Una petizione per includere l’energia nucleare nella tassonomia europea sulla finanza sostenibile

Segnaliamo ai nostri lettori la possibilità di partecipare ad una petizione, indirizzata all’European Commission Technical Expert Group (TEG), affinchè venga presa in considerazione l’inclusione dell’energia nucleare nella tassonomia europea sulla finanza sostenibile.

A sostegno della petizione vi è un documento, intitolato Sustainable Nuclear Assessment Report, compilato da un gruppo di esperti e analisti nei settori di studio sui cambiamenti climatici, sulle problematiche energetiche e ambientali e sull’energia nucleare.

Ricordiamo che nel rapporto tecnico pubblicato dal TEG lo scorso giugno, e successivamente sottoposto a consultazione pubblica, si proponeva di escludere l’energia nucleare dalla prima versione della tassonomia.

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La radioattività di Fukushima nell’oceano? Facciamo il punto

[La notizia ha suscitato allarmismo ma si tratta per ora di una tra le ipotesi, e probabilmente la più sensata]

Si è diffusa nelle ultime ore sui media generalisti la notizia che il governo giapponese starebbe per sversare nell’oceano l’acqua contaminata della centrale di Fukushima Daiichi. Com’era prevedibile la notizia ha generato allarmismo e una certa dose d’isteria sui media nostrani quindi cerchiamo di fare sinteticamente e schematicamente il punto.

Di cosa stiamo parlando?

Stiamo parlando delle acque reflue raccolte entro il perimetro della centrale di Daiichi e che vengono filtrate dei radionuclidi più tossici per l’ambiente e quindi stoccate in enormi serbatoi. In esse, dopo la depurazione, rimane una concentrazione variabile di Trizio (H3, elemento non facilmente filtrabile) pari a 0.5-4 MBq/L (milioni di Becquerel per litro), per un totale di circa 0.76 PBq [1] (Peta Becquerel, 1015 Bequerel).
Il Trizio ha un’emivita di 12 anni, il che vuol dire che ogni 12 anni la sua attività si dimezza.

E’ una notizia nuova?

In realtà la notizia non è nuova [2]. Rilasci controllati sono avvenuti prima d’oggi a Fukushima e quella di rilasciare, gradualmente, tutta l’acqua contenuta nei serbatoi nell’oceano è una delle ipotesi di lavoro (assieme all’evaporazione, il sequestro geologico, la solidificazione e il rilascio sotto forma di idrogeno), almeno dal 2014. Di fatto, quella del rilascio controllato in mare sarebbe la soluzione più praticabile secondo molti esperti e contemplata anche dalla IAEA, la quale da tempo ha suggerito di valutare la sostenibilità ambientale e socio-economica di tutte le opzioni, nonché ovviamente i potenziali impatti sulla salute delle popolazioni [3].

Perché se ne parla ora?

Se ne parla ora perché, il governo giapponese ha recentemente informato il corpo diplomatico presente nel Paese – cosa che avviene ad intervalli regolari – delle prospettive per il decommisionamento definitivo dell’area di Daiichi, e da parte del governo della Corea del Sud sarebbero state sollevate preoccupazioni per l’ipotesi del rilascio controllato in mare.

Quale sarebbe l’impatto del rilascio controllato?

La gradualità del rilascio e l’effetto diluitivo dell’acqua nell’Oceano faranno si che l’impatto risulterà essere molto limitato. Si consideri che la radioattività già naturalmente presente nell’Oceano Pacifico ammonta a più di 8 milioni di PBq. Le sorgenti principali sono il Potassio-40 (7,4 milioni di PBq), il Rubidio-87 (700mila PBq), l’Uranio (22mila PBq), il Carbonio-14 (3mila PBq) e il Trizio (370 PBq) [4]. Nell’ipotesi di massima diluizione, la frazione di Trizio nell’Oceano Pacifico aumenterebbe pertanto di meno dell’1%. Chiaramente il rilascio, se adottato come soluzione, dovrà essere sufficientemente graduale e prevedere una pre-diluizione, in maniera tale da mantenere la concentrazione di Trizio sotto i livelli imposti dalle normative anche in prossimità del luogo di rilascio [5].

Ci sono dei precedenti?

