Tra settembre e ottobre 2025 si svolgerà in 39 città italiane loStand Up for Nuclear, una manifestazione nata per promuovere presso l’opinione pubblica i benefici delle tecnologie nucleari civili in ambito energetico, medico-diagnostico, alimentare, industriale e nella ricerca scientifica. L’iniziativa è promossa a livello mondiale da una rete di associazioni e organizzazioni no-profit indipendenti, che negli anni è arrivata a mobilitare cittadini nelle piazze di oltre 30 nazioni. In Italia la manifestazione, giunta quest’anno alla settima edizione, è promossa dal Comitato Nucleare e Ragione, in collaborazione con Amici della Terra, Giovani Blu, Liberi Oltre le Illusioni, Riforma e Progresso e Women in Nuclear Italy. La ridotta sicurezza degli approvvigionamenti energetici, aggravata dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, e l’urgenza di decarbonizzare i consumi per fare fronte alla crisi climatica hanno portato una rinnovata attenzione per l’energia nucleare, come confermato anche dalla recente decisione della Banca Mondiale di tornare a finanziare progetti di nucleare civile nei Paesi in via di sviluppo [8]. L’interesse cresce anche nel nostro continente: la Commissione Europea ha stimato la necessità di investimenti fino a 241 miliardi di euro nel settore, per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione entro il 2050. Anche l’Italia si avvia a riconsiderare il nucleare tramite diverse iniziative istituzionali. Tra queste il disegno di legge delega finalizzato a definire un nuovo quadro normativo, per il quale la Conferenza Unificata ha dato lo scorso luglio un primo parere positivo. Tuttavia, l’opinione pubblica, soggetta per decenni a un dibattito spesso polarizzato, continua a nutrire forti dubbi nei confronti del nucleare. La manifestazione Stand Up for Nuclear si pone l’obiettivo di fornire informazioni equilibrate e oggettive, affinché i cittadini possano costruirsi un’opinione informata e consapevole sul tema.
Lo Stand Up for Nuclear si svolgerà nelle seguenti date e città:
Organizzatori e promotori: Il Comitato Nucleare e Ragione è un’associazione culturale, fondata nel 2011, che si occupa di divulgazione scientifica in campo energetico. Ne fanno parte tecnici, ricercatori, professori, studenti, cittadini appassionati. La missione del Comitato è informare in modo oggettivo, rigoroso e scientificamente accurato sui pregi e i difetti delle diverse fonti energetiche, al fine di promuovere il raggiungimento di un’equilibrata strategia di approvvigionamento energetico della quale i cittadini siano resi partecipi e consapevoli.
Amici della Terra è un’associazione ambientalista riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente con l’obiettivo di promuovere politiche e comportamenti orientati alla protezione dell’ambiente e allo sviluppo sostenibile. L’Associazione si distingue da 47 anni per un approccio razionale ai problemi, non dogmatico, libero da pregiudizi ideologici e da interessi particolari. E’ indipendente da parti politiche, è capace di individuare e sostenere azioni positive e riforme, promuove una cultura istituzionale, riformista, responsabile.
GiovaniBlu è un progetto di divulgazione scientifica rivolto alle nuove generazioni, con l’obiettivo di diffondere cultura scientifica e informare riguardo la transizione energetica e l’energia nucleare. Il progetto si impegna a contrastare la disinformazione, promuovendo un dialogo informato e razionale. Giovani Blu vuole stimolare consapevolezza e responsabilità ambientale, sostenendo il nucleare come tecnologia chiave per una transizione energetica efficace e a basso impatto ambientale. Il gruppo coinvolge giovani esperti e appassionati che operano con rigore scientifico e passione nella divulgazione
Liberi, Oltre le Illusioni APS è un’associazione culturale che si occupa di divulgazione scientifica nelle discipline economiche, storiche e in generale delle scienze sociali. Nata come associazione nel 2021 e iscritta al Registro del Terzo Settore organizza convegni e dibattiti sulle principali piattaforme social e nelle università italiane ed europee. E’ indipendente, apartitica e aconfessionale promuovendo un approccio basato sul metodo scientifico e sull’analisi dei dati.
Riforma e Progresso APS è un’associazione che mira a far riscoprire ai cittadini italiani la partecipazione attiva alla vita sociale, la necessità di informarsi su un mondo che cambia ogni giorno, l’importanza di promuovere il cambiamento verso una società migliore. Dal 2023 lavora instancabilmente per promuovere una cultura della formazione, dell’informazione e dell’uso del metodo scientifico.
WiN Italy è un’associazione nata nel 2023 come filiale di Women in Nuclear Global, un’organizzazione che conta oltre 35.000 membri in più di 145 Paesi. WiN Italy nasce con lo scopo di far conoscere il mondo del nucleare e delle radiazioni, dando voce in Italia alle donne del settore in ambito scientifico, sensibilizzando l’opinione pubblica e promuovendo lo sviluppo della diversità e dell’equilibrio di genere nelle professioni nucleari.
Il 2 Luglio 2025, un gruppo di soci del Comitato Nucleare e Ragione ha visitato il Centro di Ricerca LENA (Laboratorio Energia Nucleare Applicata) dell’Università di Pavia, sede del reattore di ricerca Triga Mark II. La visita è rientrata tra le iniziative promosse dal Comitato per favorire la conoscenza diretta delle infrastrutture nucleari italiane e delle molteplici applicazioni civili dell’energia nucleare.
All’ingresso del Centro ci hanno accolto con grande disponibilità e cortesia il direttore del LENA, dott. Andrea Salvini, e il dott. Gabriele Malinverni. A farci da guida era il dott. Andrea Gandini, che ha illustrato la storia e le attività del Centro e ci ha accompagnati nella visita al reattore e alla sala di controllo. Il gruppo di partecipanti era composto da circa venti soci.
Il LENA: un centro al servizio della ricerca, della formazione e dell’innovazione
Il Laboratorio Energia Nucleare Applicata è un Centro Servizi Interdipartimentale dell’Università degli Studi di Pavia e gestisce il reattore nucleare Triga Mark II – un reattore ad acqua leggera progettato e costruito dalla General Atomics. Il centro ospita inoltre un ciclotrone, impiegato per finalità didattiche e di ricerca. Queste infrastrutture sono messe a disposizione di ricercatori dell’Ateneo e di altri enti pubblici e privati per attività di ricerca applicata, didattica e trasferimento tecnologico.
