Radioattività e verità percepita

Cosa sta succedendo a Fukushima? Ne abbiamo lette e sentite di tutti i colori negli ultimi giorni!

Facciamo chiarezza:

  • Sì, TEPCO ha davvero rilevato livelli di radioattività molto alti all’interno dell’edificio del reattore n. 2 della centrale nucleare Fukushima Daiichi.

  • No, questo non significa che i livelli di radioattività nella centrale nucleare Fukushima Daiichi stanno aumentando.

Il 30 gennaio 2017 è stato inserito per la prima volta attraverso un’apertura esistente nel contenimento del reattore dell’unità 2 un attrezzo telescopico con una fotocamera, utilizzata anche come dispositivo per la misurazione della radioattività. L’apparecchiatura ha raggiunto un’area denominata “il piedistallo” (vicino al Control Rod Drive, parte inferiore del sistema delle barre di controllo ⎼ vedi Fig. 1), per effettuare misure e scattare foto proprio sotto il recipiente a pressione del reattore (Reactor Pressure Vessel ⎼ RPV) danneggiato. Le foto mostrano l’area con strutture a grigliato ricoperte di materiale fuso che si ritiene possa essere composto anche da detriti del combustibile nucleare fuoriusciti a seguito del fallimento del recipiente (vedi link nelle note).

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Fig. 1 Immagine della zona investigata, per gentile concessione della TEPCO. La manovra è partita dall’apertura X-6 del contenimento del reattore (Primary Containment

Vessel ⎼ PCV)

 

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Fig. 2 Rappresentazione della manovra effettuata con il braccio telescopico (in giallo), per gentile concessione della TEPCO

I livelli di radioattività rilevati sono stati riportati in sievert all’ora (“fino a 530 Sv/h” [1]) suscitando preoccupazione (ed allarmismo), ma anche forti perplessità, in quanto l’unità di misura sievert viene tipicamente utilizzata in misure di dose equivalente (o dose efficace), laddove si studiano la quantità di radiazioni ionizzanti assorbite e gli effetti sanitari delle medesime [2].

Gioco facile, quindi, per i mezzi di comunicazione e gli utenti dei social network affermare e rilanciare in tutto il Mondo che 530 sievert all’ora sarebbero fatali per una persona esposta solo per pochi secondi!

Sta di fatto che nessuna persona è stata esposta né ha assorbito alcunché, che la zona indagata è al momento inaccessibile se non con strumentazione manovrata da remoto, e soprattutto che le barriere interposte tra la sorgente radioattiva e l’ambiente esterno sono attualmente più che sufficienti per considerare la situazione sotto controllo, ovvero a bassissimo rischio di contaminazione o (peggio) di impatti per la salute dei lavoratori che operano per mantenere in sicurezza l’intera zona della centrale incidentata.

Riguardo a quest’ultimo punto, secondo la Safecast [3], associazione che monitora il sito in modo indipendente dalla TEPCO, le misure nei pressi della centrale (ed altrove in Giappone – vedi Pointcast realtime detector system) mostrano livelli di radioattività in costante diminuzione.

Inoltre, se non erano ancora stati misurati livelli di radioattività così alti a Fukushima Daiichi è per il semplice motivo che la strumentazione adatta non era mai stata posta alla giusta distanza da una sorgente radioattiva a così alta attività, principalmente a causa delle difficoltà ad accedere con tale strumentazione alle zone più pericolose. È difatti del tutto pacifico che in prossimità di un reattore nucleare incidentato, il cui contenimento probabilmente ha fallito, ci si debba aspettare livelli di radioattività estremamente alti. Non è affatto pacifico che si paragonino tali livelli a quelli associati alle normali condizioni di vita degli esseri umani, o al fondo di radioattività naturale, o alla medicina nucleare, e nemmeno alle condizioni di operatività dei lavoratori esposti.

Sono comprensibili un certo livello di confusione e di difficoltà ad interpretare fatti e dati da parte dei media, unito ad una (forse) inevitabile foga per la ricerca dello scoop, dei click, ecc. Viceversa lascia allibiti la faciloneria con cui si pubblicano scempiaggini come quella dell’Uranio che, fuoriuscito dal nocciolo del reattore, “scioglie” (sic!) qualsiasi cosa incontri sulla sua strada, come scrive il Corriere della Sera [4]. Per non parlare della ridicolaggine del citare fonti che vogliono rimanere anonime e quindi inverificabili, del fare allusioni ed ipotesi immotivate, ecc. ⎼ come un qualsiasi sito internet di fake news.

