Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire

scimmie
Nella giornata di ieri il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e quello dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti, hanno presentato gli esiti della consultazione pubblica sulla nuova Strategia Energetica Nazionale.

Si tratta di 805 contributi, inviati da 251 soggetti suddivisi tra rappresentanti di categoria, aziende, società di consulenza, singoli cittadini, associazioni, enti pubblici, università e organismi indipendenti.
Tra questi c’eravamo anche noi, con un documento di 22 pagine che raccoglieva numerosi rilievi e suggerimenti, sia nel metodo adottato dal Governo sia nel merito delle iniziative proposte.

Torneremo in seguito a commentare la sintesi dei contributi presentata dai ministri: un documento di 41 pagine dove molte delle nostre osservazioni, puntuali e precise, sono state completamente ignorate. Non molleremo l’osso molto facilmente.

Quello che ci preme ora commentare, è la seguente tabella di marcia:

timetable_SEN

Pare che il Governo abbia decisamente fretta, e voglia chiudere i conti senza pensarci troppo su. Tutto ciò stride terribilmente con la disponibilità, espressa a parole, di un processo di elaborazione della SEN condiviso e aperto a modifiche, integrazione, miglioramenti, grazie al contributo degli addetti del settore e della società civile. A giudicare dal numero di lavori pervenuti, la risposta dei cittadini è stata positiva: spiace che il frutto di un lavoro febbrile e gratuito, durato oltre quattro mesi, venga ora liquidato in poche settimane.

O vogliamo forse credere che bastino una manciata di giorni, peraltro a cavallo delle festività di Ognissanti e delle celebrazioni del 4 Novembre, per permettere ai funzionari del Ministero di trovare la quadra in mezzo ad un malloppo così massiccio e disomogeneo di contributi, e di correggere il documento nelle numerose parti in cui quasi unanimemente sono giunte segnalazioni di poca chiarezza e di incompletezza?

Nelle 41 pagine di sintesi molte indicazioni – come era logico aspettarsi – sono divergenti tra loro, se non in aperto contrasto. Citando il nostro stesso documento, oggi in maniera ancor più evidente ci <<appaiono poco chiari i criteri e le modalità con cui i Ministeri competenti metteranno in atto il processo di analisi e sintesi delle osservazioni pervenute durante la consultazione pubblica, nonché il loro eventuale recepimento attraverso correzioni, modifiche ed integrazioni al documento finale.>>
In questa tabella di marcia non trova alcuno spazio, come temevamo, un <<confronto dialettico tra le parti>> rendendo pertanto assolutamente fumoso <<il processo di convergenza dei diversi contributi >>.

Una tabella di marcia di questo tipo, lo diciamo senza remore, ha il sapore della beffa.

La nostra proposta, nel merito, era chiarissima: la convocazione di un <<tavolo tecnico allargato (e.g. la Conferenza Nazionale sull’Energia ) nel quale discutere e condividere le proposte migliorative ed integrative, garantendo in questo modo un processo di sintesi il più possibile trasparente e condiviso>>. Rimaniamo convinti che questa sia la strada da perseguire.
Quella intrapresa dal Governo, purtroppo, punta altrove, fingendo di dimenticare le tristi sorti della SEN 2013 (mai applicata…si replicherà?) e dei precedenti 22 anni in cui l’Italia, privata di un Piano Energetico Nazionale, ha navigato a vista e in balia dei venti.

Articolo originale pubblicato in www.conferenzaenergia.wordpress.com

Strategia Energetica Nazionale: i nostri commenti – ultima parte

L’ultimo capitolo dell’analisi sulla SEN 2017: le conclusioni.

Conferenza Nazionale sull'Energia

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9 – Conclusioni

A conclusione di questa nostra analisi della Strategia Energetica Nazionale 2017, riportiamo qui di seguito una sintesi dei principali elementi di criticità da noi riscontrati nel documento di consultazione, assieme ad alcuni suggerimenti e proposte migliorative.

