Ritorno a Fukushima

In occasione del terzo anniversario del cataclisma che ha devastato il Giappone, nippon.com ha pubblicato un rapporto dettagliato sulla condizione dei profughi con opportuna distinzione tra le vittime dello tsunami e gli sfollati a seguito della contaminazione radioattiva.

Torniamo, dunque, a parlare di Fukushima provando a seguire virtualmente le sorti di quelle persone che poco alla volta stanno ripopolando le zone evacuate, senza dimenticare chi vorrebbe tornare a casa ma non può, e chi potrebbe ma non vuole o non se la sente, perché non sono abbastanza le rassicurazioni, l’assistenza e/o gli incentivi.

Proveremo anche ad immaginarci nelle scarpe antinfortunistiche di chi a Fukushima continua a lavorare assiduamente, con gli occhi di tutto il mondo puntati addosso, affinché siano mantenuti in condizioni di sicurezza gli impianti nucleari incidentati.

Sulla strada verso casa

Al 13 febbraio 2014, i profughi dello tsunami erano 267419, qualche migliaia in meno rispetto ai primi mesi del 2013, più di 200000 in meno rispetto a tre anni fa. Gran parte della diminuzione nell’ultimo anno è dovuta al fatto che molte persone hanno deciso di trasferirsi altrove definitivamente.

ImageFoto significativa, del 2013, tratta da un articolo del Die Welt “forse” eccessivamente allarmistico, visti gli ultimi sviluppi. [http://www.welt.de/vermischtes/article121490906/Fukushima-Gebiet-wohl-fuer-immer-unbewohnbar.html]

Nel frattempo proseguono con forti ritardi gli sforzi per rialloggiare queste vittime. La costruzione di complessi abitativi permanenti nei luoghi dove la maggior parte dei rifugiati viveva in precedenza è ferma ad un 2%; mentre solo il 5 % dei progetti di delocalizzazione previsti sono stati completati ed il 64 % sono in fase di avanzamento a livelli diversi. Il recupero delle attività commerciali va anche peggio. Per ovvi motivi, rispetto alle altre quattro prefetture più danneggiate dallo tsunami, i ritardi nella prefettura di Fukushima sono acuiti: in particolare rimangono ancora diverse aree interdette oltre alla zona comprendente la centrale Daiichi e le immediate vicinanze. Tuttavia, qualche buona notizia arriva dal settore agricolo, che nella prefettura di Iwate è addirittura al 101 % dei livelli pre-disastro, in quella di Miyagi al 99 %, ed in quella di Fukushima al 85% [1].

A partire dal mese corrente l’Agenzia per la Ricostruzione ha abolito i vincoli di residenza in una delle zone completamente evacuate nel distretto di Tamura. Si tratta di 350 persone che possono far ritorno in modo permanente alle loro abitazioni, presso quello che un tempo era il villaggio di Miyakoji. La cittadina è sita nell’area di esclusione che a seguito dell’incidente è stata stabilita per un raggio di 20 km attorno alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Come già accennato, rimangono molte altre zone interdette, ma entro breve altri 31000 sfollati potrebbero ricevere il via libera. Le condizioni sine qua non per il ripopolamento sono il completamento dei progetti di bonifica e la riduzione dell’esposizione alle radiazioni a livelli inferiori a 20 mSv/anno (i.e. limite di esposizione in vigore per i lavoratori in ambito “nucleare”, stabilito in base ad accurata valutazione dei rischi, con criteri cautelativi) [2]. In realtà, sia la zona di Miyakoji che gran parte della prefettura è caratterizzata da livelli che non superano il 15% di suddetto valore di riferimento [3].

Ad ogni modo, la chiave di volta perché il progetto di ripopolamento delle zone evacuate abbia successo è la cura delle ansie che frenano molti dei diretti interessati. L’esitazione di questi residenti si basa principalmente sui timori legati agli effetti dei bassi livelli di esposizione alle radiazioni, che per quanto possano essere biologicamente innocui, continuano ad inquietare chi non ha una chiara percezione dei rischi reali, ovvero una consapevolezza legata alla comprensione del fenomeno, soprattutto in rapporto alle condizioni naturali in loco prima dell’incidente o altrove, dove non è mai stata necessaria un’evacuazione. Infatti, con “biologicamente innocua” si intende, volendo essere pignoli, un’esposizione alle radiazioni i cui eventuali effetti non sono distinguibili da quelli di altri agenti chimici e/o fisici che di norma incidono in un qualche modo non rilevabile sulla salute degli esseri umani, della fauna e della flora in generale. Occorre senz’altro una paziente opera di comunicazione, un’adeguata assistenza prolungata nel tempo e forse qualche opportuno incentivo. Non pochi remano contro gli sforzi di medici ed esperti di radioprotezione, ma ci sono anche molti presupposti perché vincano le raccomandazioni di chi segue criteri ragionevoli.

