Assemblea, rinnovo cariche, nuovi soci: il Comitato cresce!

Il 26 dicembre 2012 si è svolta presso il ristorante Il Ristoro, in località Muggia (TS), l’Assemblea Ordinaria dei soci del Comitato Nucleare e Ragione, a chiusura delle attività dell’anno solare 2012.

 

Il presidente uscente ha relazionato sulle iniziative promosse dal Comitato nel corso del biennio 2011-2012, in particolare l’appello per chiedere al Governo Italiano la convocazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia. Il presidente si è caldamente complimentato con gli autori del documento “Una Costituzione Energetica per l’Italia“, redatto a suffragio dell’appello, per il grande impegno profuso nei ferventi mesi di redazione, revisione e pubblicizzazione del testo presso le istituzioni.
La raccolta di adesioni è ancora in corso, ma è già tempo per i primi, seppur parziali, bilanci.
Nonostante l’assenza di riscontro negli organi di informazione, il risultato dell’iniziativa è del tutto lusinghiero. Attraverso il canale attivato sul sito http://conferenzaenergia.wordpress.com, quasi 450 persone, tra cui numerose personalita’ del mondo accademico, della ricerca e dell’industria, hanno potuto inviare al Ministero la richiesta di convocazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia. All’appello hanno ufficialmente aderito tre associazioni scientifiche: la Società Italiana di Fisica, rappresentativa dell’intera comunità di fisici italiani, l’Associazione Italiana Nucleare e l’assocazione Galileo 2001 per la libertà e la dignità della scienza.
E’ importante inoltre ricordare come il progetto della Conferenza sia stato recentemente presentato alla VI Commissione permanente del Comune di Trieste, dove ha riscontrato pareri decisamente favorevoli da parte di quasi tutte le forze politiche, alcune delle quali hanno avanzato l’ipotesi di candidare la citta’ di Trieste a sede della Conferenza.

I soci hanno discusso le iniziative future, concordando nella necessità di proseguire con la promozione dell’appello, sia attraverso l’organizzazione di eventi divulgativi, sia mediante interventi di tipo istituzionale, da effettuarsi in più stretta sinergia con le associazioni che si sono rese disponibili a collaborare con il Comitato Nucleare e Ragione.

 

L’assemblea è proseguita con il rinnovo delle cariche dirigenziali. All’unanimità si è deciso di riconfermare i membri del Direttivo 2011-2012, e di nominare nuovamente il dott. Pierluigi Totaro quale Presidente del Comitato. Sempre all’unanimità l’assemblea ha ratificato l’adesione dei nuovi soci, a seguito di indicazione positiva da parte del Direttivo.
L’organigramma del Comitato risulta essere ora il seguente:

 

 

Presidente

dott. Pierluigi Totaro

Direttivo 

dott. Enrico Brandmayr 

dott. Francesco Pascoli

Soci Sostenitori

dott. Paolo Errani

dott. Matteo Montagnese

dott. Luca Piazza

dott.ssa Mirta Samengo

dott. Alberto Simoncig

dott. Massimo Venaruzzo

Comitato_2012

I soci a conclusione dell’Assemblea e dell’evento conviviale.

Ricordiamo che è possibile aderire al Comitato Nucleare e Ragione facendone esplicita richiesta al seguente indirizzo mail: nucleareeragione@gmail.com. E’ sufficiente indicare i propri dati, unitamente ad una breve presentazione delle proprie motivazioni e dell’adesione ai principi e alle finalità del Comitato, così come indicate nello Statuto, liberamente consultabile in questa pagina. Sarete quindi contattati a breve.

Chiusa la consultazione pubblica sulla Strategia Energetica: primi bilanci

La raccolta di adesioni all’appello per la Conferenza Energetica non si ferma!

