Nella giornata di oggi 22 gennaio 2024 avverrà nella città metropolitana di Torino una prova del sistema di emergenza IT-alert, con la simulazione di un ipotetico incidente nucleare alla centrale di Saint Alban in Francia.
Test analoghi coinvolgeranno, nell’arco della settimana, ben 12 regioni italiane, dove verranno presi in considerazione altri due scenari di rischio, oltre a quello nucleare: il collasso di una grande diga e un incidente rilevante in uno stabilimento industriale. Per maggiori informazioni, riportiamo il sito di riferimento [1].
In merito al test piemontese, rileviamo come esso prenda in esame un’eventualità estremamente remota. Tutte le centrali europee sono infatti provviste di edifici di contenimento e altri sistemi di sicurezza che rendono assolutamente improbabile una dispersione di materiali radioattivi all’esterno dell’impianto, anche nel caso di un evento grave con fusione del nocciolo. Inoltre, anche nel peggiore incidente ipotizzabile, qualora si verificasse una fuoriuscita di radiazioni queste difficilmente raggiungerebbero il territorio italiano in quantità sufficienti a destare preoccupazione per la salute pubblica e tali da richiedere evacuazioni o assunzioni di farmaci.
IT-alert si configura come un importantissimo strumento di gestione delle emergenze ma alla luce di quanto precedentemente osservato, riteniamo che la sua diffusione debba accompagnarsi ad una adeguata e capillare campagna informativa sulle diverse tipologie di rischio a cui la popolazione è potenzialmente esposta, al fine di evitare falsi allarmi e situazioni di panico, con tutte le drammatiche conseguenze che ne potrebbero derivare.
Per quanto riguarda i rischi legati agli impianti nucleari, l’importanza di una corretta informazione è chiaramente riportata nel Piano Nazionale per la Gestione delle Emergenze Radiologiche[2], ove si sottolinea quanto la percezione del rischio radiologico/nucleare sia <<condizionata dalla scarsa conoscenza che si ha di esso ed è influenzata da elementi di natura socio-anagrafica, socio-culturale, socio-economica e socio-politica>>. Sempre nel documento (appendice 19) si legge come l’obiettivo strategico della comunicazione sia la <<prevenzione: accrescere cioè la consapevolezza del rischio nella popolazione e fornire un “pacchetto informativo” con una base di conoscenze sul rischio (cosa sapere) e sulle norme di comportamento in caso di incidente (cosa fare). Un cittadino informato, preparato e consapevole è un importante “alleato” per il sistema di protezione civile e contribuisce anche a facilitare la gestione delle operazioni in caso di emergenza. E’ particolarmente importante calibrare le attività di comunicazione e informazione preventiva alla popolazione in modo da non veicolare messaggi allarmanti senza, al contempo, rassicurare rispetto ai possibili rischi.>>
Non potremmo essere più d’accordo di così, ma notiamo come un siffatto sistema di comunicazione e informazione preventiva esista, per ora, solo sulla carta.
In assenza di una corretta informazione, un test di IT-alert come quello in programma in questi giorni potrebbe essere soggetto a interpretazioni non corrette o a facili strumentalizzazioni, come abbiamo peraltro già notato da parte di alcuni organi di stampa.
In particolare, è stata diffusa la possibilità di un test simile anche in Friuli-Venezia Giulia, in merito ad un ipotetico incidente alla centrale nucleare di Krsko, accostando tale test – che peraltro non appare affatto in programma sul sito IT-alert – al guasto occorso all’impianto sloveno lo scorso 6 ottobre [3]. Ricordiamo che la piccola perdita di acqua dal circuito refrigerante registrata in quell’occasione, e prontamente riparata nell’arco di poche settimane, non ha determinato alcuna fuoriuscita di radioattività all’esterno e pertanto non ha avuto alcuna conseguenza per l’ambiente e per le persone, nemmeno nelle immediate vicinanze dell’impianto. Di conseguenza, il sistema di allerta italiano in quel caso non avrebbe avuto alcuna ragione di entrare in funzione, nè lo avrebbe fatto in situazioni eventualmente anche più gravi, innescate per esempio da un terremoto, ma correttamente gestite dai sistemi di sicurezza di cui la centrale di Krsko è dotata.
In conclusione, chiediamo alla stampa di evitare – come al solito – facili sensazionalismi e accostamenti inappropriati, e raccomandiamo alle autorità di non perdere di vista l’obiettivo strategico della comunicazione in tema di rischi, non solo quelli legati alle tecnologie nucleari. Ricordiamo a titolo di esempio che solo in Friuli ci sono 29 stabilimenti a rischio di incidente rilevante, 15 dei quali di soglia superiore secondo la direttiva Seveso III, di cui nessuno tuttavia sembra preoccuparsi [4].
L’attenzione dei media rimane invece puntata verso un impianto nucleare che dista più di 100 km dal confine nazionale e che ha dato a più riprese dimostrazione dei suoi elevatissimi standard di sicurezza. E ciò nonostante continua a suscitare paure e preoccupazioni, alimentate purtroppo dall’ignoranza e dalla disinformazione, due piaghe su cui ancora si fa troppo, troppo poco.
