Trieste Next: Il Comitato Nucleare e Ragione protagonista

Nell’ambito della terza edizione di “TRIESTE NEXT – Salone Europeo della Ricerca Scientifica“, quest’anno intitolato ENERGETHIC e dedicato al tema dell’energia, avrà luogo il 28 settembre a Trieste il convegno intitolato:

La bolletta energetica di oggi e domani. Cittadini, scienza e istituzioni: un confronto per la nuova Strategia Energetica

logo_triestenext
L’evento è co-organizzato dall’Università di Trieste e dal Comitato Nucleare e Ragione, con il seguente programma:

Introduce

Vanni Lughi, docente di Scienza e tecnologia dei materiali, Università di Trieste

Intervengono

Guido Bortoni, presidente Autorità Energia Elettrica, Gas e Sistema Idrico
Massimo Bruno,  responsabile relazioni istituzionali Enel
Livio De Santoli, docente di Impianti tecnici, Università La Sapienza di Roma
Umberto Laureni, assessore all’Ambiente ed Energia, Comune di Trieste
A seguire, tavola rotonda con
Massimo Bruno, responsabile relazioni istituzionali Enel
Livio De Santoli, docente di Impianti tecnici, Università La Sapienza di Roma
Maurizio Fermeglia, rettore Università di Trieste
Umberto Laureni, assessore all’Ambiente ed Energia, Comune di Trieste
Vanni Lughi, docente di Scienza e tecnologia dei materiali, Università di Trieste
Renato Angelo Ricci, presidente Associazione Galileo 2001
Stefano Saglia, membro Consiglio di Amministrazione TERNA
Federico Testa, commissario ENEA

Modera
Davide Giusti, ricercatore e tecnologo ENEA

La Tavola Rotonda sarà incentrata sul rapporto tra istituzioni e mondo della ricerca, in merito al possibile sviluppo di una più stretta collaborazione nella definizione di una strategia energetica sostenibile, competitiva ed efficiente. Verranno anche analizzate le problematiche legislative, ovvero i conflitti di competenza tra Stato e Regioni, che tuttora ostacolano l’adozione di politiche coerenti e di lungo termine.
ridottoverdi
L’evento avrà luogo alle ore 15:30 presso il Ridotto del Teatro Verdi di Trieste. L’ingresso è libero ma invitiamo tutte le persone interessate a partecipare, a registrarsi nel sito http://www.triestenext.it, per prenotare così un posto in sala.

Il Comitato Nucleare e Ragione, ora più che mai, è in prima linea nel promuovere un dibattito serio e ragionato tra i cittadini, le istituzioni scientifiche e gli amministratori, sulle tematiche energetiche.

Buone notizie da Fukushima

[Report della Tokyo Electric Power Company – Fukushima, 12 settembre 2014]

daiichi

I risultati concernenti il monitoraggio dell’acqua di mare, fuori dal porto di Fukushima Daiichi, mostrano che le molteplici misure messe in atto per affrontare le problematiche legate alla gestione dell’acqua alla centrale nucleare stanno permettendo di mantenere i livelli della radioattività in mare ben al di sotto dei limiti normativi.

Questo significa che gli sforzi di TEPCO e del Governo giapponese volti a ridurre la quantità di acqua contaminata che dall’impianto fluisce in mare sono finalmente premiati.

Il monitoraggio fuori dal porto di Fukushima Daiichi non viene condotto solo dalla TEPCO, ma anche da parte di terzi, come ad esempio l’Autorità per la Regolamentazione Nucleare giapponese (Japanese Nuclear Regulation Authority – JNRA) e la Prefettura di Fukushima.

I risultati del monitoraggio indicano che i livelli di radioattività nell’acqua di mare fuori dal porto sono ben al di sotto dei limiti fissati dal Governo del Giappone, ed anche al di sotto dei limiti più severi imposti per l’acqua potabile dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. (Lo standard OMS non consente più di 10 becquerel per litro, sia per il cesio-134 che per il cesio-137 o lo stronzio-90.)

I valori delle misure reali, prese da più postazioni, sono riportati sul sito della JNRA [http://radioactivity.nsr.go.jp/en/list/205/list-1.html], quello della TEPCO [http://www.tepco.co.jp/en/nu/fukushima-np/f1/smp/index-e.html], e quello della Prefettura di Fukushima [http://www.pref.fukushima.lg.jp/sec/16025c/genan208.html] (quest’ultimo solo in giapponese).

I dati forniti dimostrano che anche all’interno della zona portuale le concentrazioni di radioattività sono in costante diminuzione. I valori concernenti il Cesio sono notevolmente inferiori ai limiti JNRA in tutti i punti, ed anche quelli dello Stronzio sono entro i limiti normativi in più punti, all’interno del porto, tranne vicino ai reattori, dove le misurazioni recenti mostrano livelli di 70─100 Bq/l (il limite JNRA per lo stronzio-90 è pari a 30 Bq/l).

Sin dal momento dell’incidente, la TEPCO ha messo in atto una serie di strategie per ridurre il flusso di acqua contaminata in mare. Strategie che comprendono anche diversi progetti ancora in costruzione. Come risultato, il deflusso stimato di più sostanze è stato tagliato drasticamente. Ad esempio, rispetto al periodo precedente agosto 2013, si sono registrate le seguenti riduzioni:

  • stronzio-90 a circa un terzo;
  • cesio-137 ad un decimo.

Sono attesi ulteriori miglioramenti, grazie alle diverse strategie di gestione dell’acqua in fase di implementazione. In particolare, una volta completato il famoso “muro di ghiaccio” [1] e quello tra l’impianto e il mare, progettati per bloccare il flusso delle acque sotterranee (che si contaminano nei sotterranei della centrale), ed una volta messo in funzione il subdrain system, che correrà intorno alle strutture dei reattori catturando 500─700 tonnellate al giorno di acque freatiche. In questo modo si prevede di ridurre ulteriormente i deflussi di cesio-137 e stronzio-90 fino a un quarantesimo del valore attuale stimato [2].

Concludiamo invitando i più curiosi a consultare il documento elaborato dalla TEPCO per spiegare tutte le loro strategie per la gestione delle acque, tra cui i summenzionati subdrain system e seaside impermeable wall. Lo trovate qui:

http://www.tepco.co.jp/en/nu/fukushima-np/handouts/2014/images/handouts_140811_03-e.pdf

 

Note

[1]            Non mancano le critiche sull’effettiva utilità di quest’opera “faraonica”. Si legga a questo proposito il seguente interessante articolo:

http://thebreakthrough.org/index.php/programs/energy-and-climate/let-it-go

Qui, invece, vengono riportati alcuni problemi che sono emersi il mese scorso ed ulteriori approfondimenti: http://www.neimagazine.com/news/newsfukushima-ice-wall-unaffected-by-trench-water-freezing-problems-tepco-says-4337477

[2]            Si veda pagina 7 qui:

http://www.tepco.co.jp/en/nu/fukushima-np/handouts/2014/images/handouts_140811_03-e.pdf

La terra trema in Giappone, altrove vacillano vecchi castelli di carta

La notte tra venerdì 11 e sabato 12 dello scorso mese un terremoto di magnitudo 6.5 con epicentro al largo della città di Namie, distretto di Futaba, Giappone [1], ha messo in allerta i tecnici della centrale di Fukushima-Daiichi. Tuttavia, l’allarme tsunami è rientrato in appena due ore: una prima onda di circa 20 centimetri è arrivata meno di un’ora dopo la scossa a Ishinomaki, città costiera a nord di Sendai, mentre altre onde di pochi centimetri hanno toccato alcuni punti delle prefetture di Miyagi, Iwate e Fukushima. La società Tepco ha subito dichiarato che «nessuna nuova anomalia alle strutture è stata segnalata nell’immediato», ed ha dato successivamente conferma di tale dichiarazione con un comunicato stampa ad hoc [2].

La notizia ha prodotto una certa eco nei media a livello internazionale, ma anche tenuto conto dell’importanza di allarmi di questo tipo, in realtà le preoccupazioni di Tepco sono ben altre e riguardano il lavoro senza sosta che richiede il monitoraggio ed il contrasto delle perdite di acqua contaminata, il trasferimento degli elementi di combustibile e tutte le operazioni in corso per il mantenimento in sicurezza dei reattori incidentati.

art38fig1

Gli sforzi per il raggiungimento di una “situazione sotto controllo” non procedono senza intoppi: ritardi e problemi tecnici continuano ad abbondare e confondere. Con ripercussioni su ampia scala, vale a dire sull’intera “flotta” delle centrali nucleari giapponesi, che è attualmente ancorata nel “Porto del Forse”, in condizioni di non-operatività, con tutti i costi che ne conseguono.

A proposito di confusione, è difficile non notare come rimbalzino le notizie in conferme e smentite tra i servizi dell’ente pubblico radiotelevisivo NHK, gli articoli del Japan Times, i comunicati della Tepco e le strigliate dell’Autorità per la Regolamentazione Nucleare (NRA).

Per chi volesse approfondire l’argomento invitiamo a non trascurare mai i report ed i comunicati ufficiali, che forniscono un aggiornamento continuo qui, qui e qui.

