Verso il Deposito Unico

Sogin

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha concluso l’esame della mappa stilata dalla Sogin delle aree su cui potrebbe essere costruito il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. Mappa Sogin e relazione Ispra sono “top secret”, ed ora nelle mani dei ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico [1].
Secondo le tempistiche stabilite dalla procedura, l’Ispra aveva due mesi a partire dal 2 gennaio scorso per verificare il rispetto da parte di Sogin dei criteri indicati nella “Guida tecnica per la localizzazione” stilata dall’Ispra e poi validarla. Si è quindi accumulato un ritardo di circa dieci giorni. Nessun impatto significativo sul cammino critico, per il momento.
Nell’arco di un mese, è atteso il nulla osta dei ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico per rendere pubblica la Carta e il Progetto preliminare.

Tra i criteri di esclusione delle aree su cui potrà essere costruito il deposito unico ed il parco tecnologico ricordiamo:

  1. Esclusione delle aree vulcaniche attive o quiescenti;
  2. Esclusione delle località a 700 m s.l.m. o ad una distanza inferiore a 5 km dalla costa;
  3. Esclusione delle aree a sismicità elevata;
  4. Esclusione delle aree a rischio frane o inondazioni e delle “fasce fluviali”;
  5. Esclusione delle aree dove è presente una pendenza maggiore del 10%;
  6. Esclusione delle aree naturali protette;
  7. Esclusione delle aree che non siano ad adeguata distanza dai centri abitati;
  8. Esclusione delle aree a distanza inferiore di 1 km da autostrade, strade extraurbane principali e ferrovie.

Una volta individuate le aree potenzialmente idonee, verranno svolte successive indagini a livello regionale ed opportune valutazioni socio-economiche.
Dopo il via libera dei ministeri, partirà la consultazione pubblica, che culminerà in un Seminario Nazionale, dove saranno invitati a partecipare tutti i soggetti coinvolti ed interessati.
Nel frattempo, è partita sul web, dal 2 febbraio scorso, la campagna informativa di Sogin intitolata “Scriviamo insieme un futuro più sicuro”.
Sono previste anche altre iniziative volte alla ricerca di un sano dibattito pubblico.
Per esempio questa qui, programmata nell’ambito di “Fare i conti con l’ambiente – Ravenna2015”.
Per chi avesse tempo, modo e voglia, ci vediamo là il 22/05/2015.

 

Fonte principale:

ANSA

Note:

[1] dal 15/03/2014.

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Contaminazione “millesimale”

[Analisi contaminazione cibo – Giappone, febbraio 2015]

Fuku-food
Il Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare del Giappone ha pubblicato di recente un aggiornamento del monitoraggio dei livelli di contaminazione radioattiva del cibo post incidente di Fukushima.
Nessun rischio sanitario rilevante è stato evidenziato [1].
Risultano sopra i limiti di legge 24 campioni su 6008 esaminati, vale a dire lo 0,4% (4 campioni ogni mille, circa).
Di questi 23 sono da selvaggina, 1 da prodotti ittici. Per la precisione, 22 (su 675) nella Prefettura di Fukushima e 2 (su 410) nella prefettura di Miyagi.
Ricordiamo che i limiti di legge per i livelli di contaminazione da isotopi radioattivi del Cesio nel cibo in Giappone sono stati resi più stringenti di quelli in vigore in molti altri Paesi, ivi compreso il nostro (si veda ad esempio lo “strano caso della marmellata radioattiva”).
Si noti inoltre che laddove è stato verificato lo sforamento dei limiti si tratta comunque di valori espressi in Bq/kg, ovvero per “assumere” tutti i bequerel indicati occorre ingerire almeno 1 kg di quel determinato alimento, tutto in una volta.
Per confronto, ricordiamo infine che al 20/03/2011 risultavano sopra i limiti 25 campioni su 125, di cui 24 a causa della contaminazione da iodio-131, 13 anche da radioisotopi del Cesio, 1 esclusivamente da radioisotopi del Cesio. Al 25/03/2011 risultavano sopra i limiti 11 campioni su 83, tutti a causa della contaminazione da iodio-131 ed uno anche da radioisotopi del Cesio. (N.B. il tempo di dimezzamento dello I-131 è pari a circa 8 giorni: dopo 8 giorni ce n’è la metà, dopo 16 un quarto, dopo 24 un ottavo, dopo 32 un sedicesimo, ecc.)
Da marzo 2011 ad oggi il numero dei campionamenti e dei tipi di campione è stato notevolmente incrementato in modo da permettere un’indagine a più ampio spettro.

