Il nucleare in Europa potrebbe ripartire da Monaco

[Il Nuclear Pride Fest bavarese rilancia le speranze europee (e italiane) della sola fonte che può veramente scalzare le fonti fossili dal panorama energetico mondiale]

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Ottobre – è noto – è mese di festival nel capoluogo bavarese. Quest’anno però all’attrattiva monacense dell’Oktoberfest con birra e salsicce si è affiancato un nuovo protagonista, certamente non commestibile, e per molti in Europa indigesto già a sentirlo nominare: l’uranio. Oltre duecento attivisti di associazioni di cittadini a favore del nucleare, capeggiati dai fondatori della Nuclear Pride Coalition, sono convenuti da tutto il mondo nella piazza principale di Monaco, lo scorso 21 ottobre, per chiedere a gran voce – a suon di canti e di nozioni scientifiche coinvolgenti per il pubblico – di riconoscere il ruolo cruciale del nucleare nella lotta al cambiamento climatico e, più in generale, nella transizione energetica a fonti non fossili e pulite [1].

L’evento segue di circa una settimana la diffusione della bozza del nuovo rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) che richiama la comunità politica mondiale sull’urgenza di azioni di contrasto del cambiamento climatico di origine antropica, riconoscendo – ob torto collo ma in modo netto – che tali azioni non possano prescindere dall’impiego dell’energia nucleare, malgrado i costi iniziali e la diffusa (benché ingiustificata, ndr) ostilità pubblica alla fissione costituiscano una barriera alla sua espansione.

L’importanza del nucleare come fonte a bassa emissività di carbonio è da tempo nota agli esperti del settore, ma ciò non ha impedito a molti Paesi industrializzati, Germania in testa, di metterne in discussione il ruolo al punto di programmare la chiusura anticipata di centrali nucleare già operative, con devastanti effetti sul raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni.

Ecco perché la Nuclear Pride Coalition ha scelto Monaco per lanciare un segnale chiaro alla Germania e a chi volesse seguirne l’esempio: l’ostracismo e la discriminazione della fonte nucleare sono lussi che non possiamo più permetterci. L’obiettivo politico immediato – seppur a opinione stessa degli organizzatori difficilmente raggiungibile – è ribaltare la politica energetica tedesca e scongiurare la chiusura delle centrali ancora in funzione (che dovrebbe avvenire entro il 2022). O quantomeno ottenere la non interferenza della Germania nel mix energetico e nei progetti nucleari di altri Paesi europei, crescentemente bersagliati da Berlino nel tentativo di distribuire gli effetti negativi della Energiewende [2] – in primis lo sbilanciamento della rete con l’occasionale surplus da fonti rinnovabili – sui propri vicini.

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Fig. 1 Incontro fra Nucleare e Ragione ed il presidente di Environmental Progress, Michael Shellenberger

 

Il Comitato Nucleare e Ragione, che da tempo tesse rapporti sempre più stretti con organizzazioni estere con la stessa visione e missione, ha aderito all’iniziativa di Monaco con una propria delegazione. Si è trattato di un’occasione importantissima di confronto di idee e di obiettivi con personalità e associazioni che vantano una lunga esperienza in tema di difesa ambientale e di salvaguardia dell’energia nucleare (le due cose – avete capito bene – vanno insieme, sebbene alcuni storcano il naso), come Gijs Zwartsenberg, portavoce della Thorium MSR Foundation (Olanda) e Rauli Partanen, analista energetico indipendente e pluripremiato scrittore di temi scientifici finlandese.

E su tutti il carismatico Michael Shellenberger – californiano – presidente di Environmental Progress e nominato dalla rivista Time “Eroe dell’ambiente”.

L’inusuale iniziativa – mai a memoria nostra si è avuta una manifestazione di popolo a favore dell’energia nucleare – ha avuto ampio e in gran parte positivo risalto sui media internazionali, scalfendo l’apparentemente monolitica posizione anti-nucleare della Germania e ottenendo l’immediato risultato del via libera al referendum sul rilancio del nucleare a Taiwan (uno dei leader della protesta nel Paese asiatico, da giorni in sciopero della fame, era difatti presente a Monaco).

Ma il Nuclear Pride Fest di Monaco rappresenta soltanto il primo dardo scagliato contro i nemici del nucleare. Dietro le quinte infatti fervono i lavori per azioni coordinate ed incisive a livello di politica energetica europea, mentre già si pensa al prossimo Fest nel 2019, per il quale il Comitato Nucleare e Ragione ha avanzato la candidatura di Trieste, che nel 2020 sarà anche Capitale Europea della Scienza. Trieste per ora è in lizza con Parigi, capitale della Francia a trazione nucleare, ma il fascino della più grande piazza europea aperta sul mare, il glorioso passato di città imperiale e la vitalità scientifica della Trieste di oggi potrebbero avere la meglio.