Per chi considerasse questi dati eccessivamente “di parte” consigliamo un interessante articolo apparso su Popular Mechanics, dove Andrew Karam, esperto di lungo corso in radioprotezione, racconta la sua “spedizione” in Giappone, durante la quale nella primavera del 2011 ha effettuato diverse misure della radioattività nei pressi della centrale di Fukushima-Daiichi poco dopo l’incidente [3].

Il “reportage” di Karam, partendo dal presupposto che «non tutte le misure di radiazioni sono state create uguali», offre molti dati messi a confronto ed interessanti spunti di riflessione.

L’articolo è datato, nel senso che essendo comparso il 10 maggio 2011 non fornisce un aggiornamento; tuttavia quanto vi è riportato è ancora valido per approfondire il quadro della situazione. In particolare l’autore dichiara che grazie agli strumenti di cui si era dotato ha potuto constatare che la contaminazione da I-131 (isotopo radioattivo dello Iodio) era già allora ad un livello così basso da non essere rilevabile (emivita: circa 8 giorni), mentre era ovviamente persistente quella da Cs-137 e Cs-134 (isotopi radioattivi del Cesio). Inoltre, il lavoro di raccolta dati si è svolto in circa due settimane in un raggio di più o meno 20 chilometri dalla centrale. In questo arco di tempo e comprendendo il viaggio di andata e ritorno in aereo, l’ammontare dell’esposizione cui è stato sottoposto il dott. Karam è risultato pari a 12 mrem (i.e. 12 millirem ─ il rem è l’unità di misura della dose tipica del sistema in uso negli Stati Uniti: 1 millirem = 10 microsievert [4]).

Ora, quanto sin qui esposto ci fornisce un utile pretesto per parlare di un “terremoto” di ben altro genere, che sta minando le fondamenta di uno dei principali “costrutti a sfavore” dell’utilizzo della tecnologia nucleare: il modello LNT (Linear No-Threshold model), ossia l’Ipotesi Lineare Senza Soglia [5]. Ipotesi secondo la quale vige una proporzionalità diretta tra dose e danno da radiazioni – sottintendendo tipicamente un danno irreparabile ‒ qualsiasi sia la dose, la sorgente ed il corpo esposto (inteso come oggetto fisico).

L’U.S. Environment Protection Agency (EPA) è in procinto di aumentare in modo considerevole il “livello di minaccia da radiazioni”, vale a dire il livello al quale le radiazioni divengono una seria minaccia per la salute delle persone eventualmente esposte [6]. Attualmente il threat level è fissato, ad esempio, a 25 mrem/anno di dose equivalente alla popolazione per l’esposizione di tutto il corpo in situazioni ordinarie, ovvero pianificate, secondo lo standard della 40 CFR 190, datato 1977 [7]. Indiscrezioni fanno pensare che l’aumento potrebbe essere di 350 volte, ossia che l’asticella venga presto fissata a grossomodo 9 o 10 rem/anno nel caso di cui sopra.

Si noti che questi valori non tengono conto del fondo naturale di radioattività, che varia da zona a zona e che sarebbe pari a 25 mrem/anno, ad esempio, solo se si vivesse in una barca in mezzo all’oceano, per effetto dell’esposizione ai raggi cosmici provenienti dallo spazio [8]: questi valori rappresentano semplicemente una dose aggiuntiva, rispetto a quella naturale, e considerata come tollerabile indipendentemente dal valore medio che caratterizza il luogo in cui si vive.

Si noti, inoltre, che benché il modello utilizzato sia quello “senza soglia”, 25 mrem/anno costituiscono una sorta di “soglia di ragionevolezza”, per quanto bassa (e per molti ingiustificata/irragionevole). Questo perché nella pratica le linee guida per l’applicazione di suddetto modello hanno sempre raccomandato l’utilizzo del principio ALARA (As Low As Reasonably Achievable) [5]. La questione è, dunque, che cosa in base alle evidenze scientifiche sia da reputarsi ragionevole.

Si noti, infine, che per i “lavoratori esposti”, ossia per chi normalmente opera in particolari settori dell’industria e della medicina nucleare, il limite è già fissato negli Stati Uniti a 5000 mrem/anno (25000 mrem/anno in casi di emergenza). (In Italia tale limite, per i lavoratori esposti cosiddetti “di categoria A”, è pari a 2000 mrem/anno (20 mSv/anno) [9].)

art38fig2

L’innesco per il cambiamento è stato il riconoscimento da parte del Governo di due dati di fatto. Il primo è la realtà del terrorismo nucleare. Il Government Accounting Office (GAO) ha insistito affinché l’EPA stabilisca limiti realistici in conformità con le ultime scoperte scientifiche. Come si può leggere nel “Report to the Chairman, Committee on Homeland Security and Governmental Affairs, U.S. Senate: Nuclear Terrorism Response Plans” del settembre 2013 [http://gao.gov/assets/660/658336.pdf], con i limiti attualmente in vigore, l’esplosione di una piccola “bomba sporca” (i.e. bomba convenzionale contenente materiale radioattivo) in una città americana comporterebbe l’evacuazione di centinaia di migliaia di persone. Il secondo è l’impatto reale della contaminazione radioattiva post incidente di Fukushima sulla salute delle persone. Dopo la catastrofe circa 130.000 persone sono state portate via a forza dalle loro abitazioni o dai luoghi di cura in cui si trovavano dietro un ordine di evacuazione emesso in conformità con gli standard di radioprotezione cautelativi basati sul modello LNT. Questo ha provocato la morte di circa 1600 persone: qualche centinaia di uomini e donne anziani e/o malati, che non sono sopravvissuti allo stress ed agli inconvenienti del trasferimento d’urgenza, e diverse decine di persone sane che hanno trovato nel suicidio l’unico sollievo ad una situazione opprimente dovuta in parte al terrore delle radiazioni ed in parte allo sconvolgimento delle abitudini di vita [10].

Riportiamo questi dati con il massimo rispetto per le vittime e per il dolore causato dalla loro morte, ma anche con l’imbarazzo di chi stenta a credere che si possa morire per la paura delle radiazioni e dei loro effetti. Nessuna di queste persone aveva ricevuto una dose tale da mettere seriamente in pericolo la propria salute nell’immediato come nel futuro [11]. In parole povere un numero impressionante di anziani e/o malati è morto nel giro di poche settimane per evitare il rischio remoto di sviluppare qualche forma di tumore in futuro (o chi sa quale terrificante mutazione fantascientifica). Era davvero impensabile fornire loro adeguate cure ed assistenza in loco, evitando anche la contaminazione radioattiva all’esterno con la permanenza in strutture chiuse e controllate?

Attualmente si può ancora leggere sul sito web dell’EPA che «non esiste alcuna solida base per stabilire un livello “sicuro” di esposizione alle radiazioni, oltre al fondo naturale. Per quanto riguarda gli effetti stocastici, diverse sorgenti emettono radiazioni molto al di sotto dei livelli naturali. Questo rende estremamente difficile isolare ed identificare i loro effetti stocastici» [12]. In verità, evidenze scientifiche a supporto dell’esistenza di un livello sicuro di esposizione (i.e. con rischio trascurabile, o meglio con rischio di danno biologico non distinguibile da quello associato all’esposizione al fondo di radioattività naturale o all’azione di altri agenti chimici o fisici) sono state raccolte in numerosi studi [13]. Ed è proprio a partire da questi lavori, e dalle considerazioni raccolte negli ultimi documenti dell’UNSCEAR, che si muove la modifica in corso [6].

In pratica non si tratta di una vera e propria “rivoluzione copernicana”, in quanto l’agenzia si sta adoperando per spostare in alto l’asticella del livello di guardia, non per un rigetto tout-court del modello LNT. Questo, però, ha messo in allarme rosso quanti basano la propria ostilità all’utilizzo dell’energia atomica sull’assunto che non esiste una “soglia di sicurezza totale”. Assunto a partire dal quale si vuole dedurre che qualsiasi dose è in qualche modo nociva.

art38fig3

Ed ecco svelata l’origine del titolo volutamente provocatorio di questo post: le carte che ballano alla base del castello sono i regolamenti che riportano, tra le altre cose, i vincoli per la gestione in sicurezza degli impianti di tutta la filiera nucleare per l’intero ciclo “dalla culla alla tomba”. Riconoscere che tali vincoli sono stati sino ad ora frutto di una sovrastima eccessiva dell’incidenza di effetti stocastici dannosi per l’uomo significa anche riconoscere che alcuni mantra del tipo “ogni piccola radiazione uccide”, suonano quantomeno come una nota stonata.

Naturalmente una revisione dei limiti in questione avrebbe anche ripercussioni economiche notevoli e non sono pochi quelli che stimano in decine di miliardi di dollari (centinaia a livello mondiale) i costi di un’interpretazione pessimistica e cautelativa del rischio correlato alle pratiche che prevedono l’uso di materiali radioattivi.

Ma quello che ci preme evidenziare qui è l’importanza della fonte da cui scaturisce l’esigenza di tali limiti, ossia l’importanza della salute degli uomini e dell’ambiente. Su questo dovremmo essere tutti d’accordo.

