Il Bosco coltivato ad Arte – 2^ edizione, focus biomasse

Segnaliamo lieti di segnalare la rassegna culturale “Fare i Conti con l’Ambiente“, che avrà luogo a Ravenna i prossimi giorni, dal 20 al 22 maggio. Di particolare rilievo è il workshop intitolato “Il Bosco coltivato ad Arte – 2a edizione – Focus Biomasse“, a cui il Comitato Nucleare e Ragione ha dato un importante contribuito organizzativo. Questa la scaletta degli interventi:
1) La nutrizione carbonica: significato per il mondo vegetale (Luigi Mariani)
2) Il rinnovamento del bosco come attività educativa e culturale (Luana Gasparini)
3) Energia sostenibile dalla culla alla tomba (Pierluigi Totaro)
4) Utilizzo competitivo dell’energia da biomasse: vantaggi e limiti di una fonte rinnovabile (Paolo Errani)

Avatar di conferenzaenergeticaConferenza Nazionale sull'Energia

COMUNICATO STAMPA

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Energie per l’Italia del Futuro” ed “Ekoclub Ravenna” anche quest’anno partecipano al festival tecnico scientificoFare i conti con l’ambiente”, ed hanno organizzato il Workshop M previsto in programma venerdì prossimo, 20 maggio 2016.

Siamo alla seconda tappa di un percorso studiato per affrontare questioni ambientali ed energetiche con uno spirito rinnovato.
Partendo dalla constatazione che l’ambiente che ci circonda, in special modo qui in Italia, è antropizzato anche nei suoi aspetti più “naturali” (seppure in modo impercettibile per uno sguardo distratto), abbiamo cercato di inserire tali tematiche in un contesto più ampio, che non trascuri aspetti culturali inscindibili dall’attività dell’Uomo.
Nell’edizione di quest’anno “Il Bosco coltivato ad Arte” è l’occasione per unire diversi punti di uno scenario che comprende lo stato di salute delle nostre foreste, le emissioni di gas climalteranti, il ciclo del carbonio, l’utilizzo del suolo e…

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Si va in Svizzera: visita guidata alla centrale nucleare di Leibstadt!

Il Comitato Nucleare e Ragione è lieto di annunciare una nuova iniziativa culturale, che si aggiunge al già ricco programma di attività promosse in questi primi mesi del 2016. In virtù del successo del ciclo di visite alla centrale nucleare slovena di Krsko – la quarta edizione si è svolta appena due settimane fa – proponiamo per il 30 settembre e il primo ottobre una visita tecnica alla centrale di Leibstadt, l’impianto nucleare più grande della Confederazione Svizzera.

Siamo sicuri che questa proposta raccoglierà in particolare l’interesse delle tante persone che in queste settimane ci hanno contattato dalle regioni del Nord-Ovest e del Centro-Italia, manifestando apprezzamento per le nostre iniziative.

Il numero di posti è limitato e le prenotazioni si chiuderanno il 30 maggio! Per maggiori informazioni e dettagli tecnico-logistici, scriveteci all’indirizzo nucleareeragione@gmail.com

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La politica energetica all’ombra del campanile

[Quando parliamo di “ambiente” facciamo riferimento anche a una particolare relazione: quella tra la natura e la società che la abita. Questo ci impedisce di considerare la natura come qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati. Le ragioni per le quali un luogo viene inquinato richiedono un’analisi del funzionamento della società, della sua economia, del suo comportamento, dei suoi modi di comprendere la realtà. Data l’ampiezza dei cambiamenti, non è più possibile trovare una risposta specifica e indipendente per ogni singola parte del problema. È fondamentale cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura.

Lettera Enciclica Laudato Si’ del Santo Padre Francesco sulla Cura della Casa Comune]

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Apprendiamo da fonti di stampa che il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana, riunitosi a Genova dal 14 al 16 marzo, avrebbe anche affrontato “la tematica delle trivelle”, ovvero l’oggetto del referendum del 17 aprile prossimo.

I vescovi italiani – riporta il comunicato ufficiale della CEI – avrebbero concordato sulla opportunità che la questione venga dibattuta nelle comunità “al fine di favorirne una soluzione appropriata alla luce dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco”.