La costruzione del reattore iniziò nel 1964 e la sua prima criticità fu registrata il 15 novembre 1965. Da allora, il reattore ha operato alla massima potenza di 250 kW per circa 35.000 ore complessive. Le barre di combustibile sono ancora quelle originali del 1965 e il consumo totale di uranio-235 in quasi cinquant’anni di attività è stato pari a circa 400 grammi.
Durante la visita abbiamo potuto osservare direttamente gli elementi di combustibile, ispezionabile dalla sommità del reattore, il riflettore, il portacampioni rotante, la grafite della colonna termica e uno dei canali orizzontali di irraggiamento recentemente progettati.
La visita ha intrecciato spiegazioni tecniche, storia operativa e applicazioni scientifiche del reattore. Abbiamo iniziato dalla sala di controllo, che conserva ancora l’impostazione originale del 1965, arricchita nel tempo da aggiornamenti ai pannelli e ai sistemi di monitoraggio. Questo ambiente, sobrio e funzionale, racconta più di ogni parola la continuità storica e l’affidabilità dell’impianto.
La tappa più suggestiva è stata senza dubbio l’affaccio sulla piscina del reattore. Con la vasca aperta e l’impianto spento, abbiamo potuto osservare dall’alto le barre di combustibile immerse, insieme ai materiali irraggiati posizionati nei pozzi di raffreddamento. Ci è stato spiegato che il reattore è dotato di diversi canali di irraggiamento che permettono, ad esempio, di esporre tessuti biologici a flussi neutronici controllati per studiarne il comportamento: una tecnica preziosa in ambito medico e radiobiologico.
Nel centro, inoltre, si producono radioisotopi a scopo sanitario, tra cui l’Argento-111, il Palladio-109 e il Boro-11, quest’ultimo oggetto di ricerca nell’ambito della terapia BNCT. Le collaborazioni scientifiche del LENA spaziano dall’INFN a Euratom, a conferma del suo ruolo strategico a livello nazionale e internazionale.
Non è mancata una riflessione sulla sicurezza. Al LENA si svolgono periodicamente simulazioni di allarme nucleare, non solo per preparare il personale a scenari emergenziali specifici, ma anche per rafforzare le competenze nella gestione di situazioni critiche in generale, come piccoli incendi o incidenti tecnici. È un ulteriore esempio di come una struttura di ricerca possa coniugare responsabilità e innovazione.
Le attività del LENA contribuiscono in modo diretto alla ricerca medica, alla sicurezza nucleare e alla formazione di operatori qualificati, costituendo un patrimonio scientifico strategico per il Paese. Vanno inoltre lodati per il loro impegno divulgativo: il Centro accoglie ogni anno migliaia di visitatori, tra cui gruppi scolastici, studenti universitari e semplici cittadini, oltre che realtà come la nostra. La corretta e trasparente comunicazione delle attività di ricerca in ambito nucleare rappresenta un valore aggiunto per la comunità scientifica e per la cittadinanza nel suo complesso.
La visita al LENA dimostra che il nucleare in Italia è anche ricerca, salute, formazione e innovazione tecnologica. In un momento in cui si torna a parlare di nucleare, è fondamentale valorizzare i centri che da decenni operano con competenza e continuità.
Ringraziamo lo staff del LENA per l’accoglienza e la disponibilità dimostrata. Esperienze come questa rafforzano il ruolo del Comitato Nucleare e Ragione nel promuovere un confronto informato, concreto e appassionato sul presente e sul futuro dell’energia nucleare in Italia.
Sabato 7 e domenica 8 giugno, nella tranquilla cornice del laghetto Niguarda del Parco Nord di Milano, si è svolta la quinta edizione del KlimatFest. Un fine settimana di incontri, scambi, idee attorno ai temi dell’ecologia e della transizione energetica, nella convinzione che il dibattito riguardo al cambiamento climatico debba svolgersi a contatto con le persone, piuttosto che limitarsi ai post su Instagram.
Anche quest’anno abbiamo scelto di esserci. Non per fare proselitismo, ma per presidiare un angolo di dibattito troppo spesso lasciato a semplificazioni e slogan. Al nostro gazebo si sono alternati, in ordine alfabetico, Massimiliano Chiesa, Tommaso Marcuzzo, Davide Orecchia, Emanuele Parrinello e Marco Pomodoro.
“Ma le scorie dove le mettiamo?”
Questa è una delle domande più frequentemente poste dei passanti. Seguita da: “E se scoppia?”, “Ma la fusione?”, “Chi lo paga il nucleare?” Domande serie, poste con onestà. Che meritano risposte tecniche, sì, ma soprattutto pazienza.
Al nostro stand, abbiamo cercato di farlo con semplicità e competenza. I materiali divulgativi – come l’iconico cartello “Le banane sono radioattive” – hanno attirato l’attenzione degli avventori del parco. Ha incuriosito parecchio anche il contatore Geiger autocostruito da Massimiliano Chiesa: accanto a un modello commerciale, ha permesso di mostrare in modo semplice e tangibile cosa significa rilevare una radiazione ionizzante nel mondo reale, lontano dai miti cinematografici e dalle paure irrazionali.
Confronti (a volte) possibili
Come ogni anno, non sono mancati gli scambi accesi. Persistono convinzioni granitiche, come la possibilità di un 100% rinnovabili, accompagnate da un richiamo vago alla decrescita felice, spesso senza una reale consapevolezza di cosa ciò implichi in termini pratici e sociali.
Eppure, anche in mezzo a queste rigidità, c’è stato spazio per qualcosa di diverso. Il dialogo con alcuni membri di Greenpeace e Solarpunk è stato civile e utile. Così come l’incontro con comitati quali “La Goccia” e “Insieme per il Parco Fluviale del Seveso”, “Statale a Impatto Zero”, attivi sul tema della rigenerazione urbana e ambientale. Un ricercatore attivo nel campo della fusione nucleare si è fermato a scambiare qualche parola con noi, confermando una convinzione che spesso proviamo a spiegare: pur promettente, la fusione resta oggi un terreno troppo incerto per offrire soluzioni concrete ai problemi energetici attuali.
Non basta esserci. Bisogna parlare.
La cosa più sorprendente resta questa: in un contesto in cui tutti dicono di voler “fare rete”, la nostra presenza continua a essere percepita da alcuni come una provocazione, come se parlare di nucleare fosse già una presa di posizione aggressiva.