È, dunque, quantomai auspicabile che la riflessione su di un argomento così complesso e delicato si faccia sempre più attenta e che si eviti di miscelare nel modo scorretto scienza e politica.

Due anni fa Theodore Rockwell [14] ha scritto qualcosa a questo proposito, nel suo stile sempre forte e combattivo ma non perentorio. Si tratta dell’introduzione ad una particolare pubblicazione dell’American Nuclear Society intitolata “President’s Special Session: Low-Level Radiations and Its Implications for Fukushima Recovery”. È un’introduzione ma noi ve la proponiamo come conclusione su cui meditare:

«Fukushima ha dimostrato che l’ossessiva volontà di ridurre quelle dosi di radiazione che sono già innocue non solo non ha portato ad alcun miglioramento nella sicurezza, ma ha di fatto causato una quantità senza precedenti di sofferenza umana, altrimenti del tutto evitabile. Per di più, rendendo i controlli via via più severi e con limiti sempre più stringenti, l’impressione che si trasmette è che si continui a scoprire che finora non eravamo stati sufficientemente al sicuro. Quale altra ragionevole conclusione si potrebbe trarre?»

art38fig4

Note:

[1] per la precisione 135 km a est-sudest di Namie; coordinate: 37.040° N 142.425° E; profondità 10.5 km; orario 21:21:59 UTC+02:00 ─ dati della U.S. Geological Survey.

[2] http://www.tepco.co.jp/en/press/corp-com/release/2014/1238987_5892.html

[3] qui l’articolo e qui due righe su chi è Andrew Karam.

[4] nel Sistema Internazionale di Unità di Misura (S.I.) la dose equivalente si misura in sievert (Sv). Rispetto al rem, vecchia unità CGS ancora ampiamente adottata negli Stati Uniti, vale la seguente formula di conversione: 1 rem = 0.01 Sv.

Per maggiori dettagli sulla radioattività, la definizione di dose e gli effetti biologici delle radiazioni, si faccia riferimento ai nostri articoli qui, qui e qui.

[5] la voce wikipedia è abbastanza chiarificatrice: http://it.wikipedia.org/wiki/Modello_Linear_no-threshold (ancor meglio la pagina in inglese ─ molto interessante soprattutto il paragrafo intitolato “Mental health effects”, che richiama gli argomenti trattati nel presente post). È importante sottolineare che non si tratta, come erroneamente viene spesso riportato, di una teoria scientifica, ma di una semplice ipotesi, basata su alcuni dati sperimentali raccolti ad un certo valore di esposizione e con un certo tasso di dose equivalente con successiva estrapolazione a più bassi/alti livelli. Il problema principale di tale modello, oltre al fatto di non tenere in alcun conto il tempo di esposizione, è che mentre l’estrapolazione ad alti livelli è supportata da evidenze scientifiche sperimentali e statistiche, quella a bassi livelli non lo è. Da qui l’affiancamento alla “filosofia ALARA”.

Il modello risulta utile – dimenticando i costi economici per quanto concerne lo studio e la costruzione di sistemi, dispositivi e barriere con approccio radio-protezionistico cautelativo; rimane, però, senz’altro vero che, se lo si utilizza per il calcolo degli effetti sulla popolazione a seguito di contaminazioni post-incidente o dosi collettive di vario genere, si ottiene come risultato principale quello di indurre allarmi ingiustificati (le raccomandazioni dell’International Commission on Radiological Protection a tal proposito sono molto chiare).

Esistono, inoltre, alcuni fondati sospetti sulla nascita di tale ipotesi (si veda ad esempio la seguente intervista: http://www.atomiperlapace.it/articoli/energia-nucleare/44-the-lnt-fraud).

Per approfondire l’argomento si consiglia di partire con la lettura di: http://www.associazioneitaliananucleare.it/wp-content/uploads/2013/11/Esposizione-a-basse-dosi-di-radiazioni-ionizzanti.pdf

[6] qui di seguito alcuni link con dettagli sulla campagna di consultazione pubblica: http://www.regulations.gov/#!documentDetail;D=EPA-HQ-OAR-2013-0689-0001

http://www.troutmansandersenergyreport.com/2014/02/epa-requests-comments-on-radiation-protection-standards-for-nuclear-power-operations/

http://www.epa.gov/radiation/laws/190/

[7] «The annual dose equivalent does not exceed 25 millirems to the whole body, 75 millirems to the thyroid, and 25 millirems to any other organ of any member of the public as the result of exposures to planned discharges of radioactive materials, radon and its daughters excepted, to the general environment from uranium fuel cycle operations and to radiation from these operations.»

[http://www.epa.gov/radiation/docs/laws/40cfr190/40cfr190text.pdf]

Per chi non lo sapesse il “CFR”, Code of Federal Regualtions è il codice delle norme emanate dall’Esecutivo e dalle Agenzie Federali degli Stati Uniti d’America e pubblicate nel Federal Register, che è l’equivalente americano della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

[8] tenendo conto anche delle radiazioni naturali di origine terrestre (i.e. provenienti da isotopi radioattivi normalmente presenti nella crosta terrestre, nei materiali da costruzione, nell’acqua, negli alimenti, ecc.) la media mondiale della dose equivalente da fondo di radioattività naturale è pari a 240 mrem/anno ─ ovvero circa 10 volte superiore.

[http://www.unscear.org/docs/reports/2008/09-86753_Report_2008_Annex_B.pdf]

[9] per la precisione, un lavoratore esposto di categoria A non può superare nessuno dei seguenti valori annui: 20 mSv di dose equivalente complessiva; 150 mSv per il cristallino; 500 mSv per la pelle, le mani, gli avambracci, i piedi e le caviglie. I limiti per il pubblico sono invece: 1 mSv di dose equivalente complessiva; 15 mSv per il cristallino; 50 mSv per la pelle, le mani, gli avambracci, i piedi e le caviglie. Qui di seguito il link al testo del Decreto Legislativo 230/95 (con successive modifiche ed integrazioni) che disciplina in Italia la radioprotezione per i lavoratori e la popolazione:

http://www.lavoro.gov.it/SicurezzaLavoro/Documents/DLgs_230_modificato.pdf

[10] ecco un paio di articoli dove se ne è parlato:

http://japandailypress.com/evacuation-related-deaths-now-more-than-quaketsunami-toll-in-fukushima-prefecture-1841150/

http://www.japantimes.co.jp/news/2014/02/20/national/post-quake-illnesses-kill-more-in-fukushima-than-2011-disaster/#.U8znofl_v74

[11] «To date, there have been no health effects attributed to radiation exposure observed among workers, the people with the highest radiation exposures. To date, no health effects attributable to radiation exposure have been observed among children or any other member of the population; (…) A system was established on 20 May 2011 for the management of radiation exposures and medical monitoring of occupationally exposed people involved in dealing with the emergency situation. As of 10 March 2012, none of the six deaths noted since 11 March 2011 had been attributed to exposure to ionizing radiation; (…) Only a few studies have been published on exposure to non-human biota arising from the releases of radionuclides in which dose rates to biota have been estimated explicitly. Those studies show somewhat contrasting results. The highest exposures of wildlife appear to be associated with the marine environment.»

[Report of the United Nations Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiation ─ Fifty-ninth session (21-25 May 2012) ─ General Assembly Official Records Sixty-seventh session Supplement no. 46, V.12-55385, pp. 4-5]

[12] «There is no firm basis for setting a “safe” level of exposure above background for stochastic effects. Many sources emit radiation that is well below natural background levels. This makes it extremely difficult to isolate its stochastic effects.»

[ http://www.epa.gov/rpdweb00/understand/health_effects.html ]

[13] alcune pubblicazioni le abbiamo già linkate qui, alla voce “Per consultare le fonti ed approfondire”.

[14] T. Rockwell, ingegnere nucleare, è riconosciuto come uno dei pionieri di questa tecnologia negli Stati Uniti. Dopo essersi distinto in diversi campi ha continuato anche in pensione a fornire il prezioso contributo della sua esperienza attraverso varie consulenze e numerosi interventi gratuiti ed appassionati a favore del continuo progresso dell’industria nucleare per usi civili. È morto a Chevy Chase, nella sua casa nel Maryland, il 31 marzo 2013 all’età di 90 anni.

Risposte veloci a domande pertinenti – parte terza

Pubblichiamo la terza e ultima serie di “domande e risposte” sul tema della radioattività.
Le precedenti puntate sono reperibili ai seguenti link: https://nucleareeragione.org/2014/04/02/risposte-veloci-a-domande-pertinenti-prima-parte/ e https://nucleareeragione.org/2014/04/14/risposte-veloci-a-domande-pertinenti-parte-seconda/
Per chiarimenti o richieste di approfondimenti, non esitate a contattarci via mail (nucleareeragione@gmail.com) o commentando direttamente gli articoli.

Si è parlato di fondo di radioattività naturale, che cos’è?