Avendo noi di Nucleare e Ragione letto e meditato l’enciclica ed essendo il tempo a disposizione molto ristretto, umilmente ci permettiamo di suggerire alcuni spunti:

§93 Oggi, credenti e non credenti sono d’accordo sul fatto che la terra è essenzialmente una eredità comune, i cui frutti devono andare a beneficio di tutti. Per i credenti questo diventa una questione di fedeltà al Creatore, perché Dio ha creato il mondo per tutti. Di conseguenza, ogni approccio ecologico deve integrare una prospettiva sociale che tenga conto dei diritti fondamentali dei più svantaggiati.

Le comunità si soffermino sulle ricadute e le conseguenze delle proprie decisioni (o indecisioni) sul resto dell’umanità, con particolare riguardo alle ricadute ambientali e socio-politiche di una rinuncia alla produzione nazionale di idrocarburi in favore di una maggiore importazione da Paesi esteri, spesso poveri o teatro di conflitti proprio per le loro appetibili (da noi) risorse. Si ponga l’attenzione sul fatto che la sindrome NIMBY (non nel mio giardino) risulterebbe di difficile attuazione in questo contesto.

Le comunità si soffermino sulla necessità di spostare la prospettiva sull’argomento dal proprio baricentro individuale alla totalità umana. In un Mondo sempre più interconnesso, spostare altrove i problemi che non si desidera avere sotto casa non significa forse distogliere lo sguardo da quelli del nostro prossimo?

§67 È importante leggere i testi biblici nel loro contesto, con una giusta ermeneutica, e ricordare che essi ci invitano a «coltivare e custodire» il giardino del mondo (cfr Gen 2,15).

Ogni comunità può prendere dalla bontà della terra ciò di cui ha bisogno per la propria sopravvivenza, ma ha anche il dovere di tutelarla e garantire la continuità della sua fertilità per le generazioni future.

Forse non è un refuso il fatto che nel comunicato CEI ci si riferisca alla “coltivazione[1] di petrolio e metano”. In effetti lo sfruttamento sapiente e responsabile di tali risorse può essere a tutti gli effetti definito un “coltivarle”, per nulla in contrasto quindi con la “conservazione” del giardino, ovvero dell’ambiente. Le comunità si soffermino su questa azione di fiducia di Dio nei confronti dell’uomo, valorizzando le conoscenze tecniche di chi lavora nel campo dell’estrazione degli idrocarburi e vigilando, ciascuno nel proprio ambito, alla corretta attuazione delle regole di convivenza sociale e salvaguardia ambientale;

§183 La partecipazione richiede che tutti siano adeguatamente informati sui diversi aspetti e sui vari rischi e possibilità, e non si riduce alla decisione iniziale su un progetto, ma implica anche azioni di controllo o monitoraggio costante. C’è bisogno di sincerità e verità nelle discussioni scientifiche e politiche, senza limitarsi a considerare che cosa sia permesso o meno dalla legislazione.

Si riconosca che diversi sono i talenti, ma uno solo è lo Spirito che li emana, per cui non tutte le questioni, specie quelle complesse come la politica energetica, possono essere discusse e indirizzate dal volere del singolo cittadino o della particolare comunità, ma si deve tener conto del parere e dell’esperienza tecnico scientifica e delle interconnessioni accennate nei punti precedenti, affinché il dibattito porti veramente frutti maturi.

Fiduciosi nei frutti che potranno scaturire da un dibattito similmente indirizzato, auspichiamo con rinnovata forza che sempre più cittadini si uniscano al nostro appello affinché il Governo convochi una Conferenza Nazionale sull’Energia, nella quale questa e più ampie e innumerevoli questioni possano trovare sostanziale, duratura e condivisa soluzione.

Note:

[1] Per coltivazione degli idrocarburi e più in generale in ambito minerario si intende la fase successiva all’esplorazione e ricerca in cui viene decisa la modalità più opportuna dal punto di vista tecnico-ambientale per lo sfruttamento del giacimento, prima della commercializzazione della risorsa.