Bilancio

 

Il giorno 30 novembre 2012 si è ufficialmente chiusa la consultazione pubblica promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico per raccogliere commenti e osservazioni in merito alla bozza di Strategia Energetica Nazionale presentata dal Governo. A tale consultazione hanno partecipato decine di soggetti interessati o coinvolti in diversa misura nelle questioni energetiche: aziende del settore, enti pubblici, fondazioni, sindacati, associazioni ambientaliste e di categoria.
In attesa di un riscontro da parte del Ministero nel merito delle osservazioni giunte da una così ampia platea di soggetti, possiamo formulare un primo bilancio sull’iniziativa promossa sul sito http://conferenzaenergia.wordpress.com.
Attraverso il canale attivato dal Comitato Nucleare e Ragione, quasi 400 persone hanno potuto inviare al Ministero la richiesta di convocazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia. All’appello hanno ufficialmente aderito due associazioni scientifiche: la Società Italiana di Fisica, rappresentativa dell’intera comunità di fisici italiani, e l’assocazione Galileo 2001 per la libertà e la dignità della scienza, che annovera tra i suoi soci scienziati del calibro dei professori Renato Angelo Ricci, Umberto Veronesi e Giorgio Salvini, già Ministro della Ricerca e dell’Istruzione negli anni ’90.
Tra le 400 persone che hanno firmato l’appello si segnalano decine di docenti unversitari, ricercatori, postDoc, ingegneri, fisici professionisti nel campo medico e delle radiazioni, imprenditori attivi nel settore energetico, liberi professionisti, giornalisti impegnati nella divulgazione scientifica. Numerosi sono gli studenti, gli impiegati, gli insegnanti, gli artigiani, gli operai, i pensionati. Si tratta, molto più semplicemente, di una variegata combinazione di esperti del settore e di normali cittadini, uno spaccato geograficamente ben distribuito di società civile italiana, a cui sta a cuore il futuro del Paese.
La proposta della Conferenza Energetica – l’abbiamo detto molte volte ma non ci stancheremo di ripeterlo – non entra nel merito dei provvedimenti previsti nella bozza presentata dal Governo e nemmeno avanza soluzioni alternative, ma chiede con forza di rivalutare radicalmente la procedura di definizione del Piano Energetico: si tratta perciò di una proposta metodologica. I promotori chiedono una maggior trasparenza nei confronti dell’opinione pubblica ed un più ampio coinvolgimento nel processo decisionale (e non semplicemente a titolo consultivo) degli esperti del settore (scienziati, tecnici ed economisti) e dei rappresentanti delle istituzioni e delle amministrazioni locali.

La consultazione pubblica è terminata, ma non termina la raccolta di adesioni alla pagina http://conferenzaenergia.wordpress.com/appello.
I promotori si prenderanno presto carico di intervenire presso le istituzioni, facendosi portavoce di quanti hanno voluto e vorranno sostenere l’iniziativa, affinchè il progetto della Conferenza Nazionale sull’Energia diventi realtà.

Il Governo Italiano avvia la “consultazione pubblica” sulla nuova Strategia Energetica Nazionale.

Il Comitato Nucleare e Ragione aderisce alla consultazione e lancia un appello sottoscrivibile da tutti i cittadini, per chiedere al Governo la convocazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia.

Il giorno 16 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato le linee guida per la nuova Strategia Energetica Nazionale, presentate dal Ministro dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti Corrado Passera.
Tali linee guida sono inserite in un corposo documento nel quale vengono delineate misure decisamente ambiziose in materia energetica, finalizzate al pieno raggiungimento e al superamento degli obiettivi imposti dalle direttive europee per il 2020: efficienza energetica, riduzione dei gas serra, sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili sono le parole chiave, assieme ad un rafforzamento generale del sistema di aprovvigionamento energetico, che il governo mira a rendere meno dipendente dall’estero mediante una diversificazione dei fornitori ed un incremento della produzione nazionale degli idrocarburi.
Per la prima volta, dal 1988, un governo elabora una Strategia Energetica organica e strutturata: si tratta sicuramente di un risultato ragguardevole.