Ma forse è proprio questo il motivo per cui ha senso continuare. La nostra posizione rimane la seguente: <<Non siamo qui per avere ragione. Siamo qui per farvi venire qualche dubbio.>>
Anche sul palco: un dibattito sulla transizione
Oltre alla presenza al gazebo, abbiamo partecipato al dibattito “Transizione energetica – innovazione e start-up”, portando la nostra esperienza e prospettiva su un tema spesso trattato in modo troppo teorico, nonostante il mondo delle start-up nucleari sia oggi uno dei più vivaci e dinamici nel panorama dell’innovazione energetica.
L’incontro è stato un’occasione per ribadire che ogni trasformazione energetica credibile dovrà misurarsi con i vincoli fisici, tecnici ed economici del mondo reale.
E adesso?
Ce ne torniamo a casa con domande nuove, contatti da coltivare e la sensazione, ancora una volta, che servano meno certezze e più curiosità. Perché la transizione energetica non si farà a colpi di “no” urlati in coro, ma discutendo con chi la pensa diversamente, davanti a una mappa del fabbisogno elettrico o materiale fattuale e quantitativo.
Grazie a chi è passato, a chi ha chiesto, a chi ha criticato. E a tutti i soci che, con passione e presenza, rendono possibile ogni volta tutto questo.
La nostra associazione, fin dal suo atto fondativo, ha sempre cercato di promuovere una attività comunicativa, oltre che rigorosamente scientifica, anche impostata sul dialogo, sull’ascolto e sul confronto. Ne abbiamo fatto un tratto distintivo e qualificante, consapevoli di muoverci in un terreno scivoloso e sfidante: il tema dell’energia nucleare tocca infatti corde emotive particolarmente sensibili ed è sempre stato storicamente percepito come divisivo e polarizzante. Questo ha reso spesso molto difficile, in determinati contesti, proporre occasioni informative che uscissero dallo schema “favorevoli e contrari” e che riconoscessero la possibilità di un avvicinamento o persino di una integrazione costruttiva delle posizioni, piuttosto che una loro radicalizzazione. Un processo possibile solo grazie all’ascolto reciproco e all’accettazione della legittimità di punti di vista diversi. L’ambiente dei social network, in cui l’engagement del pubblico è spesso facilitato dall’innalzamento dei toni e dall’amplificazione delle divergenze, rappresenta una sfida ancora più grande per chi come noi ritiene cruciale instaurare forme di comunicazione più dialoganti. Con questa consapevolezza, nel corso dell’ultima assemblea i soci hanno approvato a larghissima maggioranza l’adesione al Manifesto della Comunicazione non Ostile, in particolare nella sua declinazione “Per la Scienza”, e che abbiamo il piacere di condividere qui di seguito.
Il Manifesto della Comunicazione non Ostile è stato elaborato dall’Associazione Parole Ostili, con lo scopo di responsabilizzare gli utenti a scegliere con cura le parole, partendo dal presupposto che in particolare i social network, pur essendo luoghi virtuali, non sono un porto franco, ma il centro in cui si incontrano persone reali. Noi ci impegniamo a fare la nostra parte, con coerenza e continuità. Vi invitiamo a conoscere meglio il progetto e a condividere questi valori, perché le parole – anche nel dibattito scientifico – contano.
1. Virtuale è reale.
Motivo le mie affermazioni in rete così come farei di persona. Diffondo solo risultati certi e verificati. Rispetto il mio pubblico, e calibro le spiegazioni per farmi capire.
2. Si è ciò che si comunica
Etica e metodo scientifico mi guidano nel comunicare. Parlo solo di quello che ho studiato e meditato. Divulgando non mostro me stesso, ma la bellezza della scienza
3. Le parole danno forma al pensiero Scelgo parole ed esempi che possano trasmettere concetti complicati in modo limpido. Valorizzo razionalità e pensiero critico, ma considero anche il lato umano.
4. Prima di parlare bisogna ascoltare
La scienza progredisce grazie al confronto rispettoso, aperto a critiche oneste, costruttivo. Dico sì all’argomentare autorevole, no a quello autoritario o dogmatico.
5. Le parole sono un ponte
Comunico in modo amichevole, evitando sia la banalizzazione, sia i tecnicismi inutili. La scienza parla un linguaggio di pace, che accoglie, avvicina, include, fa crescere.
6. Le parole hanno conseguenze So che il mio parere influenza chi mi ascolta, e parlo in modo chiaro, responsabile e veritiero. Evito di creare illusioni, do spazio all’empatia. Se posso, alla speranza.
7. Condividere è una responsabilità
La verifica dei fatti è cruciale: esamino fonti, teorie e dati prima di diffonderli. So che condividere i metodi e i risultati ottenuti è un diritto e un dovere verso la comunità.
8. Le idee si possono discutere. Le persone si devono rispettare
La scienza progredisce anche riconoscendo e correggendo i propri errori: perciò il cuore della scienza è il dibattito fatto di apertura mentale, rispetto, interdisciplinarità.
9. Gli insulti non sono argomenti
Non ricorro mai agli insulti e all’aggressività, che impedisce il produttivo confronto fra idee, mortifica la scienza e può arrivare a screditare anche una tesi in sé giusta.
10. Anche il silenzio comunica
Se non sono competente di un tema non ne parlo. Se c’è incertezza o discordanza su una questione, dico “non so”. Se il rischio è ingigantire polemiche sterili, taccio.
In tempo di guerra le notizie corrono veloci e, soprattutto quando coinvolgono temi complessi e delicati come il nucleare, possono confonderci e alimentare i nostri timori. I drammatici eventi di attualità, in particolare, hanno sicuramente portato molti di voi a domandarsi quali possano essere le conseguenze di un attacco militare ai danni di un’installazione nucleare. In questo articolo proviamo a dare una risposta riferendoci, nella fattispecie, agli eventi che hanno coinvolto gli impianti nucleari dell’Iran. Per farlo, occorre innanzitutto precisare che le installazioni nucleari possono essere molto diverse le une dalle altre, e di conseguenza gli effetti che un attacco militare può comportare su di esse. Pertanto, dobbiamo cominciare dal principio: puntiamo lo sguardo dritto su questo territorio che di nucleare ha tanto da raccontare e cominciamo con il delinearne la geografia.
