Giorgio Salvini, la civiltà della Scienza.

In ricordo del prof. Giorgio Salvini, grande fisico recentemente scomparso, condividiamo con i nostri lettori i pensieri del prof. Renato Angelo Ricci, presidente dell’Associazione Galileo 2001 e socio del Comitato Nucleare e Ragione.

Scompare con Giorgio Salvini (1920-2015) un decano della fisica italiana, uno dei grandi protagonisti della rifondazione e della rinascita della ricerca di fisica in Italia negli anni 50-60. Con lui se ne va una grande parte della storia scientifica italiana, in particolare dell’INFN, di cui egli è stato Presidente dal 1966 al 1970, dopo aver diretto l’impresa dell’elettrosincrotrone da 1000 MeV ai Laboratori di Frascati ed esserne stato Direttore negli anni 1957-60, durante i quali portò a termine anche la costruzione di ADA, il prototipo degli acceleratori di accumulazione a fasci incrociati (particelle positive e negative), inventato dal compianto Bruno Touscek. A lui si deve, tra l’altro, la definizione giuridica dell’INFN, l’assunzione dell’organizzazione e programmazione dei Laboratori Nazionali di Frascati da parte dell’INFN, l’istituzione dei Laboratori Nazionali di Legnaro tramite la Convenzione INFN-Università di Padova con la nomina del primo direttore nella persona di chi scrive e l’inserimento a tutto titolo delle ricerche di Fisica dei nuclei nei programmi dell’INFN insieme con quelli di fisica delle particelle.

Importanti e ben conosciuti sono i suoi contributi scientifici in vari campi (fisica nucleare, raggi cosmici, fisica delle particelle) negli Usa, in Italia (Frascati, con l’anello di ADONE), al CERN di Ginevra, dove ha fatto parte del gruppo internazionale che ha scoperto il bosone intermedio portatore dell’interazione elettrodebole, guidato da Carlo Rubbia, che per questo ha ottenuto il Premio Nobel.

Altrettanto importanti la sua grande capacità organizzativa, il suo magistero come docente, il suo impegno civile e culturale. E’ stato Presidente dell’Accademia dei Lincei (1990-94) e Ministro della Ricerca nel Governo Dini (1995-96).

La sua non comune curiosità culturale, il suo rigore morale, la sua cristallina onestà umana e intellettuale, erano parte essenziale del suo carattere diretto e sincero, che premiava allievi, colleghi e collaboratori con la stima, l’amicizia e l’affetto oltre alla certezza di un vero punto di riferimento scientifico ed umano.

Per questo è doveroso ricordarne, oltre ai grandi meriti già accennati, l’impegno e l’attenzione rivolti alla divulgazione e alla difesa delle conoscenze scientifiche in nome della loro verità, anche se a volte scomoda, con la consapevolezza di una battaglia culturale giusta e necessaria anche se non facile. Ciò l’aveva condotto ad aderire, negli anni 2000, all’Associazione Galileo 2001, di cui fu uno dei membri fondatori in nome di quella “libertà e dignità della Scienza” di cui egli stesso era certamente, oltre che un fautore, un indiscusso esempio.

Come Presidente Onorario, insieme con Umberto Veronesi, dell’Associazione, fu lui ad introdurre il primo nostro Convegno tenutosi a Roma nella sede del CNR il 19 febbraio 2004 dal titolo significativo: “ I Costi della Non-Scienza: Il Principio di Precauzione”. Egli ci è stato da allora sempre accanto, come prezioso e saggio consigliere fino ad ancora pochi anni addietro quando ci stimolava a prendere posizione contro le “superficialità intellettuali e le ipocrisie culturali ”spesso purtroppo dominanti. E’ con questo spirito che egli fu ancora tra i primi firmatari della nostra Lettera aperta del 13 marzo 2012 all’allora Governo Monti, ad un anno di distanza dall’incidente di Fukushima, a seguito del terribile Tsunami del 2011 in Giappone, e del successivo incredibile referendum in Italia. In tale documento si denunciava apertamente la mancanza di “un adeguato e convincente piano nazionale di sviluppo energetico” .

