Buoni propositi per l’anno nuovo

Quest’anno nella calza abbiamo trovato quella che a tutti gli effetti ci sembra una buona notizia. Eccola qui: Sogin ha consegnato ad Ispra la proposta di Carta delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) ad ospitare il Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi. Ispra ha due mesi di tempo per verificare la corretta applicazione dei Criteri da parte di Sogin e validare la Carta.

14prato verde

La notizia, a dire il vero, era già nell’aria, corredata di qualche polemica montante. Poco importa. Per ora preferiamo concentrarci sul fatto che finalmente è stato raggiunto un traguardo fondamentale.

Il decreto legislativo n. 31 del 2010 ha affidato a Sogin il compito di localizzare, progettare, realizzare e gestire il Deposito Nazionale. A tale deposito deve essere annesso un Parco Tecnologico destinato a diventare un centro di ricerca applicata e di formazione. La realizzazione del deposito è un elemento essenziale affinché sia raggiunta la condizione di “prato verde” nei siti delle centrali nucleari del Bel Paese [1].

Nel Deposito, un’infrastruttura ambientale di superficie, saranno smaltiti in massima sicurezza circa 75.000 m³ di rifiuti di bassa/media attività:

  • 60% prodotto dalle attività di smantellamento
  • 40% prodotto dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca

Esso consentirà, inoltre, la custodia temporanea di circa 15.000 m³ di rifiuti ad alta attività.

Ecco, dunque, il nostro buon proposito per l’anno appena iniziato: seguiremo con molta attenzione tutta la faccenda e proporremo utili spunti di riflessione a chi fosse interessato. Tra le altre cose, si legge in quanto riportato dall’ANSA che “la pubblicazione della Carta e quella contestuale del Progetto Preliminare apriranno una fase di consultazione pubblica e di condivisione, che culminerà in un Seminario Nazionale, dove saranno invitati a partecipare tutti i soggetti coinvolti ed interessati”.

Iniziamo, però, dall’essenziale: chi o che cosa è Sogin?

Sogin è la società pubblica responsabile del mantenimento in sicurezza e dello smantellamento dei siti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi. Per convenzione, a livello internazionale, tutte queste attività possono essere raccolte sotto la voce decommissioning. Il decommissioning indica, quindi, l’insieme delle attività tecniche e amministrative necessarie a rilasciare un sito nucleare senza alcun vincolo radiologico.

Ricordiamo che la gestione dei rifiuti radioattivi comprende sia quelli prodotti dalle attività industriali, che quelli provenienti dai laboratori di ricerca e di medicina nucleare.

Oltre a Sogin, nel campo dei rifiuti radioattivi italiani troviamo anche Nucleco, che è l’operatore nazionale qualificato per la raccolta, il condizionamento e lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti e delle sorgenti radioattive provenienti dalle attività di medicina nucleare e di ricerca scientifica e tecnologica. Sogin è controllata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, Nucleco per il 60% da Sogin S.p.a. e per il 40% da Enea. Nel Gruppo Sogin operano circa 1000 persone: ci sono ingegneri nucleari, civili, meccanici, chimici ed ambientali, ma anche ovviamente fisici, geologi, esperti di radioprotezione e biologi.

15Siti Sogin in decommissioning

 

Sito Approvazione Istanza di Disattivazione Brown Field
Bosco Marengo (*) 2008 2016-2017
Caorso 2014 2028-2032
Casaccia 2018 2023-2027
Garigliano 2012 2024-2028
Latina fase 1 (**) 2015 2023/2027
Latina fase 2 (***) 2017
Saluggia 2016 2028-2032
Trino 2012 2026-2030
Trisaia 2016 2028-2032

(*) Nel 2013 è stato ultimato lo smantellamento dei sistemi d’impianto. Nel 2016 sarà ultimata la sistemazione dei rifiuti condizionati nel deposito temporaneo e gli edifici di impianto non saranno demoliti.

(**) In condizione di brown field [2] i rifiuti saranno condizionati, gli edifici convenzionali demoliti e il reattore ridotto e reso idoneo a conservare in sicurezza la grafite.

(***) Nella fase 2 anche il reattore sarà smantellato, la grafite rimossa e confezionata in maniera idonea a conservarla in condizioni di sicurezza.

La realizzazione del Deposito Nazionale con annesso Parco Tecnologico richiederà in media l’occupazione di circa 1500 persone/anno per 4 anni. La schedula prevede anche la realizzazione delle necessarie infrastrutture ed opere accessorie. Il conferimento dei rifiuti radioattivi non partirà prima del 2024.

Naturalmente tutto questo avrà un costo…

16Investimento complessivo – sono esclusi i progetti di ricerca (circa un miliardo di euro)

Concludiamo con uno sguardo ad un futuro meno prossimo, ma non meno interessante. Sogin ha competenze e capacità adeguate alle prospettive del mercato del decommissioning, grazie anche alle esperienze maturate in campo internazionale. Esistono potenzialità che ci auguriamo non verranno trascurate. Perseguendo l’obiettivo di sviluppare partnership strategiche, Sogin potrebbe ritrovarsi a giocare un ruolo da protagonista nella gestione di grandi e svariati progetti di demolizione e messa in sicurezza. Per esempio, gli impianti nucleari che andranno spenti per sempre nei prossimi 35 anni sono davvero tanti.

