Contaminazione “millesimale”

[Analisi contaminazione cibo – Giappone, febbraio 2015]

Fuku-food


Il Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare del Giappone ha pubblicato di recente un aggiornamento del monitoraggio dei livelli di contaminazione radioattiva del cibo post incidente di Fukushima.
Nessun rischio sanitario rilevante è stato evidenziato [1].
Risultano sopra i limiti di legge 24 campioni su 6008 esaminati, vale a dire lo 0,4% (4 campioni ogni mille, circa).
Di questi 23 sono da selvaggina, 1 da prodotti ittici. Per la precisione, 22 (su 675) nella Prefettura di Fukushima e 2 (su 410) nella prefettura di Miyagi.
Ricordiamo che i limiti di legge per i livelli di contaminazione da isotopi radioattivi del Cesio nel cibo in Giappone sono stati resi più stringenti di quelli in vigore in molti altri Paesi, ivi compreso il nostro (si veda ad esempio lo “strano caso della marmellata radioattiva”).
Si noti inoltre che laddove è stato verificato lo sforamento dei limiti si tratta comunque di valori espressi in Bq/kg, ovvero per “assumere” tutti i bequerel indicati occorre ingerire almeno 1 kg di quel determinato alimento, tutto in una volta.
Per confronto, ricordiamo infine che al 20/03/2011 risultavano sopra i limiti 25 campioni su 125, di cui 24 a causa della contaminazione da iodio-131, 13 anche da radioisotopi del Cesio, 1 esclusivamente da radioisotopi del Cesio. Al 25/03/2011 risultavano sopra i limiti 11 campioni su 83, tutti a causa della contaminazione da iodio-131 ed uno anche da radioisotopi del Cesio. (N.B. il tempo di dimezzamento dello I-131 è pari a circa 8 giorni: dopo 8 giorni ce n’è la metà, dopo 16 un quarto, dopo 24 un ottavo, dopo 32 un sedicesimo, ecc.)
Da marzo 2011 ad oggi il numero dei campionamenti e dei tipi di campione è stato notevolmente incrementato in modo da permettere un’indagine a più ampio spettro.

Fonti:
Per consultare il dettaglio dei dati che abbiamo riportato, si veda qui, qui e qui.

Per approfondire, si consultino tabelle e comunicati del Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare del Giappone qui, e si veda per confronto quanto riportato dall’ENEA qui.

Note:
[1] Dal sito del Ministero: “The results of monitoring conducted after April 2012 indicate that the violation rates are extremely low, much less than 1%, for agricultural products including cereals, vegetables and fruits, meat and milk, fish and fishery products and edible fungi grown on media. Estimations of exposure (effective dose) to radioactive cesium in foods are decreasing constantly and now less than 1% of 1 mSv/year.”

Così si fa!

[Japan Atomic Energy Agency (JAEA) @ campus festival “Banyo-Sai”]

Ogni anno presso il Fukushima National College of Technology viene organizzato un festival del campus. Questo particolare evento viene chiamato “Banyo-Sai”.
L’anno scorso c’erano anche quelli della JAEA.
I tecnici hanno aiutato gli studenti a rispondere alle domande dei visitatori sulle radiazioni, e ad esporre i risultati delle osservazioni compiute utilizzando delle camere a nebbia. Gli studenti si sono anche cimentati nell’esaminare l’esposizione interna alle radiazioni dei visitatori e nel misurare vari campioni ambientali. Il team della JAEA si è infatti portato dietro un Whole-Body Counter Car ed un “Laboratorio Mobile”. Gli studenti non hanno improvvisato. Infatti, prima del festival, il personale JAEA li ha opportunamente istruiti sul funzionamento delle macchine permettendo che acquisissero un minimo di pratica. In questo modo il giorno della festa, gli studenti si sono potuti muovere in modo indipendente, prendendosi in carico sia la spiegazione tecnica che il funzionamento delle apparecchiature.
Una delle grandi attrattive del festival è stato l’introduzione all’utilizzo della camera a nebbia. Circa un centinaio di bambini sono stati coinvolti ed hanno preso confidenza con questo “strano aggeggio”.
Altro punto forte il Whole-Body Counter Car.
Nelle foto qui sotto si vedono alcuni studenti mentre gestiscono il tutto assicurandosi del corretto funzionamento degli strumenti e di rispondere alle tante domande di grandi e piccoli.

