Futuro sicuro. Work in progress

Entro la giornata di domani, la SOGIN dovrebbe consegnare ai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente la documentazione di approfondimento richiesta dal Governo, in merito alla lista dei siti idonei ad ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e il Parco Tecnologico. Ne avevamo già parlato qui, e l’argomento è stato ampiamente dibattuto in una recente conferenza, svoltasi a Ravenna con il contributo della stessa SOGIN.

La mappa dei siti e il progetto preliminare verranno resi disponibili nelle prossime settimane e fatti oggetto di una consultazione pubblica, cui seguirà la decisione finale sul luogo che ospiterà la struttura. Si tratterà certamente di una fase molto delicata, cui non mancheremo di dare l’opportuno risalto, contribuendo a informare i cittadini e stimolando la partecipazione al dibattito.

Per il momento, invitiamo i nostri lettori a prendere visione dei video promozionali curati dalla SOGIN.

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El Cabril

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El Cabril è il centro di stoccaggio di rifiuti radioattivi di livello medio-basso della ENRESA, e si trova nella parte nord-ovest della provincia di Cordoba ai piedi della Sierra Albarrana, in Spagna, nel Comune di Hornachuelos.

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Il sito è stato progettato e costruito con le tecnologie di stoccaggio più avanzate, e l’integrazione con l’ambiente è stata considerata della massima importanza. La struttura dispone di due piattaforme per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività (Low and Intermediate Level Waste – LILW) e un altro con strutture specifiche per i rifiuti di livello molto basso (Very Low Level Waste – VLLW).
Il sistema di smaltimento si basa fondamentalmente sull’utilizzo di barriere naturali ed artificiali che mantengano in uno stato di isolamento sicuro i materiali smaltiti per tutto il tempo necessario affinché siano convertiti in sostanze innocue.
Dall’inizio delle operazioni di stoccaggio, nel 1992, fino al 31 dicembre 2013, il sito ha ricevuto complessivamente circa 38.000 metri cubi di rifiuti, il che equivale grossomodo al 70% della capacità totale.
Precisamente, a dicembre 2013, delle 28 celle (“accumulatori”) disponibili 18 erano complete e chiuse: 16 strutture nella piattaforma nord del sito e 2 strutture in quella sud. Durante il 2013, El Cabril ha ricevuto un totale di 769,64 m3 di rifiuti a bassa e media attività.

41Movimentazione e stoccaggio @El Cabril

Dal 2008, è stata abilitata in aggiunta un’area specifica di smaltimento dei rifiuti VLLW, composta da una cella con una capacità di 30.000 m3. È prevista la costruzione di una seconda cella di capacità simile (lavori in corso) ed altre 2 sono pianificate per il futuro, in modo da completare la capacità già autorizzata di 130.000 m3.
Nel 2013, con un totale di 65 spedizioni sono stati ricevuti 912,14 m3 di rifiuti VLLW (di cui 888,84 m3 da siti nucleari). Alla fine del 2013 l’occupazione della cella VLLW era pari al 19,75%.

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Tutti i rifiuti radioattivi, di qualsiasi livello, sono opportunamente trattati/condizionati/schermati prima del loro posizionamento nelle celle dedicate.
In particolare i rifiuti LILW sono incorporati in una matrice cementizia all’interno di fusti, normalmente con una capacità di 220 litri, i quali sono collocati a loro volta all’interno di contenitori di calcestruzzo ed immobilizzati con altro calcestruzzo. Tali contenitori vengono inseriti nelle celle di smaltimento, che sono distribuite su due piattaforme. Una volta che la capacità di queste celle è completa, si procede a ricoprirle con una serie di strati di terra e argilla per isolarle dalla biosfera e garantire la loro integrazione nel paesaggio.
Il centro è dotato di un laboratorio di controllo qualità dei rifiuti. Qui vengono effettuati studi di caratterizzazione e prove su parti del materiale ricevuto dai vari “produttori di scorie” e su altri campioni specifici provenienti dalle centrali nucleari. I risultati delle prove vengono confrontati con quelli da campioni fabbricati ad hoc per simulare i vari tipi di rifiuti, e con quelli “storici”, ossia prelevati da moduli di stoccaggio temporaneo e situati da tempo nella struttura.
Trasporti, consegne e movimentazioni vengono effettuati in conformità alle raccomandazioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e secondo quanto stabilito nel European Agreement on the Road Transport of Hazardous Goods.
La U.S. Nuclear Regulatory Commission considera El Cabril uno dei migliori siti al mondo per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi: questo lo rende un punto di riferimento per siti simili al di fuori della Spagna.
ENRESA ospita volentieri visite guidate.
In alternativa, per saperne di più, ecco un’illustrazione interattiva:
http://www.enresa.es/publicaciones_y_audiovisuales/videos_e_interactivos/interactivo_rmba