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Fig.3 Immagine dal report IRID-TEPCO dove sono indicati i punti nei quali sono stati “misurati” gli alti valori di radioattività. Non si tratta di misure dirette tramite rivelatore di radiazione, ma di stime calcolate analizzando lo sfarfallio (flicker) delle immagini registrate con la fotocamera.
Si noti l’indicazione di un errore associato alle stime pari al 30%. Si noti inoltre che il valore più alto (i famosi 530 Sv/h) è stato rilevato dentro al contenimento del reattore (PCV), ma a qualche metro di distanza dal recipiente in pressione (RPV) e dal sistema delle barre di controllo (CRD), dove invece sono state catturate le immagini che sembrano individuare la presenza di combustibile nucleare fuso. 

Investigazioni simili sono in programma anche per le unità 1 e 3 della centrale nucleare. Pertanto aspettiamoci ulteriori sviluppi, vale a dire report con valori di radioattività anche più alti, ma soprattutto tante altre perle di giornalismo.

Sotto il consorzio denominato IRID, la TEPCO sta sviluppando con alcuni partner la tecnologia necessaria per approfondire gli studi delle aree considerate più critiche all’interno degli edifici dei reattori danneggiati. Robot ed altri dispositivi aiuteranno le indagini ovunque i livelli di radioattività sono troppo elevati per consentire agli esseri umani di operare in sicurezza o semplicemente nelle zone altrimenti inaccessibili.

L’operazione appena completata aveva proprio lo scopo di aiutare a mappare il percorso per Scorpion, un robot cingolato progettato per “strisciare” sul deck (ponte) di grigliato all’interno del “piedistallo”, e da lì raccogliere ulteriori immagini e fare misurazioni. Tuttavia, si è scoperto che una sezione del ponte risulta fusa e quindi molto probabilmente impraticabile per il robot. Inoltre, gli alti livelli di radiazione impongono limiti al tempo di durata delle eventuali operazioni: i livelli sono tali per cui dopo 2 ore potrebbero insorgere malfunzionamenti (più che altro legati al danneggiamento della parte elettronica della macchina [5]).

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Fig. 4 Il robot SCORPION. Foto per gentile concessione della IRID

I tecnici avevano pazientato un anno, affinché fosse decontaminata in modo adeguato l’area dove gli operatori hanno manovrato da remoto, e venissero affrontate altre priorità. Ora si è scoperto che occorrerà probabilmente molto più tempo per inquadrare definitivamente il problema dei detriti del combustibile nucleare (più o meno esausto e/o fuso).

Sapevamo già che sarebbero occorsi decenni per provvedere ad un adeguato smantellamento di Fukushima Daiichi, oggi sappiamo che TEPCO ha, se possibile, ancora più problemi.

Rimaniamo tuttavia fiduciosi, e riteniamo che i progressi fatti negli anni sono comunque notevoli e tali per cui sarebbe ora che giungessero messaggi più tranquillizzanti dai media, soprattutto per quella popolazione giapponese che ancora soffre essendo stata costretta a lasciare le proprie case e le proprie vite.

Note:
[1] Questo il valore che abbiamo letto un po’ dappertutto, sul The Japan Times, Mainichi, Forbes, Corriere della Sera, ecc. Non abbiamo trovato altro riscontro ufficiale se non nel report della TEPCO (in giapponese) linkato qui sotto tra le altre fonti. In tale documento si legge che i valori sono frutto di una stima calcolata utilizzando il rumore della fotocamera causato dall’interazione delle radiazioni con l’apparecchio. Questo tipo di calcolo può facilmente dare risultati solo parzialmente affidabili, ossia poco significativi, con errori associati molto grandi, soprattutto se non viene fatta una campionatura estesa. In altre parole, il valore di 530 Sv/h potrebbe essere una semplice anomalia. Il sospetto è accresciuto dalla posizione del rilevamento, a grande distanza (qualche metro) da quello che nelle foto
sembra essere combustibile nucleare fuoriuscito dal nocciolo a seguito del fallimento del recipiente del reattore ⎼ ribadiamo, sembra essere, perché al momento non esiste alcuna conferma definitiva che si tratti di combustibile nucleare.

