Radioattività fai da te: quando il radio era una bevanda

di Matteo Frosini

È notizia di qualche giorno fa di uno strano oggetto simile ad un ciondolo rinvenuto in un’abitazione privata con una scritta alquanto sospetta “BIODOROS RADIOGENO”. 

Il richiamo alla parola radioattività è stato sufficiente per destare allarme nei proprietari dell’oggetto, tramandato per decenni nella famiglia. Il marchio, ha poi spiegato l’Istituto Superiore di Sanità, è stato ricondotto alla S.A. Biodoros di Milano, azienda attiva tra gli anni ’20 e ’40 nella produzione di dispositivi contenenti materiale radioattivo per la cura della persona che oggi potrebbero essere tranquillamente scambiati per delle fake news o truffe per fare soldi facili. 

Eppure, all’inizio del secolo scorso la radioattività era molto “di moda” e piazzata nelle applicazioni più disparate. Ovviamente ancora non si conoscevano gli effetti delle radiazioni sul corpo umano. Tra queste appunto vi erano questi contenitori, spesso in ceramica o metallo, che venivano riempiti di acqua e al cui interno veniva inserito per qualche ora una piccola sorgente di radio; il gas emanato dal decadimento del radio, chiamato radon, veniva disciolto in acqua e bevuto quotidianamente. Gli ideatori promuovevano questo trattamento benefico contro reumatismi, stanchezza, ipertensione e molti altri. L’oggetto in questione rinvenuto era una piccola sorgente di radio simile ad una capsula da immergere in acqua (un po’ come si fa con le bustine del te) per ottenere la presunta bevanda miracolosa.

Fonte: ISS

Un altro esempio di dispositivo medico radioattivo degli inizi del ‘900 è il Revigator, costituito da una brocca di ceramica rivestita di uno strato poroso di materiale radioattivo (radio e uranio) prodotto dalla Radium Ore Revigator Company di San Francisco. La promessa era quella di “rivitalizzare” l’acqua potabile con una aggiunta di radioattività, altrimenti priva di elementi fondamentali, a dire dell’ideatore. Il suo funzionamento era del tutto analogo a quello descritto sopra.

Fonte: Museum of Radiation and Radioactivity

Il predecessore del Revigator era il “Thomas Radium CR jar”, del tutto simile per funzionamento e costituzione, leggermente diverso nella forma, più simile ad un piccolo barile. L’acronimo CR sta per “Charging Receptacles”. La dose misurata a 30 cm dall’oggetto era paragonabile a circa 3 volte il fondo ambientale (0,2 µSv/h).

Un altro noto prodotto radioattivo venduto al pubblico all’inizio del secolo scorso era il Radithor, una soluzione in boccetta contenente circa 1 µCi di Ra-226 e Ra-228 (corrispondenti a circa 37 kBq). Costo 1 $. Nonostante il suo produttore William J. Bailey garantisse che non fosse pericoloso in nessun caso, il Radithor è uno dei pochi rimedi da ciarlatano che possano essere collegati alla morte di qualcuno.

La storia più emblematica è quella del giocatore di golf Eben Byers che, a seguito di un trauma sportivo, su indicazione del proprio medico di fiducia, iniziò ad assumere Radithor per velocizzare la guarigione. Convinto che il prodotto avesse benefici anche nella vita sessuale, Eben arrivò a consumarne 3 boccette al giorno per circa 2 anni. Tolto l’entusiasmo del vigore iniziale Eben dovette fare presto i conti con gli effetti di un’assunzione smodata di radio che lo portarono alla morte solo l’anno seguente. Si stima abbia assunto in tre anni qualcosa come 1400 boccette, pari a circa 52 GBq di attività totale! Le indagini dopo la sua morte portarono al ritiro dal mercato del Radithor.

Fonte: Museum of Radiation and Radioactivity

In Italia nello stesso periodo veniva pubblicizzata la Radiolitina. Della polvere in bustine che conteneva tracce di radio e disciolta in acqua la rendevano radioattiva. L’anno successivo venne aggiunto del bicarbonato di sodio per rendere l’acqua frizzante. Venduto nelle farmacie il prodotto veniva sponsorizzata come “miracolosa contro tutte le malattie del ricambio”.

C’è stato un tempo in cui gli effetti delle radiazioni sulla salute non erano ancora noti, per primi ai loro scopritori. L’entusiasmo iniziale di una scoperta così rivoluzionaria porta sempre con sé scarsa cautela. Moltissimi oggetti vennero prodotti che contenevano radioattività anche se questa non fosse necessaria, era la moda ad imporlo. 

Negli anni il tiro è stato aggiustato, gli effetti sono stati investigati e sempre meglio compresi (basti pensare che nel 1928 venne fondata la International X-ray and Radium Protection Committe IXRPC, madre dell’attuale ICRP). Ma la storia ci insegna che gli errori tendono a ripetersi, cento anni fa era la radioattività, oggi può essere un farmaco per dimagrire…

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