La sua memoria, insieme con quella di tutti coloro che con noi hanno condotto queste doverose battaglie, resta come un incentivo a restare, in un modo o nell’altro, sulla breccia.

Renato Angelo Ricci.

Link originale: http://www.galileo2001.it/rapid/page4/page4.html

Energia, Innovazione, Armonia @Jamboree2015

Energia, Innovazione, Armonia: sono queste le tre tematiche attorno alle quali si svilupperanno le attività del XXIII World Scout Jamboree, il raduno mondiale del movimento giovanile degli scout, in programma per la prossima estate nella città giapponese di Yamaguchi.
Perchè abbiamo deciso di dedicare un post agli scout, in un blog che si occupa tradizionalmente di questioni tecniche legate all’energia?

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La risposta è semplice. In occasione del quarto anniversario del drammatico terremoto di Sendai e del Tōhoku e dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima, eravamo alla ricerca di un evento significativo, che potesse ergersi a simbolo della tenacia del popolo giapponese, della sua vitalità, del suo desiderio di rialzare la testa e di riprendere a camminare, dopo una delle peggiori catastrofi della sua storia recente.
Non sono state solamente le tematiche di questa edizione del Jamboree a suggerirci questa scelta, o il fatto che la Nazione ospitante sia proprio il Giappone. C’è qualcosa di più profondo, che va ricercato scavando oltre la patina dei luoghi comuni. Sono i valori educativi che stanno alla base del movimento scout e che animano intrinsecamente tutte le sue attività, dai piccoli eventi di periferia ai grandi raduni internazionali, e che possono riassumersi in un unico slogan: fare dei giovani di oggi i buoni cittadini del domani.

E un buon cittadino è chi si mette in gioco, chi cerca di superare le difficoltà, e facendo del proprio meglio, con spirito di collaborazione, si impegna a rendere un po’ migliore il mondo in cui vive.
E’ un buon cittadino chi non rimane a guardare, chi si rimbocca le maniche e non cede all’arrendevolezza, chi guarda alle cose con ottimismo, confidando nelle proprie risorse e nell’uso rispettoso dell’Ambiente.
E’ un buon cittadino, in definitiva, chi crede nel futuro e ne accetta le sfide, anche quelle più ambiziose.

A noi il Giappone in fondo sembra dimostrare che tutto questo non è impossibile.

impossibleFonti: 
http://www.jamboree.it/
http://www.23wsj.jp/index_e.html

Quando si dice “dare una scossa al mercato”

Il carattere emergenziale della domanda marginale giapponese di combustibili fossili (un aumento su base annua di oltre il 20% della domanda di LNG, Liquefied Natural Gas), unito alla crescita dei consumi delle crescenti economie asiatiche, ha favorito la diversione delle produzioni di gas liquefatto verso l’Asia, esacerbando così il differenziale di prezzo sui principali mercati di consumo, nel periodo 2011-2014.

graph1Fig. 1 La sovrabbondanza del GNL a livello globale ha riportato i prezzi asiatici a “livelli europei”. Il calo è dei prezzi asiatici è iniziato nell’estate 2014 ed ora sono piuttosto i prezzi europei a giocare un ruolo chiave. Fonte: Timera Energy.

 

Qui di seguito alcuni “movimenti”, che secondo noi potrebbero fornire una spiegazione anche a colpo d’occhio.

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eia2Fig. 2-3 Il Giappone è il più grande importatore al mondo di gas naturale liquefatto, il secondo più grande importatore di carbone, ed il terzo più grande importatore netto di petrolio greggio e di prodotti petroliferi. Il Giappone è inoltre il terzo più grande consumatore di petrolio al mondo: si basa quasi esclusivamente sulle importazioni per soddisfare le proprie esigenze di consumo di petrolio, dato che le sue risorse petrolifere molto limitate.