A proposito del lavoro dei medici non possiamo non menzionare lo screening in corso inerente l’incidenza dei tumori alla tiroide sui bambini in Giappone. Un’indagine senza precedenti sta dando risultati contrastanti. Da un lato, al 14 novembre 2013, sui 226.000 bambini esaminati nella sola prefettura di Fukushima i casi di tiroide affetta da tumore erano 26, mentre altre 32 anomalie erano identificabili come possibili casi di cancro alla tiroide (tutti i 26 bambini con diagnosi definitiva sono stati sottoposti con successo ad intervento chirurgico per la rimozione del materiale cancerogeno). Dall’altro gli esperti coinvolti negli esami diagnostici hanno sottolineato che il tumore papillare della tiroide si sviluppa ad un ritmo molto lento e che non è passato abbastanza tempo per collegare i tumori recentemente scoperti all’incidente di Fukushima (sempre che la dose efficace fosse tale per cui…). Inoltre, un programma di screening di tale portata, come si è detto, non era mai avvenuto prima in Giappone, quindi è molto difficile fare paragoni e parlare di variazioni dell’incidenza [4]. Infine, non si deve dimenticare che alcune forme tumorali che coinvolgono la tiroide possono rimanere occulte, anche perché non danno sintomi tali da portare chi ne è affetto a richiedere esami, ed emergono solo in caso di “indagini a tappeto”. Conferme in tal senso vengono anche dalle valutazioni degli esperti internazionali [2].

La muraglia giapponese

Veniamo ora ai lavori in centrale.

Secondo quanto riportato dal Japan Atomic Industry Forum [5] è in corso un test per l’implementazione di un sistema di contenimento straordinario basato sulla costruzione di “mura di ghiaccio”, o meglio sull’installazione di una schermatura sotterranea tutt’attorno agli edifici dei reattori, costituita da parti in acciaio e/o cemento contenenti terreno congelato, mantenuto in tale stato attraverso un sistema di tubi percorsi da liquido refrigerante, ossia che permetta la rimozione del calore. La “muraglia sotterranea” si svilupperebbe in lunghezza per 1.5 km occupando un’area di 70000 m3 e diverrebbe la più grande opera civile nipponica di sempre. L’idea non è nuova, nel senso che era stata resa pubblica dalla TEPCO da tempo, ed in modo più o meno serio se ne era discusso in giro nell’ultimo anno; ci è sembrato giusto parlarne solo ora che sembra concretizzarsi sul serio.

ImageA questo progetto va associato il sistema studiato per deviare e raccogliere (by-pass) le acque piovane/sorgive (freatiche) che si infiltrano nel terreno a monte degli edifici accidentati e che passando per i sotterranei si contaminano trasportando materiale radioattivo [6]. Le pompe del sistema sono operative da una quindicina di giorni. L’acqua estratta viene comunque stoccata temporaneamente ed esaminata prima di essere rilasciata in mare [7].

Lavori e disegni in corso

Lo scorso 18 marzo le apparecchiature del gruppo B dell’ALPS (Advanced Liquid Process System ─ sistema che permette la rimozione dei radionuclidi) [8] hanno avuto un intoppo dovuto ad un aumento della densità degli emettitori beta. In cinque giorni il problema è stato aggirato e i lavori di purificazione sono ripresi utilizzando i gruppi A e C. Oltre alla riparazione in corso per riportare le operazioni a pieno ritmo, è in fase di studio un ampliamento del sistema [6].

Buone notizie giungono dal decommissioning. Ovvero, il trasferimento dei fuel bundle (fasci di barre/elementi di combustibile) dalla piscina di stoccaggio del reattore 4 al nuovo sito attrezzato è al 46% (dati aggiornati al 21/04/2014) con 704 assiemi rilocati, di cui 682 di “combustibile esausto” e 22 di combustibile “fresco” (i.e. mai usato) [11].

Nelle figure qui sotto sono immortalati due momenti dell’operazione, concernenti il prelievo con stoccaggio temporaneo in un cask tramite l’utilizzo di carroponte.

