Ciclo di conferenze: ringraziamenti finali e contributi dei relatori

E’ terminato giovedì 23 giugno il primo Ciclo di Conferenze organizzato e promosso dal Comitato Nucleare e Ragione. L’incontro finale, dal titolo “Centrali nucleari: dalla A (atomo) alla U (uranio)” ha riscosso una buona partecipazione di pubblico: nonostante il sole e le temperature estive invitassero infatti la gente a trascorrere l’ultimo scorcio di pomeriggio in spiaggia, circa quaranta persone hanno riempito il salone dell’Antico Caffè S.Marco di Trieste. Si tratta di un risultato insperato e di un evidente segnale che l’interesse della cittadinanza verso questo argomento, a dieci giorni dal referendum popolare nel quale gli italiani si sono espressi contro il possibile ritorno dell’Italia al ricorso dell’energia nucleare per la produzione di corrente elettrica, è ancora decisamente vivo.
Relatore della conferenza è stato il dottor Paolo Errani, membro dell’American Nuclear Society ed ingegnere nucleare presso la Mangiarotti SpA, azienda italiana tra i leader mondiali nella produzione di componenti per reattori nucleari.

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Pubblichiamo qui le trasparenze e i contributi di tutti i relatori che sono intervenuti al Ciclo di Conferenze, ringraziandoli sentitamente per aver messo a disposizione gratuitamente la loro professionalità ed il loro tempo. Ringraziamo inoltre il Caffè San Marco di Trieste per la gentile ospitalità.

Complimenti inoltre a tutti i membri del Comitato, per la grande dedizione e l’impegno profusi, senza i quali non sarebbe stato possibile realizzare questo ambizioso progetto, che ha rappresentato senza ombra di dubbio una piacevole novità nel panorama culturale della città di Trieste. Ricordiamo che il Comitato Nucleare e Ragione, costituito da un gruppo di studenti di Fisica dell’Università di Trieste e da dottorandi e giovani ricercatori afferenti numerosi centri di ricerca italiani ed europei,  ha operato in totale autonomia, autofinanziandosi per le spese di allestimento e di promozione delle conferenze: non sono stati richiesti finanziamenti pubblici o sostegni logistici di alcun tipo all’amministrazione cittadina o alle istituzioni accademiche.

Un ringraziamento finale va al pubblico, che ha aderito numeroso all’iniziativa, rendendola così un grande successo: sono più di 200 le persone che hanno partecipato complessivamente ai quattro incontri! Grazie, grazie, grazie!

Speriamo che questo ciclo di conferenze sia solo il primo di una lunga serie. E nostra intenzione replicare in autunno e vi chiediamo fin da ora di scriverci dei suggerimenti per possibili argomenti di vostro interesse, da trattare negli incontri futuri. Nel frattempo, continuate a seguirci sulle pagine di questo blog, dove non faremo mancare anche durante l’estate articoli di approfondimento sulle tematiche energetiche.

Martedì 26 aprile 2011

<<Radioattività, Miti e Fatti di un Fenomeno Naturale>>
Prof. Claudio Tuniz, Direttore della Scuola sulla Sicurezza Nucleare IAEA/ICTP, Trieste
 

Venerdì 20 maggio 2011

Dalle radiografie alla radioterapia: un viaggio nel mondo delle radiazioni in medicina

<<Effetti biologici delle Radiazioni>>
dott.ssa Mara Severgnini, Esperto in Fisica Medica e Esperto Qualificato, A.O.U. Ospedali Riuniti di Trieste SanMarco20Maggio_Severgnini.pdf

<<Le Radiazioni in Medicina>>
dott.ssa Rossella Vidimari, Fisico Dirigente di I livello, A.O.U. Ospedali Riuniti di Trieste
la fisica in medicina 2011_vidimari