Il fondo di radioattività naturale è la quantità di radiazioni ionizzanti dovuta a cause naturali, osservabile e rilevabile ovunque sulla Terra. Esso è di origine sia terrestre (dovuto a isotopi radioattivi naturali contenuti nella crosta terrestre), sia extraterrestre (dovuto ai raggi cosmici, che costantemente “bombardano” il nostro pianeta, interagendo con l’atmosfera e producendo “sciami” di particelle secondarie che giungono parzialmente fino al suolo) [8]. La media mondiale della dose equivalente di radioattività assorbita da un essere umano e dovuta al fondo naturale è di 2.4 mSv per anno. Tuttavia il livello di tale fondo varia da luogo a luogo in modo significativo [9]. Va precisato che alle fonti prettamente naturali si sono via via aggiunte fonti artificiali, legate all’attività industriale o dovute ai test atomici.

Cos’è una nube radioattiva?

Con il termine nube radioattiva viene comunemente denominata la diffusione in atmosfera di radionuclidi a seguito di esplosioni, perdite o fuoriuscite protratte nel tempo. Tale terminologia può dare adito a confusione. In primo luogo non è immediata la distinzione dal fall-out nucleare. In secondo luogo nell’immaginario comune tale nube viene immediatamente associata al fumo denso di detriti tipico delle demolizioni di grossi edifici o delle eruzioni vulcaniche. In realtà, mentre le polveri diffuse da queste grosse esplosioni formano nubi dense e ben visibili, che possono davvero contenere anche grossi quantitativi di radionuclidi, soprattutto le ceneri vulcaniche [10], le nubi radioattive sollevate da eventuali esplosioni (che possono essere solo chimiche!) in centrali nucleari non sono affatto visibili nel loro propagarsi in atmosfera e vengono rintracciate esclusivamente mediante rilevazioni con strumenti appropriati [11].

In cosa si differenzia il fall-out nucleare?

La cosiddetta ricaduta radioattiva che consegue le esplosioni di ordigni nucleari e termonucleari è un evento che si divide in una fase primaria ed una secondaria ed è caratterizzato dall’elevato numero di neutroni coinvolti con fissioni e/o generazione di catene di decadimento radioattivo. In questo caso la nube è visibile al momento dell’esplosione (nella tipica forma a fungo, che contraddistingue, però, anche le grosse esplosioni chimiche) e la visibilità è dovuta alla densità di polveri e detriti trascinati nei moti convettivi a causa dell’energia sprigionata dalla detonazione. A seguito dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki e dei vari test atomici la contaminazione radioattiva dell’atmosfera si è protratta nel tempo, ma non è rimasta visibile ad occhio nudo alcuna nube radioattiva.

La radioattività artificiale è più pericolosa di quella naturale?

Dipende. È impossibile rispondere escludendo un accurato esame di tutte le caratteristiche dei fattori in gioco. Il dato di fatto da cui deve partire ogni considerazione è che la radioattività di origine antropica, pur riguardando radiazioni ionizzanti indotte artificialmente, per quanto riguarda decadimenti ed emissioni rientra nella stessa casistica di quella naturale: non esiste una radiotossicità specifica dei radionuclidi artificiali, né tantomeno una maggiore pericolosità intrinseca [12].

È vero che la radioattività aumenta nel tempo?

Dipende dal sistema in esame (chiuso o aperto), dal fatto che la sorgente sia interna o esterna, dal tipo di radiazioni emesse dalla sorgente (in grado o no di generare nuovi radionuclidi o di attivarne altri) e dal tempo di osservazione (istante di partenza e durata). In generale, comunque, come dice il nome stesso, i processi di decadimento atomico comportano nel tempo la scomparsa del fenomeno stesso: a seguito delle disintegrazioni vengono a meno gli isotopi-sorgente, si riduce il loro numero in ogni mole di una data sostanza e tutte le catene di decadimento tendono ad un isotopo stabile (i.e. non-radioattivo). L’arco di tempo in cui avviene tale riduzione dipende dall’emivita caratteristica di ogni tipo di radio-isotopo. L’emivita (i.e. tempo di decadimento) è definita come il tempo occorrente perché la metà degli atomi di un campione puro dell’isotopo decadano in un altro elemento.

Note ed ulteriori letture

[8] Volendo essere più precisi si distingue tra origine tellurica, aerea (essenzialmente Radon) e cosmica.

[9] In Italia, ad esempio, la dose equivalente media valutata per la popolazione è di 3.3 mSv/anno, ma varia notevolmente da regione a regione. Per ulteriori dettagli si consulti: http://annuario.isprambiente.it/sites/default/files/pdf/2005-2006/versione_integrale/Radiazioni%20ionizzanti.pdf

Occorre ricordare che i radioisotopi contenuti nella crosta terrestre si trovano per gioco di forza negli alimenti e in quasi tutti gli oggetti d’uso quotidiano ed inoltre che un non trascurabile contributo alla dose annuale assorbita dalla popolazione è attribuibile agli esami diagnostici cui normalmente ci si sottopone nel corso della vita (radiografie, TAC, PET, mammografie, scintigrafie, ecc.). Infine, nel computo totale non vanno dimenticate le dosi dovute al trattamento radioterapico per la cura dei tumori.

[10] Durante l’ultima eruzione del vulcano islandese Eyjafjöll (aprile 2010) nelle prime 72 ore furono immesse nell’atmosfera 200 milioni di tonnellate di ceneri. Tenuto conto della concentrazione media di Uranio e Torio nella crosta terreste e nel magma, fu stimata una dispersione nella nube pari a 400 t (U) e 1300 t (Th), da cui 20 TBq e 16 TBq rispettivamente. Naturalmente la maggior parte del materiale fuoriuscito si depositò nei pressi del vulcano islandese o in mare. Tuttavia, essendo stato calcolato che circa il 20% del particolato aveva un diametro di 10 micron, la probabilità di trasporto con deposizione a distanze maggiori era non trascurabile e l’IRSN (Institut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire) svolse alcuni studi in Francia. Per saperne di più: http://www.irsn.fr/FR/connaissances/Environnement/expertises-radioactivite-naturelle/Pages/Impact-nuage-cendres-eruption-volcan-islandais-Eyjafjoll.aspx

Qualcuno si impegnò anche a fare una stima della radiotossicità ‘teorica’  [ http://energie.lexpansion.com/climat/le-nuage-du-volcan-eyjafjoll-plus-radioactif-que-thernobyl_a-35-4448.html ]. Considerata la tipologia di radiazioni emesse dai radionuclidi della famiglia (serie) dell’Uranio e del Torio ne risultò una potenziale radiotossicità delle ceneri vulcaniche (legata soprattutto ad ingestione ed inalazione) tre volte superiore a quella dell’aria carica di Cesio-137 della famosa ‘nube radioattiva’ proveniente da una tristemente nota località ucraina. Occorre precisare che radioattività e radiotossicità non sono sinonimi?

[11] Il 27 aprile 1986 i lavoratori della centrale nucleare svedese di Forsmark furono trovati inspiegabilmente positivi al controllo della contaminazione radioattiva durante l’usuale procedura di ingresso al turno di lavoro del mattino. Controlli successivi eseguiti sui filtri dei sistemi di ventilazione degli edifici della centrale rivelarono la presenza di prodotti di fissione. I risultati furono presto resi pubblici, confrontati e valutati. In questo modo la comunità internazionale venne a sapere che era avvenuto un importante rilascio di materiale radioattivo e crebbe il sospetto che ciò fosse dovuto ad un incidente grave presso un impianto nucleare. In seguito tale impianto fu identificato nel reattore numero 4 di Chernobyl.

[12] Spesso la radioattività naturale viene trascurata, l’attenzione, non solo della popolazione, ma anche di tecnici ed esperti vari, si incentra sulla radioattività ‘provocata dall’uomo’. Non sono pochi coloro i quali ancora ignorano che il corpo umano è per sua natura radioattivo, ad esempio. Riconoscere l’esistenza e la consistenza del fondo di radioattività naturale non significa accantonare la radioattività indotta. Le modifiche subite da tale fondo negli ultimi decenni, a seguito delle attività industriali (tecnologia nucleare e convenzionale) o dai test atomici, possono fornire un utile termine di paragone per la valutazione di contaminazioni a seguito di incidenti. Un altro termine di riferimento è la radioattività di origine artificiale assorbita dagli esseri umani in ambito medico, tramite tecniche di radiodiagnostica o radioterapia. In ogni caso, è vero che le radiazioni artificiali sono potenzialmente dannose, con vari livelli di pericolosità; ma forse vale la pena ricordare che, salvo incidenti, le radiazioni artificiali della filiera nucleare non vengono in alcun modo assorbite dall’uomo o dall’ambiente se non in quantità trascurabili, decisamente inferiori al fondo naturale.

[13] Se in tot grammi di un dato elemento radioattivo ad un dato istante t1 si hanno N radionuclidi, all’istante t2 se ne hanno N/2, dove t2 = t1 + Δt_emivita. Si noti che tutti gli atomi di una data mole radioattiva hanno la stessa probabilità di disintegrarsi in un dato tempo. Inoltre, gli isotopi ‘più radioattivi’ hanno tempi di decadimento più brevi: si trasformano (direttamente o per successivi stadi intermedi della catena di decadimento) in elementi stabili e non-radiotossici più velocemente – da cui un picco di radioattività anche alto, ma sicuramente stretto.

