Mi illumino meglio

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Si celebra oggi l’undicesima Giornata del Risparmio Energetico, evento culminante della campagna radiofonica “Mi illumino di meno” promossa dalla trasmissione Caterpillar di RAI Radio2.
L’iniziativa, che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso lo sviluppo di buone pratiche quotidiane di risparmio energetico, certamente lodevole, suscita in noi anche alcuni spunti di riflessione che non sono scontati e che vogliamo condividere con i nostri lettori.
La prima osservazione riguarda la natura stessa dell’iniziativa e l’incredibile seguito mediatico che ne è derivato, consacrandone il successo già a partire dall’edizione del 2005. E’ significativo notare come la più importante campagna di sensibilizzazione culturale italiana su un tema così importante come quello dell’uso razionale dell’energia, nasca non per iniziativa delle istituzioni, ma in seno ad una trasmissione di un’emittente radiofonica. Non che questo rappresenti di per sé un motivo di critica, ci mancherebbe, ma è quantomeno doveroso rendere evidente questo inusuale ribaltamento di ruoli, evidentemente stimolato da un vuoto di iniziative istituzionali realmente significative, vuoto che gli autori di Caterpillar hanno intelligentemente e doverosamente colmato. Non a caso questa campagna vede l’adesione convinta non solo di cittadini e associazioni, ma anche di una serie sempre più nutrita di enti, tra cui centinaia di Comuni, Scuole, numerose Università, perfino il Ministero dell’Istruzione, il Senato della Repubblica e la Camera dei Deputati!
Entrando nel merito, cogliamo l’occasione per formulare alcune precisazioni, che potrebbero aiutare il pubblico ad orientarsi e ad agire con maggiore consapevolezza, nel panorama di azioni proposte dai sostenitori dell’iniziativa “Mi illumino di meno”.

Innanzitutto una precisazione terminologica, su cui ci siamo già soffermati giusto qualche giorno fa: le espressioni “efficienza energetica” e “risparmio energetico”, seppure usate molto spesso come sinonimi, non solo colloquialmente ma anche in contesti istituzionali, sono in realtà concetti profondamente diversi. Se da una parte è pur vero che in entrambi i casi il risultato delle azioni intraprese è una riduzione dei consumi energetici, l’approccio e le modalità con cui si perviene a questo risultato sono intrinsecamente diversi.
Nel primo caso ci si riferisce a tutti gli interventi di contenimento dei consumi che non implicano una riduzione dei livelli qualitativi di benessere dei cittadini: rientra nell’ambito dell’efficienza energetica, per esempio, la sostituzione delle lampadine a luminescenza (o magari ancora a incandescenza) con altre a minor consumo, che garantiscono il medesimo livello di luminosità, oppure la coibentazione di pareti e la sostituzione degli infissi, che a parità di benessere percepito richiedono minori consumi per il riscaldamento delle abitazioni.
Nel caso del risparmio energetico, invece, la riduzione dei consumi avviene mettendo in atto interventi che modificano il comportamento delle persone e le loro abitudini. In alcuni casi si tratta di azioni virtuose che non riducono gli standard di benessere, configurandosi come una semplice “lotta allo spreco”, come per esempio lo spegnimento dell’illuminazione nelle stanze non utilizzate, o la riduzione del livello di riscaldamento negli ambienti in cui la temperatura risulta essere eccessiva. In altri casi gli interventi possono essere più radicali e determinare all’occorrenza anche un ridimensionamento del tenore di vita o cambiamenti di abitudini difficilmente accettabili se riproposti in maniera continuativa. Ciò accadrebbe, per esempio, se la riduzione dell’illuminazione o lo spegnimento di tutti gli apparecchi imponesse lo spostamento di alcune attività lavorative nelle ore diurne come la scrittura di questo post. Allo stesso modo un’eventuale diminuzione drastica della temperatura nelle abitazioni ridurrebbe inevitabilmente i livelli di comfort abitativi. In casi particolari bisognerebbe inoltre prestare molta attenzione, in quanto a fronte di un immediato (e magari notevole) risparmio energetico potrebbe non corrispondere un complessivo bilancio positivo in termini di rapporto costi/benefici, qualora l’intervento determinasse in un secondo momento spese accessorie non preventivate, come quelle mediche derivanti da una riduzione qualitativa della vita.
In aggiunta a queste considerazioni, è importante inoltre considerare quali azioni di risparmio energetico messe in atto dal singolo cittadino possano effettivamente essere efficaci su grande scala e quali invece possano dare un contributo solo apparentemente significativo, ma nei fatti effimero, soprattutto se intrapreso simbolicamente ed unicamente nel corso dell’odierna giornata. Spegnere in questo momento tutti i computer e i cellulari, potrebbe avere un’elevato valore simbolico, ma nei fatti risulterebbe del tutto inutile, soprattutto se la maggior parte delle persone, come presumibile, lo facesse con la semplice idea di posticipare ad un momento successivo l’attività a cui era dedita fino a questo momento. Sarebbe un po’ come se tutti evitassimo di usare oggi l’automobile, ma non per sostituirla con altri mezzi più ecologici, bensì semplicemente rinviando a domani quello che con l’automobile avremmo voluto e potuto fare oggi.
A questo punto è chiaro che la distinzione tra ciò che è “lotta agli sprechi”, ciò che è realmente efficace dal punto di vista del risparmio energetico e ciò che invece rappresenta solo un’azione simbolica e scarsamente significativa, rientra nel campo della soggettività. Questo non significa che manchino elementi di valutazione oggettivi, in merito ai quali non ci stancheremo mai di suggerire la nostra lettura di approfondimento preferita.
Ed è con questa lettura e con l’invito ad una maggiore consapevolezza e ad un atteggiamento critico nei confronti delle problematiche energetiche, che auguriamo a tutti un’Efficiente Giornata del Risparmio Energetico. Sperando soprattutto che cercando di illuminarci di meno, non rinunciamo ad illuminarci d’immenso.