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Fig. 4 Il Giappone è fortemente dipendente dal Medio Oriente per la maggior parte del suo approvvigionamento di petrolio. Il Paese sta cercando di diversificare i suoi fornitori aumentando il contributo di Russia, Sud-Est asiatico ed Africa occidentale.

eia4Fig. 5 Per la quasi totalità delle sue forniture di gas naturale il Giappone si basa sulle importazioni di GNL posizionandosi come il più grande importatore di GNL al mondo.

eia5Fig.6 Il Giappone ha compiuto circa il 37% degli acquisti di GNL a livello mondiale dal 2012: la politica energetica post-disastro di Fukushima ha stimolato una maggiore domanda di GNL. Quasi un terzo delle importazioni di GNL del Paese provengono dal Sud-Est asiatico, ma l’elenco dei fornitori del Giappone è abbastanza diversificato.

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Fig. 7
Prima dell’incidente alla centrale di Fukushima Daiichi il Giappone era il terzo produttore mondiale di energia nucleare, dopo USA e Francia. Dopo il disastro e l’imposizione del shutdownad interim” di tutte le altre centrali nucleari del Paese, la composizione delle fonti utilizzate per la produzione di energia è dominata dai combustibili fossili, in particolare GNL.

cner1Fig. 8 A partire dalla seconda metà del 2013, tutta la capacità di produzione di energia nucleare del Giappone è stata rimosso dal sistema. Petrolio e gas naturale hanno sostituito la fonte nucleare man mano che venivano “chiuse” le centrali nel 2011 e 2012, mentre il carbone ha sostituito le ultime ancora attive nel 2013. L’attuale quota di generazione da combustibili fossili potrebbe essere sostituita in modo rapido solo grazie alla ripartenza delle centrali nucleari.

Per ulteriori approfondimenti consigliamo la lettura di un’interessante pubblicazione della U.S. Energy Information Administration disponibile qui.

 

4 anni dopo @Fukushima

[Pubblichiamo volentieri il seguente contributo dei giovani promettenti Nuclear Pioneers]

Per la grande maggioranza della popolazione giapponese l’11 marzo è l’anniversario della più spaventosa tragedia dal dopoguerra. Il terremoto del 2011 ha causato circa 19000 fra morti e dispersi ed un danno economico difficilmente valutabile, ma stimato in oltre mille miliardi di dollari. Per il resto del mondo invece sembra sia “solo” l’anniversario del consequente disastro nucleare di Fukushima: tre reattori devastati dalla fusione dei core, un quarto pesantemente danneggiato dall’esplosione di una bolla di idrogeno, sprigionata dal surriscaldamento del materiale delle barre di combustibile. Poco importa che non ci siano state vittime dell’incidente nucleare, irrilevante il fatto che le dosi alla popolazione siano state così basse da non provocare verosimilmente alcun danno stocastico (incremento rilevabile nel rateo di tumori). Per tutti, l’11 marzo è l’anniversario del disastro nucleare, anche se le conseguenze dirette di Fukushima sono essenzialmente l’evacuazione (temporanea) delle comunità limitrofe (comunque più di centomila persone) e l’enorme investimento economico che sarà necessario per normalizzare gli impianti e le aree adesso contaminate (sicuramente molte decine di miliardi di dollari, da confrontare sempre con il danno dell’evento primario). Senza contare il blocco della produzione di energia da nucleare (che sta costando caro sia in termini economici che di incremento nell’inquinamento).

Nel prendere atto di questo fatto, vogliamo evidenziare come anche nelle tragedie ci possano essere delle conseguenze positive, ad esempio dal punto di vista tecnologico. Per esempio sono in corso significativi investimenti per mettere a punto robot in grado di assistere le operazioni di controllo ed in futuro, di smantellamento dei reattori danneggiati. Sotto una prospettiva del nuovo centro di ricerca di ricerca robotica di Nahara, finanziato dalla Japan Atomic Energy Agency (JAEA).

