Il fiato corto

Certo, si può continuare a correre. Ma con il fiato corto. 

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Questa è la risposta più onesta a chi chiede se sia possibile un futuro energetico per il nostro Paese, senza il nucleare. Il Corriere della Sera ha pubblicato proprio nei giorni scorsi una interessante tabella, che riportiamo qui, riassumendo alcuni dati sulla situazione energetica italiana, anche in confronto con altri paesi europei. L’Italia è un paese energeticamente dipendente dal gas: metà dell’energia elettrica prodotta in Italia, nel 2009, è stata generata da centrali a gas. Importato dall’estero. Carbone e petrolio forniscono poco più del 10% ciascuno, mentre le cosidette energie rinnovabili hanno costituito, nel 2009, poco meno di un quarto della produzione elettrica.

Un quadro interessante, se confrontato con la situazione europea: siamo si oltre la media per la produzione da energie rinnovabili (che in Europa si assesta a poco meno del 20%), ma siamo uno dei paesi che dipendono più fortemente dalle importazioni di gas. Il doppio della media europea. Inoltre, in tutta Europa si sta abbandonando la produzione di energia elettrica dal petrolio, che rappresenta il 3% del totale: in Italia il dato è uno sconfortante 11%. 

L’Italia è uno dei paesi, in Europa, con la più alta percentuale di energia prodotta da combustibili fossili (gas, petrolio, carbone): insieme rappresentano il 75% delle fonti di energia. Contro il 60% della Germania, il 57% della Spagna e l’11% della Francia. Ed i combustibili fossili hanno la maggior responsabilità per quanto riguarda i possibili cambiamenti climatici, l’emissione di inquinanti chimici ed anche di inquinanti radioattivi.

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Questi dati, tuttavia, si riferiscono alla situazione presente. Le proiezioni sullo sviluppo economico ed industriale del nostro paese, indicano che, se oggi la domanda di energia è di 320 TWh, questa sarà di 360 TWh nel 2030. Un aumento di più del 10% in vent’anni. 

Christian, al termine del nostro incontro/conferenza del 26 aprile a Trieste, ci ha lasciato con il quesito se siano “sufficienti le “energie alternative” per coprire il fabbisogno energetico italiano”. Da questi dati appare chiaro che le energie alternative (immaginiamo che Christian si riferisca alle fonti rinnovabili) giocano un ruolo rilevante nella produzione di energia elettrica nel nostro paese, ma tuttavia rappresentano solo un quarto della produzione. E non sono in grado di provvedere né alla totalità della produzione attuale, né all’aumentare della richiesta energetica nel futuro.

Non abbiamo tenuto conto, in questa discussione, di elementi importanti, qual è la situazione geopolitica internazionale. Tuttavia è importante ricordare che le importazioni di gas dipendono sia dai paesi importatori che dai paesi attraverso cui passano in gasdotti. In questa ottica vanno interpretati i rapporti tra l’Italia e, in primo luogo, la Russia. Inoltre la recente crisi del gas tra Russia ed Ucraina (2006) rappresenta un precedente che è necessario considerare attentamente. Le importazioni di petrolio sono anche rilevanti per il nostro paese: la recente (ancora in corso) guerra in Libia potrebbe avere conseguenze importanti sulla nostra capacità di approvvigionamento. 

Se tuttavia consideriamo che l’Italia sia in grado nei prossimi 20 di mantenere le attuali capacità di importazione di combustibili fossili (carbone, gas e petrolio) per affrontare l’aumento della richiesta di energia, nel 2030 la situazione potrebbe essere tutt’altro che confortante. La previsione è fatta considerando le strutture produttive (le centrali ora in funzione), la loro capacità di funzionamento, i piani di sviluppo energetico e la disponibilità delle fonti. Inclusi gli investimenti per le energie rinnovabili. 