Prima di entrare nel merito dei provvedimenti annunciati, vorremmo qui commentare il metodo scelto dal governo per la loro diffusione, approvazione ed esecuzione. Da una parte è sicuramente molto positivo il ricorso, annunciato con enfasi, alla “consultazione pubblica” sia con gli addetti del settore, che possono inviare commenti e suggerimenti attraverso un questionario on-line, sia con le parti interessate – istituzioni (in particolare le Commissioni Parlamentari competenti), associazioni di categoria e parti sociali – mediante consultazioni formali che, a detto del governo, verranno avviate nel corso delle prossime settimane.
Tale percorso, seppur innovativo in molti suoi aspetti nel panorama politico italiano, rischia tuttavia di non essere sufficiente per evitare che esso naufraghi nell’usuale copione, tipico del nostro Paese: una serie di decisioni formulate dal governo e da pochi addetti (le grandi compagnie operanti nel settore energetico), calate dall’alto  senza un “reale” e trasparente coinvolgimento dei cittadini e delle amministrazioni nel processo decisionale, con il consueto risultato finale di una mancata attuazione dei provvedimenti stessi, a causa delle opposizioni degli enti locali e dei cittadini coinvolti.
Crediamo che un reale dibattito, in merito agli obiettivi e al loro raggiungimento, soprattutto per quanto riguarda la fase concretamente attuativa della nuova strategia, possa avvenire solamente mediante una Conferenza per l’Energia. A tale conferenza dovrebbero partecipare, congiuntamente, tutti i soggetti coinvolti, al fine di trovare una convergenza che rappresenti per davvero l’interesse generale del Paese, e non solamente di settori particolari (o di realtà territoriali particolari), come accadrebbe qualora si perseguisse la strada delle consultazioni formali bilaterali.
Per questo motivo chiediamo a tutti i cittadini di partecipare alla consultazione pubblica avviata dal Governo, inviando la richiesta di convocazione di una Conferenza Nazionale per l’Energia mediante il modulo predisposto al seguente sito web:
www.conferenzaenergia.wordpress.com

Un anno fa nasceva Nucleare e Ragione.

Il 17 Aprile 2011 nasceva ad opera dei suoi soci promotori il Comitato Nucleare e Ragione. La decisione di trasformare quello che fino a quel momento era stato un semplice “think-tank” sui social network in una vera e propria associazione che potesse aprirsi al contributo di altri individui ed associazioni, maturò in quel mese, intenso e stimolante, in cui un gruppo di laureati in Fisica dell’Università di Trieste, dottorandi e ricercatori in diverse istituzioni scientifiche italiane ed europee, affrontò la sete di informazione scientifica cui i media generalisti esponevano l’opinione pubblica in seguito all’incidente nucleare di Fukushima.

La crisi nucleare rischiava, per la seconda volta nella storia italiana (la prima fu dopo il disastro di Chernobyl), di ipotecare pesantemente il futuro energetico dell’Italia, forzando l’opinione pubblica su scelte che non poteva appieno comprendere e che una classe politica poco coraggiosa e poco lungimirante non aveva né la voglia né la forza di difendere.

Le finalità postesi dal Comitato, benché mirate a ricondurre entro limiti scientificamente ragionevoli la paura del nucleare, guardavano da subito oltre all’appuntamento referendario, essendo forte la consapevolezza da parte dei suoi soci che, qualunque fosse stato il verdetto del popolo, l’Italia avesse il disperato bisogno di una discussione energetica ampia, sia culturale che politica, per preparare una volta per tutte quel futuro che fino ad ora si era semplicemente atteso.

Il primo ciclo di conferenze pubbliche organizzato dal Comitato, incentrato sulla fisica delle radiazioni e sull’energia nucleare, protrattosi ben oltre la data del referendum, confermava questa impressione, anche con lo stimolo del pubblico che chiedeva un ampiamento della discussione sul panorama energetico.

La decisione di abbandonare (di nuovo) lo sfruttamento dell’energia nucleare, rendeva, se possibile, ancora più evidenti le lacune del paese in campo energetico, e ancor più pressanti delle risposte chiare e strategiche da parte della politica (come evidenziato già a suo tempo in questo post: <a href="http://nucleareeragione.posterous.com/il-referendum-non-chiude-il-dibattito-sul-nuc).

http://nucleareeragione.posterous.com/il-referendum-non-chiude-il-dibattito-s&#8230;>

 

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Sulla base di questi presupposti, e colta la volontà dell’opinione pubblica di comprendere e di essere partecipe delle decisioni in campo energetico, lo scorso autunno il Comitato Nucleare e Ragione ha avviato la stesura di un documento intitolato “Una Costituzione Energetica per l’Italia”. Il documento delinea la situazione energetica italiana attuale ponendola a confronto con quella europea, ed inquadrando i possibili sviluppi futuri negli scenari redatti dalla Commissione Europea e nel contesto degli impegni assunti dall’Italia nel campo dell’abbattimento delle emissioni di carbonio. Dal documento, di taglio divulgativo, si leva un appello alle istituzioni per la convocazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia, dalla quale, con competenza e trasparenza, possa scaturire una Costituzione Energetica, strumento indispensabile per garantire il futuro economico e sociale dell’Italia.