La posizione del Comitato Nucleare e Ragione sul referendum No-Triv

Le ragioni del SI sono deboli, ma soprattutto il referendum è lo strumento sbagliato per indirizzare le scelte di politica energetica, che meriterebbero ben altra attenzione. La politica smetta di essere miope, guardi oltre il proprio naso e si convochi una Conferenza Nazionale sull’Energia che dia frutti duraturi in un quadro condiviso.

Il prossimo 17 aprile i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi su un singolo quesito referendario, popolarmente noto come “referendum anti trivelle” o “No-Triv”. Il quesito, proposto lo scorso autunno da 10 consigli regionali, testualmente recita:

“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale?”

Messo così probabilmente non dice nulla alla gran parte di noi, dunque proviamo a capire di cosa si tratta.

Sostanzialmente si chiede al cittadino se vuole abrogare la possibilità per le industrie estrattive (Gas e Petrolio) che operano su piattaforme site nelle acque nazionali (entro 12 miglia dalla costa) di rinnovare la concessione e di continuare ad operare fino all’esaurimento del giacimento.

Il quesito dunque non riguarda né l’esplorazione ed estrazione di idrocarburi a terra né quelle in acque internazionali (oltre le 12 miglia).

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, il referendum verte su 21 concessioni petrolifere tra quelle operanti in Italia su piattaforme offshore (oltre 130 in totale, che coprono il 10% del fabbisogno nazionale di idrocarburi).

Se vincono i SI, queste concessioni non potranno più essere rinnovate alla loro naturale scadenza (che varia a seconda dell’età dell’impianto) e i giacimenti dovranno essere abbandonati anche se ancora produttivi.

Se vincono i NO, le concessioni alla loro scadenza potranno essere rinnovate, previa procedura di valutazione dell’impatto ambientale, ed operare nel rispetto delle norme di sicurezza e tutela ambientale fino all’esaurimento del giacimento.

Il numero delle concessioni coinvolte dal quesito, relativamente ridotto, può indurre l’idea che la questione sia marginale, e questo forse è il motivo per cui il dibattito sul tema non è molto acceso.

Le ragioni di merito dei comitati per il SI, capeggiati dalle associazioni ambientaliste, ma non tutte, sono la salvaguardia ambientale e paesaggistica delle coste italiane, nonché la difesa dell’industria turistica.

Tali ragioni, a nostro avviso, sono deboli. Le piattaforme estrattive italiane dimostrano elevata sostenibilità ambientale, sono molto meno invadenti di molti eco-mostri che deturpano le nostre coste e sono finanche un’attrattiva turistica. Basti pensare che la regione con il maggior numero di trivelle, l’Emilia Romagna, ha un consolidato turismo balneare.

Gravi incidenti ambientali, seppur possibili, sono improbabili e comunque di minor livello rispetto al gran numero di petroliere che solcano i nostri mari, numero che inevitabilmente aumenterebbe qualora la produzione nazionale, vincendo i SI, venisse ridotta.

Mappa dei giacimenti interessati dal referendum (fonte Il Sole 24 Ore).
Mappa dei giacimenti interessati dal referendum (fonte Il Sole 24 Ore).

Le ragioni di merito dei comitati per il NO sono simmetricamente opposte per quanto riguarda i rischi per ambiente e turismo, alle quali si aggiunge il problema occupazionale (numeri rilevanti tra estrazione ed indotto) e la continuità degli investimenti, nonché delle ricche Royalties e gettito fiscale pagati allo Stato dalle compagnie estrattive.

Ma vale la pena ricordare che questo referendum, primo nella storia dei referendum popolari, è stato promosso dalle Regioni, 10 per l’esattezza, con un chiaro intento politico, ovvero quello di non cedere potere decisionale in materia energetica ai Governi nazionali, che a più riprese, dalla SEN di Monti e Passera in poi, avevano provato a recuperare spazio di manovra dopo la maldestra frammentazione dei poteri decretata dalla riforma del Titolo V della Costituzione, che di fatto rendeva l’energia materia di competenza concorrente tra Stato e Regioni.

Di referendum “politico” parlano apertamente anche i favorevoli al il SI: l’obbiettivo vero è infatti quello di marcare la politica energetica italiana, forzando l’uscita dalle fonti fossili per puntare ad un – a nostro avviso irrealistico – 100% di rinnovabili.