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Reattori nucleari che entreranno in shut-down entro il 2050 – dati NE

 

Note

Fonti principali:

  • documentazione Sogin a supporto dell’Audizione Commissione Industria del Senato del 11/11/2014;
  • elaborazioni NE – Nomisma Energia;
  • comunicato stampa Ispra;
  • ANSA.

[1]          Su che cosa normalmente si intenda con “prato verde” nel campo degli smantellamenti industriali torneremo presto, con opportuni approfondimenti. Per chi non ne avesse la più pallida idea proponiamo qui di seguito un paio di foto che riteniamo eloquenti.

18Centrali nucleari – a sinistra Yankee Rowe (MA, Usa), a destra Connecticut Yankee (CT, Usa)

[2]          Definizione di terreno precedentemente utilizzato per scopi industriali o ad uso commerciale (e.g. anche una semplice stazione di servizio per il rifornimento di carburante), che può essere contaminato da basse concentrazioni di rifiuti pericolosi o di sostanze inquinanti. Opportunamente ripulito può essere riutilizzato per scopi analoghi o convertito in terreno edificabile con diversa destinazione.

Consigli per una lettura ragionata

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Recentemente siamo tornati a parlare di radioattività in campo medico.

In generale l’argomento radioattività riscuote un certo successo, per diversi motivi. E noi lo affrontiamo sempre con piacere. Ma non ci sono dubbi che, per quanto si voglia essere chiari, sintetici e rigorosi nell’esposizione, qualcosa rimane dimenticata in un angolo o nascosta tra le righe. Inoltre, tra un post e l’altro, a chi non ha dimestichezza con la materia potrebbe sfuggire la giusta visione d’insieme.

Pensiamo, dunque, di fare cosa gradita ─ almeno ad alcuni dei nostri venticinque lettori – sottoponendo all’ attenzione di chi passa da queste parti un libro che tratta di radioattività a tutto campo, con un linguaggio facilmente comprensibile anche per i non “adepti”.

Il titolo del libro è “La radioattività intorno a noi – Pregiudizi e realtà” (ed. Dedalo, 2014) e l’autore è Giovanni Vittorio Pallottino, già Ordinario di Elettronica al Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma “La Sapienza”. La prefazione è a cura di Paolo Saraceno, Fisico dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica). Ecco un estratto di quest’ultima, per invogliare la lettura:

<< La radioattività è pericolosa […] ma come tutte le cose pericolose, il modo peggiore per affrontarla è quello di non conoscerla, di vederla come una minaccia oscura che aleggia sulla nostra esistenza. Questa paura dell’ignoto non riduce i rischi, ma li aumenta se porta a decisioni sbagliate. […] Spiegare la radioattività in modo semplice e non banale è il compito che si è prefisso questo libro. Il linguaggio usato dall’autore è quello di chi ha passato la vita nel mondo della ricerca, dove i ragionamenti sono basati sui fatti e su quello che dai fatti si può dedurre […] Noi viviamo in una società complessa, molto più complessa di quella dei nostri padri; abbiamo la fortuna di vivere in uno stato democratico […] La democrazia, però, richiede che gli elettori siano informati, in modo che le decisioni prese siano le migliori, e questo non è facile se le questioni sono complesse. La radioattività è uno di questi argomenti […] A chi fosse incuriosito dai fatti raccontati suggerisco di cercare da solo conferme, chiarimenti e approfondimenti: la rete è una fonte inesauribile di informazione e di disinformazione. Con l’aiuto di questo libro ritengo sia possibile imparare a discernere tra l’una e l’altra e acquisire quelle conoscenze indispensabili per divenire dei cittadini liberi e consapevoli. >>

L’Energia del vicino è sempre più verde?

Il 2014 è stato per il Comitato Nucleare e Ragione un anno ricco di avvenimenti, di cui non mancheremo di fornire un ampio resoconto nelle prossime settimane.
Dedichiamo il post di oggi all’iniziativa che ci vedrà protagonisti nel 2015: si tratta di una visita guidata alla centrale nucleare di Krsko, in Slovenia, che avrà luogo il 30 gennaio.
Alla visita, condotta dai tecnici della centrale, parteciperanno anche esperti italiani nel settore (ingegneri nucleari, fisici e sismologi) che non mancheranno di rispondere alle domande e alle curiosità del pubblico.
Le prenotazioni sono aperte. Per richieste di informazioni o dettagli, scriveteci all’indirizzo nucleareeragione@gmail.com.
Trovate anche l’evento su Facebook, a questo indirizzo: https://www.facebook.com/events/1570932559807769/

volantinoKrsko

Notizie flash dall’impianto nucleare di Zaporižžja – Zaporož’e (Ucraina)

Nella mattinata del 3 dicembre alcuni organi di stampa  hanno riportato la notizia di un incidente presso la centrale nucleare di Zaporižžja – Zaporož’e, nell’Ucraina sud orientale.