Nel metodo:

  • Riconosciamo il merito dell’attuale Governo di voler elaborare una nuova Strategia Energetica attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti potenzialmente interessati. Riteniamo tuttavia poco chiaro il processo che, dall’analisi delle osservazioni pervenute, dovrebbe portare all’approvazione del testo definitivo: a garanzia del principio di trasparenza, suggeriamo che a conclusione…

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Strategia Energetica Nazionale: i nostri commenti – Parte 6

Prosegue la pubblicazione dei commenti, capitolo per capitolo, alla Strategia Energetica Nazionale 2017.
Nel capitolo relativo alla Ricerca e Sviluppo, rimarchiamo l’omissione di alcune tecnologie chiave per la decarbonizzazione, nonostante l’industria e la ricerca italiana siano attive in molti di questi campi. Per esempio: fissione nucleare (reattori e sistemi nucleari avanzati, reattori nucleari di quarta generazione, reattori nucleari “modulari” SMR); idrogeno come vettore energetico; celle a combustibile; sistemi di cattura e stoccaggio del carbonio.

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8 – Tecnologia, Ricerca e Innovazione

  • È degna di nota la presa di coscienza che le innovazioni tecnologiche registrate negli ultimi anni in Europa, in particolare nel settore delle rinnovabili elettriche, siano state <<raggiunte essenzialmente grazie a politiche di sostegno della domanda di tecnologie, non accompagnate, però, da adeguate e coerenti politiche lato offerta. Ciò ha comportato non solo massicce importazioni di componenti ma anche, talora, lo spiazzamento di alcune realtà produttive presenti in Italia e in Europa.>> (pag. 193) In particolare in Italia <<l’ingentissimo sforzo finanziario per il sostegno alla produzione energetica da…

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Strategia Energetica Nazionale: i nostri commenti – Parte 4

Quarto capitolo dei commenti sulla SEN.
Stavolta tocca al settore oil&gas, dove sparisce il sostegno alla produzione nazionale, che rappresentava invece uno degli elementi cardine (inattuati) della SEN 2013.
Stante il previsto aumento del fabbisogno di metano, in particolare per quanto riguarda la generazione di elettricità, nonchè le problematiche strutturali relative alla sicurezza degli approvigionamenti, si prevedono: più importazioni, più gasdotti, più rigassificatori, più centri stoccaggio.
Relativamente a questi interventi infrastrutturali, chi deciderà cosa, dove, come e quando? La SEN non lo dice.

Conferenza Nazionale sull'Energia

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4  – Linee d’azione: gas

  • Nel 2015 il gas naturale ha inciso per circa il 35% sui consumi energetici primari e per il 40% sulla produzione lorda di elettricità, con un saldo delle importazioni superiore al 90%. I dati preliminari del 2016 indicano un aumento del fabbisogno di questo combustibile fossile (+5%), e una contestuale notevole diminuzione della produzione nazionale (-14,6%). Ne deriva un tendenziale aggravio della dipendenza dai fornitori esteri.
  • Nonostante l’Italia sia il Paese europeo con la più elevata dipendenza dal gas naturale, il sistema di approvvigionamento di questo combustibile fossile presenta numerose e gravi criticità strutturali, che rischiano di compromettere le forniture nel breve e nel medio periodo, e che già oggi…

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Strategia Energetica Nazionale: i nostri commenti – Parte 3

La parte più corposa e importante dei commenti alla SEN, quelli relativi al settore elettrico. Numerose le osservazioni critiche, che portano alla seguente conclusione:

Ciò che manca nella SEN, in definitiva, è un’adeguata analisi costi/benefici della soluzione proposta, che tenga in considerazione, anche solo a titolo puramente comparativo, tutti gli eventuali scenari tecnologici alternativi, incluso l’impiego dell’energia nucleare o i sistemi di cattura e stoccaggio delle emissioni di carbonio. Sottolineiamo come sia la stessa SEN a rimarcare in più punti il principio della neutralità tecnologica rispetto agli obiettivi di competitività, decarbonizzazione e sicurezza, per il raggiungimento dei quali ci si ripromette di <<utilizzare ogni leva possibile>> e, specificatamente alle nuove regole del capacity market nel settore elettrico, di <<valorizzare l’apporto di tutte le opzioni tecnologiche disponibili>>.