festival-campus1
festival-campus2

festival-campus3

Ora, per chi non lo sapesse la camera a nebbia è uno strumento di rivelazione di particelle ideato da Charles Thomson Rees Wilson nel 1899 e successivamente perfezionato. Rimane comunque molto “grezzo”. Consiste, infatti, in una scatola a tenuta ermetica contenente aria satura di vapore acqueo e collegata, mediante un condotto, ad un cilindro entro il quale scorre un pistone (stantuffo). Azionando il pistone (lo si fa scattare) si provoca nella camera un’espansione adiabatica del vapore. Il vapore passa, quindi, allo stato instabile di soprassaturazione. In tali condizioni una qualsiasi particella carica elettricamente penetrando nella scatola ionizza gli atomi con i quali si scontra e crea, lungo il proprio tragitto, una “scia” di nuclei di condensazione (atomi ionizzati), attorno ai quali il vapore soprassaturo si raccoglie a formare minuscole goccioline (nebbia). Questa traccia può essere fotografata attraverso una parete trasparente della scatola, e da essa si può risalire, con particolari accorgimenti, alla determinazione della natura della particella che l’ha generata.
Il Whole-Body Counter Car, invece, è uno strumento completamente diverso, dotato di un contatore total-body (WBC) in grado di misurare le dosi di radiazioni sia all’interno che sulla superficie del corpo. Si tratta di uno strumento ingombrante ma anche facilmente trasportabile, ed infatti è usato per il controllo delle dosi interne per abitante nella prefettura di Fukushima spostandolo di zona in zona. Queste misure sono state ripetute più e più volte negli ultimi quattro anni, per tenere giustamente monitorata la salute di quanti vivono là (sia quelli non evacuati sia quelli ritornati in seguito alla riduzione delle zone di esclusione).
I controlli oltre che frequenti sono obbligatori. Dunque, gli abitanti conoscevano già il Whole-Body Counter Car: se lo ritrovano spesso presso le strutture pubbliche vicino alle loro case.
Tuttavia, si racconta di code davanti alla reception della cabina. Questo perché molti, anche se sottoposti a continui controlli non hanno ancora ben capito che cosa viene loro controllato – oppure non glielo hanno spiegato come si deve. Dunque, un po’ di curiosità ed anche un po’ di ansia permangono. I risultati delle misurazioni sono stati ampiamente illustrati sia dagli studenti che dal personale JAEA. I visitatori sono tornati a casa più consci dei rischi reali per la loro salute e rassicurati dai risultati delle misurazioni – almeno in gran parte: purtroppo la paura delle radiazioni è un problema serio, nient’affatto trascurabile.
Infine, gli studenti sono stati dotati di un “Laboratorio Mobile” con rilevatore a semiconduttore (Germanio), ed hanno effettuato misure della radioattività del suolo e delle acque insieme ai visitatori.
Lo staff JAEA comprendeva membri del Fukushima Environmental Safety Center, del Nuclear Plant Decommissioning Safety Research Establishment, e del Fukushima Fuels and Materials Department (Oarai Research and Development Center).
Durante la festa, il personale JAEA ha colto l’occasione per esporre i risultati dell’ultima indagine sanitaria svolta nella prefettura di Fukushima. Hanno, dunque, illustrato le ricerche sulle dinamiche ambientali che vengono effettuate per identificare il comportamento migratorio del cesio radioattivo nel suolo, e quelle per lo smantellamento della centrale nucleare di Fukushima Daiichi.

Tra i visitatori è stata riscontrata ammirazione per il lavoro svolto dagli studenti e soddisfazione per quanto illustrato dai tecnici JAEA. Molti hanno espresso la loro riconoscenza.
La JAEA ha dichiarato che continuerà a sostenere gli studenti in questo tipo di attività.

Fonte principale:

http://133.188.30.97/english/topics/

IAEA @ Fukushima

IAEA@fukushima1
Fig. 1 Un’immagine un po’ datata: esperti della AIEA in visita presso l’unità 4 della centrale nucleare Fukushima Daiichi. Foto scattata il 27 novembre 2013 durante le operazioni di rimozione del combustibile nucleare dalla piscina di quell’impianto, e qui riportata per gentile concessione della AIEA.

Lo scorso mese dal 9 al 17, in nove giorni densi di appuntamenti, una squadra di esperti inviati dalla Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha completato la terza missione organizzata per controllare gli sforzi del Governo giapponese e dell’operatore Tepco volti alla pianificazione ed alla attuazione in piena sicurezza dello smantellamento della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. (Le unità 1-4, per la precisione. Riguardo alle unità 5-6, rimaste praticamente illese, è stata stabilita, sembrerebbe in via definitiva, la non riattivazione, ma non è ancora pianificato in dettaglio lo smantellamento, e non sono pochi quelli che vedono in tale decisione un inutile spreco di energia, letteralmente.)

Fukushima NPP 2014
Fig. 2 centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Veduta aerea, foto scattata nel 2014.

I controlli hanno compreso sia incontri istituzionali sia una vera e propria ispezione del sito per ottenere informazioni di prima mano.

Il team AIEA ha esaminato una vasta gamma di questioni connesse alla disattivazione della centrale colpita dallo tsunami, con particolare attenzione alla sicurezza ed agli aspetti tecnologici dello smantellamento, della gestione dei rifiuti radioattivi, del controllo delle acque sotterranee e dello stoccaggio dell’acqua contaminata presso il sito. La missione ha anche compreso una completa revisione dei risultati raggiunti a partire dalle due precedenti missioni, effettuate nei mesi di aprile, novembre e dicembre 2013.

Si sono inoltre svolte ampie discussioni con i funzionari del Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria (METI) e le altre autorità.

I 15 membri del team hanno elogiato da una parte il governo per l’adozione di misure idonee per l’attuazione dei provvedimenti previsti per ridurre i rischi radiologici in situ e dall’altra la Tepco per i progressi ottenuti nello smantellamento in sicurezza degli impianti incidentati.