[1] https://www.it-alert.it/it/notizia/it-alert-dal-22-al-26-gennaio-test-su-rischi-specifici-12-regioni/
[2] https://www.protezionecivile.gov.it/it/normativa/decreto-del-presidente-del-consiglio-dei-ministri-n-898-del-14-marzo-2022/
[3] https://www.ilgazzettino.it/nordest/pordenone/incidente_nucleare_krsko_friuli_prova_generale_sms_messaggi_quando_italert_slovenia-7884305.html
[4] https://www.mase.gov.it/pagina/inventario-nazionale-degli-stabilimenti-rischio-di-incidente-rilevante-0
Nucleare: perchè parlarne oggi? Conferenza a Perugia
Sabato 20 Gennaio alle ore 17:00, presso l’Oratorio Sant’Antonio di Perugia, in Corso Bersaglieri n.92, si svolgerà un evento sull’energia nucleare promosso dalle associazioni “Vivere Perugia” e “Borgo Sant’Antonio Porta Pesa”.
Verranno trattati i temi del cambiamento climatico e dell’impatto che l’energia nucleare può avere sulla decarbonizzazione del settore elettrico.
Si parlerà inoltre di radioattività e dei rischi dell’energia nucleare paragonati a quelli delle altre fonti energetiche, mettendo a confronto i luoghi comuni con le evidenze che emergono dai dati reali.
Introdurrà l’incontro Oscar Bigarini, Ingegnere Nucleare
Sarà relatore il nostro socio Massimo Burbi, Ingegnere Meccanico e Divulgatore Scientifico, autore dei numerosi articoli sulla radioattività pubblicati sul nostro sito.
Vi aspettiamo numerosi!
ITER: il cammino verso la fusione nucleare
Di Eleonora Agus Poletti
Nel sud della Francia, a Cadarache, gli scienziati di 35 nazioni stanno collaborando al progetto ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor) per creare quello che é attualmente il piú grande tokamak al mondo. Si tratta di un esperimento internazionale che ha l’obiettivo di dimostrare la fattibilità scientifica e tecnologica dell’utilizzo della fusione nucleare a confinamento magnetico per la produzione pacifica di energia.
La nostra socia Eleonora Agus Poletti si trova attualmente a lavorare a ITER e con il suo aiuto abbiamo organizzato a inizio novembre una visita riservata agli iscritti del Comitato Nucleare e Ragione. Oggi vi raccontiamo questa splendida esperienza e vi portiamo dietro le quinte del progetto.
La giornata è iniziata con il benvenuto del Direttore Generale Pietro Barabaschi, che si è intrattenuto con noi, mostrandosi molto interessato alla nostra associazione e all’impegno che da anni portiamo avanti nella divulgazione e nella promozione della cultura scientifica in ambito energetico.

Il pranzo è stato un’occasione per conoscere alcuni membri italiani dello staff e per approfondire con loro, in un contesto informale, i dettagli del progetto e la loro esperienza umana e professionale in questo esperimento.
La visita vera e propria è iniziata presso il Visitor Centre, con un’introduzione da parte di Eleonora Agus sulla fusione nucleare, sulle caratteristiche generali dell’esperimento ITER e le sfide che si stanno affrontando.
Le slide della presentazione sono disponibili a questo link.
Qui di seguito, invece, un video introduttivo sul nostro canale Youtube, sempre realizzato da Eleonora:


Il tour è proseguito con la visita agli assembly hall, che al momento rappresentano il cuore pulsante dell’esperimento: qui i componenti fondamentali della macchina, come i magneti toroidali, il thermal shield e i settori del vacuum vessel vengono testati, controllati e assemblati per essere poi trasportati nel pit, il pozzo dove allogerá il tokamak una volta interamente assemblato.
Abbiamo avuto la possiblità di conoscere il processo di assemblaggio e di affacciarci sul pit, attualmente senza settori, e venire a conoscenza delle grandi sfide ingegneristiche che il progetto comporta. Trovarsi davanti a un’opera talmente grande e complessa e ascoltare dagli addetti ai lavori il livello di precisione necessario per costruire e mettere insieme i diversi componenti, é stato davvero di grande impatto emotivo. Se non si ha l’occasione di ammirare l’impianto con i propri occhi, non è facile apprezzare l’incredibile sforzo ingegneristico che si cela dietro ogni dettaglio, e per questo motivo la visita é stata un vero privilegio per i partecipanti.




Ci siamo infine sposati al Magnetic Test Facility dove abbiamo assistito in diretta a un test di campo magnetico, in cui abbiamo potuto osservare l’intensità dei valori di campo impiegati per testare i materiali che verranno poi introdotti nel tokamak.

É stata davvero una bellissima esperienza! Non capita tutti i giorni di poter entrare cosí nel vivo di un esperimento internazionale e di poter ascoltare l’esperienza delle persone che ci lavorano e che con tanta passione e gentilezza ci hanno accompagnato per tutta la giornata, rispondendo alle tante nostre domande e curiosità. E’ stata un’accoglienza davvero inaspettata e gradita.
Per questo ringraziamo in particolare Eleonora, che ha promosso e organizzato l’evento, e tutto il personale conosciuto nel corso della giornata, in particolare Fabio, Francesco, Jack, Marco, Marco e Valentina.
La serietá con cui il progetto viene portato avanti e l’impegno nel raccontare la portata epocale di questa sfida tecnologica sono il messaggio di fiducia che ci portiamo a casa e che desideriamo condividere con i nostri lettori.
Continuate a seguirci per ulteriori aggiornamenti sul progetto ITER!