Per consultare le fonti ed approfondire:

Pillole di Fisica – HyperPhysics – Dept. of Physics & Astronomy – Georgia State University, USA:

http://hyperphysics.phy-astr.gsu.edu/Hbase/nuclear/radact.html

Definizione dei concetti di base inerenti le radiazioni – Health Physics Society, USA:

http://hps.org/publicinformation/radterms/

Cos’è la radioattività? – Laboratori Nazionali del Gran Sasso, Italia:

http://www.lngs.infn.it/lngs_infn/index.htm?mainRecord=http://www.lngs.infn.it/lngs_infn/contents/lngs_it/public/educational/physics/radioactivity

Cos’è la fissione? – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile

(ENEA), Italia:

http://www.enea.it/it/enea_informa/le-parole-dellenergia/fissione-nucleare

Ulteriori approfondimenti su fisica e tecnologia nucleare – ENEA, Italia:

http://www.enea.it/it/enea_informa/le-parole-dellenergia/fissione-nucleare/approfondimenti

FAQ – radiazioni – tecnologia ed effetti sull’uomo e l’ambiente – Commitee on Medical Aspects of Radiation in

the Environment (COMARE), UK:

http://www.comare.org.uk/comare_faq.htm

Libro bianco – meccanismi biologici legati all’effetto delle radiazioni su organismi e tessuti organici – United

Nations Scientific Commitee of the Effects of Atomic Radiations (UNSCEAR):

http://www.unscear.org/docs/reports/Biological_mechanisms_WP_12-57831.pdf

Risultati aggiornati dell’ampio studio in corso sugli effetti della contaminazione radioattiva conseguente

all’incidente di Chernobyl – United Nations Scientific Commitee of the Effects of Atomic Radiations

(UNSCEAR):

http://www.unscear.org/unscear/it/chernobyl.html

http://www.iaea.org/Publications/Booklets/Chernobyl/chernobyl.pdf

e sugli effetti delle radiazioni ionizzanti in generale:

http://www.unscear.org/docs/reports/2008/11-80076_Report_2008_Annex_D.pdf

http://www.unscear.org/docs/reports/2001/2001Annex_pages%208-160.pdf

Stato dell’arte secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (IAEA) – effetti sugli uomini e

l’ambiente:

http://www.iaea.org/Publications/Booklets/RadPeopleEnv/pdf/radiation_low.pdf

e relativo approfondimento inerente le centrali nucleari con reattori ad acqua leggera:

http://www-ns.iaea.org/downloads/iec/health-hazard-perspec-charts2013.pdf

Qualche articolo interessante:

“Integrated Molecular Analysis Indicates Undetectable Change in DNA Damage in Mice after Continuous

Irradiation at ~ 400-fold Natural Background Radiation”, W.Olipitz et al., volume 120, number 8, p. 1130,

August 2012, Environmental Health Perspectives

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3440074/pdf/ehp.1104294.pdf

e successivo ‘botta&risposta’:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3491951/pdf/ehp.1205564R.pdf

“Cancer risks attributable to low doses of ionizing radiation: Assessing what we really know”, D. J. Brebber

et al., Proceedings of the National Accademy of Sciences of the United States of America, vol. 100 no. 24,

13761–13766, doi: 10.1073/pnas.2235592100

http://www.pnas.org/content/100/24/13761.full

“The Cancer Mortality in High Natural Radiation Areas in Poland”, K. W. Fornalsky & L. Dobrzyn´ski, Dose-
Response, 10:541–561, 2012 – Formerly Nonlinearity in Biology, Toxicology, and Medicine, Copyright © 2012

University of Massachusetts ISSN: 1559-3258, DOI: 10.2203/dose-response.11-035.Fornalski

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3526327/

“Mortality of employees of the Atomic Weapons Establishment, 1951-82”, V. Borel et al., US National Library

of Medicine, BMJv.297(6651); Sep 24, 1988PMC1834407

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1834407/

“Evidence Supporting Radiation Hormesis in Atomic Bomb Survivor Cancer Mortality Data”, M. Doss, Dose-
Response, 10:584-592, 2012 – Formerly Nonlinearity in Biology, Toxicology, and Medicine. Copyright © 2012

University of Massachusetts ISSN: 1559-3258, DOI: 10.2203/dose-response.12-023.Doss

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3526329/pdf/drp-10-584.pdf

È ora di mandare in pensione il modello LNT (Linear Non Threshold)?

http://www.associazioneitaliananucleare.it/wp-content/uploads/2013/11/Esposizione-a-basse-dosi-di-radiazioni-ionizzanti.pdf

Una prospettiva sui rischi da radiazioni – Position Statement of Health Physics Society, USA:

http://hps.org/documents/risk_ps010-2.pdf

Le centrali nucleari fanno venire la leucemia?

“Further consideration of the incidence of childhood leukaemia around nuclear power plants in Great Britain”, COMARE 14th report, UK

http://www.comare.org.uk/press_releases/documents/COMARE14report.pdf

“Nuclear power plants do not raise risk of leukaemia in children”, British Journal of Cancer, 13 September 2013:

http://www.cancerresearchuk.org/about-us/cancer-news/press-release/nuclear-power-plants-do-not-raise-
risk-of-leukaemia-in-children

Radioattività atmosferica di fondo – analisi dei dati in Italia – Aeronautica Militare, Ministero della Difesa, Italia:

http://www.aeronautica.difesa.it/RivistaMeteo/Repository/Pagine/2011_01_RadioAtmo.aspx

Un nuovo studio del MIT sull’esposizione prolungata alle radiazioni – “A new look at prolonged radiation

exposure – MIT study suggests that at low dose-rate, radiation poses little risk to DNA”, MIT news,

Massachusetts Institute of Technology, May 2012, USA:

http://web.mit.edu/newsoffice/2012/prolonged-radiation-exposure-0515.html

Ulteriori approfondimenti sugli effetti delle radiazioni ionizzanti – Dossier dell’ANS (Autorité de Sûreté

Nucléaire), Francia:

http://www.asn.fr/Informer/Dossiers/Les-effets-des-rayonnements-ionisants

“L’immaginario collettivo e la realtà – Radioattività e Radioprotezione”, Associazione Italiana Nucleare,

QUADERNO AIN n. 5, 21mo SECOLO SCIENZA E TECNOLOGIA n. 1-2010

http://www.associazioneitaliananucleare.it/wp-content/uploads/2011/07/Quaderno-AIN-n.5.pdf

Vulcani e radioattività – un caso di studio – “Nuage de cendres du volcan Eyjafjöll sur la France: Résultats des

analyses de l’IRSN”, Istitut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire, Note d’Information, Juin 2010:

http://www.irsn.fr/FR/Actualites_presse/Actualites/Documents/IRSN_NI_Nuage-volcanique-
Eyjafjoll_10062010.pdf

Per saperne di più su storia, normative e misure di prevenzione inerenti la radioprotezione – Associazione

Nazionale Professionale Esperti Qualificati nella sorveglianza fisica di radioprotezione, Italia:

http://www.anpeq.it/anpeq/index.html

Un’altra Tavola delle Dosi, per gentile concessione di David MacKay (autore di “Sustainable Energy – Without

the Hot Air”):

http://www.inference.phy.cam.ac.uk/sustainable/book/metapost/dose.pdf

Per saperne di più sugli agenti cancerogeni e loro classificazione – IARC Monographs on the Evaluation of

Carcinogenic Risks to Humans, International Agency for Research on Cancer, OMS:

http://monographs.iarc.fr/ENG/Classification/index.php

Un interessante grafico a torta sulla ‘radiazione di fondo’:

http://www.nucleonica.net/naturalra.aspx

Elezioni europee 2014: quale spazio alle tematiche energetiche?

La sicurezza energetica rappresenta uno dei temi cruciali per il futuro dell’Unione Europea. Quanta considerazione ha questo tema nel dibattito politico italiano?

Conferenza Nazionale sull'Energia

La sicurezza energetica rappresenta uno dei temi cruciali per il futuro dell’Unione Europea.
Il risparmio energetico, l’incremento della produzione interna, la diversificazione delle fonti e il completamento del mercato interno sono elementi fondamentali per ridurre la dipendenza energetica del nostro Continente.
Proprio oggi, 21 maggio 2014, a pochi giorni dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, la Commissione Europea ha ospitato una conferenza sul tema, intitolata Paving the way for a European Energy Security Strategy. Questo importante evento, a cui hanno partecipato rappresentanti dei Paesi dell’Unione ed extra-UE, membri delle compagnie del settore energetico, enti regolatori, associazioni e comitati di esperti, non ha avuto un adeguato risalto nel panorama mediatico italiano.

ESSC_conference

E’ significativo rilevare come anche in questa occasione i temi realmente significativi per il destino economico, sociale ed ambientale dell’Europa non siano entrate nell’agenda del dibattito politico del nostro Paese. Le eccezioni sono…

View original post 112 altre parole

Ritorno a Fukushima

In occasione del terzo anniversario del cataclisma che ha devastato il Giappone, nippon.com ha pubblicato un rapporto dettagliato sulla condizione dei profughi con opportuna distinzione tra le vittime dello tsunami e gli sfollati a seguito della contaminazione radioattiva.