Scoperte le carte, si evince che il referendum è solo un mezzo – sbagliato, e spiegheremo perché – per condizionare la politica energetica italiana, menomandola e azzoppandola nei suoi già fragili, contraddittori e limitati contenuti.

Su una cosa infatti comitati per il SI e per il NO concordano, e noi pure: la materia in questione è complessa e delicata e non si addice al referendum.

Tale affermazione suona evidentemente civettuola da parte di chi il referendum l’ha promosso e lo cavalca, ma è nella sostanza adamantinamente condivisibile.

Anche perché nessuno spiega dove andremo a prendere il 10% del fabbisogno di idrocarburi (in totale Petrolio e Gas forniscono il 65% dell’energia consumata dagli italiani) prodotto dalle trivelle nostrane. È evidente che – come accaduto nel 1987 in seguito al primo (disgraziato, ndr) referendum sul nucleare – tale quota verrà coperta dalle importazioni, magari provenienti da piattaforme operate da compagnie straniere a 13 miglia dalla costa o da Paesi sfortunati come Siria, Libia o Nigeria, al pari di come oggi importiamo energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari operanti appena oltre i nostri confini nazionali.

Al danno economico seguirebbe la beffa della persistenza del rischio ambientale!

L’incremento della produzione nazionale di idrocarburi – piaccia o no – era uno dei perni della SEN del 2012, che resterebbe azzoppata ed inapplicabile dall’esito referendario e dalle sue possibili, più ampie, conseguenze.

Il Comitato Nucleare e Ragione, tramite l’unità d’intenti promossa in queste pagine, fin dalla sua fondazione, e più marcatamente dal 2012 – anno della SEN – si batte per una definizione organica e lungimirante della strategia energetica italiana, che scaturisca – sotto forma di un Piano Energetico Nazionale che in Italia manca dal 1988 – da una Conferenza Nazionale sull’Energia in grado di sintetizzare il parere della comunità tecnico-scientifica e gli interessi della comunità nazionale e delle istituzioni locali, con un occhio all’Europa con cui siamo interconnessi e di cui condividiamo i destini.

La nostra posizione ed il nostro invito in merito al referendum del 17 aprile sono dunque semplici e chiari: rechiamoci alle urne e scriviamo sulla scheda “Conferenza energetica subito!”

In questo modo lanceremo un segale forte alla politica affinché una questione vitale per il benessere ed il progresso della Nazione riceva la dovuta attenzione istituzionale, e non sia oggetto di corte vedute e miopi ricatti di bottega, ma esito di uno sforzo di concerto, da cui nasca una Costituzione Energetica per l’Italia, quale ossatura dello sviluppo delle generazioni future.

Aggiornamento 16/03/2016: per partecipare all’evento su Facebook, cliccare qui.

Balance sheet of electricity generation capacity – 10 years of nuclear power at a glance

Since 40 years, IAEA develops and maintains a comprehensive database focused on nuclear power plants worldwide, namely PRIS (Power Reactor Information System). We have collected and analysed data starting from 2005 up to date. You can find here below shown in 5 graphs some information on new power reactors connected to the grid, those under construction, those being decommissioned on schedule, or those retired in advance.
We have not taken into account the Japanese reactors not in permanent shutdown. Since Fukushima accident and the following ban on NPP operations, 4 Japanese NPP have restarted. All of these between last summer and a few days ago. We have considered the remaining ones – not yet restarted neither yet in permanent shutdown – in a sort of Limbo: in fact, they are operable, but still waiting for the authorities and politicians’ starting signal.

 

 

Fig. 1Cumulative progress of power capacity for new nuclear reactors connected to the grid, new construction starts, cancelled constructions and permanent shutdowns. Data for 2016 only refer to the month of January. Source: IAEA PRIS; Data Processing: CNeR.
Fig. 1 Cumulative progress of power capacity for new nuclear reactors connected to the grid, new construction starts, cancelled constructions and permanent shutdowns. Data for 2016 only refer to the month of January. Source: IAEA PRIS; Data Processing: CNeR.