ImageImageFoto della TEPCO. Si noti il colore “blu elettrico” dell’acqua dovuto all’Effetto Čerenkov! [http://photo.tepco.co.jp/en/date/2013/201311-e/131122-01e.html]

Di ben altro tipo è la notizia del 28 marzo 2014. Un uomo, infatti, è morto rimanendo schiacciato in una buca nel terreno dove stava eseguendo alcuni lavori di consolidamento delle fondazioni in un’area di stoccaggio. Parte del terreno circostante ed interi pezzi di calcestruzzo di sono rovesciati sull’operaio seppellendolo letteralmente vivo. I soccorsi sono intervenuti prontamente, ma una volta estratto era già non cosciente e a nulla è contata la corsa in ospedale. A causa delle investigazioni in atto il nome della vittima è tenuto sotto riserbo [9]. A proposito dell’inchiesta, visionando le foto del luogo dell’incidente rese pubbliche, sembrerebbe si tratti di un tipico caso di mancata messa in sicurezza dell’area di lavoro con adeguati rinforzi e/o strutture di contenimento delle pareti della buca.

Non è il primo caso di morte sul lavoro alla centrale di Fukushima Daiichi dal marzo 2011. A seguito dello tsunami risultarono scomparsi due operatori, i cui cadaveri furono ritrovati poco dopo che le onde si erano ritirate e la cui morte è da attribuirsi alla violenza di queste al momento dell’impatto sulle strutture dell’impianto. A queste morti bianche se ne aggiungono tre causate da infarto ed una da leucemia [9, 10].

I lavoratori sono tenuti sotto costante monitoraggio delle dosi da radiazioni ed una volta raggiunti i limiti stringenti sono allontanati dal luogo di lavoro ed impossibilitati a farvi ritorno prima che sia trascorso il tempo necessario affinché siano resi estremamente improbabili effetti negativi sulla loro salute. Tuttavia, tra la manovalanza di Fukushima Daiichi continuano ad insorgere problemi di salute, oltre che a causa di incidenti purtroppo non estranei alla “vita di cantiere”, soprattutto per le condizioni di lavoro assai poco agevoli. Gli operatori sono messi sotto pressione in molti modi: i turni sono davvero impegnativi, i dispositivi di protezione individuale sono ingombranti e “soffocanti”, ecc … non è difficile immaginare lo stress che “serpeggia” da quelle parti.

Ne sa qualcosa Kazuto Tatsuta (nome d’arte), che prima di dedicarsi alla sua vera passione, disegnare manga, ha lavorato per alcuni mesi del 2012 nella centrale, ossia ad 1F (Ichi-Efu), come la chiamano i locali [12]. Dalle tavole di questo artista emerge un quadro della situazione molto meno scontato di quanto si possa pensare. Il lavoro è duro, ma 1F non è “l’inferno in terra”. Fatiche e difficoltà sono condivise con una certa dose di “cameratismo”, molto giapponese; c’è spazio per l’ironia, la noia della routine, piccole avventure; nessuna intenzione di trasfigurare i lavoratori in eroi super-umani, né di minimizzare o occultare rischi reali. Insomma un’opera che si presta bene alle critiche feroci di chi da tempo si è convinto che a Fukushima è stato “rotto uno dei sigilli dell’Apocalisse”, vel similia.

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Note:

[1] Fonte: http://www.nippon.com/en/features/h00049/

[2] I rischi per la salute a dosi inferiori a 100 mSv/anno sono praticamente indistinguibili da quelli legati alle normali abitudini di vita di una persona mediamente benestante. A ribadire questo dato frutto di numerose e scrupolose analisi di lungo corso è anche il Comitato Scientifico delle Nazioni Unite sugli Effetti delle radiazioni Atomiche (UNSCEAR). Tra le dichiarazioni che hanno accompagnato l’emissione dell’ultimo rapporto troviamo questa: “Nessuna modifica rilevabile nei tassi di cancro futuri e nelle malattie ereditarie è attesa a causa dell’esposizione a radiazioni a seguito dell’incidente nucleare di Fukushima. Il verificarsi di un gran numero di tumori tiroidei indotti da radiazioni, come è stato osservato dopo Chernobyl, è da escludersi, perché le dosi sono notevolmente più basse”. Qui di seguito alcuni punti salienti del rapporto che riportiamo per intero ed in lingua originale:

38. No radiation-related deaths or acute diseases have been observed among the workers and general public exposed to radiation from the accident.

39. The doses to the general public, both those incurred during the first year and estimated for their lifetimes, are generally low or very low. No discernible increased incidence of radiation-related health effects are expected among exposed members of the public or their descendants. The most important health effect is on mental and social well-being, related to the enormous impact of the earthquake, tsunami and nuclear accident, and the fear and stigma related to the perceived risk of exposure to ionizing

radiation. Effects such as depression and post-traumatic stress symptoms have already been reported. Estimation of the occurrence and severity of such health effects are outside the Committee’s remit.