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Fig. 2 Piazza Unità d’Italia a Trieste

Note:

[1] Carbone e lignite rappresentano le fonti energetiche a più elevato tasso di mortalità: 0.24 morti/TWh a causa di incidenti e 57.1 morti/TWh per conseguenza dell’inquinamento prodotto. Considerando che la produzione totale dalle suddette fonti ammontava nel 2016 a circa 44000 TWh, se ne ottiene una stima di circa 2.5 milioni di morti all’anno (fonti: Markandya, A., & Wilkinson, P. (2007). Electricity generation and health. The Lancet370(9591), 979-990; Vaclav Smil (2017). Energy Transitions: Global and National Perspectives. & BP Statistical Review of World Energy)

[2] I nostri articoli sulla Energiewende:

07/11/2016 La lignite del vicino è sempre più verde

20/12/2016 La vittoria di Pirro delle rinnovabili tedesche

23/02/2017 Energiewende dove vai?

11/01/2018 Sacrificati sull’altare del carbone

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Letter to Spanish Leaders

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This open letter was originally published on Environmentalprogess.org


June 20, 2018

Dear Sr. Sánchez,

We are writing as environmentalists, conservationists and climate scientists to applaud your country’s commitment to fighting climate change through energy policy. Spain has been at the forefront of generations of low-carbon energy technologies, from nuclear plants in the 1960s to the world’s most advanced and ambitious solar energy plants in the 1990s and 2000s.

In light of these achievements, we are also writing to express our alarm at your decision to close a nuclear plant and to urge you to keep and expand your remaining nuclear plants.

The Spanish nuclear program was once rapidly displacing fossil fuels in the country’s energy mix. Spain demonstrated in the 1970s and 80s that decarbonization with growth is possible. However, the nuclear moratorium enacted in 1983 halted the creation of enough nuclear power to replace all of the coal it now burns for electricity.

Few nations have done more than Spain to explore the possibilities and limitations of various types of low-carbon energy. Spain boasts an unusually mixed set of technologies supplying its electricity, with more than 10 percent of its electricity coming from low-carbon wind, hydro, and nuclear. Solar contributes another 5 percent. However, over 40 percent of Spain’s electricity last year was provided by coal and natural gas.

The loss of the Santa Maria de Garoña nuclear plant was a significant step backwards for Spain’s climate goals. The fossil fuels used to replace the plant’s power will put about 2 million tonnes of carbon emissions into the atmosphere each year, the carbon equivalent of almost a million new cars on the road in Spain. Despite former minister Álvaro Nadal’s claim that closing the plant would have no effect on the nation’s power grid, closing the plant eliminates clean power that could have fueled 1.8 million electric vehicles.

Any further reduction in Spain’s nuclear generation will likewise increase fossil fuel generation and pollution given the low capacity factors and intermittency of solar and wind. Germany is a case in point: its emissions have been largely unchanged since 2009 due to nuclear plant closures, with increases in 2015, 2016, and 2017. If the electricity from Spain’s surviving nuclear fleet is replaced by its abundant natural gas and coal plant capacity, carbon emissions will increase by about 32 million tonnes CO₂ per year, or the equivalent of adding 14.5 million new cars to Spanish roads.

In addition to making its emissions reduction goals more difficult to meet, Spain also risks further increasing its electricity prices as nuclear closes. Though Spain’s electricity costs are now among the highest in Europe, they were below average before 2009. The need to pay for tens of billions of dollars for renewable energy caused this rapid rise in cost. This experience is shared by other countries in Europe that are eliminating nuclear. For example, Germany spent 24.3 billion euros above market price in 2017 for its renewable energy feed-in tariffs yet will widely miss its 2020 emission reduction goals. Spain can learn from Germany’s failure to keep nuclear plants in operation.

For Spain’s future, the next step to combat climate change and improve air quality is to increase clean electricity from non-fossil sources and massively reduce fossil fuels used in heating and the transportation sector. If Spain is to achieve these goals, nuclear power must play a central role once again.

Signed,

James Hansen, Climate Science, Awareness, and Solutions Program, Columbia University, Earth Institute, Columbia University

Kerry Emanuel, Professor of Atmospheric Science, Massachusetts Institute of Technology

Steven Pinker, Harvard University, Better Angels of Our Nature

Richard Rhodes, Pulitzer Prize recipient, author of Nuclear Renewal and The Making of the Atomic Bomb

Michael Shellenberger, President of Environmental Progress, Time Magazine’s “Hero of the Environment”

Peter H. Raven, President Emeritus, Missouri Botanical Garden. Winner of the National Medal of Science, 2001

John Lavine, Professor and Medill Dean Emeritus, Northwestern University

Erle C. Ellis, Ph.D, Professor, Geography & Environmental Systems, University of Maryland

Richard Muller, Professor of Physics, UC Berkeley, Co-Founder, Berkeley Earth

Tom Wigley, Climate and Energy Scientist, National Center for Atmospheric Research, Boulder, Colorado

David W. Lea, Professor of Earth Science, University of California Santa Barbara

Joe Lassiter, Professor, Harvard Business School

Gwyneth Cravens, author of Power to Save the World

Mark Lynas, author, The God Species, Six Degrees

Martin Lewis, Department of History, Stanford University

Michelle Marvier, Santa Clara University

Steve Kirsch,  CEO, Token

Norris McDonald, President, Environmental Hope and Justice

Kirsty Gogan, Executive Director, Energy for Humanity

Alan Medsker, Coordinator, Environmental Progress – Illinois