Torniamo, dunque, a parlare di Fukushima provando a seguire virtualmente le sorti di quelle persone che poco alla volta stanno ripopolando le zone evacuate, senza dimenticare chi vorrebbe tornare a casa ma non può, e chi potrebbe ma non vuole o non se la sente, perché non sono abbastanza le rassicurazioni, l’assistenza e/o gli incentivi.

Proveremo anche ad immaginarci nelle scarpe antinfortunistiche di chi a Fukushima continua a lavorare assiduamente, con gli occhi di tutto il mondo puntati addosso, affinché siano mantenuti in condizioni di sicurezza gli impianti nucleari incidentati.

Sulla strada verso casa

Al 13 febbraio 2014, i profughi dello tsunami erano 267419, qualche migliaia in meno rispetto ai primi mesi del 2013, più di 200000 in meno rispetto a tre anni fa. Gran parte della diminuzione nell’ultimo anno è dovuta al fatto che molte persone hanno deciso di trasferirsi altrove definitivamente.

ImageFoto significativa, del 2013, tratta da un articolo del Die Welt “forse” eccessivamente allarmistico, visti gli ultimi sviluppi. [http://www.welt.de/vermischtes/article121490906/Fukushima-Gebiet-wohl-fuer-immer-unbewohnbar.html]

Nel frattempo proseguono con forti ritardi gli sforzi per rialloggiare queste vittime. La costruzione di complessi abitativi permanenti nei luoghi dove la maggior parte dei rifugiati viveva in precedenza è ferma ad un 2%; mentre solo il 5 % dei progetti di delocalizzazione previsti sono stati completati ed il 64 % sono in fase di avanzamento a livelli diversi. Il recupero delle attività commerciali va anche peggio. Per ovvi motivi, rispetto alle altre quattro prefetture più danneggiate dallo tsunami, i ritardi nella prefettura di Fukushima sono acuiti: in particolare rimangono ancora diverse aree interdette oltre alla zona comprendente la centrale Daiichi e le immediate vicinanze. Tuttavia, qualche buona notizia arriva dal settore agricolo, che nella prefettura di Iwate è addirittura al 101 % dei livelli pre-disastro, in quella di Miyagi al 99 %, ed in quella di Fukushima al 85% [1].

A partire dal mese corrente l’Agenzia per la Ricostruzione ha abolito i vincoli di residenza in una delle zone completamente evacuate nel distretto di Tamura. Si tratta di 350 persone che possono far ritorno in modo permanente alle loro abitazioni, presso quello che un tempo era il villaggio di Miyakoji. La cittadina è sita nell’area di esclusione che a seguito dell’incidente è stata stabilita per un raggio di 20 km attorno alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Come già accennato, rimangono molte altre zone interdette, ma entro breve altri 31000 sfollati potrebbero ricevere il via libera. Le condizioni sine qua non per il ripopolamento sono il completamento dei progetti di bonifica e la riduzione dell’esposizione alle radiazioni a livelli inferiori a 20 mSv/anno (i.e. limite di esposizione in vigore per i lavoratori in ambito “nucleare”, stabilito in base ad accurata valutazione dei rischi, con criteri cautelativi) [2]. In realtà, sia la zona di Miyakoji che gran parte della prefettura è caratterizzata da livelli che non superano il 15% di suddetto valore di riferimento [3].

Ad ogni modo, la chiave di volta perché il progetto di ripopolamento delle zone evacuate abbia successo è la cura delle ansie che frenano molti dei diretti interessati. L’esitazione di questi residenti si basa principalmente sui timori legati agli effetti dei bassi livelli di esposizione alle radiazioni, che per quanto possano essere biologicamente innocui, continuano ad inquietare chi non ha una chiara percezione dei rischi reali, ovvero una consapevolezza legata alla comprensione del fenomeno, soprattutto in rapporto alle condizioni naturali in loco prima dell’incidente o altrove, dove non è mai stata necessaria un’evacuazione. Infatti, con “biologicamente innocua” si intende, volendo essere pignoli, un’esposizione alle radiazioni i cui eventuali effetti non sono distinguibili da quelli di altri agenti chimici e/o fisici che di norma incidono in un qualche modo non rilevabile sulla salute degli esseri umani, della fauna e della flora in generale. Occorre senz’altro una paziente opera di comunicazione, un’adeguata assistenza prolungata nel tempo e forse qualche opportuno incentivo. Non pochi remano contro gli sforzi di medici ed esperti di radioprotezione, ma ci sono anche molti presupposti perché vincano le raccomandazioni di chi segue criteri ragionevoli.

A proposito del lavoro dei medici non possiamo non menzionare lo screening in corso inerente l’incidenza dei tumori alla tiroide sui bambini in Giappone. Un’indagine senza precedenti sta dando risultati contrastanti. Da un lato, al 14 novembre 2013, sui 226.000 bambini esaminati nella sola prefettura di Fukushima i casi di tiroide affetta da tumore erano 26, mentre altre 32 anomalie erano identificabili come possibili casi di cancro alla tiroide (tutti i 26 bambini con diagnosi definitiva sono stati sottoposti con successo ad intervento chirurgico per la rimozione del materiale cancerogeno). Dall’altro gli esperti coinvolti negli esami diagnostici hanno sottolineato che il tumore papillare della tiroide si sviluppa ad un ritmo molto lento e che non è passato abbastanza tempo per collegare i tumori recentemente scoperti all’incidente di Fukushima (sempre che la dose efficace fosse tale per cui…). Inoltre, un programma di screening di tale portata, come si è detto, non era mai avvenuto prima in Giappone, quindi è molto difficile fare paragoni e parlare di variazioni dell’incidenza [4]. Infine, non si deve dimenticare che alcune forme tumorali che coinvolgono la tiroide possono rimanere occulte, anche perché non danno sintomi tali da portare chi ne è affetto a richiedere esami, ed emergono solo in caso di “indagini a tappeto”. Conferme in tal senso vengono anche dalle valutazioni degli esperti internazionali [2].

La muraglia giapponese

Veniamo ora ai lavori in centrale.

Secondo quanto riportato dal Japan Atomic Industry Forum [5] è in corso un test per l’implementazione di un sistema di contenimento straordinario basato sulla costruzione di “mura di ghiaccio”, o meglio sull’installazione di una schermatura sotterranea tutt’attorno agli edifici dei reattori, costituita da parti in acciaio e/o cemento contenenti terreno congelato, mantenuto in tale stato attraverso un sistema di tubi percorsi da liquido refrigerante, ossia che permetta la rimozione del calore. La “muraglia sotterranea” si svilupperebbe in lunghezza per 1.5 km occupando un’area di 70000 m3 e diverrebbe la più grande opera civile nipponica di sempre. L’idea non è nuova, nel senso che era stata resa pubblica dalla TEPCO da tempo, ed in modo più o meno serio se ne era discusso in giro nell’ultimo anno; ci è sembrato giusto parlarne solo ora che sembra concretizzarsi sul serio.

ImageA questo progetto va associato il sistema studiato per deviare e raccogliere (by-pass) le acque piovane/sorgive (freatiche) che si infiltrano nel terreno a monte degli edifici accidentati e che passando per i sotterranei si contaminano trasportando materiale radioattivo [6]. Le pompe del sistema sono operative da una quindicina di giorni. L’acqua estratta viene comunque stoccata temporaneamente ed esaminata prima di essere rilasciata in mare [7].

Lavori e disegni in corso

Lo scorso 18 marzo le apparecchiature del gruppo B dell’ALPS (Advanced Liquid Process System ─ sistema che permette la rimozione dei radionuclidi) [8] hanno avuto un intoppo dovuto ad un aumento della densità degli emettitori beta. In cinque giorni il problema è stato aggirato e i lavori di purificazione sono ripresi utilizzando i gruppi A e C. Oltre alla riparazione in corso per riportare le operazioni a pieno ritmo, è in fase di studio un ampliamento del sistema [6].

Buone notizie giungono dal decommissioning. Ovvero, il trasferimento dei fuel bundle (fasci di barre/elementi di combustibile) dalla piscina di stoccaggio del reattore 4 al nuovo sito attrezzato è al 46% (dati aggiornati al 21/04/2014) con 704 assiemi rilocati, di cui 682 di “combustibile esausto” e 22 di combustibile “fresco” (i.e. mai usato) [11].

Nelle figure qui sotto sono immortalati due momenti dell’operazione, concernenti il prelievo con stoccaggio temporaneo in un cask tramite l’utilizzo di carroponte.

