UNA GUIDA INTERPRETATIVA AL NUOVO QUESITO REFERENDARIO SUL NUCLEARE

Ref2011

La Corte di Cassazioneha recentemente confermato che il 12 e 13 giugno 2011 i cittadini italianisaranno chiamati a pronunciarsi sul quesito relativo all’energia nucleare.  Il testo che troveremo nella scheda sarà però diverso da quello originariamente proposto dai promotori del referendum e per il quale erano state raccolte le firme.

Nelle scorse settimane, infatti, il parlamento italiano ha approvato un’emendamento nel cosiddetto decreto Omnibus, che di fatto cancellava tutti gli articoli ed i commi del decreto legislativo n.31/2010, oggetto del quesito referendario, ovvero quelli relativi alla pianificazione e realizzazione di nuove centrali nucleari. Questa mossa politica, se da una parte può essere considerata un discutibile tentativo di evitare meramente il ricorso alle urne in un periodo oggettivamente sfavorevole all’opzione nucleare, dall’altra avrebbe probabilmente ricevuto un’approvazione quasi unanime per la sua prudenza qualora fosse stata proposta in un contesto completamente diverso, ovvero non come tentativo di  evitare il referendum ma come semplice reazione di cautela di fronte agli eventi di Fukushima.

La sospensione del programma nucleare, motivata «al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare»(articolo 5, comma 1), contiene infatti un testo aggiuntivo. In esso, il governo si impegna a proporre, entro 12 mesi, una volta sentiti i pareri della conferenza stato-regioni e delle commissioni parlamentari di competenza, una nuova Strategia Energetica Nazionale, con le seguenti finalità:   

«garantire la sicurezza nella produzione di energia, la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree geografiche di approvvigionamento, il miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e lo sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo, l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, la sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell’energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la valorizzazione e lo sviluppo di filiere industriali nazionali» (articolo 5, comma 8)

Tutto questo, certo, senza menzionare o escludere l’eventuale nuovo ricorso al nucleare, subordinato alle nuove evidenze scientifiche nel frattempo emerse, all’eventuale sviluppo tecnologico e tenendo conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione europea e a livello internazionale.

Questi commi sono quelli che dovremo abrogare tra 10 giorni. Visto che il piano operativo del governo, per l’installazione delle centrali nucleari è stato di fatto sospeso, quali sono quindi le possibili conseguenze ulteriori di questo voto? Cerchiamo di dare una risposta.

SE VINCE IL NO O SE NON VIENE RAGGIUNTO IL QUORUM

Tra 12 mesi, una volta acquisite ulteriori evidenze scientifiche, si comincerà a pianificare il futuro energetico del nostro paese, accogliendo sia i contributi ed i rilievi delle amministrazioni locali, sia le valutazioni tecniche e scientifiche effettuate a livello nazionale, europeo ed internazionale. Si darà in altre parole il via ad un piano di sviluppo, dove le diverse fonti (compreso il nucleare) saranno prese in considerazione, valutate e discusse, al fine di trovare una soluzione realistica, convincente e condivisa tra le diverse realtà del nostro paese.

SE VINCE IL SI

 

I commi 1 e 8 vengono aboliti. Viene meno la partecipazione italiana al dibattito scientifico europeo sulla sicurezza energetica che avrà luogo in concomitanza con l’avvio del previsto programma di revisione delle centrali europee (campagna di stress test). Sparisce qualsiasi riferimento all’adozione, entro 12 mesi, di una nuova organica Strategia energetica nazionale (di cui l’Italia è attualmente sprovvista e di cui ha un enorme bisogno).  Viene in sostanza meno l’opportunità di avviare un vero dibattito sul futuro energetico del nostro paese, che allo stato delle cose appare congelato. Non vi e’ certezza, nell’attuale quadro politico, di quando tale dibattito potrà venire ripreso, ed in quali condizioni.

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