As can be seen in Figure 1, the new installed nuclear power from January 2005 to January 2016 amounts to 37,9 GWe, a value which exceeds the reduced capacity from permanent shutdowns by 8,1 GWe.
Let’s consider the state-by-state contribution to the new installed reactors (Figure 2). China remarkably drives overall NPP replacement with roughly 18 GWe of new capacity connected to the grid, and with an average construction duration just above 5 years. In the same time frame, South Korea follows it by return, with an average schedule duration just below 6 years.

Fig.2 New capacity connected to the grid in the period 2005-2016
Fig.2 New capacity connected to the grid in the period 2005-2016

By analyzing the year-by-year progress (Figure 3), two notable aspects deserve our attention. First of all, we observe a significant drop of installed nuclear capacity in 2011, mainly as a direct or indirect consequence of the Japanese 11th March earthquake and tsunami: among the thirteen permanent shutdowns in that year, four are from the site of Fukushima Daiichi, while eight are from German power plants which have been forced to early retire due to the political decision to accelerate the country’s nuclear phase-out.
The second interesting aspect is the outstanding amount of new capacity connected to the grid in 2015, which doubled the results of the previous year.

Fig. 3Annual progress of power capacity for new nuclear reactors connected to the grid, restarts after long-term shutdown, long-term and permanent shutdowns. Data for 2016 only refer to the month of January. Source: IAEA PRIS; Data Processing: CNeR.
Fig. 3 Annual progress of power capacity for new nuclear reactors connected to the grid, restarts after long-term shutdown, long-term and permanent shutdowns. Data for 2016 only refer to the month of January. Source: IAEA PRIS; Data Processing: CNeR.

What could we expect for the near future? Is the 2015’s achievement just a flash in the pan, or can we say that it is the restart of the nuclear renaissance?
To answer the question we ought to look at the amount construction starts in the last ten years. As can be seen in Figure 4, in four years from 2007 to 2010 the construction of nuclear power plants has experienced tremendous growth. After that, in some ways all construction plans have suffered from the impact of the Fukushima accident. However, there is a bunch of eleven Chinese reactors still under construction, starting from 2009-2010. So, taking into account the average duration of NPP construction in China – very short time, as per performances consolidated over the past ten years – as well as the number of reactors which are about to be completed in India, Japan, Pakistan, Russia, South Korea, UAE and USA, for the next two years we expect results equal to those for the last, or even more.
Figure 5 shows the state-by-state summary of the total capacity for all nuclear reactors under construction, as of January 2016.

Fig. 4Annual progress for new nuclear reactor construction starts or restarts, compared to suspended or cancelled constructions. Data for 2016 only refer to the month of January. Source: IAEA PRIS; Data Processing: CNeR.
Fig. 4 Annual progress for new nuclear reactor construction starts or restarts, compared to suspended or cancelled constructions. Data for 2016 only refer to the month of January. Source: IAEA PRIS; Data Processing: CNeR.

In short, the race to nuclear power plants is currently destined to take place primarily on the racetracks of the Far East (from 2016 to 2020, six to eight nuclear reactors will probably be approved each year in China). And this despite the current slowdown in economic growth – also felt over there. The situation is made even more interesting by the fact that the countries chasing China are almost exclusively the emerging ones – some of these are “in the early days of development”.

Nothing new on the western front? Actually something is moving. Even if we are forced to admit that all factors against are dominant, at the moment. And perhaps it is time to fully review the role of nuclear power production in modernized countries, paving definitely the way for advanced nuclear systems – not necessarily always large. But that’s another story, about which we will not dwell here. That’s all folks, for now.

Fig.5 Total capacity for the 66 reactors under construction as of January 2016. United Arab Emirates and Belarus are going to have their first nuclear power plant commercially operative in 2017 and 2019, respectively.
Fig.5 Total capacity for the 66 reactors under construction as of January 2016. United Arab Emirates and Belarus are going to have their first nuclear power plant commercially operative in 2017 and 2019, respectively.