Naraha centre (JAIF) 460

Sono inoltre in fase di test prototipi come quello raffigurato sotto (Robot-Snake di Hitachi-GE):

Fukushima-Daiichi-Robot-425x284

Passando ad altri campi sarà sperimentato per la prima volta un innovativo rivelatore a muoni in grado di localizzare in modo non invasivo il corium dei reattori (sotto la foto dell’arrivo a Fukushima). Un report dettagliato a questo link:

http://permalink.lanl.gov/object/tr?what=info:lanl-repo/lareport/LA-UR-12-20494

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Infine saranno sicuramente incrementati gli sforzi per mettere a punto reattori più sicuri, in grado di resistere anche ad eventi così estremi.

Nuclearpioneers.wordpress.com

Verso il Deposito Unico

Sogin

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha concluso l’esame della mappa stilata dalla Sogin delle aree su cui potrebbe essere costruito il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. Mappa Sogin e relazione Ispra sono “top secret”, ed ora nelle mani dei ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico [1].
Secondo le tempistiche stabilite dalla procedura, l’Ispra aveva due mesi a partire dal 2 gennaio scorso per verificare il rispetto da parte di Sogin dei criteri indicati nella “Guida tecnica per la localizzazione” stilata dall’Ispra e poi validarla. Si è quindi accumulato un ritardo di circa dieci giorni. Nessun impatto significativo sul cammino critico, per il momento.
Nell’arco di un mese, è atteso il nulla osta dei ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico per rendere pubblica la Carta e il Progetto preliminare.

Tra i criteri di esclusione delle aree su cui potrà essere costruito il deposito unico ed il parco tecnologico ricordiamo:

  1. Esclusione delle aree vulcaniche attive o quiescenti;
  2. Esclusione delle località a 700 m s.l.m. o ad una distanza inferiore a 5 km dalla costa;
  3. Esclusione delle aree a sismicità elevata;
  4. Esclusione delle aree a rischio frane o inondazioni e delle “fasce fluviali”;
  5. Esclusione delle aree dove è presente una pendenza maggiore del 10%;
  6. Esclusione delle aree naturali protette;
  7. Esclusione delle aree che non siano ad adeguata distanza dai centri abitati;
  8. Esclusione delle aree a distanza inferiore di 1 km da autostrade, strade extraurbane principali e ferrovie.

Una volta individuate le aree potenzialmente idonee, verranno svolte successive indagini a livello regionale ed opportune valutazioni socio-economiche.
Dopo il via libera dei ministeri, partirà la consultazione pubblica, che culminerà in un Seminario Nazionale, dove saranno invitati a partecipare tutti i soggetti coinvolti ed interessati.
Nel frattempo, è partita sul web, dal 2 febbraio scorso, la campagna informativa di Sogin intitolata “Scriviamo insieme un futuro più sicuro”.
Sono previste anche altre iniziative volte alla ricerca di un sano dibattito pubblico.
Per esempio questa qui, programmata nell’ambito di “Fare i conti con l’ambiente – Ravenna2015”.
Per chi avesse tempo, modo e voglia, ci vediamo là il 22/05/2015.

 

Fonte principale:

ANSA

Note:

[1] dal 15/03/2014.

Expo2015 @ Fukushima

Approfondiamo il tema della contaminazione del cibo proveniente dalla regione di Fukushima, su cui ci siamo già soffermati nei giorni precedenti, suggerendo ai nostri lettori la visione del seguente video:

Il cibo di Fukushima. Una questione personale?