Durante un confronto con i responsabili dei lavori alla centrale gli inviati della AIEA hanno rimarcato il fatto che la situazione è notevolmente migliorata e che le operazioni di bonifica hanno portato ad una riduzione significativa dei livelli di dose da radiazioni in molte parti del sito; ma anche che la situazione resta molto complessa. In particolare, la crescente quantità di acqua contaminata pone una sfida a breve termine che deve essere vinta in un modo sostenibile; mentre la necessità di rimuovere il combustibile esausto, altamente radioattivo, in parte danneggiato, ed i vari detriti dai reattori incidentati pone una sfida enorme a lungo termine.

Nella relazione di sintesi preliminare consegnata alle autorità giapponesi il 17 febbraio, il team ha tra le altre cose riconosciuto il nuovo ramo della Tepco, creato l’anno scorso e denominato Fukushima Daiichi Decontamination and Decommissioning Engineering Company, come l’unica organizzazione responsabile per la gestione dei rifiuti radioattivi in loco e per l’esecuzione delle attività di decommissioning: decisamente un buon passo in avanti per chiarire le responsabilità!

È stato inoltre evidenziato il fatto che la creazione della Nuclear Damage Compensation and Decommissioning Facilitation Corporation, autorità nazionale in grado di sviluppare una strategia di guida per lo smantellamento, dimostra l’atteggiamento proattivo del governo e della Tepco.

Dallo stesso report si apprende che dall’ultima missione dell’AIEA diversi compiti importanti sono stati svolti correttamente, tra cui:

  • il completamento della rimozione del combustibile dalla piscina di stoccaggio dell’Unità 4;
  • il miglioramento e l’espansione dei sistemi per pulire l’acqua contaminata;
  • l’installazione di nuovi e migliori serbatoi per immagazzinare l’acqua contaminata;
  • la messa in funzione di un sistema di bypass delle acque sotterranee, e
  • la bonifica del sito, con conseguente riduzione della dose radiologica al personale che opera in sito.
IAEA@fukushima2
Fig. 3 Tecnici AIEA a Fukushima Daiichi. Febbraio 2015. Foto per gentile concessione della Tepco. A sinistra: di fronte all’area di stoccaggio dell’acqua contaminata. A destra: presso il sistema di rimozione dei radionuclidi.

Qui di seguito, invece, alcuni “temi caldi”, per i quali è richiesto maggiore impegno nei prossimi mesi come sul lungo periodo:

  • il persistere delle infiltrazioni di acqua freatica negli edifici principali e dell’accumulo di acqua contaminata in loco;
  • la gestione a lungo termine dei rifiuti radioattivi, e
  • tutte le questioni relative alla rimozione del combustibile nucleare irradiato, di quello danneggiato e dei residui/detriti.

A proposito dell’ultimo punto, il team AIEA ha specificato che tutte le parti interessate dovrebbero valutare con maggiore dettaglio la configurazione futura del sito. Si tratta infatti di un fattore importante per la gestione a lungo termine delle grandi quantità di rifiuti radioattivi già presenti e che si prevede saranno generati durante il processo di decommissioning.

La Tepco è stata, dunque, incoraggiata a sviluppare un piano integrato per lo smantellamento della centrale e la gestione dei rifiuti radioattivi. In particolare i tecnici della AIEA hanno sottolineato il fatto che l’attuale prassi con cui viene stoccata l’acqua contaminata non può che essere una misura temporanea ed ha evidenziato la necessità di una soluzione più sostenibile, ribadendo il consiglio ha fornito su questo tema durante l’ultima missione: scaricare in mare la grande quantità di acqua contaminata solo dal Trizio [2].

past present future

“Il cammino da percorrere è lungo, complesso ed impegnativo”, ha detto Juan Carlos Lentijo, direttore del dipartimento AIEA Nuclear Fuel Cycle and Waste Technology. “Il Giappone sta procedendo passo per passo ed i piani stanno prendendo forma, il che rappresenta un’evoluzione positiva. È però fondamentale mantenere la sicurezza come la massima priorità in tutte le fasi della smantellamento dell’impianto.”

Il team AIEA prevede di inviare la sua relazione finale entro la fine di marzo.

Fonte principale:

https://www.iaea.org/newscenter/pressreleases/iaea-team-completed-third-review-japans-plans-decommission-fukushima

Note:

[1] International Peer Review of Japan’s Mid-and-Long-Term Roadmap towards the Decommissioning of TEPCO’s Fukushima Daiichi Nuclear Power Station Units 1-4.