 

Nuova visita alla centrale nucleare di Krško

A grande richiesta, proponiamo una quarta visita al complesso della Centrale Nucleare di Krško, in Slovenia.
La visita avrà luogo il prossimo 8 aprile. Qui sotto riportiamo il volantino con tutte i dettagli e i riferimenti per formalizzare l’iscrizione. Per ogni richiesta di chiarimento, non esitate a contattarci!

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It’s a matter of ethics, Mr. President!

How Obama’s administration is undermining the best non proliferation project ever, in the most unfortunate time.

While the Cold War’s winds are blowing again over relations between the U.S. and Russia since after the Crimean crisis and recrudesced with the war over Syria, President Obama seeks to send the wrong message to his Russian counterpart in the very end of his administration, risking to hamper costly efforts on non proliferation of nuclear weapons and casting a shadow on U.S. determination on pursuing global Peace.

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Recently issued 2017 Fiscal Year Obama’s proposal solicits to quit the MOX program at Savannah River facility in South Carolina. This facility, under construction since 2007 for an up to date estimated budget of 7.7 billion dollars, was envisaged to be operational this year to start the processing of weapon grade uranium and plutonium to mixed oxide fuel (MOX) to feed nuclear reactor and produce carbon-free electricity. The facility is part of two bilateral agreements the U.S. contracted with Russia regarding non proliferation of nuclear weapons: Megaton to Megawatts (1993) [see previous post on the topic] and Plutonium Management and Disposition Agreement (2000).
Under the former, 15000 weapons have already been destroyed, while the latter calls for U.S. and Russia to destroy 34 metric tons of plutonium each – something as 8500 warhead each.
There is no technical reason to quit the project, that despite increasing funding cuts through the years is now 70% complete and the plant already hosts most of the sophisticated equipment that will be need to the processing. The last budget destined by the Congress to the plant were 380 million dollars last December, than the presidential decision to ax the funds for 2017 and destine the U.S. military grade plutonium surplus to waste disposal in Carlsbad, New Mexico.

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The MOX plant at Savannah River is one of many federal budget programs risking interruption due to opposite parties vetoes and lack of political compromise. Republican Senator Tim Scott from South Carolina said the MOX is a vital program that has been continuously undermined by Obama’s administration who spread misinformation about its state of progress.
On another note, Russia already completed its own MOX plant and it is ready to feed with it fast neutrons reactors (for example the BN-800 connected to the grid just last year). In our opinion the U.S. simply can not afford to interrupt, or – even worse – to scrap such an important project. Or should we recognize that the President prefers watching dazed a Russia which makes great strides towards the future of nuclear recycling?
Neither South Carolina General Attorney, Alan Wilson, took the news well, saying that the Federal Government will owe 1 million dollars daily to the State, effective January 1st, 2016, if plutonium stocked at Savannah River is neither processed nor disposed.
Europe developed a large capacity of feeding nuclear reactors with MOX: currently over 35 European reactor are licensed to use MOX as fuel, and 22 French reactors can use MOX up to 30% of fuel blend. In a conservative hypothesis, burning a 30% of MOX in one third of the world’s reactor would remove about 15 tons of warhead plutonium per year, that means 3000 warheads per year burnt to produce 110 billion kWh of electricity.
Now it is really difficult to understand the rationale behind a decision that in hindsight seems not unlike that of people used to sweep under the rug. With the aggravating circumstance that in this case the “powder” also has an extremely interesting economic and energetic value. In fact there is no doubt that immobilize and store the plutonium through vitrification and deep geologic burial adds significant political complexity and physical challenges.
President Barack Obama, who, in 2009, was credited a Nobel Prize for Peace, is now freezing his only possible success regarding non proliferation efforts. Whatever could be the reason – like funding the costly Obamacare and other environmental projects possibly more close to the anti-nuclear lobby – he’s sending a two-fold dangerous message in a time of increased tension in the bilateral relations with Russia and announced efforts to reduce U.S. carbon footprint on the planet.
We hope this decision would not come to be effective and the next U.S. Governments – as the rest of the World – will keep betting on nuclear fuel recycle. Namely using the existing stockpile of weapons-grade plutonium, but also implementing Partitioning and Transmutation technology (P&T). This is the only highway we currently have to reduce both volume and radiotoxic level of nuclear waste, in order not to put those economical and environmental costs on the shoulders of the future generations. And, at the same time, to send the message that a World without nukes – or at least with less nukes – is actually possible.