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Fonte servizio: www.expo.rai.it
Fonte immagine: www.expo2015.org/it/partecipanti/paesi/giappone

Contaminazione “millesimale”

[Analisi contaminazione cibo – Giappone, febbraio 2015]

Fuku-food


Il Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare del Giappone ha pubblicato di recente un aggiornamento del monitoraggio dei livelli di contaminazione radioattiva del cibo post incidente di Fukushima.
Nessun rischio sanitario rilevante è stato evidenziato [1].
Risultano sopra i limiti di legge 24 campioni su 6008 esaminati, vale a dire lo 0,4% (4 campioni ogni mille, circa).
Di questi 23 sono da selvaggina, 1 da prodotti ittici. Per la precisione, 22 (su 675) nella Prefettura di Fukushima e 2 (su 410) nella prefettura di Miyagi.
Ricordiamo che i limiti di legge per i livelli di contaminazione da isotopi radioattivi del Cesio nel cibo in Giappone sono stati resi più stringenti di quelli in vigore in molti altri Paesi, ivi compreso il nostro (si veda ad esempio lo “strano caso della marmellata radioattiva”).
Si noti inoltre che laddove è stato verificato lo sforamento dei limiti si tratta comunque di valori espressi in Bq/kg, ovvero per “assumere” tutti i bequerel indicati occorre ingerire almeno 1 kg di quel determinato alimento, tutto in una volta.
Per confronto, ricordiamo infine che al 20/03/2011 risultavano sopra i limiti 25 campioni su 125, di cui 24 a causa della contaminazione da iodio-131, 13 anche da radioisotopi del Cesio, 1 esclusivamente da radioisotopi del Cesio. Al 25/03/2011 risultavano sopra i limiti 11 campioni su 83, tutti a causa della contaminazione da iodio-131 ed uno anche da radioisotopi del Cesio. (N.B. il tempo di dimezzamento dello I-131 è pari a circa 8 giorni: dopo 8 giorni ce n’è la metà, dopo 16 un quarto, dopo 24 un ottavo, dopo 32 un sedicesimo, ecc.)
Da marzo 2011 ad oggi il numero dei campionamenti e dei tipi di campione è stato notevolmente incrementato in modo da permettere un’indagine a più ampio spettro.

Fonti:
Per consultare il dettaglio dei dati che abbiamo riportato, si veda qui, qui e qui.

Per approfondire, si consultino tabelle e comunicati del Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare del Giappone qui, e si veda per confronto quanto riportato dall’ENEA qui.

Note:
[1] Dal sito del Ministero: “The results of monitoring conducted after April 2012 indicate that the violation rates are extremely low, much less than 1%, for agricultural products including cereals, vegetables and fruits, meat and milk, fish and fishery products and edible fungi grown on media. Estimations of exposure (effective dose) to radioactive cesium in foods are decreasing constantly and now less than 1% of 1 mSv/year.”

Così si fa!

[Japan Atomic Energy Agency (JAEA) @ campus festival “Banyo-Sai”]

Ogni anno presso il Fukushima National College of Technology viene organizzato un festival del campus. Questo particolare evento viene chiamato “Banyo-Sai”.
L’anno scorso c’erano anche quelli della JAEA.
I tecnici hanno aiutato gli studenti a rispondere alle domande dei visitatori sulle radiazioni, e ad esporre i risultati delle osservazioni compiute utilizzando delle camere a nebbia. Gli studenti si sono anche cimentati nell’esaminare l’esposizione interna alle radiazioni dei visitatori e nel misurare vari campioni ambientali. Il team della JAEA si è infatti portato dietro un Whole-Body Counter Car ed un “Laboratorio Mobile”. Gli studenti non hanno improvvisato. Infatti, prima del festival, il personale JAEA li ha opportunamente istruiti sul funzionamento delle macchine permettendo che acquisissero un minimo di pratica. In questo modo il giorno della festa, gli studenti si sono potuti muovere in modo indipendente, prendendosi in carico sia la spiegazione tecnica che il funzionamento delle apparecchiature.
Una delle grandi attrattive del festival è stato l’introduzione all’utilizzo della camera a nebbia. Circa un centinaio di bambini sono stati coinvolti ed hanno preso confidenza con questo “strano aggeggio”.
Altro punto forte il Whole-Body Counter Car.
Nelle foto qui sotto si vedono alcuni studenti mentre gestiscono il tutto assicurandosi del corretto funzionamento degli strumenti e di rispondere alle tante domande di grandi e piccoli.

