grazie Signor Preside. Un caloroso benvenuto anche da parte mia alle autorità presenti, ai rappresentanti di enti, di colleghi di altre università, di aziende che operano nel settore nucleare in ambito nazionale e in ambito internazionale, ai rappresentanti degli organi di informazione, ai colleghi ed amici del Politecnico di Milano e di altre università, al personale tecnico amministrativo, alle studentesse, agli studenti, ai dottorandi, agli assegnisti di ricerca che sono qui presenti. 

Oggi è il 2 dicembre 2022 e oggi ricorre l’ottantesimo anniversario dell’evento che ha segnato l’ingresso dell’umanità nell’era nucleare. Infatti, nel pomeriggio del 2 dicembre 1942, l’italiano Enrico Fermi guidò con successo l’accensione del primo reattore nucleare della storia, la Chicago Pile 1 o CP1. Non può quindi esserci un giorno più adatto di oggi per celebrare il conferimento della laurea magistrale ad honorem a Rafael Mariano Grossi in Nuclear Engineering. Sua Eccellenza Grossi ricopre attualmente l’incarico di Direttore Generale della International Atomic Energy Agency, la IAEA. La IAEA all’interno della famiglia delle Nazioni Unite è l’organismo internazionale per la cooperazione nel campo nucleare. L’Agenzia collabora con i suoi 175 stati membri e numerosi partner in tutto il mondo per promuovere l’uso sicuro e pacifico delle tecnologie nucleari. In effetti il Comitato Nobel ha selezionato l’IAEA nel 2005 per il conferimento del Premio Nobel per la Pace e la seguente motivazione desidero leggere: “Per gli sforzi volti a prevenire l’uso dell’energia nucleare per scopi militari e per garantire che l’energia nucleare per scopi pacifici sia utilizzata nel modo più sicuro possibile”.

Rafael Mariano Grossi approda alla direzione generale della IAEA dopo un lungo percorso di coinvolgimento ai massimi livelli, molte importanti organizzazioni argentine e internazionali, con oltre 35 anni di esperienza da diplomatico nel campo della non proliferazione e del disarmo.

Tra il 1985 e il 2001 Sua Eccellenza Grossi ha infatti ricoperto diversi incarichi di leadership presso il Ministero degli Esteri argentino: Direttore generale degli Affari politici, Capo dell’Ambasciata in Belgio e in Lussemburgo, Rappresentante argentino presso la NATO e Rappresentante supplente argentino sul disarmo a Ginevra.

Tra il 2002 e il 2007 è stato Capo di Gabinetto dell’OPCW, l’organizzazione per la proibizione delle armi chimiche e ha guidato diversi gruppi di esperti governativi delle Nazioni Unite sulle armi convenzionali.

Tra il 2010 e il 2013, Sua Eccellenza Grossi ha servito come Capo di gabinetto della IAEA e responsabile dell’Ufficio politico. Nel 2013 è stato nominato Ambasciatore della Repubblica Argentina presso l’Austria e Rappresentante permanente presso la IAEA e le Nazioni Unite a Vienna.

Nel 2015 ha presieduto la Conferenza diplomatica della Convenzione sulla sicurezza nucleare e ha ottenuto l’approvazione unanime della Dichiarazione di Vienna sulla sicurezza nucleare, una pietra miliare negli sforzi internazionali condotti sulla scia della gestione dell’incidente nucleare di Fukushima Daiichi del 2011. 

Nel 2019 ha agito in qualità di Presidente designato della Conferenza delle parti per il riesame del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari. Nel frattempo, il 3 dicembre 2019, Rafael Mariano Grossi ha assunto la carica di Direttore generale della IAEA.

Sua Eccellenza Grossi, quindi, pur non partendo da un profilo di natura tecnica o da una formazione di ingegnere o di scienziato, nell’esercizio delle proprie funzioni, ha incarnato in modo ideale i principi ispiratori della professione dell’ingegnere e dell’ingegnere nucleare, in particolare. La formula di proclamazione che usiamo al Politecnico di Milano per i neolaureati recita: “Nell’esercizio della propria attività, i laureati magistrali dovranno operare con la dignità che la professione di ingegnere comporta, ispirandosi costantemente alle conoscenze scientifiche e alla propria coscienza, senza soggiacere ad interessi, imposizioni e suggestioni di qualunque natura”.

Ebbene, Rafael Mariano Grossi ha applicato appieno questi principi in un periodo storico di straordinaria complessità e importanza per l’umanità intera, mostrando in quale modo lo sviluppo di più di un secolo di conoscenze nucleari possa essere sfruttato per contribuire ad affrontare problemi fondamentali per il futuro del genere umano: studio, mitigazione, adattamento ai cambiamenti climatici, salute globale, sviluppo sostenibile, cibo, acqua, uso razionale delle risorse, gestione dei rifiuti, tutela dell’ambiente, gestione delle crisi internazionali, sempre ispirata ai valori universalmente riconosciuti delle Nazioni Unite, riduzione del divario di genere. 