Installazioni nucleari iraniane
L’Iran conta sul proprio territorio diversi siti nucleari che ospitano impianti e installazioni differenti. Si precisa che la panoramica che viene qui fornita non intende essere esaustiva; si concentrerà piuttosto sulle installazioni rappresentative di ciascuna tipologia, con una menzione a tutte quelle che sono state oggetto di attacchi militari. Per semplicità, in base alla loro funzione, possiamo quindi raggruppare i siti nucleari iraniani nelle seguenti categorie:
Impianti per l’arricchimento dell’uranio;
Centrali nucleari, che ospitano i reattori nucleari per la produzione di energia;
Installazioni di ricerca, tra le quali vi sono i reattori di ricerca.
Come abbiamo spiegato in un precedente articolo, un impianto per l’arricchimento dell’uranio ha l’obiettivo di incrementare la concentrazione dell’isotopo 235 dell’uranio al fine di renderlo ottimale come combustibile nei reattori nucleari ad uso civile, e per farlo si avvale di un sistema di centrifughe “a cascata”. Al crescere della percentuale di arricchimento, tuttavia, l’uranio si rende adatto anche al suo potenziale utilizzo militare. In Iran sono tre i principali siti che ospitano e trattano materiale nucleare nella forma di uranio arricchito in percentuali diverse: Natanz, Fordow e da ultimo Isfahan. Una precisazione: il sito di Isfahan non rientra strettamente in questa categoria di impianti, ma (come vedremo nel seguito) viene inserito qui perché ospita varie installazioni a supporto della lavorazione dell’uranio per il successivo trattamento di arricchimento.
Il sito di Natanz ospita due impianti: un impianto di arricchimento del combustibile e un impianto pilota di arricchimento, comprensivo di una parte in superficie e di una parte sotterranea. Entrambi gli impianti hanno subito degli attacchi durante il più recente conflitto, che hanno comportato nell’installazione principale la distruzione dell’infrastruttura elettrica e il parziale danneggiamento delle gallerie che ospitano le centrifughe mentre, nell’impianto pilota, il danneggiamento in misura maggiore in superficie. A seguito degli attacchi al sito di Natanz, non è stato registrato un aumento del livello di radioattività nelle aree limitrofe. Se quindi all’esterno dell’installazione si può escludere un impatto radiologico sulla popolazione (l’“effetto” che le radiazioni hanno sull’uomo) così come sull’ambiente, all’interno del sito la situazione potrebbe essere diversa. Infatti, un attacco che comporta il danneggiamento dell’integrità di un impianto può determinare, a livello locale, la perdita del confinamento di materiale nucleare. Nella fattispecie, la dispersione di uranio nel sito con conseguente contaminazione sia radiologica che chimica. Proviamo a capirci qualcosa in più. Innanzitutto, sappiamo che un impianto di arricchimento processa uranio parte di un composto in forma gassosa (esafluoruro di Uranio o UF6). Questa sostanza rappresenta un pericolo per la salute dell’uomo da due punti di vista:
Dal punto di vista chimico; i composti dell’uranio, infatti, sono tossici.
Dal punto di vista radiologico; l’uranio è un elemento radioattivo, questo significa che il suo nucleo è instabile e, per raggiungere uno stato di maggiore “equilibrio”, decade. Decadere significa trasformarsi, e durante questa trasformazione si possono liberare anche delle particelle. L’uranio è principalmente un emettitore alfa perché quando decade emette le cosiddette particelle alfa (nuclei di Elio costituiti da due protoni e due neutroni), che sono particolarmente pericolose per l’uomo se inalate o ingerite.
Fordow è il secondo impianto di arricchimento, dopo quello di Natanz, ed è stato costruito in profondità, dove ospita il complesso sistema di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio. L’installazione ha subito due attacchi sulle cui conseguenze non abbiamo, al momento, informazioni attendibili, ma poiché le centrifughe sono delicate, è ragionevole attendersi un danneggiamento non trascurabile.
Infine, Isfahan è un sito che ospita numerose installazioni nucleari anche di ricerca. Ci concentriamo su quelle che sono state oggetto degli attacchi delle scorse settimane. Il primo è un impianto per la conversione dell’uranio, con la funzione di trasformare l’uranio concentrato dopo l’estrazione mineraria in esafluoruro di uranio UF6 per il successivo arricchimento. La seconda è un’installazione per la realizzazione delle centrifughe, anch’essa sottoposta ad attacco militare ma, dato il suo scopo, priva di materiale nucleare. Sono state oggetto di attacco militare altre installazioni che sorgono presso il sito, tra cui ci limiteremo a citare: un laboratorio chimico, un impianto per la fabbricazione del combustibile e una facility per la lavorazione dell’uranio in forma metallica, quest’ultima in costruzione. Anche presso il sito di Isfahan non è stato registrato un aumento del livello di radioattività esterna. Il principale pericolo rimane, come nei precedenti impianti, la tossicità chimica negli ambienti colpiti che detengono uranio.
Centrali nucleari
L’obiettivo di una centrale nucleare è quello di produrre energia elettrica. Bushehr sorge sul Golfo Persico, a circa 1000 km a sud di Teheran e si tratta dell’unica centrale nucleare in operazione in Iran. Il reattore è della tipologia ad acqua pressurizzata e a uranio a basso arricchimento (tra il 3% e il 5%) dal design VVER-1000 sviluppato in Russia. L’unità in operazione è in grado di erogare una potenza elettrica pari a 915 MW e ad oggi copre circa il 2% del fabbisogno nazionale. La sua costruzione iniziò nel 1975 ad opera di una compagnia tedesca e subì una battuta d’arresto con la rivoluzione islamica in Iran e con il successivo conflitto Iran-Iraq. Solo nel 1995 fu infine siglato un contratto con la Russia per la finalizzazione della costruzione del reattore. Il reattore fu agganciato alla rete (vale a dire, messo in funzione) nel 2011, iniziando ufficialmente a produrre energia elettrica. Fortunatamente, durante il più recente conflitto la centrale nucleare non è stata oggetto di attacchi. È importante sottolineare che le conseguenze, nell’ipotesi di un attacco, sarebbero state le più severe perché l’impianto è in funzione e per sua natura ospita elevate quantità di materiale nucleare e contempla un vasto inventario di elementi radioattivi, in forma diversa.