Oltre ad un fondo naturale, gran parte del Trizio che già si trova negli oceani è ciò che resta di quanto rilasciato dagli esperimenti nucleari dello scorso secolo. Tuttavia anche le centrali nucleari in operatività e gli impianti di riprocessamento del combustibile sono autorizzati a rilasciare una certa quantità di acqua in cui è presente Trizio. Per le centrali Giapponesi questo è avvenuto già nel corso degli ultimi 20 anni, con un limite imposto alla concentrazione di 60000 Bq/L. L’impianto di riprocessamento francese di LaHague rilascia in un anno circa 12 PBq (oltre dieci volte il totale di quanto dovrebbe essere rilasciato da Fukushima), mentre la concentrazione misurata nell’oceano circostante è di circa 7 Bq/L [6]. Gli esperti dunque si aspettano che il rilascio controllato dalla centrale di Fukushima comporti in mare aperto livelli di radioattività simili, quindi in sostanza indistinguibili dal fondo naturale.

Dunque c’è da preoccuparsi?

Gli unici a doversi preoccupare potrebbero essere eventualmente i pescatori della zona di Fukushima, che, qualora il rilascio fosse fatto ad un rateo troppo elevato, si troverebbero a fronteggiare livelli di concentrazione del trizio localmente superiori ai limiti imposti per la commercializzazione del pescato, con conseguente danno socio-economico [7]. Per il resto della popolazione mondiale si possono tuttavia escludere impatti sull’ambiente e la salute. Ribadiamo comunque il fatto che il rilascio in mare è per ora solo una delle ipotesi allo studio, e che ci sono i mezzi e le conoscenze per farlo in tutta sicurezza e senza danni anche per le popolazioni locali, già così duramente colpite dalle conseguenze dello tsunami.

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Note:

[1] https://blog.safecast.org/2018/06/part-1-radioactive-water-at-fukushima-daiichi-what-should-be-done/

Secondo l’inventario pubblicato nel 2015 dalla TEPCO ( https://www.meti.go.jp/earthquake/nuclear/pdf/140424/140424_02_008.pdf) il quantitativo complessivo di Trizio all’interno della centrale di Fukushima Daiichi ammontava a 3.4 PBq, di cui circa 0.8 PBq accumulati nelle cisterne.

[2] https://www.theguardian.com/environment/2016/apr/13/is-it-safe-to-dump-fukushima-waste-into-the-sea

[3] Nel rapporto pubblicato dalla IAEA il 13 maggio 2015, basato su una missione condotta nel febbraio dello stesso anno a Tokyo e Fukushima da un gruppo di 15 esperti, si afferma la necessità di <<trovare una soluzione sostenibile al problema della gestione dell’acqua contaminata presso la centrale nucleare di Fukushima Daiichi della TEPCO. Ciò richiederebbe di considerare tutte le opzioni, compresa la possibile ripresa degli scarichi controllati verso il mare.>> Nello stesso rapporto, la IAEA consiglia a TEPCO di <<effettuare una valutazione del potenziale impatto radiologico sulla popolazione e sull’ambiente derivante dal rilascio di acqua contenente trizio e qualsiasi altro radionuclide residuo nel mare, al fine di valutare la rilevanza radiologica e di avere una buona base scientifica per prendere decisioni. È chiaro che il processo decisionale finale richiederà il coinvolgimento di tutte le parti interessate, tra cui TEPCO, NRA, governo nazionale, governo della prefettura di Fukushima, comunità locali e altri.>>

[4] Un nostro precedente articolo https://nucleareeragione.org/2013/09/18/drowning-by-numbers/, e la relativa fonte: https://sites.google.com/isu.edu/health-physics-radinf/radioactivity-in-nature

[5] Secondo quanto riportato in https://blog.safecast.org/2018/06/part-1-radioactive-water-at-fukushima-daiichi-what-should-be-done/, l’acqua potrebbe essere diluita in maniera tale da diminuire la concentrazione dai 0,5-4 MBq/L a circa 60000 Bq/L, prima di essere riversata in mare. Il rilascio avverrebbe in maniera controllata, in un arco di tempo complessivo di circa 5 anni o più.

[6] Globalmente, i livelli di fondo del Trizio nelle acque sono compresi tra 1 and 4 Bq/L, che includono tra 0.1 e 0.6 Bq/L di origine naturale e più del doppio originate dai test nucleari del passato. Negli oceani, la concentrazione di Trizio alla superficie varia tra 0.1 e 0.2 Bq/L. Per confronto, il Trizio naturalmente presente nell’acqua piovana in Giappone tra il 1980 e il 1995 ammontava a 0.5- 1.5 Bq/L. Negli Stati Uniti il limite di legge per l’acqua potabile è pari a 740 Bq/L, mentre in Europa è pari a 100 Bq/L.

