Il Nucleare fuori dalle fonti sostenibili secondo l’UE

[C’è tempo fino a venerdì 13 settembre per mandare un parere contrario alle nuove linee guida sugli investimenti sostenibili.]**

** questo post è tradotto e rielaborato dall’originale di Nuklearia che gentilmente ringraziamo per la concessione alla ripubblicazione sulle nostre pagine.

La Commissione europea sta elaborando una classificazione (tassonomia) degli strumenti atti alla promozione della crescita sostenibile. Secondo il parere degli esperti l’energia nucleare non dovrebbe essere considerata sostenibile e ciò la porrebbe in svantaggio competitivo rispetto ad altri tipi di generazione di energia a basse emissioni.

Fino al 13 settembre 2019 abbiamo l’opportunità di far sentire la nostra voce per sollecitare la revisione della tassonomia con l’inclusione della fonte nucleare.
Per ulteriori informazioni sulla Tassonomia e sul perché l’energia nucleare debba esservi inclusa, scorri l’articolo fino alla sezione “Approfondimento”.

Se invece sei già informato e vuoi passare direttamente all’azione, trovi alcune indicazioni nel prossimo paragrafo.

Cosa possiamo fare

  • Completare il questionario TEG. Purtroppo è disponibile solo in inglese ed è un po’ confuso, dunque proponiamo una guida rapida per la navigazione.

  • Nel questionario c’è un campo di testo libero in cui si può inserire la motivazione per cui la Commissione europea dovrebbe considerare l’energia nucleare nella sua Tassonomia. Grazie a Energy For Humanity offriamo alcuni spunti redazionali in inglese che possono liberamente essere utilizzati come commento nel questionario (NB: il testo massimo inseribile in questo campo è di 500 caratteri).

  • Se lo si desidera, è possibile inviare una risposta più articolata via e-mail all’indirizzo ec-teg-sf@ec.europa.eu. Il fattore decisivo però è il completamento del questionario!

Guida rapida

Passaggio 1: apri il questionario TEG . Leggi (o meno) l’Introduzione e fai clic su Avanti nella parte inferiore della pagina.

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Passaggio 2: Ora sei nella pagina Informazioni personali. Inserisci le informazioni richieste (*). Quindi fai clic su Avanti nella parte inferiore della pagina.

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Passaggio 3: Nella prima domanda, nella pagina “Avviso importante sulla pubblicazione delle risposte” , spunta la tua preferenza in merito alla pubblicazione delle tue risposte sul sito web della Commissione europea (“Sì, sono d’accordo che la mia risposta venga pubblicata …”) (“No, non voglio che la mia risposta sia pubblicata”) . La seconda preferenza è la disponibilità ad essere contattati dal TEG in caso di domande (“Sì, accetto di essere contattato dal TEG …”) oppure no (“No, non voglio essere contattato dal TEG”) . Quindi fai clic su Avanti nella parte inferiore della pagina.

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Passaggio 4: Ora sei nella pagina Feedback per sezioni . Qui puoi decidere a quali sezioni della bozza della Tassonomia vuoi dare un feedback spuntando la casella. Se vuoi solo dire qualcosa sull’energia nucleare, scorri verso il basso fino al passaggio 5.

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Passaggio 5: per richiedere l’inclusione dell’energia nucleare nella tassonomia, scorrere verso il basso la pagina fino a 4. Futuro sviluppo della tassonomia. Metti un segno di spunta accanto a “Voglio fornire un feedback per questo argomento “. Quindi fai clic su Avanti.

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Passaggio 6: se sono presenti altri segni di spunta oltre all’avanzamento della tassonomia, si verrà guidati attraverso le pagine di feedback appropriate in cui è possibile inserire le risposte. Alla fine, si finisce con:

Passaggio 7: Nella pagina “Sviluppo futuro della tassonomia” inserisci i tuoi suggerimenti per un ulteriore sviluppo della tassonomia:

  • Il campo al punto 1 si lascia vuoto.

  • Al punto 2 si fa clic su .

  • Dunque viene visualizzata una nuova casella di testo con l’istruzione: “Se sì, si prega di indicare quale attività e spiegare perché l’inclusione dovrebbe essere riconsiderata” . Qui inserisci il motivo per cui l’energia nucleare dovrebbe essere inclusa nella Tassonomia. Naturalmente, le formulazioni proprie sono le migliori. Di seguito forniamo anche alcuni argomenti di esempio , che è possibile copiare nella casella di testo. Nota che la tua risposta è limitata a 500 caratteri!

  • Il campo al punto 3 può essere lasciato vuoto.

Alla fine fai clic su “Invia” per inviare le tue risposte al TEG.

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Riceverai dunque un messaggio di conferma e potrai correggere o completare le tue risposte fino alla chiusura del sondaggio (13 settembre 2019).