Ricordiamo che le energie “rinnovabili” includono le centrali idroelettriche (che rappresentano la quasi totalità della produzione di energia alla voce “rinnovabili”), ed in parte minoritaria il fotovoltaico, l’eolico, ma anche la produzione con legna da ardere.

Le importazioni di gas non potrebbero aumentare considerevolmente (+20%), tantomeno quelle di petrolio. L’Italia avrebbe dunque la sola possibilità di aumentare la produzione di energia da carbone, che dovrebbe raddoppiare: da 40 TWh (2009) a 80 TWh (2030).
La produzione da fonti rinnovabili dovrebbe aumentare da 80 TWh (2009) a 105 TWh (2030): un aumento consistente, ma non sufficiente a limitare la necessità di ricorrere al raddoppio della produzione da carbone, ed un aumento consistente di quella da gas.

Certo, senza nucleare, possiamo continuare a correre. Ma con il fiato corto e respirando più CO2 ed SO2.

Quale sarebbe la situazione con l’introduzione di centrali nucleari per la produzione di energia, nel nostro paese?

Secondo le proiezioni attuali, il nucleare dovrebbe fornire un quarto dell’energia elettrica prodotta nel 2030: questo potrebbe limitare notevolmente la necessità di importare combustibili fossili. La produzione di energia da gas potrebbe scendere da 140 TWh (2009) a 86 TWh (2030, con il nucleare), mentre in uno scenario senza nucleare sarebbe aumentata fino a 166 TWh (2030, senza nucleare). La richiesta di energia da carbone è destinata ad aumentare, ma in misura ridotta: da 40 TWh (2009) a 60 TWh (2030, con il nucleare). In uno scenario con il nucleare, la produzione di energia da fonti rinnovabili aumenterebbe da 80 TWh (2009) a 95 TWh (2030, con il nucleare).

Emerge dunque un quadro in cui l’energia nucleare non è alternativa alle fonti rinnovabili. Ma energia nucleare ed energie rinnovabili camminano fianco a fianco per ridurre notevolmente la produzione di energia da combustibili fossili, che scenderebbe a meno del 50% della produzione totale nel 2030. A tutto vantaggio dell’ambiente, ed anche dell’indipendenza energetica del nostro paese.

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Successo di pubblico per la conferenza lancio di Nucleare e Ragione

Martedì 26 Aprile si è tenuta presso il Caffè San Marco di Trieste la conferenza “Radioattività, miti e fatti di un fenomeno naturale” promossa dal Comitato Nucleare e Ragione, relatore il prof. Claudio Tuniz, direttore della Scuola Internazionale sulla Sicurezza Nucleare IAEA/ICTP di Trieste.
Circa un centinaio di persone, tra le quali diverse personalità del mondo dell’Università e della Ricerca cittadino, ma in prevalenza gente incuriosita dall’argomento e desiderosa di informarsi in materia, hanno ripercorso la storia della scoperta della radioattività e del suo utilizzo da parte dell’uomo, partendo dal lavoro pioneristico di Marie e Pierre Curie, passando per l’opera del connazionale Enrico Fermi, fino a toccare i temi dell’utilizzo dell’energia nucleare per scopi bellici e industriali ai nostri giorni.
Molte le curiosità portate all’attenzione del pubblico dal prof. Tuniz, una fra tante la vera e propria “moda” radioattiva dell’inizio del Novecento, quando si trovavano in commercio acque minerali, cioccolata e prodotti cosmetici radioattivi e gli stabilimenti termali con acque contenenti Radon erano meta di numerosi turisti.
Ampio spazio è stato concesso agli interventi del pubblico, il quale ha tuttavia preferito porre domande e considerazioni sui temi di più scottante attualità, come quelli della sicurezza nucleare e delle risorse di uranio; temi questi che, giova ricordarlo,  verranno trattati diffusamente nelle prossime conferenze, essendo l’argomento troppo vasto per essere ridotto ad una risposta di pochi minuti. Gli interventi del pubblico hanno inoltre messo in luce come a volte l’informazione su cui si basa l’opinione pubblica sia superficiale e a volte provenga da fonti inattendibili. Lo scopo del Comitato Nucleare e Ragione è anche questo, cercare di contrastare questa tendenza fornendo informazione scientifica obiettiva e di qualità. Tuttavia l’obiettivo di conciliare interventi qualificati con la semplicità divulgativa non è semplice da conseguire, specie nei tempi ridotti di una singola conferenza. Parte del pubblico ha infatti ritenuto ancora troppo specialistici gli argomenti trattati, e da più persone è stata espressa la richiesta di richiamare i concetti base della radioattività anche nelle conferenze future.
Il Comitato intende venire incontro alle esigenze espresse dal pubblico, ed in tal senso dedicherà la parte introduttiva della prossima conferenza a chiarire, con linguaggio semplice e alla portata di tutti, i concetti che più hanno destato la curiosità del pubblico di ieri: di cosa si compone l’atomo,  cosa significa “decadimento radioattivo” e come esso interagisce con l’organismo umano e con i materiali.
Vi rinnoviamo dunque l’invito a partecipare al prossimo appuntamento, martedì 10 Maggio, sul tema delle radiazioni ionizzanti in medicina. Presto troverete su questa pagina l’orario e la sede della conferenza.