A quanto risulta l’incidente riguarderebbe la parte elettrica della centrale, la rete di trasmissione o il teleriscaldamento fornito alle abitazioni circostanti e non la parte nucleare, quindi senza alcun coinvolgimento dei reattori e dunque nessun rischio di fuoriuscita di radiazioni.

L’impianto consta di 6 reattori del tipo VVER-1000 (reattori nucleari ad acqua pressurizzata) da 1000 MWe ciascuno, entrati in funzione tra il 1985 e il 1995.

La centrale si trova a circa 200 km dall’area degli scontri tra filo-russi e truppe regolari ucraine.1024px-Kernkraftwerk_Saporischschja

La radioattività in campo medico: terapia o malattia?

Da quando esiste questo sito abbiamo pubblicato nelle sue pagine numerosi articoli sul tema della radioattività, trattando le caratteristiche fisiche di questo fenomeno naturale, gli aspetti applicativi nella vita dell’uomo (in campo sanitario, scientifico, tecnologico) e le problematiche legate ai potenziali effetti biologici dannosi [1-6].

Sullo stesso tema, vi proponiamo oggi due letture di approfondimento.
La prima è un post a cura di Francesco Mauro ─ comparso recentemente su L’Astrolabio, blog degli Amici della Terra Italia ─ nel quale si descrivono con dovizia di particolari i risultati degli studi sui sistemi di riparazione, che le cellule eucariote mettono in atto, quando subiscono un danno indotto dalle radiazioni ionizzanti.

08L’argomento è di particolare interesse, in quanto tali studi sono alla base delle valutazioni sulla relazione esistente tra la dose ricevuta da un organismo e gli effetti biologici in esso indotti. Se da una parte esistono numerosi risultati di studi epidemiologici o di esperimenti condotti con elevati livelli di dose, molto rimane ancora da chiarire per gli effetti alle basse esposizioni, là dove entrano in gioco i meccanismi di riparazione cellulare. Come abbiamo fatto notare anche in un nostro recente articolo, la procedura di estrapolazione dei dati sperimentali sulla base dell’Ipotesi Lineare Senza Soglia (Linear No-Threshold model) è oggetto di frequenti discussioni all’interno degli organismi di regolamentazione delle misure radioprotezionistiche.

 

Il secondo documento che suggeriamo ai nostri lettori è il sommario dei contributi al convegno “Physics & Medicine. Toward a future of integration”, svoltosi alcune settimane fa presso l’Università di Trento. Il volume, liberamente scaricabile a questo link, presenta una pregevole panoramica dello stato dell’arte nell’impiego delle radiazioni ionizzanti per la cura delle neoplasie
e per le tecniche di imaging in medicina. Tra i diversi contributi, segnaliamo in particolare: Physical aspects in the evolving models of cancer treatment with radiations (A.Morganti et al.).

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Per le persone interessate agli impieghi clinici delle radiazioni ionizzanti, ricordiamo infine che in questo blog sono ancora liberamente consultabili le trasparenze del ciclo di conferenze promosso dal Comitato Nucleare e Ragione nella primavera del 2011, tra cui il convegno intitolato “Dalle radiografie alla radioterapia: un viaggio nel mondo delle radiazioni in medicina”.
[1] https://nucleareeragione.org/2011/04/27/una-mela-al-giorno/

[2] https://nucleareeragione.org/2013/10/14/quelli-che-giocano-con-la-paura/

[3] https://nucleareeragione.org/2013/10/31/una-buona-dose-di-marmellata/

[4] https://nucleareeragione.org/2014/04/02/risposte-veloci-a-domande-pertinenti-prima-parte/

[5] https://nucleareeragione.org/2014/04/14/risposte-veloci-a-domande-pertinenti-parte-seconda/

[6] https://nucleareeragione.org/2014/06/12/risposte-veloci-a-domande-pertinenti-parte-terza/

Sindrome cinese 2: la cura – secondo tempo

[Cinematografia ed energia tra il serio ed il faceto]

– secondo tempo –

Da metà degli anni 90, la Cina ha iniziato un processo di “nuclearizzazione” della produzione di elettricità senza precedenti; ovvero, per trovare qualcosa di simile bisogna risalire agli anni 70 in USA. Ad oggi la capacità netta su 22 reattori operativi è di poco più di 18 GWe. Ci sono, inoltre, 27 reattori in costruzione, che entro il 2018 dovrebbero aggiungere un’ulteriore capacità lorda di 29,5 GWe. A questi è molto probabile si aggiungano entro il 2025 altri 34 reattori pianificati, i cui progetti di costruzione sono stati definitivamente approvati, ma rimandati a causa dell’effetto Fukushima. Per molti di questi l’inizio lavori è stato rinviato con una nuova data, già stabilita tra il 2016 ed il 2018, e non “a data da destinarsi”. Ci sono, dunque, buone possibilità che si ottenga entro il 2025 una capacità lorda di circa 37,9 GWe, che andrebbe ad aggiungersi ai 18 GWe ed ai 29,5 GWe di cui sopra. (Si tratta di impianti la cui durata di vita, salvo imprevisti, supererà tranquillamente i 45 anni.) Questa corsa impressionante è visualizzata nel primo grafico qui sotto.