Argomenti esemplificativi

Ecco alcuni esempi di argomenti con una lunghezza massima di 500 caratteri. Puoi copiarne uno nella casella di testo al punto 7 della Guida rapida per spiegare perché l’energia nucleare dovrebbe essere inclusa nella Tassonomia:

  • All commercial nuclear activities in the EU (including spent fuel management) are already regulated to a ‘Do No Significant Harm’ (DNSH) standard through the Laws, Regulations, and Procedures of the EU and the Member States. By contrast, the world’s scientific consensus concludes that maintaining and expanding nuclear energy is necessary to achieve sustainability objectives, such as climate change mitigation.

  • Nuclear energy should be reconsidered. The Taxonomy sets sustainable criteria for multiple activities across sectors (manufacturing, agriculture, transport) according to the carbon intensity of the electricity they consume as part of their activities. This approach is inconsistent with the approach applied to the definition of sustainable activities in the electricity generation sector where nuclear is excluded despite being definitively (and acknowledged by the draft Taxonomy) low-carbon.

  • Extensive experience in dealing with nuclear waste and scientific knowledge on the effects of radiation do not give any significant reason to exclude nuclear from the taxonomy due to DNSH considerations. On the contrary, it is precisely the renunciation of nuclear energy that might result in missing climate targets and significant harm. Comparing possible consequences of the use of nuclear energy to those of climate change should easily lead to the conclusion to include nuclear in the taxonomy.

  • Nuclear: The TEG report intimates that future decarbonization projects involving using hydrogen or manufacturing hydrogen will only be considered ‘sustainable’ under the Taxonomy if the hydrogen is produced using electricity from renewable sources. Consequently, some industries (e.g., aluminium, iron or steel manufacturing) in countries such as France may be unable to finance some of their decarbonization efforts by reference to the Taxonomy given such countries’ heavy reliance on nuclear power.

  • If nuclear is not defined as sustainable by excluding it from the Taxonomy as supporting and enabling electrification, it undermines confidence that electrification itself would be considered sustainable. The crucial role electrification has in reaching net zero means it is vitally important that all low-carbon generation is considered sustainable, the vast contribution nuclear is making to the production of low-carbon electricity today – and in the future – should be included in this.

  • Although the Taxonomy report acknowledges nuclear energy’s contribution to climate change mitigation, nuclear is not included in the current draft list of sustainable activities and no framework against which nuclear can be assessed for future inclusion has been provided. The inclusion of nuclear energy as a source of low-carbon and sustainable generation should be reconsidered in the next phase of the EU Taxonomy review with input from experts in the whole lifecycle of nuclear energy.

Approfondimento

Il gruppo di esperti tecnici (TEG) per il gli investimenti finanziari sostenibili istituito dalla Commissione europea propone una serie di strumenti “sostenibili” e chiede feedback in un questionario. Per quanto concerne il settore elettrico, questo questionario elenca molti tipi di generazione di energia a basse emissioni: fotovoltaica, solare termica, eolica, mareomotrice, idroelettrica, geotermica, includendo anche gas e bioenergia. Ciò che manca è l’energia nucleare!

Come mai? Da un lato, la relazione finale del TEG sulla Tassonomia (pag. 234) evidenzia chiaramente gli aspetti positivi dell’energia nucleare.I risultati su un contributo potenzialmente significativo dell’energia nucleare agli obiettivi di protezione del clima sono ampi e chiari.[…] Allo stesso modo, è documentato il ruolo che l’energia nucleare potrebbe svolgere in un approvvigionamento energetico a basse emissioni”. Tuttavia, prosegue la relazione, “un processo di generazione di energia (sostenibile, ndr) non dovrebbe causare danni ambientali significativi” e il TEG dichiara di non essere in grado di affermare questo elemento con sicurezza per quanto riguarda l’energia nucleare. Si riferisce in particolare al fatto che, ad oggi, non esiste ancora un deposito per i rifiuti radioattivi ad alta emissività in tutto il mondo, quindi non ci sarebbe esperienza di lungo termine. Va notato a proposito che con la corretta, seppur temporanea, gestione dei rifiuti radioattivi generati da centrali nucleari, questi non hanno fino ad ora arrecato danno alcuno.

Quali sono le vere ragioni per escludere l’energia nucleare?

A questo punto è lecito chiedersi se il TEG abbia sollevato le stesse osservazioni critiche per le altre fonti di energia, come l’impatto della generazione eolica sugli uccelli e sul paesaggio, i rifiuti radioattivi di energia geotermica o le emissioni inquinanti di biomassa, o i problemi di smaltimento dei materiali usati nella generazione eolica e fotovoltaica. Sorge anche il dubbio che il TEG non abbia attentamente esaminato i contro di una rinuncia all’energia nucleare rispetto ai rischi del suo utilizzo.