Visita al CIRENE per il Comitato!
di Enrico Corradini
Domenica 15 Ottobre 2023 siamo stati ospitati da SOGIN presso l’impianto CIRENE di Latina. Alla visita hanno partecipato venticinque ragazzi e ragazze incuriositi dalla possibilità unica di visitare un reattore nucleare, entrando in luoghi ove l’accesso è solitamente interdetto.
IL CIRENE è difatti un impianto unico nel suo genere: non essendo mai entrato in funzione è stato possibile visitare i locali adiacenti il reattore, le piscine di raffreddamento e la sala turbine, oltre alla sala di controllo e all’edificio esterno. Ciò ha reso possibile a chiunque una concreta comprensione dell’effettivo funzionamento, nonché dell’affascinante complessità dell’impianto, indipendentemente dal background di ognuno.
Ci teniamo a ringraziare SOGIN per l’opportunità. In particolare i nostri ringraziamenti vanno ad Agostino Pezone e Valerio Berardo, che ci hanno accompagnato nelle visite, sempre pronti a rispondere ad ogni domanda con professionalità e mostrando la loro esperienza nonché la loro passione e profonda conoscenza dell’impianto.
Siamo fortemente convinti che attività simili siano fondamentali per una corretta informazione delle persone. Sono oltretutto necessarie, al fine di abbattere la distanza e la diffidenza che le persone provano nei confronti di queste tecnologie.
Proprio per questo motivo ci stiamo muovendo per organizzare ulteriori visite per il 2024, continuate a seguire i nostri canali social per non perdere questa opportunità!







2023: L’anno più caldo mai registrato
di Massimo Burbi
Giugno 2023 è stato il giugno più caldo mai misurato [1].
Luglio 2023 è stato il luglio più caldo mai misurato [2].
Agosto 2023 è stato l’agosto più caldo mai misurato [3].
Settembre 2023 è stato il settembre più caldo mai misurato [4].
Ottobre 2023 è stato l’ottobre più caldo mai misurato [5].
Novembre 2023 è stato il novembre più caldo mai misurato [6].
E’ praticamente certo che il 2023 sarà l’anno più caldo mai registrato da quando abbiamo misure dirette (dal 1880) e al momento viaggia circa 1.46°C sopra i valori pre-industriali [7] non senza aver superato episodicamente quel grado e mezzo di riscaldamento che pochi anni fa avevamo fissato come limite da non superare e che, arrivati a questo punto, probabilmente sorpasseremo stabilmente già nel prossimo decennio [8].
Il 17 e il 18 Novembre scorsi, per la prima volta, la temperatura media del pianeta ha sfondato il muro dei 2°C di riscaldamento rispetto al periodo pre-industriale (1850-1900) [9].
Come facciamo a capire se è tanto o poco? davvero dobbiamo preoccuparci di una differenza di 1.5°C?
Per rispondere alla domanda torniamo indietro di 24,000 anni, nel pieno dell’ultima era glaciale, quando gran parte dell’Europa e del nord America erano ricoperte da ghiaccio, neve e tundra. Il livello del mare era talmente basso che la Gran Bretagna non era un’isola, ma era collegata al continente [10].
Domanda: quanto era più freddo il pianeta per portare ad un mondo così radicalmente diverso rispetto a quello che conosciamo?
Risposta: circa 6°C più freddo rispetto all’inizio del secolo scorso. [11][12].
Circa 6.0°C di temperatura media del pianeta sono la differenza tra un’era glaciale e il mondo che conosciamo, quello in cui si è sviluppata la nostra civiltà ed esistono l’agricoltura e gli insediamenti stabili.
L’alternanza di periodi glaciali e interglaciali è un fenomeno che avviene per via delle oscillazioni dell’orbita terrestre su cicli di decine di migliaia di anni. Le nostre emissioni di gas serra hanno fatto salire la temperatura media del pianeta di quasi un quarto della differenza che c’è tra un’era glaciale e il mondo in cui sono nati i nostri nonni e lo hanno fatto in poco più di un secolo. Guardiamo bene l’immagine seguente: quel tratto quasi verticale sulla destra è opera nostra e ci dice anche che Il 2023 non sarà solo il più caldo dal 1880 ad oggi, ma da decine di migliaia di anni [13] e il trend sta accelerando.
Se non cambiamo rotta potremmo arrivare a 4°C di riscaldamento entro fine secolo [14] e anche se il pianeta si riscalda tutto, non lo fa tutto allo stesso modo: per ogni grado in più di riscaldamento medio globale, l’Europa si riscalda circa di due [15] e l’Artico circa di quattro [16]. Questo è il muro su cui stiamo andando a sbattere.
Quindi sì, ci dobbiamo preoccupare eccome di una differenza di 1.5°C, ma in questo c’è anche una buona notizia: se ci stesse arrivando addosso un evento di estinzione e non potessimo fare niente per evitarlo a che servirebbe preoccuparsi? Il cambiamento climatico in atto è come un meteorite che ci siamo tirati addosso da soli, ma proprio perché ne siamo la causa abbiamo gli strumenti se non per evitarlo, almeno per attutirne l’impatto.
Ha senso preoccuparcene perché c’è qualcosa che possiamo fare, il problema è che non lo stiamo facendo: nel 2022 le emissioni di CO2 legate alla produzione e al consumo di energia hanno toccato il nuovo massimo storico di 36.8 miliardi di tonnellate [17], lo scorso maggio la concentrazione di CO2 in atmosfera è arrivata a 424 ppm (parti per milione) [18], livelli che la Terra non vedeva da milioni di anni e che la nostra specie non ha mai conosciuto da quando esiste [19].