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Fig 1 – a


02
Fig. 1 – b


La cura: capacità di generazione elettronucleare cinese. Storico 1994-2014 e previsione a) 2014-2024 (più facilmente praticabile), b) 2014-2030 (più ottimistica) – dati WNA

Nel secondo grafico ci siamo avventurati nella stima di cosa succederebbe se non solo venisse mantenuto l’attuale ritmo di costruzione (5 ─ 6 anni/reattore), ma venissero anche definitivamente approvati i progetti concernenti altri 26 reattori, attualmente in “stand-by post Fukushima”.
Qualcuno parla di renaissance resumed. Entro il 2020, in tutto il mondo 198 nuovi reattori entreranno nella fase di operatività commerciale portando la produzione elettronucleare a livello globale dai 2,4 mln GWh del 2012 a 3,1 mln GWh: +29%. L’Estremo Oriente farebbe da traino, o meglio da “locomotiva nucleare”.
C’è materiale a sufficienza su cui riflettere e potremmo concludere così.
Ma questa volta ci siamo divertiti a fare un po’ i burloni. Ci siamo fatti un giro ad Hollywood ed un viaggetto attraverso il centro della Terra. Perché non concederci dunque un finale ad effetto?
Pochi sanno che tra le star del cinema d’oltreoceano ve ne sono alcune che sono state e/o sono consapevoli dei reali vantaggi ed hanno creduto e/o credono fermamente nei potenziali benefici della tecnologia nucleare [1]. Tra queste ha spiccato in particolare modo Paul Newman. Tutto ebbe inizio grazie all’amicizia con Richard Rhodes [2], maturata sul set di “L’ombra di mille soli(Roland Joffé, 1989).

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L’interesse di Newman si sviluppò in seguito soprattutto grazie alla collaborazione con Denis Beller, comunicatore indefesso dell’American Nuclear Society, con il quale condivideva la passione per le corse automobilistiche. Ne nacque una collaborazione fuori dal comune tra l’ANS e la Newman Haas Racing, sfociata nell’IndyCar Outreach Program, che ha suscitato diversi entusiasmi ad oggi per nulla esauriti. Tuttavia, Newman non si accontentò di un paio di sgommate. Volle approfondire seriamente il discorso sui costi/benefici di una tecnologia che lo affascinava.

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Si racconta che insieme a sua moglie organizzasse spesso nel suo appartamento di New York cene-dibattito, dove veniva invitata la crema della crema tra corporazioni, enti governativi, imprese industriali e dei servizi, nonché organizzazioni ambientaliste.
Newman e sua moglie si impegnarono molto, ma lo fecero in modo totalmente gratuito e con estrema discrezione: non facevano lobbying, cercavano un sano dibattito. Questo va a loro grande merito, secondo noi.
Naturalmente, lasciamo al lettore scegliere in quale “mito” rispecchiarsi.
In fondo, ciascuno ha il (i) proprio (i) “numero uno”.

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Simona de Silvestro alla guida di una Dallara – Lotus

Note

[1] Ok, abbiamo bluffato. Oltre alla splendida moglie, ora vedova, di Newman, Joanne Woodward, non possiamo portare evidenza di altri attori o attrici filo-nucleari. Ci sono molte voci, ma per rispetto di chi ha scelto di non esprimersi apertamente, preferiamo tacere. Ci teniamo, però, a ricordare che il movimento pro/anti-nucleare negli States è davvero trasversale, ci sono democratici, repubblicani e libertari da entrambe le parti. E va fatto notare che le star che più si sono esposte, anche economicamente, nel movimento anti, come ad esempio Alec Baldwin e Kim Basinger, oltre ai già citati Douglas e Fonda, hanno ampiamente dimostrato di legare le proprie convinzioni in buona parte su “dati di fatto” non molto dissimili da quelli esposti nel film di James Bridges.

[2] Storico, giornalista e scrittore. Ha vinto il premio Pulitzer per la saggistica nel 1988. Partecipò alla realizzazione del film in qualità di consulente esperto di storia della tecnologia nucleare.

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Sindrome cinese 2: la cura

[Cinematografia ed energia tra il serio ed il faceto]

primo tempo –

01

Nel 1979 usciva nelle sale degli Stati Uniti il film “La Sindrome Cinese” (The China Syndrome, col., 130’) di James Bridges, con Jane Fonda, Jack Lemmon, Micheal Douglas, Scott Brady e Wilfrod Brimley.
Meno di due settimane dopo la prima proiezione, il 28 marzo 1979, alle 4 del mattino circa, presso la centrale nucleare di Three Mile Island, vicino a Middletown, Contea di Dauphin, Pennsylvania, ebbe inizio l’incidente del reattore numero 2: fusione parziale del nocciolo.
Un film tutto sommato mediocre divenne un successo di pubblico.