In generale, dunque, colpire un impianto nucleare in operazione rappresenta un pericolo perché, nell’ipotesi in cui fallissero tutti i sistemi a protezione del materiale nucleare, potrebbe causare il rilascio di radioattività in ambiente. È opportuno sottolineare, tuttavia, che una centrale nucleare è progettata al fine di contenere l’eventuale fuga di materiale radioattivo in caso di incidente severo, e per farlo si avvale di una serie di barriere “a matrioska”: la prima è il pellet di combustibile, che confina i prodotti di fissione una volta generati; la seconda è la barra di combustibile, rivestita in lega di Zirconio (un materiale particolarmente resistente) che contiene i pellet. Le barre di combustibile si trovano a loro volta all’interno del vessel, un recipiente in acciaio che funge da terza barriera. Infine, il vessel è collocato all’interno dell’edificio reattore, un edificio di contenimento in cemento rivestito di acciaio, che contiene inoltre il circuito primario. Prima che si verifichi un rilascio di radioattività, dunque, è necessario che siano penetrati tutti i layers sopra menzionati. A questo proposito, come anticipato, il reattore della centrale nucleare di Bushehr è di tipo VVER-1000, dal design e dalle caratteristiche paragonabili a quelle dei reattori di tecnologia occidentale attualmente in funzionamento in molti paesi. .
Infine, un altro conflitto purtroppo ancora in atto – quello russo-ucraino – ci ricorda che, se non è possibile scongiurare l’attacco militare, è comunque possibile mettere in condizioni di maggiore sicurezza un reattore nucleare: tutti e sei i reattori della centrale nucleare di Zaporizhzhya sono stati da molto tempo posti in stato di spegnimento a freddo (il cosiddetto “cold shutdown”). Il termine si riferisce all’operazione di riduzione della temperatura interna del reattore, ad opera di un opportuno sistema di raffreddamento, che lo porta gradualmente a pressione atmosferica e ad una temperatura inferiore ai 200 gradi Fahrenheit (pari a circa 93 gradi Celsius). Effettuare questa operazione fa sì che, anche in caso di temporanea assenza di elettricità causata, ad esempio, da un attacco ai sistemi elettrici della centrale, il reattore sia già in parte raffreddato, fornendo un intervallo temporale più ampio per intervenire rispetto al rischio di surriscaldamento. La de-pressurizzazione dei circuiti, inoltre, riduce l’energia immagazzinata nell’impianto aumentando ulteriormente i margini di sicurezza.
Reattori di ricerca
Un reattore di ricerca non ha l’obiettivo di produrre energia, bensì di produrre neutroni. I neutroni, poi, possono essere utilizzati per un’infinità di applicazioni: degli esempi ne sono i test di irraggiamento sui materiali o la produzione di isotopi per uso medico e industriale. Presso il centro di ricerca di Teheran è presente un reattore di ricerca in operazione, anch’esso fortunatamente non oggetto di attacco militare. Tuttavia, se fosse stato colpito, anche in questo caso ci sarebbero potute essere conseguenze in termini di potenziale rilascio di radioattività nell’ambiente. Altri reattori di ricerca sono presenti, come già anticipato, presso il sito di Isfahan. L’Iran ha anche un altro reattore di ricerca in costruzione ad Arak, chiamato IR-40. Si tratta di un reattore di ricerca ad acqua pesante, che per funzionare utilizza uranio naturale (non arricchito) e acqua pesante. L’acqua pesante è acqua come la conosciamo noi, ma con una piccola differenza. Ricordate gli isotopi? Ebbene, l’acqua pesante è costituita da molecole che anziché contenere idrogeno, contengono il deuterio (l’isotopo dell’idrogeno che ha, in più rispetto a questo, un neutrone). Il reattore è stato danneggiato durante l’attacco militare, ma non ci sono conseguenze in termini di rilascio di radioattività perché risulta attualmente ancora in costruzione e dunque non contiene materiale nucleare.
L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA)
L’attacco ad un’installazione nucleare può generare una perdita del confinamento di materiale radioattivo e dunque rappresenta sempre un pericolo. Le immagini satellitari ci mostrano l’effetto degli attacchi anche se né l’effettiva operabilità degli impianti né lo stato radiologico delle aree possono, per il momento, essere definiti con certezza. In questo contesto, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), che ha l’obiettivo primario di promuovere l’utilizzo pacifico del nucleare, ha seguito attentamente la vicenda, fornendo continui aggiornamenti sulla situazione. A questo proposito, concludiamo proprio con una considerazione del direttore generale della IAEA, Rafael Grossi, con l’augurio che possa farci riflettere.
“Our shared mission of Atoms for Peace is a noble one. It has saved millions of lives and livelihoods. Together we have done so much to maximise the life-affirming power of the atom and minimize its destructive potential. Yes, there are differences. Yes, we may not agree on the reasons behind and even the consequences of the current crisis. But there is a common denominator that exists: First, we don’t want to see a nuclear accident; second, we don’t want to see more nuclear weapon states in the world. And yes, we have this institution, the IAEA, through which to work professionally and constructively towards this end. This is a precious foundation on which we can build trust”.
[Tradotto] La nostra missione condivisa di Atomi per la Pace è nobile. Ha salvato milioni di vite […]. Insieme abbiamo fatto tanto per massimizzare il potere dell’atomo di affermare la vita e minimizzato il suo potenziale distruttivo. Sì, ci sono delle differenze. Sì, possiamo non concordare sulle ragioni e neppure sulle conseguenze della crisi attuale. Ma esiste un comune denominatore: primo, non vogliamo assistere ad un incidente nucleare; secondo, non vogliamo vedere altri stati dotati di arma atomica nel mondo. Abbiamo un’istituzione, la IAEA, attraverso la quale lavorare professionalmente e costruttivamente verso l’obiettivo. Questa rappresenta una base preziosa sulla quale possiamo costruire fiducia reciproca.
La ricetta per la bomba perfetta, e perché è meglio dedicarsi alle torte, quelle vere
Aggiornamento 22/7/2025: abbiamo pubblicato sul nostro canale Instagram alcuni quiz sulle tematiche trattate da questo articolo. Trovate i quesiti e le relative risposte in coda all’articolo.
di Martina Gallarati
Realizzare un’arma nucleare non è affatto un gioco da ragazzi: richiede infatti conoscenze approfondite e sforzi tecnologici ed economici non indifferenti. Non è difficile, tuttavia, identificare gli elementi fondamentali che concorrono al criminoso processo e per farci un’idea possiamo avvalerci di un’analogia proveniente da un mondo più vicino al nostro e che senza dubbio ci sta a cuore: quello culinario.