ImageImageFoto della TEPCO. Si noti il colore “blu elettrico” dell’acqua dovuto all’Effetto Čerenkov! [http://photo.tepco.co.jp/en/date/2013/201311-e/131122-01e.html]

Di ben altro tipo è la notizia del 28 marzo 2014. Un uomo, infatti, è morto rimanendo schiacciato in una buca nel terreno dove stava eseguendo alcuni lavori di consolidamento delle fondazioni in un’area di stoccaggio. Parte del terreno circostante ed interi pezzi di calcestruzzo di sono rovesciati sull’operaio seppellendolo letteralmente vivo. I soccorsi sono intervenuti prontamente, ma una volta estratto era già non cosciente e a nulla è contata la corsa in ospedale. A causa delle investigazioni in atto il nome della vittima è tenuto sotto riserbo [9]. A proposito dell’inchiesta, visionando le foto del luogo dell’incidente rese pubbliche, sembrerebbe si tratti di un tipico caso di mancata messa in sicurezza dell’area di lavoro con adeguati rinforzi e/o strutture di contenimento delle pareti della buca.

Non è il primo caso di morte sul lavoro alla centrale di Fukushima Daiichi dal marzo 2011. A seguito dello tsunami risultarono scomparsi due operatori, i cui cadaveri furono ritrovati poco dopo che le onde si erano ritirate e la cui morte è da attribuirsi alla violenza di queste al momento dell’impatto sulle strutture dell’impianto. A queste morti bianche se ne aggiungono tre causate da infarto ed una da leucemia [9, 10].

I lavoratori sono tenuti sotto costante monitoraggio delle dosi da radiazioni ed una volta raggiunti i limiti stringenti sono allontanati dal luogo di lavoro ed impossibilitati a farvi ritorno prima che sia trascorso il tempo necessario affinché siano resi estremamente improbabili effetti negativi sulla loro salute. Tuttavia, tra la manovalanza di Fukushima Daiichi continuano ad insorgere problemi di salute, oltre che a causa di incidenti purtroppo non estranei alla “vita di cantiere”, soprattutto per le condizioni di lavoro assai poco agevoli. Gli operatori sono messi sotto pressione in molti modi: i turni sono davvero impegnativi, i dispositivi di protezione individuale sono ingombranti e “soffocanti”, ecc … non è difficile immaginare lo stress che “serpeggia” da quelle parti.

Ne sa qualcosa Kazuto Tatsuta (nome d’arte), che prima di dedicarsi alla sua vera passione, disegnare manga, ha lavorato per alcuni mesi del 2012 nella centrale, ossia ad 1F (Ichi-Efu), come la chiamano i locali [12]. Dalle tavole di questo artista emerge un quadro della situazione molto meno scontato di quanto si possa pensare. Il lavoro è duro, ma 1F non è “l’inferno in terra”. Fatiche e difficoltà sono condivise con una certa dose di “cameratismo”, molto giapponese; c’è spazio per l’ironia, la noia della routine, piccole avventure; nessuna intenzione di trasfigurare i lavoratori in eroi super-umani, né di minimizzare o occultare rischi reali. Insomma un’opera che si presta bene alle critiche feroci di chi da tempo si è convinto che a Fukushima è stato “rotto uno dei sigilli dell’Apocalisse”, vel similia.

Image

Note:

[1] Fonte: http://www.nippon.com/en/features/h00049/

[2] I rischi per la salute a dosi inferiori a 100 mSv/anno sono praticamente indistinguibili da quelli legati alle normali abitudini di vita di una persona mediamente benestante. A ribadire questo dato frutto di numerose e scrupolose analisi di lungo corso è anche il Comitato Scientifico delle Nazioni Unite sugli Effetti delle radiazioni Atomiche (UNSCEAR). Tra le dichiarazioni che hanno accompagnato l’emissione dell’ultimo rapporto troviamo questa: “Nessuna modifica rilevabile nei tassi di cancro futuri e nelle malattie ereditarie è attesa a causa dell’esposizione a radiazioni a seguito dell’incidente nucleare di Fukushima. Il verificarsi di un gran numero di tumori tiroidei indotti da radiazioni, come è stato osservato dopo Chernobyl, è da escludersi, perché le dosi sono notevolmente più basse”. Qui di seguito alcuni punti salienti del rapporto che riportiamo per intero ed in lingua originale:

38. No radiation-related deaths or acute diseases have been observed among the workers and general public exposed to radiation from the accident.

39. The doses to the general public, both those incurred during the first year and estimated for their lifetimes, are generally low or very low. No discernible increased incidence of radiation-related health effects are expected among exposed members of the public or their descendants. The most important health effect is on mental and social well-being, related to the enormous impact of the earthquake, tsunami and nuclear accident, and the fear and stigma related to the perceived risk of exposure to ionizing

radiation. Effects such as depression and post-traumatic stress symptoms have already been reported. Estimation of the occurrence and severity of such health effects are outside the Committee’s remit.

41. For the 12 workers whose exposure data were scrutinized by the Committee and who were estimated to have received absorbed doses to the thyroid from iodine-131 intake alone in the range of 2 to 12 Gy, an increased risk of developing thyroid cancer and other thyroid disorders can be inferred. More than 160 additional workers received effective doses currently estimated to be over 100 mSv, predominantly from external exposures. Among this group, an increased risk of cancer would be expected in the future. However, any increased incidence of cancer in this group is expected to be indiscernible because of the difficulty of confirming such a small incidence against the normal statistical fluctuations in cancer incidence.

Workers exposed to doses above 100 mSv will be specially examined, including through annual examinations of the thyroid, stomach, large intestine and lungs for potential late radiation-related health effects.

42. In June 2011, a health survey of the local population (the Fukushima Health Management Survey) was initiated. The survey, which began in October 2011 and is planned to continue for 30 years, covers all 2.05 million people living in Fukushima Prefecture at the time of the earthquake and reactor accident. It includes a thyroid ultrasound survey of 360,000 children aged up to 18 years at the time of the accident, using modern high-efficiency ultrasonography, which increases the ability to detect small abnormalities. Increased rates of detection of nodules, cysts and cancers have been observed during the first round of screening; however, these are to be expected in view of the high detection efficiency. Data from similar screening protocols in areas not affected by the accident imply that the apparent increased rates of detection among children in Fukushima Prefecture are unrelated to radiation exposure.

[ http://www.unscear.org/docs/reports/2013/13-85418_Report_2013_Annex_A.pdf ]

[3] Fonti:

http://the-japan-news.com/news/article/0001202646

http://thechart.blogs.cnn.com/2014/02/24/low-radiation-risks-outside-fukushima-zone-study-finds/

[4] Fonti:

http://ajw.asahi.com/article/0311disaster/fukushima/AJ201402080047

http://www.japantimes.co.jp/news/2013/11/13/national/thyroid-cancers-up-in-fukushima/#.U09-MPl_swB

http://geiselmed.dartmouth.edu/news/2010/05/davies.pdf

http://japandailypress.com/cancer-cases-rise-in-fukushima-but-experts-unsure-on-the-cause-2341371/

http://www.nuclear-news.net/2013/03/08/radioactive-japan-thyroid-control-screening-reveals-much-higher-percentages-of-cysts-and-nodules-in-children-far-away-from-fukushima/

http://news.nationalgeographic.com/news/2014/03/140313-fukushima-nuclear-accident-cancer-cluster-thyroid-chernobyl/

Per un ulteriore approfondimento, si legga quanto scrive l’infaticabile Leslie Corrice su: http://www.hiroshimasyndrome.com/fukushima-child-thyroid-issue.html

[5] http://www.jaif.or.jp/english/news_images/pdf/ENGNEWS01_1396864614P.pdf

[6] La TEPCO ha pubblicato un video illustrativo, qui:

http://www.tepco.co.jp/en/news/library/archive-e.html?video_uuid=vh03stud&catid=61785

[7] Fonte: http://www.world-nuclear-news.org/RS-Extraction-of-Fukushima-groundwater-starts-0904144.html

[8] Ne avevamo parlato qui: https://nucleareeragione.org/2013/10/15/men-work/

[9] Fonte: http://www.dailymail.co.uk/wires/ap/article-2591395/Japan-Fukushima-nuclear-worker-dies-mudslide.html

[10] Anche quest’ultimo caso non è in alcun modo riconducibile all’esposizione alle radiazioni dovute all’incidente nella centrale nucleare.

[11]Fonte:http://www.tepco.co.jp/en/decommision/index-e.html

[12]Qui un’intervista: http://enjp.blouinartinfo.com/news/story/1018027/interview-fukushima-nuclear-power-plant-manga-artist-kazuto

È possibile leggere gratuitamente, tradotto in inglese, il primo capitolo della serie: https://www.facebook.com/ichiefu/posts/1415129962074416

Lo segnaliamo anche se sappiamo che alcuni dei nostri affezionati lettori sono perfettamente in grado di leggerlo in lingua originale.

Risposte veloci a domande pertinenti – parte seconda

Proseguiamo qui la nostra serie di domande e risposte sulle radiazioni, iniziata nel precedente articolo reperibile a questo link: https://nucleareeragione.org/2014/04/02/risposte-veloci-a-domande-pertinenti-prima-parte/

Cos’è, dunque, la dose?

Si tratta, a ben vedere, di un concetto abbastanza intuitivo. Cambia il punto di osservazione. Mentre con una misura della radioattività si descrive il processo che riguarda la sorgente, con la dose si descrive quello che riguarda la materia circostante. In generale, il termine dose si riferisce sia all’ammontare dell’energia assorbita dal materiale eventualmente esposto alla radiazione sia ai potenziali effetti biologici sui tessuti organici esposti. È chiaro che ne consegue un’accurata distinzione: si parla di dose assorbita e di dose equivalente.