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Ora, per chi non lo sapesse la camera a nebbia è uno strumento di rivelazione di particelle ideato da Charles Thomson Rees Wilson nel 1899 e successivamente perfezionato. Rimane comunque molto “grezzo”. Consiste, infatti, in una scatola a tenuta ermetica contenente aria satura di vapore acqueo e collegata, mediante un condotto, ad un cilindro entro il quale scorre un pistone (stantuffo). Azionando il pistone (lo si fa scattare) si provoca nella camera un’espansione adiabatica del vapore. Il vapore passa, quindi, allo stato instabile di soprassaturazione. In tali condizioni una qualsiasi particella carica elettricamente penetrando nella scatola ionizza gli atomi con i quali si scontra e crea, lungo il proprio tragitto, una “scia” di nuclei di condensazione (atomi ionizzati), attorno ai quali il vapore soprassaturo si raccoglie a formare minuscole goccioline (nebbia). Questa traccia può essere fotografata attraverso una parete trasparente della scatola, e da essa si può risalire, con particolari accorgimenti, alla determinazione della natura della particella che l’ha generata.
Il Whole-Body Counter Car, invece, è uno strumento completamente diverso, dotato di un contatore total-body (WBC) in grado di misurare le dosi di radiazioni sia all’interno che sulla superficie del corpo. Si tratta di uno strumento ingombrante ma anche facilmente trasportabile, ed infatti è usato per il controllo delle dosi interne per abitante nella prefettura di Fukushima spostandolo di zona in zona. Queste misure sono state ripetute più e più volte negli ultimi quattro anni, per tenere giustamente monitorata la salute di quanti vivono là (sia quelli non evacuati sia quelli ritornati in seguito alla riduzione delle zone di esclusione).
I controlli oltre che frequenti sono obbligatori. Dunque, gli abitanti conoscevano già il Whole-Body Counter Car: se lo ritrovano spesso presso le strutture pubbliche vicino alle loro case.
Tuttavia, si racconta di code davanti alla reception della cabina. Questo perché molti, anche se sottoposti a continui controlli non hanno ancora ben capito che cosa viene loro controllato – oppure non glielo hanno spiegato come si deve. Dunque, un po’ di curiosità ed anche un po’ di ansia permangono. I risultati delle misurazioni sono stati ampiamente illustrati sia dagli studenti che dal personale JAEA. I visitatori sono tornati a casa più consci dei rischi reali per la loro salute e rassicurati dai risultati delle misurazioni – almeno in gran parte: purtroppo la paura delle radiazioni è un problema serio, nient’affatto trascurabile.
Infine, gli studenti sono stati dotati di un “Laboratorio Mobile” con rilevatore a semiconduttore (Germanio), ed hanno effettuato misure della radioattività del suolo e delle acque insieme ai visitatori.
Lo staff JAEA comprendeva membri del Fukushima Environmental Safety Center, del Nuclear Plant Decommissioning Safety Research Establishment, e del Fukushima Fuels and Materials Department (Oarai Research and Development Center).
Durante la festa, il personale JAEA ha colto l’occasione per esporre i risultati dell’ultima indagine sanitaria svolta nella prefettura di Fukushima. Hanno, dunque, illustrato le ricerche sulle dinamiche ambientali che vengono effettuate per identificare il comportamento migratorio del cesio radioattivo nel suolo, e quelle per lo smantellamento della centrale nucleare di Fukushima Daiichi.

Tra i visitatori è stata riscontrata ammirazione per il lavoro svolto dagli studenti e soddisfazione per quanto illustrato dai tecnici JAEA. Molti hanno espresso la loro riconoscenza.
La JAEA ha dichiarato che continuerà a sostenere gli studenti in questo tipo di attività.

Fonte principale:

http://133.188.30.97/english/topics/

IAEA @ Fukushima

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Fig. 1 Un’immagine un po’ datata: esperti della AIEA in visita presso l’unità 4 della centrale nucleare Fukushima Daiichi. Foto scattata il 27 novembre 2013 durante le operazioni di rimozione del combustibile nucleare dalla piscina di quell’impianto, e qui riportata per gentile concessione della AIEA.