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4 pensieri su “Mi illumino meglio

  1. Credo che ridurre lo spreco sia cosa santa, ma non credo che lo spreco sia eliminabile, né credo che sia utile demonizzare lo spreco. Ricordarsi di spegnere le luci quando si abbandona una stanza, è cosa giusta, ma spegnerla per andare ad aprire la porta o per altre attività brevi, non ha senso, perché in genere c’è minore consumo nel lasciare acceso qualcosa che nell’accenderlo e spegnerlo in continuazione. Insomma, buon senso, senza cadere in fanatismi di nessun genere.
    Trovo importante la ricerca dell’efficienza energetica, e sono ben felice di fare lunghi viaggi con meno pieni. Avere motori più efficienti e meno inquinanti è cosa anch’essa assolutamente giusta. Quindi, viva la ricerca. Il progresso è come un bambino. Si sporca/inquina. Non per questo dobbiamo buttare il bambino/progresso perché è sporco/inquina. Lo sporco/l’inquinamento è certamente un male, e lo combattiamo, ma senza perdere di vista che la cosa importante è il bambino/progresso.
    Il progresso ci ha garantito una vita (molto) più lunga, più diritti (nella preistoria non ne avevamo nessuno), una vita più confortevole, più tempo (in altre epoche storiche il cittadino lavorava per l’intera giornata), vacanze pagate, sicurezza, pensioni, assistenza medica, ecc.; tutte cose che erano impensabili nel duro mondo preistorico. La corrente elettrica ha di molto migliorato la nostra vita. I computer ci hanno offerto molte possibilità di miglioramento, di studio, di conoscenza, di lavoro. E permettono a persone povere, se lo vogliono, di formarsi una cultura e di trovare occasioni che in altri tempi erano impensabili.
    Fino a quando non esisteva l’illuminazione elettrica, il tramonto segnava la fine della giornata, a meno di non avere l’incerta luce delle candele (che rovinava la vista).
    Quindi, prendersela con l’illuminazione, che ha di molto migliorato ed allungato la nostra vita, come se fosse il massimo dei mali, mi sembra, oltre che ingratitudine, anche molto, molto stupido ed ideologico.
    Secondo me.

  2. Non voglio offendere nessuno ma debbo pensare che non sia saggio stare male; bisogna sempre risparmiare a parità di conforto ed usando invece adeguati mezzi. saluti da Piero

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