[2] Un’utile spiegazione delle differenti unità di misura usate con le radiazioni ionizzanti viene fornita dalla United States Nuclear Regulatory Commission qui:

https://www.nrc.gov/about-nrc/radiation/health-effects/measuring-radiation.html

[3] Safecast è un’associazione di volontariato internazionale, dedita al monitoraggio della situazione post-incidentale a Fukushima Daiichi, allo studio della conseguente contaminazione radioattiva dell’ambiente, ed alla divulgazione di una corretta informazione scientifica sui problemi ambientali e di salute pubblica ad essa collegati.

[4] Buona (?) lettura:

http://www.corriere.it/esteri/17_febbraio_05/fukushima-foro-che-dimostra-fusione-nocciolo-d-uranio-0e5492e6-ebe6-11e6-91eb-31433eb4de41.shtml

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Screenshot del 06/02/2017 ore 14:11

[5] I diodi, ma anche altri componenti elettronici, possono resistere, ossia continuare a funzionare, solo fino a certe fluenze (i.e. numero di particelle incidenti sull’unità di superficie di un corpo irraggiato) e a seconda del tipo di particelle e delle relative energie associate.

Fonti ed ulteriori approfondimenti:
Alcuni report della TEPCO

http://www.tepco.co.jp/en/nu/fukushima-np/handouts/2017/images/handouts_170202_01-e.pdf

http://www.tepco.co.jp/en/press/corp-com/release/2017/1371751_10469.html

http://www.tepco.co.jp/nu/fukushima-np/handouts/2017/images1/handouts_170206_05-j.pdf

Alcune foto della TEPCO

http://photo.tepco.co.jp/en/index-e.html

http://photo.tepco.co.jp/en/date/2017/201702-e/170202-01e.html

http://photo.tepco.co.jp/en/date/2017/201701-e/170130-01e.html

Ringraziamenti:
Questo post è frutto di alcune nostre considerazioni a margine di tre articoli che hanno cercato di portare un po’ di corretta informazione nel delirio mediatico internazionale. Il primo è l’articolo pubblicato da
Safecast il 4 febbraio 2017 e da noi ripubblicato integralmente qui:

https://nucleareeragione.org/2017/02/08/no-radiation-levels-at-fukushima-daiichi-are-not-rising/

Il secondo è l’articolo “No, Fukushima Daiichi Did Not See A Radiation Spike” di SimplyInfo.org e Fukuleaks.org, pubblicato il 4 febbraio 2017.

Il terzo è l’articolo “Fukushima Unit 2 New Radiation Readings From TEPCO” di SimplyInfo.org e Fukuleaks.org, pubblicato il 6 febbraio 2017.

No, radiation levels at Fukushima Daiichi are not rising

[this article was originally published on blog.safecast.org. We thank the author and the editors.]

This grating inside Daiichi Unit 2 was likely melted by falling fuel debris (TEPCO photo)

 

— Yes, TEPCO has measured very high radiation inside Daichi Unit 2.

— No, it does’t mean radiation levels there are rising.

In response to visual investigation results and high radiation measurements recently taken by TEPCO inside Fukushima Daiichi Unit 2, many news outlets have published stories with headlines like “Fukushima nuclear reactor radiation at highest level since 2011 meltdown.” (The Guardian, Feb. 3, 2017).

https://www.theguardian.com/environment/2017/feb/03/fukushima-daiichi-radiation-levels-highest-since-2011-meltdown

http://mainichi.jp/english/articles/20170202/p2g/00m/0dm/087000c

https://www.japantoday.com/category/national/view/record-radiation-level-detected-inside-damaged-fukushima-reactor

This has led to a number of alarming stories claiming that radiation at Daiichi has “spiked” to unprecedented levels. That’s not what the findings indicate, however. In addition, Safecast’s own measurements, including our Pointcast realtime detector system have shown radiation levels near Daiichi to be steadily declining. As described in the Safecast Report, Vol.2, Section 2.1.4, TEPCO and its research partners have been developing robots and remote visualization devices to search for melted fuel debris deep inside the Daiichi reactor units, and to help plan for its eventual removal. On January 30th, 2017, a long telescoping device with a camera and radiation measurement device attached was inserted through an existing opening in the reactor containment of Unit 2 for the first time, and successfully extended approximately 8 meters into in an area known as the “pedestal,” to measure and take images from immediately below the damaged reactor pressure vessel (RPV). In addition to finding the area covered with molten material likely to be fuel debris, radiation levels of 530 Sieverts per hour were detected, which would be fatal to a person exposed for only a few seconds.