Per inciso, il parere del TEG ignora anche la direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio Europeo del 19 luglio 2011, che istituisce “un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile esausto e dei rifiuti radioattivi” e che gli Stati membri devono implementare. Il TEG di fatto mette in dubbio che ciò sia possibile.

È vero che il TEG raccomanda di indagare più approfonditamente sull’energia nucleare, indipendentemente dal fatto che provochi o meno un danno apprezzabile. Ma che ciò accadrà mai e che i risultati di tali indagini in futuro vadano ad influenzare la Tassonomia, di questo si può dubitare. Perché l’energia nucleare è una tema altamente politicizzato e Paesi come Germania, Austria e Lussemburgo vorrebbero metterla al bando completamente, cambiamenti climatici o meno. Pertanto la raccomandazione del TEG appare essere solo una formula di compromesso volta ad attirare l’attenzione dei sostenitori dell’energia nucleare e a rassicurarli. Risulta improbabile che l’elenco stilato in questo documento sia modificato in futuro, e senza il riconoscimento dell’energia nucleare come fonte sostenibile di energia sarà più difficile finanziare la nuova energia nucleare e prolungare l’operatività degli impianti attuali.

Perché l’energia nucleare è importante.

  • L’energia nucleare è la più grande fonte di energia pulita in Europa. Se l’UE vuole raggiungere i suoi obiettivi climatici, deve sia mantenere operativa la sua flotta di reattori esistente sia costruire nuove centrali nucleari. Ciò richiede condizioni di parità per tutti i produttori a basse emissioni di carbonio e un mercato dell’energia equo.

  • Se la tassonomia dell’UE per la finanza sostenibile esclude l’energia nucleare, sia le nuove costruzioni che il prolungamento dell’operatività delle centrali nucleari esistenti saranno molto più difficili da finanziare.

  • Secondo il il Rapporto speciale IPCC 2018 sul riscaldamento globale limitato a 1,5 °C entro il 2050 il mondo dovrà aumentare da due a sei volte la produzione da fonte nucleare per attuare misure significative di protezione del clima. L’Europa dovrebbe essere in prima linea.

  • L’ Agenzia internazionale dell’energia (AIE) nella sua relazione del maggio 2019 mette in guardia da un declino della capacità nucleare. Contrastare i cambiamenti climatici senza energia nucleare è molto più difficile e costoso. Pertanto, sono necessari investimenti nella manutenzione degli impianti esistenti e in nuove centrali nucleari. “L’eliminazione di ulteriori estensioni di operatività delle centrali nucleari esistenti e delle nuove strutture potrebbe comportare ulteriori 4 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2“. Il rapporto afferma inoltre: “L’estensione dell’operatività delle centrali nucleari esistenti richiede investimenti sostanziali. Tuttavia, i costi sono competitivi rispetto ad altre tecnologie di generazione di energia, compresi i nuovi progetti di energia solare ed eolica, e possono portare a una transizione energetica più affidabile e meno problematica.”

  • Tutte le tecnologie a basse emissioni di carbonio – compresi l’eolico, il solare e il nucleare – richiedono politiche eque ed efficaci e un’adeguata struttura di mercato se si vogliono raggiungere gli obiettivi climatici in modo efficiente.

  • Altri attori del sistema finanziario dell’UE riconoscono invece l’importanza dell’energia nucleare per raggiungere gli scenari a zero emissioni: alla fine di luglio 2019, la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha pubblicato una bozza di direttiva che spiega come la BEI stia aiutando l’UE a raggiungere i propri obiettivi climatici la decarbonizzazione totale. In questo contesto, la BEI osserva: “Per raggiungere emissioni nette pari a zero è necessario un ampio portafoglio di tecnologie, tra cui energia rinnovabile, ma anche energia nucleare, cattura e stoccaggio del carbonio, […].”

Krško: lascia o raddoppia?

A seguito delle recenti favorevoli dichiarazioni del primo ministro sloveno, si stanno riaccendendo i riflettori dei media sulla questione del raddoppio della centrale nucleare di Krško, ovvero la realizzazione di un secondo reattore, in graduale sovrapposizione temporale o in eventuale sostituzione dell’attuale impianto da 700 MW, la cui dismissione è prevista per il 2043.
Dopo l’intervento di esponenti politici della Carinzia e della Stiria, alcuni giorni fa ha parlato anche la deputata Serracchiani.