Conferenza Nazionale sull'Energia

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3 – Linee d’azione: settore elettrico

  • Le proposte avanzate nella SEN mirano essenzialmente al raggiungimento della quota del 50% delle fonti rinnovabili sul fabbisogno elettrico (rispetto al valore del 33,5% del 2015), e agli interventi di adeguamento della rete già oggi necessari per mitigare le criticità ㅡ in termini di affidabilità, flessibilità e resilienza ㅡ che affliggono il sistema elettrico italiano. Ci si attende che tali criticità, se non adeguatamente affrontate, diventeranno ancor più evidenti proprio con il crescere del livello di penetrazione delle fonti rinnovabili aleatorie (i.e. fotovoltaico ed eolico) sul mix generativo.
  • Il quadro delineato dagli estensori della SEN, tuttavia, lascia in sospesodue questioni essenziali:
    quale livello di elettrificazione della domanda ci si attende di raggiungere nel 2030 e, in…

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Strategia Energetica Nazionale: i nostri commenti – Parte 2

2 Orizzonte temporale della Strategia e scenari internazionali

L’orizzonte operativo della SEN 2017 è il 2030. Se da una parte questo riferimento temporale relativamente limitato può facilitare la definizione di linee d’azione concrete e coerenti con gli obiettivi europei del Clean Energy Package, dall’altra la scelta di non elaborare nemmeno in forma generica alcuna proiezione sul lungo periodo (2050) risulta quantomeno discutibile.

Conferenza Nazionale sull'Energia

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2 Orizzonte temporale della Strategia e scenari internazionali

  • L’orizzonte operativo della SEN 2017 è il 2030. Se da una parte questo riferimento temporale relativamente limitato può facilitare la definizione di linee d’azione concrete e coerenti con gli obiettivi europei del Clean Energy Package, dall’altra la scelta di non elaborare nemmeno in forma generica alcuna proiezione sul lungo periodo (2050) risulta quantomeno  discutibile.
  • Infatti, essendo la SEN un documento di indirizzo finalizzato a mettere in atto anche nel nostro Paese una rivoluzione sistematica dell’intero settore energetico, ovvero la sua decarbonizzazione entro la metà del XXI secolo, ogni intervento prospettato per il periodo 2018-2030 non può in alcun modo prescindere dalla visione d’insieme sul lungo termine.
  • È da sottolineare come l’Unione Europea, oltre agli scenari EUCO finalizzati al monitoraggio degli obiettivi al 2030…

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Strategia Energetica Nazionale: i nostri commenti – Parte 1

1 – Una questione di metodo: governance energetica

<<In definitiva, non risulta affatto chiaro quali siano gli attributi giuridici della Strategia Energetica in esame e dei suoi strumenti attuativi. Al di là delle buone intenzioni, espresse dai continui riferimenti alla necessità di un maggiore dialogo con le Regioni e un ampliamento della partecipazione dei cittadini al processo decisionale: chi deciderà cosa, quando e come?>>

Conferenza Nazionale sull'Energia

Lo scorso 12 giugno è stata avviata una consultazione pubblica sulla nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN).
Abbiamo partecipato alla consultazione e a partire da oggi pubblichiamo il nostro contributo, suddiviso in capitoli per comodità di lettura.

ENERGIE PER L’ITALIA DEL FUTURO

Contributo alla consultazione pubblica sulla Strategia Energetica Nazionale 2017

POSTER Officina1Prefazione

Siamo un gruppo di cittadini che credono nel futuro dell’Italia e nel dovere ormai non più differibile di compiere scelte coraggiose e lungimiranti, che consegnino alle nuove generazioni  un Paese moderno, competitivo e finalmente proiettato nel Terzo Millennio.

Nel 2012 sostenemmo un appello [1], in favore della convocazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia, affinché l’elaborazione di una nuova strategia energetica avvenisse in un contesto trasparente e partecipato, con il contributo tecnico e il confronto tra personalità, enti ed istituzioni scientifiche ed economiche riconosciute a livello nazionale ed internazionale.  Tale appello rimase inascoltato, nonostante fosse stato portato all’attenzione dell’allora…

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Il Bosco coltivato ad Arte – 2^ edizione, focus biomasse

Segnaliamo lieti di segnalare la rassegna culturale “Fare i Conti con l’Ambiente“, che avrà luogo a Ravenna i prossimi giorni, dal 20 al 22 maggio. Di particolare rilievo è il workshop intitolato “Il Bosco coltivato ad Arte – 2a edizione – Focus Biomasse“, a cui il Comitato Nucleare e Ragione ha dato un importante contribuito organizzativo. Questa la scaletta degli interventi:
1) La nutrizione carbonica: significato per il mondo vegetale (Luigi Mariani)
2) Il rinnovamento del bosco come attività educativa e culturale (Luana Gasparini)
3) Energia sostenibile dalla culla alla tomba (Pierluigi Totaro)
4) Utilizzo competitivo dell’energia da biomasse: vantaggi e limiti di una fonte rinnovabile (Paolo Errani)

Conferenza Nazionale sull'Energia

COMUNICATO STAMPA

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Energie per l’Italia del Futuro” ed “Ekoclub Ravenna” anche quest’anno partecipano al festival tecnico scientificoFare i conti con l’ambiente”, ed hanno organizzato il Workshop M previsto in programma venerdì prossimo, 20 maggio 2016.