Mentre tutto questo accadeva, la Finlandia metteva in funzione il reattore nucleare di Olkiluoto 3, che da solo fornirà il 14% dell’energia elettrica del paese, pari a 12tWh (12 miliardi di kWh) all’anno [20]. Questo reattore, da solo, eviterà l’emissione di 10-12 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 all’anno rispetto a produrre quella stessa energia con il carbone [21] e di oltre 6 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 rispetto a produrla con il gas.
La Finlandia, con il suo mix di nucleare e rinnovabili, tra maggio e ottobre 2023 ha oscillato tra 39 e 67 grammi equivalenti di CO2 per ogni kWh di energia elettrica consumata [22], contro i 300 grammi abbondanti dell’Italia [23] e gli oltre 350 della Germania [24].
Questo è un esempio di quello che possiamo fare: la differenza tra la semplice preoccupazione e l’azione.
Riferimenti
[1][2][3][4][5][6] https://data.giss.nasa.gov//gistemp/graphs_v4/
[7] https://climate.copernicus.eu/surface-air-temperature-november-2023
[8] https://news.stanford.edu/2023/01/30/ai-predicts-global-warming-will-exceed-1-5-degrees-2030s/
[10] https://vividmaps.com/last-ice-age-europe/
[11] https://www.nature.com/articles/s41586-020-2617-x
[12] https://news.arizona.edu/story/how-cold-was-ice-age-researchers-now-know
[13] https://www.nature.com/articles/d41586-021-03011-6
[14] https://scied.ucar.edu/learning-zone/climate-change-impacts/predictions-future-global-climate
[15] https://public.wmo.int/en/our-mandate/climate/wmo-statement-state-of-global-climate/Europe-2022
[17] https://www.iea.org/reports/co2-emissions-in-2022
[18] https://www.noaa.gov/news-release/broken-record-atmospheric-carbon-dioxide-levels-jump-again
[19] https://climate.nasa.gov/climate_resources/24/graphic-the-relentless-rise-of-carbon-dioxide/
[20] https://www.tvo.fi/en/index/production/plantunits/ol3.html
[22] https://app.electricitymaps.com/zone/FI
COP28, WNE2023 E GIORNATA AIN 2023: le impressioni di chi c’era
Queste ultime settimane del 2023 sono state dense di avvenimenti e di importanti incontri per la comunità nucleare e in particolare per il nostro Comitato.
Vogliamo quindi condividere in una diretta streaming martedì 19 alle ore 20:30, le esperienze che i nostri soci hanno vissuto alla COP28, alla WNE 2023 e alla Giornata AIN del 5 dicembre 2023.
Aurora Pinto ed Edoardo Ventafridda (soci del Comitato e cuori pulsanti dei Giovani Blu) ci racconteranno la loro settimana di full immersion nella COP28 di Dubai.
Alessio Iuvara (coordinatore della sezione di Roma del Comitato e fondatore di Caelus-Nuclear), Ludovica Tumminelli e Celine Conreau (di Women in Nuclear Italia) ci riporteranno le loro sensazioni e i “take away” dalla WNE 2023 di Parigi.
E per finire, il nostro presidente Pierluigi Totaro e Renzo Colombo, coordinatore della sezione di Milano del Comitato, ci daranno un quadro di quanto dibattuto durante la giornata AIN di Roma.
Modererà la serata Eleonora Agus, responsabile del team comunicazione della nostra associazione.
È un’ occasione unica per rivivere, dalle parole dei protagonisti, i maggiori eventi della seconda parte del 2023!
Vi aspettiamo numerosi sulla nostra pagina Facebook oppure sul nostro canale Youtube!
Rifiuti radioattivi: il governo pubblica finalmente la carta delle aree idonee!
A quasi dieci anni dalla pubblicazione dei criteri tecnici di localizzazione, la CNAI è pubblica. Ora un mese di tempo per le autocandidature.
Ci siamo! La CNAI – la Carta Nazionale delle Aree Idonee – è stata finalmente pubblicata ed è ora liberamente accessibile sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica!
Si tratta di una gestazione quasi decennale, se consideriamo che la Guida Tecnica n.29 di Ispra, riportante i Criteri tecnici di localizzazione dei siti idonei, era stata pubblicata il 4 giugno 2014.
Sulla base di questi criteri era seguita l’elaborazione della CNAPI – la Carta delle Aree Potenzialmente Idonee – che la SOGIN aveva consegnato ad ISPRA a gennaio 2015. Ne parlavamo con speranza in un nostro primo articolo dedicato a questo tema.
Da quel momento l’iter ha subito numerosi rallentamenti e tortuose deviazioni. Ci sono voluti sei anni prima che il Governo concedesse il nulla osta alla pubblicazione della CNAPI e del progetto preliminare. La successiva consultazione pubblica, avviata il 5 gennaio 2021 e conclusasi il 14 gennaio 2022, ha coinvolto Regioni, Enti locali e portatori di interesse, ed ha visto anche la partecipazione attiva della nostra associazione, che ha contribuito con un proprio scritto alla attività del Seminario Nazionale.
La prima versione di CNAI, elaborata dalla SOGIN a partire dalla CNAPI tenendo in considerazione le osservazioni emerse durante la consultazione, è stata consegnata al Governo il 15 marzo 2022 e da quel momento è stata sottoposta a una valutazione tecnica da parte dell’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione (ISIN), cui sono seguite richieste di modifiche e ulteriori approfondimenti e integrazioni.
Il tutto, come possiamo notare, ha richiesto un ulteriore anno e nove mesi di tempo, prima che la CNAI venisse definitiva approvata e pubblicata.
Ora cosa accadrà?
Gli enti territoriali hanno trenta giorni per presentare la propria autocandidatura. La grossa novità è che questa possibilità è aperta non solo ai Comuni le cui aree sono presenti nella CNAI (51 aree, rispetto alle 67 originarie della CNAPI) ma ad ogni altro Comune potenzialmente interessato. In questo secondo caso SOGIN e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica avvieranno una rivalutazione del territorio per verificarne l’idoneità.
La strada è finalmente in discesa?
E’ presto per dirlo. La storia del Deposito Nazionale ci ha di fatto abituato a interminabili periodi di attesa, che hanno purtroppo alimentato ed esacerbato le resistenze e le opposizioni, invece che ammorbidirle.
Riportiamo quanto avevamo scritto nel 2022: <<Festeggiamo ogni passo avanti nella speranza che nel frattempo sia maturata nei cittadini una maggiore consapevolezza sull’importanza di quest’opera e sulla sua utilità sociale e ambientale. Confidiamo che anche gli amministratori e i nostri rappresentanti politici sappiano agire con responsabilità, senza cavalcare o alimentare le paure dei cittadini, bensì cogliendo e comunicando le opportunità e i benefici che questa infrastruttura potrà portare sul territorio nel corso dei prossimi decenni. Certo, ci vuole un pizzico di coraggio e molta, molta lungimiranza. Doti rare, in questi tempi, e quanto accaduto negli ultimi 12 mesi non ci lascia molto fiduciosi. Ma chissà, che per una volta qualcuno non riesca a stupirci per davvero.>>
Sarà la volta buona?
Per maggiori informazioni sul Deposito Nazionale:
– La sezione del nostro sito dedicata al tema: https://nucleareeragione.org/speciale-deposito-nazionale/
– Le nostre videoFAQ.
– Il sito della SOGIN: https://depositonazionale.it/
Emergenze Radiologiche
di Matteo Frosini
Aggiornamento 19/11/2025: abbiamo pubblicato sul nostro canale Instagram alcuni quiz sulle tematiche trattate da questo articolo. Trovate i quesiti e le relative risposte scorrendo fino in fondo alla pagina. Se siete interessati alle puntate precedenti dei nostri quiz, potete leggere gli articoli correlati qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui.
Cosa si intende con “Emergenza radiologica”?
Nel 2020 in Italia è stata recepita la Direttiva Euratom che stabilisce le norme fondamentali di sicurezza per la protezione dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti per lavoratori e popolazione. Il concetto di “Emergenza” viene definito come “una situazione o un evento imprevisto e imprevedibile implicante una sorgente di radiazioni che richiede un’azione tempestiva intesa a mitigare gravi conseguenze avverse per la salute e la sicurezza della popolazione, la qualità della vita, il patrimonio o l’ambiente, o un rischio che potrebbe dar luogo a tali conseguenze avverse”.
Altra definizione importante per comprendere il concetto di situazione di emergenza è quella di “Incidente” descritto come “qualsiasi avvenimento non intenzionale le cui conseguenze o potenziali conseguenze sono significative dal punto di vista della radioprotezione o della sicurezza nucleare, e possono comportare dosi superiori ai limiti previsti dalla legge”.
Dunque l’incidente, per come è definito, può rappresentare la causa scatenante di un’emergenza, tutto dipende da come e in quanto tempo si interviene sull’evento incidentale. Si parla in tal caso di “Intervento” ovvero “attività umana intesa a prevenire o diminuire l’esposizione degli individui alle radiazioni dalle sorgenti che […] sono fuori controllo per effetto di un incidente, mediante azioni sulle sorgenti, sulle vie di esposizione e sugli individui stessi”.
Al fine di prevenire o bloccare le potenziali conseguenze di un incidente che coinvolga sorgenti di radiazioni possono essere attuate misure protettive o correttive: rispettivamente hanno il fine di evitare o ridurre le dosi da radiazioni alle quali si potrebbe essere esposti in una situazione di emergenza.
Come si classificano le Emergenze radiologiche?
Per classificare l’entità degli eventi nucleari e radiologici non-militari nel 1989 la IAEA ha sviluppato la Scala INES (International Nuclear and radiological Event Scale). Nato inizialmente come parametro applicabile ai soli incidenti avvenuti in centrali nucleari, è stato poi esteso anche ad altre situazioni come il trasporto o la detenzione di sorgenti di radiazioni.
Comprensiva di 8 livelli (da 0 a 7), è definita, come avviene per i terremoti, in scala logaritmica e distingue gli eventi in due categorie:
- GUASTI (da 1 a 3) tradotto dall’inglese “incident”;
- INCIDENTI (da 4 a 7) tradotto dall’inglese “accident”.
Il livello 0 descrive un evento senza conseguenze sulla sicurezza.
