Radioattività e verità percepita

Cosa sta succedendo a Fukushima? Ne abbiamo lette e sentite di tutti i colori negli ultimi giorni!

Facciamo chiarezza:

  • Sì, TEPCO ha davvero rilevato livelli di radioattività molto alti all’interno dell’edificio del reattore n. 2 della centrale nucleare Fukushima Daiichi.

  • No, questo non significa che i livelli di radioattività nella centrale nucleare Fukushima Daiichi stanno aumentando.

Il 30 gennaio 2017 è stato inserito per la prima volta attraverso un’apertura esistente nel contenimento del reattore dell’unità 2 un attrezzo telescopico con una fotocamera, utilizzata anche come dispositivo per la misurazione della radioattività. L’apparecchiatura ha raggiunto un’area denominata “il piedistallo” (vicino al Control Rod Drive, parte inferiore del sistema delle barre di controllo ⎼ vedi Fig. 1), per effettuare misure e scattare foto proprio sotto il recipiente a pressione del reattore (Reactor Pressure Vessel ⎼ RPV) danneggiato. Le foto mostrano l’area con strutture a grigliato ricoperte di materiale fuso che si ritiene possa essere composto anche da detriti del combustibile nucleare fuoriusciti a seguito del fallimento del recipiente (vedi link nelle note).

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Fig. 1 Immagine della zona investigata, per gentile concessione della TEPCO. La manovra è partita dall’apertura X-6 del contenimento del reattore (Primary Containment

Vessel ⎼ PCV)

 

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Fig. 2 Rappresentazione della manovra effettuata con il braccio telescopico (in giallo), per gentile concessione della TEPCO

I livelli di radioattività rilevati sono stati riportati in sievert all’ora (“fino a 530 Sv/h” [1]) suscitando preoccupazione (ed allarmismo), ma anche forti perplessità, in quanto l’unità di misura sievert viene tipicamente utilizzata in misure di dose equivalente (o dose efficace), laddove si studiano la quantità di radiazioni ionizzanti assorbite e gli effetti sanitari delle medesime [2].

Gioco facile, quindi, per i mezzi di comunicazione e gli utenti dei social network affermare e rilanciare in tutto il Mondo che 530 sievert all’ora sarebbero fatali per una persona esposta solo per pochi secondi!

Sta di fatto che nessuna persona è stata esposta né ha assorbito alcunché, che la zona indagata è al momento inaccessibile se non con strumentazione manovrata da remoto, e soprattutto che le barriere interposte tra la sorgente radioattiva e l’ambiente esterno sono attualmente più che sufficienti per considerare la situazione sotto controllo, ovvero a bassissimo rischio di contaminazione o (peggio) di impatti per la salute dei lavoratori che operano per mantenere in sicurezza l’intera zona della centrale incidentata.

Riguardo a quest’ultimo punto, secondo la Safecast [3], associazione che monitora il sito in modo indipendente dalla TEPCO, le misure nei pressi della centrale (ed altrove in Giappone – vedi Pointcast realtime detector system) mostrano livelli di radioattività in costante diminuzione.

Inoltre, se non erano ancora stati misurati livelli di radioattività così alti a Fukushima Daiichi è per il semplice motivo che la strumentazione adatta non era mai stata posta alla giusta distanza da una sorgente radioattiva a così alta attività, principalmente a causa delle difficoltà ad accedere con tale strumentazione alle zone più pericolose. È difatti del tutto pacifico che in prossimità di un reattore nucleare incidentato, il cui contenimento probabilmente ha fallito, ci si debba aspettare livelli di radioattività estremamente alti. Non è affatto pacifico che si paragonino tali livelli a quelli associati alle normali condizioni di vita degli esseri umani, o al fondo di radioattività naturale, o alla medicina nucleare, e nemmeno alle condizioni di operatività dei lavoratori esposti.

Sono comprensibili un certo livello di confusione e di difficoltà ad interpretare fatti e dati da parte dei media, unito ad una (forse) inevitabile foga per la ricerca dello scoop, dei click, ecc. Viceversa lascia allibiti la faciloneria con cui si pubblicano scempiaggini come quella dell’Uranio che, fuoriuscito dal nocciolo del reattore, “scioglie” (sic!) qualsiasi cosa incontri sulla sua strada, come scrive il Corriere della Sera [4]. Per non parlare della ridicolaggine del citare fonti che vogliono rimanere anonime e quindi inverificabili, del fare allusioni ed ipotesi immotivate, ecc. ⎼ come un qualsiasi sito internet di fake news.

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Fig.3 Immagine dal report IRID-TEPCO dove sono indicati i punti nei quali sono stati “misurati” gli alti valori di radioattività. Non si tratta di misure dirette tramite rivelatore di radiazione, ma di stime calcolate analizzando lo sfarfallio (flicker) delle immagini registrate con la fotocamera.
Si noti l’indicazione di un errore associato alle stime pari al 30%. Si noti inoltre che il valore più alto (i famosi 530 Sv/h) è stato rilevato dentro al contenimento del reattore (PCV), ma a qualche metro di distanza dal recipiente in pressione (RPV) e dal sistema delle barre di controllo (CRD), dove invece sono state catturate le immagini che sembrano individuare la presenza di combustibile nucleare fuso. 

Investigazioni simili sono in programma anche per le unità 1 e 3 della centrale nucleare. Pertanto aspettiamoci ulteriori sviluppi, vale a dire report con valori di radioattività anche più alti, ma soprattutto tante altre perle di giornalismo.