[7] Precisiamo che ad un rateo di rilascio elevato l’unico rischio sarebbe quello di superare gli attuali limiti di legge ai quali è legata l’autorizzazione alla pesca nelle acque al largo di Fukushima. I limiti inerenti la contaminazione radioattiva delle acque in Giappone sono stati resi estremamente restrittivi ed un eventuale superamento non implica necessariamente un aumento sensibile del rischio per l’ambiente e gli esseri umani. In ogni caso, al primo superamento dei limiti di legge il rilascio potrebbe essere interrotto permettendo una dispersione sufficiente dei radionuclidi e la conseguente scomparsa della contaminazione.


Il Nucleare fuori dalle fonti sostenibili secondo l’UE

[C’è tempo fino a venerdì 13 settembre per mandare un parere contrario alle nuove linee guida sugli investimenti sostenibili.]**

** questo post è tradotto e rielaborato dall’originale di Nuklearia che gentilmente ringraziamo per la concessione alla ripubblicazione sulle nostre pagine.

La Commissione europea sta elaborando una classificazione (tassonomia) degli strumenti atti alla promozione della crescita sostenibile. Secondo il parere degli esperti l’energia nucleare non dovrebbe essere considerata sostenibile e ciò la porrebbe in svantaggio competitivo rispetto ad altri tipi di generazione di energia a basse emissioni.

Fino al 13 settembre 2019 abbiamo l’opportunità di far sentire la nostra voce per sollecitare la revisione della tassonomia con l’inclusione della fonte nucleare.
Per ulteriori informazioni sulla Tassonomia e sul perché l’energia nucleare debba esservi inclusa, scorri l’articolo fino alla sezione “Approfondimento”.

Se invece sei già informato e vuoi passare direttamente all’azione, trovi alcune indicazioni nel prossimo paragrafo.

Cosa possiamo fare

  • Completare il questionario TEG. Purtroppo è disponibile solo in inglese ed è un po’ confuso, dunque proponiamo una guida rapida per la navigazione.

  • Nel questionario c’è un campo di testo libero in cui si può inserire la motivazione per cui la Commissione europea dovrebbe considerare l’energia nucleare nella sua Tassonomia. Grazie a Energy For Humanity offriamo alcuni spunti redazionali in inglese che possono liberamente essere utilizzati come commento nel questionario (NB: il testo massimo inseribile in questo campo è di 500 caratteri).

  • Se lo si desidera, è possibile inviare una risposta più articolata via e-mail all’indirizzo ec-teg-sf@ec.europa.eu. Il fattore decisivo però è il completamento del questionario!

Guida rapida

Passaggio 1: apri il questionario TEG . Leggi (o meno) l’Introduzione e fai clic su Avanti nella parte inferiore della pagina.

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Passaggio 2: Ora sei nella pagina Informazioni personali. Inserisci le informazioni richieste (*). Quindi fai clic su Avanti nella parte inferiore della pagina.

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Passaggio 3: Nella prima domanda, nella pagina “Avviso importante sulla pubblicazione delle risposte” , spunta la tua preferenza in merito alla pubblicazione delle tue risposte sul sito web della Commissione europea (“Sì, sono d’accordo che la mia risposta venga pubblicata …”) (“No, non voglio che la mia risposta sia pubblicata”) . La seconda preferenza è la disponibilità ad essere contattati dal TEG in caso di domande (“Sì, accetto di essere contattato dal TEG …”) oppure no (“No, non voglio essere contattato dal TEG”) . Quindi fai clic su Avanti nella parte inferiore della pagina.

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Passaggio 4: Ora sei nella pagina Feedback per sezioni . Qui puoi decidere a quali sezioni della bozza della Tassonomia vuoi dare un feedback spuntando la casella. Se vuoi solo dire qualcosa sull’energia nucleare, scorri verso il basso fino al passaggio 5.

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Passaggio 5: per richiedere l’inclusione dell’energia nucleare nella tassonomia, scorrere verso il basso la pagina fino a 4. Futuro sviluppo della tassonomia. Metti un segno di spunta accanto a “Voglio fornire un feedback per questo argomento “. Quindi fai clic su Avanti.

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Passaggio 6: se sono presenti altri segni di spunta oltre all’avanzamento della tassonomia, si verrà guidati attraverso le pagine di feedback appropriate in cui è possibile inserire le risposte. Alla fine, si finisce con:

Passaggio 7: Nella pagina “Sviluppo futuro della tassonomia” inserisci i tuoi suggerimenti per un ulteriore sviluppo della tassonomia:

  • Il campo al punto 1 si lascia vuoto.

  • Al punto 2 si fa clic su .