[2] L’acqua triziata cui si fa riferimento è quella attualmente stoccata dopo opportuno trattamento e presenta livelli di radiotossicità tali da non implicare alcun rischio sanitario in caso di diluizione nelle acque dell’Oceano Pacifico prospicenti la centrale. Queste le parole del capo missione della AIEA: “This is accomplished with negligible impact on the environment and the safety of the people.”
Aggiungiamo che la data prevista per il completamento della depurazione delle acque reflue è stata rinviata all’anno prossimo. Tepco afferma che la rimozione di tutti gli isotopi radioattivi, tranne il Trizio, entro la fine di questo mese non è fattibile, e che i lavori dureranno probabilmente fino a maggio 2016. Circa 200.000 tonnellate di acqua devono ancora essere purificate; mentre circa 300.000 tonnellate sono state già trattate con il sistema ALPS, ma devono ancora essere sottoposte al trattamento Strontium-stripping, affinché tutte le concentrazioni di radionuclidi siano al di sotto limiti stringenti autoimposti dalla Tepco. Tuttavia, dato che è presumibile rimangano piccoli livelli rilevabili di alcuni isotopi anche dopo la purificazione, potrebbe essere necessario passare una seconda volta attraverso l’ALPS e lo Strontium-stripping; da cui il ritardo dichiarato.
Di Trizio, Stronzio e dei sistemi di rimozione dei radionuclidi a Fukushima Daiichi abbiamo già parlato qui e qui.

Eclissi e tempi moderni

Come preannunciato, l’eclissi parziale di questo equinozio di primavera ha lasciato un segno del suo passaggio nella produzione di elettricità da fotovoltaico un po’ in tutta Europa.
Specialmente in Germania, data la “consistenza” delle istallazioni e le condizioni meteorologiche ottimali.
Ecco una sequenza di immagini eloquenti:

eclissi@energewinde_sequenzaeclissi@energewinde6Una serie di screenshot dal sito della SMA Solar Technology AG e la simulazione della NASA dell’ombra proiettata dall’eclissi sull’Europa

In un’ora, dalle 9:45 alle 10:45 la produzione è precipitata da 13.4 GW a 5.2 GW.
Tuttavia, la risalita è stata rapida e notevole: in un’ora e un quarto il sistema ha raggiunto i 19.4 GW.
Con un calcolo molto approssimativo si può stimare che la mancata produzione di elettricità ammonti a circa 12-13 GWh.

Dentro al Nucleare. Visita guidata al reattore TRIGA di Lubiana (Slovenia)

Il Comitato Nucleare e Ragione organizza per il 16 aprile 2015 una visita guidata al reattore nucleare a scopo di ricerca TRIGA, presso Lubiana. La partenza è alle ore 7.30 da Piazza Oberdan con Pullman GT e il rientro è previsto alle ore 13.30. La visita, in lingua inglese, prevede anche esperimenti interattivi.

Per info costi e prenotazioni scrivere a nucleareeragione@gmail.com o telefonare al 349/2868595 entro il 9/4

volantinoTRIGA

Parlano i numeri

Paese

Dati WNA (gennaio
2015)

Consuntivo preliminare
2014 – elaborazione CNeR (gennaio 2015)

Capacità netta

Reattori

Produzione

Elettricità

Fonte

MWe

#

TWh

Argentina

1627

3

5,9

Stima CNeR. Atucha II ha iniziato a produrre elettricità il
27/06/2014, ma sta completando le operazioni per il dispacciamento in rete in
queste settimane. Ulteriori dettagli nel
sito internet della centrale.

Armenia

376

1

2,5

Dichiarazione del Ministro dell’Energia del Governo
armeno.

Belgio

5943

7

40,0

Stima CNeR. Dal
2012 è in corso la ristrutturazione (revamping/overhaul)
di Doel-3 e Tihange-2. Inoltre, Doel-4 è stato spento per più di quattro mesi
alla fine del 2014: si sospetta il sabotaggio della turbina. Lo apprendiamo
dalla
WNA.

Brasile

1901

2

15,0

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 90%.

Bulgaria

1906

2

15,0

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 90%.

Canada

13553

19

102,2

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 86%.

Rep. Ceca

3766

6

29,7

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 90%.

Cina 

19095

22

142,0

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 90%. Tenuto conto dell’
entrata in servizio di 3 nuovi reattori in momenti diversi
dell’anno.

Corea del Sud

20656

23

139,3

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 77%.

Finlandia

2741

4

21,6

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 90%.

Francia 

63130

58

431,4

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 78%.

Giappone

42569

48

0,0

Le tabelle del Japan Atomic Industrial
Forum

sono eloquenti.

Germania

12003

9

91,0

Stima CNeR su dati
del Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems
(ISE).
A
p. 92 l’ultimo
report indica 83,3 TWh, per il periodo
01/14-11/14. Da cui un fattore di capacità medio dell’86%. Interessante
notare come in Germania 9 “centrali fantasma” [1] abbiano prodotto nel
periodo suddetto più elettricità di tutti i parchi eolici e solari messi
insieme.

India 

5302

21

34,6

Stima CNeR. Fattore
di capacità medio: 90%. Senza tenere conto dell’
entrata in servizio di 1 nuovo reattore nel dicembre 2014.

Iran

915

1

7,2

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 90%.

Messico

1600

2

11,9

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 85%.

Pakistan

725

3

5,1

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 80%.

Paesi Bassi

485

1

3,6

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 85%.

Regno Unito

10038

16

70,3

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 80%.

Romania

1310

2

10,3

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 90%.

Russia

25264

34

180,6

Stima CNeR. Fattore
di capacità medio: 85%.
Tenuto conto che Rostov-3 sarà connesso alla rete non
prima di luglio 2015 e non si hanno informazioni definitive sull’inizio
dell’attività commerciale del BN-800 di Beloyarsk-4.