Io vorrei fare solo alcuni esempi concreti per dimostrare quanto appena detto. Pochi giorni dopo aver ottenuto l’incarico di Direttore generale della IAEA, Sua Eccellenza Grossi ha partecipato di persona, ed è stata la prima volta per un Direttore generale della IAEA,- alla Conferenza ONU sul cambiamento climatico, le famose COP – mi sto riferendo alla Cop25 di Madrid – e ha chiesto in modo chiaro e vigoroso che l’energia nucleare venisse considerata come una risorsa fondamentale per contrastare il cambiamento climatico, adottando un approccio guidato dal rigore scientifico e non dall’ideologia e dal pregiudizio.

Questo intervento e la sua partecipazione alle successive COP, l’ultima pochi giorni fa, la Cop27 a Sharm el-Sheikh, ha aperto uno spazio di discussione prima inimmaginabile e che ha portato altre organizzazioni internazionali, come la International Energy Agency, e molti paesi nel mondo, a riconsiderare positivamente il ruolo dell’energia nucleare nell’ambito della transizione net-zero e dello sviluppo sostenibile.

Nell’ambito delle applicazioni non energetiche delle tecnologie nucleari, Sua Eccellenza Grossi ha lanciato iniziative straordinarie. Ad esempio, il progetto Zodiac, Zoonotic Disease Integrated Action, che ha sviluppato e migliorato la capacità di risposta in circa 150 Paesi, molti dei quali in via di sviluppo, alla minaccia di malattie zoonotiche potenzialmente pandemiche e trasmissibili all’uomo.

Oppure il progetto “Rays of Hope”, raggi per la speranza, per sviluppare e migliorare le capacità dei Paesi in via di sviluppo nella lotta contro il cancro, con l’utilizzo di tecniche diagnostiche e terapeutiche radiogene e nucleari.

Voglio poi menzionare la creazione del programma Marie Skłodowska-Curie Fellowship, grazie al quale giovani donne da tutto il mondo hanno la possibilità, da alcuni anni, di ricevere un importante sostegno economico per laurearsi in discipline STEM con una formazione in ambito nucleare. Lanciato nel 2020 da Sua Eccellenza Grossi ha già supportato più di 210 studentesse e altre 150 si aggiungeranno entro la fine dell’anno. E tra le prime laureate che hanno sfruttato questo percorso è un sincero piacere per me poter annoverare anche Benedetta Brusasco, che oggi è qui con noi. È una nostra alunna ingegnere nucleare e attualmente è impiegata presso i laboratori IAEA di Seibersdorf, vicino a Vienna. Benedetta ci ha anche raccontato la sua storia partecipando all’iniziativa “Il Politecnico delle donne” e, se non avete ancora avuto modo di guardare il suo contributo, io vi invito a farlo perché lo considero una fonte di ispirazione unica. Grazie Benedetta.

Oggi, in questa data e in questo luogo altamente simbolici, ho anche l’opportunità e l’onore di ricordare e rivendicare con orgoglio il profondo legame che lega tutto questo all’Italia e in particolare al Politecnico di Milano. L’Italia ha avuto un ruolo di grande rilevanza nello sviluppo delle conoscenze e delle tecnologie nucleari. Gli studi pionieristici negli anni ’30 da parte del Gruppo di ricerca guidato da Enrico Fermi, i famosi “Ragazzi di via Panisperna”, hanno gettato le basi teoriche e sperimentali per lo sviluppo di numerosi settori dell’ingegneria nucleare, dalla produzione di energia allo studio dei materiali, alle applicazioni in ambito medicale. Pochi anni più tardi, in quel 2 dicembre 1942 che ho già avuto modo di ricordare, nel corso delle drammatiche vicende del Secondo conflitto mondiale, Fermi si ritrova a Chicago ed è a capo dell’esperimento che mostra la possibilità di realizzare e controllare con successo la prima reazione nucleare a catena. Perché proprio lui?

In un campo di studio che evolveva continuamente, Fermi era probabilmente l’unico al mondo in grado di conoscere completamente tutta la materia necessaria. Era allo stesso tempo un brillante sperimentatore e un grande teorico e, da primo titolare di una cattedra in fisica teorica in Italia, contribuisce con le sue ricerche a fondare la moderna ingegneria nucleare. Alle 15:55 di quel giorno Fermi ordinò lo spegnimento della pila, così volle chiamarla, che aveva funzionato, cito testualmente, “perfettamente al primo tentativo, mettendo a frutto decenni di scoperte ed esperimenti”. L’uomo aveva così controllato la liberazione dell’energia del nucleo atomico. È rimasta celebre la telefonata, in codice naturalmente, con cui il successo dell’esperimento fu annunciato: “Le interesserà sapere che il navigatore italiano è sbarcato nel Nuovo Mondo”.