Siamo alla seconda tappa di un percorso studiato per affrontare questioni ambientali ed energetiche con uno spirito rinnovato.
Partendo dalla constatazione che l’ambiente che ci circonda, in special modo qui in Italia, è antropizzato anche nei suoi aspetti più “naturali” (seppure in modo impercettibile per uno sguardo distratto), abbiamo cercato di inserire tali tematiche in un contesto più ampio, che non trascuri aspetti culturali inscindibili dall’attività dell’Uomo.
Nell’edizione di quest’anno “Il Bosco coltivato ad Arte” è l’occasione per unire diversi punti di uno scenario che comprende lo stato di salute delle nostre foreste, le emissioni di gas climalteranti, il ciclo del carbonio, l’utilizzo del suolo e…

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La politica energetica all’ombra del campanile

[Quando parliamo di “ambiente” facciamo riferimento anche a una particolare relazione: quella tra la natura e la società che la abita. Questo ci impedisce di considerare la natura come qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati. Le ragioni per le quali un luogo viene inquinato richiedono un’analisi del funzionamento della società, della sua economia, del suo comportamento, dei suoi modi di comprendere la realtà. Data l’ampiezza dei cambiamenti, non è più possibile trovare una risposta specifica e indipendente per ogni singola parte del problema. È fondamentale cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura.

Lettera Enciclica Laudato Si’ del Santo Padre Francesco sulla Cura della Casa Comune]

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Apprendiamo da fonti di stampa che il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana, riunitosi a Genova dal 14 al 16 marzo, avrebbe anche affrontato “la tematica delle trivelle”, ovvero l’oggetto del referendum del 17 aprile prossimo.

I vescovi italiani – riporta il comunicato ufficiale della CEI – avrebbero concordato sulla opportunità che la questione venga dibattuta nelle comunità “al fine di favorirne una soluzione appropriata alla luce dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco”.

Avendo noi di Nucleare e Ragione letto e meditato l’enciclica ed essendo il tempo a disposizione molto ristretto, umilmente ci permettiamo di suggerire alcuni spunti:

§93 Oggi, credenti e non credenti sono d’accordo sul fatto che la terra è essenzialmente una eredità comune, i cui frutti devono andare a beneficio di tutti. Per i credenti questo diventa una questione di fedeltà al Creatore, perché Dio ha creato il mondo per tutti. Di conseguenza, ogni approccio ecologico deve integrare una prospettiva sociale che tenga conto dei diritti fondamentali dei più svantaggiati.

Le comunità si soffermino sulle ricadute e le conseguenze delle proprie decisioni (o indecisioni) sul resto dell’umanità, con particolare riguardo alle ricadute ambientali e socio-politiche di una rinuncia alla produzione nazionale di idrocarburi in favore di una maggiore importazione da Paesi esteri, spesso poveri o teatro di conflitti proprio per le loro appetibili (da noi) risorse. Si ponga l’attenzione sul fatto che la sindrome NIMBY (non nel mio giardino) risulterebbe di difficile attuazione in questo contesto.

Le comunità si soffermino sulla necessità di spostare la prospettiva sull’argomento dal proprio baricentro individuale alla totalità umana. In un Mondo sempre più interconnesso, spostare altrove i problemi che non si desidera avere sotto casa non significa forse distogliere lo sguardo da quelli del nostro prossimo?

§67 È importante leggere i testi biblici nel loro contesto, con una giusta ermeneutica, e ricordare che essi ci invitano a «coltivare e custodire» il giardino del mondo (cfr Gen 2,15).

Ogni comunità può prendere dalla bontà della terra ciò di cui ha bisogno per la propria sopravvivenza, ma ha anche il dovere di tutelarla e garantire la continuità della sua fertilità per le generazioni future.