Slovacchia

1816

4

14,3

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 90%.

Slovenia

696

1

6,1

Dati della centrale di Krško: fattore di
capacità del 100%.

Spagna

7002

7

55,2

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 90%.

Sud Africa

1830

2

13,8

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 86%.

Svezia

9487

10

66,5

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 80%.

Svizzera

3252

5

25,6

Stima CNeR. Fattore
di capacità medio: 90%. Per il reattore di Mühleberg
abbiamo tenuto conto dei 355 MW(e) dichiarati dall’ENSI e non dei 373 MW(e)
generalmente riportati da tutte le altre fonti. Questa discrepanza viene
evidenziata anche dalla
World Nuclear Association.

Taiwan

4927

6

38,8

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 90%.

Ucraina

13168

15

88,8

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 77%.

Ungheria

1889

4

15,4

Stima CNeR.
Fattore di capacità medio: 93%.

USA

98756

99

789,5

Stima CNeR
utilizzando i dati consolidati a novembre 2014 e messi a disposizione dalla
U.S. Energy Information Administration.

Mondo

377728

437

2473,2

 


Tab. 1 Stato dell’arte a gennaio 2015 – dati WNA: capacità di generazione netta e numero reattori “operativi”; stima CNeR: produzione 2014 Paese per Paese.

NPP-world-capacity
Fig. 1 Reattori commerciali operativi e/o utilizzabili, adesso – dati WNA

Raggruppamento

Capacità netta

Reattori

Mwe

#

UE-27, Russia & Paesi satelliti

164272

186

USA & Paesi satelliti

113909

120

Sud America

3528

5

Asia

94189

124

Africa

1830

2

Tab. 2 Dati della Tabella n.1 raggruppati per “aree continentali”.

grafico produzione elettronucleare

Fig. 2     Grafico dell’elettricità prodotta da fonte nucleare nel Mondo – consuntivo 2005-2013 (dati WNA), previsione 2014-2015 (elaborazione CneR). Forecast (1): la flotta delle centrali nucleari giapponesi rimane ancorata nel “Porto del Forse”; Forecast (2): l’intera flotta “prende il largo” – fattore di capacità medio ipotizzato per i 48 reattori utilizzabili (operable): 80%.

Note:

[1]          Ricordate: la Germania è uscita dal nucleare.

Mi illumino meglio

Si celebra oggi l’undicesima Giornata del Risparmio Energetico, evento culminante della campagna radiofonica “Mi illumino di meno” promossa dalla trasmissione Caterpillar di RAI Radio2.
L’iniziativa, che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso lo sviluppo di buone pratiche quotidiane di risparmio energetico, certamente lodevole, suscita in noi anche alcuni spunti di riflessione che non sono scontati e che vogliamo condividere con i nostri lettori.

La prima osservazione riguarda la natura stessa dell’iniziativa e l’incredibile seguito mediatico che ne è derivato, consacrandone il successo già a partire dall’edizione del 2005. E’ significativo notare come la più importante campagna di sensibilizzazione culturale italiana su un tema così importante come quello dell’uso razionale dell’energia, nasca non per iniziativa delle istituzioni, ma in seno ad una trasmissione di un’emittente radiofonica. Non che questo rappresenti di per sé un motivo di critica, ci mancherebbe, ma è quantomeno doveroso rendere evidente questo inusuale ribaltamento di ruoli, evidentemente stimolato da un vuoto di iniziative istituzionali realmente significative, vuoto che gli autori di Caterpillar hanno intelligentemente e doverosamente colmato. Non a caso questa campagna vede l’adesione convinta non solo di cittadini e associazioni, ma anche di una serie sempre più nutrita di enti, tra cui centinaia di Comuni, Scuole, numerose Università, perfino il Ministero dell’Istruzione, il Senato della Repubblica e la Camera dei Deputati!

Entrando nel merito, cogliamo l’occasione per formulare alcune precisazioni, che potrebbero aiutare il pubblico ad orientarsi e ad agire con maggiore consapevolezza, nel panorama di azioni proposte dai sostenitori dell’iniziativa “Mi illumino di meno”.

31

Innanzitutto una precisazione terminologica, su cui ci siamo già soffermati giusto qualche giorno fa: le espressioni “efficienza energetica e “risparmio energetico, seppure usate molto spesso come sinonimi, non solo colloquialmente ma anche in contesti istituzionali, sono in realtà concetti profondamente diversi. Se da una parte è pur vero che in entrambi i casi il risultato delle azioni intraprese è una riduzione dei consumi energetici, l’approccio e le modalità con cui si perviene a questo risultato sono intrinsecamente diversi.

Nel primo caso ci si riferisce a tutti gli interventi di contenimento dei consumi che non implicano una riduzione dei livelli qualitativi di benessere dei cittadini: rientra nell’ambito dell’efficienza energetica, per esempio, la sostituzione delle lampadine a luminescenza (o magari ancora a incandescenza) con altre a minor consumo, che garantiscono il medesimo livello di luminosità, oppure la coibentazione di pareti e la sostituzione degli infissi, che a parità di benessere percepito richiedono minori consumi per il riscaldamento delle abitazioni.