Fonti:
Per consultare il dettaglio dei dati che abbiamo riportato, si veda qui, qui e qui.

Per approfondire, si consultino tabelle e comunicati del Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare del Giappone qui, e si veda per confronto quanto riportato dall’ENEA qui.

Note:
[1] Dal sito del Ministero: “The results of monitoring conducted after April 2012 indicate that the violation rates are extremely low, much less than 1%, for agricultural products including cereals, vegetables and fruits, meat and milk, fish and fishery products and edible fungi grown on media. Estimations of exposure (effective dose) to radioactive cesium in foods are decreasing constantly and now less than 1% of 1 mSv/year.”

Così si fa!

[Japan Atomic Energy Agency (JAEA) @ campus festival “Banyo-Sai”]

Ogni anno presso il Fukushima National College of Technology viene organizzato un festival del campus. Questo particolare evento viene chiamato “Banyo-Sai”.
L’anno scorso c’erano anche quelli della JAEA.
I tecnici hanno aiutato gli studenti a rispondere alle domande dei visitatori sulle radiazioni, e ad esporre i risultati delle osservazioni compiute utilizzando delle camere a nebbia. Gli studenti si sono anche cimentati nell’esaminare l’esposizione interna alle radiazioni dei visitatori e nel misurare vari campioni ambientali. Il team della JAEA si è infatti portato dietro un Whole-Body Counter Car ed un “Laboratorio Mobile”. Gli studenti non hanno improvvisato. Infatti, prima del festival, il personale JAEA li ha opportunamente istruiti sul funzionamento delle macchine permettendo che acquisissero un minimo di pratica. In questo modo il giorno della festa, gli studenti si sono potuti muovere in modo indipendente, prendendosi in carico sia la spiegazione tecnica che il funzionamento delle apparecchiature.
Una delle grandi attrattive del festival è stato l’introduzione all’utilizzo della camera a nebbia. Circa un centinaio di bambini sono stati coinvolti ed hanno preso confidenza con questo “strano aggeggio”.
Altro punto forte il Whole-Body Counter Car.
Nelle foto qui sotto si vedono alcuni studenti mentre gestiscono il tutto assicurandosi del corretto funzionamento degli strumenti e di rispondere alle tante domande di grandi e piccoli.