  • Dunque viene visualizzata una nuova casella di testo con l’istruzione: “Se sì, si prega di indicare quale attività e spiegare perché l’inclusione dovrebbe essere riconsiderata” . Qui inserisci il motivo per cui l’energia nucleare dovrebbe essere inclusa nella Tassonomia. Naturalmente, le formulazioni proprie sono le migliori. Di seguito forniamo anche alcuni argomenti di esempio , che è possibile copiare nella casella di testo. Nota che la tua risposta è limitata a 500 caratteri!

  • Il campo al punto 3 può essere lasciato vuoto.

Alla fine fai clic su “Invia” per inviare le tue risposte al TEG.

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Riceverai dunque un messaggio di conferma e potrai correggere o completare le tue risposte fino alla chiusura del sondaggio (13 settembre 2019).

Argomenti esemplificativi

Ecco alcuni esempi di argomenti con una lunghezza massima di 500 caratteri. Puoi copiarne uno nella casella di testo al punto 7 della Guida rapida per spiegare perché l’energia nucleare dovrebbe essere inclusa nella Tassonomia:

  • All commercial nuclear activities in the EU (including spent fuel management) are already regulated to a ‘Do No Significant Harm’ (DNSH) standard through the Laws, Regulations, and Procedures of the EU and the Member States. By contrast, the world’s scientific consensus concludes that maintaining and expanding nuclear energy is necessary to achieve sustainability objectives, such as climate change mitigation.

  • Nuclear energy should be reconsidered. The Taxonomy sets sustainable criteria for multiple activities across sectors (manufacturing, agriculture, transport) according to the carbon intensity of the electricity they consume as part of their activities. This approach is inconsistent with the approach applied to the definition of sustainable activities in the electricity generation sector where nuclear is excluded despite being definitively (and acknowledged by the draft Taxonomy) low-carbon.

  • Extensive experience in dealing with nuclear waste and scientific knowledge on the effects of radiation do not give any significant reason to exclude nuclear from the taxonomy due to DNSH considerations. On the contrary, it is precisely the renunciation of nuclear energy that might result in missing climate targets and significant harm. Comparing possible consequences of the use of nuclear energy to those of climate change should easily lead to the conclusion to include nuclear in the taxonomy.

  • Nuclear: The TEG report intimates that future decarbonization projects involving using hydrogen or manufacturing hydrogen will only be considered ‘sustainable’ under the Taxonomy if the hydrogen is produced using electricity from renewable sources. Consequently, some industries (e.g., aluminium, iron or steel manufacturing) in countries such as France may be unable to finance some of their decarbonization efforts by reference to the Taxonomy given such countries’ heavy reliance on nuclear power.

  • If nuclear is not defined as sustainable by excluding it from the Taxonomy as supporting and enabling electrification, it undermines confidence that electrification itself would be considered sustainable. The crucial role electrification has in reaching net zero means it is vitally important that all low-carbon generation is considered sustainable, the vast contribution nuclear is making to the production of low-carbon electricity today – and in the future – should be included in this.

  • Although the Taxonomy report acknowledges nuclear energy’s contribution to climate change mitigation, nuclear is not included in the current draft list of sustainable activities and no framework against which nuclear can be assessed for future inclusion has been provided. The inclusion of nuclear energy as a source of low-carbon and sustainable generation should be reconsidered in the next phase of the EU Taxonomy review with input from experts in the whole lifecycle of nuclear energy.

Approfondimento

Il gruppo di esperti tecnici (TEG) per il gli investimenti finanziari sostenibili istituito dalla Commissione europea propone una serie di strumenti “sostenibili” e chiede feedback in un questionario. Per quanto concerne il settore elettrico, questo questionario elenca molti tipi di generazione di energia a basse emissioni: fotovoltaica, solare termica, eolica, mareomotrice, idroelettrica, geotermica, includendo anche gas e bioenergia. Ciò che manca è l’energia nucleare!

Come mai? Da un lato, la relazione finale del TEG sulla Tassonomia (pag. 234) evidenzia chiaramente gli aspetti positivi dell’energia nucleare.I risultati su un contributo potenzialmente significativo dell’energia nucleare agli obiettivi di protezione del clima sono ampi e chiari.[…] Allo stesso modo, è documentato il ruolo che l’energia nucleare potrebbe svolgere in un approvvigionamento energetico a basse emissioni”. Tuttavia, prosegue la relazione, “un processo di generazione di energia (sostenibile, ndr) non dovrebbe causare danni ambientali significativi” e il TEG dichiara di non essere in grado di affermare questo elemento con sicurezza per quanto riguarda l’energia nucleare. Si riferisce in particolare al fatto che, ad oggi, non esiste ancora un deposito per i rifiuti radioattivi ad alta emissività in tutto il mondo, quindi non ci sarebbe esperienza di lungo termine. Va notato a proposito che con la corretta, seppur temporanea, gestione dei rifiuti radioattivi generati da centrali nucleari, questi non hanno fino ad ora arrecato danno alcuno.