Nei decenni seguenti l’Italia consegue numerosi importanti risultati nel settore nucleare. Mi voglio soffermare solo su alcuni di essi. È tra i sei paesi membri fondatori dell’EURATOM, i Trattati di Roma del 25 marzo 1957. Negli anni ’60 diventa per alcuni anni il terzo produttore al mondo di energia elettrica da fonte nucleare. Avvia e consolida un corposo programma di ricerca nell’ambito della fusione nucleare, che la colloca ancora oggi tra i principali paesi in Europa e nel mondo in questo settore. Sviluppa, fino a diventare paese leader a livello mondiale, numerose competenze e centri per lo sfruttamento delle tecnologie nucleari in ambito medicale.

In questo contesto il Politecnico di Milano assume da subito un ruolo di guida nella formazione e nella ricerca in ambito nucleare in Italia. È infatti la prima università italiana a dotarsi di un corso di laurea in Ingegneria Nucleare, avviato in via sperimentale negli anni ’50 e ufficialmente aperto nel 1960. Ed è anche la prima università a dotarsi di un reattore nucleare per la didattica e per la ricerca: il reattore L54, che ha operato per i suoi vent’anni di licenza dal 1960 al 1980 a poche centinaia di metri da qui, al Centro Studi Nucleari Enrico Fermi, CESNEF per tutti noi, e che oggi Rafael Mariano Grossi ha avuto modo di visitare.

Oggi la Laurea magistrale in Nuclear Engineering è la più frequentata in Italia, ed è tra le maggiormente frequentate in Europa. Più di 300 nuove matricole negli ultimi quattro anni accademici. Il Poli ha recentemente investito in modo importante per la realizzazione di nuove infrastrutture e laboratori presso il Campus Bovisa, nel Dipartimento di Energia – abbiamo sentito l’introduzione del nostro Direttore – grazie ai quali potrà garantire, anche in futuro, la disponibilità di un contesto ideale per lo sviluppo di formazione e di ricerca nel più ampio spettro possibile delle tecnologie nucleari. Il Poli è membro del CIRTEN, il Consorzio Italiano Interuniversitario per la Ricerca Tecnologica Nucleare, di ENEN, lo European Nuclear Education Network, di FuseNet, lo European Fusion Education Network, e ospita molti gruppi e progetti di ricerca attivi in ambito nucleare, con numerosi successi nei bandi Horizon2020 ed FP9, e con un forte coinvolgimento nel programma EUROfusion. Oggi Rafael Mariano Grossi ha potuto toccare con mano, prima di questa cerimonia, la vivacità culturale del Poli e il forte interesse dei suoi studenti, di ingegneria nucleare e non solo, nei confronti delle tematiche nucleari, della IAEA e pure della sua persona.

Oggi siamo quindi orgogliosi di collegare questa nostra storia alla figura di Rafael Mariano Grossi e di averlo come nostro alunnus Ingegnere Nucleare. Egli avrà l’opportunità di rappresentare, d’ora in poi, anche il Poli nella sua futura attività di promozione ai più alti livelli possibili del ruolo e dei valori associati all’ingegneria nucleare.

Ed è per tutti questi motivi che, con convinzione e con orgoglio, il Politecnico di Milano gli conferisce il titolo di Laureato ad honorem in Nuclear Engineering e lo accoglie con gioia all’interno della propria famiglia. Vi ringrazio.

Prof. Antonio Capone:

La parola ora a Rafael Mariano Grossi per la lectio magistralis, prego.

Rafael Mariano Grossi:

Buongiorno a tutti. Vorrei innanzitutto esprimere la mia gratitudine per questo importante riconoscimento al Ministro per l’Università e la Ricerca, al Rettore del Politecnico di Milano, Professor Ferruccio Resta, alla Scuola di Ingegneria Industriale e dell’Informazione e al professor Matteo Passoni, grazie Matteo, Presidente del Corso di laurea magistrale in Ingegneria Nucleare, ai professori Capone, Lozza, agli amici… tutti. Poiché sono cresciuto in Argentina e con l’orgoglio di essere il nipote di una famiglia di emigrati piemontesi, ho sempre percepito l’Italia come parte integrante della mia vita e come mio Paese di origine. I primi punti di riferimento culturali della mia vita sono stati Dante, Leonardo – Piazza Leo, mi hanno detto – e Caterina de’ Medici.

Ho affinato la mia conoscenza della lingua italiana grazie alle animate discussioni intrattenute durante i pranzi della domenica ospitati dai miei nonni a Buenos Aires. Le vicende della politica italiana erano oggetto di appassionate discussioni allo stesso modo di quelle argentine… e non c’era sicuramente tempo per annoiarsi. Naturalmente, è il caso di dirlo, il mio cuore batte per la squadra argentina, l’Albiceleste, e allo stesso modo per la Squadra Azzurra.