<<Radiazioni e Medicina. Radioterapia>>
dott. Vittorino Milan, Medico Radioterapista, A.O.U. Ospedali Riuniti di Trieste
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Martedì 7 giugno 2011
<<La Presenza del Radon in Ambienti Abitativi>>
dott. Massimo Vascotto, Docente presso l’Istituto Tecnico Nautico “Duca di Genova”, Trieste
PRIMA PARTE:
Rn_La_presenza_del_radon_in_ambiente_abitativo_TS_110607_PARTE_1.pdf
SECONDA PARTE:Rn_La_presenza_del_radon_in_ambiente_abitativo_TS_110607_PARTE_2.pdf


Giovedì 23 giugno 2011
<<Centrali nucleari: dalla A (atomo) alla U (uranio)>>
dott. Paolo Errani, Ingegnere Nucleare, Mangiarotti S.p.A., Udine
centrali_nucleari_-_dalla_A_di_atomo_alla_U_di_uranio_-_2011-06-22.pdf

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Si chiude in bellezza il ciclo primaverile di conferenze

E’ terminato giovedì scorso, 23 giugno, il primo ciclo di conferenze organizzato e promosso dal Comitato Nucleare e Ragione. L’incontro finale, dal titolo “Centrali nucleari: dalla A (atomo) alla U (uranio)” ha riscosso una grande partecipazione di pubblico: nonostante il sole e le temperature estive invitassero la gente a trascorrere l’ultimo scorcio di pomeriggio in spiaggia, piu’ di quaranta persone hanno riempito il salone dell’Antico Caffe’ S.Marco di Trieste. Si tratta di un risultato insperato e di un evidente segnale che l’interesse della cittadinanza verso questo argomento, a dieci giorni dal referendum popolare nel quale gli italiani si sono espressi contro il possibile ritorno dell’Italia al ricorso dell’energia nucleare per la produzione di corrente elettrica, è ancora decisamente vivo.
Relatore della conferenza è stato il dottor Paolo Errani, membro dell’American Nuclear Society ed ingegnere nucleare presso la Mangiarotti SpA, azienda italiana tra i leader mondiali nella produzione di componenti per reattori nucleari. Si è trattato di un affascinante viaggio alla scoperta dei principi di funzionamento delle centrali nucleari, partendo dalla descrizione dell’uranio.

Il Referendum non chiude il dibattito sul nucleare in Italia.

L’esito del recente referendum abrogativo, inerente alcune norme legislative che aprivano la strada ad un prossimo ritorno dell’Italia all’opzione energetica nucleare abbandonata nel 1987, ha registrato la netta presa di posizione dei cittadini italiani votanti, i quali si sono in grande maggioranza espressi contro tale opzione.
Quanto l’espressione di questo voto sia stata frutto di una non corretta informazione nel merito della questione nucleare, di una evidente retromarcia della stessa classe politica e di governo che dell’opzione nucleare si era fatta promotrice (basti pensare che l’emendamento al decreto “Omnibus” del 26/05/2011 di fatto abortiva il programma nucleare non ancora iniziato rendendo di fatto il quesito sul nucleare quantomeno superato se non superfluo), o di una diffusa onda emotiva determinata dall’incidente di Fukushima, è stato ampiamente dibattuto anche su queste pagine e non ritorneremo sulla questione.

Ciò che a nostro avviso è importante affermare sono i motivi per cui l’esito del referendum non può e non deve chiudere il dibattito sul nucleare nel nostro Paese, e di conseguenza far venir meno la sfida intrapresa dal Comitato Nucleare e Ragione, la cui ampia, e se vogliamo ambiziosa, portata, guardava fin da subito oltre la “siepe” della consultazione referendaria.