Come Comitato Nucleare e Ragione ci impegnamo da anni a informare con correttezza il pubblico sulle caratteristiche della centrale nucleare di Krsko e sui vari e numerosi aggiornamenti realizzati nel corso degli anni in termini di prestazioni e di sicurezza: dal 2015 abbiamo organizzato ben 7 visite guidate, accompagnando dentro il perimetro della centrale più di 200 persone, tra cui – in una visita dedicata – anche alcuni consiglieri regionali del FVG. In quest’ultima occasione abbiamo anche organizzato una conferenza, in collaborazione con il Consiglio Regionale del FVG, le cui slides sono liberamente visionabili nel nostro sito. Abbiamo inoltre dedicato articoli di approfondimento, che trattano con attenzione il tema della sicurezza dell’impianto.

Il progetto NEK 2 non è certo una novità di questi giorni. Ne seguiamo da tempo gli sviluppi, ed alcuni dettagli sono stati forniti anche durante un workshop da noi organizzato poco più di un anno fa.

Alla deputata Debora Serracchiani, e a chiunque fosse interessato ad approfondire le conoscenze sulla centrale di Krško, porgiamo l’invito a partecipare alla prossima visita all’impianto che si svolgerà nel mese di novembre. Per maggiori informazioni, consultare il programma del Nuclear Days 2019.

NUCLEAR DAYS 2019: DIVENTA PROTAGONISTA!

Il 15 e 16 novembre 2019 si svolgerà un’importante iniziativa promossa dal Comitato Nucleare e Ragione, in collaborazione con l’Associazione Italiana Nucleare, la Nuclear Society of Slovenia, l’Austrian Nuclear Society e diverse altre organizzazioni.

Il programma dell’evento, che prevede l’intervento di numerosi relatori internazionali, è quasi completato, ma abbiamo bisogno dell’aiuto dei nostri lettori e simpatizzanti per sostenere economicamente l’iniziativa!

Abbiamo bisogno di te e ogni piccolo contributo può essere utile!

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Ecco come puoi darci una mano:

1) Iscriviti al Comitato Nucleare e Ragione! Entra a far parte di  un gruppo di persone motivate, che condividono la tua stessa passione. Con la tua quota di iscrizione potrai contribuire a finanziare questo evento – su cui avrai anche accesso prioritario per la registrazione – e tutte le altre iniziative di divulgazione scientifica a livello nazionale e internazionale che abbiamo in programma.

2) Fai una donazione! Puoi donare attraverso un bonifico bancario oppure con carta di credito/paypal. Qui i dettagli: https://nucleareeragione.org/contribuisci-anche-tu/

Il Nuclear Day 2018 è stato un successo. Aiutaci a rendere i Nuclear Days 2019 un trionfo!

Perché la serie “Chernobyl” di HBO sul nucleare sbaglia

[Tradotto dall’originale inglese [1] di Michael Shellenberger [2] a cura di Enrico Brandmayr per il Comitato Nucleare e Ragione]

 

Fin dall’inizio la mini-serie prodotta da HBO sul disastro nucleare del 1986, “Chernobyl”, ha riscosso il plauso dei media per l’accuratezza dei fatti narrati, seppur con qualche licenza artistica.

“La prima cosa da capire riguardo alla serie “Chernobyl”, ha scritto un giornalista su The New York Times, “è che si tratta in gran parte di finzione. Il secondo dato, e più importante, è che questo non importa granché”.

Il giornalista continua evidenziando lo stesso particolare inaccurato di cui già scrissi il mese scorso: “per qualche ragione le vittime da radiazioni sono spesso intrise di sangue”.

Ma HBO coglie correttamente “una verità di base,” scrive ancora, ovvero che Chernobyl fu “più conseguenza di bugie, insabbiamenti e un sistema politico marcescente… piuttosto che un’indicazione sull’inerente bontà o malvagità dell’energia nucleare”.

Su questo punto il creatore della serie “Chernobyl” Craig Mazin ha messo l’accento. “La lezione di Chernobyl non è la pericolosità dell’energia nucleare moderna,” ha scritto in un tweet, “ma che la menzogna, l’arroganza e la soppressione del dissenso sono pericolose”.

Gli addetti ai lavori del nucleare concordano. “I telespettatori potrebbero chiedersi quale sia la rilevanza della narrazione hollywoodiana al di fuori dell’Unione Sovietica” scrive il Nuclear Energy Institute. “In poche parole: non molto”.

Personalmente non ne sono convinto. Dopo aver visto tutti i cinque episodi “Chernobyl” e la reazione del pubblico, penso sia ovvio che la mini-serie abbia terrorizzato milioni di persone in merito alla tecnologia nucleare.

“Due settimane dopo aver finito di guardare la serie, non potevo smettere di pensarci” ha scritto una giornalista di Vanity Fair. “L’immagine che più mi ha colpito è stata la vista dei corpi dei primi soccorritori avvelenati dalle radiazioni, così devastati dall’esposizione che imputridiscono lentamente e, orribilmente, rimanendo disperatamente attaccati alla vita”.