Quindi, spero che possiate portare pazienza con il mio italiano che sento mia lingua madre e sorvolare sugli errori che potrei fare causa il tempo trascorso dalla mia giovinezza. Ci sono molti motivi per i quali mi sento profondamente onorato di ricevere questa laurea honoris causa dal Politecnico di Milano. Vorrei menzionarne due in particolare.

Innanzitutto, perché questo titolo accademico onorifico mi viene conferito da un’università, che è stata la culla della scienza nucleare in Italia, lo hai detto. In secondo luogo, perché un corso di formazione universitaria magistrale in Ingegneria Nucleare, il primo in Italia e uno dei più prestigiosi in Europa, ha scelto di conferire a me, un diplomatico, lo straordinario privilegio di una laurea ad honorem in Ingegneria Nucleare. Lasciatemi dunque cominciare con una piccola storia che, sono sicuro, vi sarà familiare.

Nel 1957, alcuni anni dopo la morte di Fermi, questa università decise di fondare il primo Istituto di scienze nucleari in Italia; avendo ottenuto il consenso della moglie, Laura, l’Istituto fu denominato Centro Studi Nucleari Enrico Fermi. Un nome importante che, come disse il Rettore, Professor Gino Cassinis, nel suo discorso di inaugurazione del centro nel 1960, non voleva solo manifestare la gratitudine e l’omaggio al grande scienziato, ma intendeva rappresentare un impegno e una responsabilità alle quali assolvere e fare onore. Per più di sessant’anni il vostro istituto ha mantenuto viva la fiamma della conoscenza che animò Fermi; avete fatto più che onore al suo nome.

È anche merito del vostro lavoro se, nonostante i corsi e ricorsi della politica, l’Italia rimane oggi solidamente un Paese di riferimento a livello globale nel settore nucleare, anche se non vi sono più impianti di potenza in esercizio.

Il contributo dell’Italia alle scienze e tecnologie nucleari non è più solamente rappresentato dal contributo di Fermi e dei Ragazzi di via Panisperna; bensì, ogni anno questo grande Paese forma ingegneri nucleari che partecipano attivamente all’avanzamento delle scienze e delle applicazioni delle tecnologie nucleari in Italia e nel mondo. Poter annoverarmi tra i membri onorari di quel gruppo di ragazzi è veramente un onore speciale. Lasciatemi dire, anzi promettere fin da subito, che non intendo minimamente tentare di utilizzare il mio titolo di ingegnere per progettare un reattore nucleare, lo posso dire già. Invece, accetto con gratitudine la vostra generosità e interpreto questo titolo sia quale riconoscimento personale, sia come simbolo di un impegno e di una responsabilità da onorare per il resto della mia vita. 

Verso la fine della sua vita, Fermi tenne una lezione a un gruppo di fisici. Disse loro: “ciò che tutti noi speriamo con fervore è che l’uomo sia presto abbastanza adulto da fare un buon uso dei poteri che acquisisce sulla natura”.

Nel mio vocabolario personale, la speranza è in realtà l’azione. Ora, forse più che mai, dobbiamo fare buon uso delle scienze e della tecnologia nucleare affinché esse possano giocare un ruolo fondamentale nella soluzione delle crisi globali, anziché contribuire a peggiorarle. Per raggiungere tale obiettivo c’è bisogno di ingegneri nucleari appassionati della propria professione, ma anche di molti altri tipi di esperti, dagli ispettori nucleari agli scienziati, dai tecnici specializzati del settore nucleare ai funzionari pubblici. La missione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica è unire tutte queste professionalità nel perseguimento di applicazioni nucleari accessibili a tutti, in ogni continente e in ogni forma di promozione dello sviluppo, dalle centrali alle cure radioterapiche per il cancro, e tutto ciò che vi passa in mezzo. L’AIEA l’ho detto agli studenti oggi, è come una moneta, ha due facce.

Da una parte siamo l’organo di vigilanza mondiale, il Nuclear Watchdog, dedicato a verificare che gli Stati non sviluppino armi nucleari. I nostri ispettori di salvaguardia nucleare compiono verifiche sul campo su un numero sempre maggiore di installazioni e materiali nucleari in tutto il mondo. Dall’altra parte, l’AIEA promuove lo sviluppo internazionale offrendo assistenza tecnica ai Paesi volta ad assicurare un utilizzo sicuro ed efficace delle tecnologie e delle applicazioni nucleari nel campo dell’energia, della medicina, dell’alimentazione e delle scienze ambientali ed umane.