I motivi sono sostanzialmente due, uno di ordine tattico ed uno di ordine strategico.
Il primo discende dal fatto che la gestione del nucleare continuerà a riguardare l’Italia seppur non vi verranno costruite nuove centrali. Infatti resta aperta la questione della gestione delle scorie nucleari esistenti (provenienti dal ciclo di produzione elettronucleare delle centrali oggi in disuso, ma non solo), e la cui sorte è incerta venuto a mancare il contesto normativo (ovvero la ripresa della produzione di energia nucleare) che avrebbe portato all’individuazione dei “depositi geologici” per lo stoccaggio. Inoltre la densità di centrali nucleari a ridosso dei confini nazionali (Francia, Svizzera e Slovenia) rimane immutata, con conseguente interessamento dell’Italia al tema della sicurezza delle centrali a noi vicine, che resta di grande impatto sull’opinione pubblica.
Il secondo motivo, ben più articolato, riguarda direttamente la prospettiva a medio-lungo termine della produzione di energia in Italia, che a nostro avviso non può prescindere da un serio impegno sul nucleare.
Già nel 2006, nel “Libro Verde sull’Energia”, la Commissione Europea ha riconosciuto l’importanza dell’energia nucleare, che costituisce un terzo del totale dell’energia elettrica prodotta nella UE, in quanto essa rappresenta la maggior fonte di energia senza emissioni di carbonio in Europa. Successivamente, nel 2007, la stessa Commissione Europea ha definito un Piano Strategico per l’Energia (SET-Plan)  che consenta alla UE di transire verso un’economia a bassa emissione di CO2, attraverso un mix energetico che promuove, oltre a massicci investimenti per lo sviluppo delle energie rinnovabili, investimenti altrettanto massicci (circa 10 mld di euro in 10 anni) per lo sviluppo della fissione nucleare. Nel Marzo 2011 infine la Commissione Europea ha prodotto le linee guida (Road Map) per il raggiungimento di un’economia a bassa emissione di carbonio(2), fissando l’obiettivo dell’abbattimento delle emissioni di CO2 provenienti dal settore energetico al 93% entro il 2050. D’altro canto, gli accordi di Kyoto già sottoscritti impegnano l’Italia ad una riduzione delle emissioni al livello del 93,5% rispetto al dato del 1990 (pari a 485,7 MtCO2eq*).
L’energia nucleare dunque è per l’Europa parte integrante della strategia energetica dei prossimi decenni, e nulla lascia presagire significativi ripensamenti su questo tema. Anche perché gli ambiziosi ed impegnativi obiettivi fissati  dal Protocollo di Kyoto e dal SET-Plan(1) non potrebbero mai essere raggiunti senza l’apporto energetico nucleare.
Proprio sugli impegni di Kyoto l’Italia è in forte ritardo. Secondo uno studio attendibile , considerando uno sviluppo realistico delle fonti rinnovabili (che le porterebbe a coprire il 23% del fabbisogno nazionale) ed un aumento del 2% della quota di elettronucleare di importazione, l’Italia potrebbe nel 2020, considerate le proiezioni di aumento del fabbisogno energetico, mantenere il livello di emissioni del 2006, “sforando” gli obiettivi di Kyoto di circa 88 MtCO2eq. Alle condizioni attuali ciò costringerebbe l’Italia ad acquistare crediti di emissione, con un inevitabile aggravio dei costi di produzione e la ulteriore penalizzazione per le imprese ed i consumatori italiani. Lo stesso studio conclude che in una prospettiva a più lungo termine gli obiettivi di Kyoto potrebbero essere raggiunti dall’Italia solo con l’implementazione di un consistente parco di impianti nucleari combinato a tecniche di cattura e sequestro della CO2.

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Bisogna ricordare che le condizioni attuali, tendenzialmente favorevoli e che consentono di eludere impegni non troppo restrittivi,
potrebbero sensibilmente modificarsi in futuro, specie qualora la politica comune europea acquisirà maggiore sostanza ed autorevolezza. Sotto la spinta delle opinioni pubbliche e dei governi dei paesi più virtuosi (come Francia e Germania, che anche grazie all’impiego del nucleare e al grande sviluppo delle rinnovabili sono più vicini al mix energetico imposto dagli obiettivi sopra descritti), l’Unione Europea potrebbe prevedere sanzioni per i Paesi inadempienti, come è successo nel passato per altri settori dell’economia. Di conseguenza l’Italia potrebbe essere costretta, in un futuro non troppo lontano a ritornare sulle proprie decisioni, avendo acquisito un ulteriore ritardo, per imposizione delle istituzioni comunitarie, di fatto sconfessando l’esito referendario.
Resterebbe inoltre irrisolto, nelle proiezioni del mix energetico del 2020, il problema della scarsa differenziazione degli approvvigionamenti energetici, rimanendo il gas naturale la prima fonte energetica (38%), anch’esso molto soggetto alle tensioni geopolitiche, almeno in assenza di un adeguato numero di impianti rigassificatori, sempre nel novero delle opere pubbliche invise agli italiani. Risulta dunque evidente l’impossibilità, almeno nel lungo periodo, di considerare l’abbandono della tecnologia nucleare come definitivo, quando la stessa tecnologia nucleare è ritenuta necessaria per mantenere il carico base in Europa e conseguire gli obiettivi di riduzione dei gas-serra.