Chi ama dilettarsi in cucina sa che per ottenere la ricetta perfetta vi sono tre elementi fondamentali di cui non si può fare a meno: gli ingredienti migliori, le giuste quantità e, non da ultimo, gli utensili opportuni. Se uno dei fattori menzionati viene a mancare, le probabilità che la ricetta risulti riuscita sono piuttosto scarse (a meno che la lunga esperienza non ci abbia reso degli ottimi cuochi). Ebbene, anche se può sembrare bizzarro paragonare una torta ad un’arma nucleare, se volessimo realizzare quest’ultima (ma non lo vogliamo fare, naturalmente!) tre sono gli elementi imprescindibili di cui avremmo bisogno: l’ingrediente fondamentale (l’uranio 235 – nel seguito U-235 o in alternativa il plutonio 239 – nel seguito Pu-239), la giusta quantità (la cosiddetta massa critica) e la tecnologia necessaria per realizzarla (nel caso dell’U-235 ci servirebbero le centrifughe a gas, nel caso del Pu-239 avremmo invece bisogno di un particolare reattore nucleare). Siamo dunque pronti ad entrare nel dettaglio della nostra ricetta nucleare, ma prima una precisazione.
Che cos’è un’arma nucleare?
Con il termine arma nucleare ci si riferisce a tutti quegli ordigni che sfruttano reazioni nucleari (qui ci concentreremo sulla bomba atomica, che sfrutta una reazione di fissione nucleare) per innescare un’esplosione. Le reazioni nucleari, infatti, sono reazioni a catena che comportano la liberazione di una grandissima quantità di energia. E quando si parla di fissione, non possiamo fare a meno di citare i due elementi protagonisti di questa reazione nucleare: l’uranio e il plutonio.
Uranio 235
L’uranio è un elemento abbondantemente presente in natura, lo si può trovare nelle rocce e nei mari e viene utilizzato soprattutto per realizzare il combustibile che alimenta i reattori nucleari. A tal fine, viene estratto come minerale e poi lavorato a formare quello che gli addetti ai lavori chiamano informalmente “yellowcake” per via della sua colorazione giallo accesa (vi avevo detto che l’analogia calzava a pennello!). Il prodotto finale è una miscela di ossidi di uranio, principalmente nella forma U3O8.
Avviciniamoci ora a un po’ di fisica atomica. L’uranio, così come tutti gli altri elementi, è presente in natura in diverse “forme” che chiamiamo isotopi: due isotopi di uno stesso elemento hanno nel nucleo lo stesso numero di protoni ma un differente numero di neutroni. Minuscole particelle prive di carica all’interno di un nucleo, a sua volta contenuto in un piccolissimo atomo: una differenza che potrebbe apparire marginale. Eppure, cambia tutto: due isotopi dello stesso elemento si comportano allo stesso modo da un punto di vista chimico, ma possono avere grandi differenze dal punto di vista fisico-nucleare, come vedremo a breve. L’uranio ha due principali isotopi: l’uranio 238 (molto abbondante, infatti costituisce più del 99% dell’uranio presente in natura, con 92 protoni e 146 neutroni) e l’uranio 235 (meno dell’1% dell’uranio presente in natura, con 92 protoni e 143 neutroni). Perché ci interessa l’isotopo 235 dell’uranio? Perché quest’ultimo, rispetto all’isotopo 238, è fissile: significa che, se bombardato con neutroni, ha un’elevata probabilità di incorrere nella reazione di fissione nucleare, liberando a sua volta nuovi neutroni ed innescando quindi una reazione a catena. Proprio quella che ci serve se vogliamo realizzare un’arma nucleare.
Ma non è così semplice. Come anticipato, l’uranio che si estrae dalle miniere sotto forma di minerale è composto per la maggior parte da U-238 e solo per una piccolissima parte da U-235. In sintesi, abbiamo bisogno di più U-235 e il processo fisico che ci permette di incrementarne la concentrazione è detto arricchimento.
Arricchimento dell’uranio
Arricchire l’uranio in U-235 significa incrementare, all’interno del medesimo campione, la concentrazione dell’isotopo 235 dell’uranio, partendo dalla sua iniziale percentuale presente in natura (che abbiamo detto essere inferiore all’1%). A seconda dell’arricchimento raggiunto, l’uranio è classificato in differenti “gradi”, ciascuno dei quali si rende particolarmente adatto a specifiche applicazioni: quando l’arricchimento raggiunge una percentuale fino al 20% si parla di uranio a basso arricchimento e la principale applicazione è come combustibile nei reattori nucleari ad uso civile (nelle centrali nucleari le percentuali di arricchimento richiesto variano tra il 3% e il 5%). Superato il 20% si parla di uranio ad alto arricchimento, che può trovare applicazione come combustibile nei reattori nucleari veloci ad uso civile (una particolare tipologia di reattori nucleari) ma che, al crescere della concentrazione, inizia ad essere attrattivo anche per scopi di tipo bellico. Infatti, il raggiungimento di una percentuale pari al 90% di U-235 lo configura come “weapons grade”, ovvero sufficientemente puro da poter essere utilizzato per la realizzazione di un’arma nucleare. Ora arriva la parte più difficile della ricetta, ovvero i nostri “utensili”: con quale strumento ottenere l’arricchimento?
Centrifughe a gas
Per arricchire l’uranio la tecnica maggiormente consolidata si avvale di un complesso sistema di centrifughe poste in serie e in parallelo a costituire la cosiddetta “cascata”. Il primo passo è convertire l’uranio sotto forma di ossido metallico (ricordate la yellowcake?) in un composto dell’uranio allo stato gassoso, più precisamente UF6. A questo punto, il composto viene immesso all’interno della prima centrifuga, un cilindro che per effetto della rapidissima rotazione separa l’isotopo 238 dell’uranio (leggermente più pesante perché costituito da 238 unità tra protoni e neutroni), spingendolo sui bordi, dall’isotopo 235 (235 unità, dunque più leggero) che viene invece spinto in prossimità dell’asse del cilindro. Il gas leggermente arricchito in U-235 localizzato in prossimità dell’asse viene quindi estratto e inserito in una seconda centrifuga, per essere ulteriormente concentrato. Poiché la differenza in massa tra i due isotopi è minima, occorrono diversi step (una cascata) per ottenere una significativa separazione tra i due. Il processo si ripete fino a quando non si è raggiunto il grado di arricchimento desiderato. È chiaro che il confine tra nucleare civile e nucleare militare si fa via via più definito, e l’arrangiamento, il numero e la disposizione delle centrifughe in un impianto possono fornire, ad un occhio attento, utili indicazioni al riguardo.