Perchè?
Il Mereghetti – Dizionario dei Film – ci viene in aiuto:
<<…La “sindrome cinese” è quella per cui un’esplosione atomica negli Stati Uniti, perforando la crosta terrestre, può raggiungere la Cina. È quanto rischia di accadere ad Harrisburg, California, dopo un grave guasto a una centrale nucleare. Due giornalisti televisivi (Fonda e Douglas) sono stati testimoni dell’evento, ma i pezzi grossi non vogliono che la notizia si diffonda, così un ingegnere coraggioso (Lemmon, premiato con la Palma d’oro a Cannes) si sacriferà in nome della verità. Film militante antinucleare in forma di thriller, convenzionale ma efficace, sceneggiato dal regista con Mike Gray e T.S. Cook. Accusato di allarmismo e manicheismo, anticipò invece alcuni incidenti reali…>>
Douglas ne era il produttore e volle che la pellicola fosse senza commento musicale: doveva essere un film serio – doveva forse anche sembrare più vero della realtà?

02Che-cosa-dove: gli antipodi, quelli veri

Altrove apprendiamo che per il ruolo del cameraman Richard Adams venne dapprima scritturato Richard Dreyfuss. Ma per motivi mai precisati l’attore abbandonò le riprese e Douglas si ritrovò costretto a rivestire la parte. Per prepararsi, si avvicinò a diversi professionisti.
Anche la Fonda si preparò con premura, frequentando donne reporter di varie emittenti televisive. Finì con l’immedesimarsi al punto da non uscirne più, neanche fosse Bela Lugosi [1].
Cavalcò l’onda dell’emotività suscitata dall’incidente di TMI-2. Si impegnò a fondo e divenne l’eroina della guerra a 360° – iniziata, a dire il vero, da altri e già da qualche anno – contro la tecnologia nucleare.

03Jane Fonda in azione: anti energia nucleare e anti cellulite

Tornando al Mereghetti, leggiamo dunque che <<accusato di allarmismo e manicheismo>> il film <<anticipò invece alcuni incidenti reali>>.
Ora, davanti alla parola “manicheismo” verrebbe voglia di scomodare il Doctor Gratiae [2], ma per i nostri scopi sarà sufficiente ricordare che una mela è una mela. Un reattore nucleare NON può esplodere come un ordigno nucleare: un guasto in una centrale nucleare, per quanto grave, NON può innescare un’esplosione nucleare.
Ma questo non è tutto. Invero, per un meccanismo assai strano, la “teoria” bislacca esposta nel film si è del tutto mescolata nella “memoria collettiva” sia con la realtà dei fatti accaduti a Three Mile Island sia con le fantasie che suscitò l’incidente, grazie anche ad alcune sottovalutazioni iniziali, ad alcuni gravissimi errori di comunicazione e ad alcune sopravvalutazioni successive concernenti il rischio sanitario per la popolazione [3].
A tal punto che oggi molti sono convinti che il film parli non di un reattore in cui avviene un’esplosione nucleare, ma di un reattore che una volta fuso “si scava una strada” nella crosta terrestre, innescando tutta una serie di fenomeni inenarrabili. Molti altri sono convinti che il reattore di TMI-2 quella strada se la sia scavata davvero, almeno in parte.
Ma noi vogliamo spingerci oltre. Non entriamo infatti nei dettagli termo-fluido-dinamici e geografici di un tale scenario. Ammettiamo, piuttosto, per un momento che sia tutto vero. Ammettiamo che sì, il reattore di TMI-2, o meglio, un ammasso fuso e dalla forma imprecisata – nonostante questo in perenne configurazione critica – composto da uranio, acciaio, attinidi minori, e vari altri materiali, sia sbucato in Cina.
Ebbene, chi l’avrebbe mai detto? È piaciuto!
Guardate quanti ne stanno costruendo [4].

(continua…)

Note

[1] Per capire la battuta si veda il film “Ed Wood” (Tim Burton, 1994), ispirato alla vita ed alle opere di Edward D. Wood Jr, definito “il peggior regista di tutti i tempi”. Il ruolo del regista è interpretato da Johnny Depp, quello di Bela Lugosi da Martin Landau, che per questo ha vinto l’oscar come miglior attore non protagonista nel 1995. Si veda anche la nota generale qui in fondo.

[2] i.e. Aurelio Agostino d’Ippona (Tagaste, 13/11/354 – Ippona, 28/08/430), retore, filosofo, vescovo, teologo, monaco, padre e dottore della Chiesa, conosciuto semplicemente come Sant’Agostino. Scrisse molto. Anche contro il manicheismo ─ ovvero in difesa di libertà e responsabilità, contro chi crede che tra le cose materiali ve ne siano alcune che di per sé (in suo genere) non siano cose buone.

[3] Anche i tecnici della Nuclear Regulatory Commission finirono con il creare un allarme esagerato, che non rispecchiava affatto i reali rischi. Oltre che per la messa in sicurezza dell’impianto, occorse molto lavoro per ristabilire un certo livello di fiducia nella popolazione. Molta parte, di questa fiducia, è andata persa per sempre – almeno fino ad ora. Detto questo, oggi, l’ente governativo fornisce una ricostruzione dei fatti rigorosa.
Per chi volesse sapere, dunque, come sta davvero il reattore di TMI-2, un resoconto dettagliato ed altri riferimenti utili sono disponibili qui.
Aggiungiamo che Ted Rockwell, uno dei leader della MPR Associates, associazione di imprese che parteciparono alla pulizia ed all’analisi post mortem dell’impianto, amava ricordare che nonostante il nocciolo si fosse fuso per più del 40%, il corium si raffreddò velocemente appena toccò la superficie placcata del recipiente a pressione (reactor vessel) che lo conteneva. In seguito ad indagini fisiche risultò che il corium aveva penetrato l’acciaio per non più di 5/8 di pollice (i.e. ≈ 1,6 cm): mancavano almeno altri 20 cm prima che fuoriuscisse qualcosa. Il viaggio al centro della Terra era finito prima di iniziare!

[4] http://www.world-nuclear.org/info/Country-Profiles/Countries-A-F/China–Nuclear-Power/

Nota Generale concernente l’attivismo di Jane Fonda – nel caso ci leggesse qualche fan sfegatato

È chiaro che abbiamo giocato, facendo alcune semplificazioni. E ci piace anche pensare di avere suscitato quantomeno un sorriso. In verità, ovviamente, le cose stanno in termini assai più complessi. Scorrendone la biografia sorge il sospetto che la giovane Jane Fonda degli anni 70 fosse giunta all’attivismo antinuclearista, contro l’utilizzo tout court dell’energia nucleare, attraverso ragionamenti iperbolici e tuffi con triplo salto mortale nelle profondità del romanticismo. Non poco contarono certe vicissitudini sentimentali. Ci preme, dunque, sottolineare che quanto da noi esposto non vuole in alcun modo essere un giudizio sulla persona, che per inciso ha mostrato in questi ultimi anni sorprendente capacità critica nei confronti di un certo tipo di integralismo ambientalista. Tuttavia, non possiamo tralasciare un dato di fatto essenziale: si può essere “contro la guerra”, contro l’uso militare dell’energia nucleare, si può essere per la pace ed il benessere dei popoli, ed al contempo profondamente pro-nuclear – Edoardo Amaldi docet.

Il Nobel Rubbia a Trieste sull’energia del futuro

“Non è solo un problema scientifico-tecnologico, l’Europa deve scegliere tra energia costosa o a buon prezzo”

Il Nobel Rubbia a Trieste sull’energia del futuro

La lezione tenuta nel cinquantesimo anniversario del Centro Internazionale di Fisica Teorica di Miramare

C’era il pubblico delle grandi occasioni al Teatro Politeama Rossetti, scienziati da tutto il mondo e tanta gente comune, curiosa di sapere quale fosse il futuro dell’energia. E di saperlo dal professor Carlo Rubbia, Senatore della Repubblica Italiana e Premio Nobel per la Fisica nel 1984. Una vita spesa tra ricerca nel campo della fisica sperimentale e l’energia, con ruoli di consulenza politica di primo piano a livello nazionale (è stato Presidente ENEA) ed europeo.
Il pubblico, forse numeroso, che si aspettava la ricetta pronta e confezionata è rimasto – ci sia concesso il ricorso alla prosa – a bocca asciutta.
Il professor Rubbia ha fatto, invero, più che altro un discorso di metodo, tracciando la complessità delle decisioni in campo energetico (frutto sì di ricette scientifiche e tecnologiche, ma intrecciate a complicate dinamiche economiche e sociali) e proponendo di seguito alcuni possibili scenari, per nulla scontati.
L’assunto di partenza è stato la constatazione che gran parte della politica energetica europea degli ultimi decenni (e di quelli a venire) fa perno sull’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra, onde ridurre la componente antropica del riscaldamento climatico globale. Questo mentre, da una parte, dati alla mano, le temperature medie globali risultano stabili da 17 anni, nonostante il continuo aumento delle emissioni, dall’altra l’Europa ha attuato e continua ad attuare scelte energetiche molto costose, proprio in ottemperanza alla mission di contrasto del cambiamento climatico.

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Lungi dal voler dimostrare – non era quella la sede – l’inconsistenza del fattore antropico sulle sorti del clima che “per sua natura” cambia, il professor Rubbia ha voluto mettere in risalto come conoscenze scientifiche incomplete del complesso sistema climatico siano state la base di decisioni politiche costose in un sistema ancor più complesso come quello dell’energia, laddove invece sarebbe stata, e sarebbe, opportuna maggior prudenza e discussione.
Tale evidenza è resa tanto più ovvia dall’emergere prepotente de “l’altra via” alla soluzione del problema energetico, ovvero quella intrapresa da USA e Cina sull’onda dell’estrazione di petrolio e gas di scisto. Il temuto fracking, che in Italia crea scompiglio già solo a pronunciarlo – e ve ne è stata prova anche tra il pubblico di Rubbia – ma che ha permesso agli Stati Uniti, per la prima volta nella storia, di diventare esportatori di petrolio e di abbattere non solo i costi del gas naturale e dell’elettricità, ma anche – udite, udite! – le emissioni di gas serra.
Un “colpaccio” non riuscito alla “rinnovabile” Europa – per via delle inquinanti centrali a carbone che entrano in azione per bilanciare il sistema – la cui economia, già piegata da anni di recessione, giace ora tra l’incudine dei costi quadrupli dell’energia rispetto agli USA e il martello dell’interruzione delle forniture dalla Russia.

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Eppure “la rivoluzione americana” potrebbe essere riproposta – solo volendolo, chiosa Rubbia – anche in molte zone d’Europa ove formazioni di scisti bituminosi esistono, senza considerare che una nuova rivoluzione potrebbe vedere in futuro protagonisti gli idrati di metano (clatrati), formazioni di metano allo stato solido abbondantissime negli abissi oceanici, le cui prospettive di sfruttamento sono immense.
Certo, essendo anche i clatrati fonti fossili, resterebbe, anzi si accentuerebbe il problema delle emissioni, a meno che un progetto scientifico d’avanguardia – cui lo stesso Rubbia collabora – non consenta di eliminarle “disgregando” il metano in idrogeno e carbonio (pirolisi spontanea).
Una strada non ancora tracciata, ma non più densa di insidie del progetto “80% rinnovabili” cui l’Europa tende per il 2050 e che vede immensi parchi fotovoltaici nel Sahara fornire elettricità al vecchio continente. Un progetto – ha precisato Rubbia che pur della fonte solare fu convinto sostenitore – dai costi enormi e dalle incognite ambientali e geopolitiche rilevanti.

In conclusione, l’intervento di Rubbia ha stigmatizzato come non vi siano ricette facili ed indolori in campo energetico, e come alle considerazioni scientifico-tecnologiche debbano affiancarsi quelle di carattere economico, buttando un occhio a cosa fanno i nostri principali competitori. Ecco perché le tante alternative tecnologiche (tra cui rientra il nucleare) devono essere discusse nel contesto socio-economico, possibilmente coinvolgendo i cittadini e rendendoli consapevoli dei pro e dei contro, cosa che non sempre si è fatta.

E quanto agli scienziati, mantenere curiosità, senso critico e voglia di immaginare il futuro, senza arroccarsi su posizioni ideologiche preconcette.

Un discorso di metodo, appunto. Un discorso da Nobel.

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Trieste Next: Il Comitato Nucleare e Ragione protagonista

Nell’ambito della terza edizione di “TRIESTE NEXT – Salone Europeo della Ricerca Scientifica“, quest’anno intitolato ENERGETHIC e dedicato al tema dell’energia, avrà luogo il 28 settembre a Trieste il convegno intitolato:

La bolletta energetica di oggi e domani. Cittadini, scienza e istituzioni: un confronto per la nuova Strategia Energetica

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L’evento è co-organizzato dall’Università di Trieste e dal Comitato Nucleare e Ragione, con il seguente programma:

Introduce

Vanni Lughi, docente di Scienza e tecnologia dei materiali, Università di Trieste

Intervengono

Guido Bortoni, presidente Autorità Energia Elettrica, Gas e Sistema Idrico
Massimo Bruno,  responsabile relazioni istituzionali Enel
Livio De Santoli, docente di Impianti tecnici, Università La Sapienza di Roma
Umberto Laureni, assessore all’Ambiente ed Energia, Comune di Trieste
A seguire, tavola rotonda con
Massimo Bruno, responsabile relazioni istituzionali Enel
Livio De Santoli, docente di Impianti tecnici, Università La Sapienza di Roma
Maurizio Fermeglia, rettore Università di Trieste
Umberto Laureni, assessore all’Ambiente ed Energia, Comune di Trieste
Vanni Lughi, docente di Scienza e tecnologia dei materiali, Università di Trieste
Renato Angelo Ricci, presidente Associazione Galileo 2001
Stefano Saglia, membro Consiglio di Amministrazione TERNA
Federico Testa, commissario ENEA

Modera
Davide Giusti, ricercatore e tecnologo ENEA

La Tavola Rotonda sarà incentrata sul rapporto tra istituzioni e mondo della ricerca, in merito al possibile sviluppo di una più stretta collaborazione nella definizione di una strategia energetica sostenibile, competitiva ed efficiente. Verranno anche analizzate le problematiche legislative, ovvero i conflitti di competenza tra Stato e Regioni, che tuttora ostacolano l’adozione di politiche coerenti e di lungo termine.
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L’evento avrà luogo alle ore 15:30 presso il Ridotto del Teatro Verdi di Trieste. L’ingresso è libero ma invitiamo tutte le persone interessate a partecipare, a registrarsi nel sito http://www.triestenext.it, per prenotare così un posto in sala.

Il Comitato Nucleare e Ragione, ora più che mai, è in prima linea nel promuovere un dibattito serio e ragionato tra i cittadini, le istituzioni scientifiche e gli amministratori, sulle tematiche energetiche.

Buone notizie da Fukushima

[Report della Tokyo Electric Power Company – Fukushima, 12 settembre 2014]

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I risultati concernenti il monitoraggio dell’acqua di mare, fuori dal porto di Fukushima Daiichi, mostrano che le molteplici misure messe in atto per affrontare le problematiche legate alla gestione dell’acqua alla centrale nucleare stanno permettendo di mantenere i livelli della radioattività in mare ben al di sotto dei limiti normativi.

Questo significa che gli sforzi di TEPCO e del Governo giapponese volti a ridurre la quantità di acqua contaminata che dall’impianto fluisce in mare sono finalmente premiati.

Il monitoraggio fuori dal porto di Fukushima Daiichi non viene condotto solo dalla TEPCO, ma anche da parte di terzi, come ad esempio l’Autorità per la Regolamentazione Nucleare giapponese (Japanese Nuclear Regulation Authority – JNRA) e la Prefettura di Fukushima.

I risultati del monitoraggio indicano che i livelli di radioattività nell’acqua di mare fuori dal porto sono ben al di sotto dei limiti fissati dal Governo del Giappone, ed anche al di sotto dei limiti più severi imposti per l’acqua potabile dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. (Lo standard OMS non consente più di 10 becquerel per litro, sia per il cesio-134 che per il cesio-137 o lo stronzio-90.)

I valori delle misure reali, prese da più postazioni, sono riportati sul sito della JNRA [http://radioactivity.nsr.go.jp/en/list/205/list-1.html], quello della TEPCO [http://www.tepco.co.jp/en/nu/fukushima-np/f1/smp/index-e.html], e quello della Prefettura di Fukushima [http://www.pref.fukushima.lg.jp/sec/16025c/genan208.html] (quest’ultimo solo in giapponese).

I dati forniti dimostrano che anche all’interno della zona portuale le concentrazioni di radioattività sono in costante diminuzione. I valori concernenti il Cesio sono notevolmente inferiori ai limiti JNRA in tutti i punti, ed anche quelli dello Stronzio sono entro i limiti normativi in più punti, all’interno del porto, tranne vicino ai reattori, dove le misurazioni recenti mostrano livelli di 70─100 Bq/l (il limite JNRA per lo stronzio-90 è pari a 30 Bq/l).

Sin dal momento dell’incidente, la TEPCO ha messo in atto una serie di strategie per ridurre il flusso di acqua contaminata in mare. Strategie che comprendono anche diversi progetti ancora in costruzione. Come risultato, il deflusso stimato di più sostanze è stato tagliato drasticamente. Ad esempio, rispetto al periodo precedente agosto 2013, si sono registrate le seguenti riduzioni:

  • stronzio-90 a circa un terzo;
  • cesio-137 ad un decimo.

Sono attesi ulteriori miglioramenti, grazie alle diverse strategie di gestione dell’acqua in fase di implementazione. In particolare, una volta completato il famoso “muro di ghiaccio” [1] e quello tra l’impianto e il mare, progettati per bloccare il flusso delle acque sotterranee (che si contaminano nei sotterranei della centrale), ed una volta messo in funzione il subdrain system, che correrà intorno alle strutture dei reattori catturando 500─700 tonnellate al giorno di acque freatiche. In questo modo si prevede di ridurre ulteriormente i deflussi di cesio-137 e stronzio-90 fino a un quarantesimo del valore attuale stimato [2].

Concludiamo invitando i più curiosi a consultare il documento elaborato dalla TEPCO per spiegare tutte le loro strategie per la gestione delle acque, tra cui i summenzionati subdrain system e seaside impermeable wall. Lo trovate qui:

http://www.tepco.co.jp/en/nu/fukushima-np/handouts/2014/images/handouts_140811_03-e.pdf

Note

[1]            Non mancano le critiche sull’effettiva utilità di quest’opera “faraonica”. Si legga a questo proposito il seguente interessante articolo:

http://thebreakthrough.org/index.php/programs/energy-and-climate/let-it-go

Qui, invece, vengono riportati alcuni problemi che sono emersi il mese scorso ed ulteriori approfondimenti: http://www.neimagazine.com/news/newsfukushima-ice-wall-unaffected-by-trench-water-freezing-problems-tepco-says-4337477

[2]            Si veda pagina 7 qui:

http://www.tepco.co.jp/en/nu/fukushima-np/handouts/2014/images/handouts_140811_03-e.pdf