Forse non è un refuso il fatto che nel comunicato CEI ci si riferisca alla “coltivazione[1] di petrolio e metano”. In effetti lo sfruttamento sapiente e responsabile di tali risorse può essere a tutti gli effetti definito un “coltivarle”, per nulla in contrasto quindi con la “conservazione” del giardino, ovvero dell’ambiente. Le comunità si soffermino su questa azione di fiducia di Dio nei confronti dell’uomo, valorizzando le conoscenze tecniche di chi lavora nel campo dell’estrazione degli idrocarburi e vigilando, ciascuno nel proprio ambito, alla corretta attuazione delle regole di convivenza sociale e salvaguardia ambientale;

§183 La partecipazione richiede che tutti siano adeguatamente informati sui diversi aspetti e sui vari rischi e possibilità, e non si riduce alla decisione iniziale su un progetto, ma implica anche azioni di controllo o monitoraggio costante. C’è bisogno di sincerità e verità nelle discussioni scientifiche e politiche, senza limitarsi a considerare che cosa sia permesso o meno dalla legislazione.

Si riconosca che diversi sono i talenti, ma uno solo è lo Spirito che li emana, per cui non tutte le questioni, specie quelle complesse come la politica energetica, possono essere discusse e indirizzate dal volere del singolo cittadino o della particolare comunità, ma si deve tener conto del parere e dell’esperienza tecnico scientifica e delle interconnessioni accennate nei punti precedenti, affinché il dibattito porti veramente frutti maturi.

Fiduciosi nei frutti che potranno scaturire da un dibattito similmente indirizzato, auspichiamo con rinnovata forza che sempre più cittadini si uniscano al nostro appello affinché il Governo convochi una Conferenza Nazionale sull’Energia, nella quale questa e più ampie e innumerevoli questioni possano trovare sostanziale, duratura e condivisa soluzione.

Note:

[1] Per coltivazione degli idrocarburi e più in generale in ambito minerario si intende la fase successiva all’esplorazione e ricerca in cui viene decisa la modalità più opportuna dal punto di vista tecnico-ambientale per lo sfruttamento del giacimento, prima della commercializzazione della risorsa.

La posizione del Comitato Nucleare e Ragione sul referendum No-Triv

Le ragioni del SI sono deboli, ma soprattutto il referendum è lo strumento sbagliato per indirizzare le scelte di politica energetica, che meriterebbero ben altra attenzione. La politica smetta di essere miope, guardi oltre il proprio naso e si convochi una Conferenza Nazionale sull’Energia che dia frutti duraturi in un quadro condiviso.

Il prossimo 17 aprile i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi su un singolo quesito referendario, popolarmente noto come “referendum anti trivelle” o “No-Triv”. Il quesito, proposto lo scorso autunno da 10 consigli regionali, testualmente recita:

“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale?”

Messo così probabilmente non dice nulla alla gran parte di noi, dunque proviamo a capire di cosa si tratta.

Sostanzialmente si chiede al cittadino se vuole abrogare la possibilità per le industrie estrattive (Gas e Petrolio) che operano su piattaforme site nelle acque nazionali (entro 12 miglia dalla costa) di rinnovare la concessione e di continuare ad operare fino all’esaurimento del giacimento.

Il quesito dunque non riguarda né l’esplorazione ed estrazione di idrocarburi a terra né quelle in acque internazionali (oltre le 12 miglia).

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, il referendum verte su 21 concessioni petrolifere tra quelle operanti in Italia su piattaforme offshore (oltre 130 in totale, che coprono il 10% del fabbisogno nazionale di idrocarburi).

Se vincono i SI, queste concessioni non potranno più essere rinnovate alla loro naturale scadenza (che varia a seconda dell’età dell’impianto) e i giacimenti dovranno essere abbandonati anche se ancora produttivi.

Se vincono i NO, le concessioni alla loro scadenza potranno essere rinnovate, previa procedura di valutazione dell’impatto ambientale, ed operare nel rispetto delle norme di sicurezza e tutela ambientale fino all’esaurimento del giacimento.

Il numero delle concessioni coinvolte dal quesito, relativamente ridotto, può indurre l’idea che la questione sia marginale, e questo forse è il motivo per cui il dibattito sul tema non è molto acceso.

Le ragioni di merito dei comitati per il SI, capeggiati dalle associazioni ambientaliste, ma non tutte, sono la salvaguardia ambientale e paesaggistica delle coste italiane, nonché la difesa dell’industria turistica.

Tali ragioni, a nostro avviso, sono deboli. Le piattaforme estrattive italiane dimostrano elevata sostenibilità ambientale, sono molto meno invadenti di molti eco-mostri che deturpano le nostre coste e sono finanche un’attrattiva turistica. Basti pensare che la regione con il maggior numero di trivelle, l’Emilia Romagna, ha un consolidato turismo balneare.