Quali sono le vere ragioni per escludere l’energia nucleare?

A questo punto è lecito chiedersi se il TEG abbia sollevato le stesse osservazioni critiche per le altre fonti di energia, come l’impatto della generazione eolica sugli uccelli e sul paesaggio, i rifiuti radioattivi di energia geotermica o le emissioni inquinanti di biomassa, o i problemi di smaltimento dei materiali usati nella generazione eolica e fotovoltaica. Sorge anche il dubbio che il TEG non abbia attentamente esaminato i contro di una rinuncia all’energia nucleare rispetto ai rischi del suo utilizzo.

Per inciso, il parere del TEG ignora anche la direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio Europeo del 19 luglio 2011, che istituisce “un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile esausto e dei rifiuti radioattivi” e che gli Stati membri devono implementare. Il TEG di fatto mette in dubbio che ciò sia possibile.

È vero che il TEG raccomanda di indagare più approfonditamente sull’energia nucleare, indipendentemente dal fatto che provochi o meno un danno apprezzabile. Ma che ciò accadrà mai e che i risultati di tali indagini in futuro vadano ad influenzare la Tassonomia, di questo si può dubitare. Perché l’energia nucleare è una tema altamente politicizzato e Paesi come Germania, Austria e Lussemburgo vorrebbero metterla al bando completamente, cambiamenti climatici o meno. Pertanto la raccomandazione del TEG appare essere solo una formula di compromesso volta ad attirare l’attenzione dei sostenitori dell’energia nucleare e a rassicurarli. Risulta improbabile che l’elenco stilato in questo documento sia modificato in futuro, e senza il riconoscimento dell’energia nucleare come fonte sostenibile di energia sarà più difficile finanziare la nuova energia nucleare e prolungare l’operatività degli impianti attuali.

Perché l’energia nucleare è importante.

  • L’energia nucleare è la più grande fonte di energia pulita in Europa. Se l’UE vuole raggiungere i suoi obiettivi climatici, deve sia mantenere operativa la sua flotta di reattori esistente sia costruire nuove centrali nucleari. Ciò richiede condizioni di parità per tutti i produttori a basse emissioni di carbonio e un mercato dell’energia equo.

  • Se la tassonomia dell’UE per la finanza sostenibile esclude l’energia nucleare, sia le nuove costruzioni che il prolungamento dell’operatività delle centrali nucleari esistenti saranno molto più difficili da finanziare.

  • Secondo il il Rapporto speciale IPCC 2018 sul riscaldamento globale limitato a 1,5 °C entro il 2050 il mondo dovrà aumentare da due a sei volte la produzione da fonte nucleare per attuare misure significative di protezione del clima. L’Europa dovrebbe essere in prima linea.

  • L’ Agenzia internazionale dell’energia (AIE) nella sua relazione del maggio 2019 mette in guardia da un declino della capacità nucleare. Contrastare i cambiamenti climatici senza energia nucleare è molto più difficile e costoso. Pertanto, sono necessari investimenti nella manutenzione degli impianti esistenti e in nuove centrali nucleari. “L’eliminazione di ulteriori estensioni di operatività delle centrali nucleari esistenti e delle nuove strutture potrebbe comportare ulteriori 4 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2“. Il rapporto afferma inoltre: “L’estensione dell’operatività delle centrali nucleari esistenti richiede investimenti sostanziali. Tuttavia, i costi sono competitivi rispetto ad altre tecnologie di generazione di energia, compresi i nuovi progetti di energia solare ed eolica, e possono portare a una transizione energetica più affidabile e meno problematica.”

  • Tutte le tecnologie a basse emissioni di carbonio – compresi l’eolico, il solare e il nucleare – richiedono politiche eque ed efficaci e un’adeguata struttura di mercato se si vogliono raggiungere gli obiettivi climatici in modo efficiente.

  • Altri attori del sistema finanziario dell’UE riconoscono invece l’importanza dell’energia nucleare per raggiungere gli scenari a zero emissioni: alla fine di luglio 2019, la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha pubblicato una bozza di direttiva che spiega come la BEI stia aiutando l’UE a raggiungere i propri obiettivi climatici la decarbonizzazione totale. In questo contesto, la BEI osserva: “Per raggiungere emissioni nette pari a zero è necessario un ampio portafoglio di tecnologie, tra cui energia rinnovabile, ma anche energia nucleare, cattura e stoccaggio del carbonio, […].”