Una volta ottenuto un gas con il grado di arricchimento atteso, lo si converte tramite un processo chimico in uranio metallico. Passiamo ora alla quantità di materiale opportunamente arricchito, la cosiddetta massa critica. La massa critica è la quantità minima di quel materiale che permette di sostenere una reazione nucleare a catena. Per l’U-235 la massa critica è inferiore a 50 kg, mentre per il Pu-239 si riduce a circa 10 kg!
Plutonio 239
Anche il plutonio presenta vari isotopi, ma tra tutti ad attirare la nostra attenzione è il Pu-239 (94 protoni e 145 neutroni) che, come l’U-235, è fissile, ovvero è in grado di sostenere una reazione di fissione a catena se colpito da neutroni. Per ottenere un plutonio “weapons grade” adatto alla realizzazione di un’arma nucleare occorre avere Pu-239 in percentuale superiore al 93%. Al contrario dell’uranio, tuttavia, il plutonio non è un elemento che si trova in natura e dunque per produrlo ci si deve avvalere di una qualche invenzione dell’uomo. Tra queste, vi è una particolare tipologia di reattore nucleare.
Reattori nucleari e riprocessamento
Un reattore nucleare, infatti, utilizza come combustibile l’uranio che, come abbiamo detto, si compone in misura minore di U-235 e in misura maggiore di U-238. Stavolta è proprio quest’ultimo ad interessarci: mentre l’U-235 all’interno del reattore incorre in reazioni di fissione, l’isotopo 238 assorbe un neutrone diventando U-239, che poi decade trasformandosi in Pu-239. Ed ecco così generato l’isotopo che ci serviva. Un reattore nucleare ad uso civile, tuttavia, non produce Pu-239 di “grado” ottimale a realizzare un’arma nucleare. Per farlo, occorre dotarsi di un reattore nucleare progettato proprio per la produzione di plutonio “weapons grade”: bisogna aggiustare opportunamente le condizioni operative del reattore, cambiando frequentemente il combustibile ed evitando, in questo modo, che il Pu-239 incorra in ulteriori reazioni che lo trasformerebbero nei suoi isotopi non adatti alla realizzazione di un ordigno. In un reattore finalizzato alla produzione di plutonio, questo si troverà dunque miscelato, insieme ad altri elementi prodotti dalla fissione, all’interno del combustibile scaricato dal reattore. Per poterlo utilizzare bisogna separarlo dagli altri elementi attraverso metodi chimici che ricadono sotto il nome più generale di riprocessamento. Rispetto al processo dell’arricchimento dell’uranio precedentemente descritto, che aveva l’obiettivo di separare due isotopi dello stesso elemento (l’U-235 dall’U-238), il riprocessamento mira a separare elementi diversi sfruttando i loro differenti comportamenti chimici (il plutonio dagli altri prodotti di fissione). Si tratta comunque anche in questo caso di un processo piuttosto costoso e che richiede impianti complessi per poter essere effettuato. Inoltre, la produzione di plutonio così come la gestione del combustibile e dei prodotti di fissione sono particolarmente attenzionate dalle autorità, in virtù del pericolo che pongono rispetto al loro potenziale utilizzo per la realizzazione di un’arma nucleare.
Una considerazione che è doveroso fare è che non basta avere a disposizione sufficiente materiale nucleare per fare di questo un’arma. La messa in opera di un ordigno nucleare è un processo complesso e delicato, per il quale il raggiungimento del risultato non è affatto scontato. Per concludere, il mio consiglio è di dedicarci piuttosto alla preparazione di una torta, la cui riuscita, comunque, non è banale.
Disclaimer:
Concludiamo con una doverosa riflessione. Ci teniamo a sottolineare che non vi è alcuna giustificazione all’utilizzo del nucleare per scopi bellici. Il nostro obiettivo primario rimane quello di illustrare i benefici e il fondamentale contributo che i numerosi usi civili del nucleare portano nella società e nella vita di tutti i giorni. Gli eventi di attualità di cui abbiamo sentito parlare nelle ultime settimane ci hanno spinto a provare, seppur in maniera estremamente semplice, a trattare un tema complesso e delicato come quello delle armi nucleari, cercando di fare chiarezza. La leggerezza dell’articolo, tuttavia, non è intesa a sminuire e banalizzare la drammaticità legata all’abuso dell’energia nucleare. Per questo motivo ci teniamo a sottolineare con forza che la nostra posizione in merito al tema è chiara e rifiuta e sempre rifiuterà ogni impiego di questa preziosa risorsa che non rientri tra quelli civili.
Abbiamo di recente lanciato sul nostro canale Instagram una serie di quiz a tema nucleare, con cadenza settimanale. Ecco i quesiti proposti il 21 luglio 2025 (in grassetto le risposte corrette):
1) Requisito per costruire un’arma nucleare?
a – uranio arricchito o plutonio (ha risposto correttamente il 96% dei partecipanti) b – uranio naturale pressurizzato c – uranio depotenziato compresso
2) La yellowcake è:
a – uranio pressurizzato arricchito b – una forma concentrata di uranio estratto (ha risposto correttamente il 66% dei partecipanti) c – uranio pronto per la fissione
3) Il plutonio-239 si ottiene:
a – irradiando U-238 in un reattore (ha risposto correttamente il 73% dei partecipanti) b – raffreddando gas contenenti U-235 c – arricchendo U-235 fino al 90%
Martedì 6 Giugno 2025 presso il bar ”L’officina bici e caffè” a San Donato Milanese si è svolto un evento promosso dalla lista civica locale “Sandolab”. Tale evento ha visto la partecipazione di nostri tre soci, tutti studenti di Ingegneria Nucleare al Politecnico di Milano, che hanno presentato il loro campo di studi e le loro visioni circa il futuro dell’energia nucleare in Italia.
Alessandro di Seyssel ha raccontato come funziona una centrale nucleare, partendo da un excursus storico per poi distinguere tra le generazioni, trattando infine degli sviluppi delle nuove tecnologie e delle prospettive della fusione. Vittorio Nichetti ha spiegato come queste tecnologie siano imprescindibili per arrivare ad un mix energetico decarbonizzato in sinergia con le rinnovabili, e di come i vantaggi dell’energia atomica (grande densità energetica ed alto capacity factor) la rendano un’alternativa vincente ai combustibili fossili. Tommaso Marcuzzo ha infine sviscerato i falsi miti del nucleare, dalla pericolosità alle scorie, concludendo con una riflessione su quali possano essere gli step per l’introduzione di questa fonte nel nostro paese. Interessanti discussioni si sono poi sviluppate a partire dagli interventi del pubblico sul know how italiano, sulla situazione mondiale e sull’affiancamento di politiche di efficientamento ed elettrificazione a strategie di decarbonizzazione della produzione di energia elettrica.