Nella primavera del 2021, nel periodo in cui la pandemia del COVID 19 si espandeva nel mondo, l’AIEA ha lanciato quello che sarebbe divenuto il nostro più esteso progetto di emergenza, inviando macchinari per la codifica e la diagnosi di malattia RT-PCR, kit diagnostici e diffondendo conoscenza scientifica ad esperti di 130 paesi.

In modo analogo, la nostra agenzia ha decine di anni di esperienza nell’assistenza tecnica collegata alla medicina nucleare e alla radioterapia contro il cancro. Attraverso la nostra iniziativa strategica, che ho lanciato ad Addis Abeba all’Unione Africana, chiamata “Rays of Hope”, raggi di speranza, che ho lanciato quest’anno, faremo ancora di più in questo campo.

Le applicazioni delle scienze nucleari sono talmente estese da essere rilevanti per il raggiungimento di più della metà dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Uno dei principali campi di applicazione è sicuramente la produzione di energia nucleare. In tale campo l’AIEA supporta i paesi durante l’intero ciclo del combustibile nucleare, in tutte le fasi dello sviluppo del loro programma nucleare, assicurando che la sicurezza e la salvaguardia nucleari siano sempre una priorità.

Ritornerò sul tema dell’energia nucleare, che oggi è molto rilevante, ma prima lasciatemi dire quanto io sia lieto che il Politecnico di Milano diventerà un “collaborating center” dell’AIEA, aiutandoci così a fare ancora meglio nei programmi di formazione e condividendo le proprie competenze e risorse in aree di intervento cruciali per l’Agenzia. Cari amici, ci troviamo oggi immersi in quel che sembra un momento difficile, forse decisivo, della storia. È dunque utile ricordare che le prospettive legate alle scienze nucleari e all’AIEA stessa, furono anch’esse frutto di un chiaro punto di svolta storico nel passato.

Nel 1957, lo stesso anno in cui questa università decide di fondare il CESNEF, Vienna, la nuova casa dell’AIEA, stava appena riemergendo da un decennio di occupazione conseguente alla Seconda guerra mondiale. Nei continenti africano e asiatico i vari paesi stavano forgiando un nuovo futuro, indipendente dal dominio coloniale, nell’Unione Sovietica, negli Stati Uniti, nel Regno Unito le prime centrali nucleari stavano già producendo energia e nella comunità scientifica era palpabile il senso che il futuro fosse pieno di prospettive per le applicazioni nucleari.

Ma con il trauma della bomba nucleare ancora presente nelle coscienze e nei cuori delle popolazioni, lo spettro del conflitto nucleare dispiegava al contempo un’ombra sul potenziale di sviluppo futuro. Il mondo aveva bisogno di uno strumento per prevenire il potere distruttivo delle armi nucleari e al contempo crescere e diffondere il potenziale tecnologico dell’energia nucleare impiegata a fini pacifici e di sviluppo.

L’AIEA veniva fondata in tale contesto e 13 anni più tardi il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari entrò in vigore. Negli scorsi sessant’anni l’AIEA e il Trattato di non proliferazione hanno enormemente contribuito alla sicurezza ed al benessere di miliardi di persone. I timori di proliferazione nucleare degli anni ’50 e ’60 non si sono, fortunatamente, materializzati, ma siamo oggi costantemente testati. Nel prolungato caso della verifica sulla natura pacifica del programma nucleare iraniano, l’AIEA continua a lavorare in modo equo, ma risoluto, con l’Iran. Sto concedendo al Paese ogni possibile opportunità per chiarire le nostre perplessità e fornire le informazioni mancanti nel rispetto degli adempimenti dell’Accordo di salvaguardia siglato tra l’Iran e l’AIEA. Sfortunatamente, dal 23 febbraio 2021 l’Iran non sta assolvendo ai propri obblighi. Di conseguenza, per quasi due anni l’AIEA non è stata in grado di effettuare verifiche e monitoraggi relativi alla produzione e all’inventario di centrifughe, acqua pesante, concentrato di minerale di uranio, inclusi cinque mesi nei quali il nostro equipaggiamento di sorveglianza è stato disinstallato. Ogni giorno che passa senza registrare alcun progresso rende il nostro compito di verificare la natura pacifica del programma nucleare iraniano più difficile. L’Iran oggi possiede abbastanza materiale nucleare per produrre più che una bomba. Questo non vuol dire che ne stiano costruendo una, ma voglio essere completamente trasparente. 

Continua a destare preoccupazione anche l’uscita della Corea del Nord dal Trattato di non proliferazione e l’espulsione dei nostri ispettori nucleari, che perdura dal 2009. Continuiamo a monitorare, al di fuori del loro confine, il sempre crescente programma nucleare nordcoreano, che viola molteplici risoluzioni delle Nazioni Unite. I nostri ispettori sono pronti a ritornare nel Paese ove la situazione lo permettesse nuovamente.