The recent investigation used existing openings in the Unit 2 reactor to obtain images an measurements inside the pedestal area.(TEPCO image)

The telescoping arm (in yellow) was designed to reach inside the pedestal area to obtain visual imagery and radiation measurements.(TEPCO image)

It must be stressed that radiation in this area has not been measured before, and it was expected to be extremely high. While 530 Sv/hr is the highest measured so far at Fukushima Daiichi, it does not mean that levels there are rising, but that a previously unmeasurable high-radiation area has finally been measured. Similar remote investigations are being planned for Daiichi Units 1 and 3. We should not be surprised if even higher radiation levels are found there, but only actual measurements will tell. Unit 4 was defuelled at the time of the accident, and though the reactor building exploded and the spent fuel pool was dangerously exposed, it did not suffer a meltdown, so similar investigations are not being conducted.

The “Scorpion” crawler robot is designed to be inserted through a pipe and to fold for operation. It’s deployment is likely to be further delayed.(IRID photo)

Under a consortium called IRID, TEPCO and its research partners have been developing robots and other devices to assist in investigations inside the damaged reactors, where radiation levels are too high to allow humans to safely enter. The recent investigations at Unit 2 were intended to help plan the travel path of a folding crawler robot called the “Scorpion.” This device is designed to crawl around on the metal grating deck inside the pedestal and gather further imagery and measurements. The recent investigations, however, have revealed a 1×1 meter section of the deck to be melted through, and much of the rest may be impassable for the robot. In addition, the high radiation levels will likely limit the amount of time the robot will be able to operate before malfunctioning to about 2 hours, instead of the planned 10 hours. Much more melted fuel debris is assumed to have settled beneath the pedestal grating on the concrete basemat of the reactor. It was hoped that the Scorpion would be able to provide imagery of this. Not surprisingly, TEPCO is once again revising its plans based on the recent findings. These investigations are technically quite impressive, but they have already been delayed for over a year due to the need to more adequately decontaminate the area where human workers must operate and to solve other technical problems. This recent imagery is extremely informative and helpful, and had been eagerly awaited by many concerned people, including Safecast. If nothing else, we have learned to be patient as TEPCO proceeds slowly and cautiously with this work.  The process of removing melted fuel debris from the damaged reactors at Fukushima Daiichi is expected to take decades, and these recent findings remind us once again that TEPCO has little grounds for optimism about the challenges of this massive and technically unprecedented project.

Stitched vertical panorama showing conditions underneath the Unit 2 RPV. (TEPCO photo)

For more information:

TEPCO Reports:

Pre-investigation results of the area inside the pedestal for the Unit 2 Primary Containment Vessel Investigation at Fukushima Daiichi Nuclear Power Station(examination results of digital images)

Images Inside Fukushima Daiichi Unit 2 Need Further Examination Including The Possibility Of Fuel Debris

TEPCO Photos:

http://photo.tepco.co.jp/en/index-e.html

http://photo.tepco.co.jp/en/date/2017/201702-e/170202-01e.html

http://photo.tepco.co.jp/en/date/2017/201701-e/170130-01e.html

Video here:

NHK Video (in Japanese)

Mainichi Shimbun:

 

Buone notizie da Fukushima

[Report della Tokyo Electric Power Company – Fukushima, 12 settembre 2014]

daiichi

I risultati concernenti il monitoraggio dell’acqua di mare, fuori dal porto di Fukushima Daiichi, mostrano che le molteplici misure messe in atto per affrontare le problematiche legate alla gestione dell’acqua alla centrale nucleare stanno permettendo di mantenere i livelli della radioattività in mare ben al di sotto dei limiti normativi.

Questo significa che gli sforzi di TEPCO e del Governo giapponese volti a ridurre la quantità di acqua contaminata che dall’impianto fluisce in mare sono finalmente premiati.

Il monitoraggio fuori dal porto di Fukushima Daiichi non viene condotto solo dalla TEPCO, ma anche da parte di terzi, come ad esempio l’Autorità per la Regolamentazione Nucleare giapponese (Japanese Nuclear Regulation Authority – JNRA) e la Prefettura di Fukushima.