 

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E’ nel contempo imprescindibile per l’Italia il dotarsi al più presto di un serio Piano Energetico Nazionale (l’ultimo risale al 1988), che attui le misure immediatamente necessarie per la diversificazione delle fonti energetiche, con ampio sviluppo delle rinnovabili e l’aumento della quota di energia nucleare importata, attraverso l’adeguamento delle linee elettriche transfrontaliere, e che concorra allo sviluppo degli impianti nucleari di IV generazione, rimanendo così nell’ambito della politica energetica europea ed evitando ulteriori avventure solitarie quanto autolesionistiche.

(1) http://ec.europa.eu/energy/technology/set_plan/set_plan_en.htm

(2) http://ec.europa.eu/energy/strategies/2011/roadmap_2050_en.htm

(3) Energia in Italia: problemi e prospettive (1990-2020) – Società Italiana di Fisica, Aprile 2008

*MtCO2eq sta per Milioni di tonnellate equivalenti di CO2, misura corrente della quantità di emissioni.

Nucleare chi? – Conferenza sul nucleare a Udine – 8 giugno 2011

Mercoledì 8 giugno 2011 si è svolta nella sala conferenze della libreria Feltrinelli di Udine la conferenza dal titolo “Nucleare chi?” organizzata dall’associazione udinese Sentiti e tenuta da Francesco Pascoli, membro del Comitato Nucleare e Ragione.

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I temi affrontati hanno spaziato dalla radioattività come fenomeno fisico, scoprendo qual’è la causa dei decadimenti radioattivi, i diversi tipi di radioattività e come si misurano, alla radioattività come fenomeno naturale, presente quotidianamente nelle nostre vite tramite radiazione cosmica, radon, cibi ecc.

Si è passati dunque ad analizzare alcuni aspetti medici delle radiazioni: come esse interagiscano con il nostro corpo causando danni somatici o genetici, deterministici o stocastici, dando poi un’occhiata a quali sono le principali cause di riduzione dell’aspettativa di vita, trovando ai primi posti fumo e obesità, mentre le radiazioni si collocavano in coda all’elenco.

Com’era doveroso fare, è stato illustrato lo schema di funzionamento di una centrale nucleare: come produce corrente, come si alimenta una reazione di fissione e come la si rallenta. Lo sguardo si è rivolto quindi alle centrali di IV generazioni, quelle del futuro – tutt’altro che lontano – ponendo particolare attenzione ai reattori veloci autofertilizzanti raffreddati a sodio.

Parlare di nucleare impone di affrontare gli annosi argomenti della sicurezza e delle scorie e così è stato fatto, discutendo di “safety” e di “security”, dei diversi tipi di scorie prodotte dalle centrali, del loro smaltimento e facendo un confronto con le fonti energetiche a carbone fossile e idrocarburi o agli scarti industriali tossici. 

Immancabile è stata una digressione sugli avvenimenti di Fukushima, le cause scatenanti e gli effetti.
Si è parlato infine di emergia, un modo intelligente di valutare gli aspetti economici ed ambientali delle fonti energetiche.

La conferenza si è chiusa con alcune riflessioni sulle tre fonti energetiche protagoniste dei dibattiti attuali: solare, nucleare ed eolico, analizzando inoltre con occhio critico la scelta energetica tedesca.