Il documento, già sottoposto al vaglio dei principali gruppi politici nazionali, sarà reso pubblico entro il mese di maggio.

 

Fukushima, un anno dopo. Il Giappone tra la paura del nucleare e la mancanza di alternative.

Lo tsunami che ha messo al tappeto il sistema di raffreddamento di riserva della centrale nucleare di Fukushima Daiichi l’11 marzo del 2011, non si è ancora, in un certo senso, ritirato dal sistema energetico giapponese.


Solo due delle 54 centrali nucleari giapponesi sono ancora in funzione, ed entro la fine del prossimo mese, chiuderanno anche quelle, spegnendo la fonte che ha fornito un terzo dell’energia elettrica per la terza economia mondiale, fino al terremoto di Tohoku. Uno ad uno, i funzionari governativi locali hanno usato tutte le leggi a loro disposizione per fermare la produzione di energia nucleare, rifiutando di autorizzare il riavvio di qualsiasi reattore dopo il suo fermo manutenzione ordinaria. Finché il governo nazionale non sarà in grado di convincere i funzionari delle prefetture riguardo alla sicurezza dell’energia atomica in un paese a forte rischio sismico, il Giappone dovrà affrontare una grave carenza di elettricità che si manifesterà quando l’estate calda e umida farà schizzare verso l’alto i consumi.

 

Privo di fonti interne di combustibili fossili, il Giappone si affida sempre più pesantemente a costose importazioni di petrolio e di gas naturale liquefatto per sostituire la generazione di energia nucleare. Ma ciò espone il paese ad un altro rischio: quasi il 70 per cento delle importazioni giapponesi di petrolio l’anno scorso è transitato attraverso lo Stretto di Hormuz. Se il conflitto dell’Iran con l’Occidente sul suo programma nucleare dovesse inasprirsi fino ad interrompere le spedizioni di petrolio del Medio Oriente, sarebbe un altro duro colpo al mercato energetico giapponese già in difficoltà.


Per ora la speranza è che le ampie misure di risparmio energetico, che hanno permesso al Giappone di superare un notevole deficit elettrico la scorsa estate, gli permettano di superare le criticità future. Ma la domanda più importante è come la nazione, oltre ad affrontare il decennale sforzo di bonifica delle aree limitrofe della centrale di Daiichi, saprà ricostruire la fiducia necessaria nelle istituzioni private e pubbliche, al fine di tracciare un nuovo corso energetico per il suo futuro.

“Il quadro generale è la frantumazione della fiducia dei cittadini, non solo nel programma nucleare, ma anche nel governo stesso”, dice Sheila Smith, senior fellow per gli studi giapponesi presso il Council on Foreign Relations di Washington DC. “L’opinione pubblica giapponese è profondamente sconvolta sia per l’entità del disastro sia per la gestione passata e presente di queste centrali elettriche da parte del governo, oltre a più pressanti interrogativi circa la sicurezza pubblica.”

Il dopo tsunami.


Prima del terremoto, il comparto energetico nucleare del Giappone era paragonabile per dimensioni solo a quello degli Stati Uniti e della Francia. Vi si trovava la più grande centrale atomica del mondo, Kashiwazaki-Kariwa, nella prefettura di Niigata, sulla costa occidentale, e anche se quella centrale era stata gravemente danneggiata e parzialmente disattivata da un terremoto di magnitudo 6,8 nel 2007, l’elevato rischio sismico della nazione non aveva offuscato la sua ambizione per l’espansione dell’energia nucleare. Per alimentare il suo sviluppo futuro con meno emissioni di gas a effetto serra, il Giappone si era impegnato a far aumentare la quota di energia nucleare nel suo fornitura di energia elettrica, dal 30 per cento al 40 per cento entro il 2017, e del 50 per cento entro il 2030. (per confronto, la fonte nucleare fornisce solo il 20 per cento di energia elettrica negli Stati Uniti.)


Questi piani sono stati compromessi alle 14:46 dell’11 marzo 2011 da un terremoto di magnitudo 9,0 con epicentro 130 chilometri ad est di Sendai, nell’Oceano Pacifico. La scossa, la più potente mai registrata in Giappone, ha determinato lo spegnimento automatico di 11 centrali nucleari in quattro siti lungo la costa nord-est. Tale misura di protezione procedeva come previsto, e generatori diesel garantivano l’energia necessaria a mantenere attivi i sistemi di raffreddamento che controllano la temperatura del combustibile nucleare degli impianti anche dopo lo spegnimento.