Lo scorso mese dal 9 al 17, in nove giorni densi di appuntamenti, una squadra di esperti inviati dalla Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha completato la terza missione organizzata per controllare gli sforzi del Governo giapponese e dell’operatore Tepco volti alla pianificazione ed alla attuazione in piena sicurezza dello smantellamento della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. (Le unità 1-4, per la precisione. Riguardo alle unità 5-6, rimaste praticamente illese, è stata stabilita, sembrerebbe in via definitiva, la non riattivazione, ma non è ancora pianificato in dettaglio lo smantellamento, e non sono pochi quelli che vedono in tale decisione un inutile spreco di energia, letteralmente.)

Fukushima NPP 2014
Fig. 2 centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Veduta aerea, foto scattata nel 2014.

I controlli hanno compreso sia incontri istituzionali sia una vera e propria ispezione del sito per ottenere informazioni di prima mano.

Il team AIEA ha esaminato una vasta gamma di questioni connesse alla disattivazione della centrale colpita dallo tsunami, con particolare attenzione alla sicurezza ed agli aspetti tecnologici dello smantellamento, della gestione dei rifiuti radioattivi, del controllo delle acque sotterranee e dello stoccaggio dell’acqua contaminata presso il sito. La missione ha anche compreso una completa revisione dei risultati raggiunti a partire dalle due precedenti missioni, effettuate nei mesi di aprile, novembre e dicembre 2013.

Si sono inoltre svolte ampie discussioni con i funzionari del Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria (METI) e le altre autorità.

I 15 membri del team hanno elogiato da una parte il governo per l’adozione di misure idonee per l’attuazione dei provvedimenti previsti per ridurre i rischi radiologici in situ e dall’altra la Tepco per i progressi ottenuti nello smantellamento in sicurezza degli impianti incidentati.

Durante un confronto con i responsabili dei lavori alla centrale gli inviati della AIEA hanno rimarcato il fatto che la situazione è notevolmente migliorata e che le operazioni di bonifica hanno portato ad una riduzione significativa dei livelli di dose da radiazioni in molte parti del sito; ma anche che la situazione resta molto complessa. In particolare, la crescente quantità di acqua contaminata pone una sfida a breve termine che deve essere vinta in un modo sostenibile; mentre la necessità di rimuovere il combustibile esausto, altamente radioattivo, in parte danneggiato, ed i vari detriti dai reattori incidentati pone una sfida enorme a lungo termine.

Nella relazione di sintesi preliminare consegnata alle autorità giapponesi il 17 febbraio, il team ha tra le altre cose riconosciuto il nuovo ramo della Tepco, creato l’anno scorso e denominato Fukushima Daiichi Decontamination and Decommissioning Engineering Company, come l’unica organizzazione responsabile per la gestione dei rifiuti radioattivi in loco e per l’esecuzione delle attività di decommissioning: decisamente un buon passo in avanti per chiarire le responsabilità!

È stato inoltre evidenziato il fatto che la creazione della Nuclear Damage Compensation and Decommissioning Facilitation Corporation, autorità nazionale in grado di sviluppare una strategia di guida per lo smantellamento, dimostra l’atteggiamento proattivo del governo e della Tepco.

Dallo stesso report si apprende che dall’ultima missione dell’AIEA diversi compiti importanti sono stati svolti correttamente, tra cui:

  • il completamento della rimozione del combustibile dalla piscina di stoccaggio dell’Unità 4;
  • il miglioramento e l’espansione dei sistemi per pulire l’acqua contaminata;
  • l’installazione di nuovi e migliori serbatoi per immagazzinare l’acqua contaminata;
  • la messa in funzione di un sistema di bypass delle acque sotterranee, e
  • la bonifica del sito, con conseguente riduzione della dose radiologica al personale che opera in sito.
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Fig. 3 Tecnici AIEA a Fukushima Daiichi. Febbraio 2015. Foto per gentile concessione della Tepco. A sinistra: di fronte all’area di stoccaggio dell’acqua contaminata. A destra: presso il sistema di rimozione dei radionuclidi.

