Sul nucleare serve un dibattito onesto e scientificamente fondato

COMUNICATO STAMPA

Inesattezze, falsità e indebite commistioni tra nucleare civile e militare non giovano a nessuno

Abbiamo letto l’articolo pubblicato l’11 agosto 2019 su Il Piccolo di Trieste, dal titolo “Il patto antinucleare di ecologisti e pacifisti”, e sorvolando sulle imprecisioni contenute nel testo, ci sentiamo in dovere di formulare le seguenti considerazioni:

1) spiace dover ancora una volta constatare come sia saldamente radicata la narrazione che vedrebbe legati a stretto filo gli armamenti atomici con lo sviluppo del nucleare civile. Crediamo che ciò, oltre a non corrispondere al vero, non renda giustizia delle decine di migliaia di persone che si impegnano quotidianamente – sia a livello istituzionale sia a livello delle professioni legate alla medicina, alla ricerca, all’industria, alla filiera energetica – per uno sviluppo pacifico delle tecnologie che sfruttano, in diverse forme, l’energia nucleare garantendo benefici per tutte le comunità.
Questo è ancor più vero se si considera, per esempio, che uno dei progetti più meritevoli di essere ricordati, per la promozione del disarmo atomico, è stato il programma “Megatons to Megawatts”, grazie al quale gli Stati Uniti hanno prodotto per vent’anni, dal 1993 al 2013, elettricità attraverso lo smantellamento di oltre 20mila testate nucleari russe [1].

2) sorprende la dichiarazione di Alfonso Navarra, secondo il quale <<il nucleare non è assolutamente la soluzione ecologica ai problemi energetici e i nuovi movimenti ecologisti guidati dai giovani non devono lasciarsi trascinare in una direzione errata>>. Si tratta di una dichiarazione che, nel merito, risulta in netto contrasto con quanto chiaramente riportato dalle istituzioni scientifiche, come per esempio l’IPCC [2] e la IEA [3], le quali riconoscono il ruolo fondamentale dell’energia nucleare per la decarbonizzazione della produzione energetica e per la lotta ai cambiamenti climatici. Si tratta, peraltro, di una posizione fatta recentemente propria anche dal Parlamento Europeo [4], in un documento presentato in questi giorni alla COP25 di Madrid.

Al di là del merito, l’invito di Navarra risulta essere criticabile anche nel metodo, proprio per l’esplicito invito rivolto ai giovani a non lasciarsi in qualche modo travisare o convincere proprio da quelle istituzioni scientifiche il cui ascolto è sempre stato, invece, uno dei capisaldi e dei valori fondativi del movimento Fridays For Future.

3) spiace infine dover prendere atto, dalle parole della rappresentante triestina di Fridays For Future, della posizione presumibilmente ufficiale, sul tema, da parte del movimento a livello nazionale. Diciamo presumibilmente poiché non abbiamo ancora avuto modo di leggere alcun documento di Fridays For Future Italia, che sancisca e soprattutto argomenti il rifiuto delle tecnologie nucleari quale strumento, assieme alle energie rinnovabili, utile a favorire l’abbandono dei combustibili fossili.

Da parte nostra, come Comitato Nucleare e Ragione ci rendiamo nuovamente disponibili, come peraltro già fatto informalmente in passato, ad offrire le nostre competenze per presentare agli attivisti di Fridays For Future le informazioni e dati relativi all’energia nucleare, quale contributo utile e costruttivo al dibattito interno al movimento. Tutto ciò nella speranza che le posizioni in merito a questa tecnologia non siano basate su stereotipi, pregiudizi o informazioni parziali, ma siano il frutto di un percorso ragionato ed obiettivo, a beneficio di tutti quelli che quotidianamente lavorano e credono in un futuro migliore per l’umanità e per il nostro pianeta.

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Riferimenti:

[1]https://en.wikipedia.org/wiki/Megatons_to_Megawatts_Program

[2] IPCC SPECIAL REPORT, Global Warming of 1.5 degrees, 2018

[3] IEA, Nuclear power in a clean energy system, 2018, Press Release

[4]European Parliament resolution of 28 November 2019 on the 2019 UN Climate Change Conference in Madrid, Spain (COP 25) (2019/2712(RSP)). Ma si può fare riferimento anche a:

EUROPEAN COMMISSION, COM(2018)773, A Clean Planet for all. A European strategic long-term vision for a prosperous, modern, competitive and climate neutral economy

EUROPEAN COMMISSION, COM(2011) 885, Energy Roadmap 2050

Megatons to megawatts

[how to produce electricity by getting rid of 20k nuclear warheads]

This article was originally published in Italian on the 12th of March, 2014.

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Last weeks world news – a source of concern for the condition of Ukraine’s population – have brought back to the top the spectre of the nuclear weaponry race.

In addition to real fatalities and strong divisions – the price for fierce clashes and the result of national policies we do not want to describe here, nor we are able to judge in every aspect – we see an increased fear that the deterioration of the situation could bring to contrasts we all expected would have been just a relic of the past, after the end of the Cold War.

In order to exorcise such frightening thought we want to remember how much we can get from the use of energy sources as vehicles of Peace. And among all nuclear energy.

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In December 2013 the program popularly known as “Megatons to Megawatts” was completed. On the basis of this program the United States agreed with Russian Federation to purchase some Low-Enriched Uranium (i.e. with a 235U concentration below 20%) coming from the reprocessing of the Highly-Enriched Uranium (i.e. with a 235U concentration above 80%) contained in the former USSR nuclear warheads. The official name of the program was “Agreement between the Government of the Russian Federation and the Government of the United States of America Concerning the Disposition of Highly-Enriched Uranium Extracted from Nuclear Weapons.”, dated February 18th, 1993.

It was estimated that in the last twenty years the United States have produced about 10% of its electricity by dismantling 20k nuclear warheads сделано в России (made in Russia); in other words, they have recycled 500 tonnes of Russian bomb-grade HEU into 14k tonnes of LEU. This is energetically equivalent to: 3.4 billions tonnes of coal, 12.2 billions of oil barrels, 2.6E15 (2.6 millions of billions of) cubic meters of natural gas [1].

Interesting to know how all was born thanks to the initiative of a Physicist at MIT, Thomas L. Neff [2], who in October 1991 took pen and paper and wrote to New York Times, voicing his apprehension. He had in mind a very simple idea on how to turn an uncomfortable and potentially dangerous legacy in a useful and highly symbolic initiative. Two months later Neff was invited in Moscow to discuss the details of his proposal with Russian scientists and Government’s officials. On August 28th, 1992 negotiation started; Clinton and Yeltsin signed the final agreement in 1993.

The details of the proposal were put on paper for the first time on October 24th, 1991 in a Op-Ed in the New York Times. The project was so successful that it was honored on the same newspaper on January 24th .

Notes
[1] http://www.usec.com/russian-contracts/megatons-megawatts

[2]Thomas L. Neff assisted US Governments over the years in fixing some problems related to the Highly-Enriched Uranium management and nuclear security. For such activity he was awarded in 1997 with Leo Szilard Award in Physics. [http://www.world-nuclear.org/sym/2006/neffbio.htm]