 
Circa 40 minuti dopo il terremoto, ha colpito lo tsunami, inondando la centrale di Daiichi e determinando la paralisi dei generatori diesel. L’altezza dell’onda è stata stimata in 14 metri, di 8 metri superiore alle protezioni del sito nucleare. Tra la distruzione già diffusa e la perdita di decine di migliaia di vite, Fukushima Daiichi è diventato l’ epicentr o di un secondo disastro, mitigato dall’impegno del personale della centrale.

 

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Uno studio recente, i cui risultati preliminari sono stati resi pubblici in inglese dalla IAEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) e ripresi dalla stampa giapponese, afferma che il 58% della popolazione della prefettura di Fukushima sarebbe stata esposta ad una dose di radiazione inferiore ad 1 mSv nei primi 4 mesi successivi all’incidente (ricordiamo che 1 mSv/anno è il limite di dose efficace assorbita cui può essere esposta la popolazione). Lo studio prende in considerazione un campione di 10468 persone che risiedevano abitualmente nell’area evacuata (esclusi i lavoratori della centrale). Il 94,6% del campione ha assorbito nello stesso periodo una dose inferiore ai 5 mSv (l’equivalente di una tac al colon), mentre solo 2 soggetti sono stati esposti ad una dose eccedente i 20 mSv (si tratta di due donne rimaste per più di tre mesi all’interno dell’area evacuata).

Lo studio conclude che in base a precedenti studi epidemiologici, non si osservano effetti sulla salute con dosi assorbite inferiori ai 100 mSv anno, di conseguenza questi dati preliminari confermano che la tempestività dell’intervento di evacuazione dovrebbe aver scongiurato danni alla salute dei residenti.

Allo studio sono stati sottoposti anche gli abitanti delle zone esterne all’area evacuata, per un totale di 431720 persone (il 21% degli abitanti della prefettura). I dati completi saranno resi noti a breve.

 


 

Ad oggi, più di 70.000 persone rimangono evacuate dall’area interdetta (raggio di 20 km), per consentire l’opera di decontaminazione. Il primo ministro Yoshihiko Noda ha annunciato che saranno necessari almeno 13 miliardi di dollari per le bonifiche delle aree limitrofe alla centrale. Lo scorso 26 gennaio il Ministero dell’Ambiente nipponico ha predisposto una “road map” per l’opera di bonifica, che include la ricategorizzazione delle aree evacuate secondo tre livelli:

 

 

  • aree nella quale le misure di evacuazione possono essere revocate, (esposizione inferiore ai 20 mSv/anno)
  • aree ad accesso limitato (esposizione tra 20 mSv/anno and 50 mSv/anno)
  • area ristretta (esposizione superiore a 50 mSv/anno)

 

Ma la crisi di fiducia nei confronti dell’energia nucleare si è diffusa ben al di là di Fukushima. L’ex premier, Naoto Kan, aveva annunciato per il Giappone un futuro libero dal nucleare, prima di dimettersi lo scorso agosto a causa di una caduta precipitosa in popolarità del suo governo. Noda, al contrario, ha promesso di aumentare la sicurezza degli impianti nucleari della nazione, perseguendo al contempo lo sviluppo di fonti alternative.


19 centrali nucleari erano ancora in funzione quando Noda ha assunto l’incarico nel mese di settembre, e 17 hanno chiuso da allora. Solo due unità, Kashiwazaki-Kariwa e un altro reattore a nord sul Mar del Giappone, a Tomari sull’isola di Hokkaido, rimangono in servizio. Ma dopo la loro chiusura per manutenzione ordinaria in programma questa primavera, i funzionari giapponesi si aspettano che saranno tenute fuori servizio, dal momento che le autorità locali rifiuteranno di autorizzarne il riavvio.

Senza centrali nucleari in servizio, il Giappone si appresta ad affrontare l’estate, quando la domanda di energia elettrica di picco probabilmente supererà l’offerta del 15 per cento, a detta degli osservatori. La scorsa estate, il Giappone fece fronte al deficit di energia elettrica con uno sforzo concertato nazionale per ridurre la domanda. E’ dilagata una campagna, promossa nel 2005, per tagliare l’aria condizionata negli uffici. Le aziende inoltre hanno rimodulato l’orario di lavoro e preso altre misure, quali la disattivazione degli ascensori e ridotto l’uso di stampanti e fotocopiatrici.
Misure non sostenibili nel lungo periodo.