“Ho guardato la serie con mio marito, e dopo per giorni abbiamo ricercato su Google dettagli sul disastro, inviandoci a vicenda particolari morbosi” continua la giornalista di Vanity Fair, “mentre mio padre… ha fatto ricerche su tutte le centrali nucleari in esercizio negli Stati Uniti”.

“Ho guardato il primo episodio di Chernobyl”, scrive in un tweet Sarah Todd, giornalista sportiva del Philadelphia Inquirer. “Quindi ho passato ore a leggere di energia nucleare. Ora sono in preda al panico e ho bisogno che qualcuno mi rassicuri in merito al fatto che si possa vivere tranquillamente sulla costa est degli Stati Uniti, sapendo che questa è la situazione”.

In molti hanno pensato che la mini-serie trattasse, infatti, di energia nucleare in sé.

“Il personaggio più caratterizzato della serie è probabilmente la stessa energia nucleare” scrive un critico per The New Republic. “Se ne parla continuamente, la sua natura è continuamente descritta e dibattuta… diviene un demone”.

Fig. 1    No. Le radiazioni non hanno ucciso il tuo bambino (source HBO).

Questo tipo di reazione non viene solo dai media. “Dopo aver visto Chernobyl ho cercato immediatamente su Google la centrale nucleare più vicina” scrive un telespettatore su Twitter. “Spaventoso”, aggiunge un altro, “ho visto un sacco di sangue e orrore in TV, ma questo li supera tutti. Perché? Perché potrebbe accadere ancora”.

“Attenzione a cosa sta accadendo in Bielorussia” mi ha scritto un artista. “Abbiamo paura della nostra nuova centrale nucleare perché è costruita dai russi. Hanno buttato giù il primo reattore da quattro metri di altezza”, ha detto. “Il secondo è stato danneggiato durante il trasporto, ma lo hanno installato ugualmente. Quindi mentre guardate la serie “Chernobyl”, per favore tenete a mente che potrebbe accadere ancora, e presto”.

Su cosa “Chernobyl” sbaglia

Nelle sue interviste riguardo al lancio di “Chernobyl”, il suo creatore, Mazin, ha più volte rassicurato sull’aderenza ai fatti realmente accaduti. “Mi sono piegato alla versione meno drammatica dei fatti”, ha detto Mazin, “non è bene oltrepassare la linea del sensazionalismo”.

In realtà, “Chernobyl” la linea del sensazionalismo la attraversa fin dal primo episodio, senza mai voltarsi indietro.

In un episodio, tre volontari sacrificano la loro vita per drenare dell’acqua radioattiva, evento mai accaduto.

“I tre personaggi erano in realtà gli operatori della centrale responsabili di quel settore dell’impianto, in turno al momento del disastro”, nota Adam Higginbotham, autore di Midnight in Chernobyl, una storia del disastro ben documentata. “Semplicemente ricevettero telefonicamente dal loro superiore l’ordine di aprire le valvole”.

Né le radiazioni contribuirono in alcun modo alla caduta di un elicottero, come “Chernobyl” sembra voler suggerire. Ci fu, sì, un elicottero caduto, ma i fatti avvennero sei mesi dopo il disastro e la causa fu l’impatto con una gru.

Il sensazionalismo più eclatante in “Chernobyl” sta nel descrivere le radiazioni come contagiose, alla pari di un virus. L’eroina-scienziata interpretata da Emily Watson letteralmente trascina via la moglie incinta di un pompiere che sta morendo di Sindrome Acuta da Radiazioni (SAR).

“Fuori! Fuori di qui!” grida Emily Watson, come se ogni secondo in più passato dalla donna al capezzale del marito contribuisse ad avvelenare il bambino che porta in grembo.

Ma le radiazioni non sono contagiose. Una volta rimossi i vestiti e accuratamente lavati, come avvenne in realtà per i pompieri, e anche nella serie “Chernobyl” la radioattività è contenuta nell’organismo.

Si può ipotizzare che sangue, urine, o sudore di una vittima di SAR possano recare una certa dose dannosa (non un’infezione) ma non vi è alcuna evidenza scientifica che ciò possa essere avvenuto durante il trattamento delle vittime di Chernobyl.

Perché dunque gli ospedali isolano i malati con teli di plastica? Perché il loro sistema immunitario è depresso e rischiano di essere esposti ad agenti patogeni per loro letali. In altre parole, la minaccia di contaminazione è l’opposto di quella dipinta nella serie “Chernobyl”.

Il bimbo muore. Emily Watson dice che “Le radiazioni avrebbero ucciso la madre, ma il feto le ha assorbite.” Mazin e la HBO apparentemente credono che tale scena sia realistica.