Nel caso del risparmio energetico, invece, la riduzione dei consumi avviene mettendo in atto interventi che modificano il comportamento delle persone e le loro abitudini.
In alcuni casi si tratta di azioni virtuose che non riducono gli standard di benessere, configurandosi come una semplice “lotta allo spreco”, come per esempio lo spegnimento dell’illuminazione nelle stanze non utilizzate, o la riduzione del livello di riscaldamento negli ambienti in cui la temperatura risulta essere eccessiva.
In altri casi gli interventi possono essere più radicali e determinare all’occorrenza anche un ridimensionamento del tenore di vita o cambiamenti di abitudini difficilmente accettabili se riproposti in maniera continuativa. Ciò accadrebbe, per esempio, se la riduzione dell’illuminazione o lo spegnimento di tutti gli apparecchi imponesse lo spostamento di alcune attività lavorative nelle ore diurne come la scrittura di questo post.
Allo stesso modo un’eventuale diminuzione drastica della temperatura nelle abitazioni ridurrebbe inevitabilmente i livelli di comfort abitativi. In casi particolari bisognerebbe inoltre prestare molta attenzione, in quanto a fronte di un immediato (e magari notevole) risparmio energetico potrebbe non corrispondere un complessivo bilancio positivo in termini di rapporto costi/benefici, qualora l’intervento determinasse in un secondo momento spese accessorie non preventivate, come quelle mediche derivanti da una riduzione qualitativa della vita.

In aggiunta a queste considerazioni, è importante inoltre considerare quali azioni di risparmio energetico messe in atto dal singolo cittadino possano effettivamente essere efficaci su grande scala e quali invece possano dare un contributo solo apparentemente significativo, ma nei fatti effimero, soprattutto se intrapreso simbolicamente ed unicamente nel corso dell’odierna giornata. Spegnere in questo momento tutti i computer e i cellulari, potrebbe avere un’elevato valore simbolico, ma nei fatti risulterebbe del tutto inutile, soprattutto se la maggior parte delle persone, come presumibile, lo facesse con la semplice idea di posticipare ad un momento successivo l’attività a cui era dedita fino a questo momento. Sarebbe un po’ come se tutti evitassimo di usare oggi l’automobile, ma non per sostituirla con altri mezzi più ecologici, bensì semplicemente rinviando a domani quello che con l’automobile avremmo voluto e potuto fare oggi.

A questo punto è chiaro che la distinzione tra ciò che è “lotta agli sprechi”, ciò che è realmente efficace dal punto di vista del risparmio energetico e ciò che invece rappresenta solo un’azione simbolica e scarsamente significativa, rientra nel campo della soggettività. Questo non significa che manchino elementi di valutazione oggettivi, in merito ai quali non ci stancheremo mai di suggerire la nostra lettura di approfondimento preferita.
Ed è con questa lettura e con l’invito ad una maggiore consapevolezza e ad un atteggiamento critico nei confronti delle problematiche energetiche, che auguriamo a tutti un’Efficiente Giornata del Risparmio Energetico.

Sperando soprattutto che cercando di illuminarci di meno, non rinunciamo ad illuminarci d’immenso.

32

News from Down Under

[qualcosa si muove anche laggiù dall’altra parte del mondo?]

Fa caldo in Australia: è estate adesso.

26
Fig.1: Mappa delle temperature massime (valori medi) – Fonte: Ufficio meteorologico del Governo australiano

L’Australia è caratterizzata da un clima che, tra le altre cose, favorisce i grandi incendi: lunghi periodi di forti piogge alimentano la crescita delle foreste e della vegetazione in generale, e si alternano ad altrettanto lunghi periodi di siccità e caldo secco.
L’Australia è anche caratterizzata da un rovente dibattito attorno alle cosiddette “politiche climatiche”. Vanta, infatti, il primato delle più alte emissioni pro-capite, tra le nazioni OCSE, e quello di un mix energetico fortemente sbilanciato verso il carbone, un’abbondante risorsa interna.
Il Governo australiano ha recentemente approvato l’abrogazione di una tassa sul carbonio che era stata introdotta appena tre anni fa. L’eco-tassa era pagata dalle grandi aziende emettitrici di CO2 (in particolare le aziende estrattive ed i produttori di elettricità); ma, con una semplice partita di giro, i costi venivano fatti ricadere sui consumatori finali.
Cancellata la
carbon tax, il mercato dei permessi di emissione – che avrebbe dovuto entrare in vigore nel 2014, ed integrarsi entro il 2018 con quello europeo per gli scambi ETS – ha chiuso i battenti prima ancora di aprirli.
A lato di questa vicenda ed in concomitanza con la conferenza di Lima sul clima, lo scorso dicembre è apparso e si è diffuso su internet un particolare appello rivolto agli ambientalisti di tutto il mondo.
Gli autori di questa lettera aperta [1] sono due professori australiani: Barry W. Brook, Chair of Environmental Sustainability presso l’Università della Tasmania, e Corey J.A. Bradshaw, Sir Hubert Wilkins Chair of Climate Change presso l’Environment Institute dell’Università di Adelaide.
Il contenuto è molto stringato ed il messaggio è chiaro:
in qualità di scienziati conservazionisti, preoccupati per l’esaurimento a livello globale della biodiversità ed il conseguente degrado del sistema su cui si regge la vita umana, noi sosteniamo le conclusioni tratte nell’articolo ‘Key role for nuclear energy in global biodiversity conservation’ [Ruolo chiave dell’energia nucleare nella conservazione della biodiversità a livello globale. (N.d.R.)], pubblicato su Conservation Biology (Brook & Bradshaw, 2014).” [2]