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Megatons to megawatts

[how to produce electricity by getting rid of 20k nuclear warheads]

This article was originally published in Italian on the 12th of March, 2014.

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Last weeks world news – a source of concern for the condition of Ukraine’s population – have brought back to the top the spectre of the nuclear weaponry race.

In addition to real fatalities and strong divisions – the price for fierce clashes and the result of national policies we do not want to describe here, nor we are able to judge in every aspect – we see an increased fear that the deterioration of the situation could bring to contrasts we all expected would have been just a relic of the past, after the end of the Cold War.

In order to exorcise such frightening thought we want to remember how much we can get from the use of energy sources as vehicles of Peace. And among all nuclear energy.

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In December 2013 the program popularly known as “Megatons to Megawatts” was completed. On the basis of this program the United States agreed with Russian Federation to purchase some Low-Enriched Uranium (i.e. with a 235U concentration below 20%) coming from the reprocessing of the Highly-Enriched Uranium (i.e. with a 235U concentration above 80%) contained in the former USSR nuclear warheads. The official name of the program was “Agreement between the Government of the Russian Federation and the Government of the United States of America Concerning the Disposition of Highly-Enriched Uranium Extracted from Nuclear Weapons.”, dated February 18th, 1993.

It was estimated that in the last twenty years the United States have produced about 10% of its electricity by dismantling 20k nuclear warheads сделано в России (made in Russia); in other words, they have recycled 500 tonnes of Russian bomb-grade HEU into 14k tonnes of LEU. This is energetically equivalent to: 3.4 billions tonnes of coal, 12.2 billions of oil barrels, 2.6E15 (2.6 millions of billions of) cubic meters of natural gas [1].

Interesting to know how all was born thanks to the initiative of a Physicist at MIT, Thomas L. Neff [2], who in October 1991 took pen and paper and wrote to New York Times, voicing his apprehension. He had in mind a very simple idea on how to turn an uncomfortable and potentially dangerous legacy in a useful and highly symbolic initiative. Two months later Neff was invited in Moscow to discuss the details of his proposal with Russian scientists and Government’s officials. On August 28th, 1992 negotiation started; Clinton and Yeltsin signed the final agreement in 1993.

The details of the proposal were put on paper for the first time on October 24th, 1991 in a Op-Ed in the New York Times. The project was so successful that it was honored on the same newspaper on January 24th .

Notes
[1] http://www.usec.com/russian-contracts/megatons-megawatts

[2]Thomas L. Neff assisted US Governments over the years in fixing some problems related to the Highly-Enriched Uranium management and nuclear security. For such activity he was awarded in 1997 with Leo Szilard Award in Physics. [http://www.world-nuclear.org/sym/2006/neffbio.htm]

 

Mi illumino meglio

Ad un anno di distanza, alla vigilia dell’edizione 2016 dell’iniziativa “Mi illumino di meno”, riproponiamo questo nostro articolo sull’argomento.

Avatar di nucleareeragione2Nucleare e Ragione

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Si celebra oggi l’undicesima Giornata del Risparmio Energetico, evento culminante della campagna radiofonica “Mi illumino di meno” promossa dalla trasmissione Caterpillar di RAI Radio2.
L’iniziativa, che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso lo sviluppo di buone pratiche quotidiane di risparmio energetico, certamente lodevole, suscita in noi anche alcuni spunti di riflessione che non sono scontati e che vogliamo condividere con i nostri lettori.

La prima osservazione riguarda la natura stessa dell’iniziativa e l’incredibile seguito mediatico che ne è derivato, consacrandone il successo già a partire dall’edizione del 2005. E’ significativo notare come la più importante campagna di sensibilizzazione culturale italiana su un tema così importante come quello dell’uso razionale dell’energia, nasca non per iniziativa delle istituzioni, ma in seno ad una trasmissione di un’emittente radiofonica. Non che questo rappresenti di per sé un motivo di critica, ci mancherebbe, ma è quantomeno doveroso rendere evidente questo inusuale ribaltamento di…

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