I livelli della Scala INES
Eccezione fatta per il livello 0, che non comporta conseguenze dal punto di vista della sicurezza, i livelli da 1 a 7 descrivono situazioni in cui la gravità dell’esposizione al rischio da radiazioni aumenta:
- Livello 1: Anomalia;
- Livello 2: Guasto, situazione in cui non si ha un impatto esterno allo stabilimento ma l’esposizione alle radiazioni viene contenuta al suo interno;
- Livello 3: Guasto grave, situazione in cui l’esposizione all’interno dello stabilimento è molto elevata e si ha una lieve fuoriuscita all’esterno;
- Livello 4: Incidente senza conseguenze significative all’esterno dell’impianto, situazione in cui si possono avere conseguenze fatali per i lavoratori dello stabilimento e impatto minore all’esterno. Un esempio di evento classificato di livello 4 è l’incidente di Tokaimura (Giappone) del 1999;
- Livello 5: Incidente con possibili conseguenze all’esterno dell’impianto, per cui si ha un limitato rilascio in atmosfera di materiale radioattivo ed esposizione significativa della popolazione. Un esempio è l’incidente di Goiania (Brasile) del 1987;
- Livello 6: Incidente grave, evento con un significativo rilascio di materiale radioattivo in atmosfera. Un esempio è l’incidente di Kystym (URSS) del 1957;
- Livello 7: Incidente catastrofico, con rilascio molto elevato di materiale radioattivo in atmosfera con effetti diffusi su ambiente e salute della popolazione. I due eventi ad oggi classificati di livello 7 sono l’incidente di Chernobyl (URSS) del 1986 e l’indicente di Fukushima Dai-ichi (Giappone) del 2011.
Dal punto di vista operativo, gli eventi classificati con livello 4 o superiore richiedono interventi immediati per ridurre l’esposizione dei lavoratori e degli individui della popolazione coinvolti.
Come far fronte ad un’Emergenza radiologica?
Le direttive internazionali in materia di radioprotezione, e quindi la legge italiana che le recepisce, prevedono la stesura di appositi piani di emergenza in tutti i casi in cui la presenza di sorgenti di radiazioni, in virtù della loro natura e del tipo di attività svolta, considerando tutte le ipotesi di incidente che possano coinvolgerle direttamente, comporta scenari di esposizione per lavoratori e individui della popolazione superiori ai limiti di legge. Con “Piano di emergenza” è definito “l’insieme delle misure e procedure da attuare per affrontare una situazione di esposizione di emergenza sulla base di eventi ipotizzati e dei relativi scenari”.
I Piani di emergenza si distinguono in interni, se riguardano incidenti che potenzialmente comportano superamenti dei limiti di dose nelle sole aree all’interno del perimetro dell’impianto in cui sono presenti le sorgenti di radiazioni, ed esterni se invece si possono stimare superamenti anche per gli individui all’esterno dell’impianto.
Gli scenari identificati a livello internazionale che possono comportare esposizioni alla popolazione superiori ai limiti stabiliti sono principalmente:
- Incidenti avvenuti al di fuori del territorio nazionale;
- Incidenti che coinvolgano navi a propulsione nucleare in aree portuali;
- Incidenti avvenuti nel corso di trasporto di materiale radioattivo;
- Rinvenimento di sorgenti orfane.
Nel 2023 in Italia è stato emanato il DPCM relativo all’adozione del Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari, nel quale sono definite le misure protettive volte alla riduzione del rischio di esposizione alle radiazioni.
Misure protettive in caso di emergenza
I criteri generici per l’adozione di misure protettive passano dalla definizione di “Dose proiettata”, ovvero la “dose che si prevede possa essere ricevuta in un intervallo di tempo dall’inizio dell’esposizione a seguito dell’incidente, da tutte le vie di esposizione, quando non vengono attuate misure protettive” espressa in mSv (milli-Sievert).
Le misure protettive considerate in caso di emergenza sono quelle riportate in tabella. In ogni caso l’intervento prevede l’applicazione delle norme generali di radioprotezione, che possono essere riassunte con Tempo – Distanza – Schermo.

L’evacuazione è una misura protettiva urgente attuata nella prima fase dell’emergenza con lo scopo di contrastare la via di esposizione per inalazione della nube radioattiva, con trasferimento in un centro di raccolta per un periodo temporale relativamente breve. La dislocazione invece prevede il trasferimento in un luogo diverso per un periodo di tempo prolungato.
Non occorre sottolineare come la misura protettiva fondamentale per l’attuazione del piano di emergenza sia l’informazione della popolazione. A questo scopo autorità come ISIN (Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione) e la Protezione Civile mettono a disposizione dei cittadini sui loro portali istituzionali spiegazioni molto utili per comprendere in modo semplice come comportarsi in caso di emergenza radiologica.
Le reti di monitoraggio
Ai fini della notifica di un evento incidentale l’Unione Europea ha sviluppato e adottato un sistema di scambio rapido di informazioni in caso di emergenza radiologica e nucleare denominato ECURIE (European Community Urgent Radiological Information Exchange), per cui ogni Stato membro ha l’obbligo di notificare immediatamente alla Commissione Europea e agli altri Stati membri eventuali incidenti e le misure adottate per la protezione della popolazione.
Per il monitoraggio continuo della radioattività in aria sono attive H24 reti gestite dall’ISIN:
- Rete REMRAD per l’analisi del particolato raccolto su filtro e determinazione di radioattività naturale e artificiale, con stazioni dislocate in punti strategici sul territorio (Torino, Sassari, Modena, Foggia e Trieste);
- Rete GAMMA per il monitoraggio della dose gamma da radioattività artificiale, con 61 rivelatori posti in siti del Comando dei Carabinieri e presso strutture delle ARPA/APPA.