L’Ucraina: l’attuale conflitto sta intaccando norme consolidate e sta infrangendo in modo estremamente preoccupante tabù concernenti l’uso delle armi nucleari. In tutto ciò, potenti spinte politiche, sociali e tecnologiche stanno mettendo in discussione l’importanza delle azioni multilaterali ed alcuni osservatori sostengono che la stiano seriamente compromettendo. In tale situazione è fondamentale che le istituzioni internazionali, quali l’AIEA e i suoi esperti, che siano diplomatici, ingegneri, scienziati, rimangano indipendenti, imparziali, risoluti e proattivi. Dobbiamo essere parte integrante di una soluzione nel momento in cui essa è maggiormente necessaria, anche se ciò significa intraprendere percorsi inesplorati. Non è abbastanza arrivare sulla scena e registrare l’accaduto o raccogliere i cocci.

Oggi noi dobbiamo essere sul posto prima, durante e dopo l’accaduto. Dobbiamo garantire la nostra presenza costante. Permettetemi di darvi come esempio una delle sfide più cruciali ed immediate che ci attendono, dalla quale dipendono le vite di migliaia di persone e che determinerà il futuro dell’energia nucleare e della nostra abilità di usarla per mitigare il cambiamento climatico. Sto parlando della sfida di garantire la sicurezza delle centrali nucleari situate oggi al fronte del conflitto in Ucraina. Prima parlare dell’operato dell’AIEA in questo contesto, permettetemi di riconoscere lo straordinario coraggio dei nostri colleghi ucraini, normali ingegneri nucleari come voi e operatori che ogni giorno compiono straordinari atti di eroismo, in particolare alla centrale di Zaporizhzhia. La situazione a Zaporizhzhia non ha precedenti, mai prima d’ora uno dei paesi con un programma nucleare così sviluppato è stato coinvolto in un conflitto armato. Mai prima d’ora una centrale nucleare è stata ripetutamente bombardata e isolata dalla rete elettrica. Mai prima d’ora un team di ingegneri nucleari è stato costretto a lavorare in tali condizioni pericolose e inumane. Mai prima d’ora i sette pilastri della sicurezza nucleare stabiliti dall’AIEA sono stati pregiudicati così frequentemente. Mai prima d’ora il Direttore generale dell’AIEA ha condotto in prima persona una missione ricognitiva al fronte di un conflitto armato alla guida di esperti dell’Agenzia in elmetto, giubbotto antiproiettile, attraversando una terra di nessuno sotto il fuoco degli eserciti. Mai prima d’ora l’AIEA ha mantenuto una presenza costante per vigilare su una centrale nucleare sotto attacco.

Ma sono convinto che i “mai prima d’ora” non debbano fermarci. Dobbiamo agire per essere efficacemente al servizio dei nostri Stati membri e della comunità nucleare. Dobbiamo agire, dobbiamo fare ogni cosa per proteggere vite e popolazioni da un incidente nucleare. Dobbiamo agire affinché le tecnologie nucleari possano realizzare il loro contributo a un mondo migliore, più sostenibile. Dobbiamo agire affinché le istituzioni internazionali mantengano la propria rilevanza in frangenti di reali crisi internazionali. Dobbiamo agire perché solo agendo possiamo sostenere gli ideali del multilateralismo. Dobbiamo agire perché le azioni generano speranza e la speranza genera i cambiamenti, anche nelle situazioni più difficili. È per questo che, nonostante le critiche ricevute da alcuni, continuo in prima persona a negoziare ai massimi livelli con i rappresentanti dell’Ucraina e della Federazione Russa, affinché venga istituita al più presto una zona di protezione e salvaguardia nucleare attorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia.

Il nostro lavoro a sostegno della cooperazione e sviluppo internazionale può sembrare non avere lo stesso impatto che ispezionare una centrale nucleare in un teatro di guerra attraverso una serie di check point militari. Ma mi sento altrettanto dedicato all’importante ruolo di sostenere il settore energetico e gli enti di controllo nazionali in aree quali, per esempio, l’implementazione efficiente e sicura di reattori modulari di piccola taglia SMRs. E anche in questo campo vi sono delle sfide da affrontare, di diversa natura ma altrettanto importanti. Per questa ragione stiamo discutendo con le autorità di controllo nucleari dei paesi di tutto il mondo al fine di armonizzare i regimi regolatori sugli SMRs. E parallelamente stiamo riunendo i principali attori dell’industria nucleare internazionale e discutendo con loro su come standardizzare i processi di costruzione e qualifica dei componenti, la validazione dei codici di calcolo per la progettazione e tanto altro. E adesso che sono ingegnere posso farlo più facilmente!