La risposta del pubblico è stata molto positiva con commenti e ringraziamenti, soprattutto per aver fatto luce sui molteplici aspetti della questione nucleare, mostrando come essa non possa essere risolta con qualche battuta propagandistica sugli schermi della televisione ma vada affrontata con cognizione di causa e molto tempo a disposizione.

UNA GUIDA INTERPRETATIVA AL NUOVO QUESITO REFERENDARIO SUL NUCLEARE

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La Corte di Cassazioneha recentemente confermato che il 12 e 13 giugno 2011 i cittadini italianisaranno chiamati a pronunciarsi sul quesito relativo all’energia nucleare.  Il testo che troveremo nella scheda sarà però diverso da quello originariamente proposto dai promotori del referendum e per il quale erano state raccolte le firme.

Nelle scorse settimane, infatti, il parlamento italiano ha approvato un’emendamento nel cosiddetto decreto Omnibus, che di fatto cancellava tutti gli articoli ed i commi del decreto legislativo n.31/2010, oggetto del quesito referendario, ovvero quelli relativi alla pianificazione e realizzazione di nuove centrali nucleari. Questa mossa politica, se da una parte può essere considerata un discutibile tentativo di evitare meramente il ricorso alle urne in un periodo oggettivamente sfavorevole all’opzione nucleare, dall’altra avrebbe probabilmente ricevuto un’approvazione quasi unanime per la sua prudenza qualora fosse stata proposta in un contesto completamente diverso, ovvero non come tentativo di  evitare il referendum ma come semplice reazione di cautela di fronte agli eventi di Fukushima.

La sospensione del programma nucleare, motivata «al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare»(articolo 5, comma 1), contiene infatti un testo aggiuntivo. In esso, il governo si impegna a proporre, entro 12 mesi, una volta sentiti i pareri della conferenza stato-regioni e delle commissioni parlamentari di competenza, una nuova Strategia Energetica Nazionale, con le seguenti finalità:   

«garantire la sicurezza nella produzione di energia, la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree geografiche di approvvigionamento, il miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e lo sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo, l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, la sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell’energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la valorizzazione e lo sviluppo di filiere industriali nazionali» (articolo 5, comma 8)

Tutto questo, certo, senza menzionare o escludere l’eventuale nuovo ricorso al nucleare, subordinato alle nuove evidenze scientifiche nel frattempo emerse, all’eventuale sviluppo tecnologico e tenendo conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione europea e a livello internazionale.

Questi commi sono quelli che dovremo abrogare tra 10 giorni. Visto che il piano operativo del governo, per l’installazione delle centrali nucleari è stato di fatto sospeso, quali sono quindi le possibili conseguenze ulteriori di questo voto? Cerchiamo di dare una risposta.

SE VINCE IL NO O SE NON VIENE RAGGIUNTO IL QUORUM

Tra 12 mesi, una volta acquisite ulteriori evidenze scientifiche, si comincerà a pianificare il futuro energetico del nostro paese, accogliendo sia i contributi ed i rilievi delle amministrazioni locali, sia le valutazioni tecniche e scientifiche effettuate a livello nazionale, europeo ed internazionale. Si darà in altre parole il via ad un piano di sviluppo, dove le diverse fonti (compreso il nucleare) saranno prese in considerazione, valutate e discusse, al fine di trovare una soluzione realistica, convincente e condivisa tra le diverse realtà del nostro paese.

SE VINCE IL SI

 

I commi 1 e 8 vengono aboliti. Viene meno la partecipazione italiana al dibattito scientifico europeo sulla sicurezza energetica che avrà luogo in concomitanza con l’avvio del previsto programma di revisione delle centrali europee (campagna di stress test). Sparisce qualsiasi riferimento all’adozione, entro 12 mesi, di una nuova organica Strategia energetica nazionale (di cui l’Italia è attualmente sprovvista e di cui ha un enorme bisogno).  Viene in sostanza meno l’opportunità di avviare un vero dibattito sul futuro energetico del nostro paese, che allo stato delle cose appare congelato. Non vi e’ certezza, nell’attuale quadro politico, di quando tale dibattito potrà venire ripreso, ed in quali condizioni.