Su più vasta scala è attiva la CTBTO (Comprehensive Nuclear Test-Ban-Treaty Organization), incaricata di garantire l’attuazione del trattato sull’abolizione dei test nucleari attraverso il Sistema Internazionale di Monitoraggio (SIM) e ispezioni in sito.
Questo articolo vi è piaciuto? Fateci sapere se vi interessa conoscere meglio alcuni degli incidenti radiologici che si sono verificati negli ultimi decenni.
Riferimenti:
- “Radioprotezione avanzata – Radionuclidi e acceleratori di elettroni fino a 10 MeV”, CISU, 2014
- D.Lgs. 31/07/2020 n. 101 – Attuazione della direttiva 2013/59/Euratom
- DPCM 14/03/2022 – Adozione del Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari
- DPCM 29/04/2022 – Determinazione dei livelli di riferimento per le situazioni di esposizione di emergenza radiologiche e nucleari e dei criteri per l’adozione di misure protettive da inserirsi nei piani di emergenza
- Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari (09/03/2022) – Dipartimento della Protezione Civile
Quante ne sai?
Abbiamo di recente lanciato sul nostro canale Instagram una serie di quiz a tema nucleare, con cadenza settimanale.
Ecco i quesiti proposti il 17 novembre 2025 (in grassetto le risposte corrette):
1) Cosa definisce una emergenza radiologica?
a – Variazione del livello di radiazioni
b – Procedura programmata di controllo
c – Evento imprevisto con emissione radioattiva
2) Quanti livelli comprende la Scala Ines?
a – 7
b – 5
c – 10
3) Quale rete ISIN monitora la dose gamma?
a – REMRAD
b – GAMMA
c – ECURIE
Settimo Milanese, Cologno e Torino: si divulga forte!
Contribuire a diffondere la conoscenza scientifica nel campo dell’energia nucleare rappresenta uno degli obiettivi principali della nostra associazione: è la passione che ci unisce e che portiamo avanti quotidianamente e con gratuità, rispondendo alle richieste di scuole, università, associazioni, circoli culturali ed ogni altra realtà che desideri il nostro contributo e le nostre competenze.
Oggi vi raccontiamo alcune iniziative di cui sono stati protagonisti i nostri soci nelle scorse settimane, rendendo disponibile ai lettori anche il materiale informativo, che aggiungiamo alla collezione nell’archivio del nostro sito.
Il primo evento si è svolto il 28 settembre. Iyed Boussaa, fisico teorico, e Riccardo Chebac, ingegnere nucleare, hanno partecipato a “La scienza risponde”, un evento promosso dalla Biblioteca Comunale di Settimo Milanese a margine di una serata dedicata alla figura di Oppenheimer. In quell’occasione i nostri esperti hanno potuto soddisfare tutte le curiosità sull’energia nucleare e sviscerare i dubbi che erano stati raccolti durante l’estate attraverso un box messo a disposizione all’interno della biblioteca.
Le slide dell’incontro sono disponibili a questo link.
Proseguiamo con la seconda iniziativa, svoltasi a Cologno Monzese il 29 settembre. Andrea Elia Montini, studente di ingegneria energetica presso il Politecnico di Milano, è stato ospite dell’associazione Auser per rispondere, assieme ad alcuni altri ragazzi del progetto “Giovani Blu”, a tutte le domande del pubblico – davvero partecipe e attento – relative ai temi del cambiamento climatico , delle radiazioni e dell’energia nucleare.
La presentazione è scaricabile a questo link.

Concludiamo con un’iniziativa davvero fuori dal comune, e che speriamosi possa replicare anche in altre occasioni, perchè ha attirato davvero molta curiosità, divertimento ed interesse. Si tratta dell’Escape Room a tema nucleare che i ricercatori e dottorandi del Dipartimento di Energia del Politecnico di Torino – alcuni dei quali nostri soci – hanno allestito in occasione della Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori.
<<Sei nella sala di controllo di una centrale nucleare durante un incidente: fai attenzione ai segnali e alle informazioni che troverai per rimettere in sicurezza l’impianto.>>
Non vi sta salendo la voglia?
Nella foto: Simone Bleynat, Roberto Bonifetto, Antonio Froio, Marco De Bastiani, Alex Aimetta, Davide Pettinari, Marco Caravello, Fabrizio Lisanti. Hanno contribuito anche Nicolò Abrate, Federico Ledda e Raffaella Testoni. Grazie a tutti!

Siete studenti? Fate parte di una associazione? Volete organizzare un evento con noi o invitarci ad una vostra iniziativa? Scriveteci!
Quanto è Radioattiva Roma?
di Massimo Burbi
Qualche settimana fa mi sono fatto una passeggiata nella “città eterna” indossando il mio dosimetro. Itinerario tipico del turista con macchina fotografica e gelato in mano: Colosseo, Fontana di Trevi, Piazza di Spagna, Via Condotti, Via del Corso, Piazza del Popolo e bighellonaggio vario tra Piazza San Pietro, Via della Conciliazione e Castel Sant’Angelo.
Risultato: una media di circa 0.20 μSv/h con punte intorno agli 0.40 μSv/h nella zona di Piazza San Pietro.