I risultati del monitoraggio indicano che i livelli di radioattività nell’acqua di mare fuori dal porto sono ben al di sotto dei limiti fissati dal Governo del Giappone, ed anche al di sotto dei limiti più severi imposti per l’acqua potabile dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. (Lo standard OMS non consente più di 10 becquerel per litro, sia per il cesio-134 che per il cesio-137 o lo stronzio-90.)

I valori delle misure reali, prese da più postazioni, sono riportati sul sito della JNRA [http://radioactivity.nsr.go.jp/en/list/205/list-1.html], quello della TEPCO [http://www.tepco.co.jp/en/nu/fukushima-np/f1/smp/index-e.html], e quello della Prefettura di Fukushima [http://www.pref.fukushima.lg.jp/sec/16025c/genan208.html] (quest’ultimo solo in giapponese).

I dati forniti dimostrano che anche all’interno della zona portuale le concentrazioni di radioattività sono in costante diminuzione. I valori concernenti il Cesio sono notevolmente inferiori ai limiti JNRA in tutti i punti, ed anche quelli dello Stronzio sono entro i limiti normativi in più punti, all’interno del porto, tranne vicino ai reattori, dove le misurazioni recenti mostrano livelli di 70─100 Bq/l (il limite JNRA per lo stronzio-90 è pari a 30 Bq/l).

Sin dal momento dell’incidente, la TEPCO ha messo in atto una serie di strategie per ridurre il flusso di acqua contaminata in mare. Strategie che comprendono anche diversi progetti ancora in costruzione. Come risultato, il deflusso stimato di più sostanze è stato tagliato drasticamente. Ad esempio, rispetto al periodo precedente agosto 2013, si sono registrate le seguenti riduzioni:

  • stronzio-90 a circa un terzo;
  • cesio-137 ad un decimo.

Sono attesi ulteriori miglioramenti, grazie alle diverse strategie di gestione dell’acqua in fase di implementazione. In particolare, una volta completato il famoso “muro di ghiaccio” [1] e quello tra l’impianto e il mare, progettati per bloccare il flusso delle acque sotterranee (che si contaminano nei sotterranei della centrale), ed una volta messo in funzione il subdrain system, che correrà intorno alle strutture dei reattori catturando 500─700 tonnellate al giorno di acque freatiche. In questo modo si prevede di ridurre ulteriormente i deflussi di cesio-137 e stronzio-90 fino a un quarantesimo del valore attuale stimato [2].

Concludiamo invitando i più curiosi a consultare il documento elaborato dalla TEPCO per spiegare tutte le loro strategie per la gestione delle acque, tra cui i summenzionati subdrain system e seaside impermeable wall. Lo trovate qui:

http://www.tepco.co.jp/en/nu/fukushima-np/handouts/2014/images/handouts_140811_03-e.pdf

 

Note

[1]            Non mancano le critiche sull’effettiva utilità di quest’opera “faraonica”. Si legga a questo proposito il seguente interessante articolo:

http://thebreakthrough.org/index.php/programs/energy-and-climate/let-it-go

Qui, invece, vengono riportati alcuni problemi che sono emersi il mese scorso ed ulteriori approfondimenti: http://www.neimagazine.com/news/newsfukushima-ice-wall-unaffected-by-trench-water-freezing-problems-tepco-says-4337477

[2]            Si veda pagina 7 qui:

http://www.tepco.co.jp/en/nu/fukushima-np/handouts/2014/images/handouts_140811_03-e.pdf

Quelli che giocano con la paura – Report su Fukushima

Il complesso nucleare di Fukushima Daiichi, Giappone, gravemente danneggiato dallo tsunami di due anni e mezzo fa, è di nuovo balzato agli onori della cronaca con le storie di una perdita apparentemente massiccia e incontrollabile di acqua pericolosamente contaminata riversatasi nell’Oceano Pacifico.
Nel marasma mediatico le notizie tecniche più o meno certe sono state soffocate da spazzatura di vario tipo. Il risultato è che sulla crisi in corso i veri dettagli rimangono sconosciuti ai più, vuoi perché molto vi si ricama sopra vuoi perché la TEPCO, il gestore degli impianti, laddove abbia la situazione sotto controllo, sembra incapace di trasmettere adeguatamente i risultati del proprio operato.

Per proseguire con la lettura dell’articolo e i relativi commenti, visitate il sito Appunti Digitali.