27Fig.2: Densità di energia a confronto per diversi combustibili: a) uranio, b) gas naturale compresso (i.e. GNC o, in inglese, CNG), c) carbone, e d) nichel-metallo idruro (i.e. NiMH, materiale presente negli accumulatori standard utilizzati nei veicoli elettrici). Nella figura sono riportate le quantità necessarie per fornire o immagazzinare circa 220 kWh/gg di energia elettrica equivalente per 80 anni (abbastanza per soddisfare tutte le esigenze per tutta la vita di un cittadino del mondo sviluppato – per quanto riguarda illuminazione, calore, trasporti, produzione alimentare, manifattura varia, ecc.). Il totale dell’energia elettrica incorporata risulta essere pari a 6.4 mln di kWh. Ne conseguono diversi rapporti massa-volume: per l’uranio 780 g o 40.7 cm3 (dimensioni di una pallina da golf); per il GNC 56 autobotti da 20.000 litri; per il carbone 3.200 t o 4.000 m3 (circa l’equivalente di 800 elefanti); per le batterie 86.000 tonnellate di NiMH (in pratica l’equivalente di una batteria con dimensioni impressionanti: grossomodo alta quanto 16 Burj Khalifa impilati [3]). Dati e calcoli di Barry W. Brook e Corey J. A. Bradshaw (Conservation Biology, 9 dicembre 2014, DOI: 10.1111/cobi.12433). La fonte è liberamente consultabile qui.

In pratica, si tratta di un appello a seguire le strade più efficaci per garantire la sopravvivenza del Pianeta, con particolare riferimento alla preservazione dell’ambiente e della biodiversità. E quali sarebbero queste strade? La drastica riduzione dei consumi di energia di origine fossile (gas, petrolio e soprattutto carbone) accompagnata dal ricorso alle fonti rinnovabili (eolico e solare, in particolare) e… all’energia nucleare.
Il motivo di questa “inconsueta” accoppiata è molto semplice – sostengono i firmatari, e non sono i soli invero. Le energie rinnovabili richiedono, infatti, grandi estensioni di territorio, che non si vogliono sottrarre all’agricoltura e a ciò che resta dell’ambiente naturale. Inoltre, sono di norma intermittenti ed aleatorie. Di sicuro difficilmente programmabili, se non con sistemi che attualmente non sono disponibili nelle dimensioni opportune “per fare la differenza”. Esse devono, dunque, essere integrate con una fonte che sia in grado di produrre energia con continuità, e che al contempo richieda spazi molto limitati. Questo avveniva ed avviene già con le vecchie centrali alimentate da combustibili fossili, che ora, però, vanno dismesse a causa delle loro emissioni, che contribuiscono all’inquinamento ed all’aumento dei gas serra. Pertanto, Brook, Bradshaw e “soci” sostengono che, se vogliamo avere qualche possibilità di mitigare i cambiamenti climatici ed evitare gravi conseguenze, il nucleare deve ricoprire questo ruolo in modo preponderante (se non esclusivo).
E le scorie radioattive? Beh, questo non sarà più un problema con i reattori avanzati di nuova generazione, che funzionano a ciclo chiuso, senza cioè produrre materiali radioattivi da immagazzinare in depositi a lungo termine.
E il rischio di incidenti? Varie analisi comparative svolte sulle diverse fonti di energia concordano sul fatto che il nucleare è fra le meno pericolose in termini di vittime per unità di energia prodotta.
Questo il succo. Per maggiori dettagli vi invitiamo a leggere per intero l’articolo di Brook e Bradshaw al link dove è consultabile e scaricabile gratuitamente insieme ai dati ed ai fogli di calcolo a supporto delle loro conclusioni. Se siete interessati, ma non avete tempo, non disperate; perché è molto probabile che attingeremo da quella fonte tornando sull’argomento più volte nei prossimi mesi.
Qui di seguito vi proponiamo subito, invece, alcune nostre considerazioni “a caldo”.
Come si può notare, non ci sono ingegneri o fisici fra i 75 firmatari della lettera (al 23/01/2015). I firmatari sono tutti biologi, naturalisti ed ecologi dei principali Paesi del mondo. E, a dire il vero, sostanzialmente la “chiamata alle armi” si rivolge direttamente a loro.
Inoltre, la lettera non costituisce una novità in senso assoluto. Qualche tempo fa si erano, infatti, mossi anche alcuni climatologi di fama mondiale, come si può leggere qui.
Quello che sinceramente ci ha più colpito è, dunque, un fatto che si può osservare solo cercando a fondo nell’
humus in cui è nata e su cui si sta sviluppando l’intera questione. Perché sembra proprio che l’Australia si stia già muovendo, a piccoli passi, nella direzione indicata dall’appello.
Nel mese di agosto 2014, per esempio, è uscito a cura dell’
Australian Academy of Technological Sciences and Engineering (ATSE) un interessante report, o meglio “piano di azione”, che si può consultare qui.
Vale la pena, quindi, scrutare per bene il panorama industriale australiano.
L’economia australiana costituisce un caso unico nell’OCSE, dato che il 20% del PIL è rappresentato dalle attività estrattive minerarie e dai relativi servizi (dati del 2012, fonte WNA). L’uranio ha una piccola parte in tutto questo, in termini economici, ma in termini energetici costituisce un quarto delle esportazioni (e.g. 3944 peta-joule, ossia milioni di miliardi di joule, nel 2012-13).