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Ora, per chi non lo sapesse la camera a nebbia è uno strumento di rivelazione di particelle ideato da Charles Thomson Rees Wilson nel 1899 e successivamente perfezionato. Rimane comunque molto “grezzo”. Consiste, infatti, in una scatola a tenuta ermetica contenente aria satura di vapore acqueo e collegata, mediante un condotto, ad un cilindro entro il quale scorre un pistone (stantuffo). Azionando il pistone (lo si fa scattare) si provoca nella camera un’espansione adiabatica del vapore. Il vapore passa, quindi, allo stato instabile di soprassaturazione. In tali condizioni una qualsiasi particella carica elettricamente penetrando nella scatola ionizza gli atomi con i quali si scontra e crea, lungo il proprio tragitto, una “scia” di nuclei di condensazione (atomi ionizzati), attorno ai quali il vapore soprassaturo si raccoglie a formare minuscole goccioline (nebbia). Questa traccia può essere fotografata attraverso una parete trasparente della scatola, e da essa si può risalire, con particolari accorgimenti, alla determinazione della natura della particella che l’ha generata.
Il Whole-Body Counter Car, invece, è uno strumento completamente diverso, dotato di un contatore total-body (WBC) in grado di misurare le dosi di radiazioni sia all’interno che sulla superficie del corpo. Si tratta di uno strumento ingombrante ma anche facilmente trasportabile, ed infatti è usato per il controllo delle dosi interne per abitante nella prefettura di Fukushima spostandolo di zona in zona. Queste misure sono state ripetute più e più volte negli ultimi quattro anni, per tenere giustamente monitorata la salute di quanti vivono là (sia quelli non evacuati sia quelli ritornati in seguito alla riduzione delle zone di esclusione).
I controlli oltre che frequenti sono obbligatori. Dunque, gli abitanti conoscevano già il Whole-Body Counter Car: se lo ritrovano spesso presso le strutture pubbliche vicino alle loro case.
Tuttavia, si racconta di code davanti alla reception della cabina. Questo perché molti, anche se sottoposti a continui controlli non hanno ancora ben capito che cosa viene loro controllato – oppure non glielo hanno spiegato come si deve. Dunque, un po’ di curiosità ed anche un po’ di ansia permangono. I risultati delle misurazioni sono stati ampiamente illustrati sia dagli studenti che dal personale JAEA. I visitatori sono tornati a casa più consci dei rischi reali per la loro salute e rassicurati dai risultati delle misurazioni – almeno in gran parte: purtroppo la paura delle radiazioni è un problema serio, nient’affatto trascurabile.
Infine, gli studenti sono stati dotati di un “Laboratorio Mobile” con rilevatore a semiconduttore (Germanio), ed hanno effettuato misure della radioattività del suolo e delle acque insieme ai visitatori.
Lo staff JAEA comprendeva membri del Fukushima Environmental Safety Center, del Nuclear Plant Decommissioning Safety Research Establishment, e del Fukushima Fuels and Materials Department (Oarai Research and Development Center).
Durante la festa, il personale JAEA ha colto l’occasione per esporre i risultati dell’ultima indagine sanitaria svolta nella prefettura di Fukushima. Hanno, dunque, illustrato le ricerche sulle dinamiche ambientali che vengono effettuate per identificare il comportamento migratorio del cesio radioattivo nel suolo, e quelle per lo smantellamento della centrale nucleare di Fukushima Daiichi.

Tra i visitatori è stata riscontrata ammirazione per il lavoro svolto dagli studenti e soddisfazione per quanto illustrato dai tecnici JAEA. Molti hanno espresso la loro riconoscenza.
La JAEA ha dichiarato che continuerà a sostenere gli studenti in questo tipo di attività.

Fonte principale:

http://133.188.30.97/english/topics/

IAEA @ Fukushima

IAEA@fukushima1Fig. 1 Un’immagine un po’ datata: esperti della AIEA in visita presso l’unità 4 della centrale nucleare Fukushima Daiichi. Foto scattata il 27 novembre 2013 durante le operazioni di rimozione del combustibile nucleare dalla piscina di quell’impianto, e qui riportata per gentile concessione della AIEA.

Lo scorso mese dal 9 al 17, in nove giorni densi di appuntamenti, una squadra di esperti inviati dalla Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha completato la terza missione organizzata per controllare gli sforzi del Governo giapponese e dell’operatore Tepco volti alla pianificazione ed alla attuazione in piena sicurezza dello smantellamento della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. (Le unità 1-4, per la precisione. Riguardo alle unità 5-6, rimaste praticamente illese, è stata stabilita, sembrerebbe in via definitiva, la non riattivazione, ma non è ancora pianificato in dettaglio lo smantellamento, e non sono pochi quelli che vedono in tale decisione un inutile spreco di energia, letteralmente.)

Fukushima NPP 2014Fig. 2 centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Veduta aerea, foto scattata nel 2014.

I controlli hanno compreso sia incontri istituzionali sia una vera e propria ispezione del sito per ottenere informazioni di prima mano.

Il team AIEA ha esaminato una vasta gamma di questioni connesse alla disattivazione della centrale colpita dallo tsunami, con particolare attenzione alla sicurezza ed agli aspetti tecnologici dello smantellamento, della gestione dei rifiuti radioattivi, del controllo delle acque sotterranee e dello stoccaggio dell’acqua contaminata presso il sito. La missione ha anche compreso una completa revisione dei risultati raggiunti a partire dalle due precedenti missioni, effettuate nei mesi di aprile, novembre e dicembre 2013.

Si sono inoltre svolte ampie discussioni con i funzionari del Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria (METI) e le altre autorità.

I 15 membri del team hanno elogiato da una parte il governo per l’adozione di misure idonee per l’attuazione dei provvedimenti previsti per ridurre i rischi radiologici in situ e dall’altra la Tepco per i progressi ottenuti nello smantellamento in sicurezza degli impianti incidentati.

Durante un confronto con i responsabili dei lavori alla centrale gli inviati della AIEA hanno rimarcato il fatto che la situazione è notevolmente migliorata e che le operazioni di bonifica hanno portato ad una riduzione significativa dei livelli di dose da radiazioni in molte parti del sito; ma anche che la situazione resta molto complessa. In particolare, la crescente quantità di acqua contaminata pone una sfida a breve termine che deve essere vinta in un modo sostenibile; mentre la necessità di rimuovere il combustibile esausto, altamente radioattivo, in parte danneggiato, ed i vari detriti dai reattori incidentati pone una sfida enorme a lungo termine.

Nella relazione di sintesi preliminare consegnata alle autorità giapponesi il 17 febbraio, il team ha tra le altre cose riconosciuto il nuovo ramo della Tepco, creato l’anno scorso e denominato Fukushima Daiichi Decontamination and Decommissioning Engineering Company, come l’unica organizzazione responsabile per la gestione dei rifiuti radioattivi in loco e per l’esecuzione delle attività di decommissioning: decisamente un buon passo in avanti per chiarire le responsabilità!

È stato inoltre evidenziato il fatto che la creazione della Nuclear Damage Compensation and Decommissioning Facilitation Corporation, autorità nazionale in grado di sviluppare una strategia di guida per lo smantellamento, dimostra l’atteggiamento proattivo del governo e della Tepco.

Dallo stesso report si apprende che dall’ultima missione dell’AIEA diversi compiti importanti sono stati svolti correttamente, tra cui:

  • il completamento della rimozione del combustibile dalla piscina di stoccaggio dell’Unità 4;

  • il miglioramento e l’espansione dei sistemi per pulire l’acqua contaminata;

  • l’installazione di nuovi e migliori serbatoi per immagazzinare l’acqua contaminata;

  • la messa in funzione di un sistema di bypass delle acque sotterranee, e

  • la bonifica del sito, con conseguente riduzione della dose radiologica al personale che opera in sito.

IAEA@fukushima2Fig. 3 Tecnici AIEA a Fukushima Daiichi. Febbraio 2015. Foto per gentile concessione della Tepco. A sinistra: di fronte all’area di stoccaggio dell’acqua contaminata. A destra: presso il sistema di rimozione dei radionuclidi.

Qui di seguito, invece, alcuni “temi caldi”, per i quali è richiesto maggiore impegno nei prossimi mesi come sul lungo periodo:

  • il persistere delle infiltrazioni di acqua freatica negli edifici principali e dell’accumulo di acqua contaminata in loco;

  • la gestione a lungo termine dei rifiuti radioattivi, e

  • tutte le questioni relative alla rimozione del combustibile nucleare irradiato, di quello danneggiato e dei residui/detriti.

A proposito dell’ultimo punto, il team AIEA ha specificato che tutte le parti interessate dovrebbero valutare con maggiore dettaglio la configurazione futura del sito. Si tratta infatti di un fattore importante per la gestione a lungo termine delle grandi quantità di rifiuti radioattivi già presenti e che si prevede saranno generati durante il processo di decommissioning.

La Tepco è stata, dunque, incoraggiata a sviluppare un piano integrato per lo smantellamento della centrale e la gestione dei rifiuti radioattivi. In particolare i tecnici della AIEA hanno sottolineato il fatto che l’attuale prassi con cui viene stoccata l’acqua contaminata non può che essere una misura temporanea ed ha evidenziato la necessità di una soluzione più sostenibile, ribadendo il consiglio ha fornito su questo tema durante l’ultima missione: scaricare in mare la grande quantità di acqua contaminata solo dal Trizio [2].

past present futureIl cammino da percorrere è lungo, complesso ed impegnativo”, ha detto Juan Carlos Lentijo, direttore del dipartimento AIEA Nuclear Fuel Cycle and Waste Technology. “Il Giappone sta procedendo passo per passo ed i piani stanno prendendo forma, il che rappresenta un’evoluzione positiva. È però fondamentale mantenere la sicurezza come la massima priorità in tutte le fasi della smantellamento dell’impianto.”

Il team AIEA prevede di inviare la sua relazione finale entro la fine di marzo.

Fonte principale:

https://www.iaea.org/newscenter/pressreleases/iaea-team-completed-third-review-japans-plans-decommission-fukushima

Note:

[1] International Peer Review of Japan’s Mid-and-Long-Term Roadmap towards the Decommissioning of TEPCO’s Fukushima Daiichi Nuclear Power Station Units 1-4.

[2] L’acqua triziata cui si fa riferimento è quella attualmente stoccata dopo opportuno trattamento e presenta livelli di radiotossicità tali da non implicare alcun rischio sanitario in caso di diluizione nelle acque dell’Oceano Pacifico prospicenti la centrale. Queste le parole del capo missione della AIEA: “This is accomplished with negligible impact on the environment and the safety of the people.”

Aggiungiamo che la data prevista per il completamento della depurazione delle acque reflue è stata rinviata all’anno prossimo. Tepco afferma che la rimozione di tutti gli isotopi radioattivi, tranne il Trizio, entro la fine di questo mese non è fattibile, e che i lavori dureranno probabilmente fino a maggio 2016. Circa 200.000 tonnellate di acqua devono ancora essere purificate; mentre circa 300.000 tonnellate sono state già trattate con il sistema ALPS, ma devono ancora essere sottoposte al trattamento Strontium-stripping, affinché tutte le concentrazioni di radionuclidi siano al di sotto limiti stringenti autoimposti dalla Tepco. Tuttavia, dato che è presumibile rimangano piccoli livelli rilevabili di alcuni isotopi anche dopo la purificazione, potrebbe essere necessario passare una seconda volta attraverso l’ALPS e lo Strontium-stripping; da cui il ritardo dichiarato.

Di Trizio, Stronzio e dei sistemi di rimozione dei radionuclidi a Fukushima Daiichi abbiamo già parlato qui e qui.

Eclissi e tempi moderni

Come preannunciato, l’eclissi parziale di questo equinozio di primavera ha lasciato un segno del suo passaggio nella produzione di elettricità da fotovoltaico un po’ in tutta Europa.
Specialmente in Germania, data la “consistenza” delle istallazioni e le condizioni meteorologiche ottimali.
Ecco una sequenza di immagini eloquenti:

eclissi@energewinde_sequenzaeclissi@energewinde6Una serie di screenshot dal sito della SMA Solar Technology AG e la simulazione della NASA dell’ombra proiettata dall’eclissi sull’Europa

In un’ora, dalle 9:45 alle 10:45 la produzione è precipitata da 13.4 GW a 5.2 GW.
Tuttavia, la risalita è stata rapida e notevole: in un’ora e un quarto il sistema ha raggiunto i 19.4 GW.
Con un calcolo molto approssimativo si può stimare che la mancata produzione di elettricità ammonti a circa 12-13 GWh.