HBO cerca poi di ripulire il sensazionalismo con alcune note nei titoli di coda. Nessuna nota però specifica come ipotizzare che un feto muoia per aver assorbito radiazioni dal padre sia sublime fantascienza.

Non vi è alcuna prova attendibile che Chernobyl abbia mai ucciso un feto, né che abbia in alcun modo apprezzabile aumentato l’occorrenza di difetti alla nascita.

“Ad oggi abbiamo potuto osservare tutti i bambini nati al tempo di Chernobyl,” affermava nel 1987 Robert Gale, medico a UCLA, e “nessuno di loro, almeno alla nascita, mostrava deformazioni.”

Senza dubbio, l’unico impatto sulla salute pubblica mai documentato  furono 20,000 casi certi di cancro alla tiroide in minori di 18 anni al tempo del disastro.

Le Nazioni Unite nel 2017 conclusero che solo il 25%, 5,000 casi, poteva essere attribuito al disastro (paragrafi A-C). Negli studi precedenti, l’ONU aveva stimato fino a 16,000 i casi potenzialmente attribuibili alle radiazioni di Chernobyl.
Essendo il tasso di mortalità del cancro alla tiroide pari all’1%, le morti attese per cancro alla tiroide dovuto alle radiazioni di Chernobyl sono tra 50 e 160 su un arco di vita di 80 anni.

Alla fine la HBO sostiene l’occorrenza di “un drammatico picco di casi di cancro tra Ucraina e Bielorussia” ma anche questo non è vero.

I residenti di questi due Paesi “furono esposti a dosi di radiazione di poco superiori al fondo ambientale” secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Se mai ci fossero stati casi di cancro aggiuntivi questi rappresenterebbero “circa lo 0.6% delle morti per cancro normalmente attese in queste popolazioni per altre cause”.

Le radiazioni non sono la terribile tossina di cui “Chernobyl” narra. Nell’episodio pilota, le alte dosi di radiazioni fanno sanguinare i lavoratori, e nel secondo episodio, un’infermiera che tocca appena un pompiere vede la propria mano arrossire, come ustionata. Nessuna delle due cose è avvenuta o è possibile.

“Chernobyl” mostra minacciosamente un gruppo di persone radunate su un ponte per guardare l’incendio. Nei titoli di coda la HBO chiosa che “è attestato che nessuno di loro sopravvisse. Il ponte è oggi chiamato Il ponte della Morte”.

Peccato che “il ponte della morte” sia soltanto una formidabile leggenda metropolitana senza alcuna prova a supporto.

“Chernobyl” è altrettanto ingannevole per ciò che omette di raccontare. Vorrebbe far credere che tutti i primi soccorritori colpiti da SAR siano morti. In realtà, l’80% di loro sono sopravvissuti.

È chiaro che anche spettatori istruiti e informati, come i giornalisti, abbiano preso molto della finzione di “Chernobyl” per fatti.

The New Yorker ha rilanciato l’illazione che un feto “assorbì la radiazione” e morì. The New Republic ha descritto le radiazioni come “supernaturalmente persistenti” e contagiose (stile “zombie”, per cui ogni vittima diviene a propria volta un untore”). The Economist, People, ed altri hanno rilanciato la leggenda metropolitana del “ponte della morte”.

Questa cattiva narrazione ha un costo umano. L’idea che le persone colpite da radiazioni siano contagiose fu usata per terrorizzare, stigmatizzare e isolare le vittime di Hiroshima e Nagasaki, di Chernobyl e, ancora, di Fukushima.

Le donne della zona che ricevettero basse dosi di radiazioni dal disastro di Chernobyl abortirono, nel panico, tra 100,000 e 200,000 gravidanze e le vittime da radiazioni di Chernobyl risultarono affette da depressione, ansia e sindrome post traumatica da stress quattro volte di più del resto della popolazione.

Perché “Chernobyl” fraintende così tanto il nucleare

“Chernobyl” dichiaratamente narra le menzogne, l’arroganza e la soppressione del dissenso del regime comunista sovietico. Eppure la vita nell’Unione Sovietica degli anni Ottanta è rappresentata nella serie altrettanto inaccuratamente e melodrammaticamente quanto le radiazioni.

“La narrazione è piena di personaggi che agiscono per paura di essere giustiziati,” annota un giornalista di The New Yorker. “Questo è inaccurato: esecuzioni sommarie, o sulla base degli ordini di un singolo funzionario, sono un retaggio dell’Unione Sovietica degli anni Trenta”.