28aa) andamento produzione
28a b) andamento esportazioni
29 c) variazioni biennali
Fig.3: Estrazione ed esportazione di uranio in Australia. I dati rappresentati si riferiscono sia alle quantità di uranio puro (“U” indica genericamente tutti gli isotopi dell’uranio) sia a quelle di octaossido di triuranio (U3O8 – ossido di uranio presente in natura nel minerale pechblenda). Elaborazioni CN&R, dati WNA.

L’uranio in Australia viene estratto dal 1954. Laggiù le risorse di uranio ad oggi note sono le più grandi al mondo – il 31% del totale mondiale; ma l’Australia è “solo” il terzo produttore al mondo, dietro il Kazakistan ed il Canada, e tutta la produzione viene esportata.

30Fig.4

A ben vedere l’Australia avrebbe già pronta un’infrastruttura significativa per supportare qualsiasi futuro programma nucleare. Si possono citare, ad esempio, l’Australian Nuclear Science & Technology Organisation (ANSTO), che possiede e gestisce Opal, un moderno reattore di ricerca da 20 MWth, l’Australian Safeguards & Non-proliferation Office (ASNO), che fornisce linee guida e disposizioni concernenti la sicurezza e la salvaguardia della salute apprezzate a livello internazionale per la loro alta qualità, l’Australian Radiation Protection and Nuclear Safety Agency (ARPANSA), ed ovviamente tutta l’industria mineraria dell’uranio con il suo indotto.
Tuttavia, se a guidare la svolta nucleare rimarrà principalmente la riduzione delle emissioni di CO
2, o gli eventuali costi derivanti da tali emissioni, il rischio che l’intero programma evapori come la rugiada al Sole d’estate è tutt’altro che trascurabile. Grazie ai bassi costi, infatti, le ingenti risorse nazionali di carbone, alle quali si aggiungono quantità significative di gas naturale, fanno la parte del leone nella strategia energetica del Paese. Vale a dire: a volte basta un ruggito.
O meglio, la strada non è certo spianata. Difatti, la scelta nucleare è per esempio ostacolata anche da specifiche normative emanate in alcuni Stati, come il Victoria ed il Queensland, che vietano la costruzione o la gestione di qualsiasi reattore nucleare.
In conclusione, non vorremmo certo alimentare strane illusioni su repentini cambiamenti del business as usual [4]; ma qualcosa si sta muovendo laggiù, e forse questo qualcosa sarà di aiuto anche altrove.

Note

[1] Se ne è parlato anche su bravenewclimate.com riportando quanto pubblicato su conservationbytes.com, il blog di Bradshaw.

[2] Alcune parti dell’articolo sono riportate in un altro post di bravenewclimate.com.

[3] Il pavimento di un ascensore standard ha una superficie di circa 2.6 m2 (ASME 17.1 Elevator Safety Code), mentre l’albero di servizio del super-grattacielo Burj Khalifa è alto 540 m, da cui un volume di 1326 m3. Rapportando questo volume con quello di una batteria NiHM in grado di fornire la stessa energia di una massa di Pu-239 delle dimensioni di una pallina da golf, si ottiene un valore pari a 16.2. Prendendo come riferimento il Burj Khalifa, si calcola un’altezza di 13.4 km: 16.2 volte quella del Burj Khalifa. Per ulteriori approfondimenti si consulti online l’articolo di Barry W. Brook e Corey J. A. Bradshaw, alla voce ‘Supporting Information’.

[4] ‘Business as Usual’ è anche il titolo del primo album dei Men at Work (pubblicato nel 1981 e di grande successo, grazie soprattutto al singolo ‘Down Under’); qui, però, si vuole intendere in senso lato il modo in cui sino ad oggi sono andate le cose, nel campo dell’industria come in quello della politica, in Australia, ma anche nel resto del Mondo.

Ringraziamenti

Il presente post è frutto di una dritta del prof. Giovanni Vittorio Pallottino, al quale siamo grati anche per averci fornito un agile sunto dei post apparsi su Brave New Climate. Abbiamo mescolato il tutto con alcune sue osservazioni, alcune nostre osservazioni e qualche spunto di riflessione.

Ringraziamo, infine, il prof. Barry W. Brook per averci dato il suo consenso a pubblicare (sulla base dei termini della licenza Creative Commons Attribution) una delle figure contenute nell’articoloKey role for nuclear energy in global biodiversity conservation(Conservation Biology, 9 dicembre 2014, DOI: 10.1111/cobi.12433) e relativa didascalia.