Qui di seguito, invece, alcuni “temi caldi”, per i quali è richiesto maggiore impegno nei prossimi mesi come sul lungo periodo:

  • il persistere delle infiltrazioni di acqua freatica negli edifici principali e dell’accumulo di acqua contaminata in loco;
  • la gestione a lungo termine dei rifiuti radioattivi, e
  • tutte le questioni relative alla rimozione del combustibile nucleare irradiato, di quello danneggiato e dei residui/detriti.

A proposito dell’ultimo punto, il team AIEA ha specificato che tutte le parti interessate dovrebbero valutare con maggiore dettaglio la configurazione futura del sito. Si tratta infatti di un fattore importante per la gestione a lungo termine delle grandi quantità di rifiuti radioattivi già presenti e che si prevede saranno generati durante il processo di decommissioning.

La Tepco è stata, dunque, incoraggiata a sviluppare un piano integrato per lo smantellamento della centrale e la gestione dei rifiuti radioattivi. In particolare i tecnici della AIEA hanno sottolineato il fatto che l’attuale prassi con cui viene stoccata l’acqua contaminata non può che essere una misura temporanea ed ha evidenziato la necessità di una soluzione più sostenibile, ribadendo il consiglio ha fornito su questo tema durante l’ultima missione: scaricare in mare la grande quantità di acqua contaminata solo dal Trizio [2].

past present future

“Il cammino da percorrere è lungo, complesso ed impegnativo”, ha detto Juan Carlos Lentijo, direttore del dipartimento AIEA Nuclear Fuel Cycle and Waste Technology. “Il Giappone sta procedendo passo per passo ed i piani stanno prendendo forma, il che rappresenta un’evoluzione positiva. È però fondamentale mantenere la sicurezza come la massima priorità in tutte le fasi della smantellamento dell’impianto.”

Il team AIEA prevede di inviare la sua relazione finale entro la fine di marzo.

Fonte principale:

https://www.iaea.org/newscenter/pressreleases/iaea-team-completed-third-review-japans-plans-decommission-fukushima

Note:

[1] International Peer Review of Japan’s Mid-and-Long-Term Roadmap towards the Decommissioning of TEPCO’s Fukushima Daiichi Nuclear Power Station Units 1-4.

[2] L’acqua triziata cui si fa riferimento è quella attualmente stoccata dopo opportuno trattamento e presenta livelli di radiotossicità tali da non implicare alcun rischio sanitario in caso di diluizione nelle acque dell’Oceano Pacifico prospicenti la centrale. Queste le parole del capo missione della AIEA: “This is accomplished with negligible impact on the environment and the safety of the people.”
Aggiungiamo che la data prevista per il completamento della depurazione delle acque reflue è stata rinviata all’anno prossimo. Tepco afferma che la rimozione di tutti gli isotopi radioattivi, tranne il Trizio, entro la fine di questo mese non è fattibile, e che i lavori dureranno probabilmente fino a maggio 2016. Circa 200.000 tonnellate di acqua devono ancora essere purificate; mentre circa 300.000 tonnellate sono state già trattate con il sistema ALPS, ma devono ancora essere sottoposte al trattamento Strontium-stripping, affinché tutte le concentrazioni di radionuclidi siano al di sotto limiti stringenti autoimposti dalla Tepco. Tuttavia, dato che è presumibile rimangano piccoli livelli rilevabili di alcuni isotopi anche dopo la purificazione, potrebbe essere necessario passare una seconda volta attraverso l’ALPS e lo Strontium-stripping; da cui il ritardo dichiarato.
Di Trizio, Stronzio e dei sistemi di rimozione dei radionuclidi a Fukushima Daiichi abbiamo già parlato qui e qui.