Questo è chiaro. L’interesse verso gli SMRs è tale che, a cadenza quasi settimanale, un ministro per l’energia di un paese in via di sviluppo ci contatta per chiedere quando questi reattori saranno disponibili. L’AIEA sta lavorando con un gruppo che comprende più di 1/3 dei paesi africani che sta attivamente valutando la possibilità di adottare l’energia nucleare con questa tecnologia. Pochi giorni fa, Matteo l’ha detto, sono tornato dalla Conferenza annuale della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, la Cop27, tenutasi a Sharm, in seno alla quale l’AIEA ha gestito per la prima volta un proprio padiglione dedicato al nucleare. La nostra presenza a questo evento è un segno tangibile del fatto che vogliamo sfruttare la nostra voce per portare l’energia nucleare ad ogni tavolo di discussione sulle politiche energetiche per fronteggiare il cambiamento climatico. Il peggioramento dell’emergenza climatica e la crisi energetica in corso stanno orientando sempre più paesi verso il nucleare, sia nel considerare l’estensione dell’operatività di centrali già esistenti, sia lo sviluppo di nuovi programmi di produzione di energia nucleare. I 400 e più reattori ad oggi in attività producono il 10% dell’elettricità generata globalmente e il 25% dell’energia generata da fonti a basse emissioni di carbonio.

Metà dell’energia a basse emissioni di carbonio prodotta qui in Europa è di origine nucleare e naturalmente l’Italia ne importa una parte. L’energia nucleare prodotta oggi nel mondo consente una riduzione netta di emissioni equivalente alla quantità di emissioni totali prodotte da tre delle principali potenze economiche europee: Regno Unito, Francia e Italia.

Gli analisti, inclusi quelli dell’AIEA, hanno rivisto al rialzo le loro proiezioni ed ora stimano che la produzione di energia nucleare sarà più che raddoppiata entro l’anno 2050. Ciò comporterà un significativo cambiamento rispetto ai vent’anni passati, nei quali la produzione di energia nucleare è rimasta stabile in virtù del contro bilanciamento tra ambiziosi programmi di espansione in alcuni paesi, la Cina, e cessazioni della produzione in altri, la Germania.

In questo momento oltre 50 nuovi reattori nucleari sono in fase di costruzione in 18 paesi e altri 30 paesi stanno considerando o stanno già pianificando l’introduzione di programmi di produzione di energia nucleare.

I governanti dei diversi paesi stanno gradualmente prendendo consapevolezza delle molteplici applicazioni dell’energia nucleare, che vanno dalla desalinizzazione dell’acqua alla produzione di idrogeno per rendere eco sostenibili settori industriali di più difficile conversione, fino alla produzione di calore. Ma il contributo delle applicazioni non elettriche dell’energia nucleare è purtroppo ancora sottovalutato e il suo potenziale non è ancora sfruttato appieno.

La nostra iniziativa “Atoms4NetZero” permetterà ai paesi che lo vogliano di valutare il contributo che l’energia nucleare può apportare al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale e autosufficienza energetica nei rispettivi territori.

Spero che questi esempi siano utili a farvi percepire l’importanza fondamentale del lavoro che svolgete al Politecnico di Milano, per molte persone in tutto il mondo e per le future generazioni. Viviamo in un periodo storico entusiasmante per il settore nucleare. Il mondo ha bisogno anche di voi, come non mai.

Ogni contributo è rilevante. Non esiste una ricetta magica. Al contrario, esiste un gruppo di professionisti, ingegneri, ispettori, funzionari pubblici, legali, accademici, esperti di comunicazione che devono lavorare insieme per un risultato comune. Inoltre, non possiamo permetterci di avere ancora così poche donne nella nostra comunità nucleare.

Fermi, Fermi aveva soltanto Leona Woods, l’unica donna nella squadra di Fermi che costruì e sperimentò il primo reattore nucleare. A esattamente 80 anni dal successo di Fermi abbiamo ancora un forte sbilanciamento di genere nel nostro settore.

Abbattere le barriere che ostacolano una maggiore partecipazione femminile al settore nucleare non è soltanto un buon obiettivo da perseguire, è anche l’unico modo in cui il nucleare, come tanti altri settori, può esprimere il suo pieno potenziale.

E per questo motivo il programma di Fellowship della AIEA dedicato a Marie Skłodowska-Curie sta offrendo borse di studio a centinaia di donne per il perseguimento dei loro studi universitari a livello di master nel settore nucleare e la nostra nuova iniziativa Lise Meitner offrirà nuove opportunità a giovani professioniste all’inizio della propria carriera. Lise Meitner è un chiaro esempio di come il contributo offerto da scienziate donne sia stato ignorato per molto tempo: lavorava con Otto Hahn, ma non ha potuto ricevere il Nobel con Otto Hahn perché era una donna.

Lasciatemi dunque sfruttare l’occasione per citare lei ed altre, come Emmy Nother, Maria Goeppert Mayer, Marietta Blau, Tatiana Ehrenfest-Afanaseva e Ida Tacke Noddack, che hanno dato un contributo fondativo al nostro settore. Ciò mi riporta al significativo riconoscimento che avete voluto concedermi.