E’ tanto? E’ poco? Mettiamoci un po’ di contesto: Il grafico del rateo medio di dose da radiazione gamma della giornata (Immagine 2) parte dalle 7:00 del mattino, quando ero ancora nella mia camera e il mio dosimetro rilevava circa 0.05 μSv/h. Poi, intorno alle 8:00, sono salito in treno e nelle tre ore circa di viaggio la rilevazione del dosimetro ha oscillato intorno agli 0.10 μSv/h.
Iniziando a passeggiare per Roma, a partire dalle 11:00 circa, il rateo di dose medio orario sale subito a poco meno di 0.20 μSv/h, oscillando poi tra 0.15 e 0.17 μSv/h nelle due ore successive, per poi scendere poco sotto gli 0.15 μSv/h e risalire sopra gli 0.25 μSv/h nell’ora circa passata in Piazza San Pietro e dintorni.
Il rateo scende poi con il trasferimento alla stazione Termini e l’attesa al binario e torna infine sotto gli 0.10 μSv/h nelle ore del viaggio di ritorno in treno [1]
Primo dato: passeggiando per Roma ho preso un rateo di dose da tre a cinque volte quello che avrei preso standomene tranquillo a casa mia. Niente depositi nascosti di scorie o amenità simili, si tratta del fondo ambientale di radiazioni, perché in natura c’è l’Uranio, c’è il Torio, c’è il Potassio 40, etc. e noi respiriamo, beviamo e mangiamo loro e i loro prodotti di decadimento ogni giorno che stiamo al mondo [2], così come facevano i nostri antenati migliaia di anni fa.
Che Roma sia più radioattiva della media non è una scoperta, già nel 2011 divenne di dominio pubblico quando un team della Protezione Civile salì sul tetto dell’ambasciata italiana a Tokyo per misurare la radioattività ambientale. Erano i giorni in cui i quotidiani di casa nostra raccontano la capitale giapponese come una città al collasso, con milioni di persone in fuga dalla “nube atomica” di Fukushima [3]. Il valore rilevato fu un modesto 0.04 µSv/h e quando venne riportato dalla stampa che il dato era sei volte inferiore alla media di Roma, la cosa, anziché rassicurare tutti sulla salute degli abitanti di Tokyo, finì per allarmare più di uno sulla sorte di quelli di Roma, tanto che l’allora sindaco Alemanno sentì il bisogno di intervenire per dire che non c’erano centrali nucleari nascoste [4].
Nel mio caso si è trattato di un’esposizione di poche ore, ma che dire di chi vive a Roma tutto l’anno? Le zone di Roma non sono tutte uguali, ma un reteo di dose medio di 0.25 μSv/h vuol dire 2190 μSv in un anno dal solo fondo ambientale di radiazione gamma, contro i circa 600 μSv in un anno che prende in media un abitante dell’Italia e i 500 μSv circa che prende in un anno un abitante del pianeta Terra [5] (*).
La differenza tra Roma e “la norma”, solo parlando di radiazione gamma, è quindi di circa 1500 μSv all’anno. Consideriamo che la dose media individuale accumulata dalla popolazione italiana nell’arco di oltre trent’anni a causa dell’incidente di Chernobyl è stata di circa 1000 μSv, di cui circa la metà nel corso del primo anno [6].
Quindi trasferirsi in certe zone di Roma da una località “media” italiana vuol dire mettere in conto una dose aggiuntiva di radiazioni paragonabile a quella che si avrebbe se ci fosse un incidente di Chernobyl, in Ucraina, tutti gli anni. Date in pasto tutto questo a qualche tribuno televisivo d’assalto e la conclusione potrebbe essere che Roma (che non è nemmeno il luogo più radioattivo d’Italia) dovrebbe essere evacuata.
Resta però ancora da rispondere alla domanda inziale: è tanto? è poco? In giro per il mondo ci sono luoghi molto più radioattivi di Roma dove la dose media individuale da fonti naturali per la popolazione supera i 20,000 μSv all’anno ed è l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sulla scorta di decenni di monitoraggio fatto dall’UNSCEAR [8], a dirci che non esistono prove che un simile livello di radiazioni costituisca un rischio per la salute [9]. Quindi non c’è motivo di evacuare Roma, né tantomeno di smettere di andare a Piazza San Pietro ogni volta che se ne ha l’occasione, ma se avessi omesso questo ultimo dato (come normalmente fanno i media quando parlano di radiazioni), quanti avrebbero tratto da questo post un’indicazione opposta?
N.B. nel corso della mia ultima visita in Giappone, in circa sette ore passate a Fukushima, nella zona intorno alla centrale, inclusa una prolungata permanenza all’interno della No Go Zone, dove in teoria si può transitare in macchina ma non ci si può fermare e nemmeno aprire i finestrini, accumulai 1.60 μSv, con un rateo di dose medio di 0.23 μSv/h [10], paragonabile a quello che ho preso passeggiando tra le bellezze di Roma in mezzo ai turisti.
RIFERIMENTI E NOTE
[1] Misure effettuate con Dosimetro Tracerco PED+.
[7] https://www.unscear.org/unscear/en/areas-of-work/chernobyl.html
[8] https://www.unscear.org/docs/publications/2017/UNSCEAR_2017_Annex-B.pdf
[10] https://nucleareeragione.org/2019/12/18/un-giorno-a-fukushima-2/
(*) Si tratta del valore da raggi gamma terrestri, se si considerano tutti i contributi da sorgenti naturali i valori salgono rispettivamente a 2400 μSv e 3300 μSv