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Una mela al giorno

Una mela al giorno, toglie il medico di torno. Ma le radiazioni? 

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Liliana, una studentessa triestina che ha partecipato alla nostra prima conferenza/incontro, ci chiede se esistano dei cibi o delle bevande che possano aiutare a “deattivare la radioattività”, in particolare quella che arriva (o potrebbe arrivare) in Italia dall’incidente nucleare di Fukushima, in Giappone.

Sarebbe molto bello, infatti, se potesse esistere qualche rimedio naturale o una particolare dieta che contrasti l’effetto delle radiazioni, o che le “de-attivi”, come suggerisce la domanda. 

Per dare una risposta, dobbiamo innanzi tutto comprendere cosa sono le radiazioni e come interagiscono con il nostro corpo. L’immagine più semplice, e corretta, che possiamo avere, è quella di immaginare le radiazioni come proiettili e gli atomi radioattivi come delle piccole pistole che sparano in tutte le direzioni. Un elemento radioattivo è dunque come una pistola che spara un proiettile; tipi diversi di radioattività corrispondono dunque a proiettili con energia diversa e con dimensioni diverse. La radiazione betacorrisponde ad un piccolo calibro, mentre la radiazione alfa corrisponde ad un calibro molto più grosso. Il danno che un proiettile può fare, dipende dalle sue dimensioni e dalla forza con cui viene sparato! Una particella alfa di poca energia è come un sassolino, od un pezzettino di mollica lanciato da un bambino: rimbalza sulla nostra pelle e non ci fa nulla. A volte persino un centimetro d’aria è sufficiente per fermarla! Ma lo stesso sassolino lanciato con una fionda può farci male! Alcuni atomi radioattivi, inoltre, sparano un colpo ogni secondo, altri ogni anno, altri ancora ogni milione di anni! 

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Siccome questi “proiettili” sono molto piccoli, dovessero avere energia sufficiente per colpire il nostro corpo, non vedremmo (per fortuna!) dei “fori” nel nostro corpo! Questo non vuol dire che non siano proiettili potenzialmente pericolosi! Infatti hanno le dimensioni giuste per interagire con il nostro DNA! Come nella figura qui sopra, uno di questi proiettili (la radiazione, ovvero ad esempio una particella alfa, beta o gamma) può spezzare la doppia elica del DNA. Quando questo accade, esistono dei meccanismi di riparazione, nel nostro organismo, che rimediano al danno. Ma può capitare che questi meccanismi falliscano, e che in alcuni casi questo possa portare allo sviluppo di un tumore.