Il filo conduttore della serie è lo sforzo eroico degli scienziati di scoprire le cause del disastro, ma gli scienziati sovietici “erano perfettamente al corrente dei difetti dei reattori RMBK da anni”, fa notare Higgenbotham, e “specialisti del reattore giunti da Mosca entro 36 ore dall’incidente ne individuarono chiaramente e prontamente le cause”.

Il bisogno di drammatizzare non spiega da solo i fraintendimenti di “Chernobyl” sul nucleare.

Consideriamo come uno degli eroi scienziati del film descrive le radiazioni: come “un proiettile.” Ci chiede di immaginare Chernobyl come “tre milioni di milioni di proiettili nell’aria, nell’acqua e nel cibo… che spareranno per 50 mila anni”.

Le radiazioni però non sono come proiettili. Se lo fossero, saremmo tutti morti, dal momento che in natura siamo continuamente esposti alle radiazioni. E alcune persone che sono esposte a più proiettili, come gli abitanti del Colorado, di fatto vivono più a lungo.

Il proiettile del primo episodio diviene ben presto un’arma. “Il reattore 4 di Chernobyl è ora una bomba nucleare” dice l’eroe scienziato, una che esplode “ora dopo ora” e “non si fermerà… prima di aver ucciso tutto il continente.”

Prima di aver ucciso tutto il continente? La paura insinuata nello spettatore è, ovviamente, quella della guerra nucleare. Così “Chernobyl” usa lo stesso repertorio di tanti altri film di disastri nucleari.

Nel film del 1979 intitolato La sindrome Cinese è famosa la frase di uno scienziato che afferma che una centrale nucleare “potrebbe rendere inabitabile un’area delle dimensioni della Pennsylvania”.

Hollywood ha preso a prestito la narrazione falsa della fusione del nocciolo come un’esplosione nucleare dai capi del movimento anti nucleare quali Ralph Nader, che nel 1974 asseriva che “un incidente nucleare avrebbe potuto spazzare via Cleveland e i sopravvissuti avrebbero invidiato i morti”.

In sostanza, “Chernobyl” fraintende il nucleare alla pari di come l’umanità nel suo insieme lo ha frainteso negli ultimi sessant’anni, ovvero aver mutato la nostra paura delle armi nucleari in paura delle centrali nucleari.

A ben guardare, il disastro di Chernobyl dimostra invece come il nucleare sia la più sicura tra le fonti di produzione di elettricità. Nei peggiori disastri nucleari, solo una limitata quantità di radiazioni viene dispersa nell’ambiente e gli effetti sulla popolazione sono molto limitati.

Per il resto del tempo, le centrali nucleari riducono l’inquinamento atmosferico, diminuendo il ricorso a combustibili fossili e biomasse. Per questo motivo l’energia nucleare ha salvato circa due milioni di vite fino ad oggi.

Se vi è un lato positivo in “Chernobyl” e altra spazzatura pseudoscientifica come il libro di Kate Brown, docente del MIT, Manual for Survival, sta nella comparsa di nuovi coraggiosi scienziati delle radiazioni e giornalisti onesti come Higgenbotham.

“Le centrali nucleari non emettono né anidride carbonica né altri inquinanti in atmosfera e si dimostrano statisticamente più sicure di ogni altra forma di produzione energetica”, scrive, “incluse le turbine eoliche”.

E per quanto riguarda la nostra esagerata paura delle armi nucleari, gli ultimi 74 anni sono stati i più pacifici degli ultimi 700. Con la diffusione degli ordigni nucleari, le morti causate da guerra e combattimento sono calate del 95%.

Potrà la coscienza umana evolvere in modo da comprendere come qualcosa di così pericoloso abbia in realtà reso il mondo più sicuro?

Sono sempre più speranzoso. Uno dei migliori libri che abbia letto recentemente è un’etnografia di scienziati addetti agli ordigni nucleari, Nuclear Rites, scritta da un attivista anti nucleare poi divenuto antropologo, Hugh Gusterson.

Nel finale egli ammette che “la deterrenza nucleare ha avuto un ruolo chiave nell’evitare lo spargimento di sangue genocida di una terza guerra mondiale, e se un mondo pieno di ordigni nucleari è un mondo pericoloso, similmente, e per altre ragioni, è pericoloso un mondo senza la ferrea disciplina imposta dalle armi nucleari”.

Se Hollywood mai decidesse di raccontare la vera storia del nucleare, e spiegare agli spettatori la relazione paradossale tra pericolo e sicurezza, non avrebbe bisogno di ricorrere al sensazionalismo. La verità è già sensazionale di per sé.

Note:

[1] https://www.forbes.com/sites/michaelshellenberger/2019/06/06/why-hbos-chernobyl-gets-nuclear-so-wrong/#581f4903632f

[2] Michael Shellenberger, statunitense, è presidente di Environmental Progress, un’organizzazione di ricerca e politiche energetiche ambientali. “Eroe dell’Ambiente” secondo la rivista Time, ha vinto il Green Book Award. Scrive per The New York Times, Washington Post, Wall Street Journal, Scientific American, Nature Energy, and PLOS Biology. I suoi TED talks hanno oltre 1.5 milioni di visualizzazioni.

The Nuclear Pride Fest in Brussels will be a groundbreaking event for Belgium

[Original post, by Paul Bossens, published here.]

nuclear_pride_festOur Belgian team, Henri Marenne, Jacques Marlot and me, Paul Bossens, are convinced the Nuclear Pride Fest in Brussels on April 28th is very important and will be a success.

Why?

  • Nuclear is a  hot issue in Belgium today as the government decided to phase out nuclear power in 2025. This is the law.
  • However, as up to 70% of our electricity is coming from nuclear, phasing out in just five years is technically almost unfeasible. Belgium does not have any specific alternative power production in construction or at least planned. You can imagine that this creates a lot of tensions and discussions. This makes Belgium one of the most critical countries now, concerning the future of nuclear energy.
  • Only one political party, NVA, dares to say that we need to keep at least a few nuclear reactors running to avoid blackouts. However, they have no support from the other parties.

Energy is a hot topic in Belgium

A few weeks ago, Michael Shellenberger of Environmental Progress was speaking pro-nuclear in an ecology event of this party, NVA. The days after, the media went crazy about his story.

Therefore, we are convinced that our Nuclear Pride Fest will make a major contribution to the debate on nuclear energy in Belgium.

The venue of our event, Carrefour de l’Europe in Brussels, also has a symbolic value:  It is the place of the students on school strike, asking the government for more action to safe the climate. We’ll present them a solution in the very same place.

Most political parties in Belgium are against nuclear power. However, those people seem to be at least willing to listen to pro nuclear arguments.

On May 26th, there will be general elections. Most political parties avoid any discussion on nuclear now to not disturb their elections campaigns. We expect that they want to start the real discussion on security of power supply after the elections. So the timing of the Nuclear Pride Fest is perfect.

Come and celebrate the Nuclear Pride Fest together with us!

So, were are we in the preparations for the Nuclear Pride Fest?

  • We have got the permission of the authorities.
  • Tents will be hired.
  • We will not be allowed to use music instruments or amplifiers, but we can sing  loud.
  • People from Belgium are already enthusiastic to come. By the way, the place is easy to reach by train. Carrefour de l’Europe is in front of the Brussels Central Station (not to be confused with the long-distance station Bruxelles-Midi, though). The famous Brussels Grand Place is 500 m away.
  • Some politicians indicated they would come to visit our event.

So, please come to Brussels and show Belgium and Europe that we want more nuclear energy, because it is the best thing for the environment and for humanity!

What we need now, is your participation, expressing your nuclear pride: singing our songs, showing posters and signs, explaining what we are doing, just like we did in Munich last year. Oh, and of course we need our polar bear mascot Melty!

Nuclear Pride dates 2019

Nuclear Pride Fest 06

PRESS RELEASE

Nuclear power enthusiasts in Europe should book two important dates this year:

  • Sunday, April 28th, 2019 in Brussels, Belgium
  • Sunday, October 20th, 2019 in Paris, France

These events will build on the success of the Nuclear Pride Fest in Munich in October 2018. In Paris, in particular, we will again have a Nuclear Pride Fest, which will offer a colorful program of different actions around nuclear energy.

Our aim, as ever, is to convey the importance of this clean, stable, cost-effective and practically CO2-free form of power generation. We are proud to support and promote it – for the benefit of people and the environment.

Detailed planning of both events will take place in the coming weeks and months.

 

For more information about the Nuclear Pride Coalition: here.
The report of the 2018 edition of the Nuclear Pride Fest (in Italian): here

 

Campagna tesseramenti 2019

I Vantaggi del socio:

  • Far parte di  un gruppo di persone dinamiche che condividono la tua stessa passione
  • Sostenere e/o contribuire  ad attività di divulgazione e di promozione del nucleare  a livello nazionale e internazionale
  • Iscrizione prioritaria a tutti  i nostri eventi: visite guidate a centrali nucleari e centri di ricerca, workshops, conferenze, ecc.
  • Sostegno, consulenza e materiali per la promozione di iniziative a tema  presso la tua associazione, scuola o altro
  • Incontri di formazione esclusivi
  • Prezzi scontati nella nostra bottega

Quote sociali in vigore per l’anno 2019

Ordinario: 30 €; sostenitore: 50 €; junior (under 26): 15 €

 

Info: https://nucleareeragione.org/statuto/
Puoi scaricare il modulo_associativo e inviarlo compilato a nucleareeragione@gmail.com

campagna_CNeR