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Drowning by numbers*

Drowning by numbers*

[affogati dai numeri]

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È notizia dell’altro ieri, che Lake Barrett, quasi un’istituzione vivente nel campo della tecnologia nucleare, ex capo dell’Ufficio per la Gestione dei Rifiuti del Nucleare Civile per il DoE [Dipartimento dell’Energia – USA], è divenuto consulente della TEPCO per le attività concernenti la dismissione dell’impianto nucleare di Fukushima Daiichi. [http://www.japantoday.com/category/national/view/japan-must-release-fukushima-water-into-sea-u-s-adviser?utm_campaign=jt_newsletter&utm_medium=email&utm_source=jt_newsletter_2013-09-15_AM]
Forte della sua esperienza sul campo, per aver condotto le operazioni di pulizia a seguito della fusione parziale del nocciolo avvenuta a Three Mile Island nel 1979, si affiancherà a Dale Klein, altro super-esperto statunitense, nonché  “Nuclear Statesman” ed ex Presidente della NRC [Commissione per la Regolamentazione Nucleare].
I due veterani, in ottima forma, hanno esordito insistendo sulla necessità da parte delle autorità di informare rapidamente il pubblico per tranquillizzarlo, in quanto i rischi per la salute legati alle fughe di acqua radioattiva sono stati esagerati dai media giapponesi ed hanno contribuito a generare infondati timori fra la popolazione.
A queste esternazioni fa eco l’annuncio della NRA riguardo l’intenzione di condurre 600000 test sui fondali marini per monitorare la presenza di Cesio radioattivo. L’agenzia ritiene che i dati saranno fondamentali per valutare l’impatto a lungo termine sulle creature del mare.
Finora, sono stati effettuati circa 200 test a campione [http://www.nsr.go.jp/english/data/F1_130906.pdf], ma la decisione di ampliare il programma si lega alle crescenti preoccupazioni. L’area da testare coprirà 1000 chilometri quadrati al largo della costa dove è situata la centrale nucleare, estendendosi 50 km a nord e a sud e 20 km a est e a ovest. La NRA spera di avere risultati definitivi entro la primavera del 2014.
Un recente campionamento delle acque sotterranee all’interno del complesso dei serbatoi contenenti le acque reflue (impiegate nel raffreddamento dei reattori incidentati) mostra una contaminazione radioattiva da Trizio che supera significativamente i limiti imposti per legge in Giappone riguardo ai rilasci all’aperto (60000 Bq/l), in contrasto alle misure dello scorso 11 settembre. [http://www.tepco.co.jp/en/nu/fukushima-np/f1/smp/2013/images/south_discharge_130911-3-e.pdf]
Tuttavia è plausibile che solo una piccola quantità delle acque sotterranee sia penetrata nel vicino canale di scolo. Il Trizio, isotopo radioattivo dell’idrogeno, tra tutti i sotto-prodotti di un reattore nucleare è quello che di gran lunga emette la più debole radiazione beta, inoltre, è naturalmente presente ovunque vi sia acqua, in percentuali diverse a seconda dei casi. La situazione è, dunque, ben lungi dal poter essere descritta con le parole del Japan Times, dove si è affermato che il terreno sotto il complesso dei serbatoi di Fukushima Daiichi si sta trasformando in una “palude radioattiva”.
Nel frattempo, tra le più recenti letture presso il vicino canale di scolo solo una posizione mostra un livello da beta-emettitori significativo (2000 Bq/l). Inoltre, il Presidente della TEPCO, Naomi Hirose, ha affermato: “A giudicare dai risultati del nostro monitoraggio a 3 km in mare aperto, non vi è stato alcun impatto sulle acque dell’oceano. Crediamo che l’impatto sulle acque circostanti sia limitato alla zona all’interno del porto della centrale elettrica”. [http://english.kyodonews.jp/news/2013/09/244878.html]
Infine, il campionamento dell’acqua prelevata dal pozzo di osservazione sul mare (lato unità 1 e 2), che aveva dato il via alla “questione sotterranea” il mese scorso, non rileva più alcuna presenza di Cesio né radioattività da emettitori-beta (ivi compreso lo Stronzio). Continua ad essere relativamente alta, invece, quella del Trizio (80000 Bq/l). Con questo si conferma che Cesio e Stronzio non sono trasportati dalle acque sotterranee (se non in percentuale estremamente piccola), mentre il Trizio lo è.
Anche se non è possibile definire la situazione come “definitivamente sotto controllo”, quanto sopra esposto fornisce un aggiornamento di carattere positivo rispetto ai dati allarmanti che hanno inondato i media nelle ultime settimane.
In particolare appare evidente che le stime “cautelative” della TEPCO [http://www.japantimes.co.jp/news/2013/08/22/national/rate-of-radioactive-flow-to-pacific-alarming/#.UjgvkNJ4qrg] concernenti le fughe radioattive in mare erano infondate. Anzi, sembra che tali stime si fondassero esclusivamente sul timore degli operatori di fornire cifre troppo basse, vedendosi costretti in un secondo momento a ritrattare quanto comunicato, con conseguente elevato rischio di essere accusati di nascondere la gravità del problema. Un atteggiamento comprensibile, anche se discutibile.