Gravi incidenti ambientali, seppur possibili, sono improbabili e comunque di minor livello rispetto al gran numero di petroliere che solcano i nostri mari, numero che inevitabilmente aumenterebbe qualora la produzione nazionale, vincendo i SI, venisse ridotta.

Mappa dei giacimenti interessati dal referendum (fonte Il Sole 24 Ore).
Mappa dei giacimenti interessati dal referendum (fonte Il Sole 24 Ore).

Le ragioni di merito dei comitati per il NO sono simmetricamente opposte per quanto riguarda i rischi per ambiente e turismo, alle quali si aggiunge il problema occupazionale (numeri rilevanti tra estrazione ed indotto) e la continuità degli investimenti, nonché delle ricche Royalties e gettito fiscale pagati allo Stato dalle compagnie estrattive.

Ma vale la pena ricordare che questo referendum, primo nella storia dei referendum popolari, è stato promosso dalle Regioni, 10 per l’esattezza, con un chiaro intento politico, ovvero quello di non cedere potere decisionale in materia energetica ai Governi nazionali, che a più riprese, dalla SEN di Monti e Passera in poi, avevano provato a recuperare spazio di manovra dopo la maldestra frammentazione dei poteri decretata dalla riforma del Titolo V della Costituzione, che di fatto rendeva l’energia materia di competenza concorrente tra Stato e Regioni.

Di referendum “politico” parlano apertamente anche i favorevoli al il SI: l’obbiettivo vero è infatti quello di marcare la politica energetica italiana, forzando l’uscita dalle fonti fossili per puntare ad un – a nostro avviso irrealistico – 100% di rinnovabili.

Scoperte le carte, si evince che il referendum è solo un mezzo – sbagliato, e spiegheremo perché – per condizionare la politica energetica italiana, menomandola e azzoppandola nei suoi già fragili, contraddittori e limitati contenuti.

Su una cosa infatti comitati per il SI e per il NO concordano, e noi pure: la materia in questione è complessa e delicata e non si addice al referendum.

Tale affermazione suona evidentemente civettuola da parte di chi il referendum l’ha promosso e lo cavalca, ma è nella sostanza adamantinamente condivisibile.

Anche perché nessuno spiega dove andremo a prendere il 10% del fabbisogno di idrocarburi (in totale Petrolio e Gas forniscono il 65% dell’energia consumata dagli italiani) prodotto dalle trivelle nostrane. È evidente che – come accaduto nel 1987 in seguito al primo (disgraziato, ndr) referendum sul nucleare – tale quota verrà coperta dalle importazioni, magari provenienti da piattaforme operate da compagnie straniere a 13 miglia dalla costa o da Paesi sfortunati come Siria, Libia o Nigeria, al pari di come oggi importiamo energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari operanti appena oltre i nostri confini nazionali.

Al danno economico seguirebbe la beffa della persistenza del rischio ambientale!

L’incremento della produzione nazionale di idrocarburi – piaccia o no – era uno dei perni della SEN del 2012, che resterebbe azzoppata ed inapplicabile dall’esito referendario e dalle sue possibili, più ampie, conseguenze.

Il Comitato Nucleare e Ragione, tramite l’unità d’intenti promossa in queste pagine, fin dalla sua fondazione, e più marcatamente dal 2012 – anno della SEN – si batte per una definizione organica e lungimirante della strategia energetica italiana, che scaturisca – sotto forma di un Piano Energetico Nazionale che in Italia manca dal 1988 – da una Conferenza Nazionale sull’Energia in grado di sintetizzare il parere della comunità tecnico-scientifica e gli interessi della comunità nazionale e delle istituzioni locali, con un occhio all’Europa con cui siamo interconnessi e di cui condividiamo i destini.

La nostra posizione ed il nostro invito in merito al referendum del 17 aprile sono dunque semplici e chiari: rechiamoci alle urne e scriviamo sulla scheda “Conferenza energetica subito!”

In questo modo lanceremo un segale forte alla politica affinché una questione vitale per il benessere ed il progresso della Nazione riceva la dovuta attenzione istituzionale, e non sia oggetto di corte vedute e miopi ricatti di bottega, ma esito di uno sforzo di concerto, da cui nasca una Costituzione Energetica per l’Italia, quale ossatura dello sviluppo delle generazioni future.

Aggiornamento 16/03/2016: per partecipare all’evento su Facebook, cliccare qui.