Chernobyl: fa notizia solo quando se ne parla male

Ieri il direttore generale della IAEA, Mariano Grossi, ha presentato in conferenza stampa i contenuti del summary report relativo alla sicurezza nucleare in Ucraina, contenente anche i dati delle misurazioni condotte dai tecnici internazionali durante la visita avvenuta nei giorni scorsi.
La situazione rimane delicata – e non potrebbe essere altrimenti, trattandosi di un contesto di guerra – ma ci sono importanti rassicurazioni, tra le quali quelle relative ai valori di radioattività rilevati nell’area di esclusione di Chernobyl soggetta al passaggio dei mezzi pesanti e delle truppe russe.

Purtroppo, non ci risulta che la stampa italiana stia dando in queste ore il giusto risalto alle evidenze che emergono dal report. Ci stiamo a questo punto chiedendo quanti e quali giornalisti italiani fossero presente alla suddetta conferenza stampa.

Pare ormai chiaro che, quando si tratta di Chernobyl, le notizie corrano solamente quando le tinte sono fosche e drammatiche, indipendentemente dall’attendibilità delle fonti o dalla natura delle dichiarazioni, le quali, essendo formulate in contesto di guerra, andrebbero invece sempre riportate con le dovute cautele.
Si dovrebbe inoltre evitare di rilanciare acriticamente le notizie e le dichiarazioni riportate da altri, senza andare a verificare direttamente alla fonte primaria: si eviterebbero scivoloni clamorosi come quello di pochi giorni fa, quando a causa di un banalissimo errore di traduzione da parte di una agenzia di stampa francese, quasi tutti i giornali italiani avevano rilanciato la notizia che i valori di radioattività a Chernobyl erano “anormali”, quando invece era esattamente il contrario.

Tornando alla radioattività nell’area di esclusione: i valori registrati dai tecnici IAEA il 27 aprile nei pressi del terreno dove erano stati effettuati degli scavi da parte delle forze russe, oscillano in un range compreso tra 0.2 μSv/h e 0.75 μSv/h.
Pur trattandosi, come si legge nel report, di un valore da 3 a 5 volte superiore rispetto a quello misurato sulla strada limitrofa, rientra comunque nel range di variabilità del fondo naturale e largamente al di sotto del limite di esposizione per i lavoratori, che è di 20 mSv/anno.
Come evidenziato in conferenza stampa, quando anche una persona rimanesse esposta a ratei di dose di 0.75 μSv/h per un anno intero, questo equivarrebbe ad una dose annua di circa 6.5 mSv.
Più o meno come vivere a Orvieto.



Note:
Rateo di dose: corrisponde alla dose assorbita per unità di tempo, e si misura solitamente in μSv/h oppure in mSv/h. Un μSv corrisponde a un millesimo di mSv. Se si conosce il rateo di dose, e si vuole sapere qual è la dose assorbita in un anno, bisogna moltiplicare per 8760 (il numero di ore in un anno).

Fondo di radioattività naturale: è la quantità di radiazioni ionizzanti dovuta a cause naturali, osservabile e rilevabile ovunque sulla Terra. La media mondiale della dose equivalente di radioattività assorbita da un essere umano e dovuta al fondo naturale è di 2.4 mSv per anno. Tuttavia il livello di tale fondo varia da luogo a luogo in modo significativo.

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