Grazie ancora per questo onore. Mi riprometto di farne buon uso, come costante promemoria dell’importanza del lavoro che insieme svolgiamo nel realizzare la fulgida prospettiva di Fermi e di tutti gli scienziati e le scienziate che hanno contribuito alle straordinarie scoperte ed evoluzione in campo nucleare e che rappresentano una vera promessa per il futuro. Politecnico di Milano, il futuro è adesso. Grazie.

Prof. Antonio Capone:

Dopo questa intensa ed emozionante lectio, il mio compito è quello di leggere le motivazioni ufficiali per il conseguimento della laurea honoris causa. La Scuola di Ingegneria Industriale dell’Informazione conferisce la Laurea magistrale ad honorem in Nuclear Engineering a Rafael Mariano Grossi, Direttore generale della International Atomic Energy Agency dal 2019, come riconoscimento delle esemplari iniziative di promozione e diffusione dell’uso pacifico delle scienze e tecnologie nucleari, con applicazioni di fondamentale rilevanza in settori cruciali per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile stabiliti dalle Nazioni Unite. Partendo dal suo profilo di alto diplomatico, con esperienza pluridecennale in ruoli di responsabilità presso importanti organismi nazionali e internazionali, durante il suo esercizio come Direttore generale, Rafael Mariano Grossi è stato in grado di incidere in modo straordinario ed efficace nei seguenti ambiti, che costituiscono indubbi meriti specifici per l’attribuzione della Laurea magistrale ad honorem in Nuclear Engineering.

Sviluppo e valorizzazione di iniziative di IAEA per la diffusione delle competenze nucleari su tutti i fronti di interesse per lo sviluppo sostenibile dell’umanità e in tutti i paesi del mondo, dalle applicazioni in campo energetico a quelle in campo medico e zoonico, in agricoltura e sicurezza alimentare, fino alla tutela del patrimonio culturale, anche al fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Promozione di numerose iniziative avviate dalla IAEA per valorizzare il ruolo dell’ingegneria nucleare nell’ambito delle iniziative di contrasto e mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, quali il supporto all’energia nucleare come fonte pulita e sostenibile, l’applicazione di tecniche nucleari per lo sviluppo di una agricoltura sostenibile e resiliente, lo studio degli ecosistemi marini e dell’acidificazione degli oceani, l’impatto dell’anidride carbonica su scala globale. 

Il coinvolgimento diretto in prima persona per promuovere l’impiego pacifico e in sicurezza delle tecnologie nucleari, facilitando la collaborazione tra industria, operatori ed enti di controllo per meglio sfruttarne il potenziale. Il coinvolgimento diretto, anche con attività di verifica in prima persona, in fondamentali azioni di deterrenza della proliferazione nucleare, di sicurezza nucleare e di gestione di crisi internazionali, con aspetti legati al coinvolgimento di tecnologie nucleari, sempre caratterizzato da forte imparzialità ed indipendenza e una particolare attenzione per la sicurezza degli operatori, siano essi appartenenti a IAEA o altri enti. La promozione di iniziative volte a colmare il divario di genere in ambito nucleare, attraverso l’istituzione del programma IAEA di borse di studio Marie Skłodowska-Curie Fellowship Program, dedicato al supporto del percorso formativo di studentesse di tutto il mondo in discipline nucleari e l’istituzione, recentemente annunciata, del Lise Meitner Program, volto al consolidamento della presenza di donne di talento nel settore nucleare. 

La rilevanza di queste iniziative, l’importanza dei settori nei quali esse si collocano e il contributo specifico di Rafael Mariano Grossi si conciliano completamente con gli obiettivi formativi e culturali del Corso di laurea magistrale in Nuclear Engineering e costituiscono un esempio unico ed illuminante di esercizio effettivo delle funzioni di un ingegnere nucleare, fonte di ispirazione per tutti coloro che operano in questo settore e soprattutto per le future generazioni di studenti. Grazie.

La prego di alzarsi. Per l’autorità conferitami dalle leggi dello Stato, in nome della Repubblica Italiana, conferiscono a Rafael Mariano Grossi la Laurea magistrale ad honorem in Nuclear Engineering. Il laureato si potrà avvalere del titolo di dottore magistrale nelle forme, con le modalità e con la responsabilità previste dalla legge. Nello svolgimento del suo lavoro il Laureato ha già dimostrato la dignità che la professione di ingegnere comporta. Anche in futuro, nell’esercizio della sua attività, dovrà operare con la dignità che la professione comporta costantemente ispirandosi alle conoscenze scientifiche e alla sua coscienza, senza soggiacere ad interessi, imposizioni e suggestioni di qualunque natura.

Congratulazioni

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