Quindi il governo nazionale del Giappone e le aziende elettriche private stanno lavorando per aumentare la protezione delle centrali nucleari nel tentativo di riconquistare la fiducia dei cittadini e in tal modo spianare la strada alla riapertura degli impianti. Le azioni avviate in Giappone sono simili a quelle intraprese da altri paesi, con una nuova attenzione a sistemi in grado di resistere ad una prolungata interruzione della potenza di tutte le unità in un sito.


“Questo è stato probabilmente il più grande cambiamento nell’approccio al settore, pensare a eventi che possono influenzare più di una unità”, dice Neil Wilmshurst, vice presidente del settore nucleare degli Stati Uniti presso l’Electric Power Research Institute (EPRI).


Ma in Giappone, alcune delle nuove misure di sicurezza sono state straordinarie. Alla centrale di Hamaoka, sulla costa del Pacifico, circa 200 chilometri a sud-ovest di Tokyo, la Chuba Electric Company sta costruendo un muro di protezione alto 18 metri per il costo di 1,3 miliardi di dollari. Al suo completamento, entro la fine di quest’anno, dovrebbe non solo superare l’altezza dell’onda che ha colpito Fukushima, ma sarebbe 10 metri superiore alle onde più alte attesi ad Hamaoka in caso di tre grandi terremoti simultanee. La pericolosità Hamaoka ha suscitato particolare interesse pubblico a causa della sua posizione sulla linea di faglia del temuto “terremoto di Tokai”, il “Big One” del Giappone.


Impatto economico.


All’ansia per la sicurezza delle centrali nucleari si contrappone l’incentivo economico nel riaprirli. Il gettito fiscale degli impianti sostiene i governi locali ed il funzionamento e manutenzione forniscono posti di lavoro.


La carenza di energia elettrica aumenta anche la minaccia di un’ulteriore delocalizzazione della produzione in Cina, aumentando l’esodo avviato già prima del terremoto.  Senza contare l’ulteriore onere costituito dalla dipendenza da massicce importazioni di petrolio e gas naturale per produrre energia al posto dell’energia nucleare. In seguito all’aumento delle tensioni in Medio Oriente, il Giappone ha lavorato per diversificare le sue fonti di petrolio. Ha drammaticamente aumentato le importazioni dal Vietnam e dall’Indonesia, due paesi che forniscono greggio particolarmente adatto alla produzione di elettricità. Il ministro degli Esteri, Koichiro Gemba, il mese scorso ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica sul fatto che la nazione potrebbe resistere ad una chiusura dello stretto di Hormuz.

 Il costo dell’aumento delle importazioni si riverbera su tutta l’economia. Il Giappone paga circa  18 dollari per milione di BTU di gas naturale importato, più di quattro volte il prezzo pagato dai consumatori negli Stati Uniti. I costi stimati per l’acquisto di ulteriori 20 milioni di tonnellate di GNL a causa dello spegnimento delle centrali nucleari ammontano a 44 miliardi di dollari.


Nel contempo c’è stata molta pressione dell’opinione pubblica sull’impegno del governo ad espandere l’uso di energie rinnovabili in Giappone. Anche se il paese non dispone di ampio spazio a disposizione per l’installazione di impianti eolici e solari, ci sono stati interventi per gli impianti residenziali sui tetti e la ricerca tecnologica.

Ma la strada delle rinnovabili è lunga e costosa, dunque non può coprire il deficit immediato dell’energia nucleare. Per il Giappone l’unica opzione a breve termine è quella di comprimere la domanda e aumentare le importazioni lavorando nel contempo per rassicurare l’opinione pubblica circa la sicurezza della sua flotta nucleare. I giapponesi si sono dimostrati come al solito determinati nella difficoltà, ma solo il tempo in definitiva potrà chiarire il futuro dell’industria elettrica Giapponese.

 

fonti citate:

 

http://news.nationalgeographic.com/news/energy/2012/03/120309-japan-fukushima…

http://www.yomiuri.co.jp/dy/

http://www.iaea.org/newscenter/focus/fukushima/statusreports/fukushima23_02_1…