Ovvero, come si definiscono dose assorbita e dose equivalente?

La dose assorbita è la quantità di energia depositata in una sostanza dalla radiazione ionizzante (primaria) per unità di massa della sostanza esposta. Tale dose è espressa numericamente in rad [unità di misura tradizionale – 1 rad equivale all’assorbimento di 100 erg per grammo di materiale] o, meglio, in gray [unità del sistema internazionale (SI) – si pronuncia “grèi” – 1 Gy equivale all’assorbimento di 1 joule per chilogrammo di materiale].

La dose equivalente è il prodotto dato dalla moltiplicazione della dose assorbita per un ‘fattore qualitativo’, che tenga conto dei potenziali effetti biologici. A parità di dose assorbita, infatti, i diversi tipi di radiazione possono comportare effetti diversi (una delle principali distinzioni è tra irraggiamento esterno ed interno). In alcuni casi è necessario considerare anche altri fattori che meglio esprimano l’eventuale gravità dell’impatto, ossia il danno. Si parla, allora, anche di dose efficace, che rappresenta la somma ponderata delle dosi equivalenti ai vari organi e tessuti aventi diversa radiosensibilità. La dose equivalente è misurata in rem [unità di misura tradizionale] o, meglio, in sievert (Sv) [unità del sistema internazionale (SI) – si pronuncia “sìvert”]. Essendo che la facoltà di un organismo di riparare nel tempo un danno biologico è legata alla velocità del suo accumulo, diviene necessario misurare tale velocità, da cui il tasso di dose equivalente (i.e. rateo di dose dalla traduzione pedestre di dose rate) [3]. In generale le dosi possono essere acute (ricevute in un breve lasso di tempo) o croniche (ricevute per un lungo periodo).

La radioattività, invece, come si misura?

L’unità di misura del SI è il becquerel: 1 Bq = 1 disintegrazione (trasformazione) al secondo. Per tradizione esiste anche il curie [si pronuncia “curì”], unità di misura legata ai primi studi sul Radio (Ra): 1 Ci = 1 quantità di materiale radioattivo nel quale avvengono 37 miliardi di disintegrazioni al secondo (i.e. 1 g di Ra). Gli strumenti di rilevazione sono di svariati tipi [4]. Preme sottolineare il fatto che una misura della radioattività non fornisce informazioni esaustive riguardo alla pericolosità di un dato materiale. Occorrono quantificazioni accurate delle dosi.

Esiste anche una radiazione secondaria?

Esatto. La radiazione secondaria è costituita da ioni, fotoni, elettroni secondari generati dall’interazione tra la radiazione primaria e la materia circostante. Gli effetti sono indiretti e la relativa dose equivalente va calcolata a parte. In caso di interazione di neutroni con elementi fissili o fertili, nelle opportune condizioni, si può avere fissione con relativi sottoprodotti e catene di decadimento radioattivo.

Quali sono gli effetti su organismi e tessuti organici?

Dipende da molti fattori e si distingue di norma tra effetti somatici, genetici, teratogeni, stocastici (i.e. probabilistici) e non-stocastici (i.e. deterministici). Questo vale sia per la radiazione primaria che per quella secondaria.

In cosa consiste la differenza tra effetti stocastici e non stocastici?

Gli effetti stocastici sono legati ad una probabilità di accadimento. La generazione avviene su base random indipendentemente dall’ammontare della dose: è casuale. Va evidenziato il fatto che, anche se tipicamente non viene associata una soglia al di sotto della quale non si hanno effetti probabilistici, questi divengono visibili, ossia registrabili, solo al di sopra di certi livelli di dose [5]. Si ha, infatti, una proporzionalità diretta con l’ammontare della dose, ma esistono anche meccanismi biologici e spontanei di recupero. L’insorgenza di un tumore è un effetto stocastico. Viceversa, gli effetti deterministici (non stocastici) dipendono direttamente dalla dose ricevuta, con una soglia al di sotto della quale non si ha alcun effetto. Le ustioni da radiazioni sono un effetto non stocastico.

Ed in cosa si differenziano effetti genetici e teratogeni?

Entrambi si manifestano nella prole delle persone o degli animali che hanno ricevuto l’agente. Tuttavia, mentre si hanno effetti genetici solo nel caso in cui l’agente viene assorbito prima del concepimento, quelli teratogeni prevedono un assorbimento durante la gestazione. Gli effetti teratogeni sono particolarmente visibili comportando evidenti malformazioni [6], ma come per quelli genetici la difficoltà principale consiste nell’identificazione dell’agente. Lo stato dell’arte degli studi sulle persone sopravvissute alle bombe atomiche o ad elevate contaminazioni radioattive e sulla loro discendenza dimostra che l’incidenza di tali effetti è indistinguibile dai valori attesi nei casi in cui la variazione del fondo di radioattività naturale dell’habitat è rimasta nella norma [7].

Che dire degli effetti somatici?

 Si dicono somatici [dal greco “soma” (corpo)] i danni che si manifestano a carico dell’individuo irradiato. Evidenze conclusive riguardo gli effetti sulla salute di dosi da radiazioni inferiori a 1 millisievert (mSv) non sono disponibili; tuttavia, per dosi comprese tra 50 e 250 mSv si hanno modificazioni delle caratteristiche del sangue registrabili attraverso accurati esami di laboratorio. Nessun altro effetto clinico è riscontrabile per dosi al di sotto dei 0.5 Sv (500 mSv). A dosi molto elevate gli effetti somatici possono essere molto seri. Un eccesso di esposizione di tutto il corpo o di gran parte di esso comporta la cosiddetta sindrome da radiazioni, un complesso di sintomi che partono dal manifestarsi di nausea, senso di spossatezza, vomito e diarrea e possono essere seguiti da perdita di capelli, emorragie ed infiammazioni (gola e bocca in particolare). Nei casi severi, laddove l’esposizione a singola dose (i.e. non frazionata) supera i 10 Gy, è possibile la morte in due o quattro settimane [5].

Note ed ulteriori letture

[3] Per esempio, se si ha un tasso di dose equivalente pari a 1 mSv/h ed un tempo di esposizione pari a 6 min, si ottiene una dose equivalente pari a (1 mSv/h) x (1/10 h) = 0.1 mSv = 100 µSv.

[4] Scintillatori, contatori geiger, ecc. Alcuni rilevatori restituiscono semplicemente il numero di conteggi di particelle registrati, in questi casi l’unità di misura della radioattività sono i conteggi per secondo (cps). Considerata l’energia media depositata dalle particelle costituenti le radiazioni ionizzanti, tipicamente si stimano 10-10 Sv ogni conteggio. Tenuto conto del tempo di rilevamento si calcola, quindi, il tasso di dose equivalente. Tuttavia, questo genere di conversione non può essere ritenuto esaustivo per la stima della dose equivalente: occorre uno studio dettagliato, caso per caso, in primis distinguendo tra irraggiamento esterno ed interno.

[5] Una descrizione più approfondita richiederebbe una risposta assai più articolata. Tuttavia, prima di una richiesta in tal senso si consiglia la consultazione di una Tavola delle Dosi, che potrebbe risultare di maggiore aiuto. Qui di seguito l’indirizzo per una delle migliori, da cui trarre un’idea quantitativa dei possibili livelli di dosi da radiazioni, da fonte naturale e/o artificiale: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/2d/Radiation_%28xkcd%29.png

[6] Dal greco: “teratò-ghènesis” (generazione di mostri). È d’uopo mettere in chiaro il fatto che gli agenti teratogeni, come quelli mutageni in generale, non sono esclusivamente sostanze radioattive o radiazioni ionizzanti, per la maggior parte i casi appurati riguardano sostanze chimiche non-radioattive spesso presenti nelle abitudini del consumatore medio o in particolari farmaci.

[7] “Radiation exposure has never been demonstrated to cause hereditary effects in human populations. The absence of observable effects in children of survivors of the atomic bombings in Japan, one of the largest study populations, indicates that moderate acute radiation exposures of even a relatively large human population must have little impact.” [http://www.unscear.org/docs/reports/2001/reportga.pdf]

Although demonstrated in animal studies, an increase in the incidence of hereditary effects in human populations cannot at present be attributed to radiation exposure; one reason for this is the large fluctuation in the spontaneous incidence of these effects.

In general, increases in the incidence of health effects in populations cannot be attributed reliably to chronic exposure to radiation at levels that are typical of the global average background levels of radiation. This is because of the uncertainties associated with the assessment of risks at low doses, the current absence of radiation-specific biomarkers for health effects and the insufficient statistical power of epidemiological studies. Therefore, the Scientific Committee does not recommend multiplying very low doses by large numbers of individuals to estimate numbers of radiation-induced health effects within a population exposed to incremental doses at levels equivalent to or lower than natural background levels.

[Report of the United Nations Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiation – Fifty-ninth session (21-25 May 2012) – General Assembly Official Records Sixty-seventh session Supplement No. 46]