Questo fenomeno accade ogni giorno, costantemente, nel nostro organismo! Infatti, indipendentemente da Fukushima, da Chernobyl o da qualunque altra attività umana, siamo colpiti ogni giorno da migliaia, milioni, miliardi di questi proiettili: moltissimi arrivano dallo spazio (raggi cosmici), altri sono emessi dalla terra stessa (radioattività naturale), molti ancora ci colpiscono perché contenuti naturalmente nel cibo che mangiamo (ad esempio nelle banane!). Ognuna di queste situazioni “naturali’ espone il nostro organismo (inevitabilmente!) a questi proiettili. Un po’ come se camminassimo sempre sotto una fitta pioggia. 

Molte delle attività umane aumentano il numero di questi proiettili in circolazione. In questi giorni vi è molta preoccupazione per quelli che possono essere arrivati dal Giappone. In realtà, da Fukushima, non sono arrivati direttamente dei “proiettili” (come nemmeno da Chernobyl), ma piuttosto possono essere stati trasportati in Italia degli elementi radioattivi, ovvero delle pistole. In particolare, si parla di Iodio 131. Questo elemento spara particelle beta, cui seguono gamma, che hanno abbastanza energia per danneggiare il nostro organismo. Lo Iodio 131 è tuttavia una pistola che si scarica molto in fretta. Continuando con la metafora, dopo 8 giorni la metà delle pistole allo Iodio 131 sono già scariche, dopo 16 giorni un quarto lo sono, e via dicendo.

Inoltre è necessario considerare quante sono queste “pistole in circolazione”. Un modo per determinarlo e cercare di raccogliere i “bossoli” e dal numero di bossoli risalire a quanto Iodio c’è in giro. Tutte le misure effettuate in Italia, fino ad oggi, non hanno mostrato alcuna differenza significativa tra i bossoli di Iodio-131 trovati prima di Fukushima e dopo Fukushima! Quindi, per rispondere a parte della domanda di Liliana, ora non vi è “radiazione giapponese” da cui difendersi.

Ma cosa fare per “difendersi” dalle radiazioni che sono presenti naturalmente, o per altri motivi, in Italia? Esistono giubbotti anti-proiettile naturali? La risposta è la stessa che se ci si chiedesse se esistono cibi che possono difenderci da un proiettile “vero”. No, e si. Non esiste alcun cibo che potrebbe difenderci da qualcuno che ci spara! Per quanto si mangi sano, un proiettile è un proiettile! Ma certo, una alimentazione corretta ed un fisico sano possono aiutare chi venisse colpito da un proiettile, a riprendersi meglio dalla degenza.

Presentato oggi alla stampa e al pubblico il Comitato Nucleare e Ragione

Si è svolta stamattina presso lo storico Caffè San Marco di Trieste la conferenza stampa di presentazione del Comitato Nucleare e Ragione.

Costituitosi formalmente lo scorso 17 Aprile,  il Comitato Nucleare e Ragione, di natura  apartitica e senza fini di lucro, è promosso da un gruppo di studenti di Fisica dell’Università di Trieste, dottorandi e giovani ricercatori attivi in diversi centri di ricerca italiani ed europei.
Scopo del Comitato è la diffusione presso l’opinione pubblica di un’adeguata conoscenza scientifica e tecnologica, relativamente al problema energetico italiano. Si intende fornire alla popolazione gli strumenti per conoscere e saper valutare con il necessario senso critico le caratteristiche, i benefici ed i rischi delle diverse fonti energetiche: quelle tradizionali basate sui combustibili fossili, quelle rinnovabili e quelle legate allo sfruttamento del processo di fissione nucleare. Un ambizioso obiettivo è quello di ridimensionare la disinformazione e l’irrazionale allarmismo che hanno troppo spesso trovato spazio in molti livelli della società civile, anche con la complicità di alcuni organi di stampa.
Per il raggiungimento di tali scopi il Comitato si propone di avvicinare alla cittadinanza gli esperti del settore, fornendo una piattaforma organizzativa per l’allestimento di incontri, conferenze e dibattiti pubblici in cui affrontare con rigore scientifico, obiettività ed equidistanza le tematiche relative alle diverse fonti di energia, al loro impatto sulla salute e sull’ambiente e al loro costo economico.
E’ stato infine presentato il ciclo di incontri di divulgazione scientifica promosso a livello cittadino, il primo dei quali, presentato in sintesi dal professor Claudio Tuniz, direttore della Scuola Internazionale sulla Sicurezza Nucleare IAEA/ICTP, che ne sarà il relatore, avrà luogo il giorno 26 aprile 2011, alle 18:00, presso il Caffè San Marco, con il titolo “Radioattività: miti e fatti di un fenomeno naturale”.  

