Centrali nucleari in zona sismica: sì, è possibile

di Salvatore Calì

Ora che si inizia finalmente a parlare di opzione nucleare anche in Italia, una delle obiezioni che spesso viene sollevata riguarda la sismicità del nostro Paese, così come quella di altri paesi a noi limitrofi, che ospitano centrali e che proprio per il presunto rischio sismico destano preoccupazioni, spesso amplificate dalla stampa. 

Costruire una centrale nucleare in zona sismica non è infatti per nulla impossibile né da escludere a priori, seppure la scelta del sito può escludere certe zone ad alto o medio rischio. Sembra ovvio che si faccia così ed infatti lo è: nessuno vuole complicarsi la vita se esistono luoghi a rischio più basso (fermo restando altri parametri di localizzazione che non trattiamo nel post). 

Innanzitutto, diciamo che sulla Terra non esistono zone “non sismiche” in senso stretto. La crosta terrestre è formata da zolle che si muovono e scorrono tra di loro causando dei movimenti. Alcune aree sono più attive di altre, alcune sono molto stabili, ma non vuol dire  che che ne siano alcune completamente ferme, tali da non subire mai un evento sismico. 
Tant’è che, per edifici strategici per un Paese, come potrebbe essere una centrale nucleare, si possa richiedere una analisi sismica seppure il rischio sia bassissimo. 

In secondo luogo, siamo ormai ampiamente capaci di analizzare il rischio sismico e di progettare edifici capaci di resistere ai terremoti. Ricordiamo che una centrale elettrica è, per uno Stato, un edificio strategico che deve essere capace di resistere a sollecitazioni ben più elevate di qualsiasi altro edificio, ancora di più una centrale nucleare, dove la sicurezza richiesta è moltiplicata ulteriormente rispetto ad altri edifici di tipo industriale. 

In terzo luogo, le analisi sismiche che si richiedono per una centrale nucleare sono di gran lunga molto più sofisticate e complesse rispetto a qualsiasi altro edificio. Anzitutto, gli studi di rischio sismico partono da indagini del suolo estensive condotte da specialisti nel campo.  Queste indagini possono anche durare anni e sono vagliate da differenti studi anche preparati da diversi enti o professionisti.
Lo studio del rischio sismico porta ad analisi di tipo probabilistico, che permettono di esprimere l’azione sismica in funzione della probabilità che un evento possa accadere. Ogni componente viene classificato in base alla propria funzione ed importanza nell’impianto, e progettato in base a complessi studi di resilienza che comportano lo studio di eventuali scenari di guasto, la probabilità con la quale possono verificarsi e cosa si deve fare per gestirli. 
L’analisi sismica dell’edificio e dei componenti viene poi fatta con analisi dinamiche, dove la struttura viene analizzata applicando l’azione sismica istante per istante sul terremoto di  “progetto”. 

Infine, le azioni sismiche considerate sono inoltre, già in partenza, ben più alte ed onerose rispetto a quelle usate per gli edifici comuni. Questo perché il livello di resilienza e sicurezza richiesto, così come la vita utile della struttura sono in molto più stringenti.

Per approfondire:

Link utili:

Centrali nucleare e loro sicurezza: https://nucleareeragione.org/centrali-nucleari-e-loro-sicurezza/

Il nostro approfondimento sul rischio sismico e la sicurezza dell’impianto di Krsko: https://nucleareeragione.org/2016/11/10/la-centrale-di-krsko-e-la-cultura-della-sicurezza-nucleare/

https://www.ensreg.eu/document/national-report-slovenia-eu-nuclear-stress-tests

https://www.nrc.gov/docs/ML1321/ML13210A432.pdf

https://www-pub.iaea.org/MTCD/publications/PDF/PUB1949_web.pdf

https://www.iaea.org/publications/14665/seismic-hazards-in-site-evaluation-for-nuclear-installations

https://maps.openquake.org/map/global-seismic-hazard-map

Bibliografia:

Iervolino Iunio: “Dinamica delle strutture e ingegneria sismica”, Hoepli Editore

Aurelio Ghersi: “Edifici antisismici in cemento armato”, Dario Flaccovio Editore

Michael N. Fardis, Eduardo C. Carvalho, Peter Fajfar, Alain Pecker: “Seismic Design of Concrete Buildings to Eurocode 8”, CRC Press

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