Fonti principali:

http://www.minetur.gob.es/energia/nuclear/Residuos/GestionResiduos/Paginas/residuos.aspx

http://www.enresa.es/activities_and_projects/low_and_intermediate_wastes/el_cabril_installations_and_their_operation

https://www.iaea.org/OurWork/ST/NE/NEFW/WTS-Networks/DISPONET/disponetfiles/Wkp_SafetyAspects_LLWDisposal/Op_Experience_ElCabril_1992-2011.pdf

http://www.iaea.org/inis/collection/NCLCollectionStore/_Public/36/011/36011077.pdf

Fixing Chernobyl

[passi in avanti sulla lunga strada di una risoluzione complicata]

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In coincidenza del 29° anniversario dell’incidente di Chernobyl (26/04/1986), la struttura del “nuovo confinamento sicuro” (New Safe Confinement – NSC, detto anche Арка) è entrata nella fase finale della costruzione e si appresta ad aggiungersi (e non a sostituirsi, almeno inizialmente) al famoso “sarcofago” eretto in fretta a suo tempo per coprire e sigillare l’Unità 4 della centrale, quella devastata dalle esplosioni [1] che distrussero l’edificio reattore disseminando largamente buona parte del contenuto radioattivo del nocciolo e dei suoi “canali di grande potenza” [2].
Secondo la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) – i.e. European bank for reconstruction and Development (EbrD), che gestisce il finanziamento internazionale per la costruzione del NSC e di altri lavori per mantenere in sicurezza il sito, la struttura dovrebbe essere completata in due anni.
In un comunicato stampa del 16 marzo 2015 la BERS ha anche osservato che vi è un deficit di 100 milioni di euro nel finanziamento necessario per completare i lavori in programma. Tuttavia, vale la pena ricordare che i finanziamenti provengono da molte fonti a livello internazionale, e che l’interesse generale per la definitiva risoluzione del problema è elevato.

Chernobyl

Lo scopo del NSC (altezza 110 m, lunghezza 165 m, ampiezza dell’arco 257 m) è quello di proteggere l’ambiente dalle emissioni di radiazioni durante la prossima fase di decommissioning e di fornire un’adeguata infrastruttura a supporto della decostruzione dell’attuale contenimento e delle operazioni di gestione dei rifiuti nucleari.
La nuova struttura sarà eretta per durare almeno 100 anni, fornendo una finestra temporale in grado di consentire lo sviluppo e l’attuazione di tutte le strategie di mitigazione necessarie per affrontare l’eredità a lungo termine dell’incidente. Questo gigantesco contenitore è stato eretto nel corso degli ultimi 4 anni in una zona sicura vicino al reattore danneggiato. Ed è stato costruito in due pezzi, che verranno uniti insieme entro il 2017. Una volta completata, la struttura verrà fatta “scivolare” al suo posto su appositi binari.

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Sono attualmente in corso presso il sito anche altre attività, ivi compreso l’inserimento di un sofisticato sistema di ventilazione per mantenere priva di corrosione la struttura, la costruzione di un edificio per ospitare il futuro centro di controllo dell’impianto, il montaggio di gru completamente automatizzate, di strumenti, dispositivi, macchinari vari e sistemi ausiliari per le attività di decostruzione.
Per i finanziatori della BERS, il progetto NSC costituisce la fase centrale e critica di un più ampio piano (Shelter implementation Plan – SiP), che prevede una tabella di marcia molto impegnativa per la trasformazione radicale del sito di Chernobyl. Il costo totale del SiP è ora stimato a € 2,15 mld, di cui € 1,5 mld per la struttura NSC.
Per qualche dettaglio in più lasciamo la parola a bionerd23 [3]:

Note:

[1]Esplosioni di vapore, perlopiù – vale la pena ricordarlo. Si formarono anche sacche di idrogeno e monossido di carbonio, ma non entreremo qui in questi dettagli. Ritorneremo in modo più approfondito sull’argomento prossimamente.

[2]RBMK (PБMК) è l’acronimo di Реактор Большой Мощности Канальный, “Reattore di Grande Potenza a Canali”.

[3]Who’s that girl? Ce lo spiega un post di bravenewclimate.com