Image

Fig.: Immagine-bufala circolante negli ultimi tempi tra siti internet e social-network suscitando allarmismo.  In realtà rappresenta soltanto una modellazione lagrangiana del moto di una particella di biomassa, in origine nei pressi di Fukushima. Come specificato nel sito da cui è tratta (http://www.asrltd.com/japan/plume.php), non illustra in alcun modo eventuali concentrazioni di radionuclidi.

In ogni caso, mentre ci chiedevamo che fine avessero fatto quei trenta trilioni di becquerel che da maggio 2011 si diceva fossero stati “riversati” nell’oceano, abbiamo provato a fare i “conti della serva”.
Mettiamo che sia tutto vero, che a causa delle varie perdite di acqua contaminata susseguitesi all’incidente nucleare di Fukushima Daiichi l’Oceano Pacifico abbia ricevuto 3×1013 Bq in aggiunta alla sua radioattività naturale. Eh sì, perché i mari sono naturalmente radioattivi, in particolare l’oceano in questione presenta i livelli medi specificati qui di seguito in dettaglio:

radioattività naturale complessiva

dell’Oceano Pacifico

[Bq]

Uranio

2.2E+19

Potassio-40

7.4E+21

Carbonio-14

3.0E+18

Rubidio-87

7.0E+20

Trizio

3.7E+17

TOT

8.1E+21

Fonte: http://www.physics.isu.edu/radinf/natural.htm

Assumendo la condizione più probabile sul lungo periodo, ossia completa diffusione e diluizione dei contaminanti nell’intero volume dell’oceano (6.5E+17 m3 – circa settecentomila trilioni di metri cubi), si ottiene una variazione della radioattività pari a circa quattro deci-milionesimi dell’un-percento (0.00000037%).
Ora si osserverà: “ma questo è lo scenario più favorevole, che dire se gli isotopi radioattivi non si dovessero diffondere uniformemente/omogeneamente?” Ed ancora: “qui si riportano solo valori della radioattività, che non forniscono informazioni sulla pericolosità degli emettitori per la salute delle persone e degli animali.”
È vero, ma è anche cosa voluta, onde evitare di “affogare nei numeri”. In primo luogo, perché le stime delle dosi sono più complicate, essendo diverse a seconda del tipo di radiazione e dipendendo dal tipo e dal tempo di esposizione (stare a pochi millimetri da un sorgente beta non è la stessa cosa che starci a qualche metro; ingerire una sorgente alfa non è la stessa cosa di maneggiarla, avere a che fare con minuscole quantità di gamma-emettitori per poco/molto tempo non è la stessa cosa che con quantità maggiori per poco/molto tempo – e così via, in tutte le combinazioni possibili con o senza mezzi schermanti/mitiganti…). In secondo luogo, perché scenari meno favorevoli richiedono calcoli più complicati, con molti fattori/forzanti in gioco. È molto probabile che qualcuno accreditato per farlo si stia già adoperando in proposito. In terzo luogo, … ehi, vi siete dimenticati che l’assunto iniziale è infondato?!
Vi terremo aggiornati, nel frattempo, se vi capitasse di vedere immagini da modellazione computazionale, dove l’acqua contaminata si diffonde nell’Oceano Pacifico come un’enorme ed inquietante chiazza multicolore, cercate di ricordarvi che si tratta “al massimo” di quei quattro deci-milionesimi di un-percento di radioattività che si vanno ad aggiungere ai livelli naturali dell’oceano, sparpagliandosi in qualche modo.

———

* per chi non l’avesse capito al volo, il titolo è la citazione di quello di un film di Peter Greenaway del 1988