Nel corso della serata si è parlato anche di Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi, dell’indipendenza energetica italiana e delle ex centrali italiane. A riguardo, essendo San Donato storicamente legata a ENI e alla figura di Mattei, è stato presentato un articolo del 1963 su “Il gatto selvatico”, storica rivista aziendale ENI, che tratta dell’inaugurazione dell’impianto di Latina, costruito da AGIP Nucleare ed inaugurato appunto nel 1963. Tale articolo è reperibile sull’archivio storico ENI a questo link.
Si ringraziano gli organizzatori, il locale ed i relatori, fiduciosi che la divulgazione e le nuove prospettive siano la chiave per un futuro atomico!
Dopo il successo del primo webinar, siamo felici di annunciarvi il secondo evento promosso da Leo Club Italia in collaborazione con il Comitato Nucleare e Ragione e i Giovani Blu. La conferenza, intitolata “Decarbonizzazione 2050: rinnovabili e nucleare, sostenibilità ambientale e sicurezza di rete“, si svolgerà questo sabato 14 giugno dalle ore 16 alle 18:30 a Milano, presso la Società Umanitaria in via San Barnaba 48.
Questo il programma:
Sostenibilità ambientale e principi di funzionamento delle centrali nucleari. Relatrice Aurora Pinto, studentessa di fisica, co-direttrice del progetto “Giovani Blu” e socia del Comitato Nucleare e Ragione.
Deposito nucleare, sicurezza di approvvigionamento e stabilità di rete. Relatore Riccardo Mariscalco, Ingegnere Energetico e socio del Comitato Nucleare e Ragione.
Modera Riccardo Louvier, Coordinatore Causa Globale Ambiente del Leo Club Italia.
L’evento è gratuito, non è necessario registrarsi, ma per motivi organizzativi è richiesto di comunicare la propria partecipazione inviando una mail a causaglobale.ambiente@leoclub.it. Vi aspettiamo numerosi!
Dal 21 al 23 maggio 2025 si svolgerà a Piacenza il primo evento fieristico italiano dedicato all’energia nucleare. E’ un’iniziativa che rivela quanto sia crescente l’interesse di aziende e addetti ai lavori verso questo settore tecnologico, ora che si prospetta sempre più concretamente la possibilità di un ritorno del nostro Paese verso l’impiego del nucleare per la produzione energetica. Siamo felici di annunciare che il Comitato sarà presente all’Expo con un gruppo di soci e un banchetto espositivo, per offrire al pubblico la testimonianza, come associazione culturale no-profit, di quasi quindici anni di divulgazione scientifica e promozione di una corretta informazione in ambito energetico.
L’ingresso alla fiera è gratuito, ma è necessaria la registrazione sul sito ufficiale.
Oltre al padiglione che ospiterà gli stand espositivi, L’Expo prevede anche un ricco programma di seminari e conferenze. Segnaliamo in particolare, nella mattinata del 22 maggio, il panel organizzato dall’AIN e dal CIRTEN, intitolato: Priorità nucleari: formazione, informazione, stakeholder engagement e ricerca, al quale interverrà anche il nostro presidente Pierluigi Totaro. Qui di seguito la lista completa dei partecipanti:
Marco Ricotti – Professore Ordinario di Ingegneria Nucleare del POLITECNICO DI MILANO e Presidente CIRTEN Giuseppe Bono – Direttore Regolatorio, Istituzionale e Comunicazione SOGIN Matteo Gamba – ATB Riva Calzoni Pierluigi Totaro – Presidente COMITATO NUCLEARE & RAGIONE Walter Ambrosini – CIRTEN e Università di Pisa Roberta Ferri – SIET Andrea Savocchi – Project Manager RINA
Anche la partecipazione alla conferenza è gratuita, previa registrazione a questo link. Non vediamo l’ora di incontrarvi a Piacenza!
Il Comitato Nucleare e Ragione ha portato nuovamente la sua attività divulgativa nelle scuole superiori del Piemonte. Il 31 marzo 2025 è stata la volta dell’IIS Arimondi Eula di Savigliano, sede di Racconigi, dove si è tenuta una lezione rivolta ad alcune classi dell’istituto, grazie alla disponibilità e alla collaborazione del prof. Pier Luigi Balocco.
A guidare l’incontro sono stati i nostri soci Cecilia Piatti, Matteo Nicoli e Paolo Tortone, che hanno introdotto gli studenti al vasto tema dell’energia, affrontando le questioni fondamentali per comprendere le sfide della transizione energetica.
La prima parte della lezione ha fornito un quadro generale del sistema energetico attuale, delle sue principali caratteristiche e problemi: sostenibilità ambientale, sicurezza dell’approvvigionamento, affidabilità delle fonti, impatti climatici, emissioni di gas serra, capacity factor e la crescente dipendenza da materie prime critiche per le tecnologie energetiche avanzate.
Successivamente, i relatori hanno approfondito il funzionamento dei reattori a fissione nucleare, illustrando i principi alla base della produzione di energia elettrica da fonte nucleare e discutendo il possibile ruolo di questa tecnologia nei sistemi energetici del futuro. Il dibattito si è concentrato su emissioni climalteranti, affidabilità della generazione elettrica, gestione dei rifiuti radioattivi, deposito geologico delle scorie e strategie di minimizzazione dei rischi.
L’obiettivo, condiviso con il docente ospitante, è stato quello di stimolare il pensiero critico degli studenti, offrendo strumenti per formarsi un’opinione informata su uno dei temi più dibattuti della contemporaneità.
L’incontro ha suscitato grande interesse: numerose le domande, le osservazioni e gli spunti emersi durante la discussione. Ancora una volta, si è dimostrato quanto il tema dell’energia – e in particolare quello dell’energia nucleare – sia in grado di coinvolgere profondamente le nuove generazioni, chiamate a essere protagoniste delle scelte del domani.
Per chi volesse approfondire le tematiche trattate, è possibile contattare i relatori ai seguenti indirizzi: