Pubblichiamo il comunicato stampa e la locandina della Conferenza di lancio dello Stand Up for Nuclear 2024, che si svolgerà il 12 settembre, alle ore 13:00, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati. L’evento verrà trasmesso in diretta sulla webTV della Camera.
Tra settembre e ottobre 2024 si svolgerà in 32 città italiane loStand Up for Nuclear, una manifestazione internazionale nata per promuovere presso l’opinione pubblica i benefici delle tecnologie nucleari in tutti i suoi impieghi civili, in ambito energetico, medico-diagnostico, alimentare, industriale e nella ricerca scientifica. L’iniziativa è promossa a livello mondiale da una rete di associazioni e organizzazioni no-profit indipendenti, che nel corso degli anni è arrivata a mobilitare cittadini e rappresentanti della società civile nelle piazze di 32 nazioni. In Italia la manifestazione è organizzata dal Comitato Nucleare e Ragione, un’associazione culturale senza fini di lucro, che si occupa di divulgazione scientifica in campo energetico, con l’obiettivo di promuovere il raggiungimento di un’equilibrata strategia di approvvigionamento energetico della quale i cittadini siano resi partecipi e consapevoli.
La ridotta sicurezza degli approvvigionamenti energetici, esacerbata dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, nonché l’urgenza di decarbonizzare i consumi per fare fronte alla crisi climatica, stanno portando a un rinnovato interesse per il nucleare a livello globale. L’energia nucleare rappresenta la quarta fonte di produzione elettrica mondiale, ed è una delle tecnologie più sicure e pulite, con tassi di emissione di CO2 paragonabili a quelli delle fonti rinnovabili, una ridotta occupazione di suolo e consumo di risorse, e una consolidata filiera di gestione dei rifiuti e del ciclo di vita degli impianti. Per queste caratteristiche, confermate dalla letteratura scientifica e dai report di numerosi organismi internazionali (JRC, IEA, UNECE, IPCC, IAEA) il nucleare può rivestire un ruolo cruciale nella transizione energetica.
Tuttavia l’opinione pubblica, vittima di decenni di narrazione distorta e della strumentalizzazione del clamore seguito agli incidenti di Chernobyl e Fukushima, continua a nutrire un giudizio per lo più negativo nei confronti delle tecnologie nucleari. La manifestazione Stand Up for Nuclear si pone l’obiettivo di sfatare miti e pregiudizi e di fornire informazioni equilibrate e oggettive, affinché la popolazione possa costruirsi un’opinione più matura e consapevole sul tema, scevra dai condizionamenti ideologici.
Lo Stand Up for Nuclear si svolgerà nelle seguenti date e città:
14/9/2024: Massa, Vicenza
15/9/2024: Bassano del Grappa
21/9/2024: Treviso, Verona
22/9/2024: Castelfranco Veneto, Verona
27/9/2024: Pavia
28/9/2024: Genova, Milano
29/9/2024: Milano, Pisa, Udine
5/10/2024: Gorizia, Imperia, Monza, Perugia, Pisa, Roma
Pubblichiamo sul nostro sito un articolo a lungo atteso: un confronto – documentato ed esaustivo – tra tutte le fonti di energia utili alla produzione di elettricità.
No, non rispondiamo alla domanda “Qual è la fonte energetica migliore in assoluto?”, nè proponiamo la nostra “hit”, ma cerchiamo di offrire al lettore, tramite l’analisi di alcuni indicatori significativi, gli strumenti per orientarsi su un tema complesso e, purtroppo, troppo spesso banalizzato. Lo stiamo sperimentando anche in queste settimane, in cui il dibattito sul futuro energetico del nostro Paese vede nuovamente riaffiorare campagne, raccolte firme e proclami basati più su posizioni ideologiche, che su valutazioni oggettive.
Con i contenuti di questo articolo invitiamo tutti a mettere da parte i propri preconcetti e a lasciare che siano la razionalità e un approccio tecnologicamente neutrale a guidarci nella costruzione del mix energetico del nostro futuro.
Sabato 25 Maggio una trentina di soci del Comitato Nucleare e Ragione ha avuto l’occasione unica di ritrovarsi nel cuore dell’Appennino Tosco-Emiliano. Qui è stato possibile visitare il Centro Ricerche del Brasimone, uno dei principali poli di ricerca a livello nazionale e internazionale, dedicato allo sviluppo delle tecnologie per la fissione nucleare di quarta generazione e la fusione nucleare a confinamento magnetico.
Le competenze del centro sono particolarmente rilevanti nel campo della tecnologia dei metalli liquidi, dei materiali innovativi per applicazioni in ambienti estremi e della prototipazione di sistemi e componenti per applicazioni energetiche, inclusi i sistemi nucleari. Grazie alla sua storica vocazione alla ricerca sperimentale, gestisce e opera un parco di infrastrutture sperimentali unico, e collabora con istituzioni e aziende di tutto il mondo per condividere conoscenze e sviluppare tecnologie all’avanguardia.
Tra queste aziende spicca newcleo, co-organizzatrice della visita insieme ad ENEA. Newcleo si dedica allo sviluppo e alla sperimentazione di tecnologie nucleari avanzate, con un focus particolare sui reattori veloci e sull’utilizzo del combustibile MOX (Mixed Oxide Fuel), che combinando ossidi di uranio e plutonio ricavati dal combustibile nucleare esausto, consente di riciclare materiali che altrimenti sarebbero considerati rifiuti, permettendo una produzione circolare.
A seguito di un pranzo comune in un’osteria del posto, la visita ha preso il via, permettendo così di approfondire la storia del centro, la lunga esperienza di ricerca di ENEA sui sistemi di raffreddamento, in particolare i metodi di raffreddamento al piombo, e le strutture di newcleo di recente installazione, “CAPSULE” e “CORE”.
Opportunità come queste, sono sempre occasione di lieta visita dei luoghi in cui si fa ricerca e dimostrano l’importanza di esplorare da vicino le strutture che lavorano per le tecnologie nucleari.
La collaborazione tra newcleo ed ENEA – che ringraziamo per questa strepitosa opportunità di entrare nel cuore del centro di Brasimone – ha dimostrato di essere un’efficace sinergia tra ricerca e innovazione nel settore nucleare, una partnership dinamica e fondamentale per il progresso, consentendo di avanzare verso un futuro energetico più sicuro, efficiente e sostenibile.
Si ringraziano le guide di questa fantastica esperienza: Violetta Toto, Mariano Tarantino e Cosimo Garofalo.
Il Comitato Nucleare e Ragione, che conta ormai più di 250 soci, è da sempre impegnato nella divulgazione sulle tecnologie nucleari, e l’innalzamento del livello culturale del nostro Paese può sicuramente essere stimolato anche attraverso la promozione di eventi di questo tipo.
La consapevolezza delle giovani generazioni verso le problematiche energetiche è molto cresciuta, negli ultimi anni, così come cresce di giorno in giorno il nostro impegno affinchè la cultura della responsabilità e le conoscenze scientifiche e tecnologiche trovino sempre più spazio, in tutti i contesti. Crediamo in questo modo di aiutare i cittadini a costruirsi un’opinione consapevole e a partecipare attivamente al cambiamento della società.
E’ per questo motivo che il Comitato Nucleare e Ragione ha molto a cuore la divulgazione scientifica nelle scuole, nell’ambito dell’educazione civica e ambientale… e non solo!
Oggi proponiamo i contributi e le immagini di alcuni incontri svoltisi di recente negli istituti del Lazio, della Lombardia, del Piemonte e della Sicilia. Non si tratta di una novità: nella sezione del sito dedicata all’archivio delle conferenze a cui hanno partecipato i nostri soci, trovate molti altri contributi – tutti liberamente fruibili – erogati nel corso degli anni presso diversi istituti scolastici.
Siete insegnanti o studenti, e vi piacerebbe proporre eventi simili nel vostro Istituto, per il prossimo anno scolastico? Scriveteci!
Con l’occasione, facciamo un grande in bocca al lupo a tutti i nostri giovani follower maturandi!
Liceo Amaldi (Roma), 29/03/2023. Relatori: Alessio Iuvara e Alessandro Giomi Slide disponibili a questo link
Liceo Grassi (Latina), 17/04/2023. Relatori: Alessio Iuvara ed Enrico Corradini Slide disponibili a questo link
Liceo scientifico “Archimede” di Acireale (Catania), 27-28/03/2024 Relatori: Francesco Cavallaro Slide disponibili a questo link
Istituto Tecnico Dell’Acqua (Legnano), 18/04/2024 Relatori: Renzo Colombo e Andrea Elia Montini Slide disponibili a questo link
I.I.S. Alberti Porro (Pinerolo), 17/04/2024 e 08/05/2024 Istituto superiore Amaldi Sraffa (Orbassano), 24/04/2024 Relatori: Giorgia Chiesa e Agostino Amato Slide disponibili qui e qui.
–AGGIORNAMENTO 4/6/2024: sono online su Youtube i video dei tre interventi. Qui sotto i link —
La lista studentesca Redshift – UniMiB organizza per questo giovedì 9 maggio, alle ore 16:00, una conferenza a cui parteciperanno tre importanti realtà di divulgazione scientifica, che cercheranno di rispondere a tre dei quesiti che spesso vengono posti quando si parla del ruolo dell’energia nucleare nella decarbonizzazione.
E’ davvero possibile raggiungere il net zero senza energia nucleare? Ne parlerà Alessandro Maffini, per il Comitato Nucleare e Ragione
Le scorie nucleari sono davvero ingestibili? Risponderà Andrea Camerini, fondatore del progetto Energia in Numeri, nonché socio del Comitato.
Il nucleare ci costa davvero troppo? Questo è l’argomento che affronterà Luca Romano, alias “L’avvocato dell’Atomo”.
L’appuntamento è presso presso l’Aula U2-07 dell’Università di Milano Bicocca, in Piazza della Scienza 1.Chi desidera partecipare compili il form di adesione.
In Brasile c’è una spiaggia “speciale”, tanto che la città che la ospita, Guarapari, è meta ogni anno di migliaia di turisti attirati dalla sua sabbia a cui si attribuiscono addirittura poteri curativi. “La Stampa”, qualche anno fa, ha dedicato un intero articolo alle “sabbie del benessere” di Guarapari, definite “un vero e proprio rimedio naturale grazie alla particolare concentrazione di un minerale benefico chiamato monazite” [1]. Insomma, cosa aspettiamo? tutti a fare le sabbiature a Guarapari. Prima di chiudere la valigia una breve informazione di viaggio: il “minerale benefico chiamato Monazite” è radioattivo e non è certo un segreto: le spiagge di Guarapari sono studiate da decenni [2][3] perché sono tra i posti più radioattivi del pianeta.
Tempo fa ho messo le mani su un piccolo campione di sabbia di Monazite di meno di due grammi, proveniente non dal Brasile ma dall’India, appena un paio di grammi, ma abbastanza per fare uno spettro gamma. Gli elementi radioattivi decadono emettendo radiazione alfa (ovvero nuclei di elio, formati da due protoni e due neutroni) oppure radiazione beta (elettroni o positroni). Dopo il decadimento, il nucleo si trova spesso in uno stato eccitato e deve emettere uno o più raggi gamma per raggiungere il suo stato fondamentale. Ogni radionuclide emette sempre raggi gamma della stessa energia, che diventano la sua firma. Analizzare lo spettro della radiazione gamma permette quindi non solo di capire quanta radioattività c’è, ma anche qual è la causa. Nel caso della Monazite il risultato è chiaro: Torio 232 [4].
Spettro gamma di un campioncino di sabbia di Monazite. I picchi sono quelli tipici della serie del Torio 232
Quanto sono radioattive le spiagge di Guarapari? Capiamolo con un po’ di numeri, usando sempre la stessa unità di misura per evitare confusione:
Un abitante della Terra assume dall’ambiente una dose media annua di radiazioni di circa 2.400 µSv (2.400 microsievert, unità di misura dell’effetto biologico delle radiazioni ionizzanti), che include raggi gamma, raggi cosmici, inalazione di Radon e ingestione di cibi [5], con variazioni importanti da una località all’altra.
Una TAC comporta una dose che può arrivare a circa 10.000 µSv [6].
Per i lavoratori esposti a radiazioni ionizzanti, come ad esempio chi lavora nelle miniere di uranio o nelle centrali nucleari, l’ICRP raccomanda di non andare oltre 20.000 µSv all’anno, come media su 5 anni, senza superare i 50.000 µSv in un singolo anno [7].
Per i liquidatori che hanno lavorato alla messa in sicurezza della centrale di Chernobyl tra il 1986 e il 1987 è stata stimata una dose media di circa 100.000 µSv [8] (chi è intervenuto nei primissimi giorni ha preso dosi più alte).
Starsene sdraiati su certe spiagge di Guarapari comporta retei di dose da 30 a 60 µSv all’ora dal solo fondo ambientale di radiazione gamma [9][10], valori 500-1.000 volte superiori alla media e paragonabili a quelli di molte aree della foresta rossa [11], la parte più radioattiva della zona di esclusione di Chernobyl. Vivere su quelle spiagge giorno e notte per un anno, vorrebbe quindi dire prendere una dose tra 250.000 e 500.000 µSv dal solo fondo ambientale, eppure a nessuno viene in mente di chiuderle al pubblico, anzi, come abbiamo visto, godono della fama di “spiagge della salute” e di buona stampa, la stessa stampa che parla di “incubo” [12] quando, dopo un incendio, nei dintorni di Chernobyl si rilevano livelli di radiazioni decine di volte inferiori [13] che svaniscono nel giro di qualche ora [14].
Perché Chernobyl ci terrorizza e a Guarapari andiamo in vacanza? Come sempre la parola magica è “naturale”, la radioattività di Guaraperi è naturale, quella di Chernobyl no. L’effetto biologico delle radiazioni dipende però dalla dose e non dagli aggettivi che possiamo mettergli accanto. E a Guarapari non mancano nemmeno occasioni di “contaminazione” e di esposizione interna per ingestione accidentale, con i turisti che mangiano liberamente sulla spiaggia, magari con mezzo corpo coperto di sabbia, mani comprese.
Spettro gamma di un campione di minerale di Monazite proveniente dal Madagascar. Anche in questo caso sono visibili i picchi tipici della serie del Torio 232
Il tempo di dimezzamento del Cesio 137 è di 30 anni [15], quindi passeranno generazioni prima di vederlo sparire da Chernobyl e dintorni, ma sarà un battito di ciglia rispetto ai 14 miliardi di anni che occorreranno al Torio 232 solo per dimezzarsi [16]. Tra circa 5 miliardi di anni, quando il nostro Sole morirà diventando prima una gigante rossa e poi una nana bianca, inghiottendo e vaporizzando Mercurio, Venere e probabilmente la Terra [17], la radioattività del Torio 232 sarà diminuita di appena 20% rispetto a oggi.
A meno che non ci costruiscano sopra, le “spiagge del benessere” 100% naturali di Guarapari saranno ancora radioattive ai livelli di oggi quando del Cesio di Chernobyl sarà rimasta traccia solo nei libri di storia antica.
Lo scorso 13 aprile si è svolta a Milano, presso l’Edificio 3 del Politecnico, l’Assemblea Ordinaria 2024 dei soci del Comitato Nucleare e Ragione.
Anche quest’anno l’evento – oltre ai consueti adempimenti burocratici – ha rappresentato un’importante occasione aggregativa cui hanno preso parte, in presenza e in video-conferenza, più di 50 persone. Nel corso dei lavori assembleari sono stati ripercorse tutte le attività del 2023, con importanti momenti di condivisione sulle iniziative in corso, che mirano a rendere sempre più incisiva l’attività dell’associazione a livello istituzionale e sul territorio.
Dopo il pranzo sociale, un gruppo di soci ha partecipato a una visita dei laboratori nell’edificio 19 del Politecnico, nel quale si lavora per la produzione e nello studio delle proprietà di nuovi materiali per applicazioni in ambito nucleare ed energetico.
Siete interessati a far parte del Comitato? Trovate tutte le informazioni qui!
I nuovi sondaggi SWG, l’Eurobarometro ed il sondaggio di IPSOS con Legambiente. — Ultimo aggiornamento: 13/07/2025 —
[tempo di lettura: 10-20 minuti, contenuto: facile, rivolto a tutti]
di Andrea Alberto Bellin e Vladimiro Zacchigna
Per l’edizione tecnico scientifica dell’iWeek tenutasi il 15 aprile 2024 l’istituto di ricerca SWG ha prodotto un nuovo sondaggio (disponibile integralmente qui) sulla percezione dei cittadini italiani in merito alla tematica dell’energia nucleare. Commentiamo di seguito i risultati che riteniamo più rilevanti ed interessanti. L’indagine è stata sottoposta ad un campione rappresentativo della popolazione italiana composto da 800 intervistati ed i dati ottenuti sono stati ponderati secondo i parametri di genere, età, macroarea geografica e partito votato alle ultime elezioni. Il margine di errore delle stime è pari a: +/- 3.5 Punti Percentuali.
Prima di addentrarsi nell’analisi dei risultati ci sembra necessario sottolineare che in molte delle domande poste agli intervistati viene utilizzata la dicitura “nuovo nucleare”, una terminologia che in assenza di ulteriori specificazioni può influenzare le risposte, soprattutto se si fa riferimento a persone poco informate sull’argomento. Questa perifrasi ed altre simili (“nucleare sostenibile”, “moderno nucleare”, “nuovo nucleare”) sono diventate molto comuni nel recente dibattito pubblico e politico italiano (per esempio con le parole dell’attuale Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Pichetto Fratin), la volontà sembra essere quella di aggirare la diffidenza per il “vecchio” nucleare ancora presente in una parte del pubblico, in particolare nei meno giovani. Questa strategia rischia però di sminuire la generazione nucleare III+ attualmente commerciale e diffusa oltre che, come già detto, influenzare le risposte dei meno esperti.
Passando ai risultati del sondaggio è interessante il fatto che questo non si limita a misurare solamente l’atteggiamento nei confronti del nucleare, ma analizza anche la percezione dell’informazione sull’argomento. Si rileva che la maggior parte degli italiani (2 su 3) si sente poco informata sul nucleare e vorrebbe una maggiore informazione a riguardo (3 su 4).
Come evidenziato dai ricercatori nel report del sondaggio, la crescita del dibattito sul nucleare in Italia ha portato una maggiore presa di coscienza e consapevolezza della complessità della situazione ed una minor propensione a dare valutazioni improvvisate ed emotive. Una conseguenza, quasi paradossale, è stata la riduzione della quota di soggetti che si ritengono informati correttamente sui nuovi modelli di reattore.
Si rileva inoltre che attualmente solamente una minoranza (18%) ritiene definitivi i risultati dei due referendum passati.
Per quanto riguarda le diverse tecnologie e generazioni non si rilevano differenze sostanziali oltre al livello di conoscenza (come si può vedere sopra).
È però interessante il fatto che per ogni tecnologia il 40-50 % degli intervistati abbia un’opinione su alcuni temi specifici come sicurezza, emissioni e disponibilità nonostante solamente una minoranza (10-20 %) dichiari di “essere a conoscenza” delle singole tecnologie.
Una delle domande più interessanti è senza dubbio quella su un possibile referendum.
Le risposte confermano quanto rilevato da precedenti sondaggi negli ultimi 2-3 anni: c’è sostanzialmente un 20-30% solidamente contrario ed un analogo 20-30% solidamente favorevole. In mezzo un 20% di indecisi ed un 20% leggermente favorevole persuadibile da “nuove” tecnologie “più sicure” e/o dall’ottenimento di un risparmio economico.
Si confermano inoltre le consolidate caratteristiche socio-demografiche rilevanti per la risposta: i giovani ed i maschi sono i sottogruppi mediamente più favorevoli. È interessante osservare anche che ciò che distingue le opinioni delle diverse generazioni non sia tanto la percentuale degli indecisi, che si mantiene pressoché costante, ma le quote nelle due posizioni più decise ed opposte.
Su questi risultati, oltre alla riapertura della discussione pubblica ed alla maggiore informazione, un ruolo importante l’ha sicuramente giocato la recente crisi energetica vissuta in Europa.
Prima di traslare questi risultati al “mondo reale” è però importante prendere in considerazione che su argomenti così polarizzanti non tutti i voti “contano uguale”: le persone contrarie anche se meno numerose possono essere molto più rumorose, mentre una maggioranza favorevole può non essere così determinata da cercare lo scontro su di un singolo punto. In un clima politico in cui la posizione sul singolo tema è molto più importante per chi è contrario rispetto a chi è favorevole questi aspetti si legano fortemente ai comportamenti sociali che riguardano il voto. Sostanzialmente chi è contrario può togliere il supporto ad un partito o ad un esponente solamente per questa singola posizione, mentre chi è favorevole non è detto che applichi un peso così rilevante rispetto all’insieme di tante altre tematiche.
L’indagine offre ulteriori dettagli su quali siano gli incentivi possibili per spostare la popolazione indecisa (il 40% citato in precedenza) verso una posizione più favorevole. Si rileva infatti che molti contrari risultano essere convincibili da potenziali vantaggi che vanno da aspetti prettamente economici ad aspetti principalmente ambientali come il potenziale riciclo di rifiuti radioattivi ed il minor consumo di suolo, tema molto sentito dalle comunità locali per quanto riguarda altre fonti come eolico e solare.
Al contempo si rileva anche che la % di favorevoli è molto suscettibile al cosiddetto effetto NIMBY (Not In My Back Yard), ossia dalla distanza di questi impianti rispetto alla propria abitazione.
Infine, per quanto riguarda i rifiuti radioattivi, la maggioranza degli italiani ha una scarsa conoscenza della situazione attuale e crede nella sicurezza delle tecnologie di stoccaggio. Tuttavia anche in questo caso è molto forte l’effetto NIMBY: il 66% rimane preoccupato da qualsiasi deposito nell’arco di 100km (definitivo o temporaneo).
Alla luce di questi risultati ci risulta ancora più evidente la necessità di associazioni come la nostra nel panorama informativo italiano, per divulgare al meglio tematiche riguardanti l’energia nucleare con il supporto di esperti del settore.
AGGIORNAMENTI
SWG – NOVEMBRE 2024
Il 26 Novembre 2024 è stato pubblicato un aggiornamento del sondaggio SWG (disponibile integralmente qui). Sono state fatte anche ulteriori domande che mettono in luce il forte interesse e la preoccupazione degli italiani nei confronti della competitività delle proprie aziende, in particolare quelle energivore.
È confermata la scarsa conoscenza della gestione dei rifiuti radioattivi e delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie di reattori proprio in merito all’utilizzo dei rifiuti come combustibile [qui un riassunto divulgativo e qui una pagina più completa in merito].
Si conferma anche la sovrastima dell’impatto ambientale dell’energia nucleare [rimandiamo sempre qui al nostro articolo di approfondimento sulle caratteristiche principali delle varie fonti energetiche].
Inoltre è evidenziata la scarsa conoscenza che hanno gli italiani della propria filiera nucleare, dalle università alle aziende del settore [per farsi un’idea dell’argomento: qui un esempio interessante sulla supply chain italiana per gli SMR, qui per un esempio pratico delle eccellenze italiane nel settore, per quanto riguarda le università invece si può visitare il sito del Consorzio inter-universitario per la ricerca tecnologica nucleare – CIRTEN].
Infine per quanto riguarda la domanda sul possibile referendum (rispetto al sondaggio di aprile 2024):
– Voterei sicuramente a favore passa da 24% a 21% (−3 punti) – Credo che voterei a favore rimane invariato a 27% – Non andrei a votare (7% nella prima rilevazione) non è prevista nell’ultima rilevazione – Non saprei cosa votare sale da 16% a 28% (+12 punti, +5 se togliamo i 7 punti della vecchia opzione “non andrei a votare”) – Credo che voterei contro sale da 10% a 12% (+2 punti) – Sicuramente voterei contro scende da 16% a 12% (−4 punti)
In sintesi gli scostamenti sono minimi ed al limite della significatività statistica, sembra crescere l’indecisione anche se, come detto, le variazioni sono sostanzialmente all’interno del margine d’errore.
EUROBAROMETRO – FEBBRAIO 2025
A febbraio 2025 è stato pubblicato anche l’aggiornamento dell’Eurobarometro (una serie di rilevazioni fatte dall’Unione Europea in tutti gli stati membri) dedicato all’attitudine dei cittadini europei verso la scienza e la tecnologia.
Nota: Il campione nel caso italiano è formato da 1029 intervistati tuttavia c’è un tasso di risposta basso (<30%) che potrebbe portare ad un problema noto comeparticipation bias.
La domanda specifica nel sondaggio mira a conoscere le aspettative sugli impatti che determinate tecnologie avranno nei prossimi vent’anni. In particolare, vengono prese in considerazione: energie rinnovabili, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, miglioramento cognitivo e cerebrale, vaccini e lotta contro le malattie infettive, biotecnologia ed ingegneria genetica, esplorazione spaziale, nanotecnologia, energia nucleare per la produzione di energia ed intelligenza artificiale.
Per quanto riguarda l’uso dell’energia nucleare per la produzione di energia, a livello aggregato nell’UE 27 il 56% degli intervistati ritiene che avrà un effetto positivo, sommando il 15% di “molto positivo” ed il 41% di “abbastanza positivo”, mentre il 35% esprime invece un giudizio negativo, sommando il 13% di “molto negativo” ed il 22% di “abbastanza negativo”. Fra le varie tecnologie in esame il nucleare è quella con i risultati peggiori, al pari dell’intelligenza artificiale.
Per quanto riguarda l’Italia, il 52% è positivo (13% di “molto positivo” e 39% di “abbastanza positivo”) mentre il 41% esprime invece un giudizio negativo (16% di “molto negativo” e 25% di “abbastanza negativo”). I risultati non si discostano di molto dal sondaggio SWG in merito al voto ad un possibile referendum per quanto riguarda i “positivi”, mentre i “negativi” divergono significativamente (41% contro il 24% che voterebbe no al nucleare nel sondaggio SWG) ma ancora di più divergono le opinioni indecise, che nel caso del referendum sono 28% mentre l’eurobarometro rileva solamente un 5% di “non so” ed un 2% di “nessun effetto” (questo in particolare potrebbe essere un effetto del participation bias).
Per quanto riguarda il confronto con i risultati del 2021, a livello aggregato nell’UE 27 si riscontra un significativo aumento delle opinioni positive (+10 punti) e diminuzione di quelle negative (-11 punti) che riporta le risposte in linea con quelle dell’indagine del 2005 (prima dell’incidente di Fukushima Daiichi) (qui i risultati del report del 2021 che confronta con quelli del 2005). Per l’Italia, invece, sembra esserci uno marcato spostamento da effetto “molto positivo” a “abbastanza positivo” (rispettivamente -9 e +7 punti) ma in aggregato le risposte positive e negative non sembrano essere cambiate significativamente. Questo appare in contrasto con i risultati della nostra indagine del 2021 commissionata a SWG sopra citati (qui il dettaglio). Tuttavia bisogna rimarcare che quell’indagine aveva come possibili opzioni solamente “sì” oppure “no” (come risposte ad un possibile nuovo referendum) e che quindi le differenze da quei risultati (rispettivamente 33% e 67%) possano essere dovute all’assenza di opzioni meno decise e più caute che, invece, sono presenti sia nell’Eurobarometro che nelle indagini SWG più recenti e che possono cambiare considerevolmente i risultati, in particolare in un periodo in cui la tematica dell’energia nucleare non era ancora tornata presente nel dibattito pubblico.
IPSOS E LEGAMBIENTE – NOVEMBRE 2024
Di recente sono stati rilanciati anche i risultati di un sondaggio di IPSOS commissionato da Legambiente (nota associazione anti nucleare) e presentato alla XVII edizione del Forum “QualEnergia?” (organizzato sempre da Legambiente ed altre 2 note associazioni anti nucleari). L’indagine di novembre 2024 è disponibile interamente qui, aggiorna una precedente di luglio 2024 ed è generalmente rilanciata come “l’81% del campione non vuole un ritorno al nucleare”, risultato che sarebbe completamente in contraddizione con tutti gli altri sondaggi sopra citati. Questo risultato così divergente è – a nostro avviso – problematico non tanto perché il sondaggio è sponsorizzato e rilanciato da associazioni con un “conflitto di interessi” – che comunque è giusto segnalare – ma soprattutto per com’è posta la domanda nel sondaggio. Come si può vedere di seguito, non solo questo “81% di contrari” comprende anche il 38% che hanno risposto “Se ci fosse una tecnologia più sicura di quella attuale, sarebbe opportuno studiarla” che è quantomeno da considerare come opinione “parzialmente positiva” ma soprattutto il problema sorge quando si analizzano le opzioni di risposta. Infatti, la struttura delle opzioni non è standard, come è sempre consigliabile, ossia con circa 5 opzioni il più possibilmente equidistanti e simmetriche in modo da formare un gradiente di preferenza il più completo possibile (ad esempio: “molto”, “abbastanza”, “poco”, “per niente”, “non so” che è una scala discendente di accordo oppure “molto favorevole”, “poco favorevole”, “incerto”, “sfavorevole”, “molto sfavorevole” che prende le posizioni speculari) se non utilizzando direttamente un sistema a punti su un scala congrua, ad esempio da 1 a 10 (ma può essere anche a 5, 7, 100 punti in base alla cultura e le abitudini della popolazione di interesse) [queste sono informazioni basilari di un qualsiasi corso universitario che tratti le indagini statistiche, per un riferimento bibliografico si può prendere, ad esempio, il capitolo 2 del manuale istat sulle tecniche di indagini]. Nel sondaggio in questione tutte le risposte sono eccessivamente complesse e tendono ad indurre la risposta ponendo ripetutamente l’attenzione sui problemi del nucleare invece che dare opzioni semplici, chiare e scevre da pregiudizi. Viene considerata un’unica opzione positiva su 4 (manca anche una risposta chiaramente “indecisa” oppure “non so”) con in aggiunta un’opzione che, come detto in precedenza, si potrebbe considerare “parzialmente positiva” anche se la formulazione rimane tendenziosa dato che utilizza la parola “studiarla” invece che, ad esempio, “implementarla” oppure “utilizzarla”, ed infine vi sono 2 opzioni entrambe negative che dettagliando esplicitamente alcuni problemi influenzando la risposta [anche questo è un bias noto nelle indagini statistiche, per un ulteriore riferimento bibliografico si veda anche Sampling Design and Analysis di Sharon L]. Analizzando i risultati tenendo conto delle opzioni fornite si può provare a fare un paragone con il sondaggio swg sopra citato:
– il 19% rilevato “positivo” è paragonabile al 21% “voterei sicuramente a favore” nel sondaggio SWG – il 38% “possibilista” per le nuove tecnologie è paragonabile al 27% “credo che voterei a favore” includendo anche una quota del 28% “non saprei cosa votare” nel sondaggio SWG – il 43% (26 + 17) delle due risposte più negative è paragonabile al 24% (12 + 12) del “voterei sicuramente contro” e “voterei probabilmente contro” includendo anche una quota del 28% “non saprei cosa votare” nel sondaggio SWG.
In conclusione, analizzando complessivamente i vari sondaggi e tenendo conto delle criticità dell’ultimo citato, riteniamo più che corretto contrastare affermazioni come “l’81% degli italiani non vuole un ritorno al nucleare”. Siamo altresì consapevoli che rimane ancora molto lavoro da fare sul fronte della divulgazione e dell’informazione, e che guadagnare il consenso e la fiducia di gran parte degli italiani rimane una sfida considerevole.
SWG – MAGGIO 2025
Dall’osservatorio settimanale di SWG “Radar” all’interno del sondaggio per il periodo 19–25 maggio 2025 sono presenti alcuni quesiti che trattano anche la tematica dell’opinione degli italiani sull’energia nucleare. Il sondaggio è stato promosso da Fondazione Lottomatica, e con un campione di 800 persone è rappresentativo della popolazione maggiorenne ed intervistato con metodologia CAWI (un’indagine online in cui i partecipanti compilano autonomamente il questionario). Vi sono in particolare un quesito dedicato alle riflessioni dovute alla vicenda del blackout in Spagna ed un altro specifico sull’energia nucleare. NOTA: segnaliamo che anche in questi quesiti viene usata la locuzione “energia nucleare di nuova generazione” con tutte le ambiguità e le problematiche già discusse in precedenza.
Dal primo quesito si rileva che il 64% degli intervistati sarebbe disposto ad investire sull’energia nucleare “pensando al futuro, per evitare emergenze energetiche“.
SWG e Fondazione Lottomatica. Valori espressi in %. Date di esecuzione: 14 – 16 maggio 2025. Metodo di rilevazione: sondaggio CAWI su un campione rappresentativo nazionale di 800 soggetti maggiorenni.
Mentre il secondo quesito, che esamina direttamente le opinioni in merito agli “impianti nucleari di nuova generazione come possibile fonte di energia per garantire al Paese una riduzione delle emissioni e una maggiore autonomia energetica“, mostra che:
Il 57% degli intervistati ha una visione complessivamente positiva verso l’utilizzo del nucleare:
il 25% lo considera una scelta utile e strategicamente importante da affiancare alle fonti rinnovabili;
il 32% ritiene invece sia una strada concreta ma da intraprendere con cautela e forte attenzione alla sicurezza.
D’altra parte, il 43% manifesta contrarietà:
il 22% pensa che sia “l’ultima spiaggia”, da prendere in considerazione solo dopo aver sfruttato al massimo le energie rinnovabili;
il 21% giudica il nucleare un errore che non dovrebbe entrare nella strategia energetica italiana.
SWG e Fondazione Lottomatica. Valori espressi in %. Date di esecuzione: 14 – 16 maggio 2025. Metodo di rilevazione: sondaggio CAWI su un campione rappresentativo nazionale di 800 soggetti maggiorenni.
Questi risultati confermano un andamento già rilevato da sondaggi precedenti degli ultimi anni e più volte ribadito in questo articolo che divide la popolazione in 4 gruppi più o meno del 20-30%: uno solidamente favorevole, uno solidamente contrario, uno cautamente favorevole ed uno potenzialmente persuadibile o altresì non contrario ma scettico. Si ribadisce, inoltre, che la quota di solidamente favorevoli è leggermente più sostanziosa dei solidamente contrari. Infine, è interessante il 22% che si dichiara favorevole al nucleare ma esclusivamente come seconda opzione, dopo aver dato priorità alle fonti rinnovabili. Possiamo presumere che in questa quota vi siano ancora delle preoccupazioni dovute alla sicurezza della tecnologia e/o ad altre tematiche più diffuse recentemente come quella dei costi e dei tempi, infatti possiamo riscontrare delle similitudini con i sondaggi precedentemente discussi che trattavano l’impatto del fenomeno NIMBY o che trattavano la quota di persone convincibili da potenziali vantaggi economici ed ambientali.
–AGGIORNAMENTO 24/4/2024: pubblichiamo in coda all’articolo il link alle slide e alcune foto dell’evento —
Il prossimo 22 aprile, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, avrà luogo a Milano, nella sede Lions di Corso Lodi 8/c, un evento promosso dai Leo Club Cinisello Balsamo e Abbiategrasso, in collaborazione con il Comitato Nucleare e Ragione. Si tratta di un seminario di sensibilizzazione (accompagnato da un aperitivo) sul tema degli obiettivi di decarbonizzazione fissati per il 2050, con un particolare focus sulle politiche energetiche e sul binomio Nucleare e Rinnovabili.
In questa occasione interverranno l’ing. Renzo Colombo, responsabile della sezione territoriale di Milano di Nucleare e Ragione, e i soci Aurora Pinto e Marco Battaglia.
L’evento è aperto a tutti ed è gratuito. Obbligatoria l’iscrizione tramite Google Form, accessibile a questo link: https://forms.gle/vowa6yogNCa7eMN97
Lo scorso 9 aprile il presidente del Comitato Nucleare e Ragione, il dott. Pierluigi Totaro, ha partecipato alle audizioni promosse dalle Commissioni VIII e X della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul ruolo dell’energia nucleare nella transizione energetica e nel processo di decarbonizzazione. Riportiamo qui il video integrale dell’intervento, nonché il testo del documento consegnato alle Commissioni e depositato agli atti.
INDAGINE CONOSCITIVA
sul ruolo dell’energia nucleare nella transizione energetica e nel processo di decarbonizzazione
Contributo del COMITATO NUCLEARE E RAGIONE
Onorevoli deputati,
è per me un onore prendere la parola in rappresentanza di tutto il Comitato Nucleare e Ragione, una realtà associativa che da più di dieci anni si impegna nel promuovere una corretta informazione sulle problematiche energetiche, in particolare sul ruolo che le tecnologie nucleari possono rivestire in questo contesto. Fanno parte del Comitato più di duecento persone, tra docenti universitari, ricercatori, studenti, insegnanti, tecnici e professionisti, che a titolo gratuito e mossi da passione e impegno civico, mettono a disposizione le proprie competenze per diffondere la cultura scientifica nel nostro Paese.
Vorrei offrire in questa occasione il punto di vista maturato dalla nostra associazione, toccando con mano le preoccupazioni dei cittadini, ed evidenziare quanto una divulgazione capillare e paziente possa contribuire concretamente alla costruzione di una cittadinanza più consapevole e propensa ad abbandonare i propri pregiudizi e ad abbracciare le innovazioni tecnologiche.
L’Italia, purtroppo, paga il peso di anni di disinformazione e di narrazioni lontane dalla realtà, spesso alimentate ad arte. La rivalutazione dell’opzione nucleare per il nostro Paese rappresenta da questo punto di vista una sfida tecnologica ed economica che richiede, quale presupposto imprescindibile, un vero e proprio cambio di paradigma culturale. È fondamentale che le istituzioni si facciano promotrici di questo cambiamento, innanzitutto riconoscendo le evidenze scientifiche a supporto di questa tecnologia, e promuovendo a tutti i livelli le opportune iniziative finalizzate a diffondere tali evidenze. Di fronte agli obiettivi da raggiungere entro il 2050 per la transizione energetica, che andranno inevitabilmente a impattare sulla vita di tutti i cittadini, le campagne di informazione e la costruzione di una cultura della responsabilità rappresentano un tassello fondamentale e spesso purtroppo sottovalutato. Questo vale per tutte le azioni che il nostro Paese dovrà mettere in atto nei prossimi decenni, a prescindere dall’eventuale introduzione, o meno, dell’energia nucleare nel futuro mix energetico.
Alla luce di queste considerazioni, emerge chiara la necessità di una comunicazione alla cittadinanza che sia chiara e trasparente e che distingua tra fatti ed opinioni. L’attuale gestione dell’iter di localizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi rappresenta purtroppo, da questo punto di vista, un evidente fallimento. L’opera è inequivocabilmente necessaria, fattualmente sicura, già adottata senza alcun problema dalla stragrande maggioranza dei paesi Europei, oltre che richiesta dalle normative comunitarie, rispetto alle quali l’Italia è già in condizioni di infrazione. La sua realizzazione dovrebbe pertanto ricevere il supporto unanime e incondizionato di tutte le forze politiche, sia a livello nazionale sia a livello locale, con l’auspicabile impegno bipartisan a non alimentare le pulsioni “nimby” delle popolazioni, bensì ad arginarle. Sta accadendo esattamente il contrario: la fiducia dei cittadini, invece di essere alimentata tramite informazioni corrette e oggettive, viene costantemente minata dalla diffusione di messaggi contraddittori e poco rassicuranti. L’evidente conflitto tra istituzioni e amministrazioni locali non fa che accrescere le incertezze e le resistenze.
Va rimarcato con chiarezza: la realizzazione del Deposito Nazionale rappresenta il primo banco di prova del summenzionato cambiamento di paradigma culturale che il nostro Paese deve mettere in atto.
Riguardo all’energia nucleare e al suo ruolo nel processo di transizione energetica i fatti – non le opinioni – parlano chiaro: il consenso della comunità internazionale sulle potenzialità del nucleare nelle azioni di contrasto ai cambiamenti climatici, sulla sua sostenibilità ambientale, sulla sua sicurezza, sulla capacità di stabilizzare la rete e di ridurre i costi di sistema e i prezzi in bolletta, è solido e convalidato dai principali organismi tecnico-scientifici (IAEA, UNECE, IEA, JRC, IPCC) che a vario titolo ne hanno analizzato le caratteristiche, elaborando scenari e proiezioni. Quanto appena espresso – sia chiaro – è vero anche per ciò che riguarda le tecnologie già oggi disponibili e implementabili. I reattori modulari, gli impianti di quarta generazione, la fusione, potranno certamente ampliare nel medio e nel lungo termine lo spettro di soluzioni, moltiplicare le opportunità di investimenti, ottimizzare il consumo di combustibile e ridurre il volume dei rifiuti. Tuttavia, dal punto di vista della sicurezza e della sostenibilità ambientale gli impianti a fissione di terza generazione avanzata, che rappresentano gran parte dei 60 reattori attualmente in costruzione nel Mondo, non fanno eccezione, rientrano a pieno titolo nella Tassonomia Europea ed hanno tutti i requisiti per poter essere adottati anche nel nostro Paese.
Il legislatore e tutte le forze politiche hanno il dovere – per il ruolo che ricoprono – di prendere atto con responsabilità di queste verità fattuali, a prescindere dal proprio sostegno o meno alla reintroduzione dell’energia nucleare in Italia. Siano le analisi costi-benefici – e non i pregiudizi e gli stereotipi – a determinare quale possa essere il giusto mix energetico per il nostro Paese e se, e in quale misura, il nucleare possa farne parte. Soprattutto, si eviti la narrazione, purtroppo molto radicata, che vede contrapporre il nucleare alle fonti rinnovabili. In un contesto in cui ancora l’80% del fabbisogno energetico nazionale dipende dai combustibili fossili, nucleare e rinnovabili possono sinergicamente contribuire all’abbattimento di questa dipendenza, e portarci più rapidamente al raggiungimento degli obiettivi net-zero entro il 2050.
L’auspicio del Comitato Nucleare e Ragione è che le istituzioni si facciano carico di questa sfida. Come cittadini e come comunità di scienziati, ricercatori, studenti, divulgatori siamo pronti a fare la nostra parte.
Roma, 9/4/2024
Pierluigi Totaro Presidente del Comitato Nucleare e Ragione