Sotto il consorzio denominato IRID, la TEPCO sta sviluppando con alcuni partner la tecnologia necessaria per approfondire gli studi delle aree considerate più critiche all’interno degli edifici dei reattori danneggiati. Robot ed altri dispositivi aiuteranno le indagini ovunque i livelli di radioattività sono troppo elevati per consentire agli esseri umani di operare in sicurezza o semplicemente nelle zone altrimenti inaccessibili.

L’operazione appena completata aveva proprio lo scopo di aiutare a mappare il percorso per Scorpion, un robot cingolato progettato per “strisciare” sul deck (ponte) di grigliato all’interno del “piedistallo”, e da lì raccogliere ulteriori immagini e fare misurazioni. Tuttavia, si è scoperto che una sezione del ponte risulta fusa e quindi molto probabilmente impraticabile per il robot. Inoltre, gli alti livelli di radiazione impongono limiti al tempo di durata delle eventuali operazioni: i livelli sono tali per cui dopo 2 ore potrebbero insorgere malfunzionamenti (più che altro legati al danneggiamento della parte elettronica della macchina [5]).

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Fig. 4 Il robot SCORPION. Foto per gentile concessione della IRID

I tecnici avevano pazientato un anno, affinché fosse decontaminata in modo adeguato l’area dove gli operatori hanno manovrato da remoto, e venissero affrontate altre priorità. Ora si è scoperto che occorrerà probabilmente molto più tempo per inquadrare definitivamente il problema dei detriti del combustibile nucleare (più o meno esausto e/o fuso).

Sapevamo già che sarebbero occorsi decenni per provvedere ad un adeguato smantellamento di Fukushima Daiichi, oggi sappiamo che TEPCO ha, se possibile, ancora più problemi.

Rimaniamo tuttavia fiduciosi, e riteniamo che i progressi fatti negli anni sono comunque notevoli e tali per cui sarebbe ora che giungessero messaggi più tranquillizzanti dai media, soprattutto per quella popolazione giapponese che ancora soffre essendo stata costretta a lasciare le proprie case e le proprie vite.

Note:
[1] Questo il valore che abbiamo letto un po’ dappertutto, sul The Japan Times, Mainichi, Forbes, Corriere della Sera, ecc. Non abbiamo trovato altro riscontro ufficiale se non nel report della TEPCO (in giapponese) linkato qui sotto tra le altre fonti. In tale documento si legge che i valori sono frutto di una stima calcolata utilizzando il rumore della fotocamera causato dall’interazione delle radiazioni con l’apparecchio. Questo tipo di calcolo può facilmente dare risultati solo parzialmente affidabili, ossia poco significativi, con errori associati molto grandi, soprattutto se non viene fatta una campionatura estesa. In altre parole, il valore di 530 Sv/h potrebbe essere una semplice anomalia. Il sospetto è accresciuto dalla posizione del rilevamento, a grande distanza (qualche metro) da quello che nelle foto
sembra essere combustibile nucleare fuoriuscito dal nocciolo a seguito del fallimento del recipiente del reattore ⎼ ribadiamo, sembra essere, perché al momento non esiste alcuna conferma definitiva che si tratti di combustibile nucleare.

[2] Un’utile spiegazione delle differenti unità di misura usate con le radiazioni ionizzanti viene fornita dalla United States Nuclear Regulatory Commission qui:

https://www.nrc.gov/about-nrc/radiation/health-effects/measuring-radiation.html

[3] Safecast è un’associazione di volontariato internazionale, dedita al monitoraggio della situazione post-incidentale a Fukushima Daiichi, allo studio della conseguente contaminazione radioattiva dell’ambiente, ed alla divulgazione di una corretta informazione scientifica sui problemi ambientali e di salute pubblica ad essa collegati.

[4] Buona (?) lettura:

http://www.corriere.it/esteri/17_febbraio_05/fukushima-foro-che-dimostra-fusione-nocciolo-d-uranio-0e5492e6-ebe6-11e6-91eb-31433eb4de41.shtml

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Screenshot del 06/02/2017 ore 14:11

[5] I diodi, ma anche altri componenti elettronici, possono resistere, ossia continuare a funzionare, solo fino a certe fluenze (i.e. numero di particelle incidenti sull’unità di superficie di un corpo irraggiato) e a seconda del tipo di particelle e delle relative energie associate.

Fonti ed ulteriori approfondimenti:
Alcuni report della TEPCO

http://www.tepco.co.jp/en/nu/fukushima-np/handouts/2017/images/handouts_170202_01-e.pdf

http://www.tepco.co.jp/en/press/corp-com/release/2017/1371751_10469.html

http://www.tepco.co.jp/nu/fukushima-np/handouts/2017/images1/handouts_170206_05-j.pdf

Alcune foto della TEPCO

http://photo.tepco.co.jp/en/index-e.html

http://photo.tepco.co.jp/en/date/2017/201702-e/170202-01e.html

http://photo.tepco.co.jp/en/date/2017/201701-e/170130-01e.html

Ringraziamenti:
Questo post è frutto di alcune nostre considerazioni a margine di tre articoli che hanno cercato di portare un po’ di corretta informazione nel delirio mediatico internazionale. Il primo è l’articolo pubblicato da
Safecast il 4 febbraio 2017 e da noi ripubblicato integralmente qui:

https://nucleareeragione.org/2017/02/08/no-radiation-levels-at-fukushima-daiichi-are-not-rising/

Il secondo è l’articolo “No, Fukushima Daiichi Did Not See A Radiation Spike” di SimplyInfo.org e Fukuleaks.org, pubblicato il 4 febbraio 2017.

Il terzo è l’articolo “Fukushima Unit 2 New Radiation Readings From TEPCO” di SimplyInfo.org e Fukuleaks.org, pubblicato il 6 febbraio 2017.

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