Volantino

La scala INES e le differenze tra Fukushima e Chernobyl.

Ines

L’incidente di Fukushima Dai-ichi è stato classificato di livello 7 sulla scala INES, come l’incidente di Chernobyl, in Ucraina, 25 anni fa. Per spiegare quale sia il significato del “livello 7” e quali le differenze tra Chernbobyl e Fukushima Dai-ichi, il dott. Riccardo Bevilacqua del Comitato Nucleare e Ragione ha scritto questo articolo per Appunti Digitali, in collaborazione con la dott.ssa Eleonora Presani.

La scala INES (International Nuclear and radiological Event Scale) è nata nel 1989 dalla collaborazione tra l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) e l’Agenzia per l’Energia Nucleare (NEA) dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).

INES è stata pensata come uno strumento di comunicazione tra le autorità competenti ed il pubblico; lo scopo di INES è fornire al pubblico, in modo semplice ed immediato, informazioni su un evento (da una semplice anomalia, sino ad un incidente serio) che coinvolga attività in ambito nucleare o radiologico. Queste attività includono centrali nucleari per la produzione di energia, ma anche attività di trasporto e gestione di materiali radioattivi, attività di ricerca scientifica in cui siano utilizzate sorgenti radioattive o in cui siano impiegati acceleratori di particelle (un incidente al CERN viene anche valutato con INES), o infine attività mediche, sia di diagnostica che terapeutiche.

Continua a leggere su Appunti Digitali.

Promotori e sostenitori del Comitato Nucleare e Ragione

PRESIDENTE

dott. Pierluigi Totaro, Università di Padova

DIRETTIVO

dott. Enrico Brandmayr, Università di Trieste

dott. Francesco Pascoli, Università di Trieste

SOSTENITORI

dott. Riccardo Bevilacqua, Uppsala Universitet

dott. Matteo Montagnese, Rijksuniversiteit Groningen

dott. Luca Piazza, École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL)

dott. Alberto Simoncig, University of Hamburg, CFEL

dott. Massimo Venaruzzo, Università di Trieste

 

Incontro al Caffe’ S.Marco: <> Interviene il prof. Claudio Tuniz


Data: 26 aprile 2011, ore 18:00
Luogo: Trieste, Caffe’ S.Marco, via Cesare Battisti 18
 

Non puoi nasconderti dalla radioattività. Anche il depliant che ora stai leggendo é leggermente radioattivo. Se sei in una stanza chiusa, magari in un piano semi-interrato, stai probabilmente respirando atomi del gas radioattivo radon. Peggio ancora se fumi, perchè stai inspirando radioattività di polonio-210 e altri radioisotopi contenuti naturalmente nel tabacco. Il tuo corpo e  anche quello del tuo gatto sono  radioattivi. Le stelle che esplodono periodicamente nell’universo ti colpiscono con le loro radiazioni, particolarmente quando viaggi in aereo.  Negli ultimi  decenni, sono state prodotte quantità crescenti di materiale radioattivo da usare in medicina e agricoltura, per la generazione di energia, ma anche per la guerra. Vi racconteremo, anche con dimostrazioni pratiche, miti e realtà  di questo speciale fenomeno naturale.

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