41. For the 12 workers whose exposure data were scrutinized by the Committee and who were estimated to have received absorbed doses to the thyroid from iodine-131 intake alone in the range of 2 to 12 Gy, an increased risk of developing thyroid cancer and other thyroid disorders can be inferred. More than 160 additional workers received effective doses currently estimated to be over 100 mSv, predominantly from external exposures. Among this group, an increased risk of cancer would be expected in the future. However, any increased incidence of cancer in this group is expected to be indiscernible because of the difficulty of confirming such a small incidence against the normal statistical fluctuations in cancer incidence.

Workers exposed to doses above 100 mSv will be specially examined, including through annual examinations of the thyroid, stomach, large intestine and lungs for potential late radiation-related health effects.

42. In June 2011, a health survey of the local population (the Fukushima Health Management Survey) was initiated. The survey, which began in October 2011 and is planned to continue for 30 years, covers all 2.05 million people living in Fukushima Prefecture at the time of the earthquake and reactor accident. It includes a thyroid ultrasound survey of 360,000 children aged up to 18 years at the time of the accident, using modern high-efficiency ultrasonography, which increases the ability to detect small abnormalities. Increased rates of detection of nodules, cysts and cancers have been observed during the first round of screening; however, these are to be expected in view of the high detection efficiency. Data from similar screening protocols in areas not affected by the accident imply that the apparent increased rates of detection among children in Fukushima Prefecture are unrelated to radiation exposure.

[ http://www.unscear.org/docs/reports/2013/13-85418_Report_2013_Annex_A.pdf ]

[3] Fonti:

http://the-japan-news.com/news/article/0001202646

http://thechart.blogs.cnn.com/2014/02/24/low-radiation-risks-outside-fukushima-zone-study-finds/

[4] Fonti:

http://ajw.asahi.com/article/0311disaster/fukushima/AJ201402080047

http://www.japantimes.co.jp/news/2013/11/13/national/thyroid-cancers-up-in-fukushima/#.U09-MPl_swB

http://geiselmed.dartmouth.edu/news/2010/05/davies.pdf

http://japandailypress.com/cancer-cases-rise-in-fukushima-but-experts-unsure-on-the-cause-2341371/

http://www.nuclear-news.net/2013/03/08/radioactive-japan-thyroid-control-screening-reveals-much-higher-percentages-of-cysts-and-nodules-in-children-far-away-from-fukushima/

http://news.nationalgeographic.com/news/2014/03/140313-fukushima-nuclear-accident-cancer-cluster-thyroid-chernobyl/

Per un ulteriore approfondimento, si legga quanto scrive l’infaticabile Leslie Corrice su: http://www.hiroshimasyndrome.com/fukushima-child-thyroid-issue.html

[5] http://www.jaif.or.jp/english/news_images/pdf/ENGNEWS01_1396864614P.pdf

[6] La TEPCO ha pubblicato un video illustrativo, qui:

http://www.tepco.co.jp/en/news/library/archive-e.html?video_uuid=vh03stud&catid=61785

[7] Fonte: http://www.world-nuclear-news.org/RS-Extraction-of-Fukushima-groundwater-starts-0904144.html

[8] Ne avevamo parlato qui: https://nucleareeragione.org/2013/10/15/men-work/

[9] Fonte: http://www.dailymail.co.uk/wires/ap/article-2591395/Japan-Fukushima-nuclear-worker-dies-mudslide.html

[10] Anche quest’ultimo caso non è in alcun modo riconducibile all’esposizione alle radiazioni dovute all’incidente nella centrale nucleare.

[11]Fonte:http://www.tepco.co.jp/en/decommision/index-e.html

[12]Qui un’intervista: http://enjp.blouinartinfo.com/news/story/1018027/interview-fukushima-nuclear-power-plant-manga-artist-kazuto

È possibile leggere gratuitamente, tradotto in inglese, il primo capitolo della serie: https://www.facebook.com/ichiefu/posts/1415129962074416

Lo segnaliamo anche se sappiamo che alcuni dei nostri affezionati lettori sono perfettamente in grado di leggerlo in lingua originale.

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3 pensieri su “Ritorno a Fukushima

  1. Il “muro di ghiaccio” è ufficialmente in costruzione a partire dalla settimana corrente. Come riporta WNN, qui: http://www.world-nuclear-news.org/RS-Fukushima-ice-wall-under-construction-0206144.html.
    Oggi ne parlano anche su altri media. Ho trovato un’immagine schematica ma interessante del progetto, qui: http://www.dailymail.co.uk/news/article-2640811/Crippled-Fukushima-nuclear-plant-given-permission-build-underground-ice-wall-prevent-radioactive-water-escaping.html?ITO=1490

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